Lunapark, luci affievolite, disoffuscamento del panorama, cominciamento del disincanto

birds

Non credo che Dio (o, per i laici, la Natura) ci abbia pensati (la Natura è assolutamente pensante e intelligente, -all life is intelligent-) all’origine come esseri malati, capaci di invecchiare e morire fra atroci sofferenze fisiche e psicologiche. E penso fortemente che la dicotomia mondo terreno/ultraterreno sia il più grande errore interpretativo dei testi sacri mai commesso nella storia. Dio non ci ha dato un corpo e un mondo per disprezzarli e sottovalutarli in vista di qualcosa di “più alto”, “più spirituale”, e non ci ha dato la sensazione per negarla in quanto “forma inferiore di conoscenza, corruttibile”. Credo che per ogni persona che soffra o che muoia, Egli o Ella riceva una coltellata al cuore, perché gli/le è insopportabile vedere la propria figlia corrompersi, perdersi, piangere, deturparsi, decomporsi, e non era nei Suoi piani sicuramente, siamo noi ad aver sbagliato qualcosa semmai. Dire che non aveva previsto è forse sbagliato, ma affermare che non gli piaccia affatto è certamente corretto, questo pandemonio storicamente evidente a chi ha un minimo di istinto genuino ancora acceso, questo diabolico disordine entropico sempre più espanso, sempre più mantenuto assurdamente, alla fine, dal nostro stesso libero arbitrio, dal nostro volere stare addormentati, dal fare senza ragionare, dal “si”fa così, dal distrarci e cadere in ogni più banale trappola; ed ogni trappola ci fa sprofondare in dimensioni con ulteriori trappole, sempre maggiori in numero, ma sempre più banali, cosicché questo “nostro” mondo umano ai “nostri” occhi, obnubilati da stratificazioni spessissime di polveri sottilissime, appaia come un abominevole limbo che ci terrorizza, tele-tartassante, da cui dobbiamo dunque costantemente distoglierci, precipitando a ogni jest in esso sempre più, verso la disperazione e l’alienazione più totali (ma non c’è mai la totalità nel senza-fondo dell’inferno), verso l’idiozia e l’ebetismo. La gente non è più presente a se stessa, vaga come un bimbo che si è perso nell’enorme supermercato oscuro che il male ha voluto diventasse nostra Madre, capriccioso e ipnotizzato. Quando tutto è inganno, dilaga lo scetticismo per chi dice anche la banalità più naturale ed evidente, e questo è forse l’aspetto più fastidioso del convivere in questa matrioska di gabbie a forma gerarchico-piramidale che è esattamente il New World Order (l’inglese è la sua lingua preferita) di Lucifero in persona, sua maestà, senior, maestro dei trabocchetti e degli sgambetti, dei capovolgimenti, rimescolamenti a casaccio di ogni pura manifestazione divina, incantatore e calcolatore, avido e sfondato, come tutti noi, meschino, geniale pervertito, spacciatore, misero psicopatico cinico dai mille volti sbarbati e dalle mille cravatte, vecchia, viscida e astuta, grossa serpe architetta. La verità ci è stata nascosta a lungo dalle innumerevoli maschere sghembe, luminescenti, dagli atteggiamenti ed atti (anche il non-atto è un atto) insinceri e disonesti assunti consapevolmente o inconsciamente da una collettività nel profondo deragliata, costretta, repressa, nevrotica, depressa, nata e cresciuta in cattività, ingannata e violentata, e quindi distruttiva, sado-masochistica, sempre più suicida, egocentrica, egotista, egoista, sempre meno umana. Tuttavia in molti ci siamo disintossicati sia spiritualmente che biochimicamente, e siamo pronti per l’ultima e definitiva “battaglia” contro ogni aberrazione mai esistita su questo “pianeta”. Il nostro modo di ordinare è l’unificazione, procediamo unificando, collegando ciò che effettivamente per natura è sempre collegato. Il principio della vita è uno solo: il nutrimento. Il rapporto più intimo che possiamo avere con l’intera esistenza non consiste nemmeno nel rapporto sessuale, ma è esattamente, solo ed esclusivamente l’aspetto trofico, ovvero cosa portiamo alla nostra cavità orale, cosa praticamente decidiamo di inserire dentro di noi, fagocitare, rendere nostro materiale organico, farlo entrare in contatto prima con una superficie estesa quanto un campo da tennis di villi intestinali, e susseguentemente assorbire proprio in ognuna delle miliardi di cellule (forme di vita anch’esse, ognuna intelligente) che semplicemente vanno a costituire tutto ciò che siamo. Oltre a questo tipo di nutrimento, vi sono ovviamente, altre fondamentali fonti di nutrimento per noi, pluricellule del macrorganismo “Gaia”, ovvero l’aria, la radiazione luminosa solare, i raggi cosmici e, certamente, l’affetto e l’amore dei nostri fratelli e sorelle, null’altro che manifestazioni originalissime e meravigliose della stessa substantia di cui noi medesimi siamo costituiti: energia pura vibrante, vere e proprie canzoni, armonie, musicheggianti rivelazioni (ogni atomo è costituito da elettroni, protoni, neutroni, che a loro volta sono costituiti da microparticelle quantiche, a loro volta fatte solo ed esclusivamente da onde elettromagnetiche, che nessuno sa cosa siano, tranne solo i poeti, gli artisti e i bambini, e cioè, infondo, tutti, se lo vogliamo). Ora, è chiaro che in questo scrigno, in questo patrimonio cosmico, dobbiamo inserire il meglio che possiamo trovare in natura, e non solo il meglio, ma ciò che Natura aveva alle origini posto come unico carburante salutare per noi: non di certo cadaveri animali o vegetali, non di certo tutti i frutti presenti su questo pianeta (visto che ognuno di essi, nell’immensa saggezza divina, è specie-specifico per l’alimentazione simbiotica componente autotrofa-componente eterotrofa di un particolarissimo genere animale, e risulta sproporzionato, tossico in misura maggiore o minore, addirittura velenoso per le specie evolutesi in altri ecosistemi che ne mangiassero), ma la mela rossa e solo questa, perché solo ed esclusivamente questa è quella che ci fa essere uomini, e nessun altro frutto esistente, e lo vediamo banalmente dalla conformazione del malus communis e del frutto medesimo, perfettamente morfo-funzionali alla nostra struttura anatomo-fisiologica, dal risultato sulla salute, dagli inequivocabili riferimenti di ogni testo sacro antico (come la Genesi) dal fatto che nessun’altra monodieta all’infuori del melarismo è sostenibile e né tanto meno salutare su lungo periodo, dall’estremo appagamento e beatitudine conseguenti all’aver ingerito una mela Stark, dallo stadio di perfetto equilibrio ed inalterazione del nostro status psico-fisico quando ne mangiamo, dal fatto che la mela rossa lava i denti e non li sporca, che il melarismo crea una flora batterica buona epiteliale che ci lava 24 ore su 24 automaticamente, che la defecazione non sporca l’ano se si è melariani e disintossicati abbastanza, e da una miriade di altri fattori facilmente approfondibili sia personalmente, che su quest’oceano virtuale che, come ogni cosa, è ambivalentemente sia precipizio che scala verso il paradiso terrestre, che finalmente stiamo per ritrovare, gradualmente, tutti, per semplice forza di cose, dato che nostra Madre non può assolutamente permettere che le situazioni prendano una piega irrimediabilmente disfunzionale, specialmente per la sua più cara ed evoluta, immortale creatura: la specie umana.

Il peccato originale è esattamente quello di aver mangiato qualcosa che non era destinato a noi: un frutto aspecifico, in particolare non la mela, ma il fico, un frutto specie-specifico per uccelli particolari (donde il nome “beccafico”) come d’altronde anche Michelangelo dipinge nella Cappella Sistina, che ci ha corrotti, sporcati, in età glaciale, in seguito all’avvento di varie e ripetute ondate di glaciazioni che hanno distrutto la nostra nicchia ecologica specie-specifica in Kenya, e con essa per sempre la felicità, nei pressi dei grandi laghi, Rift Valley, a 800-1200 m di altitudine, dove abbiamo passato milioni di anni in coevoluzione simbiotica con i grandi saggi rossi. Smettere di introdurre elementi ecosistemici che ci imbestialiscono, ci sporcano, ci devastano, corrodono, alcalinizzano, acidificano, alterano è l’unico, e assolutamente l’unico modo per redimere il mondo, anche perché la posdetta proporzione è reale, visto che, come solo i melariani hanno potuto sperimentare, in natura (come tutti i processi naturali, che non creano mai alcun tipo di “immondizia”) la defecazione è una funzione del tutto pulita, che non sporca l’ano, (e anzi la deiezione malivora rilascia sulla superficie anale della nostra specie sostanze protettive l’ano medesimo):

cittadino del mondo : sistema socio-economico mondiale attuale =

non melariano : carta igienica

Su alimentazione naturale, noi non avremmo bisogno né di soldi né di qualsiasi altro artificio ingabbiante noi stessi (al limite solo il minimo, ma sempre sostenibile e mai dannoso, dominante, sopprimente, tracotante, devastante, stupidamente inquinante, drogante, sado-masochisticamente idiota). Preciso che per “sostenibile” ovviamente s’intende qualcosa di minimamente sostenibile per un lungo periodo di tempo, il più possibile, e potenzialmente infinito, in salute decente e vita distinta quotidiana sia per gli animali eterotrofi che autotrofi che dell’intero ecosistema-mondo, in cui sono immersi, presi in considerazione. Sennò, anche buttarsi da un burrone sarebbe sostenibile, o anche spararsi in testa, con la differenza che lo sarebbe solamente per qualche nanosecondo;

oppure anche farsi di cocaina è sostenibile, si può anche arrivare a 80 anni, ma come ci si arriva? Come si avrà vissuto ogni singolo giorno di questi?

E dobbiamo finirla di ignorare pregiudizialmente e aprioristicamente questa (dopo un’attenta analisi olistica e oloscientifica e una sperimentazione personale adeguata) banalissima, evidentissima realtà, indotti dall’effetto drogante del “cibo”-droga aspecifico (è presuntuoso credere di poter guidare o essere precisi e affidabili da ubriachi, mi spiace per i tanti illusi alienati che perseverano in questa convinzione dualistica e pertanto schizofrenica, ma soprattutto indotti da una meschina e tradizionale hybris anti-scientifica, superstizione, i quali hanno solo bisogno di aiuto ), farci per una volta umili e iniziare a rispettare noi stessi, la nostra vera natura, la verità (che è una sola).

La specie umana è malivora. 5 semplicissime parole. Fine di tutti, e certamente proprio tutti, i problemi esistenti. Quando si afferma che siamo malivori, s’intende che lo siamo divenuti nei milioni di anni di coevoluzione con le spermatofite angiosperme dicotiledoni a frutto polposo via via evolutesi (anche loro con e grazie a noi) in territorio kenyota, e che quindi il risultato, a iniziare dalla stazione bipede a locomozione via via da arboricola ad arboricolo-terricola (anche perché i meli mutarono in alberi da alto a basso fusto per effetto del sollevamento orogenetico della Great Rift Valley, riuscendo a captare più facilmente la luce solare) e per finire all’intestino lungo 12 volte il tronco, la mano prensile, la dentatura bunodonta, l’efficienza cerebrale massima, ecc. sono oggi solo ed esclusivamente grazie a questo grande lasso temporale di monotrofismo. Dunque, di per sé, in questo momento esatto su questo globo terraqueo, la struttura umana è perfettamente ancora malivora (in quanto ormai divenuta tale, evolutasi) e non può tornare indietro, visto che l’evoluzione (che è sempre legata all’alimentazione monotrofica) procede in una sola direzione, allo stesso modo di come un frutto maturo non potrà più tornare ad essere immaturo invertendo la trasformazione cloroplasti-cromoplasti e tutti gli altri complicati meccanismi fotosintetici.

L’immortalità è insita nei nostri geni, nella nostra mente, nei nostri ricordi, nel nostro istinto. Il concetto di eternità è connaturato all’uomo, troppo per non appartenergli concretamente.(Si parla di immortalità fisica, e si prega di non fraintendere: affermare la possibilità di una immortalità fisica non significa affatto negare necessariamente un altro tipo di immortalità eventuale dopo l’effettiva morte fisica, che sia quello del DNA che si tramanda tramite la riproduzione della specie [con dispendiosissimi processi energetici tuttavia] o una eventuale immortalità di tipo “spirituale”, meglio considerabile dal punto di vista scientifico magari come uno stadio dimensionale differente e di grado diverso in cui dopo la morte si collocherebbe la sostanziale energia che tutti siamo [magari in attesa di riportarsi, rimanifestarsi in altre forme vitali con una particolare conformazione strutturale che ne consenta l’evenire proprio come siamo noi e tutti gli altri esseri viventi, oppure rimanente nel mondo sotto altre forme a noi ignote e con altre funzioni a noi ugualmente ignote o solo supponibili]; infatti supporre che affermare una possibile immortalità fisica dell’uomo [per “fisica” qui è ovvio che si intende secondo la sua speciale struttura fisica che tutti noi conosciamo ora] o di altri animali significhi negare che sia possibile un altro tipo di immortalità è un errore gravissimo di logica di base: è all’incirca come supporre in base all’implicazione logica

A–>B

se il vaso cade, si rompe

che:

B–>A

il vaso si è rotto, allora è caduto

.)

L’invecchiamento è solo una malattia, più esattamente una tossicosi da cibo innaturale che si è accumulata nel tempo, fino a raggiungere, compromettendone la funzionalità basale (che comprende anche i suoi sofisticatissimi meccanismi di auto-riparazione) il DNA. Non esistono le “malattie”, non esiste la morte, esistono solo intossicazioni ambientali. Tecnicamente, la specie umana non muore, si uccide.

DNA, debug e ripristino del sé

Qualsiasi cosa esistente all’infuori della mela rossa, che ingeriamo, crea uno scompenso nel nostro materiale organico, tale da acidificare, o alcalinizzare il sangue, e quindi costringe il corpo a compensare in qualche maniera questo disequilibrio [visto che nulla nel nostro organismo può funzionare all’infuori di un range molto limitato di pH (intorno a 7,41)] che poi non è altro che (con i suoi infiniti effetti a catena), proprio quello che instaura la dipendenza biochimica. L’acidosi o l’alcalosi dei tessuti, nonostante il corpo sappia compensare, ha comunque il suo gravissimo effetto dannoso, e anche la compensazione necessaria che esso causa, ovviamente, ha un costo di molto elevato, infatti essa altro non è che il tentativo disperato del nostro organismo (intelligente) di preservare col minimo danno le proprie funzioni vitali, visto che tutto in natura tende alla vita, sempre, e sia l’invecchiamento che la morte sono un imprevisto fallimento (come anche dimostrato da Alan Walker: la cellula, se nutrita con cibi a sempre maggiore contenuto di acqua e disintossicata costantemente, triplica, quadruplica la sua vita media fino a far pensare ad una potenziale illimitatezza delle sue potenzialità vitali). Ad esempio, se ingeriamo della droga, noi abbiamo una certa abilità nel contenere il suo effettivo danno profondo (a seconda del tipo di droga o a seconda delle quantità, il corpo potrà sopravvivere o meno al veleno, anche in relazione alla sua maggiore o minore capacità di fronteggiarlo), di limitare la sua estrema tossicità, e piano piano di smaltirla, ma il danno che essa fa è reale, e anche il meccanismo compensatorio di reazione è ugualmente dispendioso. A lungo andare, il corpo diventa assuefatto alla sostanza, ma rimane pur sempre intossicato e drogato, logorato, pervertito, e ne subirà le conseguenze sia sulla qualità della vita sia sulla quantità di essa (anche e specialmente quotidiana, visto che vivrà meno profondamente, meno ore al giorno, e in costante distanza dal mondo in quanto le sue percezioni saranno totalmente o decisamente alterate e non potrà goderne come una persona normale, –mens sana in corpore sano-, sarà allegoricamente un sacco di sabbia pieno di buchi, e perderà sabbia di continuo, e sarà costantemente assetato e affamato, mai soddisfatto, sempre nervoso, implacabilmente irrequieto, debole, scontroso, competitivo, con una prevalenza neurotrasmettitoriale catecolaminica, sessualmente squilibrato, brutale e ottuso, vano e irrazionale, ecc.) Ma che cos’è la droga se non una qualsiasi componente ecosistemica che la specie umana introduce dentro di sé e che non è adatta alla sua conformazione biochimico-anatomo-fisiologica (sviluppatasi in, e come poteva essere altrimenti?, e quindi adattatasi a, in milioni di anni, un dato ambiente con un particolarissimo cibo)? Il cosiddetto “cibo” diverso dalla mela rossa che è il frutto dal volto umano (cit. Carlo Sirtori) a noi esattamente speculare, o al limite diverso dalla frutta aspecifica meno tossica come le rosacee, altri frutti dolci, la frutta grassa come l’avocado e le olive, e alcuni frutti ortaggio come la zucca, la zucchina, il cetriolo, il peperone, il pomodoro, ecc (questi altri frutti devono comunque essere mangiati in modo da compensarli fra loro reciprocamente, dato che sono comunque adatti ad altre specie e squilibrati per il materiale organico della specie umana) è una droga profonda. Come un elastico che viene tirato, o corroso, o modificato in qualsiasi modo, o come un pezzo di puzzle in cui giorno per giorno proviamo a inserirne altri che non c’entrano nulla, il corpo viene danneggiato e viene costretto ad auto-ripararsi: questa capacità, a lungo andare però, viene meno, proprio perché a furia di dover riparare, a furia di dover compensare, a furia di dover sostituire tessuti che vengono via via letteralmente distrutti, diviene sempre meno efficiente, e anche sempre meno se stesso, visto che con l’usura telomerica aumentano man mano tutti gli errori di duplicazione, di riparazione, che pertanto si moltiplicano e, anche, sempre più velocemente (invecchiamento). L’elastico, verso i vent’anni, venticinque, trenta (o anche prima, a seconda della dieta) sarà già meno elastico, e infinitamente meno rispetto alle sue potenzialità naturali, fino a che non potrà rompersi, col tempo, anche accidentalmente, anche microlacerarsi e, anche, a seconda del patrimonio genetico (con relativi errori) ereditato, ogni elastico avrà pure le sue parti deboli, i suoi organi meno funzionanti, e relativamente a ognuno di questi tantissimi fattori e infinite interazioni si ammalerà inevitabilmente delle cosiddette “malattie” particolari e diversissime in base alle molteplici interazioni delle condizioni summenzionate, (“malattie” è un termine primitivo: non sono altro che invece tossicosi cronico-cumulative aspecifiche) ed è ovvio che in questo caso il tradizionalismo e il conservatorismo non avranno (e non hanno mai avuto, fuori dalla naturalità) mica un’azione positiva sulle generazioni attuali e a seguire e del passato (come possiamo contemplare nel pandemonio satanico e silenziosamente tale attuale), ma, visto che comunque la nostra conformazione organica non è cambiata (ci vorrebbero altri milioni di anni e molti di più di quelli che ci sono voluti per divenire specie umana, poiché in natura tutto segue il principio della minima energia, dell’efficienza, e un’alimentazione migliore o un organismo migliorato tenderà sempre a conservare tale suo status raggiunto, nel caso della specie umana il monotrofismo malivoro), e quindi non possiamo “adattarci” a qualcosa che non c’entra nulla con noi; queste generazioni ricevono martellate sempre nei punti martoriati dalla suddetta tradizione, ergo avremo organismi sempre più malati, sempre meno svegli dei predecessori, fischiettanti (quando la testa è vuota di sé, e quindi intossicata, si tende a riempire in tutti i modi possibili i vuoti della giornata, con le canzoncine, o la tv, o tante altre infernali catene e si ha paura del silenzio: horror vacui), cadenti, inciampanti, claudicanti, -stiamo diventando come degli insetti-, se seguiamo alla lettera le identiche tradizioni alimentari di costoro, fino a che un bel giorno, forse e speriamo, tanti ultimi individui adolescenti o post, malaticci, (gli ultimi saranno i primi? Il servo diviene padrone?), decidano di indagare e trovare la verità, e modificare (senza offendere nessuno), semplicemente il principio della vita e della magia: l’alimentazione, e ritornare (in maniera esponenzialmente velocissima) a reilluminare di senso la parola “dignità”. Dato che vis medicatrix naturae, ergo lasciando fare al nostro corpo, senza bombardarlo con tossine che sia a livello barionico che non barionico sono esattamente universi macro e microscopicamente incompatibili (che nessuno scienziato potrà mai nemmeno lontanamente capire con la scienza parzialista attuale, ma solo con l’approccio olistico-oloscientifico, onesto e umile, ovvero quello naturale) con la nostra struttura materiale particolarissima (infatti, qualsiasi “cibo” diverso da mela non viene riconosciuto dal nostro corpo, similmente al riconoscimento cellulare tramite le proteine antigeniche delle membrane, e diviene tossina da smaltire e utilizzare al limite per sopravvivere con tutte le conseguenze [effetto-droga] predette, a seconda della distanza strutturale/ambientale/biochimica dalla nostra natura, che è solamente una natura fruttivoro-malivora e intertropicale, infatti ci dobbiamo vestire, vivere in serre, e dobbiamo modificare, condire con la frutta, cuocere, alterandolo in maniera pazzesca, qualsiasi presunto “cibo” come minimo diverso da frutta per poter ingannare le nostre papille gustative fruttivore e minimamente poterlo ingoiare, ma se inganniamo queste, non inganniamo la cellula della specie umana che risulterà profondamente drogata, addirittura fin dallo svezzamento, per questo è così difficile disintossicarsi, e nessuno accetta o prova a farlo se non pochissime persone estremamente competenti e oneste intellettualmente, che però ovviamente saranno del tutto ignorate ancora per qualche decennio come minimo, poi perseguitate per qualche altro anno, ma che inevitabilmente a lungo andare faranno valere la verità scientifica, in quanto funzionante), esso avrà la capacità del tutto autonoma (essendo un organismo vivente e non , come crede la medicina primitiva attuale, una macchina da “aggiustare”) di attivare quei macro e microprocessi infinitamente complessi e già intrinsecamente e divinamente e naturalmente perfetti di auto-guarigione (anche dalla cosiddetta “vecchiaia”) fino al DNA e oltre, ma questo accade solo se noi glielo consentiamo, ovvero tramite un percorso alimentare gradualmente (in modo da ridurre gradualmente tutti i fabbisogni indotti innaturali del “cibo”-droga aspecifico, a partire da quello proteico, per continuare con quello vitaminico, glucidico, lipidico, calorico, ecc.) disintossicante, ovvero di inversione della tossicosi cronico-cumulativa di tutti gli anni precedenti, passando prima da una fase vegetariana fatta bene, poi vegana, poi vegan-crudista, queste ultime tutte estremamente tossiche e insostenibili, fortemente aspecifiche, su lungo periodo senza sviluppare cosiddette forme di “malattia”, null’altro che segnali del corpo che ci urla che stiamo sbagliando tutto, perché “tutto” è vita e “vita” è tutto ciò che ha un metabolismo [cioè elementi ecosistemici entranti ed elementi ecosistemici uscenti in sistemi materiali viventi e non in relazione reciproca, nel caso unico del fruttivorismo simbiontica e quindi garante di evoluzione, in tutti gli altri casi interspecifica predatoria e pertanto deviante dal ciclo dell’idrogeno simbiotico sui cui si basa la vita stessa addirittura da miliardi di anni fa con gli organismi monocellulari eterotrofi ed autotrofi che si scambiavano H2O+CO2<—>O2+C6H12O6, dunque la vita è nata già perfettamente fruttivora con una relazione di simbiosi e non competitiva, perché solo la simbiosi garantisce l’evoluzione, a differenza delle ipotesi Hobbesiane e Darwiniane e occidentali, occidente che sta per crollare miserabilmente e che si continua a considerare “evoluto”, e anzi è già una catapecchia puzzolente mortifera che la stessa natura sta già decomponendo in quanto la vede esattamente come un cadavere ormai, ed è e rimarrà sempre orma innocua sulla sabbia di una spiaggia di un mare in tempesta se non impara a diventare veramente eterno come l’amore], ovvero ciò che si nutre, quindi l’alimentazione è assolutamente prioritaria e anzi è l’unica cosa importante che fra l’altro, guarda caso, unisce i branchi di ogni specie esistente e fonda tradizioni, usanze, legami, tramite il godimento (in compagnia) (ma la parola godimento ha la stessa etimologia della parola “frutto” e della parola “mela” perché frutta deriva da “fruire” che significa proprio esattamente “godere”, la parola “malon” significa “il frutto” cioè, la mela è, come d’altronde sappiamo tutti e nella cultura millenaria, il frutto per eccellenza, perciò solo la frutta può veramente essere fonte di godimento e infatti solo essa produce, soprattutto a papille gustative disintossicate di come minimo fruttariano sostenibile (ovvero il fruttariano che bilancia i frutti aspecifici in modo corretto e pone la mela come pilastro centrale della sua dieta, rossa Stark), quelle sensazioni paradisiache che nessun’altra componente esistente può dare, e ci rende felici, sereni, collaborativi, calmi, amorevoli e saggi [prevalenza neurotrasmettitoriale indolaminica] del tutto automaticamente; tra l’altro “paradiso” deriva da “pardés”, che significa proprio esattamente “il frutteto”, coincidenze) nelle frequentazioni umane e non, ecc., poi fruttariana sostenibile (e infine, per i perfezionisti, melariana salutare), a base di cibi a lungo andare sempre più vicini all’unico vero cibo specie-specifico (cioè la mela rossa, in particolare la mela rossa Stark in quanto è nata spontaneamente da un riassestamento genotipico dal dna “junk” [termine del tutto fuorviante in quanto non è affatto “spazzatura” ma anzi ha una funzione importantissima e cioè quella di conservare i geni originari in modo tale da far riassestare una specie fenotipicamente, sia animale che vegetale, dopo eventuali piccole variazioni legate al socio-ambiente o ad altre compromissioni, anche di origine radioattiva] completamente naturale e quindi non è un innesto, o per lo meno quelle che si trovano in commercio sono innesti molto vicini alla Stark nata nelle condizioni ambientali (e di contatto, anche elettromagnetico, con la nostra specie) statunitensi evidentemente simili a quelle kenyiote di milioni di anni fa intertropicali (che hanno dato l’input al riassestamento), e quindi fenotipicamente è quella più vicina alla mela originaria, tutte le altre infatti sono mele artificialmente prodotte e molto distanti come biochimica (e anche come sapore, capacità saziante, sulla salute, ecc.) dalla coevoluta con noi.

E allora c’è un io immenso a immagine e somiglianza di Dio, meraviglioso e fantastico che noi corrompiamo e sfumiamo, obnubiliamo, corrodiamo, de-elettronizziamo, annebbiamo, sporchiamo, inganniamo, mortifichiamo, sempre, ogni volta che, invece di ricollegarci alla corrente cosmica (che viene disostruita solo col processo graduale di detox inversa, fino al melarismo o a un fruttarismo al limite sempre più a base di mele, che garantisce una visione mentale espansa ed effettiva della realtà, limpidissima e perfetta per come era stato previsto dal Padre nostro), all’ordine naturale, invece di far funzionare normalmente due semplici pezzi del grande Quadro d’Insieme, ci ostruiamo con cose non solo distanti (come nel caso della frutta aspecifica) ma addirittura del tutto opposte a noi (carne, cibo per carnivori, uova, al limite cibo per serpenti, semi, cibo per semivori, latte, liquido nutrizionale atto allo svezzamento per di più di specie con caratteristiche lontanissime dalle nostre: per vitelli ecc. o latte per api ecc.) Noi non siamo dei predatori. Siamo la specie più pacifica che poteva esistere sulla terra intorno a 60 milioni di anni fa, poi man mano evolutasi sempre più verso una situazione ancora più pacifica, almeno fino all’avvento delle prime devastazioni glaciali di 1,8 milioni di anni fa, che ci costrinsero ad abbandonare il nostro Eden e scendere in savana, dove la vita calò a picco addirittura a una media minore di vent’anni, quando abbiamo dovuto per sopravvivere portare alla bocca i cadaveri, modificandoli necessariamente con metodi artificiali, trabocchetti che la natura ci donò per preservarci, ma che rimangono solo tecniche adattive negative e non favorenti dunque né la salute, né il continuum evolutivo verso il cielo che abbiamo interrotto (ma solo momentaneamente, se si considera che siamo usciti dalla specificità trofica abbastanza di recente visti i milioni di anni di coevoluzione) che hanno fatto iniziare assolutamente tutte le patologie esistenti anche tutt’oggi (come riportato dai ritrovamenti fossili, i quali, invece, nel periodo precedente non solo sono molti di meno, ma anzi per un periodo sono del tutto assenti, a segnalare un’addirittura longevità indefinita dei nostri avi, e come ha dimostrato anche Alan Walker, questi ultimi pare si nutrissero proprio esclusivamente nemmeno di frutta e “verdure”, ma proprio solamente frutta, e di un tipo particolare, ovviamente quello che cresceva nella nostra nicchia ecologica, senza alcuna fatica per noi, senza alcun “lavoro”), nascita del cosiddetto “lavoro”: l’uomo va a cacciare, o alla ricerca di cibo, la donna lo “prepara”: cosa, in forma assai modificata, sostanzialmente identica ancora oggi, in cui ci dotiamo di apparecchiature apparentemente banali, ma a un’attenta analisi estremamente complesse e costosissime (per niente “economiche” dunque) per perseverare collettivamente in queste folli azioni aspecifiche che siccome fanno tutti continuiamo stupidamente a considerare normali, una fra queste è il cuocere i cosiddetti “cibi”, l’avere un forno, un frigorifero, ecc.. Tutto ciò poteva essere giustificato fino al limite qualche decennio fa, ma adesso che le glaciazioni sono finite, le guerre sono finite, la globalizzazione è arrivata a livelli pazzeschi e l’informazione è accessibile a quasi tutti in maniera gratuita grazie all’avvento del fenomeno Internet , ora che l’uomo ha terminato il suo disperato nomadismo in tutto il pianeta e si è finalmente stanziato stabilmente nei vari paesi di questo, possiamo tornare a nostra Madre Terra e, con metodi nuovi, ma sostenibili, avere il cibo (quello vero) in abbondanza per tutti e addirittura gratis: la frutta, le mele, anche grazie a innovative strutture funzionali come le modernissime cupole geodetiche, a impatto davvero minimo sull’ambiente e davvero economiche. Ma poi, questo era anche ovvio, analizzando la percentuale proteica del latte materno della specie umana, esso non solo contiene un livello proteico solo di poco superiore al cibo specie-specifico (la mela)(è praticamente succo di frutta) (funziona allo stesso modo per ogni categoria animale, il latte varia la quantità proteica in relazione al cibo futuro post-svezzamento adatto agli apparati di ognuna, in particolare essa è di poco superiore ad esso) ma contiene un grado proteico inferiore a quello di tutti gli altri animali sul pianeta, compresi i primati antropomorfi fruttivori, che si alimentano (in condizioni ambientali non modificate dall’homo intossicatus odierno) di sola frutta. Infatti, poi, l’uomo ha, anche su alimentazione aspecifica, il tempo di svezzamento più lungo in natura, il tempo di accrescimento e sviluppo totale più lungo (ergo più perfezionato, sempre per il principio della minima energia, minimo sforzo-massima resa a cui tendono tutte le strutture energetiche dell’intero universo, a cominciare dagli orbitali di qualsiasi atomo esistente) in natura, che dovrebbe terminare a 45-50 anni, e invece oggi termina anche a 22 anni o anche prima, persino le ragazze occidentali hanno la prima mestruazione anche a 11 anni, cosa del tutto anormale in quanto, a rigore, la prima mestruazione (come avveniva nella Cina rurale ad esempio, di anni fa) non dovrebbe arrivare prima dei 18 anni, per l’eccesso, ormonale, protidico, tossiemico distruttivo e drogante su tutti i nostri delicatissimi processi biologici (che ne subiscono effetti davvero gravi proprio in quanto la specie umana non è solo la più monotrofica strutturalmente, e quindi la più evoluta, ma anche, di conseguenza, la meno propensa a un’eventuale devianza dal ciclo dell’idrogeno predetto, sempre per le stesse motivazioni, anche se abbiamo grandi capacità adattive dal punto di vista della modifica dell’ambiente circostante, rimaniamo pur sempre molto “delicati”) che ne vengono alterati ineluttabilmente e, alle volte, purtroppo, anche in modo irreversibile. Quindi, cosa può, di più della “forza di volontà” (che non esiste per niente, visto che in un organismo tutto tende sempre all’equilibrio, e se cerchi di tirarti fuori da un lago di fango, o dalle sabbie mobili, da solo, non fai altro che poi ricadere giù e sporcarti ancora di più, per la legge della gravità di Newton, quindi è uno sforzo inutile, a meno che non diventa collettivo, allora cambia tutto: se perdo un capello la situazione non è mutata, se li perdo tutti sono divenuto calvo; molte di queste sono citazioni e riferimenti filosofico-scientifici ma che mi infastidirebbe riportare ogni qualvolta che le impiego per facilitare la comprensione, per non cadere nel modus scrivendi tipico di chi non ha ancora rinunciato al principio di autorità, quello che Nicholas Taleb definisce “empirismo ingenuo”, ma voglio essere diretto e parlare con i lettori, fiducioso delle loro capacità critiche e autonomia di giudizio, qualsiasi citazione anche autorevole non aumenta la veridicità o credibilità di un discorso se non di pochissimo infatti, se chi legge non riflette colla propria facoltà di elaborare e unificare e intuire e semplicemente vedere la banalità, spogliandosi dalla dittatura ipnotizzante, conservatrice, irrazionale, modaiola mondiale del “si” fa così, che ci tiene tutti schiavi di noi stessi) portarci nuovamente ad essere felici e sereni se non ritornare a mangiar bene, ma veramente bene, ad amarci l’un l’altro ma specialmente amarci noi, ascoltare il nostro corpo e non alienarci da esso perché esso l’ha voluto per noi Dio! E quindi è peccato “sublimarci” in una ipotetica dimensione altra da questa unica (viviamo in un unico mondo, e in solamente questo potremo salvarci ed essere contenti, ovvero essere noi stessi squarciando del tutto il velo di Maya, null’altro che un’intossicazione, la quale è molto più di quanto il termine nell’immediato suscita nell’immaginario!). La rivoluzione (termine astronomico che non indica un totale cambiamento, ma un ritorno alle origini, in chiave certamente rinnovata, diversificata, moderna, nuova, ancora più splendente del passato, con diverse e sorprendenti modalità meravigliose come immaginate magari dal visionario J. Fresco, accendiamo la fantasia! Non abbiate paura di immaginare! Perché ogni costruzione istituzionale, sociale, non è stata altro che una costruzione storica sulla base proprio della capacità immaginativa umana, che non è disconnessa mica dal cosmo, visto che è essa stessa parte di esso e funziona come esso, se non la si perverte!) in questo caso parte e muove dal naturalismo biologico in ambito filosofico-scientifico, dal fruttarismo sostenibile in ambito nutrizionale, dalla società prima sostenibile e poi naturale in ambito politico (e pretendiamo, una volta per tutte, i filosofi e gli scienziati al governo, basta), e semplicemente l’onestà, la collaborazione e il termine dell’individualismo sfrenato e iper-competitività in ambito etico-religioso-spirituale-sociale. Ma tutti questi ipotetici fenomeni, se presi singolarmente, non sono sostenibili (su lungo periodo) senza cedere miserabilmente contro l’insieme, ma devono necessariamente muovere tutti assieme, nuclearmente, coerentemente, armonicamente non in modo smembrato, ed è per questo che la cosa veramente fondamentale sarebbe rivoluzionare la mente: ciò che di più malleabile e profondamente misterioso possediamo oltre al cuore e all’intestino (completamente organici, interconnessi e non funzionanti se scollegati o reciprocamente ostruiti), e quindi rivoluzionare la scuola (“scuola” ai tempi di Aristotele però assumeva un significato assai differente da quello della “programmazione” ipnotizzante da lavaggio del cervello attuale atta solo a creare pedine funzionanti nella scacchiera tecno-capitalista, impiegati o piegati a una piramide sempre più distante dai fabbisogni reali della nostra specie, alienante, divisoria, violenta e diabolica, che s’infrange su di noi tutti, denudandoci da ogni dignità, infelicitandoci) eliminando ogni parzialismo e unificando i saperi, comunicando fra le diverse facoltà con una finalità vera e non quella fasulla del profitto, perché sennò il sapere viene prostituito. [Dietro ogni facoltà universitaria in realtà non vi sta e non v’è mai stato, infatti, un vero e proprio interesse o amore per il sapere (ovvero φιλοσοφία: composto di φιλεῖν (phileîn), “amare”, e σοφία (sophía), “sapere”), ma solo una prepotente e disinteressata ricerca di acquisizione di capacità sofistiche per far credere di possedere un cosiddetto “sapere” che possa altresì permettere ai vari “esperti” nei vari settori di esercitare potere sulla natura, sulle persone, con l’unico fine del profitto personale (profitto personale, che come orribilmente ammiriamo ormai assuefatti nel quotidiano, è un profitto per modo di dire, dato che non dà davvero la felicità, perché distaccato dai nostri reali bisogni ed anzi opposto, e sta, pur di continuare ad esistere, devastando la nostra Madre Terra). Non è mica una coincidenza che la terminologia accademica richiama perfettamente quella della logica bancaria (debito; crediti ecc.): trattasi di una macchina di profitto, e, Marx docet, non ci può essere un profitto senza che vi sia uno sfruttamento. Chi non capisce questo non ha capito nulla, e rimarrà uno schiavo dell’illusione che agli enti istituzionali importi davvero qualcosa di capire o indagare veramente cosa è l’uomo, in relazione con il mondo e l’universo… La situazione è rimasta esattamente come avvenne venticinque secoli fa con la tracotante idea che inneggia alla scissione dell’uomo dalla natura, con l’avvento ed il contagio della corruzione sofistica, la quale, detto in modo forse semplicistico ma netto, nel 5 secolo affermò: “il naturalismo è un sapere falso, ciò che conta è il saper parlare : saper persuadere. Della natura ce ne freghiamo, a noi importa solo l’uomo, e in particolare l’uomo ateniese” : allo stesso modo, oggi l’uomo occidentale della natura se ne frega, a lui importa solo dell’uomo, e non un uomo qualunque, ma solo dell’uomo che segua i parametri occidentali (tutto il resto dell’umanità non viene nemmeno riconosciuto come tale, tant’è che viene inevitabilmente sfruttato e sottomesso a meno che non inizi a giocare anche lui secondo le regole del mercato globalizzato capitalistico americano ormai dilagante come un tumore quasi irreversibile su tutto il pianeta, figuriamoci il resto degli animali: 170 miliardi di animali vengono uccisi dopo essere stati torturati ogni anno, l’equivalente di 30 pianeti con la stessa densità di abitanti sulla terra). Quindi chi si iscrive all’università, non si aspetti di trovare amanti del sapere, se non qualche caso sporadico (nemmeno alla facoltà di studi storici e filosofici), ma si aspetti fin da prima che avrà a che vedere solo con quello che ormai è diventata: una “scuola” per imparare la “nobile” arte della persuasione per raggiungere il profitto tramite lo sfruttamento (legalizzato e pienamente operante nel contesto attuale grazie alle sfrenate, perché non più controllate dalla politica, “logiche” di mercato attuali ). L’università è nata con le commissioni dei sofisti, e non è cambiata da allora: I sofisti erano “maestri di virtù” che si facevano pagare per i propri insegnamenti, una cosa simile ai tempi veniva giustamente considerata inconcepibile e vergognosa, dato che nessun sapere dovrebbe mai avere un prezzo (e questo è banale, non lo sappiamo solo perché ce lo sono venuti a dire i greci antichi, ma perché lo sappiamo proprio come lo sapevano i greci antichi che lo hanno detto proprio sulla base del fatto che lo sapevano nel cuore), per questo motivo essi infatti furono aspramente criticati dai loro contemporanei, soprattutto da Socrate, Platone e Aristotele, ed erano offensivamente chiamati «prostituti della cultura». Oggi chi non paga per ottenere la cosiddetta “laurea”? E chi di noi comuni “nessuno” cittadini di questo sconcertante, nichilistico reame, viene preso in considerazione o arriva ad avere voce in capitolo se non possiede questo riconoscimento istituzionale (dopo aver ovviamente pagato e frequentato i suddetti prostituti, e passato anni e anni in un primitivo allevamento intensivo di cervelli in cattività che ancora ci si ostina a chiamare con il termine, ormai del tutto improprio, di “università”, visto che è forse la cosa più lontana che possa esistere dalla struttura dell’universo esistente e anzi gli va addosso con nervosa violenza)? Nessuno. Abbiamo perso di vista il fine dell’uomo. L’unico fine umano, diceva Aristotele è la felicità. Non il profitto, non il “lavoro” (concetto altrettanto primitivissimo). La felicità si ottiene andando incontro ai fabbisogni naturali della specie umana, e il sistema oggi sembra andare del tutto contro di essi, allora perché ci ostiniamo a sostenerlo? I fabbisogni nostri, se per una buona volta ci facciamo umili e ci ascoltiamo, sono: la ricchezza, ma non ricchezza di soldi, bensì ricchezza di frutta, fiori, amici, aria pulita, doni assolutamente gratuiti della natura che abbiamo dimenticato, dalla quale ci siamo presuntuosamente e miserabilmente slegati, e ora senza di Lei precipitiamo in un baratro . Essere ricchi non significa possedere molti soldi, tutto al contrario: essere ricchi significa non avere bisogno di soldi, significa non essere dipendenti o esserlo sempre meno dalla fatica (che ci auto-imponiamo ogni giorno), essere liberi.] Le filosofie antiche avevano ancora un approccio olistico: erano forme di sapere totale, non specialistico, concepivano l’uomo ancora come interconnesso con la natura e i suoi fenomeni, ed esso stesso come natura (non come altro dal cosmo). La filosofia nasce dunque come sapere totale, nella Ionia (Aristotele stesso era uno ionico), con il concetto di Φύσις (dal greco, significa appunto “natura”, da “φύω”: “generare” e che in Aristotele assume il seguente significato: “la forma di tutto ciò che è vivo”) concepita infatti come un vero e proprio organismo vivente: questa concezione che avevano i greci antichi è del tutto differente dalla nostra concezione di natura. Pertanto ci troviamo di fronte a un sistema educativo anch’esso orribilmente diabolico (in quanto divide: divide et impera), che non crea esperti ma persone del tutto concentrate sull’analisi di un piccolissimo dettaglio del Quadro d’insieme, e quindi distratte , instupidite, frastornate, poco organiche e inclini al confronto aperto, chiuse, murate vive, sofferenti, quasi autistiche, da salvare. Tutto questo è fondamentale che cambi presto, e potrà solo con il nostri impegno, con la nostra vitalità, con l’intenzione profonda di voler saltare coraggiosamente, unificare, creare connessioni, con la follia dei bambini, e non con il servilismo dei cammelli o con la brutalità dei leoni, verso finalmente noi stessi, scegliendo noi stessi, scegliendo l’integrità, il giuoco, visto che cum Deus ludit fit mundus. Siamo grati! Siamo pazienti! Pentiamoci! Siamo onesti e sinceri! Abbandoniamoci al Deus sive Natura! Amiamo! Accontentiamoci del decreto divino (il massimo, e tutto ciò che se ne allontana sarà meno e non potrà che essere meno)! Speriamo anziché rassegnarci, le due cose sono allo stesso modo folli! Preghiamo! Memento vivi!

Dunque, si diceva che il ripristino di una decente funzionalità cellulare, fino al livello genico, può avvenire solo ed esclusivamente in un unico modo: attivando i processi di detox inversa, tramite un percorso alimentare gradualmente sempre più vicino a quello specie-specifico. Esiste però, qualsiasi alimentazione si conduca (aspecifica), un solo modo per attivare la detox e cioé lasciare il ph al suo valore fisiologico di 7,41, e questo può avvenire solo con la mela e compensando fra loro i vari “cibi” diversi da essa, in maniera tale da potenziare e garantire l’effettiva efficienza (che senza le compensazioni necessarie dovutieall’introduzione di elementi ecosistemici alcalinizzanti o acidificanti, diviene naturale e decente) di tutti i distretti del corpo, di tutti gli apparati, organi, tessuti, cellule, tramite la pulizia sempre maggiore del liquido intracellulare e il nutrimento di essa sempre più con carburante naturale (il fruttosio organico della mela) e miliardi di altre sostanze speculari alla nostra specie, conosciute e non. Per fare ciò, qualsiasi sia l’alimentazione condotta, bisogna che l’onnariano (il suffisso “voro”, tecnicamente, per ovvi motivi è totalmente errato, visto che è come se si chiamasse una mucca “carnivora” solo perché le si dà da mangiare della carne, quando invece lei è erbivora. In questo caso andrebbe chiamata “carnariana”), inserisca da subito, senza mai modificare questa abitudine, una mela rossa (meglio Stark) al mattino (deve essere la prima cosa in assoluto che entra nella bocca) e una mela rossa (meglio Stark) alla sera (deve essere l’ultima cosa che entra nella bocca nella giornata), con la buccia, e a morsi. Dopodiché potrà pian piano andare avanti nelle varie fasi alimentari posdette, gradualmente, in quanto in ogni transizione ci vuole molta gradualità, per non svuotare subito dall’aspecificità ogni cellula, ma farlo piano piano e ricostituirla praticamente (come uno scambio di figurine gradualissimo) con le sostanze ideali e specie-specifiche delle mele, o al limite della frutta, dando il tempo di riadeguamento, riassestamento a tutti i distretti del corpo; se si fa subito solo frutta o solo mele, si libereranno miliardi di miliardi di tossine accumulate in una vita nel sangue, tossine che erano state neutralizzate e tenute all’interno delle cellule stesse ( e anche utilizzate, in mancanza di vero cibo) e ci si auto-intossica, si sta male, si sovraccaricano i reni che non possono né ora e né mai sostenere una situazione del genere, rischiando veramente si rompere tutto. Inoltre si perderà ovviamente troppo peso in troppo poco tempo, anche per i fabbisogni indotti precedenti di un organismo non efficiente perché ostruito e intossicato, e quindi si andrà, nel tempo, incontro a carenze inevitabili. Chi non fa una transizione adeguata e intelligente, torna inevitabilmente indietro (anche da una dieta vegana eventualmente fatta senza criterio o senza gradualità o senza mele mangiate nel modo corretto), ci si trova ovviamente male, perché è come ristrutturare un edificio, ma farlo male è peggio di lasciarlo stare com’era, si rischia di compromettere la sua stessa stabilità. È esattamente per questo motivo che, ad esempio, la stessa mela (anche naturale, matura, appena colta dall’albero, purissima e profumatissima, rossa, dolce non acida, Stark) se la mangia una persona che è profondamente intossicata, a stomaco vuoto, proverà un fortissimo fastidio e addirittura bruciore, proprio perché solo lei attiva tutti quei (all’inizio possono essere fastidiosi, dato lo stadio pessimo dell’organismo iniziale, poi via via sempre più piacevoli con una lenta transizione) processi fisiologici detossificanti; e invece, se la mangia una persona mediamente intossicata, giovane, sportiva, ecc. sentirà un immenso piacere e certamente un gusto e sensazioni via via sempre migliori e maggiori (proprio anche di ripristino neurotrasmettitoriale: sarà esattamente come risvegliarsi, risvegliare se stessi, dare una botta, una secchiata di acqua fresca di vita in faccia ai nostri organi, compreso il cervello, come una vera e propria droga, ma infinitamente salutare ed effettivamente funzionale in un modo che è perfetto, se comparato a caffè, nicotina e altre schifezze di cui l’uomo medio deve per forza fare uso, perché costantemente in uno stadio di stordimento da tossine, specialmente quelle dei latticini o dei farinacei glutenici).

Per effettuare una transizione veramente adeguata (criteriata) basta studiare bene questa sezione di questo sito. E ricordare sempre che i benefici che se ne trarranno saranno enormi, in tutti gli ambiti della vita, se lo si fa con serenità, in pace, e ascoltando onestamente il proprio corpo, compreso quello del gusto e del godimento nel mangiare, che saranno talmente maggiori che si rischierà addirittura di cadere nell’ossessione di voler mangiare una cena fruttariana, via via disintossicando il corpo, la cosa risulterà persino orgasmica. L’energia, fisica e mentale, aumenteranno in una maniera del tutto unica e particolare (ma solo se si segue la transizione suddetta in modo corretto e graduale), finché non si tornerà a volare proprio come può farlo solo un bambino ancora poco intossicato (infatti si riprovano esattamente le sensazioni ed emozioni profonde che si provavano via via in fasi della vita precedenti: e questo è il segno, specialmente dalla fase F2 in poi, ma specialmente poi dalla fase F3 quando si inizia a vivere l’esperienza magnifica del melarismo, che la disintossicazione è arrivata finalmente anche al DNA stesso, modificando in modo perfezionante l’espressione fenotipica e curando eventualmente ogni tipo di problematica patologica pregressa, anche di cui non si sospettava minimamente perché spesso considerata “normale”). Ci si accorgerà, in pratica, di fino ad allora aver vissuto in un vero e proprio inferno, e ci si sentirà felici senza nemmeno sapere il perché. Specialmente passando con la giusta gradualità dalla fase vegana a quella fruttariana, inizialmente si proveranno sensazioni così forti da sentirsi supersonici, super-efficienti. Bisognerà accostare all’alimentazione ovviamente un lavoro (estremamente comunque facilitato via via dalla disintossicazione fisica) mentale, spirituale, sportivo, per sciogliere tutti i nodi di un grigio passato che sarà sempre più lontano, o più vicino, in quanto ora giustamente interpretato, capito, funzionale al presente e al proprio futuro. Paure inconsce e consce della vita svaniranno completamente o quasi, e ogni attività (specialmente quella mentale) verrà esponenzialmente migliorata, in un circolo uraganicamente virtuoso. La mela rossa opera, in quanto cibo elettivo della nostra specie, un’espansione dimensionale del nostro materiale organico, specialmente di quello cerebrale, garantendoci, inoltre, in questa società ipercompetitiva, una resistenza e una fermezza e una capacità di sopportazione, analisi, operazione, pianificazione, emozione, addirittura sovrumani. Saremo onde in connessione col mare del cosmo, del tutto automaticamente, sempre con un impeto fondamentale di vitalismo che deve esserci sempre e deriva dalla nostra libera scelta di sperare, gioire e ridere ed essere grati del grande dono della Natura.

Per quanto concerne l’attività fisica, è ovvio che l’uomo è un animale razionale, ma è anche ovvio che l’aspetto razionale, nella società capitalistica calcolante e fredda, è stato gonfiato, così da generare il solito squilibrio diabolico alla base di tutte le malattie fisiche e spirituali. Bisogna pertanto rendersi conto che le cose in noi coltivabili sono miliardi, ma che vi sono dei centri fondamentali da cui queste si dipartono, che, se non manteniamo attivi e “allenati” , si atrofizzano, generando scompensi e danni e problemi anche proprio ai centri che magari abbiamo più a cuore e che utilizziamo maggiormente. Esistono uomini alienati nella propria dimensione spirituale, altri in quella mentale-cerebrale-razionale, altri in quella passionale-amorosa, altri in quella sessuale-fisico-sportiva. Dio ci ha dato tutti questo centri non perché uno fra essi o alcuni venissero sottomessi a un altro, ma affinché tutti assieme fossero reciprocamente in sintonia, in connessione e affinché li amassimo e curassimo tutti allo stesso modo, proprio per non ammalarci mai. E allora è certamente lapalissiano che dobbiamo correre, saltare, amare, ragionare, studiare, parlare, dialogare, confrontarci, abbracciarci, vivere, ma solo nella maniera salutare, e non nella maniera pervertita e dannosa che ci offre invece spesso e volentieri questo canceroso sistema. Meglio soli, sennò, che male accompagnati. Non ha assolutamente senso costringersi a frequentare un gruppo di persone che opprime il 90% dei centri della nostra dimensione suddetti, sarebbe infatti deleterio per noi medesimi e anche per loro accondiscendere a tale forzatura servile. E non ha senso fare sport dannosi e innaturali, ma bisogna trovare l’equilibrio, e il massimo piacere conseguente e felicità, nel fare secondo nostra misura, fare secondo i nostri limiti, per poterli via via cogliere, conoscere ed eventualmente superare con gioia e soddisfazione grandiosa. Noi non siamo onnipotenti, e se obbediamo al disegno di Dio, otterremo sempre la massima felicità (sempre di più di qualsiasi altra che avremmo ottenuto rifiutando il decreto, e quindi ignorando il nostro limite), infatti, i nostri limiti sono la nostra fortuna, perché solo in essi potremo cullarci e trovarci, solo sui limiti si può eventualmente costruire, edificare, scrivere, intuire, evolvere (sempre all’interno delle leggi naturali, divine), non v’è evoluzione o progresso senza la coscienza del limite e il rispetto delle leggi naturali, ma solo degenerazione, corruzione, orripilante menzogna e dannazione collettive. L’era del 21 secolo ha perso totalmente il senso del limite e il suo ethos è l’illimitatezza, come lo è anche il suo motto. Anche per questo motivo, quando si inizia a rispettarsi, specialmente curando l’alimentazione (perché è il grado più alto ed effettivo in cui si viene ad entrare in relazione col mondo in cui siamo stati posti, e quindi con Dio), specialmente dal fruttarismo in poi tutte le altre cure del sé sorgeranno come spontanee, le cercheremo noi, puliremo anche la nostra istintologia e inizieremo a sapere sempre meglio, automaticamente cosa è meglio per noi e cosa invece è dannoso. Avremo finalmente la capacità di discernimento che tanto auspicavano Platone e Aristotele (spoudaios) e tantissimi altri pensatori, filosofi e scienziati e religiosi del passato (la maggior parte di questi fra l’altro aveva una dieta vegana o strettamente vegetariana, anche se non lo si ritrova spesso nei manuali, ma approfondendo personalmente i loro scritti), le nostre giornate diventeranno dei pozzi di intuizioni e lampi sul funzionamento macrocosmico e microcosmico (a iniziare dalla finale comprensione di una miriade di comportamenti interni al proprio nucleo familiare, amicale, sociale-lavorativo di cui non saremo più schiavi e che, in quanto sempre più capiti, potremo facilmente amministrare con virtù e rispetto, aiutando parecchio anche tutti gli altri nostri fratelli e sorelle, se disposti. Ma questo si verifica solo a uno stadio dell’organismo abbastanza disintossicato, cioè come minimo dopo mesi di F2 (vedi fasi alimentari nel link suddetto), e grazie soprattutto a un lavoro meditativo fondamentale che bisogna fare (ognuno il suo, sentirà egli stesso cosa compiere). La “noia”, la “tristezza”, la malinconia, qualsiasi stadio negativo umorale svaniranno completamente o si ridurranno al minimo (sempre specialmente uscendo dall’aspecificità più forte, che è quella del “cibo” diverso dalla frutta, infatti avviene un vero e proprio salto quantico nel momento in cui finalmente, inseriamo per lo meno un pezzo di puzzle [frutta] sul nostro pezzo di puzzle [organismo fruttivoro], e non un ferro da stiro, o un martello o una bicicletta [“carne”, latte di altre specie, semi, fogliame ecc.]).

Pertanto è essenziale capire come un organismo veramente efficiente è prima di tutto un organismo che capisce di essere organismo, e che la sua organicità consiste e funziona nel fruttivoro-malivorismo, ne acquisisce consapevolezza, e inizia a ricercare onestamente, trovando giustamente. In questa rivelazione, alcune cose che vengono solitamente nettamente ignorate da individui e quindi da una collettività (che è un insieme di individui) fuorviati dall’aspecificità trofica e quindi fisica, e quindi tradizionale e quindi culturale, mentale e spirituale, inizieranno a illuminarsi come invece prioritarie e addirittura s’intuirà come ciò a cui si tende (di tendenza, moda) a dare meno importanza, collocate in fondo alla scala dei desideri occidentali specialmente, in verità sono i bisogni primari della nostra specie, e invece, del tutto al contrario (mondo capovolto), le prime in classifica sono non solo le meno importanti ed adeguate ai nostri fabbisogni, ma proprio per questo motivo sono anche le più dannose in assoluto. Sembra quindi il caso di approfondire il seguente aspetto del Quadro d’insieme:

-cenni concernenti la profonda saggezza della scienza olistica nell’analisi, studio, e pratica relativi alla struttura dell’apparato vertebrale della specie umana e della sua meccanica funzionale all’essenza ed esistenza circointrastanti

Che cos’è la “colonna vertebrale”? Una centrale elettrica che ci connette (sia interiormente che esteriormente) per farci semplicemente funzionare correttamente. Anche in questo caso, specialmente nella specie umana, riassestata sul ciclo H fruttivoro, bipede, a stazione eretta, dobbiamo capire che qualsiasi tipo di compressione, curvatura, postura sbagliata, sport innaturali come quelli acquatici, di body-building, e tanti altri, come il calcio, il basket, stasi in posizioni forzate, crea, a lungo andare, uno stress cronico-cumulativo (di vario genere: compressivo; tensionale; decompressivo; asimmetrico ecc.) che ostruisce (insieme alle tossine del cibo aspecifico) o deturpa in misura maggiore o minore e in modi estremamente complessi a seconda sempre della genetica (e quindi dagli errori generazionali precedenti: ereditarietà della colpa), e delle infinite e diverse interazioni tensionali/compressivo/decompressive che ognuno avrà e svilupperà (via via con le usanze aspecifiche di una vita), questo fondamentale e meraviglioso e perfetto apparato. Quindi, un discorso a minima energia (minimo sforzo, massima resa), individua immediatamente la questione fondamentale, in modo olistico, inquadrando l’ultimo (l’ultimo eventualmente arrivato, e rimasto esattamente tale) stadio positivamente (ed eventualmente, visto che l’evoluzionismo, rimane comunque un’ipotesi scientifica e non una certezza assoluta, ma abbastanza plausibile) evolutivo (sulla base anche della storia evolutiva precitata): la struttura arboricolo-terricola del genere umano. I movimenti in assoluto più funzionali, e con la massima potenza salutare-terapeutica, e più completi per noi, a partire da questa assunzione banale (e verificati effettivamente in ambito delle scienze motorie e sperimentalmente) sono proprio quelli a corpo libero e simulanti l’azione arboricola. Tutti questi, riattivano la fisiologia naturale del nostro corpo, a livello totale: muscolare, articolare, cardiocircolatoria, e (come ben sanno fisioterapisti e osteopati ed altre figure professionali) organica. Infatti, essendo noi un organismo, qualsiasi tipo, ad esempio, di compressione intervertebrale, crea un rallentamento dei fluidi (sanguigni e linfatici, ma specialmente dei flussi nervosi, elettrici) e siccome ad ogni vertebra è collegata neuralmente la funzionalità di un organo o di un particolare distretto di organi (come l’intestino, il cuore, l’apparato uditivo, quello respiratorio, ecc.) se si ha un’ostruzione o una cattiva funzionalità, elasticità, robustezza dello stato della nostra centrale elettrica (il nostro pilastro portante che interconnette tutti i “centri”, “chakra”, predetti: mentale, sessuale, spirituale, fisico ecc.) allora anche il relativo distretto organico innervato avrà una funzionalità ridotta o pervertita o anche fortemente compromessa, con tutti gli effetti negativi anche sugli altri organi, che per compensare la mancanza, dovranno lavorare di più. È ovvio che una disintossicazione dei tessuti (di tipo organico, tramite alimentazione specie-specifica) gioverà infinitamente sulla struttura vertebrale pure, essendo anch’essa fatta di cellule, ma non basta, infatti noi sottovalutiamo spesso o sempre l’aspetto preponderante che ha lo sport (ma unicamente quello ideale e quindi naturale, e quindi anche quello e forse l’unico più e veramente piacevole per noi) su qualsiasi dimensione della nostra vita, compresa quella di un corretto assorbimento intestinale, ma anche mentale (delle informazioni essenziali ed esistenti captate, elaborate, metabolizzate: infatti anche il cervello è una sorta di intestino con un metabolismo: assorbe, digerisce e smaltisce informazioni, e ognuno di questi tre processi può andare a male o essere più o meno efficiente). L’esercizio naturale va fatto ogni giorno, tutti i giorni della propria vita e non è necessario che sia eccessivo (specialmente quando si ha un organismo sufficientemente disintossicato), ne basta poco, anche perché l’eccesso ossida e acidifica il corpo, ma seguire l’istinto comunque. Si può consultare, al riguardo, questo articolo, che ne parla chiaramente. Solitamente, visto lo stile di vita innaturale e insostenibile odierno (sempre su lungo periodo, sottintendendo le future sorti della nostra specie su questo “pianeta” se continuiamo con la condotta attuale, e tutte le statistiche confermano questo semplice dato di fatto), la zona della colonna vertebrale più soggetta a stress cumulativi è quella lombo-sacrale, proprio perché l’occidentale passa, in media, la maggior parte delle ore del giorno seduto su una sedia, o in macchina, o altrove. Tale posizione, se prolungata nel tempo, crea tensioni innaturali alla zona lombare, specialmente (come spesso accade) se si assumono posture scorrette, come ad esempio quella di non sedersi sull’ischio, ma tendere ad “accomodare” il sedere più avanti, per pigrizia o altre ragioni emotive ma anche di natura meccanica, oppure portare le spalle in avanti, e in genere assumere atteggiamenti o ipercifotici o iperlordotici. Ma anche se si assumesse una posizione ideale (nel sistema “stare seduti”), è comunque il sistema “stare seduti” a essere poco salutare per la specie umana, in quanto per sessanta milioni di anni noi abbiamo condotto una vita arboricolo-terricola, senza sedie alcune, e dunque stare seduti su un prato è infinitamente diverso dalla posizione assunta su una sedia, e ancora star seduti in maniera prolungata su di essa ( senza peraltro compensare con l’esercizio naturale predetto) non solo è deleterio, ma diviene col tempo assolutamente patologico per tutti e solo tutti gli aspetti del nostro materiale psico-fisico-spirituale, andando inevitabilmente a essere una delle principali cause, insieme alla tossicosi da “cibi” aspecifici, di tutte le cosiddette “malattie” esistenti, assumendo ruolo preponderante infatti nell’influenza del circolo vizioso “patologia” (visto che nessuna “malattia” ha una causa precisa, ma è il risultato finale di una concomitanza di cause primarie e secondarie che, nel tempo, in modo cumulativo, specialmente la tossiemia aspecifica, fanno insorgere appunto lo stadio patologico che presenta una sintomatologia molto più accentuata rispetto a quella, sempre esistente, standard nella collettività onnariana o cibaspecificariana, primaria: cioè l’organismo non ha ancora accumulato un numero di tossine tale da divenire sempre meno efficiente ed essere sempre meno capace anche di smaltire le stesse). La zona lombosacrale è, guarda caso, una delle più importanti zone della nostra, come l’abbiamo definita, centrale elettrica: se ci sono infiammazioni conseguenti a stress, ostruzioni, compressioni, traumi cumulativi in questa sacra porzione del nostro organismo, ne viene immediatamente sabotata la sua funzionalità prima di tutto sessuale ed escretoria, secondariamente anche digestiva e quindi anche mentale e generale (per contraccolpo susseguente, per effetto domino, su tutto il resto del corpo). Ma specialmente questa zona è importante in quanto è e funziona ed agisce come fulcro delle forze del nostro intero organismo, è il centro del nostro equilibrio e se viene compromesso, si altera l’intero equilibrio, bilanciamento di ogni tipologia di energia che viene generata consciamente e volontariamente o viceversa da noi stessi in relazione con l’ambiente e gli altri. Anche la potenza fisico-atletica diminuisce, la forza, l’attività mentale, tendono a scemare (come sanno tantissimi odontoiatri e osteopati e fisioterapisti, tant’è che chi ha problemi posturali, malocclusivi e mette un bite correttivo, metodo comunque invasivo e che non toglie la causa del problema ma allevia solo il sintomo, incrementa la sua forza di una certa percentuale relativa allo scompenso precedente che aveva il corpo: questa “strategia” è usata anche da molti sportivi per migliorare le proprie prestazioni o per evitare eccessivo stress durante l’esecuzione di parecchi movimenti: specialmente nel pugilato, nel bodybuilding, calcio, basket, ecc.), e se vi è ostruzione proprio lì dove l’ostruzione viene disciolta solitamente (infatti la zona lombosacrale agisce come centro di assorbimento delle energie terrestri, ma anche come centro di scaricamento delle tensioni eccedenti mediante l’atto sessuale: infatti la funzionalità prostatica nell’uomo e quella in generale uterino-vaginale nella donna, anche per quanto concerne il parto, dipendono da e sono esse stesse situate proprio in questa zona e subiscono alterazioni se quest’area viene compromessa) allora è come se piano piano rallentassimo tutto il nostro sistema catabolico (compreso quindi il sistema linfatico). Guarda caso, è proprio per questo motivo che chi ha problemi alla zona della centrale lombo-sacrale, di solito tende a sviluppare anche dei più o meno fastidiosi disturbi del sonno (che principalmente ha una funzione proprio di disintossicazione del corpo) da quelli meno gravi a quelli più gravi, come anche apnee notturne (dalle più lievi alle più gravi) (poiché ne verrà ostruita anche la connessione che vi è fra cervello e apparato respiratorio, specialmente se vi è uno stress fra la terza, quarta e quinta vertebre della zona lombare), tendenza ad assumere posizioni sbagliate a letto, qualità delle fasi REM compromessa, scarsa ossigenazione cerebrale e pulizia corporea conseguenti, compromissione poi, ovviamente, persino del grado di coscienza e auto-coscienza che si avrà nel quotidiano, nell’arco di una vita. Ma, ancora non è tutto (e non lo sarà mai), l’intossicazione derivata da cibi o usanze meccaniche aspecifiche lombosacrale, genera stipsi, rallenta il transito intestinale, non favorisce e anzi limita fortemente la peristalsi, causando così ancora un calo della vitalità. Infatti, la stipsi è anche lei una delle cause primarie di tantissime malattie, anche virali, perché il 70% del nostro sistema linfatico risiede proprio nell’intestino (visto anche che è la parte del nostro corpo che più entra a contatto col mondo, e dunque in essa risiede gran parte dei linfonodi del nostro corpo: una superficie grande all’incirca quanto un campo da tennis se estesa, di certo avrà bisogno di difendersi nel caso venga a mancare un cibo pulito e specie-specifico elettivo, per adattamento negativo), emozionali (nell’intestino vengono assorbiti i precursori e i cofattori neurotrasmettitoriali) e dunque cerebro-prestazionali, ecc. É praticamente incredibile come possano esistere persone del tutto drogate e in uno stadio di incoscienza ed inefficienza e in un luogo dimensionale lontano anni luce dalle loro naturali potenzialità (e quindi dalla loro normale personalità e dal loro normale io, che invece evenirà in maniera atrofizzata, soffusa, stonata e affaticata, tremenda e tristemente vulnerabile, nervosa, assonnata, oscurata), (e che magari lo sono da quando sono nate) solo ed esclusivamente per questi due fattori : dieta e sport e attitudini quotidiane, anche banali, basterebbe infatti correggere o inserire qualche piccolo accorgimento perché la qualità della loro vita si incrementi di tantissimo. Se solo correggessero, anche di poco, le loro malsane attitudini, scoprirebbero banalmente se stesse ed eviterebbero di passare un’intera vita dentro una buia caverna, magari guardando con molto interesse tutte le trasmissioni-spazzatura che il master passa dal teleschermo, cambierebbero i loro hobby, cambierebbero modo di pensare e relazionarsi con gli altri, finalmente nutrirebbero interessi genuini e non dannosi, in quanto un malato prova piacere a stare in luoghi malsani, a mangiare cibi malsani (ne gode, in quanto ne godono specialmente i batteri negativi che lo abitano anche nell’universo intestinale “flora batterica”, che si nutrono proprio delle tossine aspecifiche che ingeriamo, ad esempio, i quali sono anche fortemente responsabili della dipendenza neurotrasmettitoriale dal “cibo”, come hanno rivelato studi recenti), bere veleni e frequentare la corruzione; del tutto al contrario una persona sempre più sana modifica i propri gusti (tecnicamente, li pulisce, e quindi torna a provare e sentire rettamente) e dunque proverà schifo per ciò che in verità non è cibo (come la pizza, che ad un fruttariano di molti mesi, se per caso dovesse riassaggiarla, parrà cartone; o la “pasta”: esattamente una colla; per non parlare della nausea profonda che proverà al solo odore dei cosiddetti “prodotti animali”, o la generale indifferenza che si prova di fronte a un “cibo” deturpato con la cottura, comparata invece alla gioia e all’attrazione intense generate dai cibi crudi, colorati, profumati di un profumo ancora integro, che è indice di energia ancora insita e non scemata, dal fuoco, nello stadio gassoso, lasciando solo resti morti dal punto di vista sia biochimico che energetico/elettrico; dal gusto infinitamente intenso e sempre maggiore man mano che si procede con la detox di questi sacchetti di luce che sono i frutti e solamente loro in natura, dato che esistono solo cadaveri vegetali e animali all’infuori della frutta, che non è un essere vivente ma una struttura nutrizionale). Quindi, per una vitalità vera, e non uno stadio zombielogico mantenuto tutta la vita, tra l’altro, quasi, c’è da dire venga appoggiato da una indolenzita tendenza collettiva, riscoprire la dimensione corporea per noi occidentali è qualcosa di meraviglioso, e significa riscoprire proprio la dimensione mentale, quella vera però, e non quella malata e disconnessa dal resto, solipsistica, presuntuosa, riduzionista, tracotante e alienata, elucubrazione che diventa così del tutto inutile e anzi estremamente dannosa, perché è peccare di onnipotenza, infatti solo Dio crea conoscendo, noi siamo creazione , e la nostra attività mentale non è creatrice, ma solo interattiva col mondo già creato e già funzionante secondo delle leggi, che dobbiamo solo ricercare e rispettare per auspicare alla felicità. Nella mitologia cristiana, Lucifero era ed è l’angelo più intelligente di tutti, calcolatore perfetto, perfino quasi ai livelli del Creatore, ma purtroppo solamente razionale, proprio come il panorama mondiale a cui oggi assistiamo dalle nostre gabbiette, e cadde, e così cadrà anche l’intero, ultimo impero piramidale occidentale, un giorno non molto lontano, e le persone inizieranno di nuovo a respirare, a vivere pienamente, uscite dall’incanto fittizio e degradante della Nuova Babilonia (perché ve ne sono state molte in passato, l’aquila perde le piume ma non il vizio), e torneranno a ridere e a piangere, senza vergognarsene, e non avranno più né sete né fame…

Il melarismo ci riporta in una dimensione strutturale a minima energia, di massima efficienza. Il corpo e gli organi rimpiccioliscono elegantemente e tornano alla condizione ideale di minimo sforzo-massima resa. Si diventa più “piccoli” ma non scavati, non deperiti affatto, anzi, se si segue perfettamente la transizione predetta, sempre ascoltando bene i bisogni del proprio corpo e rispettandolo si diviene scolpiti, anche muscolosi, pieni, con un fisico provo di ritenzione idrica o grassi in eccesso, ma perfettamente armonioso, bello (questo specialmente dal melarismo o dalla fase F3 in poi).

Uno dei problemi da non sottovalutare mai è quello che quando si cambia radicalmente alimentazione (e infatti non lo si deve fare radicalmente, ma seguendo il proprio personalissimo organismo, nelle fasi predette, farle durare anche quanto si sente più opportuno) noi dobbiamo ricostruire (visto che siamo ciò che mangiamo, e siamo cibo che cammina) interamente il corpo con nuove sostanze, di gran lunga migliori nel caso del fruttarismo-melarismo, e quindi è proprio come rinascere, bisognerà pertanto reimparare a camminare . Non possiamo pretendere di poter uscire dall’oggi al domani da una situazione di tossico-dipendenza che dura addirittura da tutta la nostra vita. Specialmente i muscoli e il corretto funzionamento di ogni organo richiedono sport e attenta dedizione, anche perché il bambino ha una massa di parecchio inferiore alla nostra e un’efficienza di molto superiore invece, noi al contrario, dobbiamo rifare tutto da capo con una media di 60-70 kg da trasformare e far restare efficienti: è una vera e propria trasformazione, poi, quindi dovremo anche abituarci a guidare un nuovo veicolo estremamente diverso, ed estremamente più potente e di solito questo è un problema (perché una 500 si fa guidare senza particolari fastidi o accorgimenti, e passare subito a una ferrari può essere addirittura traumatico, anche per questo motivo è fondamentale la gradualità, voler saltare le tappe è come passare dalla prima marcia alla quinta: non funziona, si starà male, e si tornerà inevitabilmente indietro, e non si riuscirà nemmeno a gestire bene il cambiamento potentissimo che si vivrà, rischiando di andare a sbattere da qualche parte), molto spesso può anche accadere che, siccome il fruttarismo ti rende libero, toglie tutte le catene e traumi precedenti, si rimanga tuttavia fermi (legati, incatenati al ricordo di essersi bruciati in passato provando a fare qualcosa che il corpo aveva impedito, generando in noi frustrazione o sensazione sgradevole e quindi scarso interesse nel futuro a riprovare lo stesso atto), perché ancora convinti di essere legati e di farsi male nel provare a muoversi, anche per questo trattasi di un percorso non solo fisico ma è necessario anche un lavoro mentale, psicologico, perché non avrebbe senso avere una ferrari ed essere ancora convinti di stare su una 500, perché potrebbe anche essere pericoloso, e sarebbe certamente, inoltre un gravissimo peccato. Gli enzimi e i miliardi di sostanze ideali della frutta certamente essendo specie-specifiche per noi giovano alla grande e rendono automatici tantissimi processi, ma dobbiamo ricordare la società in cui siamo inseriti, che potrebbe e spesso ci riesce perfettamente, alterare tutti questi meravigliosi e (che vorrebbero almeno poter essere tali) spontanei meccanismi di rinascita e ricrescita ed evoluzione, con la sua influenza negativa, in quanto la maggior parte delle persone ancora non è nemmeno vegetaliana. Comunque, tuttavia, essi non bastano: bisogna sempre mantenere una vita (nuova, splendente e luminosissima) attiva, sportiva (e lo sarà e potrà essere infinitamente di più di prima se si riesce a ingranare bene e appunto a ricostituire del tutto il nostro corpo mantenendolo attivo durante tutta la transizione, sempre con lo sport naturale adatto a noi, però); sennò tutto, nonostante la potenza esponenziale della frutta, si atrofizza. È inutile ricevere 1000000 in più del 10 iniziale, se poi si utilizzerà solo quel 10 che si utilizzava prima, anzi, è dannoso.

Il melarismo, riempiendo di energia elettromagnetica (più del 98% della materia, visto che l’atomo è una cattedrale e i protoni e i neutroni sono un pugno di mosche al suo interno, il resto sono altrettante mosche di massa quasi nulla ovvero gli elettroni che interagiscono fra loro e volano supersonicamente generando la stessa massa e “durezza” della materia, e quindi rendendo “pieno” il vuoto interno della cattedrale, rendendolo solido al tatto, che sennò si scomporrebbe e annichilirebbe, Einstein diceva bene che la massa non è altro che energia concentrata, se diamo ad esempio un pugno a muro non lo trapassiamo solo perché la sua solidità è mantenuta dall’elettromagnetismo generato dal campo elettromagnetico) barionica e non, e nella maniera perfetta, speculare, ogni nostra singola cellula, nutrendola anche con il carburante più evoluto in natura : il fruttosio (in netta prevalenza rispetto al più primitivo monosaccaride glucosio), tonifica, scolpisce, rende possente (sempre dopo la detox inversa), tutto il corpo, stabilizzandolo, e attuando quindi un’ importantissima e stavolta davvero del tutto spontanea e senza la minima fatica stabilizzazione delle varie posture assunte, sarà come se un deus ex machina ci avvinghiasse forte (ma solo nel monotrofismo) e ci tenesse robusti, senza buchi, indolenzimenti, acciacchi, scomodità, sensazioni fastidiose alla colonna vertebrale, mai. Non si perderanno più pezzi infatti e il nostro organismo non essendo più né in stadi di acidosi con relativa compensazione dispendiosa o alcalosi con relativa compensazione dispendiosa, non solo sarà perfettamente nutrito al 100%, ma avrà anche fabbisogni indotti glucidici, proteici, vitaminici, ecc. , stavolta rispetto al fruttarismo, praticamente azzerati. Infatti, solo con il melarismo, si smette di avere fame e sete del tutto. Con il fruttarismo sostenibile pure, ma non del tutto. Visto che la frutta (quella specie-specifica o al limite quella meno tossica) nutre completamente la cellula degli organismi fruttivori, senza bucarla, ossidarla, corromperla, e dunque tutti i fabbisogni indotti da ciò che invece non è cibo (che invece la intossicano e la corrodono o la alterano, drogano ecc.) passano. Non si deve essere scettici al riguardo, infatti questi sono i tre principi che una volta per tutte devono essere chiari all’intera umanità da oggi fino a prova contraria nel futuro, ovvero i tre principi che fanno di uno scienziato un vero scienziato dalla notte dei tempi (di quelli veri ne sono rimasti davvero pochi):

1. Non dare mai niente per scontato (cioè per certezza assoluta).

2. Non escludere mai nessuna ipotesi a priori (cioè prima della fase sperimentale completa, ed eseguita nella giusta maniera).

(Senza questi due parametri del tutto basilari non si sta facendo scienza ma solo opinionismo).

3. La vera scienza è ciò che funziona (nel modo più semplice, veloce in assoluto: in questo caso, che guarisce la persona nel modo più semplice e veloce in assoluto).

Molto spesso chi scuote la testa e affettatamente pregiudica è solo qualcuno che non solo non ha approfondito e condotto uno studio a 360 gradi, o anche uno studio approfondito parzialista su una determinata tematica, ma lo fa perché non vuole, lo infastidisce, odia per sua natura vile la ricerca, lo studio del mondo, la vera scienza in sé (che invece ama mettersi continuamente in dubbio, e anzi è prerogativa della scienza propria operare in tal modo, dialogare) e alza mura, come al solito, senza avanzare alcun tipo di argomentazione attenzionabile. Questo appena descritto può esser considerato sia come un meccanismo difensivo ma, allo stesso tempo, come una forma masochistica, perché tutto ciò che vive si muove sempre e da sempre, tutto ciò che è morto sta fermo e tutto ciò che uccide ferma, ghiaccia, stronca, immobilizza. Purtroppo la mente umana, anche dei massimi esperti mondiali o soprattutto nel loro caso, è propensa a gettare discredito su tesi maturate con l’approccio oloscientifico, proprio perché gli è stato insegnato a vivere e studiare e fare in maniera cieca e riduzionista, dunque può ad essi parere assurdo ciò che invece, a un’attenta analisi, è solo il prodotto di un’interazione, derivazione logico-deduttiva da miriadi di teorie scientifiche parzialiste confermate a livello però solo settoriale, specifico, che vengono semplicemente unificate, collegate fra loro reciprocamente, generando un risultato che pare essere in contraddizione con ognuna delle parti, ma che invece è solamente un meraviglioso accordo (come l’accordo di una chitarra sembra qualcosa di opposto e diversissimo per natura da ogni singolo suono di ogni singola corda che lo compone). Questo è il semplice principio dell’olismo, sempre più meta, oggi, dei più avanzati esperti in qualsiasi ambito della ricerca: filosofica, scientifica, religiosa, politica, ecc.

Oltre a questo, vi è sempre quell’atteggiamento scettico che domina solitamente chi non ha una buona conoscenza dei fenomeni del mondo, e chi, infondo, non ha maturato e non si è reso ancora conto dell’incredibile meraviglia che è la stessa vita, e che in essa nemmeno crede, dunque. In sintesi, come si fa ad essere scettici, se tutto ciò che esiste è qualcosa di assolutamente magico, proprio incredibile e (se non l’avessimo esperito fin da quando siamo nati), inimmaginabile? Se non esistessero i pesci, riusciresti a immaginarli? Se non esistessero i fiori, riusciresti a immaginarli? É sbagliatissimo questo atteggiamento , e deve cessare una volta per tutte, perché rivela un’intrinseca vecchiaia ed è ciò che tiene sado-masochisticamente ferma la coscienza collettiva della specie umana, che l’avvinghia diabolicamente, impertinentemente, perversamente, paurosamente: è l’atteggiamento di chi vuole distrarsi dal Mistero perché lo teme, di chi rinuncia a credere che tutto sia meraviglioso e si rifugia in maniera fallimentare nella convinzione (e anche in luoghi che fortificano quest’ultima, come uffici, artificiali allevamenti intensivi di cemento chiamati ancora erroneamente “città”, dimensioni alterate da alcol e sigarette e cibo aspecifico). Inoltre, tale approccio non è affatto tipico dei veri pensatori e di tutti coloro che nella storia hanno contribuito a una svolta, ma è tipico del più comune ignorante (in quanto ignora, e rifiuta a priori, per presa di posizione), e questo avviene da sempre nella storia umana, ed è veramente assurdo che anche ai massimi livelli avvenga ancora, è gravissimo, visto che la storia, in maniera addirittura continuativa, ci dimostra che tale atteggiamento ha sempre e solo sempre miserabilmente e inevitabilmente fallito: i pazzi sono coloro che hanno ucciso la capacità immaginativa, l’impeto alla ricerca, la tendenza a non dare mai nulla per scontato.

Ad esempio: se io tornassi a 60 anni fa e dicessi che in futuro vi saranno computer da poter portare in tasca con miliardi di funzioni (come probabilmente fece qualcuno, che puntualmente venne denigrato), sarei un pazzo. Sarei un pazzo anche se, prima della rivoluzione copernicana, affermassi l’eliocentrismo; sarei un pazzo assoluto se riuscissi, come molti fecero, a immaginare che in futuro l’uomo avrebbe potuto volare nei cieli e compiere distanze immense in pochissimo tempo; e oggi io sono pazzo, perché dico la banalità che la specie umana ha una struttura solo ed esclusivamente malivora. È esattamente il medesimo meccanismo. La verità (che comunque è sempre dinamica) passa sempre da tre vie, prima viene ridicolizzata, poi viene violentemente contestata e infine viene accettata.

Ma ancora, oggi, cose del tutto dimostrate scientificamente, si mantengono nella collettività come assurdità incredibili, e basterebbe solo prendere in mano un libro universitario e leggere il relativo capitolo per zittire certe malsane forme di scetticismo killer: ad esempio se io dico che la vita probabilmente non è nata sul pianeta terra, che nasce nello spazio interstellare, che siamo dunque degli extraterrestri, sono un folle da rinchiudere in manicomio (solamente perché esco fuori dall’unica visuale che sono abituati a vedere gli ottusi: ovvero il proprio naso), e invece basta prendere un qualsiasi libro di zoologia e approfondire bene la teoria scientifica del tutto plausibile della panspermia planetaria, per capire. Poi, è comico ancora individuare come il pensiero critico della maggioranza sia praticamente pari a zero, e non parlo della maggioranza degli incolti, ma anche e soprattutto di quella delle persone anche con una certa cultura, che immediatamente iniziano ad ascoltarti, ma solo quando, invece di riportare i tuoi ragionamenti, ad essi associ citazioni ed aforismi di personalità autorevoli del passato o del presente: allora tutto diviene magicamente plausibile: ma questa, ovviamente non è né scienza e né filosofia, ma totale superstizione primitiva, ancora oggi purtroppo imperante, anche, purtroppo in ambito scientifico. Ad esempio vi sono teorie scientifiche assolutamente plausibili che solo per moda sono venute meno nell’immaginario collettivo, e quindi anche nell’immaginario della comunità scientifica attuale, in favore di altre che avevano una valenza pressoché uguale se non minore delle predette, e che invece si sono diffuse: un esempio è la teoria delle catastrofi cuvieriana comparata con la teoria evoluzionista darwiniana. Ma questo non significa affatto che sia più plausibile la seconda ( è solo uno degli infiniti esempi che si potrebbero fare), anzi, tutto al contrario, praticamente sempre ciò che ci sembra più ragionevole, e che quindi è accettato collettivamente, è la cosa più distante in assoluto dalla verità, in quanto la verità, inizialmente pare proprio esattamente assurda (a prima vista, mentre poi si scopre che non poteva essere che così ed è ovvia, ma solo via via che si procede sia con la ricerca che con la sperimentazione personale). Se una cosa è accettata collettivamente, non significa che sia più o meno plausibile, il numero non conta affatto, anzi, spesso e volentieri tutto quello che viene collettivamente accettato come vero è assolutamente falso, dunque usare come metro il sentore comune è la cosa più sbagliata che si possa fare. Senza una ricerca, infatti, saremmo tutti ancora del tutto convinti, a livello collettivo, che i fulmini siano perché il divino si è arrabbiato con l’umano, che la terra è piatta, e certamente (come ancora moltissimi credono fermamente) che se passa un gatto nero è un segno premonitore di sciagure.

Così, se qualcuno gli dicesse che il Sole è più grande della Terra di 150 o 160 volte, costui penserebbe che il sostenitore di una siffatta teoria è un pazzo, mentre la dimostrazione condotta secondo la scienza astronomica conferma l’ipotesi in modo tale che neppure un astronomo potrebbe assolutamente porla in dubbio” – Averroè-

Allo stesso modo, se affermo che l’alimentazione aspecifica è la causa di tutte le “patologie” oggi esistenti, sono un pazzo, oppure forse sono semplicemente uno che se l’è studiata bene. Così pure se affermo che il caffè può essere implicato nello sviluppo della glicemia, oppure se, in periodi di ricerca precedenti ma già avviati inevitabilmente verso il miglioramento continuo (che è tale solo se riesce a capire che tutto ciò che gli viene contro lo fa solo per una motivazione: la non-motivazione, ovvero l’assoluta superstizione che non poggia su nulla), se uscivo e compravo una pizzetta a un bar e toglievo la parte annerita, bruciata, ero strano, un esagerato, un estremista, e dovevo anche subire il sottile e stupido scherno anche delle persone a me più vicine, solamente perché volevo evitare di incrostare il mio intestino con prodotti estremamente cancerogeni come gli idrocarburi benzopirene, benzoantracene, ecc. Oggi sono ancora più pazzo se sostengo che la cottura dei farinacei (specialmente sopra certe temperature) è del tutto forse la causa primaria dello sviluppo del cancro nel mondo (tant’è che nessun crudista di ammala di cancro), in quanto si generano quantità enormi della seconda sostanza più cancerogena al mondo dopo la diossina: acrilamide.

E quindi, se un gruppo di persone, per tradizione, usa circoncidere i propri figli e io mi rifiutassi di farlo al mio, sono pazzo. Se mi rifiuto di vaccinare mio figlio, sono pazzo. Se rifiuto una cena a base di carne da chi mi ospita, sono poco rispettoso. Se 5 anni fa dicevo di essere vegano, ero un pazzo (perché ancora questa cultura non si era affermata e diffusa), se lo dico oggi, nessuno mi dice più alcunché, però se dico di essere fruttariano oggi, sono assolutamente pazzo. Le persone non si accorgono della loro estrema incoerenza. Muovono per emulazione, conformismo, non autonomamente, sulla base di ragioni. Questo è pericoloso, perché tutto può essere creduto, se viene collettivamente istillato, anche le cose più assurde, come ad esempio tutti i fabbisogni indotti dalla realtà mediatica, dalla pubblicità che fa il lavaggio del cervello a tutti, ma anche menzogne su dinamiche di guerra, operazioni militari, farmaci, e prodotti di qualsiasi genere. È l’era dell’inganno globale, alcuni iniziano a capire, altri non vogliono, o sono troppo distratti.

Allo stesso modo, tutti sono convinti che il muscolo che pompa più sangue all’interno del nostro corpo sia il cuore, e invece non è vero. E finché dico che non è vero sono pazzo. Smetto di essere pazzo se prendo un libro di fisiologia e leggo che il diaframma pompa 4 volte più sangue del cuore. (Tra l’altro, il diaframma noi lo attiviamo di più quando corriamo, e facciamo attività fisica, essa potenzia, triplica la detox vivificando la circolazione della linfa). Quindi, se dico a un ignorante qualunque che per diminuire la sua tachicardia deve iniziare a smettere gradualmente di mangiare uova, latticini, carne, passare gradualmente a una dieta vegana come minimo all’inizio e mettersi a correre per ripulire tutte le arterie dal colesterolo lentamente e stimolare l’efficienza del sistema cardiovascolare, dicendogli che la sua tachicardia probabilmente svanirà dopo un certo periodo relativo allo stadio di intossicazione del suo corpo, sono da rinchiudere, perché il medico prescrive la “medicina”, e quella e solo quella, nel suo immaginario, potrà “guarirlo”, sono ancora più pazzo se dico che tale medicina non cura il problema, ma solo il sintomo, ed è quindi dannosa, perché è come se si spegnesse una spia e si continuasse a guidare una macchina guastata, aggravando orribilmente la situazione e sviluppandone altre.

Sono pazzo se dico che il fluido più importante che circola negli organismi viventi non è il sangue, ma la linfa (ne abbiamo 3 volte il sangue, essa cattura le tossine e le spinge fuori dal corpo, e l’unico modo tra l’altro per assicurare una buona funzionalità linfatica è contrarre i muscoli, muoversi, vivere, ecc. e siccome come predetto il 70% del sistema linfatico si trova nell’intestino, basta intasare l’intestino per ammalarsi, e sono un pazzo se dico che probabilmente ti sei preso l’influenza perché non sei come minimo fruttariano e non sei hai una vita molto attiva).

Altri amici pazzi (perché precursori, antesignani, pionieri) nella storia dell’uomo (che oggi invece vengono addirittura venerati, con secondo me un’eccessiva e anche ipocrita religiosità, segno che non si è veramente capito quello che in realtà intendevano trasmettere queste persone alla cultura collettiva passata presente e futura, e cioè autonomia di pensiero, pensiero critico, personalità, pensiero creativo-scientifico, e non autoritarismo e servilismo o superstizioso conservatorismo/accademismo):

-Galileo Galilei (sappiamo perché);

-i fratelli Wright (Sono in generale considerati i primi ad aver fatto volare con successo una macchina motorizzata più pesante dell’aria con un pilota a bordo, essendo riusciti a far alzare dal suolo il loro Flyer per quattro volte, in modo duraturo e sostanzialmente controllato, il 17 dicembre 1903).

-William Harvey (il primo scienziato che descrisse con accuratezza il sistema circolatorio umano e che ipotizzò per primo che il cuore pompasse il sangue in tutto il corpo).

-Giordano Bruno (portò all’abbattimento delle barriere tolemaiche, rivelò un Universo molteplice e non centralizzato e aprì la strada alla Rivoluzione scientifica: per il suo pensiero, Bruno è quindi ritenuto un precursore di alcune idee della cosmologia moderna, come il multiverso; per la sua morte, è considerato un martire del libero pensiero).

-Andrea Vesalio (uno dei pionieri dello studio dell’anatomia umana moderna, è considerato addirittura il fondatore, praticò lo studio autoptico dei corpi umani, dissezionandoli per ricercarne le cause dei decessi).

-Georges Cuvier (fondatore dell’anatomia comparata).

-Heisenberg (fra i fondatori della meccanica quantistica, formulò il famoso principio di indeterminazione nel 1927).

-Nikola Tesla (visionario e genio, a lui si devono tante invenzioni che oggi abbiamo e utilizziamo nella peggiore delle maniere, ma questo è un altro discorso, come : la corrente alternata, alla base della seconda rivoluzione industriale; scoprì come canalizzare l’energia elettrica per dare luce tramite i neon; raggi x; la radio [Generalmente viene indicato Marconi come inventore della radio, Nikola Tesla aveva depositato molti anni prima, tuttavia, un brevetto sul suo sistema di funzionamento]; controllo remoto di apparecchiature elettroniche; motore elettrico; precursore della robotica; laser; tecnologia wireless; ipotizzò un mondo libero dove l’energia sarebbe stata alla portata di tutti. Il concetto di energia gratis e libera è stato probabilmente la causa dell’ emarginazione che Nikola Tesla ha dovuto subire.

-Nietzsche (aveva previsto il nostro mondo nichilistico moderno e senza Dio, e aveva anche previsto l’avvento di nuovi pensatori, i nuovi filosofi)

-Gesù Cristo.

-Mohammed.

-Ghandi (non violenza, ecc.).

-ecc.

Tutti (o quasi) costoro dicevano cose assolutamente banali, parlavano di questioni che ad oggi vengono comunemente accettate da tutti, nessuno si stupirebbe infatti se qualcuno si presentasse e dicesse: “guarda che la terra è un pianeta e gira intorno a una stella che è il Sole”, oggi. Così come domani dire “guarda che la specie umana è fruttivoro-malivora” sarà una cosa del tutto accettata dalla futura collettività.

Già Colin Campbell spinge fortemente nella nostra direzione (l’oloscienza):

La maggior parte dei professionisti e dei ricercatori nell’ambito medico ritiene che cercare i meccanismi globali che regolano salute e malattia non sia vera scienza. Prima di accogliere la medicina nutrizionale nella ristretta cerchia delle “discipline legittime”, vorrebbero conoscere nel dettaglio come un sistema così complesso agisce su ogni singolo evento patologico.

In assenza di queste conoscenze, insistono sull’identificazione dei “princìpi attivi” contenuti nel cibo, piuttosto che limitarsi ad accettare il fatto che è il cibo stesso ciò che giova alla salute. Ovviamente si tratta di richieste impossibili, almeno quando è in gioco la nutrizione: non sappiamo esattamente come funzioni perché non possiamo identificarne tutte le componenti, l’azione che svolgono e il modo in cui la svolgono. Sappiamo solo che funziona.

Gli esponenti della medicina ufficiale ripetono spesso che in fatto di salute non esistono “taglie uniche”, rivelando così la propria incapacità e il proprio totale rifiuto ad accettare pienamente l’idea di complessità e le sue implicazioni.

La natura sa regolare le funzioni biologiche in modo decisamente migliore di quanto siamo disposti ad ammettere, e se accettiamo la capacità da parte di quel sistema infinitamente complesso che è l’organismo di conseguire e mantenere la salute, la filosofia della “taglia unica per tutti” comincia ad acquistare significato. Possiamo pensare che questa “taglia unica” siano gli alimenti naturali di origine vegetale, con un numero e una varietà quasi infiniti di componenti che agiscono tutte insieme armonicamente, come in una sinfonia, mentre “per tutti” sta per la sua capacità di influire su un’ampia varietà di malattie. Se questo approccio non è applicabile all’interno del paradigma della terapia farmacologica mirata, è invece immensamente utile ed efficace nell’ambito del paradigma nutrizionale olistico.

Un altro modo per esprimere lo stesso concetto è affermare che un’alimentazione inadeguata causa molte più malattie di quanto il sistema sanitario nazionale sia attualmente in grado di riconoscere; e che un’alimentazione sana, invece, è la cura per tutte queste patologie e altre ancora.

L’alimentazione sbagliata è quella causa primaria che tutti gli studiosi ciechi dell’elefante non riescono a individuare. A questo punto, le soluzioni nutrizionali alla malattia dovrebbero sembrare la cosa più ovvia, ma merita dedicare ancora un momento a comprendere come un sistema sanitario basato sull’alimentazione contrasti con l’attuale sistema riduzionista* (vedi tabella).

Gestione della malattia
(riduzionista)

Alimentazione
(olistica)

Reattiva

Preventiva

Considera i sintomi

Considera le cause a monte

Predilige terapie isolate

Predilige Terapia sistemiche

Utilizza sostanza chimiche innaturali

Utilizza alimenti naturali

Le differenze tra l’approccio riduzionista di gestione della malattia e quello olistico

Mentre il sistema di gestione della malattia è reattivo, la medicina nutrizionale è attiva nel prevenire le malattie prima che insorgano. La gestione della malattia si concentra sui sintomi, mentre l’alimentazione mira alle cause a monte di quegli stessi sintomi.

La gestione della malattia sceglie terapie riduzioniste isolate, che cercano di mirare a siti specifici dell’organismo, mentre l’alimentazione si limita a fornire all’organismo le risorse per selezionare ciò che gli occorre per mantenere e riacquistare la salute in modo olistico.

E mentre la gestione della malattia favorisce i farmaci di sintesi che il nostro organismo riconosce come tossine, l’alimentazione ricorre agli alimenti che abbiamo imparato a consumare nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione, evitandone così gli effetti collaterali.

La medicina è diventata sinonimo di ingestione di sostanze chimiche estranee quando la nostra salute si deteriora a tal punto da manifestare malattie riconoscibili come tali. La pratica medica equivale a pratica chimica – sulla nostra pelle. C’è e ci sarà sempre un posto per l’uso di sostanze chimiche isolate – anche di quelle estranee all’organismo – ma solo quando tutto il resto non dà risultati. Nella pratica sanitaria, tuttavia, la gestione riduzionista della malattia dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia: non può essere l’unica opzione sulla piazza.

(Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale)

*I critici riduzionisti (ndr. se siete riduzionisti, siete convinti che ogni cosa al mondo possa essere compresa quando se ne comprendono tutte le componenti) sostengono che The China Study sia debole da un punto di vista sperimentale perché non prova gli effetti indipendenti dei singoli agenti, né evidenzia risultati validi per i singoli individui .

Come spero di aver dimostrato con i miei studi, spiega T. Colin Campbell, tale critica è mal impostata. Non abbiamo bisogno di conoscere gli effetti sulla salute dei singoli agenti, perché non è così che la natura funziona.

L’alimentazione ha un effetto olistico sulla salute (ndr. un olista, invece, crede che l’intero possa essere più grande della somma delle sue parti), e noi lo perdiamo di vista e lo fraintendiamo sistematicamente, quando concentriamo l’attenzione sulle singole sostanze nutritive. Continua Campbell: se valutato da una prospettiva olistica come voluto dal disegno dello studio, il nostro progetto cinese forniva una straordinaria evidenza scientifica sulla relazione di causa-effetto fra la dieta e la malattia grazie a pattern di associazione altamente significativi fra il consumo di alimenti e gli effetti per la salute.

Per le ricerche sui farmaci, lo studio più informativo è quello controllato randomizzato, ma per l’alimentazione il più efficace è quello olistico, che ci permette di vedere come si possa influire su interazioni incredibilmente complesse e come si possa conseguire una salute ideale grazie alle sole scelte alimentari.”

Schizofrenia, dualismo, settorismo, devono cessare.

Che siamo monisti, per una nuova era di pace e intelligenza.

Abbiamo perso di vista i fini, ogni facoltà indaga, perdendosi in un limbo di elucubrazioni a vuoto mentali, un mattoncino del reale, alienandosi in tal modo in esso. Non c’è più connessione, tutti i neuroni della struttura sono persi nel proprio abisso, stanno pian piano affogando, collassando.

Rispettiamo e rispettiamoci di più, o iniziamo proprio a farlo, ché chi non rispetta il proprio corpo e la propria natura non rispetta un dono di Dio, e pertanto non rispetta Dio e le Sue leggi. Il rispetto, però, ha a che fare con l’onestà, con la sincerità, non con l’incondizionata obbedienza all’autorità (di qualsiasi tipo, anche paterna), rispettare un padre, ad esempio, non significa assoluta obbedienza, ma andargli assolutamente contro se si sente che è nell’errore, cercare di comprendere insieme le argomentazioni delle condotte invece di vivere conformisticamente e sulla base di usanze immotivate, il primo modo per rispettare un padre è correggerlo, non lasciare passare i torti per paura e solo perché è “tuo padre”, visto che tuo padre non è Dio, ma è solo una sua creatura, proprio come te, e può dunque sbagliare. Dunque in questo senso va interpretato il comandamento biblico “rispetta i tuoi genitori” ovvero sii con loro sincero e onesto, perché se obbedisci senza ragione o senza essere d’accordo o sentire dentro che è giusto obbedire, se acconsenti senza che il confitto interiore venga meno, forzatamente e per “accontentarli” o solo perché dannatamente si fa così, allora fai un grande torto sia a te stesso, sia specialmente a loro.

Il problema della specie umana è che è una società chiusa e specista nei confronti di tutte le altre nel mondo (umane e non). È un enorme branco, in simbiosi per quanto possa riuscirvi fuori dalla sua naturalezza perduta (e quindi alla fine tende inevitabilmente a isolarsi e a competere per forza di cose, pretendendo di distaccarsi e rendersi autonoma dal resto del Quadro d’Insieme), ma solo riguardo ai suoi componenti, escludendo da sé tutto il resto, e considera estraneo, inutile e da asservire al suo gruppo qualsiasi elemento naturale compresi gli animali. Quindi, l’animale non è un essere vivente che ha la funzione di godere della vita proprio come noi, ha dei bisogni e un’intera funzionalità equilibrata all’interno dell’ecosistema mondiale, ma diviene un oggetto, merce da utilizzare per “fini umani” (del tutto lontani tra l’altro da quelli suoi reali), stessa cosa dicasi per gli alberi, montagne, schifosi liquidi puzzolenti e neri che dovrebbero restare proprio dove Dio le ha poste ai primordi ovvero nelle profondità della crosta terrestre e non andrebbeo tirati fuori in quel modo tra l’altro costosissimo e pericolosissimo, e tutto il resto. Abbiamo trasformato il mondo in un mercato, in un nostro fondo a disposizione e siamo noi stessi merce ormai. Noi ci sentiamo Dio, e quindi pensiamo di poter attribuire funzioni a piacimento su qualsiasi componente ecosistemica mondiale che sussiste. In questo consiste davvero la nostra alienazione dal progetto divino: Lui ci ha dato queste capacità (a Sua immagine e somiglianza) ma affinché noi ne utilizzassimo con responsabilità, in armonia con le Sue leggi, affinché noi fossimo i guardiani rispettosi, gli insegnanti della Sua musica, affinché preservassimo, non distruggessimo il Suo Regno (e quindi anche il nostro). È una forma di nazionalismo, imperialismo, dittatura a larga scala. Questo atteggiamento, come anche ci insegna la storia, è destinato alla rovina, è iniquo.

Già passare dal melarismo al fruttarismo sostenibile, fa ritornare un 30% di sintomatologia lievemente fastidiosa, ci corrompe, ci riempie di cose con proporzioni, chiavi, funzioni, sostanze, bilanciamenti, intensità, praticamente incompatibili con la nostra struttura malivora. Infatti, se passare da una dieta vegan a una dieta fruttariana è un salto quantico, passare al melarismo (dal fruttarismo, sempre) si rivela non un salto, ma un volo, un esorcismo totale e definitivo dell’intera persona, specialmente dopo alcune settimane. Ancora fino al veganismo si sta all’inferno, il fruttarismo è una situazione intermedia, ma più vicina al paradiso, e ovviamente il melarismo è il primo passo nel paradiso, proprio precisamente anche da qui, lo si vive già in quest’unico mondo. La colonna vertebrale (lo si sentirà man mano, e velocissimamente ogni sera dopo la cena, quando ci si mette a dormire) si andrà ripulendo e riassestando, finanche a farci in maniera completamente automatica riassumere una postura sempre più perfezionata sul ciclo H, verticalizzata, minimamente e precisissimamente nel nano-dettaglio calcolata da Madre Natura (il melo è, come la specie umana, il vegetale che cresce più lentamente e fruttifica anche più lentamente rispetto a qualsiasi altro, e dunque ci dona il migliore scrigno, giacché chi va piano va sano e lontano, e la mela è il frutto più evoluto in quanto richiede ancor meno energia rispetto a tanti altri: è l’ingrossamento del ricettacolo di un fiore e non dell’ovario, per questo viene chiamato erroneamente “falso frutto”, solo perché, siccome ultimo arrivato e avente una tale caratteristica più evoluta, doveva essere distinto da tutti gli altri frutti in netta prevalenza su di lei, o sulla pesca, o sulle rosacee in genere, ma è come se chiamassimo la specie umana “falso animale” solo perché tutti gli altri animali in devianza dal ciclo H dell’idrogeno prima di lei hanno e avevano andatura quadrupede e non bipede ed eretta, e si cibano o cibavano di cadaveri da trasformare con processi faticosissimi in glucosio per il mitocondrio, anziché del carburante idoneo al funzionamento normale della vita direttamente pronto nel sacchetto di luce “frutto” di cui iniziarono a cibarsi invece i primati africani intorno a 60 milioni di anni fa, fra cui i nostri simpatici antenati), qualsiasi forma di stanchezza mentale o fisica sarà solo un brutto ricordo e anche per questo motivo, dati gli standard che pretende questa malata società competitiva e disarmante chiunque non sfiori ogni giorno per lo meno il massimo, sarà esattamente l’ideale mantenersi almeno in f3 per una non solo perfetta comodità proprio all’interno degli standard richiesti, ma persino un superamento totale degli stessi, all’inizio inconsapevole, ma è importante rendersene presto conto, che effettivamente tutte le paure degli ostacoli precedenti non hanno più motivo di esistere, perché anche a livello interpersonale, siccome le leggi della fisica e della chimica muovono e dirigono amabilmente tutti i materiali organici, ogni singola cellula sia cerebrale che corporea di chi entrerà in contatto con noi percepirà immediatamente il grado di pulizia interna e di elevatezza delle nostre, e per forza di cose ci verrà incontro, ci aiuterà, ci capirà, ci sosterrà e non potrà far altro che aprire le porte: il melarismo è il lascia passare, anche in questa struttura socio-istituzionale decadente e organizzata secondo l’illogica logica della competizione (ma, infondo, la specie umana rimane pur sempre malivora, e quindi per natura sempre tendente alla non-predazione, alla correzione comportamentale interazionale reciproca, anche grazie agli sviluppatissimi neuroni-specchio, infatti certi diritti inalienabili, e certe concezioni di virtù, retto comportamento, intere sfere conoscitivo-speculative religiose, filosofiche, scientifiche, sono del tutto rimaste in noi, e ne abbiamo avuto sempre reminiscenza, e non nascono certo dal nulla! Non sono affatto innati questi principi, ma sorgono da esigenze reali legate indissolubilmente a quelli che sono i nostri essenziali fabbisogni: essere liberi, essere normali. in natura, in comunità ecovillagiche, collaborare, scambiarci frutta, giocare, gioire, ricercare, contemplare, crescere, progredire in maniera spontanea, avere i propri fratelli di branco, sia animali umani che vegetali personali da cui trarre nutrimento, aria pulita, e cose che se non si provano sembrano stupidaggini, ma sono le uniche condizioni che ci rendono veramente e totalmente felici; e quindi anche questa struttura istituzionale muove, paradossalmente secondo natura, e quindi, nel momento in cui come minimo ripristiniamo ciò che è il principio di base della vita, ovvero l’alimentazione, non potremo che accrescere in poteri, diritti, doveri, responsabilità, virtù, prestigio). Probabilmente, il motivo della rigidità generalizzata, è proprio perché ci si sta tutti sforzando nella ricerca della risposta alle grandi domande misteriose che storicamente ci hanno sempre tormentato e cioè “chi siamo”, “da dove veniamo” ecc. È veramente incredibile, comparando fazioni diverse in competizione di qualsiasi tipo, religiose, filosofiche, etiche, morali, tradizionali, politiche, economiche, commerciali, familiari, come il melarismo e solo questo metta veramente tutti d’accordo, una volta capito cosa sia e quale sia il suo impatto velocissimo sulle sorti del mondo e dell’umanità e di anche tutti gli altri animali non umani che con noi lo abitano. Tutto, infatti, si aggiusta, e solo con il melarismo tutto si aggiusta perfettamente, senza il minimo spazio per “peccati”, che, da un punto di vista scientifico ma anche linguistico, non sono altro che effettivi “sprechi” di energia. È un peccato mangiare qualcosa che non fa per noi ed era dedicato ad altri animali non umani, perché innesca un processo aspecifico-drogante, che innalza mediatamente il livello di energia del nostro corpo e lo rende meno efficiente, più bisognoso di nutrirsi. Dal peccato originale in poi, probabilmente, si è verificata via via questa degenerazione gradualmente sempre più evidente e aggravata, fino ad arrivare all’obeso americano, pachiderma nauseabondo, incarnazione del peccato esponenziale, insaziabile drogato disumano, e non si parla di obesi solamente fisici, ma anche spirituali, mentali: oggi ci riempiamo di tutto ciò che possiamo riempirci, freneticamente, perversamente, informazioni, nozioni, input, senza nemmeno più discernere: siamo diventati i bidoni della nostra stessa immondizia che produciamo con un simile atteggiamento che adesso è diventato davvero insostenibile, e deve cessare, per il nostro bene. Ma non possiamo fare a meno di assumere questo comportamento, di generare nozioni, di fare cose che poi renderanno schiavi altri, e noi stessi di contraccolpo, perché è l’effetto domino naturale dovuto all’aspecismo. Oggi siamo tutti schiavi di altri che sono nostri schiavi proprio esattamente perché i nostri interessi, le nostre azioni, a cominciare da cosa decidiamo di comprare e quindi da quali attività sostenere in questa maniera (quando entri in un supermercato, a seconda dei prodotti che compri, decidi la direzione in cui vuoi che vada il mondo, ed è stupido negare questa semplice evidenza: dobbiamo rendere di tendenza e di moda ciò che fa avanzare il mondo in una direzione sempre più consona alla nostra vera natura fruttivoro-malivora, sempre gradualmente), e di cosa mettere a tavola a ogni pasto e di cosa inserire nella nostra cavità orale, creano degli effetti a catena collettivi che diventano a loro volta cause di necessarie compensazioni (proprio come all’interno del nostro corpo quando qualcosa non va), sempre più frustranti, sempre più insostenibili, sempre meno efficienti, fino all’eventuale collasso, morte: dobbiamo quindi, allo stesso modo ( e basterebbe che ognuno modificasse solo l’alimentazione) in cui invertiamo il processo tossi-aspecifico nel nostro corpo, invertire, convertire al vantaggio enorme della sostenibilità e naturalità l’intera struttura socio-economica, proprio affinché, invece di invecchiare e morire , gradualmente guarisca, ricominci a percepire, a sentire la musica, a smettere di additare bacatamente quelli che ballano credendoli folli, ringiovanisca, rinvigorisca, rifiorisca e permanga in una beatitudine finale sempre maggiore, verso un effettiva dunamis, coraggiosamente verso delle novità, verso un progressismo che prenda spunto dalla saggezza dei bambini che non hanno paura della vita e di un eventuale ignoto verso cui corrono con fede e spensieratezza, e giocano con passione con il suo mistero, invece di nascondere da esso la faccia, ignorando la chiamata di Dio, ignorando l’unico compito che ci è stato assegnato e cioè quello di aver fede, di non interrompere il flegma, il fluido universale, di amare e fare ciò che vogliamo; e non ammuffisca o vada in putrefazione nella stasi (i cambiamenti strutturali e formali avvenuti da 1,8 milioni di anni a questa parte sono solo la maschera che copre un volto sempre uguale, non più curato da allora, e quindi in via di decomposizione, quasi). Tutto è terribile, ma non tutto è perduto. L’aspecismo genera lavoro, e lavoro genera altro lavoro. Il “lavoro” non è altro che una modificazione artificiale dei processi naturali, che tendono però sempre a ritornare come all’origine: in equilibrio. Una società non naturale, per mantenersi senza crollare miseramente, dovrà sempre e perennemente lavorare contro forze opposte (quelle naturali); il lavoro (per il principio della minima energia che regola l’intero universo: tutto in natura tende a strutturarsi nella maniera più efficiente consentita dalle condizioni a disposizione, tutto tende al meglio, col minor spreco di energia, quindi maggior efficienza e maggior rendimento possibili)è la cosa che il Deus sive Natura odia di più in assoluto. La società moderna è simile a un uomo aggrappato al ciglio di un burrone, costantemente si sforza, ogni giorno, per non cadere giù. Smettere di andare contro natura (ovvero smettere di andare contro noi stessi: organismi fruttivoro-malivori), significa, con un piccolo sforzo iniziale (purgatorio), tornare su in pianura: ripristinare prima con gradualità l’alimentazione normale della specie umana e poi creare insediamenti sempre più sostenibili (intelligenti, a rendimento massimo: lavoro quasi nullo) e infine naturali. Per questo non dobbiamo mai essere contenti, in maniera capovolta seguendo la struttura “logica” dell’economia, se vi è più lavoro, perché significa che più cose non vanno come dovrebbero, che vi è più disordine e più sfruttamento e minore rendimento del sistema sociale (minore efficienza, minore intelligenza, minore evoluzione, involuzione assoluta, com’è palese): se un medico ha più lavoro, più gente si è ammalata perché ha assunto un comportamento non idoneo: come ad esempio lavorare aspecificamente per produrre qualcosa di aspecifico e dannoso per altri, che però lo hanno comprato, e magari ispirati da esso, hanno assunto un comportamento aspecifico, come quello di guardare troppa televisione o essere appassionati di una marca di smartphone che per mantenersi competitiva deve sfruttare centinaia di bambini neri nel Congo per l’estrazione di coltan, che moriranno di cancro, e che si mantiene proprio grazie ai consumatori. Anche per questo, ogni cittadino mondiale deve rendersi immediatamente conto che ogni sua, all’apparenza banale e semplice, azione ha dietro un livello di complessità (processi, implicazioni, causazioni) enorme, e non può permettersi di agire con superficialità e leggerezza, proprio perché oggi basta cliccare un tasto dal proprio pc o comprare un certo tipo di prodotto al supermercato per decidere delle sorti e modalità di vita presenti e future di gruppi di individui sempre maggiori. Prima di comprare o vendere, dobbiamo conoscere. Noi produciamo la nostra stessa malattia e tristezza, e nemmeno abbiamo l’interesse di rendercene conto. Le persone si ammalano perché devono lavorare, “aiutare” aspecificamente altre persone ammalatesi perché hanno fatto lavori a loro volta aspecifici per altre o per le stesse prime persone: è un circolo vizioso, se riusciamo a rompere questo giochino sempre più entropico, iniziando a muoverci verso la specificità, tutti i lavori tenderanno a diminuire e a convertirsi in attività virtuose, salutari e piacevoli (sempre per l’effetto domino) con una velocità addirittura impressionante: la nostra è una società estremamente interconnessa, basta che salti qualcosa per generare o il caos o il cosmos in brevissimo tempo. È l’inevitabile aufhebung a cui stiamo non per assistere come spettatori passivi, ma che stiamo per vivere pienamente e attivamente tutti, e che già velocemente e supersonicamente stiamo provando a livello esponenziale, 3 generazioni che ormai hanno abolito qualsiasi forma di inconciliabilità, in una realtà (con tutti i suoi difetti) oramai palesatasi, e perciò pronta a divenire quella che è: diventiamo ciò che siamo, già da ora, fioriamo: la condizione non solo della salute, ma addirittura della felicità.

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