FASE ALIMENTARE FRUTTARIANA SOSTENIBILE

Per la lettura e la comprensione del seguente articolo è necessario prima aver letto e seguito con attenzione quelli relativi alle fasi alimentari onnariana MDA-1, vegetariana MDA-2, vegan MDA-3, vegan-crudista MDA-4.

Come ben sostenuto e dimostrato da altri articoli di questo sito, esistono solamente due modelli alimentari possibili per la specie umana senza andare incontro a “malattie” di qualsiasi tipo anche gravi (nient’altro che intossicazioni aspecifiche da elementi ecosistemici che non c’entrano nulla con la materia organica della nostra specie) in tempi brevi o più lunghi a seconda della persona. Questi due modelli alimentari sono rispettivamente il fruttarismo, che garantisce una salute finalmente decente ed enormemente superiore a tutti i precedenti modelli “alimentari”; ed il melarismo, per una salute assolutamente perfetta. Tuttavia, essendo la specie umana malivora, qualsiasi tipo di pluritrofismo, anche nell’ambito della frutta, risulterà dannoso su lungo periodo, quindi consigliamo vivamente di passare il prima possibile al melarismo, e non prolungare il fruttarismo oltre i 6 mesi-1 anno.

I fruttariani sono ormai moltissimi e sono in aumento esplosivo, dato che si sta riscontrando sempre più che sono quelli (ma unicamente tramite il fruttarismo sostenibile, che sarà esposto fra poco, che è l’unico fruttarismo perfettamente bilanciato secondo tutti gli aspetti nutrizionali) ad avere il più basso tasso di incidenza (quasi nullo) di qualsiasi tipo di patologia rispetto a tutti i modelli alimentari esistenti, ma molto dopo i melariani, i quali hanno un tasso di patologie del tutto nullo.

A girl picks apples at an orchard near t

Data la sua massima naturalità per la specie umana rispetto a tutti i modelli “alimentari” precedenti, dato che si rispetta per lo meno la struttura morfo-funzionale (sia anatomica, sia biochimica, sia fisiologica) di ogni nostro singolo apparato fruttivoro (dalla dentatura all’intestino, dal mitocondrio all’apparato scheletrico e muscolare, ecc.), il fruttarismo sostenibile ha anche l’incredibile capacità di far ristabilire il peso corporeo e massa corporea ideali per ogni persona, a partire da qualsiasi peso innaturale. Infatti, se intrapreso rispettando il perfezionamento alimentare descritto negli articoli sopra citati e continuato per bene, seguendo la giusta gradualità e rispettando tutte indicazioni esposte in questo sito (le quali includono anche il nutrirsi con frutta il più possibile biologica o meglio ancora biodinamica, mai acerba, e anche una fondamentale tranquillità fisio-psicologica nell’attuazione*), il fruttarismo sostenibile è per le persone sottopeso l’unica vera dieta (salutare e veloce) ingrassante al mondo, e per le persone sovrappeso è anche l’unica (salutare e veloce) dieta dimagrante al mondo.

Vivendo noi oggi ancora nell’era dell’eterna insoddisfazione, che comunque si avvia al tramonto, sarà molto piacevole accorgersi di come, essendo l’impostazione del fruttarismo sostenibile la più vicina al mondo a quella specie-specifica per la specie umana, ogni singola cellula del nostro organismo si sentirà finalmente nutrita al 100%. Di conseguenza, nessuna cellula manderà quasi più al cervello la sensazione di fame (una volta che avrà raggiunto uno stato abbastanza disintossicato ed efficiente), infatti il fruttarismo è addirittura un modello alimentare che induce nell’apparato neuronale umano la produzione di neurotrasmettitori responsabili della sensazione meravigliosa (e mai provata in precedenza) di completa sazietà e massimo appagamento, oltre che massimo godimento vista la particolare struttura fruttivora della papilla gustativa dell’uomo.

DIFFERENZA FONDAMENTALE FRA FRUTTARISMO E FRUTTARISMO SOSTENIBILE

DUE CONCETTI CON ESITO DEL TUTTO OPPOSTO

Mentre ogni fase “alimentare” diversa dall’alimentazione specie-specifica (da quella onnariana a quella vegan-crudista soprattutto) determina uno stato di tossicosi sempre maggiore (la loro impostazione “MDA”, come abbiamo visto, è solo quella a tossicità minore), e dunque sono fasi alimentari sempre non sostenibili in quanto patologiche in più o meno tempo, esiste invece una unica dieta fruttariana sostenibile. È stata definita “sostenibile” poiché il nostro fruttarismo specie-specifico e di conseguenza salutare è il monotrofismo melariano. “Sostenibile” non significa “salutare” quindi, ma sta a indicare che comunque questa dieta può essere sostenuta al limite anche per molto tempo, mantenendo una salute decente e, questo fuor di dubbio, infinitamente superiore a tutti i precedenti modelli “alimentari” (ma, come predetto, sarebbe meglio passare il prima possibile al melarismo).

Si è detto “unico” fruttarismo sostenibile in quanto su un pianeta come il nostro, che possiede oltre 240.000 tipi di frutta di cui però oltre il 99% sono velenosi o altamente tossici per la specie umana (ma specie-specifici per altri animali evolutisi nei medesimi ecosistemi in cui si sono evoluti gli organismi autotrofi fruttiferi in questione, enormemente diversi dall’ecosistema antropico in cui noi ci siamo evoluti per milioni di anni), per ottenere un fruttarismo sufficientemente sostenibile occorre usare solo i frutti meno tossici per la nostra specie. Ma ciò non basta, perché, siccome la nostra fisiologia non è adatta nemmeno a quest’ultimo insieme di frutti meno tossici, essi vanno disposti nell’arco della giornata in una certa maniera in modo da bilanciare gli squilibri biochimici principali che possiedono rispetto alla nostra stessa biochimica e fisiologia.

Purtroppo però, con un numero così grande di frutti più o meno tossici esistenti anche in commercio, un qualsiasi fruttarismo effettuato scegliendo, o disponendo nella giornata i frutti in maniera non adatta ad un minimo di equilibrio fisiologico, porta inevitabilmente a problemi di salute. Per questo occorre subito precisare che è importantissimo, per non avere problemi, seguire solo il fruttarismo sostenibile (messo a punto a livello sperimentale già da moltissime persone in decenni): l’unico che non solo è capace di mantenere una persona in una salute praticamente ottima, ma anche di guarirla se lo incominciasse in uno stato di patologia.

FRUTTARISMO SOSTENIBILE

evoluzione

Il fruttarismo sostenibile può essere un’alimentazione anche molto varia per l’infinità di ricette fruttariane possibili (tantissimi esempi sono presenti in questo sito) e per la grande varietà di frutti (ricordiamo inoltre che ogni specie presenta tantissime varietà molto diverse fra loro di frutti e che dunque ogni frutto è unico nel suo genere) esistenti per ogni categoria che stiamo per elencare, ma per rispettare la sostenibilità di questa dieta fantastica da ogni punto di vista, bisogna rispettare cinque parametri essenziali:

1. Il nostro frutto specie-specifico, ovvero la mela rossa, dev’essere al centro dell’importanza.

La mela rossa, in particolare la Stark, rappresenta l’unica base salutare anche dei fruttariani, e l’unico scudo contro qualsiasi patologia. Bisogna però seguire bene, dopo averle capite a fondo, anche tutte le altre indicazioni presenti in questo sito che insegnano come bilanciare correttamente il fruttarismo, visto che ogni frutto diverso da mela stark è sbilanciato. Ogni sbilanciamento biochimico creato dall’assunzione di un frutto può essere ovviamente compensato solo con lo sbilanciamento esattamente opposto di altri frutti per ottenere una sostenibilità quanto meno sufficiente e quindi una buona salute. La mela, costituendo proprio l’equilibrio centrale infatti, da sola non è sufficiente per bilanciare. Per questi motivi, seguire con attenzione, senza mai modificarle, le indicazioni fondamentali delle tre fasi fruttariane posdette.

2. Eliminazione totale (anche graduale) delle due categorie carpiche estremamente aspecifiche: la frutta acida e la frutta essiccata dolce.

I motivi saranno descritti in un altro articolo, ma ricordare sempre che queste due categorie di frutta sono talmente estremamente sbilanciate per la nostra biochimica (adatte a specie animali troppo diverse dalla nostra) che (specialmente nel fruttarismo) non è possibile bilanciarle in alcun modo e con nessun altro frutto. In particolare la frutta acida, a cominciare dalle arance, è in assoluto la categoria di frutta (col suo corredo molecolare profondamente iper-deelettronizzante e sfaldante strutture per noi del tutto vitali) che ha sempre impedito la diffusione stessa del fruttarismo, portando gradualmente tutti i fruttariani che la usavano a problemi nel giro di pochi mesi o anni. La frutta essiccata dolce è anch’essa estremamente acidificante e porta a problemi di salute simili e quasi comparabili a quelli della frutta acida.

3. Bilanciamento dell’equilibrio proto-lipo-glicidico.

Come già accennato, ogni frutto sbilanciato va bilanciato con un altro frutto sbilanciato in maniera opposta. Ad esempio un frutto eccessivamente zuccherino, sarà bilanciato con un frutto ortaggio, o grasso che contiene molti meno zuccheri e più proteine e grassi. Soprattutto, infatti, è indispensabile bilanciare proprio l’eccesso di glucosio della frutta dolce (che si ricorda essere aspecifica anche lei) con l’apporto grasso-proteico contenuto specialmente nella frutta grassa e nella frutta ortaggio. È di estrema importanza inoltre consumare la frutta grassa e la frutta ortaggio solo a cena, nei modi che descriveremo nelle varie fasi.

4. Bilanciamento dell’equilibrio acido-base.

Essendo la mela Stark il nostro frutto elettivo, l’unico adatto alla nostra specie, esso determina fisioneutralità perfetta a ph 7,41, senza costringere il corpo ad attivare gli innumerevoli e dispendiosissimi meccanismi-tampone (per mantenere il sangue entro il range che consente all’organismo di funzionare e quindi di vivere) che invece richiede l’ingestione di qualsiasi altro frutto diverso da mela rossa. Infatti, qualsiasi altro frutto o “alimento” esistente, o è acidificante (chi più, chi meno) o è alcalinizzante (chi più chi meno). L’alcalosi è sempre meno dannosa dell’acidosi, ma è anch’essa comunque dannosa e quindi da bilanciare.

È soprattutto indispensabile, quindi, bilanciare la leggera acidificazione determinata dalla frutta dolce con la particolare alcalinizzazione determinata specialmente dalla frutta grassa, che è l’unica categoria di frutta che consente davvero una profonda alcalinizzazione sufficiente a tale scopo.

5. Rispetto del ciclo circadiano della specie umana.

La nostra fantastica specie ha sviluppato, nel corso dei milioni di anni, un ciclo trofo-fisiologico a massima evoluzione, ma, al tempo stesso, molto delicato e di conseguenza bisogna rispettare attentamente (beneficiandone così di molto a livello di salute) le già esposte sue fasi: in particolare la fase catabolica al mattino (colazione) e la fase anabolica del pomeriggio. Per questo motivo bisognerà consumare solo le categorie di frutta che stiamo per descrivere e con i giusti tempi e sequenze.

Seguire alla lettera tutte le indicazioni seguenti è nella pratica molto semplice, e di sicuro più semplice di qualsiasi altro modello “alimentare” precedente.

1_Piramide_Fruttariana_Sostenibile_3M

I TRE ERRORI CLASSICI DEI FRUTTARIANI:

Nel fruttarismo non bisogna mai digiunare, mai mangiare frutta acida e mai togliere o andare in carenza da mele rosse (almeno 3 mele rosse al giorno di 2 etti).

Rispettare inoltre il fondamentale ritmo circadiano.

Bisogna inoltre controllare che il ph delle urine non scenda assolutamente mai al di sotto del valore di 7,41, soprattutto il valore della prima urina mattutina. Ovviamente, non deve nemmeno salire troppo, ad esempio sopra il valore di 8.00, dato che anche l’alcalosi è dannosa. Seguendo l’impostazione sostenibile esposta nel sito, comunque, il ph si assesterà gradualmente sul valore fisiologico di 7,41, ma sempre meglio verificare ogni giorno (specialmente al mattino) con un ph-metro, o cartina tornasole, il ph della prima urina.

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Ordunque! Quando una persona è in fase fruttariana sostenibile (provvisoria verso il melarismo, o definitiva, anche se sconsigliato) bisogna che si applichino le impostazioni di base descritte nei seguenti articoli:

il fruttarismo si articola in 3 sotto-fasi alimentari, da attuare in successione, con la durata sempre ideale di un mese l’una:

F1 (Fruttarismo sostenibile 1)

F2 (Fruttarismo sostenibile 2)

-F3 (Fruttarismo sostenibile 3)

 

ATTENZIONE: per chiunque, da qualsiasi fase alimentare parta, è fondamentale misurare i livelli di vitamina B12 e di omocisteina nel sangue per verificare che siano nel range ottimale. Questo perché, se si parte con una riserva bassa di b12 (come spesso accade da veganismi non a impostazione sostenibile MDA, ma anche con fruttarismi non sostenibili che usano molta frutta acida) si faranno tutte le fasi in carenza, ovvero l’organismo riesce a mantenere la riserva di vitamina b12 che aveva dalla fase in cui si è partiti, senza diminuirla mai, perché gli basta quella poca introdotta tramite gli alimenti (se si segue l’impostazione MDA), ma se la riserva con cui si è partiti non bastasse è esattamente come decollare STORTI e continuare a volare STORTI, e l’organismo, anche se riesce comunque a mantenere un equilibrio, verrà danneggiato maggiormente o in misura minore a seconda del livello ematico di B12 e omocisteina del soggetto preso in questione, anche senza sintomi particolari (anche se i danni saranno certamente minori e quasi del tutto irrilevanti rispetto al danno che potrebbe subire un organismo onnariano, visto che l’assetto cardiocircolatorio è completamente diverso in un vegano mda o in un fruttariano). Misurando i valori di b12, omocisteina e acido folico (è fondamentale che tutti e tre questi parametri siano nella norma quando si inizia la transizione da qualsiasi fase si parta, anche dall’onnarismo, visto che anche un onnariano può, oggi sappiamo benissimo, essere carente di B12), se dovessero essere normali, allora si può proseguire nel percorso di disintossicazione; se dovessero essere sballati, allora bisogna o ripartire da una fase onnariana di due mesi circa, o integrare comunque la B12 finché essa non si sia ristabilita (insieme ai valori di omocisteina). Attenzione ancora al fatto di analizzare tutti e tre i valori predetti ovvero B12, B9, e omocisteina , perché non basta avere una b12 nel range per capire se l’organismo è in carenza o meno, il valore indicativo è infatti l’omocisteina (abbinato al valore della b12 e b9). Un fruttariano, partendo da riserve ottimali di b12, non andrà mai in carenza se segue l’impostazione sostenibile indicata nell’articolo relativo in questo sito, anzi manterrà egregiamente l’equilibrio b12-omocisteina (essenziale per la salute anche e specialmente del nostro sistema nervoso). Stessa cosa vale anche per i vegani, ma mentre un fruttariano non potrà mai e poi mai sviluppare una carenza, il vegano deve in questo caso stare più attento a seguire alla lettera le indicazioni alimentari esposte nell’articolo relativo, e muoversi sempre all’interno dei limiti ivi esposti, per evitare di eccedere in apporto proteico, che porterebbe nel tempo, inevitabilmente, alla carenza.

Ovviamente, per chi ha già intrapreso il percorso da tempi più lunghi, valgono le stesse indicazioni, con la fondamentale precisazione però che essendo il corpo ormai disintossicato, (specialmente da quando si è ormai attivato il metabolismo del fruttosio, e quindi in ambito fruttariano; ma anche nel caso di un veganismo, specie se MDA-4, protratto a lungo), non si deve assolutamente tornare indietro dalla fase raggiunta (perché sarebbe eccessivamente dannoso: i danni su un organismo disintossicato sono ovviamente maggiori rispetto a quelli che subisce un organismo assuefatto a una droga), ma bisognerà solo integrare la b12 tramite integratore, finché non si ristabilisca l’equilibrio, appunto.

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