Analisi storica nel passaggio dalla medicina classica ippocratica alla medicina moderna cuvieriana

Hippocrates

La medicina classica (attuale) è stata fondata da Ippocrate di Kos, addirittura oltre 2400 anni fa (circa 400 anni prima di Cristo), il quale utilizzava purtroppo dei principi di base ancora abbastanza riduzionisti (l’opposto di olistici) tipici proprio delle società più primitive. Tali principi associavano ad ogni cosiddetta “malattia” una causa X particolare, quasi sempre definita come “ignota”, non conoscendo ancora la medicina classica (comunque antica) la struttura prettamente e inconfutabilmente unitaria della realtà, almeno come in modo così chiaro è stata dimostrata dalla fisica e dalla biofisica moderne, a cominciare dalla meccanica quantistica applicata alla biofisica.

La presente medicina moderna, invece, è stata fondata indirettamente da un famoso e prestigioso professore universitario di Parigi, nella prima metà del secolo XIX, di nome George Cuvier, il quale, per la prima volta nella storia, ha usato scientificamente il principio olistico unito alla verifica sperimentale, applicato soprattutto alla specie umana. Tale principio empiristico ormai, anche con tutta la predetta ricerca della biofisica moderna, si è rivelato essere scientificamente il più avanzato al mondo, anche e soprattutto dopo la scoperta della legge (essendo ormai dimostrata sperimentalmente) di indeterminazione di Heisenberg , che ha posto definitivamente una pietra tombale sul principio parzialistico usato nell’antichità dalle scuole di medicina ippocratiche, e che continua purtroppo ancora oggi ad usare in maniera del tutto primitiva (oltre che peggiorativa l’approccio ippocratico medesimo, che comunque rimaneva ancora in una logica naturalistica) la medicina classica.

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Cuvier, con la fondazione ufficiale dell’anatomia comparata, attraverso moltissimi testi e persino un’intera enciclopedia, ha già da molto tempo dimostrato scientificamente anche che la composizione strutturale della specie umana è assolutamente tipica degli animali frugivori, e che, l’uomo “è un animale frugivoro”, frase con cui notoriamente iniziava la maggior parte delle sue lezioni universitarie di anatomia comparata applicata alla specie umana.

Baron Georges Cuvier (1769-1832)

Successivamente, con la nascita della fisiologia comparata, si sono trovate pure tutte le conferme fisio-logiche che non solo la specie umana è una specie animale tipicamente frugivora, ma che essa è addirittura la specie più frugivora in assoluto fra tutte quelle esistenti e mai esistite su questo pianeta. Precisamente, il termine “frugivoro” è ancora un termine ambiguo, infatti la nostra specie è del tutto fruttivora , ed, in particolare, malivora.

Quando, a cominciare dai decenni successivi, parecchi medici di varie nazioni del mondo, studiosi anche di anatomo-fisiologia comparata (materia oggi purtroppo del tutto assente negli studi universitari di medicina), si sono messi ad applicare questi principi a livello terapeutico, hanno scoperto che qualsiasi specie animale, e prima fra tutte la biochimicamente evolutissima specie umana, espressione proprio del ciclo H a minima energia in assoluto, non “si ammala” per motivi “non meglio identificati” come sosteneva Ippocrate, o per “eziologia sconosciuta”, come traduce ancora oggi la medicina classica. Infatti, tecnicamente, essa non si “ammala” affatto, nel senso generale che si intendeva e che si intende ancora, ma semplicemente introduce nel suo organismo elementi ecosistemici (“pezzi di mondo”, veri e propri universi, a livello anche quantistico) che non hanno assolutamente niente a che fare (e non hanno mai avuto a che fare per 60 milioni di anni) con la materia di cui è composto l’organismo della specie animale in questione, portandolo gradualmente ad una banalissima intossicazione aspecifica, cioè di sostanze, configurazioni strutturali e loro proporzioni reciproche non biochimicamente adatte a quella particolare specie animale (che prima delle glaciazioni viveva senza “malattie” in perfetta simbiosi nella sua nicchia ecologica specie-specifica, del Kenya per quanto riguarda la tropicale specie homo). Questa purtroppo, divenendo gradualmente, lentamente nel corso degli anni, un’intossicazione cronico-cumulativa incrementale, determina direttamente effetti molto diversi da persona a persona, a seconda della combinazione tossi-aspecifica usata e dalla loro interazione con le caratteristiche personali: effetti che in maniera del tutto erronea vengono ancora definiti “malattia”.

Soprattutto negli ultimi decenni, coadiuvati anche dalla biofisica nucleare e particellare più moderna applicata alla specie umana, si è giunti a verifiche sperimentali soprattutto terapeutiche, con guarigioni totali (mediamente il 93% in fase F1 e 100% in fase M1) relative ad ogni categoria “patologica” esistente, con procedure talmente semplificate e veloci, da far ritenere da parte dei predetti scienziati e ricercatori, del tutto doveroso di fondare urgentemente la presente medicina moderna cuvieriana, a cominciare dall’eziopatogenetica moderna, sulla quale si basa soprattutto la perfettamente risolutiva (e avanzatissima, per questo motivo empirico) terapeutica moderna.

Fondamenti di medicina moderna: struttura di base

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Come tutte le versioni moderne di qualsiasi disciplina scientifica, la medicina moderna ha anche una struttura di base più semplice; come accennato si divide in:

1) patologia moderna, che comprende fondamentalmente:

l’eziopatogenetica moderna,

la profilassi moderna;

la diagnostica moderna;

2) terapeutica moderna

 

Chips di platano

chips platano

Chips di platano:

Platano verde fatto a listarelle/bastoncino con la mandolina e massaggiato con poco olio evo denocciolato.
Disporre su una teglia e mettere in forno (meglio se ventilato) a 180°(opzione sale a discrezione)….attenzione alla cottura, possono infatti facilmente bruciare.

Gelato fruttariano

gelato fruit

Ingredienti per 2 persone:
– 2 banane (da tagliare a rondelle e congelare, qualche ora prima);
– 2/3 datteri essiccati;
– polvere di carruba.

Procedimento:
Reidratare per circa 45 min 2/3 datteri in un contenitore con acqua.
In seguito frullarli un po’ e dopo introdurre le 2 banane (congelate/tagliate a rondelle) e frullare il tutto con polvere di carruba (q.b.), fino a quando il tutto non assuma la consistenza tipica del gelato tradizionale.
Infine dare una spolverata di polvere di carruba sul gelato.