Manifestazione pluricellulare del ciclo H: dai primati alla nascita della specie umana

Paleoantropologia moderna

La paleoantropologia è la scienza che studia l’origine della specie umana (“paleo” = antico, “antropos” = uomo, “logia” = scienza). La paleoantropologia moderna, lo fa nella maniera più approfondita, e soprattutto sfruttando tutti gli avanzatissimi strumenti dell’oloscienza, a cominciare dall’incrocio dei dati di moltissime discipline scientifiche.

Per la comprensione di questo articolo si consiglia di leggere i precedenti di questa sezione:

origine universale della specie umana e ciclo dell’idrogeno;

origine generale della vita: la vita stessa nasce grazie alla simbiosi fruttivora;

devianza H e riassetto H;

Il principio della minima energia (e quindi la tendenza estrema al ciclo H) diventa coevoluzione tra albero fruttifero e primate fruttivoro

I primati (come l’uomo) e la frutta, quindi, hanno effettuato una formidabile coevoluzione, sia strutturale che biochimica, sempre più profonda e perfezionata, per ben 60 milioni di anni.

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La natura, dunque, non fa mai le cose a caso, segue come abbiamo detto semplicemente il principio fisico della minima energia, che vale per tutte le strutture materiali dell’universo, compreso piante e animali. Ad esempio, piuttosto che la fatica enorme individuare una preda adatta, rincorrerla affannosamente (la stragrande maggioranza delle volte, statisticamente più del 90 %, senza riuscire ad afferrarla), e una volta artigliata, combattere furiosamente contro il suo divincolarsi, per tutti i suoi disperatissimi e coraggiosissimi ultimi tentativi di salvarsi, e poi sbranarla, fino addirittura compreso le durissime ossa (per i carnivori indispensabili per i minerali), come fanno appunto i carnivori (a spese di animali che sprecano a loro volta enorme energia per difendersi), oppure, ad esempio, di dotarsi di una complessa e massiccia struttura dentale selenodonta, con estremo movimento basculante laterale mascellare, con complessa struttura digestiva (gli erbivori più numerosi hanno addirittura 4 stomaci, e non bastando, una doppia masticazione col fenomeno della ruminazione) che faticosissimamente è costretta ad estrarre gli zuccheri dalla cellulosa, e poi dotarsi di un intestino lunghissimo per il faticoso assorbimento delle masse vegetali (a spese di piante che, anch’esse sprecano enormi energie per difendersi tramite la produzione continua di sostanze altamente tossiche, dette metaboliti secondari), finalmente la natura aveva trovato un sistema trofico che, anche a livello pluricellulare, fosse a minimo consumo di energia: piante fruttifere e animali fruttivori, visto che le piante (o altri animali) non dovevano più difendersi per salvare se stesse, o loro parti, e per gli animali era talmente un sistema trofico a basso consumo (e spreco di energia nullo) che bastava alzare un braccio per mangiare.

Evoluzione, in biofisica, infatti, significa esattamente “tendenza degli organismi viventi verso una situazione di massimo rendimento”: il fruttarismo, quindi, non è altro che l’esempio più perfetto in assoluto, in tutta la preistoria filogenetica, da 4 miliardi di anni fa in cui nacque la vita stessa, di formidabile evoluzione, e finalmente riassestamento, dunque, del ciclo H (essenziale per qualsiasi forma materiale) in forma organica anche pluricellulare.

Dai primati alla specie umana: processi di ominazione

Vediamo, ora, come dai primati frugivori, e sempre più fruttivori, prese origine la forma vivente ancora più strutturalmente e fisiologicamente avanzata (sempre in termini biofisici di minima energia) e specializzata, giunta poi ad una situazione finale della più profonda evoluzione (strutturale e biochimica): la specie umana.

Dobbiamo, a questo punto, capire molto bene il nostro esatto ruolo naturale sul nostro pianeta, in scienza ecosistemica, la nostra esatta nicchia ecologica, perché contro le forze intrinseche della natura (come ormai la scienza mondiale sa benissimo) non c’è niente da fare; non possiamo nemmeno erigerci a “correttori della natura”, in quanto essa, da almeno ben 14 miliardi di anni, tempi per noi addirittura mentalmente inconcepibili, è strutturata in modo tale che chiunque osa andargli contro, viene velocemente “spazzato via” dalla natura stessa, proprio come fosse la peggiore spazzatura o rifiuto tossico, sia come individuo singolo (facendolo ammalare o morire velocemente) che come specie (facendola estinguere), come innumerevoli volte è successo, ad individui singoli e ad intere specie, nell’intero corso evolutivo della vita stessa.

Di conseguenza, proprio per la nostra letterale salvezza (sia come individuo singolo che come specie), non possiamo sbagliare nemmeno il più piccolo dettaglio (nel dettame della natura), specialmente come individuo singolo (perché la specie ha tempi molto più lunghi per essere “eliminata“).

I progenitori della specie umana sono un gruppo di ominidi risalenti a circa 15 milioni di anni fa che vivevano nelle foreste ad alto fusto nell’Africa equatoriale orientale (l’attuale Kenya), nutrizionalmente frugivori (da “fruges” = frutta e parti tenere di vegetali; il frugivorismo non è altro che una fase di completamento di riassetto H per alcuni primati, specialmente preistorici). Dall’esame al microscopio elettronico dei denti fossili risulta chiaramente che essi divennero da frugivori a fruttivori circa 12 milioni di anni fa.

La nascita della specie umana

La differenziazione definitiva della specie umana dagli altri primati antropomorfi, cioè la nascita della specie umana, è avvenuta, poi, circa 7 milioni di anni fa, in conclusione e per effetto del sollevamento orogenetico della (Great) Rift Valley (iniziato prima di 9 milioni di anni fa), che coinvolse anche la sua area equatoriale (Kenya), fino a oltre 800 metri di altitudine (all’interno delle due catene montuose parallele periferiche), e che provocò di conseguenza (incrociando anche con i dati di paleobotanica moderna), proprio nella stessa zona, allo stesso tempo (in perfetta coevoluzione), la differenziazione graduale dal genere vegetale delle Rosacee della specie arborea Malus Communis (ovviamente i suoi progenitori vegetali), cioè la nascita della specie vegetale del melo.

In altri termini, gli ominidi (molto simili agli attuali bonobo presenti sull’attuale Kenya centrale equatoriale), che si trovavano fino a 9 milioni di anni fa circa a livello del mare, su alberi di foreste ad alto fusto, furono letteralmente gradualmente sollevati di circa ben 800 metri (dal suddetto movimento orogenetico) fino a trovarsi, dopo centinaia di migliaia di anni, in una grande vallata verde detta appunto Rift Valley, dove però gli alberi ad alto fusto su cui vivevano, essendo stati sollevati, ovviamente, anche loro di 800 metri, essendo la temperatura di quella quota decisamente meno afosa pur rimanendo tiepida e piacevole per l’uomo tutto l’anno (simile ad una primavera inoltrata), si trasformarono (e con essi l’ecosistema da foresta a radura) gradualmente in alberi prima a medio fusto (gli antenati del melo, e simili) e poi a basso fusto (a 800 metri sopravvisse, per la temperatura più fresca, solo il melo).

Acquisizione della postura eretta nella specie umana

Proprio anche questo fatto, a mano a mano che gli alberi si abbassavano (ovviamente nelle centinaia di migliaia di anni), stimolò gli ominidi, presenti in quella zona, a scendere gradualmente dagli alberi (passando cioè, gradualmente, da primati a locomozione sospensoria sugli alberi ad alto e medio fusto, a primati a locomozione terricola indotta proprio dagli stessi alberi trasformatisi progressivamente a basso fusto), a tal punto che i piedi, prima prensili, divennero gradualmente piedi da locomozione terricola, proprio come i nostri di oggi.

Una volta sceso a terra l’ominide fu stimolato, ancora gradualmente, sempre più alla postura eretta, proprio perché era costretto ad erigersi per nutrirsi di frutti che si trovavano sopra di lui, in strutture arboree (disposte non più a ecosistema forestale, ma ad ecosistema radura, cioè con alberi non più a contatto reciproco ma con chiome aeree leggermente separate) a basso fusto, sempre più simili ad un melo di oggi, fino alla acquisizione definitiva della postura eretta, trasformandosi così definitivamente nella specie umana, i primi uomini.

L’acquisizione della postura completamente eretta è il parametro fondamentale che segnala esattamente la nascita della specie umana; infatti, anche il termine stesso

“antropos” che significa “uomo” deriva dal greco “àno”(=su) e “anthrèo”(=guardo), cioè il termine “uomo” significa “guardante su” ovvero quello che succede ad un primate quando da quadrupede diventa bipede: il suo sguardo non è più naturalmente rivolto verso il basso (con le braccia poggiate a terra) ma, sollevando definitivamente le braccia e camminando eretto la direzione del suo sguardo è naturalmente proprio più alta (non più naturalmente inclinata verso terra, ma in avanti).

Detto diversamente, il vero uomo primitivo è quello di 7 milioni anni fa che viveva in radure arboree fruttifere felice ed in perfetta salute, e non quello disperato e malato di 1,8 milioni di anni fa, che, per effetto della prima glaciazione, fu costretto a rifugiarsi nelle caverne, da cui il termine “cavernicolo”, iniziando, come stiamo per analizzare, la fase più disastrosa della sua preistoria e storia.

La sofisticatissima scienza moderna multidisciplinare mostra la coevoluzione trofica della specie umana del tutto esclusiva con la specie Malus: innesco filogenetico del malivorismo nella specie umana

Quindi, la scienza moderna, incrociando finalmente i dati tra la scienza paleogeologica, la precisa scienza paleobotanica attuale e la paleoantropologia moderna, giunge alla conclusione che la specie umana ha sviluppato un processo di coevoluzione trofica (alimentare) e filogenetica (strutturale) solo ed esclusivamente con la specie vegetale arborea Malus Communis (il melo), anche per il motivo che era l’unica spermatofita angiosperma dicotiledone a struttura arborea fruttifera a frutto polposo (in quel lungo periodo preistorico) capace di resistere alla temperatura inferiore post-orogenetica dell’area predetta, dovuta a quell’altitudine.

La specie umana, cioè, non solo nacque perfettamente malivora [da “Malus“= mela

(“Malus“, a sua volta, deriva da “malon“= “il frutto”)], si nutriva, quindi, solo ed esclusivamente di mele (per l’esattezza di variazione cromatica rossa), ma addirittura nacque solo ed esclusivamente grazie alla struttura anatomica stessa del melo, che da struttura arborea a basso fusto ha costretto la nostra struttura primatica arboricola a locomozione sospensoria ad adattarsi gradualmente alla locomozione bipede terricola e contemporaneamente, circostanza biomeccanica decisiva per l’acquisizione definitiva della postura eretta, ad erigersi ogni qualvolta, ogni giorno addirittura per centinaia di migliaia di anni, necessitasse di nutrirsi di uno dei suoi frutti, in quel clima presenti assolutamente tutto l’anno (ancora oggi).

Il dato scientifico più rilevante è, però, che la struttura totale, sia anatomica che fisiologica, della specie umana, ancora oggi, è rimasta perfettamente e specialisticamente del tutto malivora.

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