COMPARAZIONE ANATOMICA ENTERICA (INTESTINALE) TRA LA SPECIE UMANA E GLI ALTRI MAMMIFERI

Premessa: ogni animale ha un suo cibo elettivo, in presenza del quale non mangia altro, se si trova nel suo ecosistema specie-specifico dove ne trova in abbondanza. Questo fenomeno naturale e semplicissimo si chiama monotrofismo. Ogni sistema materiale organico eterotrofo, infatti, si è evoluto (“a impronta”) e continua a farlo, in base principalmente ad un unico fattore determinante, che ne plasma la struttura sia fisiologica, sia anatomica, sia biochimica: il fattore trofico. Ogni animale infatti, assume nel corso dei milioni di anni una forma, anche organica, in base alle funzioni da svolgere all’interno di un ambiente particolare, per procurarsi cibo e quindi sopravvivere, per quanto possibile, con il minimo spreco di forze e la massima salute e longevità possibile (questo per il principio della minima energia). In assenza di quel cibo elettivo, ogni organismo cede a una condizione pluritrofica necessaria, di adattamento negativo, o di riadattamento ad altro cibo, per non morire di fame (con conseguenze nefaste sulla propria salute): proprio come i bonobo, a causa delle condizioni estreme di carenza del loro cibo specie-specifico (frutta) antropicamente indotte per la massiccia distruzione delle foreste, si trovano addirittura costretti, a volte, a cacciare in branco piccolissimi mammiferi. Bisogna tenere presente che nella fascia intertropicale (dove siamo nati e cresciuti anche noi specie umana, oltre che tutti i primati e primati antropomorfi come i sopracitati bonobo, che condividono con noi il 99% del corredo genetico) gli alberi fruttiferi fruttificano anche in continuazione, con poche oscillazioni durante l’intero anno: nella fascia intertropicale non solo non esiste l’inverno, e quindi la cessazione forzata di produzione di frutta per molte specie autotrofe fruttifere, ma addirittura è sempre eternamente estate. Del monotrofismo e di specie-specificità si parlerà comunque meglio in altri articoli più approfonditi. Il presunto onnivorismo, in sintesi, non esiste in natura: non possono esistere animali “onnivori”, ma solo specializzati, e in adattamento negativo pluritrofico (non salutare).

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Se si comparano gli intestini delle varie specie animali si riscontra che, mediamente:

-gli animali carnivori presentano un intestino pari a tre volte la lunghezza del loro tronco: cortissimo, perché la carne deve uscire velocemente prima che vada in putrefazione.

-Gli animali erbivori presentano un intestino di una lunghezza addirittura pari a 24 volte la lunghezza del loro tronco: la digestione iniziale e degradazione di molecole complesse come la cellulosa (digeribile tra l’altro grazie ad un enzima: la cellulasi, che la specie umana non ha) richiede anche una superficie e lunghezza enterica estremamente accentuata.

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-Gli animali fruttivori presentano un intestino di una lunghezza intermedia, pari a 13 volte la lunghezza del loro tronco: la frutta, per minima quantità proteica, non va né in putrefazione, situazione fisiologica che non richiede un intestino cortissimo come il carnivoro, né contiene alte percentuali di cellulosa, la quale nel fruttivoro serve unicamente come fibra indigesta principalmente peristaltica: situazione fisiologica che non richiede un intestino lunghissimo come quello dell’erbivoro.

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Ora, la specie umana presenta un intestino di una lunghezza pari esattamente a 13 volte la lunghezza del suo tronco, perfettamente come l’intestino degli animali fruttivori. Quindi, anche a livello enterico, la specie umana ha una struttura perfettamente fruttivora.

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