Erich Fromm – Fuga dalla libertá

La tesi di Fuga dalla libertà è che l’uomo moderno, liberato dalle costrizioni della società pre-individualistica, che al tempo stesso gli dava sicurezza e lo limitava, non ha raggiunto la libertà nel senso positivo di realizzazione del proprio essere: cioè di espressione delle sue potenzialità intellettuali, emotive e sensuali.

Pur avendogli portato indipendenza e razionalità, la libertà lo ha reso isolato, più responsabile e, pertanto, ansioso. Questo isolamento è intollerabile e l’alternativa che gli si presenta è la seguente: o sfuggire dal peso di questa libertà verso nuove dipendenze e sottomissioni (come de facto avviene nella societá odierna dei consumi e delle distrazioni), o progredire verso la piena realizzazione della libertà positiva che si fonda sull’unicità e sull’individualità dell’uomo, sull’io reale anziché pseudo-io.

Pur essendoci bisogni comuni agli uomini, come la fame, la sete, il sesso, quegli impulsi che provocano le differenze nei caratteri degli individui, come l’amore e l’odio, la brama di potere e la sete di sottomissione, il godimento del piacere dei sensi e la paura dello stesso, sono tutti prodotti del processo sociale. Le inclinazioni più belle dell’uomo, come le più brutte, non fanno parte di una natura umana fissa e biologicamente prestabilita, ma derivano dal processo sociale che crea l’uomo.

Sentirsi completamente soli e isolati conduce alla disintegrazione mentale, proprio come l’inedia fisica conduce alla morte. Questo essere in rapporto con gli altri non si identifica con il contatto fisico. Un individuo può essere solo in senso fisico per molti anni, e tuttavia può essere in rapporto con idee, valori o almeno modelli sociali che gli danno un sentimento di comunione e di appartenenza. 

La religione e il nazionalismo, come tutte le consuetudini e le fedi, per quanto assurde e degradanti possano essere, purchè colleghino l’individuo agli altri, sono rifugi per proteggersi da quello che l’uomo teme di più: l’isolamento.

La società medioevale, ad esempio, non privava l’individuo della sua libertà, perchè “l’individuo” non esisteva ancora; l’uomo era ancora legato al mondo da vincoli primari.

Riportiamo alcuni passi significativi:

[…] questo sistema industriale […] Ha sviluppato l’individuo e lo ha reso più impotente; ha accresciuto la libertà, e ha creato nuovi tipi di subordinazione. […] la struttura della società moderna influisce sull’uomo contemporaneamente in 2 modi: egli diventa più indipendente, autosufficiente e critico, e al tempo stesso diventa più isolato, solo e impaurito.

Dato che nella lotta moderna per la libertà  l’attenzione era assorbita dalla battaglia contro le vecchie forme di autorità e costrizione, era naturale pensare che eliminando il maggior numero possibile di queste costrizioni tradizionali, la libertò sarebbe aumentata esponenzialmente. Tuttavia, non ci rendiamo sufficientemente conto del fatto che l’uomo, pur essendosi sbarazzato dei vecchi nemici della libertà, si trova dinanzi nuovi nemici di diversa natura; nemici che non sono fondamentalmente costrizioni esterne, ma fattori interni, che bloccano la piena realizzazione della libertà della personalità.

[…] quantunque la libertà di parola costituisca un’importante vittoria nella battaglia contro le vecchie costrizioni, l’uomo moderno si trova (deserto di valori, come il leone nietzschiano dello zarathustra) in una situazione in cui gran parte di ciò che “egli” pensa e dice, consiste in cose che tutti gli altri pensano e dicono; e che egli non ha acquistato la capacità di pensare originalmente […]

Il manovale vende la sua energia fisica; il commerciante, il medico, l’impiegato, vendono la loro “personalità”. Debbono avere una “personalità” se vogliono vendere i loro prodotti o servizi. Questa personalità deve essere simpatica, ma oltre a questo il suo possessore deve rispondere ad alcuni altri requisiti: deve avere energia, iniziativa, deve avere questo, quello o quell’altro ancora, secondo ciò che richiede il suo posto (pseudoio).

[…] tale sentimento di isolamento e impotenza […] non è qualcosa di cui la persona media normale sia consapevole. E’ troppo spaventoso: viene coperto dalla routine quotidiana delle sue attività, dall’incoraggiamento e dall’approvazione che trova nei suoi rapporti personali o sociali, dal successo economico, da innumerevoli distrazioni, dal “divertirsi”(jest wallaciano), dal “fare conoscenze”, dall'”andare in giro”. Ma il fischiare nel buio (nichilismo) non porta luce.

Il termine normale o sano si può definire in 2 modi. […] Si può designare normale o sana la persona capace di svolgere il ruolo sociale che è tenuta ad assumere in quella determinata società. Più concretamente significa che è in grado di lavorare nel modo richiesto […] che è in grado di partecipare alla riproduzione della società, ossia che può allevare dei figli. In secondo luogo, dal punto di vista dell’individuo, consideriamo sanità o normalità l’optimum dello sviluppo e della felicità del singolo. […] Il primo è governato da necessità sociali; il secondo da valori e norme concernenti lo scopo dell’esistenza individuale.

La persona che è normale da punto di vista dell’adattamento è spesso meno sana del nevrotico dal punto di vista dei valori umani. Spesso è ben adattata in quanto ha rinunciato alla propria personalità per diventare più o meno la persona che crede di essere tenuta ad essere. Può darsi che siano andate perdute ogni vera individualità e ogni autentica spontaneità.

Invece dell’autorità manifesta, regna l’autorità “anonima”. Essa ha assunto le sembianze del senso comune, della scienza, della sanità psichica, della normalità, dell’opinione pubblica. […] una stessa atmosfera di sottile suggestione che in realtà pervade tutta la nostra vita sociale. L’autorità anonima è più efficace dell’autorità palese, perchè non si sospetta mai che ci sia un ordine che si è tenuti a osservare.

[…] l’individuo cessa di essere sè stesso; adotta in tutto e per tutto il tipo di personalità che gli viene offerto dai modelli culturali; e perciò diventa esattamente come tutti gli altri, e come questi pretendono che egli sia.

Il pensiero che è frutto della riflessione attiva è sempre nuovo e originale; originale non necessariamente nel senso che altri non l’abbiano pensato prima, ma sempre nel senso che la persona che pensa ha usato il pensiero come uno strumento per scoprire qualcosa di nuovo nel mondo esterno o dentro di sè.

Per attività non intendiamo il “far qualcosa”, ma quell’attività creativa che può operare nelle proprie esperienze emotive, intellettuali e sensuali, e anche nella propria volontà.

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