Sulla “forza” oscura del capitalismo

John Rogers Commons, l’economista americano del New Deal, ritiene il capitalismo una costruzione giuridico-economica: esso si basa su di “una diminuzione della libertà individuale, imposta da sanzioni governative, ma soprattutto da sanzioni economiche attraverso l’azione concertata – segretamente, semi-apertamente, apertamente o per arbitraggio – di associazioni, di corporazioni, di sindacati ed altre organizzazioni collettive di industriali, di commercianti, di lavoratori, di agricoltori e di banchieri“.

Il capitalismo è un sistema che schiavizza l’uomo e lo riduce alla condizione di consumatore, limitando di fatto la sua esistenza e le sue scelte, compromettendo irreversibilmente la sua libertà.

Il capitalismo abbisogna di condizioni disumane, precetti anti-economici, ignoranza, paura, pigrizia, mediocrità, bestialità, cecità, sfrenato consumo senza alcuna preoccupazione nei riguardi delle risorse limitate del pianeta per sussistere; in caso contrario esso andrebbe incontro all’inevitabile collasso, all’autodistruzione. I presupposti citati, necessari per il mantenimento di una struttura fondamentalmente marcia, vengono costantemente instillati nella cultura delle persone tramite i potenti mezzi mediatici, che di fatto plasmano le malleabili menti della suggestionabile razza umana. Il marciume alberga nel cuore del potere, che si pone in una posizione egoistica e poco scientifica, e si perde nella mortalità del precario, annullando di conseguenza se stesso, e provocando l’annichilimento delle masse che ad esso si sottomettono, perché costrette dal proprio bisogno di ottenimento della sopravvivenza. La sopravvivenza dovrebbe essere garantita a tutti gli uomini, perché si tratta di un diritto, e ogni diritto andrebbe preteso.

L’interesse economico, l’accumulo di ricchezza, l’avidità, la produzione di denaro: ecco i veri orizzonti, e allo stesso tempo i motori della grande macchina. Non è l’intelligenza, non è l’altruismo, non è neppure l’orgoglio a muovere gli altolocati che regolano il gioco: si tratta invece di una dipendenza, una malattia mentale, essi stessi sono schiavi dei loro vizi, della loro bestialità, del culto del materiale sensibile, della loro impossibilità di contentarsi perché cercano nei posti sbagliati e nel modo sbagliato l’eternità, e dunque stuprano il mondo, sottomessi alle proprie passioni inoppugnabili. Noi? Noi lo stupriamo con loro, perché sono loro i nostri rappresentanti, e ancora noi, massa di impotenti perché divisi e in competizione, come il pongo veniamo manipolati, e siamo come la tv, come la realtà mediatica, siamo come gli impulsi che ci attorniano, in uno stato permanente di paura: vogliamo solo essere lasciati in pace, e guardare “la champions”, o vivere vite fasulle tramite telefilm. Diveniamo finti come le fiction, deboli come gli animali in calore in preda ai propri istinti… Siamo i nuovi “nessuno” del ventunesimo secolo. Spersonalizzati, incapaci di collaborazione, schiavi disumanizzati, illusi da una fittizia parvenza di libertà che in realtà non esiste, che è inventata e ci stordisce. Non abbiamo più autostima, il mondo è contro di noi, possiamo solo arrenderci?

Io non voglio arrendermi, la mia stessa vita non avrebbe più senso, e tu?

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