Cetacei in lutto

​In sette diverse specie è stata osservata l’abitudine di restare a lungo con il corpo di compagni o familiari morti: prova che forme di lutto sono diffuse anche tra animali non umani

di Traci Watson

Una mamma orca trasporta il suo neonato morto. Varie specie di cetacei sono state osservate intente in comportamenti che fanno pensare al lutto. Fotografia di Robin W. Baird, Cascadia Research



Essendo animali sociali e intelligenti, i cetacei formano legami molto stretti gli uni con gli altri. Ora sappiamo che quei legami possono essere anche più forti della morte. Come spiega un nuovo studio, almeno una mezza dozzina di specie di mammiferi marini sono state osservate mentre si stringevano al cadavere di un loro compagno morto, forse un parente o un membro del branco. La spiegazione più plausibile per il loro rifiuto a lasciar andare i corpi è proprio il lutto.

“Li stanno piangendo”, commenta Melissa Reggente, biologa dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e co-autrice dello studio. “Stanno soffrendo e sono stressati. Sanno che c’è qualcosa che non va”. Gli scienziati stanno identificando via via sempre più specie, dalle giraffe agli scimpanzé, che si comportano proprio come quando si è colpiti da un lutto. Gli elefanti, ad esempio, tornano più volte al corpo del loro compagno morto.

Queste scoperte si aggiungono al dibattito riguardo alla capacità degli animali di provare emozioni e, in caso affermativo, a come questo dovrebbe influenzare il trattamento che riserviamo alle altre creature. Secondo Barbara King, professoressa emerita di antropologia alla William & Mary di Williamsburg e autrice del libro

How Animals Grieve, il lutto animale può essere considerato uno stato di sofferenza emotiva, durante il quale l’animale sospende i comportamenti normali.

La veglia

Durante lo studio, Reggente e colleghi hanno raccolto testimonianze -la maggior parte delle quali non è mai stata pubblicata- di comportamenti di lutto in sette specie di cetacei, dall’enorme capodoglio fino alla piccola stenella dal lungo rostro. Come spiegano sul

Journal of Mammalogy, hanno scoperto che ognuna di queste specie è stata vista accompagnarsi ai suoi morti negli oceani di tutto il mondo. “È un comportamento molto comune ed è distribuito su tutto il pianeta”, spiega Reggente.

Degli scienziati che si trovavano in barca sul Mar Rosso, ad esempio, hanno visto un tursiope indopacifico spingere nell’acqua il cadavere di un delfino più piccolo, ormai in gran parte decomposto. Quando sono riusciti a recuperare il delfino morto, e hanno iniziato a trainarlo verso la terraferma per seppellirlo, l’adulto ha nuotato insieme a lui, toccandolo più volte, fino a quando l’acqua non si è fatta pericolosamente bassa. Anche quando la carcassa era stata portata via da molto tempo è rimasto appena al largo della costa. Non sappiamo se i due animali erano imparentati, dice Reggente, ma è possibile si trattasse di madre e figlio o comunque di consanguinei stretti.

Un comportamento tale, dopotutto, ha un costo enorme: un cetaceo che veglia su un compagno morto è un cetaceo che non si sta nutrendo, né sta rafforzando le sue alleanze con altri individui.

Il lutto per i propri cari

Capita a volte che gli scienziati riescano a scoprire qualche indizio sul rapporto tra l’animale in lutto e quello morto. Un’orca femmina, nota come L72, è stata vista al largo delle isole di San Juan, nello stato di Washington, mentre trasportava un neonato morto tenendolo in bocca. I ricercatori si sono accorti che aveva partorito da poco, ma era passato abbastanza tempo dall’ultimo piccolo che stava ormai per averne un altro. “Cercava di tenerlo in superficie per tutto il tempo, mantenendolo in equilibro sulla cima della testa”, racconta Robin Baird del Cascadia Research Collective in Olympia, Washington, co-autore dello studio che ha osservato gli sforzi della mamma orca.

Un’orca e i suoi piccoli possono trascorrere insieme anche tutta la vita, fa notare Baird. Se uno di loro muore, sostiene lo scienziato, “gli animali attraversano un periodo in cui vivono lo stesso tipo di emozioni che proviamo noi quando muore un nostro caro”. Lo studio ha anche riportato degli episodi in cui i cetacei portavano i piccoli morti in bocca, spingendoli attraverso l’acqua e toccandoli con le pinne.

C’è anche stato un caso in cui i globicefali di Gray, nel Nord dell’Oceano Atlantico, hanno creato un cerchio protettivo intorno a un adulto e a un piccolo morto. In un’altra circostanza, una stenella dal lungo rostro ha spinto il corpo di un cucciolo verso una barca nel Mar Rosso. Quando le persone che vi stavano sopra hanno preso a bordo la carcassa, tutto il gruppo di delfini che si trovava nei dintorni ha circondato l’imbarcazione per poi allontanarsi. “Non siamo in grado di spiegare perché si siano comportati così”, dice Reggente.

Un lutto vero

Questi episodi dimostrano che i cetacei sono in lutto, concorda anche l’antropologa Barbara King. “Certo, a volte potrebbe trattarsi di comportamenti legati alla curiosità, all’esplorazione o alla crescita dei piccoli che non possono essere semplicemente ‘spenti’”, commenta via mail. Eppure “è innegabile che possiamo comprendere qualcosa del loro lutto nell’energia che investono per trasportare dei piccoli morti o per mantenerli a galla, per toccare più volte il loro corpo, per nuotare in una sorta di falange sociale in modo da circondare l’individuo più colpito dal lutto”.

FONTE

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