Tu già canti

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Tu già canti, figlia,

nell’epoca della frenesia,

nell’aria pesante degli operai,

in mezzo a loro tu già canti, amica mia.

Vedi lo squarcio nella nebbia fredda

di un giovedì come tanti,

senti nell’alveare le tue limpide ali,

stai in silenzio e crei.

Tu già canti, amore, un cielo invisibile, ignorato,

hai questo coraggio, questo potere.

Sai delle brezze, delle libere frequenze, delle dolci auree,

ti muovi come le muse, apollinea.

Tu davvero canti.

Invero tu canti, e fai tremare di vita chi non può che sentirti.

Non possiamo che crollare di fronte a te,

ché hai la chiave di ogni porta, spirito.

Sei e non lo sai, nel tuo tendere la mano a noi,

rozzi conoscitori,

calcolatori patetici, possessori illusi,

miseri.

Figlia, tu incanti tuo Padre, puoi osare la tua danza,

senza vergogna.

Già tu canti, liberata dal controllo,

sei normale e senza legge.

Riesci,

le lacrime e la risata,

il sorriso e la smorfia,

la rabbia e la gioia,

tu commuovi le api.

E le farfalle,

le lucciole e i grilli,

le cicale e le formiche.

Creatura, dove c’è inferno tu scorgi paradiso,

tu scorgi il Regno ch’è sempre stato e sempre sarà,

ovunque, nei secoli.

Puoi dunque cantare, beata, senza domandarti niente.

Dov’è che ti manifesti, dolcezza?

Perché io ti cerco, e ti voglio ascoltare.

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