FRUTTARISMO SOSTENIBILE 1 (F1)

Per la comprensione del seguente articolo bisogna prima aver letto con attenzione quelli relativi alle fasi alimentari onnariana MDA-1, vegetariana MDA-2, vegan MDA-3, vegan-crudista MDA-4, e l’articolo introduttivo all’alimentazione fruttariana.

evoluzione

Il fruttarismo sostenibile 1 deve essere effettuato come prima fase fruttariana. L’impostazione giornaliera consta di tre pasti (senza aggiunte) ed è la seguente:

-COLAZIONE:

Farla appena se ne sente il bisogno: una o due mele rosse.

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Mai fare eccezioni a questo tipo di primo pasto; ognuna del peso medio (commerciale) di 2 etti; preferire la varietà Stark. È fondamentale che queste due mele al mattino siano almeno biodinamiche o al limite biologiche, ottime al gusto (segno di buona coltivazione), vanno mangiate a morsi, con la buccia, non tagliate o alterate in alcun modo per innumerevoli motivi sia biochimici che biomeccanici. Infatti, la mela, se tagliata entra immediatamente in ossidazione e numerosissime sostanze vengono inattivate (bisogna capire che la mela è un vero e proprio universo a se stante, alterarla in maniera artificiale comporta gravi danni a tutta la sua struttura organica). D’altro canto, mordere la mela, favorisce un ritorno finalmente all’atto trofico naturale della specie umana, incidendo così in modo enormemente positivo su tutta la sua struttura anche articolare, muscolare e ossea (dall’atm, articolazione temporo-mandibolare, alla cervicale, alla zona lombo-sacrale e a scendere fino alla caviglia), con grandi benefici sulla postura generale. Non mangiare mai i semi e nemmeno masticarli. Come già abbiamo accennato nell’articolo sul ciclo circadiano, la mattina l’organismo umano è in fase catabolica e non bisognerebbe mangiare, ma siccome anche in fase fruttariana 1 e 2 si proviene dalla cena precedente contenente ancora molte tossine aspecifiche, occorre ristabilire un minimo di equilibrio consumando almeno una mela rossa nella mattinata, il prima possibile. Essendo essa anche l’unico frutto ph-inalterante, non aggiungere altro per consentire alle sostanze perfette della mela rossa di agire senza la minima interazione con altre sostanze, e lasciarla lavorare da sola almeno quattro ore prima del pranzo. È indispensabile che sia la prima cosa che entra nello stomaco nella giornata, a stomaco e intestino puliti: questo assicura anche una perfetta assimilazione di tutti i suoi principi nutritivi essenziali e specie-specifici, che gli altri frutti invece non hanno.

-PRANZO:

Frutta dolce, consumare tre tipi di frutta dolce, banane escluse, di quantità a sazietà.

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La motivazione dell’unire nello stesso pasto frutti diversi (mai mangiarne solo uno o due tipi) è stata già spiegata, negli articoli precedenti, ma la ribadiamo (vale anche per la cena ovviamente): quando il cibo è specie-specifico deve essere unico e non mischiato con nient’altro; tuttavia quando si consumano cibi non adatti alla specie in questione, siccome ognuno di essi è biochimicamente sbilanciato per quella specie, è indispensabile unirli nello stesso pasto in modo bilanciato, proprio per attutire i danni di ognuno di questi “cibi” e cercare così di riavvicinarsi il più possibile al bilanciamento nutrizionale del cibo specie-specifico. Questo avviene sempre anche in natura, nel caso in cui una specie animale non sia più all’interno della propria nicchia ecologica specie-specifica e sia quindi costretto a sopravvivere con altro (perché non trova più il suo cibo elettivo).

È ottimo iniziare sempre con mezzo melone, visto che è il frutto dolce meno acidificante; esiste sia la varietà estiva che quella invernale. Poi continuare mangiando altri due tipi di frutto dolce a sazietà, preferendo i migliori in ordine (consultare a proposito la scala di tossicità dei cibi) tipo pesca, kaki, pera, albicocca, uva (ottima quella rossa), fichi, prugne, ciliegie, anguria, mango, papaya…

Solo come eccezione, per pranzo, si può mangiare (non più di due volte a settimana) un’abbondante macedonia di tre frutti dolci a piacere, aggiungendo però in essa anche una mela e, volendo, anche un po’ di centrifugato di mela mischiato bene con il tutto.

Solo nel fruttarismo, a pranzo, la banana non va assunta. Essa è ottima invece per cena perché possiede una configurazione glucidica che determina una digestione, assorbimento e assimilazione lenti (adatti per un sonno veramente riposante e rigenerante) non adatti al pranzo (fruttariano) che ha bisogno, al contrario, di zuccheri veloci.

Non usare mai frutta grassa e/o frutta ortaggio a pranzo né a colazione in quanto contenendo una quantità quasi nulla di zuccheri, oltre che una necessità decisamente maggiore di energia per la digestione, assorbimento e assimilazione, porta a debolezza durante la giornata e ad orario sbagliato ad intossicazione aspecifica continuamente crescente. Frutta ortaggio e grassa a pranzo portano, col tempo, anche a un calo patologico di peso, pur essendo insieme molto calorici, per il mancato rispetto del ciclo circadiano: possono portare addirittura ad acidosi soprattutto mattutina, pur essendo alcalinizzanti! Infatti, se non si rispetta il nostro bioritmo fisiologico si ottiene esattamente l’effetto opposto, dato che si inserisce un carburante in una fase del giorno in cui il corpo è in uno stato del tutto diverso (anche ormonale) da quello in cui si trova la sera.

Come stiamo per vedere, frutta grassa e ortaggio sono invece del tutto indispensabili per la cena, in ambito fruttariano sostenibile.

-CENA:

È il terzo e ultimo pasto: frutta grassa, frutta ortaggio e 1-3 banane:

1) È fondamentale iniziare sempre con un avocado di almeno 3 etti netti (esclusi quindi seme e buccia). Di solito l’avocado è tanto più gustoso quanto la sua buccia è grinzosa e verde scuro (le varietà Hass e Fuerte sono le migliori) ed è mangiabile quando inizia a cedere ad una leggera pressione delle dita su di essa. È molto importante che l’avocado venga consumato nel modo più naturale possibile per evitare la disattivazione di tutti i suoi complessi enzimatici e la sua velocissima ossidazione (tranne la buccia che non è commestibile), e quindi a morsi, dopo aver tagliato fettine longitudinali, sbucciate (con un coltello non ossidante è l’ideale, come quelli in ceramica). Questo inizio di cena nel fruttarismo 1 non va mai modificato.

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Si informa che avocado e olive contengono solo il 14% di grassi, ben quattro volte meno di qualsiasi seme oleoso e quindi sono sempre comunque frutti molto leggeri in quanto contengono il 76% di acqua, sono privi di colesterolo e hanno addirittura la migliore qualità di tutti i tipi di grasso dopo la mela, con un’altissima percentuale di grassi monoinsaturi (soprannominati non a caso “spazzini del sangue” dalla scienza medica). La potenza disintossicante di questi grassi inoltre è aumentata dalla ricchezza di potassio e di antiossidanti complementari presenti anch’essi nei suddetti frutti, che sono indispensabili nel fruttarismo, sia per una sostituzione graduale di tutto l’intossicatissimo tessuto adiposo precedente, sia per una quantità complementare proteica che consente una gradualità fondamentale dall’alimentazione prima condotta (visto anche che già un avocado grande da 3-4 etti contiene circa il quantitativo proteico di mezza bistecca!).

2) Continuare la cena con una delle seguenti alternative, a sazietà:

A) È di grande importanza un piatto misto di pomodori tagliati a pezzetti, cetrioli tagliati a rondelle sottili con tutta la buccia (magari con mandolina), olive nere e verdi denocciolate (in modo da poterle gustare nello stesso boccone senza il problema di togliere il semino) in quantità abbondante: almeno due etti e non più di tre. Aggiungere dai 30g ai 70g massimo (è fondamentale che non siano mai meno di 30 grammi, soprattutto il primo mese, perché l’olio copre il fabbisogno calorico ancora abbastanza alto nel fruttarismo aspecifico sostenibile) di olio d’oliva denocciolato biologico spremuto a freddo. Mescolare bene il tutto;

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L’olio deve necessariamente essere denocciolato, cioè estratto da olive denocciolate: una vera e propria spremuta di polpa d’olive. Gli olii estratti da olive non denocciolate, infatti, contengono tutte le sostanze secondarie tossiche dei semi delle olive (i quali non ci sogneremmo mai di ingerire). É anche importante che quest’olio sia grezzo, cioè non filtrato e almeno biologico (non fidarsi degli olii commerciali delle grandi distribuzioni).

A differenza dell’olio d’oliva non denocciolato, quello denocciolato è anche alcalinizzante, con la sola eccezione di quelli le cui olive sono state raccolte troppo acerbe che però si riconoscono subito dal fatto che “raschiano” molto la gola, con una sensazione di forte bruciore, e quindi da non usare.

B) Solo come eccezione, massimo tre volte a settimana (meglio nel week-end), un’altra ricetta fruttariana non dolce a piacere. In questo modo si ha, nel tempo, una cena anche molto varia, oltre che infinitamente più gustosa (e sempre di più, man mano che le papille gustative si disintossicano e si risvegliano).

Esempi di altri piatti non dolci, fatti sempre al 100% con frutta cruda (anche se nel primo periodo fruttariano, come eccezione, si può mangiare anche frutta scottata) sono gli spaghetti fruttariani di zucchina conditi in innumerevoli modi, le lasagne fruttariane, la pizza fruttariana, la parmigiana fruttariana, il risotto di zucca, crostini fruttariani, involtini fruttariani, panini fruttariani, una grande varietà di minestre e minestroni fruttariani, formaggio fruttariano, hamburger fruttariano, patatine fruttariane, bistecca fruttariana… Tutti ovviamente per l’importantissima gradualità anche psicologica che non va mai sottovalutata dato che il cibo crea un fortissimo legame affettivo (sia la forma, sia il sapore, sia il modo in cui viene fisicamente mangiato). Tutte queste ricette si possono trovare nel testo specie umana P3M (pagina 201), ma anche sul sito cucinabioevolutiva, oltre che nel presente sito.

3)Terminare la cena con 1-3 banane, non meno di una e non più di tre, di circa 120 grammi netti (esclusa la buccia) l’una. Le banane devono essere biologiche.

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La banana è un frutto ottimo per la chiusura della cena fruttariana, in quanto la precedente parte della cena contiene in abbondanza grassi e proteine, ma una scarsa quantità di carboidrati che, invece, specialmente nella configurazione glucidica quantitativa e qualitativa presente solo nella banana, sono necessari sia per un corretto bilanciamento dei predetti nutrienti, sia per la produzione di serotonina. Quest’ultima è proprio il neurotrasmettitore essenziale per un sonno fisiologicamente sano e riposante. Inoltre la banana ha altre proprietà molto importanti:

-la banana, da mangiare solo quando è matura (buccia tutta gialla e puntini tondi neri che hanno fatto la loro comparsa), agevola la digestione dei grassi carpici assunti durante la prima parte della cena.

-come accennavamo, possiede una configurazione glucidica a digestione, assorbimento, ed assimilazione lenti. Questo consente un utilizzo graduale dei glucidi, lungo tutta la nottata, per un risveglio mattutino ancora pieno di energia.

-la banana ha una concentrazione in carboidrati decisamente più alta rispetto agli altri frutti dolci, cosa che consente un bilanciamento proto-lipidico con una quantità decisamente minore di frutta dolce, che a chiusura della cena deve essere il minimo possibile, visto che è leggermente acidificante ed è stata presa già in abbondanza a pranzo.

Se si avessero problemi nella digestione della banana (cosa rara nel fruttarismo) basta controllare che la si stia consumando matura, e masticarla bene a lungo prima di ingoiarla.

Solo come eccezione, massimo tre volte a settimana si può consumare una ricetta fruttariana dolce a piacere, ripetiamo che queste ricette si possono trovare nel testo specie umana P3M (pagina 201), ma anche sul sito cucinabioevolutiva, oltre che nel presente sito.

4) Infine, ovviamente, l’ideale è chiudere la cena con circa mezza mela rossa, o con una meletta rossa piccola. Infatti, la mela a chiusura della cena è del tutto essenziale per l’innesco di una sana fisiologia di tutta la nottata, dato che l’ultima cosa che si consuma nella giornata è decisiva.

FRUTTA ACIDA

Nel fruttarismo sostenibile 1, come in tutti gli altri modelli alimentari, la frutta acida (arance, agrumi restanti, kiwi e ananas) e la frutta essiccata dolce (fichi essiccati, datteri essiccati, uva essiccata eccetera), per la loro estrema tossicità impossibile da tamponare, vanno eliminate. Questi frutti al massimo si possono mangiare solo una volta a settimana come estrema eccezione, in piccolissime quantità, ma solo fino al fruttarismo 1 e solo nel primo mese, per essere poi completamente eliminati. La volta che li si consuma, li si deve mangiare solo ed esclusivamente a cena e mai a stomaco vuoto. La frutta dolce essiccata, se la si vuole mangiare, deve comunque prima essere stata reidratata immergendola in acqua o meglio centrifugato di mela per qualche ora.

ACCORGIMENTI ULTERIORI

-Le mele devono essere sempre croccanti e succose, mai farinose.

-La frutta va mangiata sempre fresca, matura, con tutta la buccia ( quella dei frutti in cui è commestibile).

-Non refrigerare i cibi, se non come eccezione. La frutta, e qualsiasi altro alimento, in frigo subiscono la cosiddetta “cottura inversa”, altrettanto tossica della medesima cottura. A maggior ragione, se si compra frutta probabilmente già conservata in celle frigorifere per la conservazione al fine commerciale, non rimetterla mai in frigo per una seconda volta. Bisogna sempre, ovviamente, cercare il male minore, a seconda delle possibilità di ognuno. La frutta fuori da frigo in genere si conserva bene da sola, anche per 15 giorni, le mele anche per più settimane. In estate, basta conservarla in un luogo lontano dalla luce e più fresco, in casa. L’ideale per rallentare la maturazione è non accumularla tutta insieme, ma distribuirla, e mai conservarla all’interno di sacchetti, ovviamente. (per i danni del cotto visitare l’articolo sul cibo cotto, in cui si accennano)

-L’utilizzo di frutta almeno biologica, meglio se biodinamica, ci consente anche di non lavarla mai (nemmeno con sola acqua) e nemmeno di strofinarla: queste azioni fanno perdere, pure per semplice osmosi, moltissime sostanze preziosissime per la nostra salute e tolgono inoltre la gran parte di vitamina b12 che è presente solo ed esclusivamente sulla superficie esterna della buccia. Tutto questo vale per ogni frutto a buccia commestibile, ma soprattutto per la mela, che ha una buccia biochimicamente specie-specifica per la specie umana.

-Per chi avesse problemi di troppa produzione di urina, anche di notte, è sufficiente aumentare la quantità di frutta essiccata ortaggio come pomodori essiccati, zucchine essiccate, peperoni essiccati, melanzane essiccate, zucca essiccata… Ovviamente senza sale che, portando a bere, aumenta l’uresi. Questa cosa aiuta ad assorbire l’eventuale acqua in eccesso, e a non perdere così sostanze importanti.

-A chi non dovessero piacere alcuni tipi di frutto, ricordarsi di riassaggiarli dopo circa una settimana di fruttarismo senza quel frutto, sia perché a papille più disintossicate piacerà di più, sia perché è essenziale non togliere nessuno dei frutti sostenibili di questa impostazione, l’unica sperimentalmente rivelatasi efficace.

-Il primo mese, le olive vanno bene anche salate, anche perché nel piatto con olio denocciolato, pomodoro, e cetriolo, il sale viene diluito nel sugo che si forma. Però si può sempre togliere mettendo le olive un po’ a bagno dopo averle denocciolate. Un po’ di sale va comunque mantenuto nella prima fase fruttariana, venendo da un’alimentazione molto tossica, si consiglia di diminuirlo via via con gradualità.

 -Per chi dovesse scendere sotto il peso forma ideale, cioè naturale, leggere l’articolo relativo all’aumento di massa corporea nel fruttarismo.

ATTENZIONE: per chiunque, da qualsiasi fase alimentare parta, è fondamentale misurare i livelli di vitamina B12 e di omocisteina nel sangue per verificare che siano nel range ottimale. Questo perché, se si parte con una riserva bassa di b12 (come spesso accade da veganismi non a impostazione sostenibile MDA, ma anche con fruttarismi non sostenibili che usano molta frutta acida) si faranno tutte le fasi in carenza, ovvero l’organismo riesce a mantenere la riserva di vitamina b12 che aveva dalla fase in cui si è partiti, senza diminuirla mai, perché gli basta quella poca introdotta tramite gli alimenti (se si segue l’impostazione MDA), ma se la riserva con cui si è partiti non bastasse è esattamente come decollare STORTI e continuare a volare STORTI, e l’organismo, anche se riesce comunque a mantenere un equilibrio, verrà danneggiato maggiormente o in misura minore a seconda del livello ematico di B12 e omocisteina del soggetto preso in questione, anche senza sintomi particolari (anche se i danni saranno certamente minori e quasi del tutto irrilevanti rispetto al danno che potrebbe subire un organismo onnariano, visto che l’assetto cardiocircolatorio è completamente diverso in un vegano mda o in un fruttariano). Misurando i valori di b12, omocisteina e acido folico (è fondamentale che tutti e tre questi parametri siano nella norma quando si inizia la transizione da qualsiasi fase si parta, anche dall’onnarismo, visto che anche un onnariano può, oggi sappiamo benissimo, essere carente di B12), se dovessero essere normali, allora si può proseguire nel percorso di disintossicazione; se dovessero essere sballati, allora bisogna o ripartire da una fase onnariana di due mesi circa, o integrare comunque la B12 finché essa non si sia ristabilita (insieme ai valori di omocisteina). Attenzione ancora al fatto di analizzare tutti e tre i valori predetti ovvero B12, B9, e omocisteina , perché non basta avere una b12 nel range per capire se l’organismo è in carenza o meno, il valore indicativo è infatti l’omocisteina (abbinato al valore della b12 e b9). Un fruttariano, partendo da riserve ottimali di b12, non andrà mai in carenza se segue l’impostazione sostenibile indicata nell’articolo relativo in questo sito, anzi manterrà egregiamente l’equilibrio b12-omocisteina (essenziale per la salute anche e specialmente del nostro sistema nervoso). Stessa cosa vale anche per i vegani, ma mentre un fruttariano non potrà mai e poi mai sviluppare una carenza, il vegano deve in questo caso stare più attento a seguire alla lettera le indicazioni alimentari esposte nell’articolo relativo, e muoversi sempre all’interno dei limiti ivi esposti, per evitare di eccedere in apporto proteico, che porterebbe nel tempo, inevitabilmente, alla carenza.

Ovviamente, per chi ha già intrapreso il percorso da tempi più lunghi, valgono le stesse indicazioni, con la fondamentale precisazione però che essendo il corpo ormai disintossicato, (specialmente da quando si è ormai attivato il metabolismo del fruttosio, e quindi in ambito fruttariano; ma anche nel caso di un veganismo, specie se MDA-4, protratto a lungo), non si deve assolutamente tornare indietro dalla fase raggiunta (perché sarebbe eccessivamente dannoso: i danni su un organismo disintossicato sono ovviamente maggiori rispetto a quelli che subisce un organismo assuefatto a una droga), ma bisognerà solo integrare la b12 tramite integratore, finché non si ristabilisca l’equilibrio, appunto.

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