Vita tua, vita mea

Lo stress non può favorire il progresso, l’evoluzione. Una persona inizia a crescere, maturare, acquisire competenze solo se si sente tranquilla, amata, non continuamente pressata e costretta a ritmi folli e innaturali. Oggi tutti ci guardiamo con ostilità, trasmettendoci odio, invidia, in costante competizione. Questo assurdo clima non ci permette di sviluppare una buona personalità, e quindi una buona memoria e una buona salute. Viviamo in apnea, nella paura dell’altro competitor, perfino in famiglia. Facciamo di tutto per ostacolare, con atteggiamenti puerili, il naturale corso dell’esistenza altrui, impediamo, soffochiamo il più possibile perché si ha il mostruoso pregiudizio del “mors tua vita mea”. Abitiamo l’incertezza sul nostro presente e sul nostro futuro, frequentiamo corsi che concentrano enormi moli di informazioni da ingurgitare in tempi come minimo dimezzati rispetto a quelli che richiederebbero. Se ci fermassimo un attimo a riflettere, magari passeggiando in un bosco, o su una spiaggia, o in posti simili, ricorderemmo che il segreto della bellezza, della salute, e della longevità non sta nell’accumulo forsennato e nella lotta continua, questo atteggiamento è infatti tipico degli animali meno longevi e più primitivi e stupidi: i predatori. Il segreto della felicità non è affatto avere tanto, ma avere il minimo, giorno per giorno, e valorizzarlo al massimo, con lentezza. Le piante che ricevono troppo concime , che vengono potate, che vengono innestate, modificate, medicate, cresceranno troppo velocemente e male, fruttificheranno troppo presto, saranno deboli, vivranno poco e daranno frutti insapori. Viceversa, se una pianta cresce col suo ritmo naturale, “costruirà” lentamente una rigogliosità e una possenza e una longevità massime, e anche se fruttificherà molto tardi, quei frutti saranno speciali. Noi cresciamo col fucile puntato in piena faccia, siamo una specie che, per sua natura quasi divina, dovrebbe avere lo sviluppo più lento (e quindi più perfezionato in assoluto) rispetto a qualsiasi altra terrestre, e invece siamo costretti ad accelerare tale percorso, con nefaste e ovvie conseguenze in ogni dimensione della nostra esistenza. Una vita serena, cooperativa, sinergica che prendesse in esempio quella delle piante, degli animali pacifici non predatori come i primati frugivoro-fruttivori (famiglia alla quale apparteniamo guarda caso anche noi) ci permetterebbe di ritrovare noi stessi e di ripristinare quello che ormai abbiamo perso: l’assetto normale del nostro cervello, in una parola la felicità.

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