MELARISMO SALUTARE 1 (M1)

Per la comprensione del seguente articolo bisogna prima aver letto con attenzione quelli relativi alle fasi alimentari onnariana MDA-1, vegetariana MDA-2, vegan MDA-3, vegan-crudista MDA-4, l’articolo introduttivo all’alimentazione fruttariana e la fase alimentare F1, la fase alimentare F2, ed -F3 (Fruttarismo sostenibile 3); l’articolo introduttivo all’alimentazione naturale melariana.

evoluzione

Il melarismo ideale è certamente costituito dal consumo di sole mele fresche. Tuttavia, dato che si proviene da un’alimentazione troppo concentrata, abbiamo bisogno di una fase iniziale di melarismo in cui si consumano anche mele essiccate, le quali, a parità di peso, contengono infatti oltre ben 10 volte più principi nutritivi che da fresche. Queste consentono dunque una diminuzione molto più graduale della quantità di nutrienti, dando la possibilità all’organismo di un riassestamento generale verso l’unico metabolismo adatto alla nostra specie. Le mele essiccate sono importantissime in questa fase, perché sono anche l’unico mezzo che consente di mantenere il peso corporeo costante anche nella prima fase melariana, determinando, allo stesso tempo, pure un’ottima pulizia finale dell’intero intestino, tramite una quantità di fibre specie-specifiche oltre 10 volte superiore a quella delle mele fresche. Il risultato sarà una disintossicazione molto veloce, via via con sensazioni di benessere mai provate nella vita.

È importante sottolineare che mentre, come abbiamo detto nei relativi articoli, nel fruttarismo sostenibile la frutta essiccata dolce va gradualmente eliminata (comprese le mele essiccate) sia perché decisamente acidificante, sia perché determina iperglicemia, nel melarismo (solo per quanto riguarda le mele, ovviamente), questi due aspetti negativi sono quasi annullati, in quanto l’acidificazione dipende principalmente dall’assenza di acqua. Ma consumando solo mele, quelle essiccate riprendono immediatamente quasi tutta la loro acqua (deve essere necessariamente quella fisiologica delle mele stesse), col metodo che stiamo per descrivere.

In questa fase fondamentale (mai avere fretta, sennò si perde molto peso), il consumo di mele essiccate aiuta specialmente il nostro organismo a conservare la preziosa acqua delle mele fresche che, solo nella prima fase di melarismo, ed essendo abituato ai cibi molto più concentrati della fase fruttariana, il nostro corpo tende a perdere tramite le urine. Nel modo appena esposto, siccome diamo al nostro organismo finalmente la possibilità di un riassetto graduale della propria fisiologia su un metabolismo basale naturale, cioè minimo (quindi a massima efficienza), il nostro corpo non solo non perde peso (può togliere solo una certa quantità di tossine residue) ma addirittura acquista, nel tempo, una massa muscolare più solida e sempre più scolpita.

Proveniendo da un’impostazione giornaliera (anche fruttariana) a tre pasti, il melarismo 1 ha un’importante impostazione giornaliera a due pasti, che possiede anche quella gradualità necessaria per poter passare all’impostazione giornaliera di base del melarismo, che è quella, come vedremo nel relativo articolo, monopasto del melarismo 2.

Accorgimenti ulteriori:

-È essenziale che le mele siano almeno biodinamiche, o come minimo biologiche, e ottime al gusto, segno anche di buona coltivazione.

-La colazione, nel melarismo, si deve finalmente eliminare, anche in quanto nel nostro organismo non è più presente la grande quantità di tossine aspecifiche derivanti dalla cena, pure fruttariana.

Il melarismo 1 ha la seguente impostazione giornaliera a due pasti (senza aggiunte):

-PRANZO

(comunque primo pasto, l’ideale è intorno alle 13):

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1 mela rossa stark, 1 mela rossa royal gala, 1 mela rossa stark. Nell’ordine in cui sono scritte. Quindi in tutto 3 mele, ognuna del peso di 2 etti circa, fino a poco meno o poco più a seconda della propria statura. Vanno consumate tutte e tre, non tagliate, a morsi e con tutta la buccia. Mai mangiare i semi, e mai neanche masticarli.

-CENA

(comunque secondo pasto, l’ideale è intorno alle ore 20): è costituita da 4 parti, da consumare in questo ordine:

Antipasto: 1 mela rossa Stark (con gli stessi dettagli di quella del pranzo, meglio con un peso un po’ maggiore);

Primo: 0,80 etti di mele essiccate, le prime (le più morbide fra tutte quelle essiccate), si possono mangiare direttamente così (ma non troppe), poi mescolare le altre, per reidratarle, in 4 etti di frullato di mele, nello stesso piatto. È importante che almeno le mele essiccate siano della varietà stark, anche se sarebbe meglio che lo fossero tutte (e tutte comunque devono essere rosse, mai gialle o verdi), per lasciare del tutto invariato il pH ematico al valore fisiologico di 7,41, e quindi non usurare il corpo.

Secondo: 0,70 etti di mele essiccate, consumate reidratate, mescolando bene il tutto con 3 etti di centrifugato di mele rosse stark, nello stesso piatto.

Terzo: chiudere con una seconda mela fresca, più piccola di quella dell’antipasto. Stavolta questa di varietà a piacere, anche verde o gialla (seppur sconsigliate).

Pratica melariana: dettagli fondamentali

-Come predetto, che le mele siano almeno biodinamiche (o, al limite, biologiche);

-Iniziare sempre, sia nella giornata, che nel singolo pasto, con la mela rossa della varietà Stark. Bisogna trovare quelle più buone al gusto, che è segno anche di buona coltivazione, in quanto, essendo essa l’unica adatta alla nostra specie, e quindi l’unica completa, ci assicuriamo tutte le sostanze che ci servono nella giornata;

-In ogni caso, preferire sempre assolutamente le mele rosse. Poi, solo come eccezione, nell’ordine, gialle, e, per ultimo, le verdi, le quali entrambe hanno sostanze meno specie-specifiche per l’uomo, oltre che essere leggermente acidificanti;

-Non lavarle o strofinarle mai, come accennato in altri articoli del sito, sia per non diminuire la vitamina B12 (di cui si parla nell’articolo sull’impostazione alimentare MDA-3) , sia per non espellere, anche per semplice osmosi, numerosissime e preziosissime sostanze essenziali pure per la funzionalità delle altre sostanze contenute nella polpa;

-Non sbucciarle assolutamente mai: la buccia della mela contiene oltre il 70% delle vitamine dell’intero frutto, oltre che, proprio la superficie esterna della buccia, essere l’unica zona di presenza della vitamina B12;

-Non tagliarla o modificarla in nessun modo (ad esempio, con coltello, frullatore, centrifuga e analoghi), unica eccezione per la cena del melarismo 1, esclusa cottura ovviamente. Tutto ciò per non rompere le fibre, alterare l’equilibrio biochimico a cominciare dall’ossidazione molecolare, o, tramite il contatto col metallo, provocare la disattivazione di innumerevoli complessi enzimatici, o addirittura tramite cottura modificare irreversibilmente tutte le strutture molecolari a cominciare dalle vitamine termolabili.

-Mangiarle sempre semplicemente a morsi, il che, oltre che a irrobustire i denti e le gengive, fa entrare immediatamente in contatto le numerosissime sostanze della mela con la ptialina e tutti gli altri composti della saliva, consentendone l’utilizzo. (Unica eccezione: la parte di cena del melarismo 1);

-Il torsolo della mela non va assolutamente mangiato perché contiene sostanze leggermente tossiche, ed è un chiaro messaggio della natura che ci si sta avvicinando troppo ai semi, che la pianta deve ovviamente proteggere con la massima cautela. Esso va naturalmente gettato (possibilmente, come per tutti i semi, per almeno dare loro la possibilità di vita, su di un prato);

-Assolutamente mai mangiare o masticare i semi della mela (come di qualsiasi altro frutto) in quanto sono molto tossici, anche perché contengono acido cianidrico. Il melo difende così i suoi “cuccioli” di melo, i semi.

Basta, cioè, solo un po’ di buon senso.

ATTENZIONE: per chiunque, da qualsiasi fase alimentare parta, è fondamentale misurare i livelli di vitamina B12 e di omocisteina nel sangue per verificare che siano nel range ottimale. Questo perché, se si parte con una riserva bassa di b12 (come spesso accade da veganismi non a impostazione sostenibile MDA, ma anche con fruttarismi non sostenibili che usano molta frutta acida) si faranno tutte le fasi in carenza, ovvero l’organismo riesce a mantenere la riserva di vitamina b12 che aveva dalla fase in cui si è partiti, senza diminuirla mai, perché gli basta quella poca introdotta tramite gli alimenti (se si segue l’impostazione MDA), ma se la riserva con cui si è partiti non bastasse è esattamente come decollare STORTI e continuare a volare STORTI, e l’organismo, anche se riesce comunque a mantenere un equilibrio, verrà danneggiato maggiormente o in misura minore a seconda del livello ematico di B12 e omocisteina del soggetto preso in questione, anche senza sintomi particolari (anche se i danni saranno certamente minori e quasi del tutto irrilevanti rispetto al danno che potrebbe subire un organismo onnariano, visto che l’assetto cardiocircolatorio è completamente diverso in un vegano mda o in un fruttariano). Misurando i valori di b12, omocisteina e acido folico (è fondamentale che tutti e tre questi parametri siano nella norma quando si inizia la transizione da qualsiasi fase si parta, anche dall’onnarismo, visto che anche un onnariano può, oggi sappiamo benissimo, essere carente di B12), se dovessero essere normali, allora si può proseguire nel percorso di disintossicazione; se dovessero essere sballati, allora bisogna o ripartire da una fase onnariana di due mesi circa, o integrare comunque la B12 finché essa non si sia ristabilita (insieme ai valori di omocisteina). Attenzione ancora al fatto di analizzare tutti e tre i valori predetti ovvero B12, B9, e omocisteina , perché non basta avere una b12 nel range per capire se l’organismo è in carenza o meno, il valore indicativo è infatti l’omocisteina (abbinato al valore della b12 e b9). Un fruttariano, partendo da riserve ottimali di b12, non andrà mai in carenza se segue l’impostazione sostenibile indicata nell’articolo relativo in questo sito, anzi manterrà egregiamente l’equilibrio b12-omocisteina (essenziale per la salute anche e specialmente del nostro sistema nervoso). Stessa cosa vale anche per i vegani, ma mentre un fruttariano non potrà mai e poi mai sviluppare una carenza, il vegano deve in questo caso stare più attento a seguire alla lettera le indicazioni alimentari esposte nell’articolo relativo, e muoversi sempre all’interno dei limiti ivi esposti, per evitare di eccedere in apporto proteico, che porterebbe nel tempo, inevitabilmente, alla carenza.

Ovviamente, per chi ha già intrapreso il percorso da tempi più lunghi, valgono le stesse indicazioni, con la fondamentale precisazione però che essendo il corpo ormai disintossicato, (specialmente da quando si è ormai attivato il metabolismo del fruttosio, e quindi in ambito fruttariano; ma anche nel caso di un veganismo, specie se MDA-4, protratto a lungo), non si deve assolutamente tornare indietro dalla fase raggiunta (perché sarebbe eccessivamente dannoso: i danni su un organismo disintossicato sono ovviamente maggiori rispetto a quelli che subisce un organismo assuefatto a una droga), ma bisognerà solo integrare la b12 tramite integratore, finché non si ristabilisca l’equilibrio, appunto.

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