Ciclo circadiano della specie umana

Introduzione: cos’è il ciclo circadiano

In cronobiologia e in cronopsicologia, un ritmo circadiano è un ritmo caratterizzato da un periodo di circa 24 ore. Il termine “circadiano”, coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem e significa appunto “intorno al giorno”. Esempi di ritmo circadiano sono il ritmo veglia-sonno, il ritmo di secrezione del cortisolo e di varie altre sostanze biologiche, il ritmo di variazione della temperatura corporea e di altri parametri legati al sistema circolatorio. Oltre ai ritmi circadiani sono stati identificati e studiati vari ritmi circasettimanali, circamensili, circannuali.

I ritmi circadiani dipendono da un sistema circadiano endogeno, una sorta di complesso “orologio interno” all’organismo che si mantiene sincronizzato con il ciclo naturale del giorno e della notte mediante stimoli naturali come la luce solare e la temperatura ambientale, ma anche stimoli di natura sociale (per esempio la cena in famiglia sempre alla stessa ora). In assenza di questi stimoli sincronizzatori (per esempio in esperimenti condotti dentro grotte o in appartamenti costruiti apposta) i ritmi continuano ad essere presenti, ma il loro periodo può assestarsi su valori diversi, per esempio il ciclo veglia-sonno tende ad allungarsi fino a 36 ore, mentre il ciclo di variazione della temperatura corporea diventa di circa 25 ore.

Il primo a intuire che i ritmi osservati potessero essere di origine endogena fu lo scienziato francese Jean-Jacques d’Ortous de Mairan che nel 1729 notò che i modelli di 24 ore nei movimenti delle piante continuavano anche quando queste venivano tenute in condizioni di buio costante.

Il ritmo circadiano animale:

I ritmi circadiani sono importanti per determinare i modelli di sonno e veglia di tutti gli animali, inclusi gli esseri umani. Vi sono chiari modelli dell’attività cerebrale, di produzione di ormoni, di rigenerazione cellulare e altre attività biologiche collegate a questo ciclo giornaliero.

Il ritmo è collegato al ciclo luce-buio. Animali tenuti in totale oscurità per lunghi periodi funzionano con un ritmo che si “regola liberamente”. Ogni “giorno” il loro ciclo di sonno avanza o regredisce a seconda che il loro periodo endogeno sia più lungo o più corto di 24 ore. Gli stimoli ambientali che ogni giorno resettano i ritmi sono chiamati Zeitgebers (in tedesco, letteralmente significa: “donatori di tempo”). È interessante notare che mammiferi totalmente sotterranei (come il topo-talpa cieco Spalax) sono capaci di mantenere il loro orologio interno in assenza di stimoli esterni.

In esseri umani che si sono volontariamente isolati in grotte e senza stimoli esterni si è notato che il ritmo circadiano sonno-veglia tende progressivamente ad allungarsi, sino ad arrivare a “giornate” di 36 ore. Fondamentale come regolatore dell’orologio interno appare quindi il ruolo della luce solare.

L'”orologio circadiano” nei mammiferi è collocato nel nucleo soprachismatico (SCN), un gruppo definito di cellule situato nell’ ipotalamo (Il nucleo soprachiasmatico è un nucleo formato da gruppi di neuroni, che contribuisce alla regolazione dei ritmi circadiani endogeni, l’orologio biologico, che mantiene invariati i processi fisiologici ripetitivi come i cicli della fame e del sonno. Il nucleo contiene alcuni tipi di cellule, vari peptidi, come la vasopressina e il peptide intestinale vasoattivo, e neurotrasmettitori, che consentono l’interazione con molte altre parti del cervello).

La distruzione dell’SCN causa la completa assenza di un regolare ritmo sonno/veglia. L’SCN riceve informazioni sull’illuminazione attraverso gli occhi. La retina degli occhi non contiene solo i “classici” fotorecettori, ma anche cellule gangliari retinali fotosensibili. Queste cellule, che contengono un pigmento chiamato melanopsina, seguono un tragitto chiamato tratto retinoipotalamico, che collega all’SCN. È interessante notare che, se le cellule provenienti dall’SCN sono rimosse e coltivate in laboratorio, mantengono il loro ritmo in assenza di stimoli esterni.

orologio-biolSCN_light_signals

Sembra che l’SCN prenda le informazioni sulla durata del giorno dalla retina, le interpreti e le invii alla famosa ghiandola pineale [una struttura delle dimensioni di un pisello situata nella parete posteriore del terzo ventricolo, conosciuta fin dall’era antica, anche per la sua frequentissima calcificazione in età matura (questa ghiandola di circa 1 cm di lunghezza, 0.5 cm di larghezza e 500 mg di peso, è uno dei centri dell’organizzazione circadiana dell’organismo)] la quale secerne melatonina in risposta allo stimolo. Il picco di secrezione della melatonina si raggiunge durante la notte.

Per quanto riguarda le piante, esse sono organismi sensili, e perciò sono strettamente legate con l’ambiente circostante. L’abilità di sincronizzarsi con i cambiamenti giornalieri della temperatura e della luce sono di grande vantaggio per le piante. Per esempio, il ciclo circadiano esercita un contributo essenziale per la fotosintesi clorofilliana, conseguentemente permette di aumentare la crescita e la sopravvivenza delle piante stesse.

Dipendentemente dalla fase del sonno, la luce può avanzare o ritardare il ritmo circadiano. L’illuminazione richiesta varia da specie a specie: nei roditori notturni, ad esempio, è sufficiente una diminuzione di luce molto inferiore rispetto all’uomo per l’azzeramento dell’orologio biologico.

Il ciclo circadiano della specie umana, alimentazione ideale

1200px-Biological_clock_human.svg

E’ ormai chiaro (grazie a numerose ricerche che sono state fatte negli ultimi decenni soprattutto, sulla biochimica e sulla fisiologia dell’uomo) che specificamente il nostro organismo segue un ciclo trofo-fisiologico circadiano ( di circa 24 ore) molto particolare e che sarebbe meglio rispettare se si vuole rimanere in salute o migliorarla.

Questo ciclo segue fondamentalmente il movimento del Sole, e consta di 3 fasi fondamentali: fase Catabolica, fase Anabolica e fase Trofica.

1) Fase Catabolica.

Dall’alba fino a quando il Sole raggiunge la massima altezza (circa alle ore 12), l’organismo umano è in fase (trofo-fisiologica) Catabolica, cioè di eliminazione di tutti i residui metabolici degli alimenti consumati la giornata precedente.
Durante tutta questa fase, quindi, l’organismo umano, è trofo-fisiologicamente predisposto solo all’eliminazione delle cosiddette scorie metaboliche, e, di conseguenza, non andrebbe mai introdotto cibo né solido né liquido nel caso in cui si fosse abbastanza disintossicati da cibi aspecifici per poterselo permettere, ma siccome sia l’onnariano (top tossiemico), che il vegetariano, che il vegano, che il fruttariano (minima tossiemia), provengono da cene con un certo quantitativo di cibo aspecifico, l’ideale è ingerire solo delle mele rosse stark, in ogni fase alimentare, meglio sempre e solo quando se ne sente il bisogno, e con una certa distanza di tempo dal risveglio: ad esempio se ci si sveglia alle 7, meglio mangiarle alle 9 e mezza-10.

2) Fase Anabolica.

Dalla massima altezza del Sole fino a circa un’ora prima del tramonto (la media mondiale è circa tra le 12 e le 6 di pomeriggio), l’organismo umano è in fase (trofo-fisiologica) fondamentalmente Anabolica, cioè di combustione ed utilizzo effettivo massimo di tutti i principi nutritivi assunti la giornata precedente.
Durante tutta questa fase, quindi, l’organismo umano è trofo-fisiologicamente predisposto solo alla combustione ed utilizzo massimo del cibo assunto in precedenza, e, di conseguenza, l’ideale sarebbe non assumere nessun tipo di cibo (né solido né liquido); ovviamente, però, durante tutta la  transizione dall’onnarismo al melarismo (o al massimo al fruttarismo sostenibile), conviene assumere il secondo pasto (3 tipi di Frutta Dolce leggermente acidificante a sazietà o mela nel caso nel fruttarismo sostenibile in fase avanzata 2) intorno alle 2 o 3 del pomeriggio.

3) Fase Trofica.

Da circa un’ora prima del tramonto fino all’alba, l’organismo umano è in fase (trofo-fisiologica) fondamentalmente Trofica, cioè relativa alla assunzione del cibo (ma proprio solo circa un’ora prima del tramonto), ed alla conseguente digestione, assorbimento ed assimilazione del cibo stesso.
Durante questa fase, quindi, l’organismo umano è trofo-fisiologicamente predisposto solo al consumo del cibo (come predetto, solo circa un’ora prima del tramonto; quello è l’unico momento naturale per la specie umana per mangiare). Ovviamente l’ideale, ma solo dopo tutta la fase di transizione (di cui si tratta/tratterà ampiamente in questo sito), sarebbe introdurre, nel predetto momento, l’unico pasto naturale della specie umana, che, come abbiamo visto, è costituito dalla mela rossa naturale. Questa è la fase ideale per la digestione, cioè separazione molecolare del cibo, l’assorbimento, cioè al passaggio delle molecole nutrizionali al sangue, l’assimilazione, cioè al passaggio delle molecole nutrizionali dal sangue anche all’interno delle singole cellule.

Quando si è quasi completamente disintossicati aspecificamente, cioè come minimo dalla fase fruttariana-crudista (solo frutta cruda), questo bioritmo naturale umano si risveglia automaticamente e fortemente, e succede che la persona può provare la sensazione di fame solo ed esclusivamente tra le 12 e il tramonto.

Chi riporta tutto questo lo ha provato sul proprio corpo, in prima persona. Chi è arrivato a seguire la dieta fruttariana crudista sostenibile, noterà che gli unici momenti della giornata in cui si avrà “fame” si aggireranno dalle 12 alle 14 circa, e dalle 19 alle 20 nei mesi estivi. Intorno alle 19 e qualcosa, si avrà l’istinto naturale di andare a preparare la cena e mangiarla.

Questo articolo va integrato con la lettura di “Perfezionamento alimentare personale: metodo MDA“, il quale tratta/tratterà dell’unica maniera sostenibile per passare gradualmente all’alimentazione naturale dell’uomo. L’importanza della gradualità può essere riassunta efficacemente in questa metafora: “Togli ad un eroinomane l’eroina, e non dargliela più. L’eroinomane inizia a dimagrire, star male, e poi muore.” Ogni processo di disintossicazione necessita della giusta gradualità, l’organismo è delicato, e richiede amore e buon senso.

A livello sperimentale, l’impostazione MDA si è rivelata a dir poco miracolosa, è stata infatti capace di guarire (senza altre tecniche mediche aggiunte, quindi solo ed esclusivamente con l’alimentazione) soggetti con patologie di vario genere, anche molto gravi (di cui si parlerà in questo sito) come carcinomi, malattie autoimmuni come il morbo di Crohn, patologie articolari, ossee, e anche l’HIV (perché, come vedremo, il sistema immunitario di un melariano, o al limite di un fruttariano, è molto più efficiente e letteralmente sale a impennata il numero dei linfociti: l’HIV è un virus che può proliferare solo in organismi intossicati).

(Anche se di questo si parla/parlerà in altri articoli, se si dovessero accusare sintomi di disintossicazione molto forti, è sempre necessario fare un piccolo passo indietro nel percorso, perché significa che si sta forzando il sistema linfatico ad eliminare troppe scorie, e, non riuscendo a farlo, le scorie che rimangono in circolo vanno ad intossicare ancora di più l’organismo, mentre prima stavano “al sicuro” all’interno delle cellule. Su come funzioni il processo di disintossicazione (es. effetto chelante delle pectine) si tratterà approfonditamente in altri articoli.

Ovviamente, qualsiasi fase alimentare si sia raggiunta, non bisogna mai mangiare ad orari prestabiliti (rigidamente), ma bisogna, invece, seguire sempre unicamente le indicazioni del nostro personale organismo, e quindi mangiare solo quando si ha fame (ed eventualmente bere acqua solo quando si ha sete).

Consigli pratici per mantenere un ciclo circadiano il più naturale possibile (in aggiunta al rispetto predetto del limitare i pasti al massimo a tre volte al giorno in tutte le fasi, dall’onnariana alla fruttariana, e limitarne il quantitativo a colazione e pranzo per le ragioni suddette):

1. Fare in modo che la luce del sole possa entrare nella stanza dove si dorme, in modo tale che l’organismo si svegli nella maniera migliore in assoluto, all’alba, o poco dopo. Alzarsi dal letto, senza rimanervi, se si sente che lo si può fare. Orari perfetti: 6:30-7:30-8:00 massimo.

2. Cercare di mantenere la temperatura della stanza a livelli ottimali, mai troppo caldo mai troppo freddo. Fare in modo che entri aria in modo che ci sia un ricambio, non dormire mai in stanze completamente chiuse.

3. Evitare, la sera, di stare troppo tempo davanti ad apparecchi elettronici luminosi come laptop, smartphone, tv, che alterano di molto i meccanismi che per millenni l’organismo della specie umana ha sviluppato, e che drogano, illudendo il nostro cervello che sia ancora (o già) giorno, inducendolo a lavorare e innescare tutta una serie di processi che influenzano inevitabilmente la qualità del sonno susseguente. L’ideale sarebbe non utilizzare neanche la luce elettrica, e quindi cenare nell’ora in cui sta facendo buio, per finire il pasto quando ormai quasi lo è, e poi sostare nel buio, magari all’aria aperta (temperatura permettendo), sotto un cielo stellato (ambiente permettendo), far dunque rilassare l’organismo, riportarlo in condizioni naturali che abbiamo del tutto sconvolto e scordato. Provare, anche un giorno soltanto, a non utilizzare apparecchi elettronici e luce elettrica, e lasciare che la natura faccia il suo corso. Non è per niente spiacevole, è come uscire da un frastuono, e si ha soprattutto molta più percezione del proprio corpo, da cui di contro, spesso e volentieri, nelle condizioni di artificialità in cui siamo per routine immessi, siamo invece terribilmente e disgraziatamente alienati.

149733_164750016881816_161438463879638_383810_4355201_n

È importante capire come la luce del sole sia qualcosa di insostituibile, che agisce in maniera completamente diversa sull’organismo rispetto alla luce elettrica delle nostre serre-case, perché ha lunghezze d’onda e intensità del tutto differenti. Oltre all’intensità della luce, infatti, la sua lunghezza d’onda (o colore) è un importante fattore per la determinazione del grado a cui l’orologio è azzerato. La melanopsina (di cui abbiamo trattato e ribadiamo meglio: funziona da sensore dei cambiamenti della luce trasmettendo i segnali all’encefalo, ed è in grado di misurare l’intensità della luce incidente e quindi di comprendere se sia giorno o notte) è eccitata in modo diverso a seconda delle caratteristiche della luce stessa, per esempio è più efficacemente stimolata da una luce blu (420-440 nm).

Annunci