Dialogo fra un onnariano cattolico e un fruttariano

A:Sei ancora onnariano?

B: Si :).

A:Io non potrei più. Ormai per me il cibo più squisito è la frutta.

B: Infatti non siamo tutti uguali al mondo.

A:Per fortuna.

B: 🙂

A:Ci sono anche i killer, i talebani… Loro sono diversi, per fortuna. Anche nei campi di concentramento vi erano le SS, per fortuna che sono esistiti, sennò troppa uguaglianza.

B: Ci sono cose su cui si può avere un parere diverso, cose su cui non si può.

A: Dipende dal contesto storico in cui si è inseriti, sotto un certo regime e una certa cultura, tutti potrebbero dire che il sacrificio umano è qualcosa su cui non si può dissentire, dato che tutti lo praticano e credono per fede che sia corretto, fa semplicemente parte di una tradizione (folle e sbagliata se ci si ragiona, ma la gente non ragiona, e mi pare che tu non ti elevi al di sopra del momento storico e sociale, forse semplicemente perché ti fa comodo, come faceva comodo agli schiavisti reputare gli schiavi non-persone).

B: A me piace il cioccolato, ma se a te non piace non è la fine del mondo.

Se io non uccido e un altro sì, ben comprendi come la cosa cambi.

A: Certo. Non è la stessa cosa. Ma allo stesso modo una cosa è il cioccolato, un’altra è la carne. Nel secondo caso stai comunque uccidendo, ti ricordo.

B: Sì, ma siamo sul piano del discutibile. Sinceramente mi scandalizzo di più per le persone che uccidono i propri figli; per le persone che si riuniscono in chiesa per pregare e sono fatti saltare in aria da una bomba, tutti innocenti.

A: Certo, ma se una cosa è malvagia in una certa misura e un’altra lo è in misura un po’ minore, e se entrambe sono dannose sia per se stessi che per gli altri e inoltre se ambedue sono evitabili non solo senza alcuna perdita ma addirittura con enormi vantaggi, non vedo perché bisognerebbe scartare solo la prima e mantenere la seconda.

B: La questione è semplice. Per me un animale non ha la stessa dignità di un uomo. Non significa che li disprezzo. Neppure io approvo che vengano trattati in maniera indecente. Ma non mi scandalizzo a mangiarli.

A: Però il fatto che tu non ti scandalizzi a mangiare la carne non elude il fatto che non mangiandola otterresti dei vantaggi, ed eviteresti la sofferenza di un animale al tempo stesso. La domanda quindi non è “perché non mangiare la carne?” Bensì è: “perché mangiare la carne?”

Le argomentazioni a favore della prima tesi rimandano solo a una categoria che poco ha a che vedere con la virtù, perché è quella della golosità (tra l’altro anche molto discutibile, perché una volta che si elimina la carne, dopo lunghi periodi ci si renderà conto, a papilla gustativa disintossicata, che non ci si perde proprio nulla, anzi, che si trattava di qualcosa di addirittura nauseante). Queste argomentazioni sono poi sia quantitativamente sia qualitativamente misere, inferiori, a dir poco penose se comparate a quelle a favore della prima domanda-tesi.

B: Se l’uomo si limitasse a fare solo quello che gli è necessario sotto il profilo biologico, la nostra vita sarebbe triste. Non dico che la tua scelta non abbia senso. Ma non mi sembra che ci siano i limiti per rinunciare a qualcosa di lecito, almeno, per me.

A: Se consideri il problema seriamente, con onestà intellettuale (cosa che, per stima personale e per rispetto nei confronti della tua intelligenza, devo supporre tu non stia facendo, altrimenti rimarrei deluso) ti accorgerai che le conseguenze del consumo di carne sono negative per l’uomo in primis. Perciò la cosa, a mio dire, è poco lecita, sia in una visione biocentrica (la mia) sia in una visione antropocentrica, o teocentrica (come la tua). Quindi per entrambi noi.

D’altronde lo stesso Papa Francesco ha invitato a consumare di meno, a mantenersi sui bisogni reali e non su quelli indotti da questo sistema reso perverso in fin dei conti semplicemente dalle nostre cattive abitudini, che si tramutano necessariamente in domanda alterata verso un’economia che deve per forza impazzire per soddisfarla, generando crisi, guerre, povertà, sofferenza.

B: E su questo sono d’accordo. Ma è un po’ diverso da quello che dici tu.

A: Perché? Fammi capire almeno in cosa sbaglierei nella mia valutazione.

B: Mica Papa Francesco invita a non mangiare carne o produrne.

Non si risolve nulla facendo solo questo.

A: Produrre carne è un impiego poco intelligente delle risorse.

B: Non siamo robot…

B: Ci vuole anche un po’ di “umanità” in queste cose.

A: Consideri umano ciò che vien fatto agli animali? Il lavoro a cui ci costringe la produzione carnea è a mio parere disumano.

B: Deve cambiare tutto il sistema, è vero. Ma certamente non si risolve levando la carne e tutto quanto.

Poco è umano in questo mondo. Tu ti focalizzi sulla produzione di carne, perché ti interessa far notare questo. Anche il cellulare che hai tra le mani è prodotto in maniera poco umana.

A: Allora proponi tu le tue idee su come cambiare le cose, invece di elencare con rassegnazione e poco spirito creativo e risolutivo le disgrazie della nostra quotidianità.

B: La maglietta, il computer, tutto. Da solo non posso cambiare nulla.

A: Bisogna invece pur partire da qualche parte, da quello che può fare il singolo, ogni giorno, nel suo piccolo. E possiamo fare molto, più di quanto immagini. A cominciare dalle nostre tavole.

B: Questo lo dici tu.

Non cambi certo il sistema di produzione non mangiando carne e derivati.

A: Il principio di universalità kantiano dice esattamente il contrario.

B: Kant non è la certezza della verità e dell’opportunità.

A: Il sistema di produzione si basa sul consumo, quindi sulla domanda del prodotto.

B: Ho capito. Ma certamente non risolvi le cose mangiando solo frutta e verdura.

A: Non vedo il nesso logico che porterebbe alla tua conclusione. Mi pare invece solo un’asserzione contornata da spirito di rassegnazione, senza una base, senza alcuna argomentazione. Tu dici “è così e basta” senza però giustificare questa tua conclusione, senza rendermi partecipe delle basi sulle quali poggerebbe. Probabilmente, devo supporre, ma non per male, ma semplicemente perché tu mi costringi a farlo, che le tue conclusioni siano estremamente infondate, e che per di più tu non sia disposto neanche a rifletterci su, nonostante abbia la capacità e l’abilità per farlo.

B: Anche perché questa dieta la puoi fare tu, ormai adulto. Ma un bambino per crescere sano ha anche bisogno della carne e dei latticini, anche nella fase di crescita.

B: E poi c’è gente che muore di fame. Quello che trova, mangia. Mica può permettersi il lusso di star lì a capire se il suo cibo è ecocompatibile o meno.

A: Infatti queste che hai elencato sono solo conseguenze di una cultura errata, di credenze e falsi miti oramai superati perfino nell’ambito delle più avanzate scienze moderne, anche a livello accademico.

L’uomo infatti, dal punto di vista biologico (che non è per niente scisso a mio parere da quello spirituale) è un primate particolarmente evoluto, fruttivoro nell’anatomia, fisiologia. Quindi se cresci i tuoi figli a frutta, essi cresceranno sani e con minor rischio di contrarre patologie. Cibi iperproteici, cotti, sono invece droganti, non-cibi, inadatti alla nostra specie, che ci sovralimentano, o ci alimentano male, e ci fanno ammalare. La malnutrizione di cui parli tu, oggi è dappertutto, proprio per questa superficialità su ciò che portiamo alla bocca.

B: Non cambi il mondo facendo mangiare mele… La rivoluzione dev’essere morale, prima che “biologica”.

A: Le due cose, come tu ben sai, non sono separate…

La pratica della morale e dell’intelligenza suggerisce di escogitare metodi per sfamare tutti i 7 miliardi di persone. Con una malnutrizione tale a quella odierna (sia nel mondo occidentale che nel terzo mondo, che in qualsiasi altra parte, in verità), così generalizzata, la tal cosa risulta impossibile. Per questo bisognerebbe far cultura sulle abitudini alimentari in primo luogo, perché la prima risorsa di cui abbiamo tutti necessità è il cibo (che include anche l’aria, aria che inquiniamo principalmente per soddisfare i nostri fabbisogni indotti e non reali).

Non è possibile sostenere una popolazione di 7 miliardi di persone con l’alimentazione onnariana, necessiteremmo di altri 7 pianeti come minimo.

Noi abbiamo 1.35 mld di ettari destinati all’agricoltura, di cui il 70% è destinato agli animali da allevamento, non all’uomo. Ora è evidente quanto il concetto di fame nel mondo non avrebbe addirittura nemmeno senso di esistere su un pianeta gestito da persone sane di mente.

In questo schizofrenico quadro di gestione delle terre l’uomo si limita a vivere su un misero 0,3 mld di ettari, accatastato uno sull’altro all’interno di palazzi e grattacieli sempre più alti, pur di far posto ad animali da macello fatti riprodurre in modo forzato. Se nel 2050 raddoppierà il fabbisogno alimentare globale non sarà a causa dell’aumento della popolazione mondiale, bensì per via di una disastrosa politica alimentare che ci spinge a gestire le terre in questo modo sconsiderato. Ogni anno la zootecnia causa una perdita per il nostro pianeta di centinaia di migliaia di ettari di foreste (i NOSTRI polmoni, cresciuti in milioni di anni), in favore di allevamenti e pascoli. WWI (world watch institute) evidenzia che il 50% dei gas serra prodotti dall’uomo sono legati alla zootecnia: ecco perché la politica alimentare attuale conduce verso un peggioramento delle emergenze più gravi per l’uomo.

Per un kg di manzo occorrono 324 mq di terra. Per un kg di verdure occorrono 6mq di terra. Per un kg di frutta occorre meno di un mq di terra. Per un 1kg di manzo occorrono 15500 l di acqua. Per un kg di mele occorrono 700 l di acqua.”

Non esiste niente di più biologico della morale.

E viceversa.

B: Capito.

A: Oltre 4 miliardi di persone su 7 oggi soffrono la fame. Il cibo incide più di tutto sul nostro pianeta, dobbiamo affrontare tre crisi principali: la crisi alimentare mondiale; crisi urbanistica mondiale; crisi energetica mondiale, del tutto interconnesse fra loro, e per farlo bisogna assolutamente, con gradualità, cibarci di ciò per cui la natura ci ha progettati: la sana frutta.

La stessa parola “Paradiso” deriva dal sanscrito: “Pardès”, che significa, non a caso, frutteto.

B non ha più risposto.

 

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