Elogio del diverso: la nuova bestemmia nell’era morfeistica

Non mi fa paura chi è fondamentalmente distante. Chi pensa, ragiona, parla, muove gli enti in maniera particolare, opposta alla mia, può solo arricchirmi e stimolarmi a nuove comprensioni e consapevolezze, a nuove sinergie volte all’evoluzione reciproca verso un uomo più dignitoso. Proprio perché il diverso non mi impaurisce, io tento di avvicinarlo e di studiarlo, per potermi confrontare: non lo allontano, né lo ignoro, al massimo lo combatto nel momento in cui mi faccio una cattiva opinione al riguardo. La tragedia di oggi è che il diverso, invece, impaurisce a livelli preoccupanti, a livelli talmente gravi che lo si rifugge: non è più rilevante, non è più valorizzato, non deve più esistere… L’agire dell’uomo attuale è un fenomeno meccanico, il necessario e forzato risultato di una convergenza di fattori esterni ed interni che si alimentano l’uno con l’altro con la vuotezza, carburante che soffoca, che devasta, ma desensibilizza al contempo: è un po’ come morire lentamente, nel sonno, dopo aver dimenticato il gas acceso. L’omologazione evidente delle personalità di questo secolo, probabilmente, non è così evidente alla massa, purtroppo immersa nel circolo vizioso appena descritto (costituito da cause e conseguenze che divengono a loro volta cause). La massa è plasmata da codesto circolo vizioso, il quale include in sé i suoi stessi membri: essi finiscono per auto-plasmarsi.

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Il capitalismo è stato un fenomeno antisociale, che però è andato oltre la sua struttura classica che lo caratterizzava qualche anno fa. Oggi assistiamo a qualcosa di ancora peggiore: un’ipnosi estremamente efficace, una nuova droga, più potente, più schiavizzante che mai, che avvolge tutte le menti in modo spietato, senza nessuna eccezione, me compreso. Non è più corretto chiamarlo “capitalismo” perché ci troviamo in una nuova epoca, è una nuova, buia era di decadenza dell’essere in favore all’ossessionata ricerca della materia grezza. È l’epoca dell’anticristo, per i cristiani; l’inizio della probabile catastrofe per gli scienziati; la normalità banale e accettabile e meravigliosa per i più. Se vi si deve dare un nome, io lo chiamerei morfeismo, non bisogna chiamarlo più neanche “post-capitalismo”, sarebbe un errore richiamare il concetto di capitalismo. La caratteristica nucleare del morfeismo è che vi è un copione, un solo copione identico per tutti, e che tutti siano portati ad impararlo e recitarlo nella maniera più fedele possibile, e ovviamente la totalità dei fenomeni avviene inconsciamente, come per magia. Credo che qualsiasi forma di libertà che l’uomo s’illuda di “possedere” (per rimanere in tema) sia in realtà una forma virtuale di emancipazione, una simulazione ben architettata, niente di più vicino alle sghembe ombre sulla parete della caverna del mito platonico, e intanto, chi crede d’esser libero in esse, le sta osservando in manette, chiuso nel buio di un cunicolo orrendo, ignaro del sole e della luce presenti all’esterno. Siamo prigionieri. Crediamo di essere liberi in ciò che ci viene proposto dagli schermi, dalla “realtà” mediatica. Ci hanno convinti che la verità sia quello che ci attornia, quello che percepiamo nell’immediatezza, qualcosa di evidente, è così lapalissiana che noi, tutti, dobbiamo vestire in giacca e cravatta, prendere il nostro diploma, la nostra laurea e seguire il percorso che questa struttura pericolante e nera ci offre, anche se facendo così potremmo contribuire all’estinzione della nostra specie e della vita del pianeta, ma infondo che importa? Il nostro datore di lavoro non ci chiede di pensare, bensì solo di lavorare duro,e noi in cambio avremo la sopravvivenza (anche se non ci rendiamo neanche minimamente conto di quanto sia precaria e fuggevole), e tutto ciò che ci hanno fin da bambini illustrato (ci hanno bombardati in una maniera inumana) in tv come ciò che è veramente importante: possesso, possesso, possesso.

Mi farebbe piacere incontrare un diverso con cui confrontarmi, ma il vero diverso chi è? C’è veramente ancora qualcuno che ragiona in senso lato sulle sue decisioni? Sulle sue scelte? Che dia un senso profondo a ciò che intraprende? Qualcuno che si stupisce di qualcosa? Che preferisca una vita etica ad una vita estetica? No. Vi è l’assoluta apatia, l’indifferenza dei malati, la freddezza dei pazzi, il conformismo degli ubriachi. Gli ingredienti sono pochi, anzi, uno solo: la paura. Come mantenere uno stato di paura costante? Inventando una crisi inesistente, del tutto evitabile. La paura è il vero strumentum regni, il più potente ed efficace di sempre.

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