Devianza H e riassetto H

Paleoantropologia moderna

La paleoantropologia è la scienza che studia l’origine della specie umana (“paleo” = antico, “antropos” = uomo, “logia” = scienza). La paleoantropologia moderna, lo fa nella maniera più approfondita, e soprattutto sfruttando tutti gli avanzatissimi strumenti dell’oloscienza, a cominciare dall’incrocio dei dati di moltissime discipline scientifiche.

Per la comprensione di questo articolo si consiglia di leggere i precedenti di questa sezione:

origine universale della specie umana e ciclo dell’idrogeno;

origine generale della vita: la vita stessa nasce grazie alla simbiosi fruttivora;

La devianza H (qualsiasi interrelazione fra materiali organici viventi predatoria come “carnivorismo”, “granivorismo” ed “erbivorismo”) è solo una parziale deviazione pluricellulare assestativa temporanea che, per il semplice principio della minima energia, sta già scomparendo in maniera esponenziale da oltre 60 milioni di anni, per il riassestamento completo anche pluricellulare del ciclo H (detto riassetto H): fase di assestamento H pluricellulare tra il ciclo H unicellulare ed il ciclo H pluricellulare:

La vita sulla Terra è nata 4 miliardi di anni fa, ma è fondamentale sapere subito che per i primi addirittura oltre 3,5 miliardi di anni (cioè quasi tutto il tempo) gli unici abitanti del pianeta sono stati solo ed esclusivamente organismi unicellulari, ad impostazione biofisica sempre fedelissima al ciclo H di base (cioè “fruttivoro”) con cui è nata la vita stessa.

In altre parole, il nostro pianeta per quasi tutto il tempo, dalla nascita della vita fino ad oggi, è stato sempre abitato da “foreste” di piccole piante fruttifere (produttrici di piccoli frutti), tra le quali vivevano, in perfetta simbiosi ed armonia, solo i piccoli animali fruttivori (i “primati monocellulari”, che si nutrivano unicamente di quei piccoli frutti).

Fenomeni (anche microscopici) come “carnivorismo”, “granivorismo”, “erbivorismo” ed analoghi non solo, quindi, non sono mai esistiti per oltre 3,5 miliardi di anni, ma addirittura non avrebbero potuto nemmeno esistere in quanto il meccanismo biologico della fagocitosi (cioè la possibilità stessa di un organismo unicellulare di “mangiare” un altro organismo unicellulare o una sua parte, vegetale o animale) è comparso su questo pianeta solo circa 0,5 miliardi di anni fa e unicamente nelle cellule eucariote, [ quindi non nei batteri “fruttivori” predetti, e nemmeno negli organismi monocellulari eucarioti (come i protozoi) comparsi prevalentemente poco prima (cenni di fagocitosi relativi a loro si sono rilevati solo successivamente) dei primi organismi pluricellulari], inizialmente come meccanismo di difesa interno (ancora oggi, anche nell’uomo, la fagocitosi è presente, come eccezione in quanto molto dispendiosa di energie, in particolare come uno dei tipi di meccanismi di difesa del sistema immunitario), ma si è sviluppato di più come forma anche trofica (alimentare) pluricellulare (solo per alcune specie, costrette da condizioni ecosistemiche estremamente fuori equilibrio biofisico), a partire solo ed esclusivamente da dopo 0,3 miliardi di anni fa, vale a dire dopo oltre addirittura il 93% del tempo della presenza della vita (unicamente ad impostazione totalmente “fruttivora”) sull’intero pianeta, e persino pur rimanendo sempre intatto il ciclo H di base della maggioranza delle forme viventi.

Tuttavia, il motivo della comparsa di questo fenomeno “fagocitario” a livello trofico pluricellulare (come predetto, ovviamente solo in una parte dei pluricellulari), [in biofisica detto devianza H, in biologia detto “relazione interspecifica predatoria” (cioè “carnivorismo”, granivorismo”, “erbivorismo” ed analoghi)], è solo un meccanismo di assestamento del ciclo H (e, come tale, ovviamente temporaneo, di natura sia strutturale, sia ecosistemica) presente esclusivamente nella fase di transizione dalla vita unicellulare alla vita pluricellulare e che già da oltre 60 milioni di anni sta in fase di riscomparsa ed estinzione totale, addirittura in maniera asintotica.

Quindi, le componenti provvisorie che hanno determinato la devianza H temporanea (in una parte della specie) sono principalmente due, e fondamentalmente contemporanee:

l’assestamento biostrutturale (da unicellulare a pluricellulare);

l’assestamento ecosistemico (prodotto dall’evoluzione geo-climatica);

L’assestamento biostrutturale da unicellulare a pluricellulare è stata una componente importante per la devianza H delle specie relative, in quanto mentre per strutturare un ciclo H unicellulare è sufficiente che la parte autotrofa (cioè la “pianta” unicellulare) produca essenzialmente un semplice grumo di glucosio per la parte eterotrofa (cioè l'”animale” unicellulare), per arrivare a strutturare un ciclo H pluricellulare la procedura è molto più complessa, anche se poi il risultato parziale e finale è, ovviamente, a minore energia strutturale.

Come sempre, la componente filogenetica (evolutiva) primaria (in senso temporale) della coevoluzione fito-zoologica (cioè tra piante ed animali) è stata vegetale (visto che produce le sostanze alimentari animali): tramite la scienza della paleobotanica sappiamo chiaramente che per arrivare a riprodurre il ciclo H (cioè la situazione biofisica di minima energia) su scala pluricellulare (in maniera più semplice), il mondo vegetale ha dovuto prima strutturare una configurazione verticale di tipo primario (cioè senza struttura legnosa, dal mondo sottomarino fino alla conquista della terraferma, passando dalle alghe, alle briofite, alle pteridofite), poi ha dovuto strutturare una configurazione verticale di tipo secondario [cioè con l’aggiunta della struttura legnosa, che consentiva, tra l’altro, sia l’approvvigionamento di una maggiore quantità di luce per la fotosintesi (aumentando, con la possibilità di maggiore altezza della pianta, lo spazio volumetrico foliare a disposizione), sia una maggiore difesa nei confronti dell’azione trofica (alimentare) animale su di esse, passando dalle spermatofite gimnosperme alle spermatofite angiosperme monocotiledoni], ed infine ha dovuto strutturare la versione configurativa pluricellulare del grumo di essenzialmente glucosio (il “frutto” del mondo unicellulare) che il batterio vegetale offriva al batterio animale: cioè (grazie finalmente alle spermatofite angiosperme dicotiledoni) il frutto polposo, fino a quello che conosciamo noi oggi.

Parallelamente, in perfetta coevoluzione verso il riassestamento del ciclo H a livello pluricellulare (in maniera più semplice), il mondo animale ha dovuto prima strutturare una configurazione di tipo invertebrato e vertebrato primario dal mondo sottomarino fino alla conquista della terraferma, passando dagli invertebrati, ai pesci, agli anfibi, poi ha dovuto strutturare una configurazione di tipo vertebrato secondario passando dai rettili agli uccelli, ed infine ha dovuto strutturare la versione configurativa pluricellulare dell’anatomo-fisiologia “fruttivora” del batterio animale: cioè (grazie finalmente ai mammiferi) il primate (compresa la specie umana), fino a quello che conosciamo noi oggi.

Questa transizione assestativa tra il ciclo H monocellulare (batterio vegetale-batterio animale) ed il ciclo H pluricellulare (albero fruttifero-primate fruttivoro), (comportante anche la devianza H di parte delle specie), il cui completamento è stato impostato inizialmente circa 60 milioni di anni fa anche con la nascita dei primati e biofisicamente completata 7 milioni di anni fa sulla Rift Valley, con la nascita della configurazione strutturale anatomo-fisiologica della specie umana, è detta fase di assestamento H pluricellulare.

Uno dei dati fondamentali è anche che, rispetto all’enorme cambiamento avvenuto, il periodo di tempo occorso a questo assestamento strutturale biofisico pluricellulare del ciclo H è stato relativamente brevissimo (solo 0,3 miliardi di anni, rispetto ai 4 miliardi di anni dalla nascita della vita, e ai moltissimi altri miliardi di anni che la vita stessa può proseguire).

Come insegna chiaramente l’ecosistemica biofisica moderna, noi ci troviamo ora nella relativamente breve fase di riassetto H finale delle ultime strutture pluricellulari (la maggior parte si sono già estinte nel corso dei milioni di anni, o riconvertite al ciclo H) ancora in devianza H provvisoria, come i cosiddetti “carnivori”, “granivori”, “erbivori” ed analoghi, i quali (come spiegato meglio nella sezione relativa all’ecosistemica), proprio per la loro deviazione dal ciclo H (come le precedenti estinte o riconvertite), per il semplice principio della minima energia, sono anch’esse in relativa velocissima estinzione (o, al limite, conversione H) naturale.

Effetti dell’assestamento geo-climatico nel corso delle ere geologiche: devianza H (sua componente ecosistemica) e riassetto H

Come insegna la scienza paleoecosistemica, qualsiasi variazione dal “fruttivorismo” primordiale strutturale di base, tipo “erbivorismo”, “granivorismo”, “carnivorismo”, ecc. (sia, eventuale, per gli organismi unicellulari che pluricellulari) è stata dovuta, nelle oscillazioni filogenetiche (evolutive), (oltre alla componente biostrutturale predetta) solo ed esclusivamente ad eventuali variazioni ecosistemiche in zone specifiche del pianeta che, variando la componente vegetale dell’ecosistema in modo tale da provocare carenza di glucosio/fruttosio (essenziale per ogni mitocondrio delle cellule animali), (i vegetali hanno assolutamente sempre fornito carboidrati in maniera diretta, anche se in forme spesso diverse, agli animali dello stesso ecosistema), costringevano l’animale a cibarsi ad esempio della pianta stessa (devianza H erbivora), oppure di embrioni vegetali (i cosiddetti “semi”) della pianta stessa (devianza H granivora), o, in carenza anche persino di vegetali, costringevano l’animale a cibarsi ad esempio addirittura di altri animali (devianza H carnivora).

Quindi, tutte le forme di erbivorismo, granivorismo, carnivorismo, ecc. non sono altro che semplicissime deviazioni, dette infatti devianze H (cioè deviazioni dal ciclo H), assolutamente e del tutto forzatamente costrette (per almeno milioni di anni continuativi), da una variazione ecosistemica, dall’assetto trofico (alimentare) primario del “fruttarismo” (ciclo H), biochimicamente innato della vita stessa; la cosa assolutamente fondamentale, però, anche sia nella scienza biofisica che in quella ecosistemica, è che, come predetto, tali deviazioni trofiche, andando anche fortemente contro il principio della minima energia, sono ovviamente comunque sempre del tutto temporanee, come vedremo meglio nella sezione dedicata all’ecosistemica moderna.

Un altro aspetto fondamentale della devianza H è che la specie animale coinvolta in questo fenomeno biofisico (erbivori, granivori, carnivori e analoghi), sempre per l’estrema tendenza alla minima energia di addirittura ogni sua singola unità strutturale (atomi, molecole , ioni, ecc.), tende continuamente e fortemente al riassetto H (cioè al ripristino del ciclo H di base della vita stessa), e, allo stesso tempo, è sempre operativa in lui (comprese le specie già in assetto di ciclo H), la massima resistenza a qualsiasi devianza H ulteriore.

Di conseguenza, mentre un carnivoro, in natura, attua anche l’assunzione di strutture materiali rispetto a lui più vicine al ciclo H, e, analogamente, un granivoro o un erbivoro, in natura, attuano l’assunzione di strutture materiali vegetali rispetto a loro più vicine al ciclo H, del tutto al contrario, in direzione biofisica energetica strutturale opposta, un fruttivoro, un erbivoro e un granivoro, in natura ( nel loro ecosistema specie-specifico in equilibrio) non attuano l’assunzione di, e non possono assumere, strutture materiali rispetto a loro più lontane dal ciclo H. Ovvero, con ecosistema in equilibrio, il fruttivoro non consuma verdura, semi, carne e analoghi, l’erbivoro non consuma semi, carne ed analoghi, e il granivoro non consuma carne ed analoghi, e, nel caso vengono forzati a farlo, fisiologicamente ne subiscono immediatamente tutte le conseguenze salutisticamente estremamente negative (come, ad esempio, il fenomeno della “mucca pazza” dovuta a farine animali date ad erbivori).

La summenzionata continua fortissima tendenza della biostruttura di carnivori, granivori, erbivori ed analoghi al ripristino del ciclo H di base della vita, è il fenomeno biofisico detto appunto riassetto H, che, come anche predetto, per il semplice principio della minima energia [comportante anche selezione naturale negativa proprio sulle biostrutture a più alto spreco di energia (come già è successo per innumerevoli specie in devianza H nel corso dei milioni di anni)], li porterà in maniera relativamente velocissima all’estinzione (o, al limite, alla riconversione H) naturale.

Dal “fruttarismo” batterico al fruttarismo dei primati (compresa la specie umana)

Ora, passando da 4 miliardi di anni fa a 70 milioni di anni fa, epoca in cui si diffusero in maniera maggiore finalmente i mammiferi (a cui appartiene anche l’uomo), (eravamo simili a dei grossi topi), gradualmente in pochi milioni di anni, avvenne la più grande “invenzione” in tutta la storia evolutiva biologica, e a cui dobbiamo anche la nostra stessa esistenza come specie umana: 60 milioni di anni fa, infatti, le piante (sia arbustive che arboree) ebbero la “geniale idea” (per non farsi più danneggiare spesso parti medesime della loro struttura vitale per fornire anche i carboidrati agli animali, subendo l’azione di essere mangiate da questi ultimi, e quindi principalmente per stessa autodifesa) di “appendere” letteralmente il cibo destinato agli animali, finalmente fuori della loro struttura vitale, e cioè appendendo un semplice “sacchetto di carboidrati (e, in quantità minore, di tutti gli altri principi nutritivi)”, sporgente dai suoi stessi rami, che oggi chiamiamo “frutto”.

Nacquero cioè, come insegna la paleobotanica, 60 milioni di anni fa, le spermatofite angiosperme dicotiledoni a frutto polposo: ma la cosa più importante per noi, è che nacquero del tutto contemporaneamente, in strettissima coevoluzione, finalmente i primati, che se ne cibavano.

Cioè, i primati (come la loro ultima versione moderna, l’uomo), nacquero di base non solo frugivori e sempre più fruttivori, ma addirittura proprio grazie alla frutta.

Infatti, per arrampicarsi meglio di modo da raggiungere il frutto sull’albero, la loro struttura corporea divenne sempre più specialisticamente arboricola e sempre più semi-eretta, e, al medesimo tempo, le terminazioni dei loro stessi arti acquisirono sempre più specialisticamente la forma del frutto stesso da raccogliere (ogni animale a seconda del suo frutto specie-specifico, cioè adatto ad essa): nacquero cioè, per la prima volta in tutta la preistoria, dai precedenti appoggi brachiomorfi le terminazioni di arto più evolute mai esistite: le mani (anche il pollice opponibile fu la rivoluzione più specialisticamente prensile, esistente tutt’ora nella specie umana).

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