CEREALI, LEGUMI, SEMI OLEOSI E ANALOGHI

Analisi fisiologica comparativa delle componenti ecosistemiche trofo-aspecifiche (il cosiddetto “cibo”): i cosiddetti “prodotti vegetali” (diversi da mela, e da frutta). Fisiologia comparata e finalità biologica di strutture vegetali: finalità biologica della frutta e finalità biologica dei semi

Per la comprensione di questo articolo, leggere quello introduttivo alla fisiologia comparata applicata alla specie umana.

Vediamo ora, perché, tramite specialmente la fisiologia comparata, qualsiasi altra fonte vegetale diversa da frutta [i cosiddetti “semi” (per esempio legumi, cereali, semi oleosi, eccetera) e le cosiddette “verdure” (per esempio radici, fusti, foglie, fiori, ecc.)], non è, nemmeno molto lontanamente, nutrizionalmente compatibile con la fisiologia della nostra specie.

E’ molto semplice: mentre il frutto ha una finalità biologica solo ed esclusivamente alimentare, cioè il frutto è progettato dalla natura solo ed esclusivamente per essere mangiato (dal relativo animale specie-specifico)*, il seme (essendo il figlio della pianta, la quale spende la quantità di energia massima di tutta la sua fisiologia per produrlo), esattamente al contrario, ha una finalità biologica solo ed esclusivamente riproduttiva, cioè il seme serve alla pianta solo ed esclusivamente per riprodursi.

Proprio per questo motivo, come spiegheremo in altri articoli relativi alla sofferenza e coscienza degli organismi vegetali, la pianta madre è talmente “terrorizzata” che qualcuno possa uccidere i suoi figli (semi), che li riempie delle famosi metaboliti secondari (specialmente quelli cosiddetti, non a caso, “killer”) che sono la categoria di sostanze biochimiche tra le più tossiche in assoluto che esistono in natura, e che sono dette “secondarie (killer)” proprio perché non partecipano alla fisiologia normale (primaria) della pianta, ma sono prodotte da essa solo ed esclusivamente con l’unico e preciso scopo di uccidere (o come minimo danneggiare di molto, a lungo andare) l’eventuale animale, compreso l’uomo, che si azzardasse minimamente a mangiarne.

Questo vale, certamente, per tutti i semi, compresi ovviamente tutti i legumi (come fagioli, lenticchie, ecc. che sono i semi i più tossici in assoluto, non solo dal punto di vista delle sostanze secondarie ma, tra l’altro, anche per la quantità disastrosa, soprattutto per la nostra specie, di proteine), tutti i cereali (da cui anche pasta, pane, pizza, riso, ecc.), ancora molto tossici sia a livello di sostanze secondarie, sia per la quantità enormemente eccessiva del carboidrato meno adatto in assoluto alla nostra specie, cioè l‘amido, come si vedrà meglio nella sezione relativa alla scienza della nutrizione moderna, e tutti i semi oleosi (come noci, mandorle, arachidi, pistacchi, nocciole, ecc. molto tossici non solo a livello di sostanze secondarie, non solo per la quantità disastrosa per la nostra specie di proteine, ma , tra l’altro, anche per la quantità talmente eccessiva di grassi che addirittura non si riscontra in nessun altro “alimento”, nemmeno di origine animale, come vedremo meglio ancora nella predetta sezione).

Cereali e legumi (e semi analoghi) sono al limite “cibo” per uccelli granivori, ad esempio, cibo per galline, non per la specie umana, che ha una struttura digerente, sia anatomica che fisiologica, addirittura del tutto opposta:

Le uniche specie animali che riescono, anche se molto parzialmente, ad attutire l’impatto violentissimo delle sostanze secondarie (l’animale, compreso l’uomo, se ne accorge poco nell’immediato, ma le sue cellule moltissimo, e, specialmente alla lunga, si riscontrano gli effetti patologici, ben analizzati nella sezione relativa alla medicina cuvieriana moderna) e delle altre caratteristiche estremamente negative dei semi a livello nutrizionale, sono, ad esempio, gli uccelli granivori (da “granum”, inteso come cereale o seme analogo, tipo anche legume, ecc.), che, però, hanno una struttura digerente anatomicamente e fisiologicamente non solo estremamente diversa dalla nostra specie, ma addirittura del tutto opposta:

innanzi tutto non hanno una dentatura, infatti essi afferrano il chicco (il seme) col loro becco, e lo deglutiscono intero. Subito dopo, ogni seme deve passare attraverso una sacca esofagea, l’ingluvie (che, ovviamente, noi non abbiamo), per subire tutta la prima fase, biochimicamente e fisiologicamente molto complessa, della digestione. Lo stomaco, poi, ha una struttura, sia anatomica che fisiologica, ancora totalmente diversa da quello della nostra specie: è composto addirittura di due settori totalmente separati e molto diversi tra loro; la prima è il proventriglio (è una sorta di sacca pregastrica, che noi non abbiamo), dove il seme deve subire una seconda e maggiormente complessa fase della digestione.

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Gli uccelli granivori sono in grado, poi, col il loro stesso secondo e complesso settore dello stomaco, il ventriglio, visto che esso è dotato anche di una muscolatura estremamente potente (che, ancora una volta, noi non abbiamo), e grazie, inoltre, a persino dei piccoli sassi che ingeriscono appositamente, di frantumare ed addirittura macinare il chicco, e, successivamente, iniziare una terza ed ancora più fisiologicamente complessa fase della digestione, tramite anche l’azione particolare di un sistema enzimatico molto specifico.

Dopo queste, che sono solamente alcune delle enormi differenze tra un sistema digerente adatto ai semi e quello della specie umana, come fase successiva, il seme, così modificato, deve passare attraverso una struttura enterica ancora estremamente differente, ad esempio:

l’intestino ha mediamente una lunghezza di appena 6 volte la lunghezza del tronco (addirittura meno della metà di quella dell’uomo, visto che anche i residui digestivi dei semi devono uscire velocemente dall’organismo per evitare sia fermentazione che putrefazione);

all’inizio dell’intestino terminale si trovano due ciechi laterali e persino molto sviluppati (che noi non abbiamo), con funzioni molto specifiche per le ulteriori fasi molto complesse della digestione dei semi;

all’ultimo tratto dell’intestino è annesso anche un organo molto peculiare della digestione dei semi, la borsa di Fabrizio (che noi non abbiamo), che ha una natura linfoide del tutto diversa da quella della specie umana.

Le enormi differenze continuano, poi, dallo stesso intestino fino a tutti gli altri organi e settori anatomo-fisiologici del sistema digerente, come nel fegato, nella cistifellea, e così via.

Ma, come accennavamo, questi sono solo alcuni cenni delle enormi differenze tra un sistema digerente adatto ai semi (legumi, cereali, ecc.) e quello della specie umana (opposto).

Dunque, i cereali (da cui anche pasta, pane , ecc.), i legumi, ecc. sono al limite “cibo” per uccelli granivori, ad esempio, “cibo” per galline, e non per la specie umana.

Tentativo disperato e conclusivamente patologico della specie umana di “alimentarsi” con il “cibo” per galline (semi):

I-cereali-integrali-proteggono-dalle-malattie-cardiache

Che la specie umana sia assolutamente inadatta ai semi, che, al limite, sono un “cibo” per galline, è anche assolutamente evidente: infatti, noi, se proviamo a masticare, ad esempio, un chicco di grano rischiamo immediatamente di spaccarci un dente (questo è già un chiarissimo messaggio della natura per dirci che non è adatto alla nostra specie), per cui non potendo masticarlo dobbiamo faticosissimamente progettare e poi costruire potenti macchinari per macinarlo, distruggendo completamente, tra l’altro, tutte le fibre; ma anche così non riusciamo a mangiarlo, perché la farina cruda è del tutto insapore e anzi disgustosa (visto che la nostra papilla gustativa, specialmente disintossicata, è neuro-fisiologicamente adatta solo alla frutta).

Dobbiamo, allora, anche addirittura cuocerla, alterando così ulteriormente l’intera sua struttura biochimica, distruggendo, tra l’altro, tutte le molecole termolabili, ma anche così la farina cotta e basta, se proviamo a mangiarla ci fa ancora schifo, sempre semplicemente perché la nostra papilla gustativa è progettata esclusivamente per la frutta, e, quindi, per riuscire ad inghiottire quell’ormai mucchio di sostanze sempre più tossiche, dobbiamo riuscire ad ingannare la nostra papilla gustativa di fruttivoro e, di conseguenza, dobbiamo, come unica possibilità, circondarlo di frutta, e cioè condirlo con i condimenti classici [ad esempio, olio (che è un frutto, l’oliva), pomodoro (che è un frutto), ecc.], e solo allora, finalmente, riusciamo ad inghiottire il chicco di grano iniziale.

Quando però, tra l’altro, le sue sostanze entrano in circolo ed arrivano alla cellula, essendo quest’ultima appartenente ad una specie fruttivora, essa non le riconosce e quindi verrà solo estremamente intossicata aspecificamente, e col tempo l’accumulo di tossine aspecifiche porta a tutte le possibili patologie.

Qualsiasi “cibo” cotto è fortemente tossico: una delle prove scientifiche più dirette è che provoca anche la leucocitosi digestiva. In natura non esiste assolutamente il cibo cotto, infatti, siamo l’unico animale che cuoce i cibi.

Tra l’altro, è fondamentale notare che qualsiasi cibo cotto provoca la famosa leucocitosi digestiva, una reazione difensiva del sistema immunitario del nostro organismo, in quanto la molecola cotta (avendo una struttura ormai biofisicamente decisamente modificata) viene sempre riconosciuta addirittura come corpo estraneo e tossico per l’organismo stesso, dimostrando che comunque il cibo cotto (di qualsiasi tipo) è sempre un elemento fortemente tossico, un nemico per l’intero organismo.

D’altronde era anche ovvio, perché in natura non esiste assolutamente il cibo cotto, infatti, siamo l’unico animale che cuoce i cibi*(2).

Quindi, anche solo il fatto che una cosa deve essere necessariamente cotta per essere mangiata, significa chiaramente che non è adatta alla nostra specie.

I semi oleosi (come noci, nocciole, ecc.), (e semi analoghi), sono al limite “cibo” per animali semivori (roditori), ad esempio, cibo per scoiattoli, ed assolutamente non per la specie umana, che ha una struttura digerente, sia anatomica che fisiologica, ancora una volta del tutto opposta

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L’analogo degli uccelli granivori, cioè come uniche specie animali che riescono, anche se molto parzialmente, ad attutire l’impatto violentissimo delle sostanze secondarie (si deve sottolineare che l’animale, compreso l’uomo, se ne accorge poco nell’immediato, ma le sue cellule moltissimo, e, specialmente alla lunga, si riscontrano gli effetti patologici) e delle altre caratteristiche estremamente negative dei semi a livello nutrizionale, sono, nel campo dei semi oleosi (o analoghi), gli animali semivori (da “semen“= seme, inteso come seme oleoso, come noci, nocciole, mandorle, ecc., o seme analogo)*(3), detti anche “roditori” (da “radere”, che significa raschiare, procedura biomeccanica alternata che usano per rompere i gusci dei semi), che, però, (anch’essi, ovviamente con dettagli diversi) hanno una struttura digerente anatomicamente e fisiologicamente opposta alla nostra.

Innanzi tutto la dentatura ha ancora persino una impostazione di base che è proprio diametralmente opposta (sempre ovviamente su altri dettagli rispetto alle altre dentature) alla dentatura bunodonta fruttivora della specie umana: gli animali semivori (roditori) hanno, infatti, una dentatura scalprodonta (da “scalprum”= scalpello, cioè con le cuspidi generali e delle corone dentarie a forma proprio di scalpello ed addirittura affilatissimo, a cominciare dagli incisivi enormi e, appunto, affilatissimi, fino ai molari con corona dotata di cuspidi a creste trasversali, la cui funzionalità anatomica è perfetta proprio, rispettivamente, per spaccare il guscio durissimo dei semi oleosi, e, poi, per triturare i semi fino a minutissimi frammenti, cioè letteralmente polverizzarli).

Rispetto alla dentatura ed all’intero sistema digerente della specie umana, c’è una differenza totale ed assoluta, addirittura su ogni singolo dettaglio, ad esempio:

gli incisivi sono a crescita continua, proprio per contrastare l’enorme usura dovuta proprio all’azione biomeccanica di raschiatura che devono effettuare per rompere il guscio durissimo dei semi oleosi;

assenza assoluta dei canini (addirittura senza nessuna eccezione in tutti gli animali semivori). Questo parametro anatomico è fondamentale, in quanto conferma ancora una volta che nessuna specie animale al mondo adatta alla nutrizione di qualsiasi tipo di seme possiede canini (a cominciare, appunto, dagli animali semivori, fino agli uccelli granivori, che non hanno addirittura una dentatura). Quindi, proprio il dato di fatto che la specie umana possiede canini (per di più bunodonti, cioè specializzati per l’azione biomeccanica sulla configurazione strutturale di un frutto particolare), è una delle prove scientifiche fondanti nel campo dell’anatomia comparata, che l’uomo è una specie animale del tutto non adatta ai semi (di qualsiasi tipo, dai legumi, ai cereali, ai semi oleosi, ecc.).

-la mascella è strutturata per basculazione masticatoria accentuata e longitudinale

(proprio in maniera opposta alla specie umana, in cui la mascella è strutturata per una basculazione masticatoria che non solo è leggerissima ma è assolutamente laterale, addirittura con oscillazione a 90 gradi rispetto l’asse longitudinale) proprio per permettere ai molari scalprodonti (e non bunodonti come quelli umani), e specialmente alle cuspidi a creste trasversali, di procedere con un’azione biomeccanica sulla struttura del seme che consente la sua indispensabile persino polverizzazione;

-(sempre in maniera del tutto opposta a quella umana), la muscolatura relativa a tutto l’apparato masticatorio è potentissima (specialmente il massetere);

-ecc.

La differenza in opposizione addirittura totale, sia dal punto di vista anatomico che fisiologico si verifica, poi, persino con la restante struttura dell’intero sistema digerente.

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Dunque, i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle, ecc.) sono al limite “cibo” per animali semivori, ad esempio, “cibo” per scoiattoli, e non per la specie umana, che ha una struttura digerente, sia anatomica che fisiologica, addirittura del tutto opposta, non solo fino al minimo dettaglio biochimico, ma persino biofisico.

* infatti la pianta, visto che è ferma e non può gettare il seme lontano da lei (se tutti i semi cadessero perpendicolarmente sotto la pianta madre, le piante figlie non solo si soffocherebbero a vicenda, ma soffocherebbero anche la pianta madre) circonda suo figlio (il seme) con questa polpa colorata, profumata e dolce (il frutto) proprio per attrarre l’animale specie-specifico, facendo esattamente in modo tale che, mangiandone la polpa, getterà (o defecherà) poi istintivamente il seme contenuto in essa anche lontano da lei, consentendo così alla pianta madre letteralmente di partorire il suo vero e proprio “cucciolo vegetale” (il seme).

*(2) anche la natura stessa ci indica che, come tutte le altre specie animali, siamo fisiologicamente adatti unicamente al cibo crudo, visto pure che anche l’alimento, il latte materno umano, che la natura stessa usa, proprio in maniera totalmente esclusiva, per farci crescere perfettamente proprio nel periodo in cui raddoppiamo e triplichiamo il nostro peso in poche settimane e mesi, è perfettamente crudo.

*(3) solo in condizioni innaturali, cioè in condizioni di non equilibrio ecosistemico specie-specifico, che comporti carenza di semi oleosi, può usare altro tipo di seme.

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