La Verità che decidiamo di essere

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Dipendentemente da come ci alimentiamo, influenziamo la nostra percezione delle cose finanche gestalticamente. Rallentiamo i nostri processi cognitivi o li acceleriamo, memorizziamo o ricordiamo più o meno, ma soprattutto entriamo in relazione con la realtà esterna in modi del tutto differenti. Scegliere cosa portare alla bocca pare essere forse la cosa più importante in assoluto oggi come sempre, la verità muta al mutare del nostro status e dell’interrelazione soggetto-umwelt (erlebnis). Come oramai assodato anche dalla fisica quantistica (Heisenberg), non esistono affatto verità oggettive, ma sempre solo ed esclusivamente divenute tali. Vero progresso significa scegliere strade che ci facciano divenire meglio, o ri-tornare e ri-conoscere quello che siamo (divenuti), come ad esempio, malivoro-frugivori, prima di intossicarci dopo le glaciazioni (molto recenti, se consideriamo i tempi evolutivi dell’umano). Dunque è solo questione di ripristinare gradualmente una fisiologia che già abbiamo come precostituita (divenuta tale), e che difficilmente tornerebbe indietro visto che tutto in natura segue il principio della minima energia (minimo sforzo-massima resa), sintetizzato a livello pluricellulare proprio dalla relazione simbiotica fruttivora homo-malus.

Beato chi pulisce il proprio habitus.

 

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