Coraggio!

Vogliamo volare via.

Mettere le ali, liberare ogni ostruzione cellula-mondo, materia barionica-materia non barionica, salutare i dannati e andare dagli dei.

Là dove non esistono le stagioni, dove non esiste il tempo, la paura, o la speranza.

Stare già lì da qui.

Il sole è grande 1700 volte meno di UY Scuti. Esistono infiniti mondi, con infinite possibilità di vita. Liberiamoci dalle nostre catene antropocentriche, dai nostri folli timori, e puntiamo in alto, verso la vetta più alta, senza alcun indugio. Puntare sempre al massimo, perché anche quando si punti di solo un minimo al di sotto del massimo, non si ottiene neanche quello. Il massimo, infatti, è banalmente il normale per la nostra evolutissima specie. La norma è la felicità. Poi, una volta in vetta, se ne scoprono infatti di ulteriori, una volta assunta la nuova prospettiva più ampia, una volta ascesi a livelli dimensionali più profondi… nuove vette, nuovi giochi, nuovi sorrisi e orgasmi!

Le catene mentali sono enormemente limitanti. L’uomo in realtà non ha limiti, il suo unico limite è se stesso, che si auto-impone un inferno che gli calza davvero stretto e si rivela del tutto fallimentare, come hanno ampiamente dimostrato questi tetri secoli. Il sole è tramontato, all’alba vedrete chi non avrà più voglia di mangiare né bere, e non ne avrà più bisogno. Vedrete angeli autotrofi librarsi in cielo e babilonia crollare miseramente da dove si era eretta tracotante. Fra qualche anno il dragone e la pantera, l’ultimo impero riveleranno la loro iniquità intrinseca e periranno, o si convertiranno in ginocchio, piangenti, di fronte alla luce; ma anche loro verranno perdonati.

Anche loro saggeranno l’amrita, verranno curati dal grido “vieni!”, e non si vergogneranno più dei loro corpi nudi. Cesserà l’era delle sanguisughe, dei mangiatori di cadaveri, dei ladri di energia di altri organismi, dei sanguinari e degli stolti, dei lattanti bebè di mamma-mercato-vetrina; per far posto all’era creativa. Demiurghi giocheranno ancora ovunque, in modi ancora superiori a 3 milioni di anni fa, e si avrà accesso a quello che la natura ha sempre trattenuto, celato, a causa dei nostri metodi primitivi d’indagine violenta. I palmi, con nuovo e sollevante approccio, si apriranno finalmente per lasciar cadere il vento, i frutti, i fiori del Nuovo Mondo spalancato. Si avranno le chiavi di lettura dei meccanismi evolutivi simbiotici, interconnessi, armonizzati col tutto. Già è crollata la scienza particellare atomistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg ha rivelato la fallibilità dell’indagine violentante, sappiamo che l’atomo è un universo di campi di forze inevitabilmente interelazionato con il tutto, e continuamente determinato dal contesto in cui si trova. La scienza dello spirito ha già alzato il suo canto, abbattendo l’urlo minimizzante della scienza della natura. L’approccio causalistico è errato : le cose hanno senso e possono essere indagate solo in maniera olistica, in modo sempre connesso con tutto il resto, nel loro contesto. Il riduzionismo dei parzialismi ha rivelato il suo enorme handicap, il settorismo universitario ha già capitombolato e solo meri zombie senza eros se ne fanno ormai portavoce. L’incrocio delle discipline scientifiche darà e sta già dando risultati avanzatissimi, o primordiali, o semplici, che significa geniali.

L’unione delle parti genera un tutto in contrasto totale con il significato della parte stessa: è esattamente per questo motivo che chi ha già squarciato il proprio velo di Maya viene additato come eretico e anti-scientifico da settoristici e minimizzati, auto-microscopicizzati medici, avvocati, “esperti” del dettaglio.

Già una sfera nel cielo si fa ben luminescente, ed essa è la divinità che torna in contatto con noi, che riunifica la letteratura, la filosofia, la medicina, la ricerca scientifica e l’arte e la musica insieme, perché separate non erano altro che pecore smarrite. La dea sta scendendo a svelare il cielo, purgarlo dalla nebbia distraente, spegnere tutti i jest dei demoni carcerari e ricollegare i nostri apparati al cosmo, per mezzo del Prana.

Vogliamo tornare a mettere le ali, ad ammettere di amarci. Vogliamo tornare a guardarci piangere, ridere, baciare e fare l’amore senza vergogna alcuna, con altisonante fierezza e coraggioso uber.

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