Comparazione tra conoscenza antica e scienza moderna

Paleoantropologia moderna

La paleoantropologia è la scienza che studia l’origine della specie umana (“paleo” = antico, “antropos” = uomo, “logia” = scienza). La paleoantropologia moderna, lo fa nella maniera più approfondita, e soprattutto sfruttando tutti gli avanzatissimi strumenti dell’oloscienza, a cominciare dall’incrocio dei dati di moltissime discipline scientifiche.

Per la comprensione di questo articolo si consiglia di leggere i precedenti di questa sezione:

origine universale della specie umana e ciclo dell’idrogeno;

origine generale della vita: la vita stessa nasce grazie alla simbiosi fruttivora; devianza H e riassetto H;

manifestazione pluricellulare del ciclo H: dai primati alla nascita della specie umana;

specie umana: 5 milioni di anni felici;

nascita di tutte le “crisi”;

Effetti a catena della “crisi” trofica: suddivisione dei compiti: nasce il cosiddetto “lavoro”;

Conclusioni della paleoantropologia moderna;

Comparazione tra conoscenza antica e scienza moderna

Se si leggono molto attentamente i testi più antichi di tutte le culture, da quelle più occidentali a quelle più orientali, da quelle più nordiche a quelle più intertropicali, si evince chiaramente che tutte concordano sul fatto che all’inizio dell’esistenza umana ci fu una sorta di “età dell’oro“, in cui l’uomo non solo non conosceva malattie o la vecchiaia, ma addirittura nemmeno la morte; una età in cui non esisteva la schiavitù del lavoro, e tanto meno le armi o le guerre.

La cosa interessante è che più la scienza moderna approfondisce la preistoria della specie umana tramite la paleoantropologia moderna, la paleobotanica, la paleogeologia, e altre discipline, e più si sta arrivando alle stesse identiche conclusioni della conoscenza più antica, che probabilmente era avvantaggiata anche dal fatto che le tradizioni orali più antiche partono persino dalla fonte iniziale della civiltà più remota. Stessa cosa succede se si analizzano scientificamente, e del tutto laicamente, anche i testi sacri delle più antiche religioni o filosofie mondiali.

Uno degli esempi più diffusi nel mondo è proprio la Bibbia. Sia la versione ebraica che cristiana della prima parte, la Genesi, che spiega come sia nata la specie umana, concordano perfettamente nell’affermare che quando Dio (o, per i laici, la Natura) creò l’uomo lo fece direttamente in un “paradiso”. Se si analizza la parola “paradiso” si scopre immediatamente che essa coincide perfettamente con le conclusioni della scienza più moderna: “paradiso” viene dal greco “paradeisos “, e prima ancora dall’ebraico antico “pardés”, che significano esattamente “giardino di alberi da frutta”, cioè, più sinteticamente, “frutteto”. Come abbiamo visto, quando la scienza moderna paleoantropologica approfondisce i processi di ominazione, compresa l’acquisizione della postura eretta del primate uomo, scopre proprio la stessa identica cosa: essa avviene in un ecosistema a frutteto, esattamente sulla Rift Valley (ciò che la Bibbia chiama “la valle dell’Eden“; prima si pensava fosse collocata tra il Tigri e l’Eufrate, ma solo perché all’epoca non si conosceva la provenienza esatta delle prime tracce, a livello mondiale, della specie umana, scoperte solo con la paleoantropologia moderna).

Ma, ciò che è ancora più sorprendente è che la Bibbia non si limita a citare il tipo di ecosistema (frutteto) in cui è nata la specie umana, ma è estremamente più precisa. Quando descrive l’alimentazione della specie umana, cita chiarissimamente che Dio (sive Natura) disse: “mangerai da ogni albero del giardino (la frutta), e da ogni erba che produce seme

(in botanica moderna, l'”erba che produce seme” sono esattamente le spermatofite a struttura erbacea, che, infatti, producono la frutta ortaggio, come pomodori, cetrioli, zucchine, peperoni, melanzane, zucca, chayote, okra, ecc.: come si approfondisce meglio nella sezione relativa alla scienza dell’alimentazione, sono perfettamente dei frutti, proprio in quanto “ingrossamento dell’ovario di un fiore”); e Dio conclude: “ciò sarà il tuo cibo“.

Sintetizzando questa affermazione si ottiene che, anche secondo la stessa Bibbia, Dio (la Natura) disse chiarissimamente ed inequivocabilmente all’uomo di nutrirsi solo ed esclusivamente di frutta. La Bibbia stessa, quindi, il libro antichissimo più sacro e diffuso al mondo, dice in modo lampante che, tradotto in termini moderni, la specie umana nacque perfettamente a struttura fruttivora, e, di conseguenza, si nutriva solo ed esclusivamente di frutta.

A rigore, però, la Bibbia è ancora più chiara nell’indicare qual è il frutto esatto, l’unico adatto alla specie umana: dice che il frutteto era composto solo di un tipo particolare di albero, l'”albero della vita“, che, anche tutti gli studi ebraici più approfonditi rilevano perfettamente essere proprio il melo. L’albero, invece, che Dio stesso disse che non dovevamo mangiarne, era il simbolo di tutti gli alberi diversi da melo, l'”albero della conoscenza del bene e del male”, che, nel caso della Bibbia, era esattamente il fico; infatti, nella stessa frase della Genesi, in cui Adamo ed Eva mangiano il fico (non la mela; molte iconografie classiche raffigurano erroneamente la mela solo per maggiore bellezza estetica del frutto e dell’albero, visto che serviva proprio come decorazione di ambienti interni; ma il professionista per eccellenza, Michelangelo, nella cappella Sistina, è molto più preciso nei dettagli biblici, e raffigura proprio esattamente il fico, nella cacciata dal paradiso), subito dopo si coprono con una delle sue foglie, la foglia di fico, appunto; è solo per il fatto, quindi, di aver mangiato un frutto diverso da mela, che, anche secondo la Bibbia, la specie umana venne cacciata dal paradiso.

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Ciò coincide perfettamente con la paleoantropologia moderna, secondo la quale, come abbiamo visto, la specie umana fu costretta ad allontanarsi dalla Rift Valley (dove era vissuto per milioni di anni in un meleto), a causa della prima glaciazione di 1,8 milioni di anni fa, che la costrinse, vista la carenza improvvisa di meli, a nutrirsi anche di altra frutta, e, successivamente, di altre componenti ecosistemiche (che la Bibbia descrive con “d’ora in poi estrarrai il cibo dalla terra con il sudore della fronte”).

Ma non è tutto, la comparazione tra la Bibbia e la scienza più moderna, sorprende ulteriormente.

La Bibbia spiega anche come in questo frutteto primordiale, con l’alimentazione completamente fruttariana, la specie umana non solo non conosceva malattie o l’invecchiamento, ma l’uomo era addirittura immortale (Adamo ed Eva, secondo la Genesi stessa, vivono da immortali fino a circa 900 anni, e poi, solo dopo cacciati dal Paradiso, cambiando improvvisamente alimentazione, muoiono dopo un’ ulteriore cinquantina d’anni, a circa 950 anni); ora, come spiegato nelle sezioni di patologia moderna e gerontologia moderna, in effetti, la specie umana, ancora oggi, in alimentazione fruttariana, ed in particolare melariana, non innesca più il processo patologico, ed i processi di invecchiamento rallentano a tal punto da far pensare ad almeno una potenzialità di immortalità, visto anche che, come spiegato in Gerontologia moderna, questa è già nota scientificamente a livello cellulare, come “fase G-zero”.

La Bibbia spiega anche come in questo frutteto primordiale non esisteva il concetto del lavoro (compresa la cottura del cibo), di armi o di guerra; tutto ciò, quindi, a cui è giunta scientificamente, come abbiamo visto, la paleoantropologia moderna.

Anche la frase della Bibbia riferita a dopo l’uscita dal paradiso, cioè subito dopo che si era cambiata l’alimentazione, “donna, da ora partorirai con dolore”, è di una precisione scientifica sorprendente, visto che, come vedremo meglio nel capitolo relativo alla scienza dell’alimentazione, oggi è noto che, in alimentazione fruttariana, e specialmente melariana, qualsiasi dolore preparto, o di doglie durante il parto, scompare completamente.

Ora, la Genesi, è stata scritta circa 5000 anni fa; non è ancora chiaro come a quell’epoca quella civiltà potesse conoscere dei dettagli scientifici relativi alla scienza dell’alimentazione moderna più avanzata, a cui si è giunti solo negli ultimi decenni, con le strumentazioni scientifiche più sofisticate, ma ciò che è sorprendentemente chiarissimo è che li conosceva già perfettamente.

L’ipotesi più accreditata è che le conoscenza antica si basasse direttamente sulla fonte originaria corretta della tradizioni orali, che di padre in figlio si tramandavano, con una precisione eccezionale, visto che non c’era la distrazione di oggi dovuta alla televisione e agli innumerevoli altri mezzi di informazione di massa. Inoltre, la conoscenza più antica si basava anche sull’osservazione diretta ed olistica della natura, che è proprio ciò su cui la scienza stessa più moderna al mondo, la predetta Ol oscienza, si sta cominciando ad orientare, utilizzando anche gli strumenti più avan zati della biomeccanica, come vedremo meglio più avanti, per trarre delle conclusioni sci entifiche il più possibile aderenti alla realtà dei fatti.

Un altro elemento fondamentale di coincidenza di conclusioni tra conoscenza antica, in particolare la Bibbia, e scienza moderna, è l’aspetto riguardante il futuro della specie umana: la Bibbia termina con l’ultimo suo libro chiamato “Apocalisse”, in cui descrive chiaramente che l’uomo dovrà tornare nella stessa tipologia di Paradiso in cui era stato posto durante la prima lunga fase della sua esistenza, con la stessa alimentazione arborea, senza malattie, senza la schiavitù del lav oro, senza armi, guerre, ecc., elementi a cui sta arrivando, con l’analisi scientifica più mo derna, anche la scienza Ecosistemica globale, basata anche sulla biofisica particellare, come vedremo nell’ultimo capitolo.

Nella comparazione tra conoscenza antica e scienza moderna, una cosa, invece, non sorprende affatto: è ovvio che la verità comunque è una sola, e, di conseguenza, comunque la si cerchi, sia che lo si faccia con la religione, sia che lo si faccia con la filosofia, sia che lo si faccia con la scienza, è normale giungere alle stesse identiche conclusioni; solo quando questa circostanza si verifica, infatti, quando, cioè, da qualsiasi punto di vista si guardi la realtà, si arriva alle stesse conclusioni, si può essere tranquilli che si sta procedendo sulla strada giusta, quella, appunto, della verità.

In fondo, da quando l’uomo si è posto le famose domande, “chi siamo?”, “da dove veniamo?”, “dove andiamo?”, i tentativi di risposta delle quali hanno costituito tutto il nostro patrimonio religioso, filosofico e scientifico dell’intero pianeta, ognuno dei quali ha semplicemente usato principalmente parti diverse del nostro cervello, la religione l’intuito, la filosofia il ragionamento, e la scienza la verifica sperimentale, è, quindi, ovvio che solo ed esclusivamente quando tutte le conclusioni dei tre diversi approcci fondamentali cominciano a coincidere, ci si sta avvicinando a quell’unica verità che stiamo cercando, che, come vedremo meglio, coincide proprio esattamente con la nostra felicità.

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