L’acquario

Ora, noi siamo finalmente subentrati in una nuova epoca. Tutto quello che c’è stato finora ha una valenza che cogliamo con nuovi occhi, nuova coscienza. Fintanto che l’uomo è stato il mortale, l’ammalato, il denaturato, lo smarrito, non ha mai potuto con innocenza cogliere un’evidenza primaria, primordiale ed aurorale che invece milioni di anni fa, probabilmente, i nostri antenati non solo sapevano, ma abitavano come luogo dell’imponderabile beatitudine totale. Questa evidenza di cui io vi parlo, e che già in molti hanno non afferrato, ma fatto cadere sul proprio palmo della mano aperta in onore alla santa spontaneità che è l’origine rigogliosa di ogni mistero di cui oggi abbiamo ripreso coscienza, dopo il grande buio, si chiama immortalità. L’altra evidenza connaturata a quest’ultima è che, come sosteneva Nietzsche, come sostenevano in molti, come sosteneva Donald Davidson, come sostiene John Searle, noi viviamo al massimo in un solo mondo, ed è in questo mondo che è possibile ritrovare il Paradiso perduto, perché è in questo mondo che lo abbiamo perso. E lo stiamo già facendo, lo stiamo già ritrovando, non lo sentite già arrivare? Abbiamo conoscenze che sanno di doversi unificare le une con le altre, in una danza olistica di portata e d’importanza senza alcun precedente storico, perché hanno ormai preso consapevolezza della propria inutilità e cecità e drammaticità di percorso, di metodologia, se prese singolarmente. Iniziamo e finiamo col dire che l’uomo è l’animale più evoluto sulla faccia del pianeta Terra, e che è il risultato di un’enorme catena di evoluzioni che come unico fine hanno avuto quello di creare due specie, una autotrofa e una eterotrofa di organismi molto particolari che a livello pluricellulare potessero finalmente imitare l’atteggiamento monocellulare primordiale dei primi batteri esistenti, anch’essi autotrofi ed eterotrofi, a livello però macroscopico: il malus communis e l’homo sapiens sapiens. L’uomo tende il braccio, raccoglie la sua mela con la sua mano prensile, la mangia, getta il seme, e concima il terreno, fine. L’uomo diventa millenario, forse immortale. L’uomo prega Dio, e se lo ritrova anche accanto, finalmente e nuovamente in Paradiso, nel suo nuovo, mondiale Eden. Dall’era del Padre all’era del Figlio, e dall’era del Figlio a quella dello Spirito.

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