I problemi del latte e dei suoi derivati. Falsi miti e verità scientifica su latticini e salute, con intervista su Rai 3 alla Dott.ssa Anna Villarini, biologa nutrizionista

Quello che finalmente sappiamo oggi sul latte grazie alla ricerca scientifica si può riassumere nei seguenti punti:

1) il latte vaccino (o di altro animale) è un alimento specie-specifico, e quindi bilanciato, per lo svezzamento del vitello o di altro cucciolo, del tutto sbilanciato (e dunque dannoso), invece, per la specie umana;

2) il latte animale non previene l’osteoporosi (semmai sembra causarla) e il suo consumo incide negativamente sulla salute ossea dell’uomo;

3) il latte animale altera l’asse ormonale GH/IGF-1, indebolendo il sistema immunitario e favorendo il rischio di: diabete mellito; tumori; infertilità; malattie cardiovascolari; malattie neuro-degenerative;

4) il latte animale contiene (troppi) potenziali allergeni e sostanze in generale dannose (cellule somatiche cioè pus, residui di antibiotici, ormoni che si danno agli animali, cellule epiteliali dell’animale), il cui livello è certamente regolato dalla legge. Tuttavia la legge può solo porre (anche nel caso in cui venisse sempre rispettata al 100%) dei limiti massimi, quindi tali particelle sono sempre presenti in quantitativi del tutto legali , che hanno un effetto infiammatorio e poco prevedibile sul nostro organismo;

5) il latte animale può subire facile contaminazione batterica, specie se non è ben conservato o se il tempo di trasporto tra frigoriferi-supermercati e supermercati-frigoriferi supera un certo limite;

6) il latte animale contiene importanti quantitativi di caso-morfina (che è un oppiaceo), genera una certa dipendenza e assuefazione (prevista in natura per il vitello o agnello, sull’uomo presumibilmente ancora maggiore).

Nella puntata di Elisir, programma di Rai 3 condotto da Michele Mirabella che si occupa di medicina, benessere e salute, viene intervistata la Dott.ssa Anna Villarini biologa nutrizionista, specialista in Scienza dell’alimentazione, ricercatrice del dipartimento di Medicina preventiva all’Istituto dei tumori di Milano, in merito alla tossicità dell’uso del latte e dei suoi derivati nella nostra alimentazione.

Quello che ne viene fuori, è una posizione totalmente contrastante con le affermazioni del noto nutrizionista Giorgio Calabrese, che in una recente puntata di “Porta a Porta”, ha definito chi conduce un’alimentazione di tipo veganoterrorista” solo per aver affermato che il latte di origine animale non dovrebbe essere assunto in nessuna forma per garantirci (e garantire ai nostri figli) la prevenzione e la salute. Per quanto ci riguarda, il terrorista (subdolo) è proprio il sig. Calabrese che, palesemente spalleggiato dal “compagno di merende” Bruno Vespa, continua ahinoi a fare falsa informazione in televisione, per motivi che non sappiamo e che non ci interessano.

Per l’adulto il latte non ha effetti positivi di nessun tipo. Siamo l’unico mammifero che continua a bere latte da adulto , e pure di un’altra specie.” afferma la Villarini.

Per qualunque tipo di latte (animale), dopo i tre anni comincia a mancare la lattasi, l’enzima che serve a digerire il lattosio, successivamente viene a mancare la rennina, enzima che serve a digerire la caseina. Per questo motivo il nostro intestino “si ribella” e manifesta quella che comunemente viene chiamata colite (il sintomo più comune dell’intolleranza al latte). In commercio sono presenti i latti vegetali: quelli di riso, di soia, di mandorla, di avena, di kamut che sono degli ottimi sostitutivi del latte vaccino, altamente digeribili e che non hanno controindicazioni come vedremo, anzi!

Latticini e alterazione endocrina

Il latte, in particolare vaccino, in quanto il vitello ha un tempo di accrescimento enormemente più breve rispetto a quello del cucciolo umano, ha un effetto collaterale pericoloso nell’adulto: tiene troppo alta una particolare molecola nel nostro sangue: l’IGF1, perché ne sovrastimola la produzione. L’IGF1 ha il compito di aiutare la proliferazione cellulare. Nell’adulto specialmente, avendo egli ormai terminato il suo sviluppo (ma anche nel bambino la sovrabbondanza di tale ormone è dannosa, infatti troppo IGF1 porta a uno sviluppo accelerato, forzato e sproporzionato, sconvolgendo il bioritmo endocrino fisiologico della nostra specie), l’effetto di questa proliferazione cellulare indotta è nocivo, a tal punto da essere uno dei principali imputati nell’insorgenza di alcuni tipi di patologie gravissime: cancro, come quello alla mammella, prostata e colon. L’alterazione dell’asse ormonale GH/IGF-1 aumenta inoltre il rischio di sviluppare problemi al sistema immunitario e favorisce l’insorgenza di: diabete mellito; infertilità; malattie cardiovascolari; malattie neuro-degenerative; acne; calvizie (quest’ultima principalmente per un eccesso di diidrotestosterone e quindi anche dell’enzima 5-alfa-reduttasi, che portano a perdita di capelli gli individui geneticamente predisposti).

Riporto alcuni fra gli studi scientifici più importanti che evidenziano e spiegano queste correlazioni:

studio della corte Boyd Orr: questo studio fu iniziato addirittura nel 1937 e da allora ha seguito per ben 70 anni, fino al 2007, 5.000 bambini inglesi, che nel frattempo sono diventati anziani e fra cui circa 800 si sono ammalati di cancro e alcuni sono deceduti. Ebbene, in questo studio si è visto che coloro che consumavano alti livelli di latticini, da bambini e durante lo sviluppo, si sono ammalati 3 volte di più di tumore al colon rispetto a coloro che ne consumavano bassi quantitativi, tutto questo indipendentemente dal consumo maggiore o minore di carne, oppure di frutta e verdura. http://ajcn.nutrition.org/content/86/6/1722.short

articolo del 2008 pubblicato sul Journal of the German Society of Dermatology, dal titolo “Milk consumption: aggravating factor of acne and promoter of chronic diseases of Western societies :“Il consumo di latte: fattore aggravante dell’acne e promotore di malattie croniche nelle società occidentali”. Per la traduzione dell’intero articolo, rimando a questo link: http://perladieta.blogspot.it/2012/04/la-verita-sul-consumo-di-latte.html. L’articolo non verte su una singola ricerca scientifica, ma traccia un quadro complessivo aggregando i risultati di ben 123 studi specifici precedenti. Il quadro che ne risulta è davvero preoccupante, anche perché i risultati di certi studi, pur essendo ben noti da molto tempo, non trovano ancora la necessaria diffusione pubblica, nemmeno tra i medici, per motivi che, ancora una volta, non sappiamo.

In conclusione l’articolo riporta la seguente tabella, che presenta sinteticamente gli impatti che il consumo di latte di vacca ha sui vari apparati del nostro organismo, ed i possibili rischi associati:

Potential risks milk consumption

Latticini e salute ossea

Per quanto riguarda l’osteoporosi, tutte le credenze che latte e derivati aiutino a rafforzare le ossa sono false. Addirittura, infatti, ormai è, semmai, scientificamente vero tutto il contrario: essi peggiorano le condizioni delle persone che ne sono afflitte e possono portare gli individui sani a sviluppare questa patologia. Latte e derivati sono ricchi di acidi organici e proteine, ovviamente, e le proteine animali sono ricche di zolfo, che all’interno del nostro sangue produce una sostanza acida alterante il ph ematico. L’unico modo che ha il nostro organismo per mantenere il ph ad un livello normale (per mantenersi in vita, cioè all’incirca al valore fisiologico di 7,41) è quello di richiamare proprio il calcio dalle ossa, ricorrendo al famoso fenomeno che in biochimica prende il nome di “meccanismo tampone”; tra l’altro, il calcio in eccesso dei latticini ha esattamente l’effetto opposto a quello che si è pensato finora, perché anch’esso, se appunto in eccesso, è acidificante e quindi, può causare proprio decalcificazione.

Uno fra gli studi scientifici più importanti e lampanti in merito alla correlazione latticini-osteoporosi è quello epidemiologico che è stato effettuato dal professore di medicina preventiva Walter Willett e dai suoi colleghi alla Harvard School of Public Health, i quali negli anni 90 analizzarono la dieta e seguirono per un periodo di ben 12 anni 80.000 signore di età dai 30 ai 55 ( nella stessa area geografica). Ebbene, da questo studio si è visto non solo che le donne che consumavano latte e latticini, rispetto a quelle che non ne consumavano o ne mangiavano una tantum, non riducevano affatto il rischio di fratture ossee all’anca (la misura standard utilizzata per misurare l’osteoporosi), ma anzi il rischio era maggiore e anche l’incidenza di frattura aumentava nel gruppo che ne aveva assunto di più. Da questo studio in poi ne sono stati fatti molti altri, che sono arrivati alla medesima conclusione. Effettivamente, quindi, alla luce delle conoscenze attuali, bisogna dire che il latte (e derivati) per prevenire l’osteoporosi non serve a granché, e anzi “paradossalmente” la promuove. Per garantirsi una buona salute ossea, specialmente le donne in menopausa, basterebbe assumere il calcio da fonti vegetali e prestare attenzione a piccoli ma semplici accorgimenti come prendere il Sole quasi ogni giorno (ne basta poco, senza esagerare: i raggi U.V. ci fanno sintetizzare la vitamina D-3, necessaria per la calcificazione); fare attività fisica, anche in questo caso ne basta poca (esistono particolari esercizi specifici per la salute dell’apparato scheletrico, consigliati in particolar modo alle donne di età più avanzata).

Esistono moltissimi alimenti che contengono calcio in quantità (più che) ottimali per il nostro fabbisogno giornaliero come ad esempio: i fichi, i fichi d’india, le olive, tanti altri frutti e frutti-ortaggio come la fagiolina, le zucchine ecc. in cui esso è immediatamente biodisponibile (a differenza di altre fonti alimentari diverse da frutta); per quanto riguarda le verdure invece: la rucola, il cavolo riccio, i broccoli, le cime di rapa, ecc.; per i legumi: in particolare ceci, fagioli cannellini, fagioli borlotti e occhio nero e lenticchie; il tofu (è il cosiddetto “formaggio di soia“, si ottiene facendo coagulare il latte di soia con nigari o solfato di calcio), il tofu ottenuto con solfato di calcio è il più ricco di questo minerale, ne contiene infatti (anche troppo) ben 350 mg; erbe e aromi: li usiamo tutti i giorni per rendere più saporita la nostra cucina, senza sospettare che contengono molto calcio: la santoreggia, la maggiorana, il timo, la salvia, l’origano, la menta, il rosmarino, i semi di finocchio, l’alloro, solo per citare i più ricchi e comunemente utilizzati! Un motivo in più per aggiungerli ogni tanto nei pasti, considerando che rendono anche più digeribili e gustosi legumi e cereali, oltre ad avere spesso numerose proprietà salutari. E ancora la “frutta secca”: noci, e specialmente le mandorle, ecc.

L’unico beneficio che si può ottenere da latte e derivati quindi sembrerebbe (anche se, ovviamente, ci viene detto ancora solo di limitarli al minimo) proprio arrivare dall’eliminarli dalla propria alimentazione, in maniera graduale.

Per chi fosse particolarmente legato al latte, esso si può come predetto tranquillamente e gradualmente sostituire con i deliziosi (e molto più buoni) prodotti analoghi (“latti”) di derivazione vegetale, come il latte di mandorla, il latte di avena, il latte di soia, di riso ecc. che dal punto di vista nutrizionale, di conservazione, e tutti gli altri fattori predetti, risultano essere pure nettamente superiori. Bisogna però fare attenzione a scegliere una buona marca, possibilmente biologica, e che non vi siano stati aggiunti dolcificanti di qualità o quantità pessime (meglio se non ve ne sono proprio). L’ideale, poi, sarebbe farseli a casa, il procedimento è molto semplice e veloce a differenza di quanto si possa pensare (specie quello per fare il latte di mandorla, spiegato nel video all’inizio dell’articolo).

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