Testimonianza fruttariana : presentazione della alimentazione fruttivora: piena realizzazione della natura umana e delle sue immense potenzialità

Da un anno quasi mi alimento con sola frutta, senza eccezioni. Ho effettuato una transizione alimentare molto graduale prima di inoltrarmi nel fruttarismo 100%, sono stato infatti vegano per tutto l’anno precedente. Mi sono sempre interessato di alimentazione, mi occupo di questa tematica da anni ormai e ho acquisito una certa consapevolezza e parecchia conoscenza a riguardo. Sono uno studente universitario, ho studiato scienze biologiche per 9 mesi dopo non essere riuscito ad entrare (come molti della mia generazione purtroppo) alla facoltà di medicina, ma ho capito che questo “fallimento” in realtà è stato la mia fortuna, perché la mia passione è sempre stata abbastanza incompatibile con l’approccio accademico che, senza voler offendere nessuno (d’altronde sono della mia stessa opinione parecchi docenti con cui ho avuto il piacere di dialogare all’interno del sistema accademico stesso) mi sono reso conto essere parecchio riduzionista, parzialista, conservatore e per questo decisamente poco aperto alla sperimentazione. Adesso studio alla facoltà di lettere nel corso di studi filosofici e storici, sebbene continui a studiare e approfondire il funzionamento del corpo umano in relazione al carburante che introduciamo in esso tramite i vari cibi diversi, ma per conto mio, con altre persone più positive e vitali di quelle che capita di incontrare negli ospedali o nei corsi “scientifici” della società odierna (che reputo, molto schiettamente e senza ipocrisia, tossica, inaccettabilmente limitante e ancora lontana parsec dalle reali potenzialità manifestative della nostra meravigliosa ma violentata, proprio da questi atteggiamenti paurosi, specie). Collaboro con un gruppo di ricerca nel quale vi sono medici, ricercatori indipendenti, nutrizionisti e tante altre personalità interessanti che non guardano di buon occhio chi ancora nel terzo millennio abbisogna di etichette e si rifà al principio di autorità (aspramente criticato e confutato da Immanuel Kant già nel diciottesimo secolo) per decidere di credere o non credere a qualcosa (qualunque cosa, anche le banalità), ma soprattutto siamo un gruppo di ricerca che non dà niente per scontato, neanche la morte ( proprio perché la vita e tutto ciò che esperiamo quotidianamente non è giudicabile come tale, ma anzi è infinitamente inspiegabile, indeterminabile, magico e impossibile da quantificare in maniera assoluta, e questo non deve far paura, spaventare, ma anzi deve incantare e far gioire): la vita non è per niente scontata, non lo è nemmeno la morte conseguentemente. I risultati del nostro atteggiamento, che al contrario di quanto possa aver finora pensato il lettore di questa mia presentazione, non è imprudente, ma utilizza sempre l’approccio scientifico (però quello vero, non quello che viene oggi fatto passare per tale, che sfrutta l’ignoranza delle persone per fini commerciali, manipolandole e mortificandole in modo totalizzante) sono stati e continuano a essere, com’era prevedibile, non soltanto illuminanti, ma, come avviene sempre in questi casi anche guardando alla storia, rivoluzionari. Non entrerò nel dettaglio per quanto concerne il gruppo di ricerca con cui ho l’immensa fortuna e piacere di collaborare, e non entrerò neanche in questioni troppo approfondite per quello che riguarda la mia personale esperienza onde evitare confusione (per mancanza di filtri necessari al passaggio di tali copiose informazioni, come ad esempio gli altri sensi: udito e vista che con la scrittura vengono boicottati e sono invece fondamentali: non posso purtroppo dialogare con voi), preferisco riportare brevemente qualche informazione immediatamente utile per i lettori, che magari, se ancora non del tutto privati di indipendenza intellettuale dalle tiranniche e droganti forme mediatiche con cui viene oggi propinato mr. la qualunque, potranno avere la voglia, la passione e la naturale gioia, propria tra l’altro dell’indole umana (animale politico e razionale, diceva Aristotele), di approfondire.

–Che cosa ho scoperto:

ho scoperto che…

– Gli studenti di medicina fanno il giuramento di Ippocrate una volta laureatisi e iniziata l’attività (per chi non conoscesse Ippocrate si trovano velocemente molte informazioni abbastanza affidabili su Wikipedia. È considerato il fondatore della medicina come professione e ancora oggi l’approccio medico non è molto cambiato da quello di questo personaggio antico, anzi, ecco qui riportato qualcosa a proposito:

Ippocrate inventò la cartella clinica, teorizzò la necessità di osservare i pazienti prendendone in considerazione l’aspetto ed i sintomi e introdusse per primo i concetti di diagnosi e prognosi. Egli credeva infatti che solo la considerazione dello stile di vita del malato permetteva di comprendere e sconfiggere la malattia da cui era affetto. Se tale prospettiva è tutt’oggi tipica della pratica medica, la ricchezza degli elementi che Ippocrate chiama in causa (dietetici, atmosferici, psicologici, perfino sociali) suggerisce un’ampiezza di vedute che raramente sarà in seguito praticata.” ). Tuttavia, nonostante facciano questo giuramento, fra le materie del loro corso di laurea non è necessario, e a quanto pare neanche previsto che loro studino scienza della nutrizione umana (nemmeno un’ora). Eppure, lo stesso Ippocrate affermava molto saggiamente, come tutti forse sappiamo:

Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”,

proprio perché considerava centrale lo studio della dieta per l’enorme effetto (palese, dato che siamo costituiti al 100% da ciò che introduciamo nella nostra cavità orale, siamo, cioè, letteralmente “cibo che cammina”) che essa ha sulla nostra salute. Ebbene, sembra che oggi, non sia ritenuto non soltanto necessario, ma neanche lontanamente importante per la professione di medico, lo studio dell’alimentazione: la cosa non rientra nella pratica medica, essa si occupa infatti di studiare farmaci, e di studiare le malattie, oltre che il funzionamento del corpo umano (però scollegato da ogni fattore esterno). Diciamo, una volta per tutte, come stanno veramente le cose dunque: il medico oggi non solo non sa nulla (a meno che non abbia approfondito per conto proprio) di alimentazione (proprio esattamente niente) ma gli è stata tolta (all’incirca 15 anni fa) anche un’altra materia che poteva ancora mantenere vivo nella pratica medica il contatto con la realtà : l’Anatomia Comparata. Oggi dovunque si crede e forse è vero che i medici sappiano tutto, molto dettagliatamente anche, dell’anatomia della specie umana, peccato non la comparino con l’anatomia di un pollo, di un leone, di una rana o di una mucca. Ora, per chi non si fosse ancora reso conto dell’enorme gravità di questa cosa, farò un esempio: è come se domani cadesse un oggetto alieno dallo spazio e noi ne studiassimo dettagliatamente ogni minimo particolare… Come potremo mai risalire alla sua funzione? Evidentemente non potremo mai, neanche se stessimo a studiarci sopra per miliardi di anni, perché l’oggetto è decontestualizzato. Così come un bambino riceve da sua madre un mazzo di carte siciliane senza averci mai giocato con altri e quindi senza conoscere le regole del gioco né tanto meno la funzione di quei pezzi di carta, allo stesso modo il medico non sa cosa dobbiamo mangiare, e neppure si porrà mai certe domande, perché è irrecuperabilmente perso nello studio degli atomi di un pezzo del puzzle, e non considera più nemmeno il pezzo del puzzle (il corpo umano) come tale, ma lo prende come universo a se stante, del tutto disconnesso dal resto della natura. Ma questo non è un problema solo della facoltà di medicina, bensì di tutte le facoltà, infatti: i biologi studiano l’anatomia comparata, ma non studiano la comparazione fra l’apparato digerente di un granivoro con quello di un erbivoro, o quello di un carnivoro con quello di animali frugivoro-fruttivori come il gorilla, lo scimpanzé, il bonobo, il gibbone, e… l’uomo.

Per comprendere appieno tutto ciò però, a mio parere, bisogna capire che questo mero handicap ha origini antichissime, che risalgono ai tempi dei greci (dov’è nata la filosofia, il pensiero occidentali, e successivamente la scienza specializzata), infatti, da Omero fino ad Aristotele, si può ancora parlare di un tipo di approccio che definirei olistico ( http://www.treccani.it/enciclopedia/olismo/), unitario, sul mondo: quello naturalistico, tuttavia, successivamente le cose cambiarono. Forse Aristotele è l’ultimo dei filosofi unitari (al contrario di quanto si pensi oggi) (non esiste per loro differenza fra scienza e filosofia), invece, a partire dal terzo secolo a.C in poi, si può iniziare a parlare di frammentazione dei saperi. Le filosofie antiche avevano ancora un approccio olistico: erano forme di sapere totale, non specialistico, concepivano l’uomo ancora come interconnesso con la natura e i suoi fenomeni, ed esso stesso come natura (non come altro dal cosmo). La filosofia nasce dunque come sapere totale, nella Ionia (Aristotele stesso era uno ionico), con il concetto di Φύσις (dal greco, significa appunto “natura”, da “φύω”: “generare” e che in Aristotele assume il seguente significato: “la forma di tutto ciò che è vivo”) concepita infatti come un vero e proprio organismo vivente: questa concezione che avevano i greci antichi è del tutto differente dalla nostra concezione di natura. Ebbene, anche la medicina nacque inizialmente come sapere totale, non era infatti distaccata dalla filosofia, come non lo era da nessun’altra forma di sapere. Solo successivamente sarebbe nata però la medicina specialistica: il primo tentativo di frammentazione dei saperi (malriuscito, fortemente criticato e corretto dai successivi Platone e Aristotele) avviene con la corrente della sofistica. Inizialmente dunque, vi era un sapere unico, e nessun sapere specialistico che pretendeva che non vi fossero caratteristiche oggettive e permanenti intrinseche nella realtà, che si ponesse come totalizzante (studiare a tal proposito il sofismo: Protagora, Gorgia, ecc.), solo successivamente nacquero i saperi specialistici, per motivi ben precisi: vennero esercitati come professione a scopo di trarne un vantaggio economico personale (dai sofisti veniva insegnata bene l’arte della retorica, in cambio di soldi e favori ovviamente, solo come strumento di persuasione per esempio dei casi giudiziari, nei tribunali), e con essi ebbe luogo anche un altro tipo di medicina (oltre che altre attività profittevoli come quella del fare l’avvocato, ormai incuranti di ricercare il vero, perché l’unica verità per il sofista è quella che si afferma con la persuasione e quella che ne trae in tal modo vantaggio, ), completamente diversa da quella fino ad allora concepita e praticata: se infatti la prima può essere rappresentata benissimo dal trattato di medicina “il male sacro” (“de morbo sacro” del quinto secolo, di Ippocrate) in cui viene analizzato il fenomeno dell’epilessia (ma è solo un esempio) come una malattia derivante da un’ ostruzione (andare a studiare a tal proposito la storia delle due scuole rivali di medicina antica di Kos e di Cnido) ( si parla guarda caso di ostruzione come causa di tutte le malattie anche con Arnold Ehret, http://it.wikipedia.org/wiki/Arnold_Ehret) del cosiddetto “flegma” sia fra i vari organi all’interno del corpo, sia fra lo stesso corpo e il mondo circostante, esterno ad esso (ancora ritorna il concetto di mondo e natura come un tutt’uno, organismo vivente con i suoi vari organi, uomini inclusi), flegma che, in particolari condizioni, ostruisce il passaggio dell’aria, l’aria che dà la vita e la salute (ripeto: ostruisce il suo passaggio sia fra organi interni al corpo, sia da corpo a mondo e viceversa); la medicina specialistica, di contro trova la sua piena realizzazione nella negazione di ogni relazione fra il corpo umano e la natura, e prende ad analizzarlo isolatamente dal resto dell’universo, pretendendo di poterlo capire e guarire isolandolo dal contesto universale.

È necessario conoscere l’universo per capire la malattia”: questa è la esattaconcezione della prima fazione della medicina;

non è necessario conoscere l’universo, ma solo il corpo umano per capire la malattia” : questa è la esatta concezione (molto comoda e utile) della seconda fazione della medicina: la medicina intesa come scienza specialistica nasce con queste caratteristiche e rimarrà tale fino ai nostri giorni.

Rimarrà tale…. per un motivo molto semplice: perché verrà usata come strumentum lucri (i motivi sono banali: il filosofo non ha più voce in capitolo, chiunque, per guarire, o per capire qualcosa, dovrà rivolgersi agli “esperti” dei vari saperi specializzati: medico, astronomo, agronomo di professione, avvocato che praticheranno la suddetta professione… ma solo in cambio di un vantaggio economico, o di altra natura.)

Così come accadde per la medicina, avvenne anche per qualsiasi altra forma di sapere, che si sviluppò, da periodo suddetto in poi, non più come libero “amore per il sapere” ovvero come φιλοσοφία ( composto di φιλεῖν (phileîn), “amare”, e σοφία (sophía), “sapere”, ossia “amore per il sapere”) ma come scienza (dal latino “scientia”) che significa solo “conoscenza”, la quale, una volta posseduta (riconosciuta da “titoli” istituzionali, ad esempio lauree ecc.), può esercitare un forte potere su coloro che non ce l’hanno. (Leggere a tal proposito, anche se non condivido la critica a Platone e a Socrate, ma quella alla sofistica sì: Umberto Galimberti “il tramonto dell’occidente” pag. 389, capitolo “la provocazione della scienza e l’oggettivazione dell’essere”). Dietro ogni facoltà universitaria in realtà non vi sta e non v’è mai stato , secondo me, un vero e proprio interesse o amore per il sapere, ma solo una prepotente e disinteressata ricerca di acquisizione di capacità sofistiche per far credere di possedere un cosiddetto “sapere” che possa altresì permettere ai vari “esperti” nei vari settori di esercitare potere sulla natura, sulle persone, con l’unico fine del profitto personale (profitto personale, che come orribilmente ammiriamo ormai assuefatti nel quotidiano, è un profitto per modo di dire, dato che non dà davvero la felicità, e sta, pur di continuare ad esistere, devastando la nostra Madre Terra). Non è mica una coincidenza che la terminologia accademica richiama perfettamente quella della logica bancaria (debito; crediti ecc.): trattasi di una macchina di profitto, e come sa bene chi ha studiato Marx, non ci può essere un profitto senza che vi sia uno sfruttamento. Chi non capisce questo non ha capito nulla, e rimarrà uno schiavo dell’illusione che agli enti istituzionali importi davvero qualcosa di capire o indagare veramente cosa è l’uomo, in relazione con il mondo e l’universo… La situazione è rimasta esattamente come avvenne venticinque secoli fa con la tracotante idea che inneggia alla scissione dell’uomo dalla natura, con l’avvento ed il contagio della corruzione sofistica, la quale, detto in modo forse semplicistico, nel 5 secolo affermò: “il naturalismo è un sapere falso, ciò che conta è il saper parlare : saper persuadere. Della natura ce ne freghiamo, a noi importa solo l’uomo, e in particolare l’uomo ateniese” : allo stesso modo, oggi l’uomo occidentale della natura se ne frega, a lui importa solo dell’uomo, e non un uomo qualunque, ma solo dell’uomo che segua i parametri occidentali (tutto il resto dell’umanità non viene nemmeno riconosciuto come tale, tant’è che viene inevitabilmente sfruttato e sottomesso a meno che non inizi a giocare anche lui secondo le regole del mercato globalizzato capitalistico americano ormai dilagante come un tumore quasi irreversibile su tutto il pianeta, figuriamoci il resto degli animali). Quindi chi si iscrive all’università, non si aspetti di trovare amanti del sapere, se non qualche caso sporadico (nemmeno alla facoltà di studi storici e filosofici), ma si aspetti fin da prima che avrà a che vedere solo con quello che ormai è diventata: una “scuola” per imparare la “nobile” arte della persuasione per raggiungere il profitto tramite lo sfruttamento (legalizzato e pienamente operante nel contesto attuale grazie alle sfrenate perché non più controllate dalla politica “logiche” di mercato attuali ). L’università è nata con le commissioni dei sofisti, e non è cambiata da allora: I sofisti erano “maestri di virtù” che si facevano pagare per i propri insegnamenti, una cosa simile ai tempi veniva giustamente considerata inconcepibile e vergognosa, dato che nessun sapere dovrebbe mai avere un prezzo (e questo è banale, non lo sappiamo solo perché ce lo sono venuti a dire i greci antichi), per questo motivo essi infatti furono aspramente criticati dai loro contemporanei, soprattutto da Socrate, Platone e Aristotele, ed erano offensivamente chiamati «prostituti della cultura». Oggi chi non paga per ottenere la cosiddetta “laurea”? E chi di voi comuni “nessuno” cittadini di questo sconcertante, nichilistico mondo capitalistico, viene preso in considerazione o arriva ad avere voce in capitolo se non possiede questo riconoscimento istituzionale (dopo aver ovviamente pagato e frequentato i suddetti prostituti, e passato anni e anni in un primitivo allevamento intensivo di cervelli in cattività che ancora ci si ostina a chiamare con il termine, ormai del tutto improprio, di “università”)? Nessuno. Abbiamo perso di vista il fine dell’uomo. L’unico fine umano, diceva Aristotele è la felicità. Non il profitto, non il “lavoro” (concetto altrettanto primitivissimo). La felicità si ottiene con la ricchezza, ma non ricchezza di soldi, bensì ricchezza di frutta, fiori, amici, aria pulita, doni assolutamente gratuiti della natura che abbiamo dimenticato, dalla quale ci siamo presuntuosamente e miserabilmente slegati, e ora senza di Lei precipitiamo in un baratro . Essere ricchi non significa possedere molti soldi, tutto il contrario: essere ricchi significa non avere bisogno di soldi.

I medici sono esperti di malattie, ma non di salute. Purtroppo è questa la verità. Chi non la vede la subisce.

Ho personalmente parlato anche con studenti di medicina e medici, mi è stato detto che il campo dell’alimentazione è ancora un vero e proprio mistero per tutti. Ergo: non ne sanno veramente nulla e c’è fino ad ora stata poca ricerca (anche nel corso di scienza della nutrizione stessa).

Non esiste alcun testo scientifico che renda credibile, tramite dimostrazioni, che la specie umana è “onnivora”, neanche l’onnivorismo in sé ha una base scientifica. Questo dimostra chiaramente che quello che viene fatto passare per “scienza” non è altro che una superstizione, frutto di usanze che si sono ripetute nel corso del tempo, ma che può essere messa in dubbio da chiunque ed essere ( sempre con buon senso e apertura mentale e metodo serio di ricerca prudente) capovolta, confutata per sempre.

-Dobbiamo veramente mangiare la carne? Le uova? Il latte delle mucche? La risposta è NO.

-Siamo davvero destinati per “natura” alla malattia, alla tristezza, alla sofferenza e alla morte in questa vita “terrena” in vista di una fantomatica salvezza “ultraterrena”, perché l’uomo ha più dignità degli altri animali, e la vita qui è solo una prova?

-Dobbiamo morire tutti? Quindi tanto vale ubriacarsi, fumare, sporcare, devastare questo “mortale” mondo crudele?

Quante cose diamo per scontato, senza che ce ne rendiamo conto, precludendoci a priori il vero progresso? Rintanandoci in una caverna che sta sempre più diventando una gabbia d’acciaio? (leggere a proposito, soprattutto i giovani: Diego Fusaro – “il futuro è nostro”, primo capitolo, e magari proseguire, se vi prende).

-Di cosa soffrivo prima di intraprendere il mio percorso (avevo una dieta considerata comunemente equilibrata e sana da onnariano, praticavo anche molto sport come adesso):

Acufeni; dolori alle articolazioni, specie delle ginocchia; scatti e problemi all’ATM (articolazione temporo-mandibolare) molto fastidiosi; bruxismo; depressione molto frequente; necessità di dormire molto; sbalzi d’umore; stipsi; dolori alla schiena zona lombosacrale; tonsille irritabili con calcoli tonsillari; sonno postprandiale; difficoltà nei rapporti interpersonali di svariato genere; ansia immotivata; attacchi di panico di notte; apnee notturne; difficoltà enorme nella concentrazione nello studio o in qualsiasi altra attività; necessità di sbadigliare spesso; extrasistoli giornaliere e tachicardia; caduta di capelli; disordini di tipo sessuale; liquido spermatico troppo denso; forfora; raffreddori frequentissimi; puntine sulla schiena; insonnia e disordini sonno-veglia; dolori al nervo sciatico; iperidrosi (veramente eccessiva) alle ascelle e alle mani, con cattivo odore nonostante mi lavassi ogni giorno; acidità continua e sete eccessiva; tendenza a sviluppare dipendenza da tutto (tv, computer, musica, persone, però non fumavo, “cibi”); disturbi nella fase REM con sogni lucidi e paralisi notturne; e tanto altro : nell’ultimo periodo da onnariano (perché il suffisso “-voro” a rigore scientifico, non ha motivo di esistere) avevo inoltre alcuni brutti sintomi al colon che non mi piacevano per niente, e sono stati soprattutto questi a indurmi a modificare del tutto l’alimentazione, dopo essermi ben informato e con gradualità.

Conosco una persona a me molto vicina, che sta guarendo dalla miopia, con un regime alimentare vegano mda-3 rigoroso (per vedere di cosa si tratta, studiare il testo “specie umana, progetto 3m”, scaricabile gratuitamente da internet in formato pdf).

Tutto assolutamente, e dico proprio tutto passato nel giro di un anno e mezzo circa, grazie ai seguenti testi, per cui ringrazio veramente di cuore gli autori… Grazie per aver cambiato la mia vita e, potenzialmente, aver fatto voltare pagina all’intera umanità. Ci saranno moltissimi altri testi di altrettanto valore, ma io ho letto i seguenti e mi sento di consigliarli, nonostante io non abbia nessun titolo accademico, non sia un medico, un nutrizionista, penso di avere ancora (o a maggior ragione) il diritto e la potenza di poter influenzare positivamente le vite altrui, al di fuori del panoptico sistema burocratico che non riuscirà mai a soffocare la nostra verità, le nostre esperienze, la nostra voglia di respirare e sperimentare e quindi di progredire.

Cosa assolutamente importante: io seguo il testo “specie umana progetto tre m” e sono in fase f2. Pertanto, il mio fruttarismo esclude qualsiasi tipo di frutto acido (arancia, ananas, kiwi, limone, mandarancio, mandarino, pompelmo).

Eliminando questi frutti dalla mia dieta, passando da una fase vegan con i suddetti frutti a una fase vegana sostenibile mda-3 (vedi sempre testo “specie umana”) moltissimi dei miei precedenti problemi si sono risolti addirittura in pochissimi giorni (4 o 5!).

The china study” C. Campbell.

Specie umana, progetto 3m”

Miti e realtà dell’alimentazione umana” Armando d’Elia

La mela, il frutto dal volto umano” Carlo Sirtori

A breve, uscirà anche questo libro che reputo di importanza massima:

http://www.lafruttacheparadiso.com/

Con questo ho concluso. Buona vita a tutti. Siate liberi.

“Credere al progresso non significa credere che un progresso ci sia già stato.” – Franz Kafka

Annunci