I sei parametri della devianza H: la specie umana (attuale) non solo non presenta devianza H, ma addirittura presenta perfezionamento H massimale

Paleoantropologia moderna

La paleoantropologia è la scienza che studia l’origine della specie umana (“paleo” = antico, “antropos” = uomo, “logia” = scienza). La paleoantropologia moderna, lo fa nella maniera più approfondita, e soprattutto sfruttando tutti gli avanzatissimi strumenti dell’oloscienza, a cominciare dall’incrocio dei dati di moltissime discipline scientifiche.

Per la comprensione di questo articolo si consiglia di leggere i precedenti di questa sezione:

origine universale della specie umana e ciclo dell’idrogeno;

origine generale della vita: la vita stessa nasce grazie alla simbiosi fruttivora; devianza H e riassetto H;

manifestazione pluricellulare del ciclo H: dai primati alla nascita della specie umana;

specie umana: 5 milioni di anni felici;

nascita di tutte le “crisi”;

Effetti a catena della “crisi” trofica: suddivisione dei compiti: nasce il cosiddetto “lavoro”;

Conclusioni della paleoantropologia moderna;

comparazione tra conoscenza antica e scienza moderna.

I 6 parametri totalmente essenziali della devianza H: la specie umana (attuale) non solo non presenta devianza H, ma addirittura presenta perfezionamento H massimale e costantemente proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni (specialmente grazie alla non omogeneità paleoecosistemica).

La devianza H, cioè la deviazione dal ciclo H, è il fenomeno cosiddetto dell'”adattamento” alimentare negativo (rispetto al ciclo H, e quindi rispetto al principio della minima energia). La parola “adattamento” deriva da “ad” = a, e “aptus”= atto, cioè “strutturato per quell’atto”. Sia la scienza biofisica che la scienza biologica hanno approfondito al massimo livello il concetto scientifico di “adattamento” trofico (alimentare).

Tutte le branche scientifiche specialiste nel settore, dalla paleobiofisica, alla biofisica antropica, alla paleontologia, alla filogenetica, all’anatomia comparata, alla morfologia funzionale comparata, alla fisiologia comparata, alla paleoecosistemica, convergono nel seguente dato di fatto centrale: si può parlare di “adattamento” trofico negativo solo e soltanto se ci si trova in presenza contemporanea dei relativi 6 parametri totalmente essenziali seguenti:

1) Devianza H (generale)

Come predetto negli articoli di questa sezione, la devianza H è la deviazione della struttura dinamica di una specie dal ciclo H (che costituisce la struttura dinamica del fruttivorismo della sua componente zoologica). Nel caso della specie umana, alcuni dei dati scientifici principali su come non solo questo primo parametro di devianza H (generale) non si sia mai minimamente verificato, ma addirittura (proprio specialmente negli ultimi 1,8 milioni di anni) sia proceduto in direzione esattamente opposta, verso un decisissimo perfezionamento H (fruttivoro), sono i seguenti:

-Le analisi (frequenziali) della materia non barionica rilevabile (con procedura indiretta) sono non solo in linea con la struttura dinamica relativa che si rileva esclusivamente in tutti i sistemi materiali a ciclo H attivato [strutture fruttivore in fase trofica naturale, cioè perfettamente fruttivora e monofruttivora (monotrofismo, e monofruttivorismo in questo caso, sono i fenomeni naturali normali, cioè di equilibrio ecosistemico)], ma addirittura presentano una spiccata tendenza verso una situazione di monofruttivorismo minimo, dimostrando parallelamente un enorme spostamento verso una situazione di minima energia strutturale, che ci conferma costituire la specie anche più biofisicamente evoluta del pianeta.

Gli assetti complessivi dei campi elettromagnetici, unicamente del sistema fito-zoologico specie-specifico della specie umana, sia esterni che interni, nella comparazione fito-zoologica completa, presentano equivalenza sempre esclusivamente con le strutture a ciclo H attivato, con assetto energetico sempre più minimale, e quindi perfezionato, rispetto persino ad esse.

I livelli quantitativi e qualitativi di antimateria rilevabile (con procedura indiretta) sono tipici delle strutture biologiche a ciclo H, sempre spiccatamente più in asse con il monofruttivorismo.

Il dimensionamento quantitativo e qualitativo nucleare della materia barionica, a cominciare dall’impostazione protonica, neutronica ed elettronica, corrisponde unicamente a quello relativo a sistemi materiali a ciclo H attivato (strutture fruttivore in fase di fruttivorismo esclusivo), e, inoltre, sempre su asse quantitativo minimale.

Medesima situazione (rispetto a tutte le precedenti) si riscontra a livello atomico, nel dimensionamento quantitativo e qualitativo in termini di idrogeno, carbonio, ossigeno, azoto ed oligoelementi.

A livello biochimico, poi, oltre al rilevamento di una situazione che si riscontra perfettamente analoga alle precedenti, occorre precisare che nei mammiferi (come il caso della specie umana) è del tutto essenziale il criterio procedurale di base dell’esame (approfonditissimo) della struttura materiale del latte specie-specifico: all’esame biofisico e biochimico, strutturale e dinamico, il latte della specie umana non solo non presenta alcun minimo segno di devianza H, ma addirittura si rileva una situazione strutturale che dimostra un totale avanzamento della specie umana stessa nel perfezionamento di inserimento nel ciclo H (struttura dinamica fruttivora). Tutto l’idrogeno contenuto nel latte umano ha una situazione biofisica e biochimica, sia strutturale che dinamica, di disponibilità totale per l’attivazione del ciclo H (diretto e mai, nemmeno lontanamente, indiretto).

A sottolineare l’impostazione H rigidissima della nostra intera fisiologia, la quantità di azoto del latte umano è assolutamente minima, non solo rispetto a tutte le altre specie animali, ma addirittura in particolare a quelle a più spiccato inserimento nel ciclo H (i primati fruttivori stessi), dimostrando ancora una volta la nostra compatibilità trofica del tutto esclusiva con le strutture materiali carpiche (la frutta), ed in particolare decisamente a quelle a minimo contenuto di azoto in assoluto, come proprio la mela (in particolare la mela rossa, che presenta strutture azotate persino sotto la soglia di 0,17 % in peso).

A livello fisiologico, un altro fattore fondamentale che conferma il perfezionamento del ciclo H nel metabolismo della specie umana, è lo spostamento dell’asse dell’utilizzo dell’idrogeno in una situazione di minima energia (e quindi salutare), a partire solo e soltanto dalla struttura molecolare del fruttosio (e non del glucosio, come avviene in qualsiasi altra fisiologia animale o eterotrofa sull’intero pianeta).

Questo dato di fatto (innesco totale dell’assetto fisiologico del metabolismo del fruttosio nella specie umana) dimostra, inoltre, in maniera anche lampante che la fisiologia intera della nostra specie si è spostata a tal punto sull’assetto del ciclo H, che non solo pretende unicamente strutture materiali trofiche dotate di fruttosio (cioè, solo ed esclusivamente frutta), ma addirittura pretende esclusivamente ed assolutamente strutture materiali trofiche che, come carboidrato, sono dotate quasi interamente di fruttosio (cioè, esclusivamente la mela).

Tutte queste risultanze analitiche di fatto, in realtà, non fanno altro che confermare i dati fondamentali dell’intera biofisica, cioè che quando una specie eterotrofa (animale), specialmente pluricellulare, (come è successo a quella umana) entra in assetto di ciclo H, la sua fisiologia diventa talmente stabile e spontaneamente migliorativa, che, per il principio stesso della minima energia, non solo è praticamente impossibile un arretramento di devianza H (“adattamento” alimentare negativo), specialmente in una condizione di assente omogeneità paleoecosistemica negativa, ma addirittura si verifica necessariamente un costante perfezionamento dell’assetto biofisico di ciclo H (struttura dinamica fruttivora) stesso.

2) modifica di devianza H morfo-fitozoologica

Anche l’assetto morfo-fitozoologico relativo alla specie umana non ha mai subito nessuna benché minima modifica di devianza H, ma sempre specialmente proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni, un formidabile avanzamento verso la configurazione massimamente in asse col ciclo H:

-A livello antropometrico, l’assetto verticale della postura sia statica che in fase locomotoria, ha subito un ulteriore perfezionamento, consentendo finalmente la verticalità strutturale (di base) assoluta, tipica degli organismi a ciclo H (a cominciare da quelli unicellulari, procarioti ed eucarioti).

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-Un altro esempio di avanzamento della specie umana verso l’assetto ideale di ciclo H, è costituito dall’estremo sviluppo del sistema nervoso centrale (da cui deriva anche lo spiccato aumento volumetrico della scatola cranica), che consente proprio la dinamica a minima energia del flusso di idrogeno all’interno dell’intero organismo [consentito anche dal metabolismo massimo del fruttosio (in condizioni naturali) delle cellule neuronali], rispetto ad addirittura tutti gli altri settori fisiologici dell’organismo stesso.

3) modifica di devianza H anatomica

In modo opposto anche a questo terzo parametro, sempre costantemente, proprio nel corso degli ultimi 1,8 milioni di anni, l’anatomia trofica della nostra specie ha subito un tale avanzamento verso un assetto strutturale perfettamente fruttivoro, da superare di moltissimo non solo tutti i primati fruttivori, compresi i primati antropomorfi, ma addirittura tutti gli assetti strutturali della specie umana stessa assunti in precedenza.

L’assetto si è strutturato sempre di più su di una biomeccanica addirittura perfettamente malivora (come spiegato nella sezione relativa all’anatomia comparata e morfologia funzionale comparata).

Alcuni esempi di questo perfezionamento deciso sul ciclo H (il suo massimo livello è consentito esclusivamente proprio dal metabolismo del fruttosio), sono:

accorciamento mascellare e della cavità orale in generale;

verticalizzazione degli incisivi (bunodonti), superiori ed inferiori, centrali e laterali;

livellamento totale dell’altezza dei monocuspidali (chiamati erroneamente

“canini”, come spiegato nella sezione dell’ anatomia comparata) con tutti i restanti altri denti;

riduzione dimensionale (volumetrica) dentaria generale;

eccetera.

Negli articoli dedicati alla morfologia funzionale comparata, esaminata proprio dal livello morfofunzionale, vedremo anche alcuni dettagli relativi all’adattamento della compatibilità biomeccanica del morso bunodonto umano esclusivamente con la configurazione strutturale della mela e di nessun altro frutto.

4) modifica di devianza H fisiologica

Sempre in direzione del tutto opposta anche a questo quarto parametro, l’assestamento definitivo della fisiologia della specie umana su un assetto non solo fruttivoro (di ciclo H), ma perfettamente malivoro (di ciclo H a minima energia), è del tutto provato scientificamente a livello mondiale, e testimoniato anche dai seguenti esempi di dati scientifici di fatto:

-come si vede nella sezione dedicata alla scienza dell’alimentazione moderna, l’intera composizione biologica e chimica del latte della specie umana, indica tuttora ed in maniera sempre più accentuata, perfettamente solo ed esclusivamente la frutta, con asse statico e persino tendenziale sempre più spostato verso la configurazione dinamica biochimica e biofisica della fisiologia della mela;

-la fisiologia di ogni settore dell’intero organismo umano, non presenta alcuna compatibilità con il metabolismo del glucosio, a favore di una sempre più spiccata compatibilità (proprio nel corso degli ultimi 1,8 milioni di anni), tuttora assolutamente perfetta, solo ed esclusivamente col metabolismo del fruttosio, di cui si vedono solo alcuni cenni dell’ infinità di vantaggi fisiologici specie specifici per la specie umana, sempre nel capitolo relativo alla scienza dell’alimentazione moderna;

correlazione direttissima tra addirittura il concetto stesso di patologia e qualsiasi “alimento” aspecifico (cioè diverso da mela, o, al limite, frutta);

– incredibile potenza salutistica e potenza terapeutica della fisiologia della frutta, ma in modo assoluto esclusivamente della mela, nei confronti della nostra specie.

5) modifica di devianza H genetica

In maniera del tutto analoga agli altri parametri, nella specie umana si riscontra non solo una totale assenza di qualsiasi minimo carattere (trofico o generale) adattativo in progressione aspecifica, interno o esterno, genotipico o fenotipico, biofisico, biochimico o fisiologico a cominciare proprio dal metabolismo genetico, ma ancora un energico assestamento addirittura perfettivo dell’intero assetto strutturale e dinamico genetico sul ciclo H di minima energia (fruttivoro, in particolare malivoro), in qualsiasi comparazione persino fitozoologica, sia a livello intraspecifico che interspecifico.

Inoltre, nella sezione relativa alla gerontologia moderna, esamineremo come, a cominciare proprio dal campo genetico, sia a livello genotipico, che a livello fenotipico, tutta la dinamica dei processi d’invecchiamento relativi alla nostra specie, non solo è assolutamente minimizzabile esclusivamente con la biochimica sofisticatissima della frutta, ma addirittura come si possa far entrare in fase G-zero (cioè persino in arresto totale dei processi d’invecchiamento) l’intero ciclo cellulare di ogni cellula dell’organismo umano solo ed esclusivamente con la biofisica e conseguente biochimica intrinseca alla fisiologia della mela (rossa).

6) omogeneità paleoecosistemica di devianza H

Questo sesto parametro costituisce uno dei dati scientifici di fatto fondamentali per comprendere meglio il motivo per cui nella specie umana, come abbiamo visto, non si è mai verificato nessun adattamento trofico negativo rispetto al fruttivorismo, ma, ancora specialmente proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni, si è realizzato un fortissimo perfezionamento monofruttivoro.

Occorre subito sapere che è notissimo nella scienza filogenetica (scienza dell’evoluzione) che, per ottenere una devianza H (“adattamento” negativo) di una qualsiasi specie animale, occorre la condizione essenziale della omogeneità (continuità) temporale della pressione trofica negativa (rispetto al ciclo H) per almeno molti milioni di anni, durante tutta la paleoecosistemica relativa alla sua specie, fenomeno conosciuto proprio come omogeneità paleoecosistemica di devianza H.

L’assoluta impossibilità di devianza H nella specie umana è anche rafforzata dal dato di fatto che è sempre notissimo nella scienza filogenetica, specialmente alimentare, che non solo l’intera devianza H, ma persino la minima variazione di ogni singolo carattere, anatomico e specialmente fisiologico, per essere anche solo minimamente innescata in una specie, ha anch’essa bisogno di una continuità temporale perfetta e per almeno molti milioni di anni, soprattutto in una situazione del nostro caso, in cui la variazione del carattere anatomico e fisiologico

(che sono sempre in contemporaneità parallela) sarebbe dovuta andare del tutto proprio contro il ciclo H, e quindi completamente contro lo stesso inintaccabile principio della minima energia.

In altri termini, una qualsiasi specie animale, per ottenere un “adattamento” trofico negativo (rispetto al ciclo H), proprio in quanto va fisiologicamente del tutto contro il principio della minima energia, deve essere costretta alla variazione trofica in maniera assolutamente costante, in tutto il corso di molti interi milioni di anni della prosecuzione filogenetica della sua specie.

Questo è proprio uno dei motivi fondamentali per cui non solo non si è verificata alcuna devianza H nella specie umana, ma addirittura si riscontra nella sua struttura e fisiologia odierna un deciso perfezionamento H fruttivoro ed addirittura malivoro: negli ultimi 1,8 milioni di anni per la nostra specie, non solo infatti non vi è stata alcuna omogeneità paleoecosistemica di devianza H, ma addirittura, del tutto all’opposto (come insegna chiaramente anche la paleogeologia, compresa l’analisi dettagliata dell’alternanza dei periodi glaciali ed interglaciali, a partire proprio dalla prima glaciazione di 1,8 milioni di anni fa), si è verificata la più grande oscillazione paleoecosistemica che l’intero corso della storia evolutiva finanche di tutti i primati abbia mai avuto persino negli ultimi 60 milioni di anni.

Inoltre, i periodi glaciali, non solo non hanno mai impedito alla specie umana di reperire una quantità sufficiente di frutta per nemmeno minimamente o lontanamente innescare il solo inizio di qualsiasi devianza H (anche se, comunque, la sua carenza lo ha costretto ad introdurre provvisoriamente, ma patologicamente, altri elementi ecosistemici aspecifici come “cibo”), ma addirittura sono stati subito dopo sempre intervallati da periodi interglaciali molto caldi, persino molto più lunghi e stabili di quelli glaciali, con una estrema abbondanza di frutta, che hanno consentito sempre alla specie umana di perfezionarsi decisamente nell’adattamento invece del tutto positivo verso il ciclo H fruttivoro, ed in particolare verso il ciclo H a minima energia malivoro anche per il semplicissimo motivo che il melo è l’unica spermatofita angiosperma dicotiledone a frutto polposo in grado di adattarsi velocemente dai climi caldi a quelli più freddi, divenendo, quindi, la mela l’unico alimento costante per la specie umana in qualsiasi variazione ecosistemica.

Che la mela abbia costituito, anche se in quantità diverse, proprio l’unico alimento costante per la specie umana [nella variazione continua di tutte le altre componenti ecosistemiche (trofo-aspecifiche), che usava, appunto, come “cibo” di sopravvivenza], è confermato anche dal dato scientifico di fatto che, proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni, essendosi trovata sempre in una situazione ecosistemica in cui era letteralmente costretta a seguire sia l’avanzamento del fronte dei ghiacci durante ogni fase glaciale, e sia il successivo arretramento dei ghiacci stessi durante ogni fase interglaciale, si è trovata in continuazione in una condizione di quasi costante adiacenza ad una zona climatica di fronte dei ghiacci, che determinava nel proprio ecosistema la possibilità di sopravvivenza arborea fruttifera a frutto polposo totalmente esclusiva proprio dell’unica pianta di quel tipo (il Malus, cioè il melo) capace (ancora oggi) di resistere alle temperature minime, non solo anche tra tutte le rosacee a frutto polposo, ma persino anche tra tutte le stesse spermatofite angiosperme dicotiledoni a frutto polposo.

Proprio questa alternanza di periodi glaciali ed interglaciali ha avuto l’effetto di determinare la più potente coevoluzione (cioè evoluzione parallela con complementarizzazione anatomo-fisiologica) tra due specie viventi almeno in tutto il campo dei primati, che si sono necessariamente aiutate a vicenda anche nella sopravvivenza, specie umana e specie arborea Malus (il melo).

Ma uno dei dati scientifici fondamentali è che un’alternanza di maggiore e minore pressione trofica adattativa positiva (cioè esclusivamente verso la minima energia, quindi verso l’assetto di ciclo H, come proprio nel caso tra specie umana e specie arborea del melo), determina un potenziamento enorme dell’effetto coevolutivo, e quindi della complementarizzazione anatomo-fisiologica tra specie umana e specie arborea del melo, (in misura addirittura crescente, sempre persino con velocità molto maggiore, a mano a mano che ci si avvicina al ciclo H stesso, come è stato proprio esattamente il caso della specie umana con la specie arborea del melo), fenomeno filogenetico (ed in parte anche biologico generale) noto come effetto trofico alternato positivo, detto anche “effetto martello” (così come, per inserire un chiodo in un muro, una forza, più grande ma costante, applicata con un martello sul chiodo stesso, è di gran lunga meno efficace di una forza, anche di moltissimo più piccola, applicata alternativamente con direzioni opposte, battendo ad ogni ritorno sulla testa del chiodo): infatti, l’adattamento trofico, anche recettoriale generale, è determinato sia da stimolazioni trofiche (alimentari) costanti prolungate (che provocano, però, addirittura una diminuzione di sensibilità, detta, appunto, adattamento “negativo”), e sia dalle stimolazioni trofiche stesse ridotte, o persino cessate, (che, invece, provocano, contrariamente, un incremento della sensibilità medesima, detta, appunto, adattamento “positivo”), cosicché, nel caso della specie umana, proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni, la ripresentazione maggiore alternata dell’assetto H ne ha, ogni volta, potenziato ulteriormente il perfezionamento, fino all’attuale assetto di ciclo H perfetto (di minima energia, cioè malivoro).

E’, quindi, anche esattamente per questo motivo che la specie umana si è adattata alla specie arborea del melo in misura minore nei primi 5,2 milioni di anni, in una situazione di costanza ecosistemica (stimolazione trofica costante prolungata), rispetto all’adattamento alla stessa specie arborea del melo che si è determinato nella nostra specie proprio negli ultimi 1,8 milioni di anni, in una situazione di una certa alternanza ecosistemica (stimolazione trofica alternativamente ridotta e riaumentata), periodo nel quale si riscontrano, infatti, persino i maggiori e più definitivi perfezionamenti della coevoluzione, e quindi della complementarizzazione anatomo-fisiologica tra la specie umana e la specie arborea del melo.

In altri termini, il “martello” potentissimo dell’alternanza ecosistemica ha spinto il “chiodo” dell’adattamento al melo, in una dinamica biochimica complementarizzante non solo estremamente più efficace di qualsiasi altra costanza ecosistemica sul melo stesso, ma perfino in una quantità temporale di moltissimo inferiore.

In conclusione, la totalità dei 6 parametri essenziali della devianza H, applicati alla specie umana, in tutta la sua filogenetica e specialmente negli ultimi 1,8 milioni di anni, indica chiaramente che: non solo un qualsiasi tipo di benché minimo ed anche lontano innesco di “adattamento” dell’uomo a “cibi” diversi da frutta non c’è mai stato nella maniera più assoluta (anche persino per ognuno dei 6 parametri esaminati singolarmente), cioè non solo la specie umana non presenta nessun parametro di cosiddetto “adattamento” alimentare negativo (rispetto al ciclo H), non solo sarebbe stato anche praticamente impossibile, per il principio della minima energia, per il quasi perfetto assetto H assunto nei primi 5,2 milioni di anni, non solo sarebbe stato totalmente impossibile per la specie umana (biologicamente, biochimicamente e persino biofisicamente) anche per la totale assenza del sesto parametro essenziale della omogeneità paleoecosistemica di devianza H, ma addirittura ognuno dei 6 parametri, sia esaminati nel loro complesso totale, sia esaminati singolarmente e separatamente, constatano scientificamente e totalmente che, proprio specialmente negli ultimi 1,8 milioni di anni, la specie umana si è persino perfezionata al massimo livello proprio nel ciclo H a minima energia, cioè fruttivorismo ed in particolare malivorismo.

Tutte le ulteriori conferme definitive di ciò si sono trovate proprio nelle scienze moderne più approfondite.

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