Un nuovo tipo di ingratitudine

Nassim Nicholas Taleb

Rattrista pensare a coloro che sono stati bistrattati dalla storia. Per esempio ci sono i “poeti maledetti” come Edgar Allan Poe e Arthur Rimbaud, disprezzati dalla società e in seguito venerati e somministrati a forza agli studenti (esistono addirittura scuole intitolate a studenti che non terminarono gli studi). Purtroppo il riconoscimento arrivò troppo tardi perché quei poeti potessero avere una botta di serotonina o trovare un sostegno alla loro vita romantica sulla terra. Ma esistono eroi ancora più bistrattati, ossia la tristissima categoria di coloro dei quali non sappiamo che furono eroi, che ci hanno salvato la vita, che ci hanno aiutato a evitare catastrofi. Tali personaggi non hanno lasciato traccia e non erano neanche consapevoli del loro contributo. Ricordiamo i martiri che sono morti per cause che conosciamo, mai quelli che hanno fornito un apporto altrettanto importante a cause di cui non siamo mai venuti a conoscenza proprio perché hanno avuto successo. La nostra ingratitudine verso i poeti maledetti non è niente rispetto a quest’altro tipo di irriconoscenza. Questa tipologia di ingratitudine è molto più crudele: l’eroe silenzioso si sente inutile. Mi spiego meglio con il seguente esperimento mentale.

Supponiamo che un legislatore dotato di coraggio. Influenza, intelligenza, intuito e perserveranza riesca a promulgare una legge che entra in vigore il 10 settembre 2001: impone porte a prova di proiettile dotate di serratura in tutte le cabine di pilotaggio (con costi elevati per le compagnie aeree), nel caso che i terroristi decidano di utilizzare gli aerei per attaccare il World Trade Center di New York. So che è assurdo, ma si tratta solo di un esperimento mentale (sono consapevole del fatto che forse non esiste un legislatore dotato di intelligenza, coraggio, intuito e perseveranza; è questo il punto dell’esperimento mentale). La legge non è molto amata dal personale delle compagnie aeree poiché gli complica la vita. Ma avrebbe sicuramente evitato l’11 settembre.

A colui che ha imposto le serrature alle porte delle cabine di pilotaggio non viene eretta alcuna statua nelle piazze e nel suo necrologio non viene neanche fatto cenno al suo contributo. “John Smith, che contribuì a evitare il disastro dell’11 settembre, è morto in seguito alle complicanze di una malattia al fegato.” Considerata l’inutilità del provvedimento e lo spreco di risorse che ha causato, il pubblico, coadiuvato con piacere dai piloti delle compagnie aeree, lo butta fuori a calci dal suo ufficio. Vox clamantis in deserto. Il legislatore si ritira depresso e con un profondo senso di fallimento. Muore pensando di non aver fatto nulla di utile. Vorrei tanto andare al suo funerale, ma non riesco a trovarlo. Un riconoscimento può essere di grande aiuto. Credetemi, anche coloro che in tutta onestà sostengono di non attribuire importanza ai riconoscimenti, e di separare il lavoro dal frutto del lavoro, hanno una botta di serotonina quando lo ottengono. Vediamo come viene premiato l’eroe silenzioso: anche il suo sistema ormonale concorre a non fornirgli alcuna gratificazione.

Ora pensate di nuovo agli eventi dell’11 settembre. Chi ottenne riconoscimenti nel periodo immediatamente susseguente? Coloro che avete visto nei media, in televisione intenti a compiere gesti eroici, e coloro che cercavano di dare l’impressione di essere intenti a compiere atti eroici. Quest’ultima categoria comprende persone come il presidente della Borsa di New York, Richard Grasso, che “salvò la Borsa” e ricevette un’enorme gratifica per il suo contributo (l’equivalente di varie migliaia di salari medi). Non dovette fare altro che suonare la campanella di avvio degli scambi alla tv, la stessa tv che, come vedremo, è portatrice di ingiustizia, nonché una delle cause principali della cecità al Cigno nero.

Chi viene premiato, il banchiere centrale che evita una recessione o quello che “corregge” gli sbagli del predecessore ed è causalmente in carica durante una ripresa economica? Chi è più degno di stima, il politico che evita una guerra o quello che ne inizia una nuova (ed è abbastanza fortunato da vincerla)?

Si tratta della stessa inversione logica che abbiamo notato poco fa parlando del valore di ciò che non sappiamo: tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura, ma pochi premiano gli atti di prevenzione. Esaltiamo coloro che hanno lasciato i loro nomi nei libri di storia a spese di coloro che hanno offerto un contributo, ma di cui i libri tacciono. La specie umana non è solo superficiale (in un certo senso, a questo si può rimediare), ma anche ingiusta.

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