NUOVO MONDO

Nuovo Mondo : Ecosistemica insediativa umana; pianeta Terra: transizione da una rete mondiale di città ad una rete mondiale di ecovillaggi fino a una società naturale.

Tornando all’ecosistemica generale, l’intero ecosistema mondiale è quindi alterato fondamentalmente proprio dall’attuale innaturale (aspecifico per l’uomo) sistema di produzione alimentare globale (che, come abbiamo visto, costituisce ampiamente anche il primo mercato mondiale) che, con l’intero suo indotto, diretto ed indiretto, genera l’intero modello di sviluppo (capitalistico) non sostenibile che attualmente è operativo su scala globale.

natura vs nwo

Quest’ultimo è semplicemente strutturato e distribuito in tutto il pianeta sotto forma di una fortemente primitiva (cioè ad alto consumo e addirittura spreco di energia) rete mondiale di città (le quali sono insediamenti umani del tutto non sostenibili, o sistemi urbanistici analoghi, come cittadine o paesini).

Per “cambiare il mondo” (che sta diventando sempre di più “salvare il mondo”), c’è, quindi, come prima delle due suddette fasi, solo ed esclusivamente una sola via possibile: semplicemente creare e poi infoltire, da parte di tutti, ognuno di noi, una rete mondiale parallela di insediamenti umani sostenibili chiamati ecovillaggi (cioè villaggi ecologici), (anche iniziando dal circondario di ogni città stessa), che poi, esistendo contemporaneamente al modello di sviluppo capitalistico non sostenibile (rete mondiale di città), determinerà una situazione di “competizione pacifica” e stimolante tra i 2 sistemi di rete insediativa globale che, come in tutti i fenomeni naturali, anche intraspecifici, evolverà in una “selezione naturale” negativa della rete insediativa meno evoluta (che, per definizione, è quella che consuma e spreca più energia), quindi, ovviamente, di quella estremamente non sostenibile (capitalistica, cioè la rete mondiale di città), la quale gradualmente si estinguerà, travasando lentamente la sua popolazione nel GEN e smaltendo, col tempo, i sistemi urbanistici cittadini, che saranno sempre più residuali, fino gradualmente a scomparire.

La seconda ed ultima fase, per “cambiare il mondo”, è quella relativa alla società naturale globale, di cui, come predetto, parleremo più avanti.

“Cambiare il mondo” non solo è molto semplice ma è addirittura fantastico: è sufficiente che ognuno cambi il “proprio mondo”, cioè, come primo passo, fondi il proprio eco villaggio.

Arrivare a tutto ciò è molto semplice: è sufficient che ognuno di noi cominci a fare un ecovillaggio (ovviamente, in primis, a vantaggio di se stesso).

E’ assolutamente ovvio che, siccome l’eco-villaggio deve essere prima di tutto (come dice la parola stessa) “eco”, quindi ecologico, cioè naturale (in senso locale e globale),

(altrimenti è del tutto peggio di una stessa città, in quanto occuperebbe più territorio per abitante della città, addirittura comprendendo tutta la sua devastante impronta ecologica), non può che essere basato, come abbiamo visto essere del tutto fondamentale, che su un sistema di produzione alimentare e alimentazione delle persone assolutamente melariana (o, al limite, fruttariana), sia per la propria salute, sia per la stessa vita delle altre persone del resto del mondo, oltre che quella di tutte le altre specie animali e vegetali.

Inoltre, solo ed esclusivamente in questo modo, per la cosa più importante in assoluto, e cioè l’autosufficienza ed autoproduzione alimentare, il lavoro è praticamente nullo e, quindi, ecocompatibile e sostenibile anche a livello psicologico per tutta la vita.

Sostenibilità dimensionale di un ecovillaggio (loca le e globale). L’inquinamento-effetto peggiore in assoluto: l’inquinamento dimensionale.

L’inquinamento dimensionale è, quindi, proprio il primo tipo di inquinamento-effetto che non solo non deve assolutamente determinare un ecovillaggio (essendo, appunto, “eco”), ma è addirittura proprio il primo tipo di inquinamento-effetto in assoluto che un eco-villaggio deve assolutamente combattere. Ciò consente anche di superare il primo e più grande ostacolo per fondare un ecovillaggio: il costo del terreno

Come abbiamo visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna, da 1,8 milioni di anni fa, la prima forma di inquinamento sull’intero pianeta, detta appunto inquinamento-causa, è proprio l’inquinamento alimentare.

Cioè, l’origine, e quindi la causa di ogni altra forma di inquinamento su questo pianeta, è stata proprio esattamente la nostra variazione alimentare, forzata e provvisoria, post-glaciale, verso una alimentazione non adatta alla nostra specie.

Dunque, essendo l’inquinamento alimentare proprio l’inquinamento-causa di assolutamente tutti gli altri inquinamenti al mondo, detti appunto inquinamenti-effetto, passiamo, ora, a vedere quali sono gli inquinamenti-effetto principali, che addirittura anche le Nazioni Unite (ONU), specialmente con la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile, stanno da decenni cercando in tutti i modi di contrastare, sempre con la speranza finale di eliminare.

L’inquinamento-effetto più massacrante in assoluto per l’intero pianeta è l’inquinamento dimensionale. Esso è proprio il primo effetto della “alimentazione” umana aspecifica, che porta ad aumentare enormemente, appunto, le dimensioni territoriali necessarie per il sistema di produzione “alimentare” mondiale non adatto alla nostra specie.

Infatti, se per il sistema di produzione alimentare specie-specifico per la specie umana, cioè quello melariano (o, al limite, quello fruttariano), serve una data dimensione territoriale, per qualsiasi altro sistema di produzione “alimentare”, come abbiamo visto, serve una dimensione territoriale che va, più esatt amente, dalle oltre 5 volte superiore (nel caso del sistema di produzione vegan-crudista) alle oltre 20 volte superiore (nel caso del sistema di produzione onnariano).

E tutto questo senza nemmeno calcolare sia l’indotto produttivo che i bisogni indotti relativi che portano il fabbisogno dimensionale territoriale minimo, per i suddetti sistemi di produzione “alimentare” aspecifica, a livelli di moltissimo più alti.

Di conseguenza, come predetto, per gli oltre 7 miliardi di persone (al 2010, ed in rapidissima crescita) non basterebbero oltre 2 pianeti per un sistema di produzione alimentare mondiale vegan-crudista, fino a non bastare assolutamente ben oltre 7 pianeti per un sistema di produzione alimentare mondiale onnariano.

Quindi, è proprio l’inquinamento dimensionale, cioè il catastrofico aumento di fabbisogno e sfruttamento territoriale dovuto ai sistemi di produzione “alimentare” non adatti alla specie umana, che provoca, direttamente o indirettamente, anche tutti gli altri inquinamenti-effetto a livello mondiale, dall’inquinamento serra (dovuto proprio ad un sistema di produzione “alimentare” aspecifico massimamente energivoro, compreso il tutto il suo enorme indotto, diretto ed indiretto), all’inquinamento deforestificativo (dovuto sempre proprio ai sistemi di produzione “alimentare” aspecifici che determinano una estrema mancanza di territorio coltivabile sull’intero pianeta, costringendo alla deforestazione), all’inquinamento sociale (a cominciare dalla morte per fame, sempre dovuto proprio ai sistemi di produzione “alimentare” aspecifici, che, essendo a rendimento finale bassissimo, non determinano una quantità “alimentare” aspecifica finale sufficiente per gli oltre 7 miliardi di persone del pianeta), ecc.

E’ anche per tutti questi motivi che un eco-villaggio, proprio perché la sua parola comincia esattamente con “eco”, deve assolutamente adottare da subito un sistema di produzione alimentare finalmente adatto alla specie umana, cioè melariano (o, al limite, fruttariano), anche per non causare sia questo catastrofico inquinamento dimensionale (eccesso di fabbisogno e sfruttamento territoriale anche per la sola “alimentazione”), e sia tutti i conseguenti inquinamenti-effetto predetti, che, a rigore, costituiscono proprio assolutamente tutti i problemi dell’intero pianeta, e che agiscono sia a livello locale che a livello mondiale.

Di conseguenza, la prima cosa in assoluto che deve prevedere un eco-villaggio, (oltre l’alimentazione naturale, che ne è la pre-condizione assolutamente indispensabile) proprio a livello eco-logico, è di occupare la assolutamente minima quantità di territorio possibile.

E’ ovvio, poi, che ciò, oltre a dare la possibilità stessa di presentarsi come “eco-villaggio”, abbassa anche enormemente i costi iniziali di acquisto del terreno, che, normalmente, è proprio il primo ostacolo in assoluto che si presenta immediatamente davanti a qualunque gruppo di amici che voglia fondare un ecovillaggio.

Altro enorme errore è quello di prevedere unità abitative personali non di dimensioni naturali, cioè minime (visto che in mezzo alla natura è vivibile moltissimo specialmente la parte esterna), che costringono a riscaldamenti attivi anche a legna che richiedono terreno ulteriore solo per la legna, mentre per unità abitative di dimensioni naturali (il minimo, che vedremo più avanti) non solo è assolutamente sufficiente un riscaldamento passivo

(semplicemente aumentando la coibentazione), ma, anche nel caso si volesse utilizzare della legna, è del tutto addirittura sovrabbondante la legna di scarto della potatura minima del frutteto.

E’ anche ovvio che, oltre alle dimensioni minime del terreno ed unità abitative, anche il fatto, contrariamente alla vita classica di “campagna”, di dividere il costo in una decina di parti (è fondamentale che siano uguali, per non creare disuguaglianze e quindi “gerarchie” psicologiche, dannosissime anche se involontarie), abbassa enormemente tutti i costi iniziali.

Tramite la scienza ecosistemica possiamo anche avere i parametri dimensionali ideali e massimi di un eco villaggio.

Come abbiamo visto, il pianeta è grande, ma la superficie antropizzabile (cioè vivibile dalla specie umana) è relativamente molto piccola per gli oltre 7 miliardi di abitanti della Terra. Il pianeta ha 51 miliardi di ettari, ma, tolta la superficie coperta dai mari arriviamo subito a soli 15 miliardi di ettari.

Tolte poi le superfici predette, quelle coperte dai ghiacci, dalle catene montuose rocciose, delle foreste, dei deserti, ecc., arriviamo, infine, a relativamente pochissimo territorio, proprio appena sufficiente per installare una rete di eco-villaggi mondiale che possa contenere anche tutti gli oltre 7 miliardi di abitanti del pianeta: meno di 3,5 miliardi di ettari utilizzati attualmente come pascolo.

Per capire quanto la superficie mondiale è relativamente molto piccola per contenere ecologicamente la specie umana, bisogna tenere presente che, considerando solo i 7 miliardi di persone attuali, per avere una distanza tra un ecovillaggio e l’altro (in ogni direzione) pari almeno al diametro medio di un ecovillaggio stesso (per consentirne almeno la minima vivibilità), occorre anche rendere antropizzabili anche tutti gli attuali deserti ed inglobare tutte le superfici forestali all’interno delle zone inter-ecovillagiche, fino ad ottenere proprio tutti i circa 12 miliardi di ettari perfettamente disponibili per l’intera rete mondiale di ecovillaggi.

Solo in questo modo possiamo avere a disposizione, per fondare un ecovillaggio medio di una decina di persone (o nuclei familiari), un massimo assoluto di 0,5 ettari (mezzo ettaro, pari a 5000 metri quadri) a persona (o a nucleo familiare), (tra area personale e comune), parametri dimensionali, questi, che sono validi per tutti gli abitanti del pianeta.

Ovviamente, di questi 5000 metri quadri a nucleo familiare, mediamente circa 4000 sono per la parte personale (o familiare), e mediamente circa 1000 a nucleo sono per l’area comune; quindi, una decina di persone (o di nuclei familiari) che mettono insieme mediamente circa 1000 metri quadri ognuna, formano una ottima area comune di circa un ettaro.

Questi parametri dimensionali di un eco-villaggio, sono quelli ideali per lo spazio vitale (alimentare e psicologico) di un individuo (o di un nucleo familiare) della specie umana, ma, al tempo stesso, sono anche assolutamente i massimi possibili per la sostenibilità dimensionale (di superficie territoriale occupata), sia su scala locale che su scala mondiale.

Visto che la sostenibilità dimensionale è, come abbiamo visto, proprio esattamente la prima forma di sostenibilità ambientale (ovviamente dopo quella alimentare, a cui però è strettamente legata), sia a livello locale che globale, e che allargarsi anche solo di pochissimo avrebbe effetti assolutamente disastrosi sull’intero pianeta (estensione immediata ad anche tutte le predette forme di inquinamento-effetto), la primissima cosa da fare quando si progetta un eco-villaggio (oltre a prevedere l’alimentazione adatta alla specie umana) è proprio quella di non superare assolutamente mai, e per nessun motivo al mondo, tutti i suddetti del tutto essenziali parametri dimensionali.

Unica procedura sostenibile, semplice e veloce, per fondare un ecovillaggio: divisione tra aree personali ed area comune, e puntare non all’indipendenza collettiva (come la città o la comune) ma, del tutto al contrario, all’indipendenza personale (come in natura).

Per fare un ecovillaggio basta che, ognuno di noi, mentre procede personalmente (se non ci è già arrivato) verso un’alimentazione fruttariana e poi melariana, trovi un gruppo di persone che (oltre, assolutamente fondamentale, a procedere verso la stessa alimentazione), abbia ideali simili tra loro, specialmente riguardo l’obiettivo ecovillagico (l’ideale è una decina di persone, ma per cominciare anche un po’ meno), ed insieme ad essi comprare un piccolo terreno.

Come vedremo meglio più avanti, l’unico modo sosten ibile, è impostare l’ecovillaggio in modo il più possibile circolare, con un’ area comun e centrale (cointestata a tutti, con, al suo interno, una sala comune, con superficie ideale di circa 20-30 metri quadri, in legno, con una superficie, quindi, poco maggiore di quella della media delle unità abitative personali |o, al limite, familiari|), circondata dalla decina di aree personali (intestate alle persone singole, o coppia o famiglia).

Ciò in modo tale che ognuno abbia uno spazio personale; lo spazio personale (terreno ed unità abitativa personali) è fondamentale, ad esempio, per i momenti in cui non si vuole vedere nessuno, leggere un libro, stare col proprio partner, ecc., ma anche per l’autosufficienza alimentare personale, aree di svago personale, ecc., e lo spazio collettivo (area e sala comuni) è anche fondamentale per, quando si vuole, andare a divertirsi con gli altri, feste, cene collettive, ecc.

Area comune: cuore dell’ecovillaggio; basata mai sul lavoro (come la città o la comune) ma, del tutto al contrario, sul divertimento e l’allegria.

Lo scopo dell’area comune (con la sala comune), infatti, è assolutamente fondamentale che sia solo ed esclusivamente il divertimento, e che tutte le piccole attività autoproduttive, a cominciare da quella alimentare, rimangano nella propria area personale, proprio per evitare che il lavoro, non effettuandosi nell’area personale, si debba poi effettuare nell’area comune, divenendo così lavoro comune, che diventerebbe (col tempo) sempre motivo di incomprensioni e di litigio, e, gradualmente, porterebbe automaticamente, ogni volta e senza nemmeno accorgersene, al fallimento dell’ecovillaggio stesso. Questo è un dato di fatto, ormai molto noto, dopo addirittura moltissime migliaia di fallimenti di comunità nel mondo.

Il motivo è molto semplice: il “lavoro” non esiste assolutamente in natura (qualsiasi cosa possa sembrarlo è solo una funzione fisiologica), è, quindi, una attività del tutto innaturale, e specialmente nella categoria più evoluta (a minim a energia) come quella dei primati fruttivori (quella nostra) che, per mangiare, basta che alzano un braccio (per raccogliere un frutto); l’unica attività naturale, per ogni specie animale, è assolutamente solo ed esclusivamente il gioco spontaneo, inteso nella sua accezione più ampia (allegria, spensieratezza, godersi il momento, ecc.).

Ed è proprio per questo motivo che la condivisione di momenti di “lavoro” (essendo del tutto artificiali e innaturali) distrugge gradualmente ed inconsapevolmente qualsiasi rapporto interpersonale, che, invece, essendo energia pura, ha del tutto bisogno proprio della forma di scambio interpersonale energeticamente (energia dinamica) più alta, cioè esattamente quella del gioco spontaneo, allegria e divertimento puro.

Caratteristiche del tutto essenziali di un ecovillaggio, che costituiscono anche il “segreto” fondamentale, ed assolutamente indispensabile, del successo di un ecovillaggio: le 3 libertà (personali).

Il principio della minima energia applicato ai sistemi materiali viventi, porta necessariamente ad una situazione di libertà individuale, sempre più totale man mano che si procede verso i sistemi più evoluti, come quello dei primati, e specialmente il sistema materiale più evoluto in assoluto (cioè biofisicamente a minima energia strutturale), come quello della specie umana.

La libertà personale assoluta non è altro, quindi, che l’espressione sociale del principio fisico della minima energia strutturale: di conseguenza è assolutamente indispensabile, per la minima sostenibilità di un qualsiasi sistema sociale, specialmente proprio insediativo, e specialmente umano.

Siccome sono 3 gli aspetti fondamentali che riguardano la libertà personale, vitto, alloggio, e attività, il segreto del successo di un ecovillaggio sta necessariamente proprio in queste 3 loro relative, assolutamente indispensabili, libertà, cioè indipendenze, del tutto personali:

1) libertà (personale) alimentare

La libertà personale alimentare, cioè l’indipendenza personale alimentare produttiva, ovviamente, può essere consentita solo ed esclusivamente da un modello di produzione alimentare che non prevede lavoro (come in tutti i sistemi naturali, specialmente i più evoluti, come vedremo meglio più avanti), in quanto è esattamente la costrizione al lavoro (in questo caso proprio per nutrirsi) che porta alla necessità di diminuirlo il più possibile, e quindi (anche per i sistemi più semplici è solo una questione di tempo) alla collettivizzazione organizzativa alimentare, cioè, precisamente alla più assoluta mancanza di libertà personale (sempre come vedremo meglio più avanti).

Ora, l’unico modello alimentare al mondo la cui produzione relativa, se impostata in maniera naturale (come spiegheremo più avanti), non prevede assolutamente lavoro, è (e addirittura può essere) solo ed esclusivamente il melarismo, o, al limite, il fruttarismo, semplicemente riproducendo tutte le caratteristiche fondamentali dell’ecosistema antropico (sempre come vedremo meglio); infatti, sistemi di produzione alimentare diversi, dal vegan-crudismo all’onnarismo, proprio perché totalmente innaturali, sia in senso assoluto sia per la nostra specie, costringono assolutamente sempre al lavoro, il quale, ancora come vedremo meglio, anche se minimo, porta necessariamente, prima o poi, alla collettivizzazione organizzativa alimentare, che, mentre ne diminuisce, ma solo parzialmente, la fatica, al tempo stesso, sempre come vedremo, diminuisce enormemente la libertà personale.

Di conseguenza, la libertà personale alimentare si può ottenere solo ed esclusivamente con un modello alimentare melariano (o, al limite, fruttariano) praticato da se stessi (per la propria salute, per l’assenza praticamente totale di “lavoro” necessario sia dentro che fuori l’ecovillaggio e di bisogno indotto di soldi, tanto che la schiavitù dai soldi può anche terminare, per l’armonia con gli altri e con la natura, ecc., quindi, per la felicità), e del tutto necessariamente anche praticato da tutte le altre persone dell’ecovillaggio (in primis, come abbiamo visto prima, proprio per consentire a se stessi di farlo tutta la vita |perché praticato da soli lo si continua per un tempo comunque limitato|, ma, al tempo stesso, per la loro salute e felicità, per la massima armonia generale, e per tutta la sequenza indotta di conseguenze positive, l’unica che porta alla sostenibilità dell’intero modello insediativo, di cui parleremo meglio più avanti).

Quindi, il melarismo (o, al limite, fruttarismo), proprio e di tutti gli altri, è esattamente la condizione assolutamente essenziale primaria di un ecovillaggio, anche per tutta la reazione a catena di conseguenze positive di importanza vitale che genera, e che vedremo meglio anche più avanti.

2) libertà (personale) alloggiativa

Come per tutte le specie animali più biochimicament e evolute, anche per la specie umana, la condizione del tutto essenziale per la sostenibilità psico-fisica sociale, è la divisione anche territoriale (in un ecovillaggio è ancora necessario pre-organizzarla anche staticamente, in una società naturale, che vedremo più avanti, sarà istintivo e vario) tra spazio personale e spazio collettivo.

Specialmente l’intero sistema nervoso della specie umana ha bisogno, infatti, di entrambe le componenti, anche temporali, in cui, appunto, può alternare momenti di rilassamento mentale in solitudine (che, quando lo si sente, deve poter essere anche assoluta) e momenti di condivisione relazionale con altri.

E’ proprio questa alternanza psicologica spontanea che ci consente di mantenere sempre al massimo livello il nostro equilibrio e benessere psicofisico totale, non solo in tutti i momenti della giornata, ma per l’intera durata della vita.

La libertà personale alloggiativa, quindi, cioè l’indipendenza personale abitativa, lo dice anche il termine stesso, si può ottenere solo ed esclusivamente con unità abitative personali (o, al limite, familiari), ognuna posta su un terreno diverso ma adiacente, il più possibile in disposizione circolare, anche in modo da determinare, proprio anche per consentire la componente psicologica sociale, uno spazio territoriale centrale collettivo (area comune) sul quale porre una sala comune, questi ultimi dedicati, quindi, unicamente allo svago, appunto, collettivo, divertimento comune, pasti collettivi, feste, musica, balli, canti, giochi spontanei, ecc.

Infatti, la struttura abitativa unica per tutti, portando a forme di compenetrazione patologica di libertà personali essenziali, come vedremo meglio anche più avanti, determina, è solo una questione di tempo, necessariamente il fallimento, spesso anche in pochi anni.

Oltre il 99% dei tentativi di “ecovillaggio”, come vedremo meglio più avanti, è fallito anche per questa seconda causa fondamentale di, appunto, fallimento: la struttura abitativa unica per tutti.

Di conseguenza, la struttura dell’ecovillaggio consiste esattamente in quella espressa in questo e negli altri paragrafi relativi (organizzazione, disposizione, dimensioni, anche delle unità abitative, ecc.). Inoltre, la disposizione della decina di terreni personali attorno ad un’area comune è fondamentale anche per la compatibilità, anche psicologica, specie-specifica relativa alla nostra particolare specie.

3) libertà (personale) occupazionale

Sempre il principio della minima energia interno ed esterno alle strutture viventi, man mano che si procede nell’evoluzione anche biochimica, ci porta necessariamente, sempre di più, anche all’indipendenza addirittura più tota le pure nel campo della prima occupazione

(attività) in assoluto, in termini proprio di indispensabilità, di ogni essere vivente: l’approvvigionamento alimentare.

Come vedremo meglio anche più avanti, specialmente le specie biochimicamente più evolute, i mammiferi, ed in particolare, ancora di più, la nostra categoria, i primati, proprio dal punto di vista trofico (alimentare), determinano individui singolarmente totalmente indipendenti l’uno dall’altro: ognuno si nutre col cibo che si procura individualmente, ed assolutamente mai collettivamente.

Non sorprende che il massimo dell’evoluzione sia sempre l’indipendenza, cioè la libertà, in ogni settore. Ad esempio, in natura ogni mucca mangia l’erba che si procura individualmente, ma non si sognerebbe nemmeno lontanamente di portarla alle altre mucche (per una produzione collettiva di erba); così come ogni gorilla mangia la frutta che si procura individualmente, ma non si sognerebbe nemmeno lontanamente di portarla agli altri gorilla (per una produzione collettiva di frutta).

Questa indipendenza individuale assoluta è un fenomeno naturale che riguarda poi anche tutti gli altri aspetti fondamentali della vita di una specie, in particolare evoluta: il motivo è semplicissimo richiede molta meno energia, proprio la minima energia, anche strutturale, quella che è assolutamente sacra per la natura.

La libertà personale, e cioè l’indipendenza personale, quindi, è una caratteristica assolutamente essenziale, proprio specialmente dell’approvvigionamento alimentare personale, ma, come predetto, anche di tutti gli altri aspetti fondamentali della vita: in ecovillaggio si definisce, cioè, autoproduzione personale alimentare, termica, energetica, ecc.

Del tutto al contrario, l’autoproduzione collettiva (cioè l’autoprodurre insieme agli altri il cibo e l’eventuale altro), essendo, come abbiamo visto, una situazione del tutto innaturale, e specialmente per la nostra specie, porta necessariamente, come vedremo meglio più avanti, sempre al fallimento più totale non solo de ll’intero sistema sociale, ma addirittura dell’intero insediamento umano, e mediamente proprio in pochi anni.

Una volta raggiunta l’autoproduzione personale alimentare, termica, energetica, di smaltimento rifiuti, ecc., si può finalmente vivere il rapporto interpersonale con tutti gli altri, completamente al di fuori della organizzazione produttiva, e, quindi, ancora finalmente, in maniera totalmente spensierata e allegra; spensieratezza e allegria collettive sono, poi, il vero ed assolutamente unico “collante” dell’intero insediamento umano sostenibile, l’ecovillaggio. Mai sottovalutare l’infinita potenza psicologica “legante” della spensieratezza e allegria collettiva, ed infatti, l’errore più gra nde in assoluto che si possa commettere relativamente a questo terzo punto (occupazionale), è proprio quello di attribuire la potenza

“legante”, del tutto all’opposto, al “lavorare insieme”.

E’ anche questo massimo errore proprio su una delle 3 predette libertà personali che ha fatto fallire oltre il 99% dei tentativi di comunità, che erroneamente (proprio perché mancavano queste caratteristiche di base dell’ecovillaggio) venivano chiamati “ecovillaggi”.

Non c’è niente al mondo di massima potenza allontanante le persone tra loro, proprio del lavorare insieme, per il semplice fatto che, come vedremo meglio più avanti, il lavoro in natura non esiste, specialmente per le specie più e volute, per il banalissimo motivo che è proprio l’attività a massima energia strutturale, esattamente del tutto l’opposto del principio della minima energia (come abbiamo già visto, assolutamente “sacro” anche per qualsiasi sistema biologico).

Infatti, una volta inserito l’elemento occupazionale più innaturale in assoluto, il “lavoro”, all’interno di un rapporto interpersonale bello, spensierato e spontaneo (fino a quel momento) di amicizia (o altro), esso, alzando immediatamente tutti i livelli di energia strutturale di entrambi gli organismi, li porterà gradualmente a rompere sempre di più quel magico equilibrio psicologico che è l’unica cosa al mondo che fa funzionare un’amicizia, ed essi, nemmeno sapendone il motivo (od erroneamente pensando che sia solo l’ultima discussione o semplice “ombra” reciproca avuta), si allontaneranno psicologicamente, fino, se persiste il “lavoro”, anche a non vedersi mai più.

Non capendone bene il motivo, se lo spiegheranno con l’errata motivazione che in fondo non era una vera amicizia, mentre in realtà hanno solo commesso uno dei 3 errori più gravi in assoluto (per un’amicizia, ma anche per l’intera vita), quello di inserire un elemento massimamente innaturale all’interno del loro rapporto interpersonale.

Se volete litigare, o come minimo allontanarvi psicologicamente da un amico carissimo, o addirittura perderlo definitivamente, il modo più sicuro in assoluto al mondo, è proprio solo ed esclusivamente quello di lavorarci insieme.

Anche per tutti questi motivi, l’organizzazione di base, del tutto essenziale, di un ecovillaggio, è proprio l’autoproduzione personale (ed assolutamente mai collettiva).

Come abbiamo già visto, e come vedremo meglio, il sistema di produzione alimentare melariano (o, al limite, fruttariano), semplifica massimamente l’autoproduzione alimentare personale, consentendo anche finalmente al nostro organismo di innescare tutta quella reazione a catena psico-fisica positiva, proprio l’unica al mondo che porta, persino del tutto automaticamente, e addirittura con nostra prima enorme sorpresa, gradualmente all’eliminazione totale di tutti quei bisogni indotti artificiali (vere e proprie droghe psicologiche), di cui spesso si crede di aver bisogno (esattamente come un drogato pensa di aver bisogno della sua droga), come tutti quei prodotti artificiali di cui ci circondiamo (e di cui parleremo meglio più avanti).

L’autoproduzione personale ci consente, inoltre, oltre al fatto di non avere impegni di lavoro con nessuno (dove, sempre col tempo, ognuno diventerebbe involontariamente il “capo-ufficio” dell’altro), non solo di avere la propria gestione produttiva assolutamente libera (nella propria parte personale di ecovillaggio), la gestione del proprio tempo assolutamente libera, ma anche di condividere con gli altri abitanti dell’ecovillaggio finalmente solo ed esclusivamente i momenti di spensieratezza ed allegria, [salvo rarissime eccezioni di eventuale sistemazione iniziale dell’area (o sala) comune, o simili] e di lasciare, invece, i momenti di eventuale stress “lavorativo” (gestionale, o di qualsiasi altra attività), al limite nella propria area personale, nella quale, quindi, una persona, oltre a vivere e rilassarsi, ha il tempo anche di smaltire eventuali stress e nervosismi solo prima (e mai durante) di vedere gli altri.

Infatti, l’armonia tra le persone è proprio l’essenza stessa di un ecovillaggio.

Quindi, l’armonia tra le persone è proprio esattamente il patrimonio più prezioso che ha un ecovillaggio, e che, di conseguenza, deve tutelare con la massima certezza in assoluto; quindi non va messa assolutamente mai, per nessun motivo al mondo, nemmeno lontanamente in pericolo, meno che mai, appunto, come abbiamo visto, con la disastrosa autoproduzione collettiva, che, come vedremo, non è altro che proprio il modello produttivo fallimentare della città, e che genera tutti i suoi infiniti successivi effetti negativi, da cui stiamo scappando.

Le leggi (e direttive) sia mondiali (ONU), che internazionali (ad esempio, Unione Europea, ecc.), che nazionali (di ogni nazione del mondo) sono oggi, e sempre di più, assolutamente a favore degli ecovillaggi

Ormai da molti anni, e sempre in maniera più decisa e diretta, anche tutto il settore giuridico mondiale, da quello relativo all’ONU, all’Unione Europea, alle singole nazioni di tutto il pianeta, si sta orientando sempre di più n on solo a consentire, ma addirittura ad agevolare, ed in moltissimi modi diversi, qualsiasi progetto tenda verso uno sviluppo sostenibile a cominciare proprio dagli ecovillaggi, che sono stati definiti, proprio dalle Nazioni Unite, “la punta di diamante verso lo sviluppo sostenibile mondiale”.

Questo anche perché, in linea con la tendenziale riduzione dei consumi di prodotti animali a livello mondiale, la conseguente liberazione di diversi territori dalla massacrante morsa dei pascoli o di altre attività legate all’allevamento animale, sta gradualmente avviando sempre più decisamente tutto il settore gi uridico mondiale verso l’agevolazione ed incentivazione, diretta ed indiretta, degli insediamenti sostenibili, che, invece, fino a non molto tempo fa, non erano compresi come oggi, per l’apparente impronta ecologica pro-capite più alta, visto che apparentemente si svilup pano più in orizzontale che in verticale come una città, occupando quindi, ma sempre solo apparentemente, più territorio.

In qualsiasi parte del mondo si voglia fondare un ecovillaggio, conviene, quindi, per la parte legale, studiarsi prima un po’ le direttive ONU a loro favore. Poi conviene studiarsi un po’ le direttive internazionali del proprio continente (ad esempio dell’Unione Europea), che normalmente sono sempre molto più avanzate, pro prio in termini di sviluppo sostenibile, di quelle della propria nazione, ma, come per l’ONU, che la propria nazione deve obbligatoriamente recepire entro un certo tempo prestabilito.

Comunque già in moltissime nazioni sono state ratificate tutte le direttive sullo sviluppo sostenibile, per cui, ad esempio, ogni parte personale (intestata alla persona singola od al singolo nucleo familiare) di un ecovillaggio, se dimostra, anche preventivamente, di poter essere autosufficiente, specialmente in termini economici, ad esempio vendendo il surplus dei prodotti agricoli della propria parte personale, ha automaticamente la possibilità di edificazione a scopo abitativo, proprio sulla sua parte personale, e ciò è valido separatamente per ognuno dei componenti dell’ecovillaggio stesso, ovviamente ognuno relativamente alla propria parte personale.

Se per caso ancora non si riesce, in nessun modo, a trovare una via legale ottimale per un ecovillaggio tramite tutte le leggi in vigore relative all’area interessata, conviene comunque cominciare a cercare un terreno possibile, e quando se ne trova uno che corrisponde alle esigenze principali di tutti, da quelle primarie fino a quelle estetiche, conviene acquistarlo immediatamente, visto specialmente che la vita è una, e, soprattutto,

è adesso; l’adattamento della parte legale relativa al progetto di ecovillaggio da costituirsi sul terreno acquistato può avvenire anche con molta più lentezza, dopo questa prima fase di acquisto del terreno (non solo più importante, m a anche più urgente), ovviamente a mano a mano che si forma l’ecovillaggio stesso sul terreno acquistato. Infatti, le leggi favorevoli a progetti ecologici comunque non solo già ci sono, addirittura sono tantissime; ma, spesso, nel groviglio inestricabile della giurisprudenza e burocrazia globale e locale, non si trovano subito; tuttavia, questo non deve assolutamente mai essere causa di scoraggiamento per chi sa che, in buona fede, vuole fondare un ecovillaggio, che non è altro che tutto ciò che le generazioni del futuro si aspettano da ognuno di noi, oltre che la letterale salvezza della nostra stessa vita.

Bisogna, infatti, anche sempre considerare che un terreno che sia corrispondente alle esigenze di tutti, e, al tempo stesso, molto bello, è quasi impossibile da ritrovare, e, anzi, se si lascia, è quasi sicuro che non si ritroverà mai più, mentre, del tutto al contrario, se anche servisse, le leggi, essendo fatte dagli uomini, cambiano in continuazione ed oggi, sempre più velocemente, in favore proprio degli eco villaggi.

E, poi, bisogna anche considerare che tutto il settore giuridico mondiale e locale sta marciando a ritmi sempre più forzati ed accelerati verso lo sviluppo sostenibile, e, quindi, decisamente verso una impostazione sociale autoproduttiva ed ecovillagica, proprio anche per il semplicissimo fatto che è assolutamente costretto a farlo, per la sopravvivenza stessa delle singole persone che approvano le leggi, oltre che dell’intero pianeta.

Tanto, poi, una volta acquistato il terreno, prima che si piantano gli alberi da frutto prescelti, e che questi arrivano a produrre frutti a sufficienza (più tutti i lavori e lavoretti di assestamento iniziale), passano comunque degli anni (ecco anche perché, a maggior ragione, conviene sempre acquistare subito).

Se, nel frattempo, l’aspetto legale definitivo ancora non ha trovato modo di essere perfezionato, si può comunque cominciare l’impostazione ecovillagica con, ad esempio, delle casette mobili di legno (ce ne sono di bellissime ed economiche), le quali, avendo le ruote, ed essendo quindi omologate come autoveicoli, sono sempre legali.

Di solito, quando già si vive in un ecovillaggio impostato anche in questo modo, le leggi cambiano esplicitamente per una sua impostazione definitiva proprio quando meno ce lo si aspetta, e, quindi, ci si affretterà a perfezionare l’assetto legale, e, di conseguenza, anche strutturale definitivo.

Non dimentichiamo mai che moltissimi ecovillaggi, addirittura tra i più perfezionati al mondo, dal punto di vista strutturale fino a quello legale, sono partiti, nella fase iniziale, esattamente proprio in questo modo.

Coraggio ragazzi, ad ognuno di noi spetta solo di cambiare il proprio pezzo di pianeta, a cominciare esattamente dal nostro stupendo ecovillaggio.

Autosufficienza primaria: l’autosufficienza alimentare. Non serve assolutamente nessuna agricoltura, ma solo il riassetto dell’ecosistema antropico: autoproduzione trofica ecosistemica (lavoro assolutamente zero).

Non esiste l’agricoltura in natura. Nessuna specie animale è costretta a “coltivarsi” il proprio cibo. La mucca mangia l’erba, ma non se la deve coltivare. La scimmia mangia la frutta, ma non se la deve coltivare. Questo per un motivo semplicissimo: se un animale è inserito nel suo ecosistema naturale, avviene il fenomeno naturale dell’autoproduzione trofica (cioè di cibo) ecosistemica (cioè da parte dell’ecosistema stesso): cioè, è l’ecosistema stesso che “lavora” (persino 24 ore su 24) per produrre il suo cibo, addirittura proprio quello assolutamente perfetto per la sua specie.

La natura, infatti, non solo non fa lavorare nessuna specie animale per mangiare, ma, addirittura totalmente al contrario, fa assolutamente di tutto per evitare il suo benché minimo lavoro, in quanto quest’ultimo significa letteralmente “fatica” (il termine stesso “lavoro” deriva da “labor”= fatica), e la fatica è esattamente la cosa che più “odia” in assoluto la natura, perché è proprio la cosa perfetamente opposta al suo assolutamente sacro principio fisico di funzionamento di base: il principio fisico della minima energia. Lavoro, per la natura, vuol dire esattamente distruzione totale del suo perfetto equilibrio ecosistemico.

Ovviamente la specie umana non fa eccezione a questo. Se un uomo si reinserisce nel suo ecosistema naturale (cioè adatto alla sua specie), appunto l’ecosistema antropico (da “antropos”= uomo), si reinnesca immediatamente il fenomeno naturale dell’autoproduzione trofica ecosistemica: cioè, esattamente, l’uomo, nell’ecosistema antropico, non dovrà mai più lavorare, ed il suo ecosistema stesso provvederà a “lavorare” 24 ore su 24 proprio per produrre il suo cibo, addirittura quello assolutamente perfetto per la sua specie.

Questo non è un miracolo, ma avviene semplicemente perché la fisiologia naturale (cioè in alimentazione naturale) stessa dell’uomo produce delle sostanze biochimiche, che, reinserite nel suo ecosistema, sono esattamente le sostanze che mancavano per far funzionare il suo ecosistema stesso (come spiegheremo meglio più avanti), il quale lo “ringrazia” riproducendogli proprio il suo cibo perfetto per la sua salute, e quindi felicità.

Come sempre la specie umana, dal periodo di disperazione post-glaciale, si è dovuta complicare enormemente la vita, inventandosi letteralmente tipi di produzione alimentare, di cui quello di base è proprio la cosiddetta “agricoltura” (“agricoltura” deriva da “ager”= campo, e “colere”= coltivare, che, a sua volta, deriva da “spingere (l’aratro)”, cioè esattamente proprio “lavorare”, da “labor”= faticare, proprio ciò che abbiamo detto “odia” di più in assoluto la natura), non solo faticosissimi, ma addirittura patogeni, e, col tempo, persino mortali.

Per quanto riguarda la produzione di cibo, e, quindi, di base l’agricoltura, si è passati attraverso tutte le forme più primitive e complicat e di attuazione, dall’agricoltura classica (che usa fino alle sostanze chimiche sintetiche), all’agricoltura biologica (che non usa sostanze chimiche sintetiche, ma può usare un centinaio di sostanze chimiche consentite per legge, come il rame, lo zolfo, il polisolfuro di calcio, ecc.), all’agricoltura biodinamica (che per legge non usa sostanze chimiche, ma usa ancora dei complicatissimi metodi per arrivare a sostanze più “naturali”), all’agricoltur a “naturale”.

La natura, come abbiamo detto, sempre per il solito motivo che fisicamente tende sempre e continuamente ad una situazione strutturale e dinamica di minima energia, fa le cose di moltissimo più semplici, talmente semplici che ogni specie animale non fa poco, ma addirittura non fa assolutamente niente per “coltivare” il suo cibo; ma la cosa più indispensabile in assoluto è che non deve minimamente farlo, proprio per non alterare il delicatissimo equilibrio perfetto naturale, che andrebbe proprio ad enorme danno della sua stessa salute.

Anche la specie umana, se si rende un attimo umile, ed apprende dal più grande esperto e progettista di produzione di cibo mai esistito, madre natura stessa, si accorge subito che, essendo la specie anche biochimicamente più evoluta (e, quindi, proprio quella in assoluto a minima energia), anche per lei, addirittura a maggior ragione, era già previsto che, per “produrre” il suo cibo, non solo non c’è assolutamente nessun benché minimo lavoro da fare, così come abbiamo già fatto per ben 5,2 milioni di anni prima delle glaciazioni, ma addirittura se solo ci azzardiamo a fare qualcosa per “coltivare” il nostro cibo, ciò, sempre a maggior ragione, va a danno enorme proprio della nostra stessa salute.

Il concetto naturale di base è, come sempre, semplicissimo. Ovviamente noi prendiamo il nostro cibo dalle piante, ma queste, per darcelo, devono, a loro volta, mangiare qualcosa, altrimenti, come tutti gli esseri viventi, prima deperiscono e poi muoiono.

Il punto centrale della produzione di cibo per l’uomo diventa quindi: cosa dobbiamo dar da mangiare alle nostre piante, per “produrre” il nostro cibo? Come al solito, per imparare dalla natura è assolutamente sufficiente osservarla, ma osservarla molto bene.

Osserviamo, ad esempio, una mucca, in natura, osserviamola bene: lei mangia l’erba, ma, esattamente mentre mangia l’erba, urina e defeca; dove vanno le sue urine e le sue feci? precisamente sullo stesso prato da cui mangia. Quindi, è vero che l’erba nutre la mucca, ma è anche vero che, allo stesso tempo, la mucca nutre l’erba dello stesso prato da cui mangia (concimandola perfettamente con le sue urine e feci). E’ un ciclo perfetto “erba-mucca-erba” che si richiude solo quando, appunto, la mucca rilascia le sue deiezioni sul prato stesso da cui mangia.

Osserviamo ora, ad esempio, una scimmia, in natura, osserviamola ancora bene: lei sta su un albero, a volte anche per settimane e mesi sullo stesso gigantesco albero tropicale, dove mangia i suoi frutti; quando urina e defeca, dove vanno le sue urine e feci? Precisamente sopra le radici dello stesso albero dal quale sta mangiando (il quale le ritrasforma in frutta). Quindi, è vero che l’albero nutre la scimmia, ma è anche vero che, allo stesso tempo, la scimmia nutre l’albero stesso sul quale mangia (concimandolo perfettamente con le sue urine e feci). E’ un ciclo perfetto “albero-scimmia-albero” che si richiude solo quando, appunto, la scimmia rilascia le sue deiezioni all’albero stesso dal quale mangia.

Dunque, osservando bene la natura, si scopre che ogni specie animale urina e defeca esattamente sul produttore vegetale del cibo che mangia.

Quindi, qual è il cibo naturale di qualsiasi specie vegetale? Esattamente le urine e feci degli stessi animali che nutrono.

Dunque, riguardo la specie umana, qual è l’unico cibo assolutamente perfetto e naturale che dobbiamo dar da mangiare ai nostri alberi da frutta, specialmente ai meli? Esattamente le nostre urine e feci (della specie umana), che sono perfettamente progettate dalla natura per loro (ovviamente, come vedremo meglio, espulse da un uomo disintossicato).

In altri termini, esattamente così come l’uomo è malivoro, il melo è homo-deiettivoro, cioè mangiatore di deiezioni (urina e feci) umane, che sono il suo unico e perfetto cibo naturale, visto che il melo non è altro che il suo simbionte naturale.

Ma c’è un particolare fondamentale da tener presente: così come la mucca (che, in natura, si nutre solo della sua erba specie-specifica) restituisce a quell’erba solo il residuo metabolico di quell’erba stessa, e così come la scimmia (antropomorfa) (che, in natura, si nutre solo del suo frutto specie-specifico) restituisce a quell’albero solo il residuo metabolico del suo frutto stesso (che l’albero gli dà), allo stesso modo noi dobbiamo nutrire, ad esempio, i nostri meli solo con il residuo metabolico finale delle loro mele stesse cioè con nostre urine e feci derivanti da una nostra alimentazione melariana.

Ovviamente, ciò costituisce la situazione alimentare simbiotica ideale, ma se si ha un frutteto con alberi da frutta diversi, l’importante è che le nostre urine e feci con cui li nutriamo, siano derivanti da una nostra alimentazione almeno fruttariana.

Qualsiasi altra alimentazione conduciamo ci farà produrre urina e feci che non fanno altro che intossicare i nostri alberi da frutto, i quali, di conseguenza, non essendo affatto in salute, ci ridaranno frutta assolutamente non salutare, danneggiando fortemente così anche la nostra, e così via, il cerchio continua all’infinito.

Ad esempio, con una alimentazione melariana (o, al limite, fruttariana) la nostra urina contiene quasi solo la perfetta urea (rispetto all’estremamente tossico acido urico), e l’urea, come è noto anche a tutti i contadini, è un perfetto fertilizzante (ovviamente non l’urea chimica che si vende in polvere, ma quella perfetta è proprio quella di urina umana); del tutto al contrario, da una alimentazione vegan-crudista (con uso anche di verdure e semi crudi) in poi (vegan, vegetariana e onnariana), l’urina umana conseguente contiene una spiccata prevalenza proprio dell’estremamente tossico acido urico, che, invece di nutrire le piante, le intossica, e, col tempo, le fa ammalare, ammalando di conseguenza i nostri frutti, e quindi noi stessi.

L’unica nostra speranza di salute perfetta, quindi anche di longevità assoluta in aspetto fisico giovane, risiede proprio nella nostra capacità di richiudere questo ciclo biochimico assolutamente perfetto. Questo ciclo biochimico, poi, non è altro che sempre il famoso ciclo H, che abbiamo visto in precedenza, applicato alla specie umana. Così come ogni specie animale chiude il suo ciclo H, così noi dobbiamo chiudere il nostro. La chiusura del nostro ciclo H si chiama, appunto, ecosistema antropico (cioè, ciclo H applicato alla specie umana), che prevede, appunto, già intrinsecamente l’autoproduzione trofica ecosistemica.

Quindi, per non lavorare assolutamente mai più in vita nostra per produrre il nostro cibo addirittura perfetto, non occorre fare altro che semplicissimamente reinnescare il riassetto del nostro ecosistema antropico. E’, come tutte le cose naturali (vere), non solo facilissimo, ma persino di moltissimo più difficile non farlo.

Vediamo come si attua.

8.7 Riassetto dell’ecosistema antropico: praticamente niente da fare

In termini pratici, quindi, il riassetto dell’ecosistema antropico prevede di non sprecare assolutamente la nostra preziosissima urina o feci di melariano (o, al limite, di fruttariano) in un water artificiale (dove solo toccando qualsiasi materiale artificiale, o semplicemente trasportato, o semplicemente conservandola, si degrada e modifica immediatamente e fortissimamente, divenendo estremamente tossiche persino per una pianta), ma, del tutto al contrario, semplicissimamente e naturalmente di urinare e defecare proprio esattamente sotto i nostri alberi da frutto.

Una volta comprato il terreno per l’ecovillaggio, occorre, quindi, ovviamente ricreare il nostro ecosistema antropico, ognuno sulla propria parte personale: è sufficiente seminare (e non piantare) dei meli (e, al limite, altri alberi da frutta). Per la sicurezza di produzione per l’autoconsumo di mele personale (di una persona) bastano circa una decina di meli.

Ovviamente per seminare un melo (ed, in maniera analoga, una qualsiasi altra pianta da frutto), è, come sempre, non solo semplicissimo ma del tutto sufficiente copiare la grande maestra natura: dopo aver mangiato una mela rossa, (ben matura, solo nel periodo di loro maturazione sull’albero, a seconda della varietà e del luogo da giugno fino a marzo ed oltre, quindi non conservata) che ci è piaciuta moltissimo al gusto, basta gettare il suo intero torsolo (che contiene i semi, ma contiene anche le prime sostanze nutrizionali dei semi stessi), subito e direttamente (non conservarlo prima) nel punto in cui si vuol far nascere l’albero, e schiacciarlo con il piede appena sottoterra (se il terreno non è sufficientemente morbido, va grattata con un legnetto una minima buchetta, sufficiente per poi ricoprire il torsolo con la pochissima terra tolta); il prima possibile, alla prima nostra urina di almeno fruttariani da almeno 1 mese, con gli ultimi almeno 3 giorni di solo mele rosse, si urina sopra ed intorno al torsolo così seminato (l’urina di melariano è la migliore in assoluto, anche per tutte le altre piante da frutta, che, se destinate alla specie umana, entrano semplicemente in riassetto H, esattamente come abbiamo visto già per le specie animali).

Si urinerà sul ed intorno al torsolo, nello stesso identico modo, circa una volta ogni due mesi, poi intorno alla piantina, che nascerà in primavera, poco dopo che i meli di quella zona rimettono le foglie.

Le feci, sempre di almeno melariano (o, al limite, fruttariano sostenibile, visto nel capitolo precedente) vanno cominciate, molto gradualmente, ad usare solo dopo (e mai prima) l’entrata della pianta in struttura secondaria (cioè quando il tronco comincia a lignificare, a diventare di legno); i primi anni non più di una volta ogni 6 mesi, poi, molto gradualmente, fino a quelle che emettiamo spontaneamente , per tutti i nostri meli (ed eventuali altri alberi da frutto).

Ovviamente, il tipo di mela (vale anche per tutti gli altri frutti) che nascerà non sarà esattamente identica a quella del torsolo che abbiamo usato (di solito è addirittura migliore), ma questo è proprio addirittura il vantaggio più grande, in quanto la natura fa esattamente in modo che i figli di qualsiasi genitore, animale o vegetale, non siano mai esattamente uguali al genitore stesso (come pretendere la mostruosità di un uomo perfettamente identico a suo padre); questo perché il fenomeno naturale della riproduzione (pure per effetto del crossing-over, lo scambio selettivo di geni) serve proprio anche per migliorare la specie, e non rifarla con lo “stampino” (altrimenti non esisterebbe l’evoluzione).

La mela figlia sarà dunque la risultante tra i geni della pianta padre (che fornisce il polline, cioè gli spermatozoi vegetali), e i geni della pianta madre (che fornisce l’ovulo, cioè la cellula uovo femminile vegetale), dalla quale è stata prelevata la mela (se la pianta è ermafrodita, ha lei stessa i fiori anche maschili relativi).

Quindi, la mela risultante sarà circa per il 50% simile a quelle della pianta padre, e per il

50% simile a quelle della pianta madre, ma, come sempre avviene in natura, è esattamente proprio questa mescolanza di geni (sempre aumentata addirittura pure dai vari crossing-over, in fase di produzione gametica) che rende non solo le mele risultanti persino più buone di quelle dei genitori, ma anche l’intero albero risultante molto più forte, vigoroso e resistente a qualsiasi malattia.

L’ecosistema antropico, ovviamente, a rigore, è un meleto con esseri umani; anche ai fruttariani sostenibili, essendo, come abbiamo visto, assolutamente l’unico tipo di fruttarismo possibile (specialmente per non avere problemi di salute), si consiglia fortissimamente di seminare comunque solo meli (e l’eccezione con altro tipo di frutta farla prendendola dall’esterno, per esempio, da altri che la producono, e la scambiano con qualche nostra mela) per il semplicissimo motivo che conviene assolutamente sempre stimolarsi verso il melarismo, mentre l’avere interi alberi che si caricano ogni volta di altro tipo di frutta, esattamente al contrario, tende fortemente non solo a stimolarci a mangiare di più altri tipi di frutta, ma, siccome tossina chiam a tossina, a farci tornare sempre più indietro, addirittura, poi, verso le verdure e persino oltre.

Un altro problema è che, se si decidesse di piantare anche alberi da frutta diversi da melo, se poi un giorno si cambia idea, per toglierli da adulti, escludendone l’uccisione (che comunque lascerebbe un apparato radicale enorme sottoterra, impedendo persino il piantare un altro albero nello stesso punto, a meno di non pagare un grosso escavatore che, comunque, rovina tutto l’equilibrio del terreno), non solo costerebbe molti soldi per il suo trapianto, che andrebbe effettuato con un grande macchinario che lo sradichi con tutta la pesantissima zolla, e un altro che lo trasporti, ma lascerebbe il terreno di quell’area molto disequilibrato per piantarci, e per molto tempo, un’altra pianta.

Il “trucco” anche psicologico di essere, invece, circondati di soli stupendi, rigogliosi, possenti e meravigliosi meli (come solo i meli da seme, e non da innesto o altro, possono essere; sempre se da seme, i meli sono esattamente gli alberi anche esteticamente più belli che esistono in natura, pure perché sono filogeneticamente i più evoluti) ci trasmette uno stato di benessere mentale, oltre che fisico, talmente elevato, e persino massimo, che tende fortissimamente a farci persino dimenticare che possa anche lontanamente esistere qualcos’altro da “mangiare”, col massimo vantaggio,quindi, per la nostra salute E, dunque, felicità.

E’ ovvio, poi, che occorre farsi un toilet interno, da usare solo nei casi di intemperie (in cui è più difficile emettere le deiezioni direttamente sotto un albero).

9.7 Ecosistema antropico; autoproduzione trofica ecosistemica: lavoro assolutamente zero

Una volta così ottenuto il semplicissimo riassetto del nostro ecosistema antropico, non solo il lavoro “agricolo” è subito finalmente assolutamente zero, come per qualsiasi altra specie animale, ma addirittura ci si accorgerà, anche in brevissimo tempo, ad esempio, che, riferito a qualsiasi nostra pianta alimentare (da frutto, o, al limite, da altro):

la pianta non si ammala assolutamente mai;

la pianta cresce molto più velocemente (non ha osta coli innaturali che le impediscono di svolgere la sua normalissima fisiologia di base);

la pianta non va assolutamente mai innaffiata;

come qualsiasi altro albero in natura, che nasce da seme e che si nutre col cibo adatto alla sua specie, finalmente ritrova anche il suo perfetto equilibrio anatomico e morfologico, quindi l’albero non va assolutamente mai potato (dalla nascita in poi);

la pianta dà i primi frutti molto prima, e da subito in poi, sono molto più grandi, ed in quantità molto maggiore (come predetto, non ha ostacoli innaturali che le impediscono di svolgere la sua normalissima fisiologia di base);

cosa fondamentale: il sapore dei frutti è talmente superiore a quello che si è mai sentito, che sembrerà la prima volta che li mangiamo.

le piante hanno una resistenza massima anche alle gelate (come predetto, non ha ostacoli innaturali che le impediscono di svolgere la sua normalissima fisiologia di base);

le piante hanno la massima longevità (in perfetta salute).

10.7 Ecosistema antropico: lavoro assolutamente zero anche per il prato

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In natura, nessun primate è costretto a falciarsi il prato per vivere, ne tanto meno ad annaffiarlo. La specie umana, come al solito, si è complicata la vita per il solo motivo che ha alterato talmente anche il suo ecosistema extraurbano che hanno prevalso le specie erbacee più alte, del tutto inadatte alla specie um ana.

La specie erbacea specie-specifica per la specie umana, cioè, quella che fa parte dell’ecosistema antropico, è il prato nano (che da adulto è alto solo una decina di centimetri, piacevolissimo per la nostra specie) e non le specie erbacee che crescono oltre quella misura, che è erba, invece, specie-specifica solo per animali erbivori, che hanno bisogno di un erba molto più alta, anche e specialm ente per nutrirsene.

Quindi, se il nostro prato ha una specie erbacea che ci costringe a tagliarlo, basta sostituirla gradualmente col prato nano (anche quello più resistente alla siccità; basta farsi dare dei semi relativi da chi già ce l’ha, oppure, in commercio, si trovano di numerosi tipi; fare prima delle prove, se un tipo non funziona bene, usarne un altro); in questo modo non solo non saremo mai più costretti a falciare period icamente il nostro prato o ad annaffiarlo, ma non intossicheremo nemmeno mai più il nostro ter reno con la decomposizione acidificante dei cadaveri delle sue numerosissime foglie (come vedremo meglio più avanti).

Anche le nostre urine e feci umane (sempre di almeno fruttariano sostenibile), essendo estremamente meno ricche di nitrati ed altre sostanze aspecifiche rispetto a quelle degli erbivori (che sono, invece, altamente specifiche per una crescita accentuatissima e veloce dell’erba), non consentiranno la crescita del nostro prato oltre la decina di centimetri predetta.

Azioni umane non adatte alle nostre piante alimentari (da frutto, o, al limite, da altro): errori “agricoli” più gravi in assoluto che portano alla malattia le nostre piante (e quindi noi stessi).

Qualsiasi cosa che non ha già previsto la natura fa malissimo, alle piante ed a noi. Ad esempio, almeno le cose del tutto fondamentali da sapere sono:

mai toccare un terreno. Nessuna specie animale, in natura, è costretta a “muovere” il terreno per produrre il suo cibo. Il terreno produce il cibo perfetto per la sua specie senza mai essere minimamente “mosso”. Quando si compra un terreno (anche fosse “incolto” da moltissimo tempo), l’errore “agricolo” più grave in assoluto è proprio quello di “muovere” il terreno (ad esempio, con la fresa, il ripper o peggio ancora con l’aratro, ecc.), o anche solo toccarlo con qualsiasi strumento artificiale, persino una piccola zappa. Bisogna capire bene subito, infatti, che un terreno non è semplice “terra”, ma un ipercomplesso e delicatissimo intero ecosistema, letteralmente vivente. Ad esempio, ogni suo strato è un micro-ecosistema interconnesso con gli altri strati e con l’esterno: oltre, ovviamente, il primo strato vegetale, come minimo di piante erbacee, compreso di tutta la micro-fauna e micro-

flora, anche micotica (funghi), relativa simbionte e non simbionte, sia all’altezza della parte aerea che della parte radicale, dapprima c’è lo strato di copertura, in cui, oltre a deiezioni animali, liquide e solide, foglie secche, rametti secchi, e numerosissime altre parti di vegetali ed animali in decomposizione, vivono, con una preziosissima attività, miliardi di miliardi di specifici batteri, protozoi, ed altra micro-fauna e micro-flora, che “lavorano” anche per noi 24 ore su 24 (a costituire anche il cosiddetto humus); subito sotto c’è lo strato superficiale del terreno, che presenta assolutamente ipercomplesse micro-fauna e micro-flora interconnesse, con miliardi di miliardi di organismi di ogni tipo e specie, da batteri, protozoi, insetti, molluschi, invertebrati i genere, anfibi, rettili, piccoli o piccolissimi mammiferi, tutti sempre che

“lavorano” 24 ore su 24 proprio anche per noi, “concimandoci” continuamente il terreno, nutrendosi a vicenda tra micro-flora e micro-fauna, quest’ultima producendo anche tutte le sue deiezioni liquide e solide (urina e feci, anche degli stessi miliardi di insetti); sempre più in basso ci sono tutti i nu merosissimi strati sovrapposti del terreno, ognuno con una sua specificissima micro-fauna e micro-flora, sempre miliardi di miliardi di organismi e di migro-organismi, che, anche per far funzionare tutta la stratificazione più superficiale del terre no, non deve essere mai minimamente alterata; ecc. Un’altra cosa fondamentale è anche che in tutti i numerosissimi vari strati sovrapposti del terreno vivono miliardi di miliardi di batteri di moltissimo diversi a seconda che lo strato del terreno in cui vivono sia più superficiale o più profondo: negli strati più super ficiali del terreno vivono batteri aerobi, che effettuano una preziosissima attività, la decomposizione aerobica, che inizia il delicatissimo ed ipercomplesso processo di decomposizione organica, non solo assolutamente indispensabile per la salute delle nostre piante alimentari, e quindi della nostra, ma addirittura del tutto vitale per entrambi, mentre nei successivi strati verso il basso, essendoci una quantità di ossigeno immediatamente ed enormemente sempre più bassa, vivono quasi esclusivamente i batteri anaerobi, che, invece, effettuano un’altra preziosissima attività, la decomposizione anaerobica, che serve per decomporre i residui sempre più terminali della decomposizione aerobica superficiale, chiudendo il ciclo chimico tra strati superficiali del terreno e pianta, quindi sempre assolutamente indispensabile per la salute delle nostre piante alimentari, e, di conseguenza, per la nostra stessa salute. Visto tutto ciò, e visto anche che se distruggiamo un solo anello di questa catena distruggiamo l’equilibrio anche di tutti gli altri anelli della stessa catena biochimica, se anche solo sfioriamo con una zappa qualche centimetro superficiale di terreno, distruggiamo immediatamente tutto questo equilibrio biochimico microecosistemico addirittura stratificato ed ipercomplesso; figuriamoci, quindi, se il terreno viene, invece, letteralmente lacerato e quasi frullato da un qualsiasi altro macchinario anche di poco più grande (ad esempio, motozappa, fresa, ripper, aratro, ecc,): è proprio la quasi morte del terreno stesso. Ma il terreno non deve mai diventare quasi morto perché è proprio lui che deve dare la vita alle nostre piante alimentari, le quali, a loro volta, la devono dare a noi: se uccidiamo il terreno uccidiamo noi stessi. Dare una zappata al terreno significa esattamente darla a noi stessi. Quindi, la primissima regola della nostra salute è: mai toccare il terreno. Anche se abbandonato, incolto, e non fertile da tanti anni, a renderlo perfettamente addirittura molto più fertile di prima ci penseranno le nostre nuove piante stesse, con il ravvivarlo con lo sprofondare ed il ramificarsi stesso delle loro radici, nutrite perfettamente dalle nostre deiezioni umane (ovviamente di almeno fruttariano sostenibile, ed usate nel modo predetto). Il nuovo prolificare rigogliosissimo della vita sotterranea dipende solo ed esclusivamente da questo. Ricordiamoci sempre, poi, che tutto il terreno sopra le radici delle nostre piante alimentari è esattamente il loro stesso inizio di sistema digerente (dalla bocca allo stomaco): le nostre urine e feci vengono, infatti, letteralmente digerite proprio dal terreno sopra le radici, fino poi a passare i prodotti metabolici finali di questa digestione alla superficie radicale stessa (le radici sono l’intestino delle piante, che assolvono all’assorbimento dei vari nutrienti, e li immettono gradualmente alla linfa della pianta, cioè proprio il suo sangue). Quindi, quando si “frulla” il terreno (con qualsiasi strumento: zappa, motozappa, fresa, ripper, aratro, ecc.) anche solo superficialmente, è esattamente come se si frullasse letteralmente il sistema digerente di un uomo: non si può, poi, certo pretendere che egli rimanga in salute, se non può nemmeno digerire il suo cibo. La pianta si ammalerà, e poi si pensa che per “guarirla” gli si devono dare fitofarmaci, che, invece, la intossicheranno ancora di più. E’ esattamente ciò che, normalmente, fa l’uomo ancora oggi.

mai nutrire una nostra pianta alimentare con cose diverse dalle nostre urina e feci umane (di almeno fruttariano sostenibile, e nel modo predetto). L’uomo si è letteralmente inventato le cose più altamente tossi che da dar da mangiare alle sue piante alimentari (da frutto), come:

“letame” (feci ed urina, parzialmente decomposte, di erbivori). Nessuna specie animale concima il suo cibo con le feci e l’urina di un altra, ma solo ed esclusivamente con le sue feci e la sua urina. Come abbiamo visto, per chiudere il nostro ciclo H, e quindi per stare in salute, è indispensabile non solo usare le nostre deiezioni umane, ed assolutamente mai quelle di altre specie animali, ma addirittura le nostre personalissime deiezioni, quindi nemmeno di altri umani, visto che in natura, ogni singolo individuo, soprattutto tra i primati, ha la sua area di territorio preferenziale, dove quindi, oltre a mangiare la sua frutta preferita, allo stesso tempo, urina e defeca esattamente sulle radici proprio delle piante di cui mangia abitualmente il frutto. Così ci siamo evoluti biochimicamente per milioni di anni e, di conseguenza, il nostro personale ciclo H è proprio esattamente tra noi e le nostre personali piante alimentari (da frutto). Altri enormi errori dell’uso del letame è che è ancora più fortemente tossico anche perché, normalmente, è sia trasportato, e sia già parzialmente decomposto; in natura, nessun escremento o urina viene emesso in un posto e trasportato in un altro, tanto meno già parzialmente decomposta; infatti, è assolutamente essenziale che la decomposizione aerobica delle deiezioni (sia liquide che solide) avvenga a cominciare dall’esatto momento in cui toccano il terreno, iniziando e terminando i delicatissimi ed ipercomplessi processi biochimici interni nello stesso preciso punto del terreno in cui sono state emesse. Feci e urina

(anche quelli umani) non vanno poi nemmeno mai sotterrati (quelli umani di non melariano, solo se necessario per non calpestarli, si possono sotterrare per il minimo possibile, nel modo predetto) per gli stessi identici motivi spiegati, più avanti, per il sovescio.

“pacciamatura” (foglie ed altri residui vegetali, posti sopra il terreno). Tutte le piante sono sempreverdi, in natura. Non esistono piante caducifogli (cioè che perdono tutte le foglie nello stesso periodo), in natura. Se una pianta (arborea, arbustiva od erbacea) perde tutte le sue foglie d’inverno, è solo ed esclusivamente perché, in passato, è stata piantata dall’uomo in un ecosistema che ha un clima diverso da quello specie-specifico per la specie vegetale in questione. In termini più semplici, se una pianta perde tutte le sue foglie d’inverno, vuol dire che è stata piantata (o i suoi progenitori, anche in un passato lontanissimo) dall’uomo in un clima non adatto a lei. Ad esempio, le nostre piante da frutto che perdono tutte le loro foglie d’inverno (compreso il melo), lo fanno solo ed esclusivamente perché sono piante assolutamente intertropicali, evolutesi, quindi, in zone dove non esiste assolutamente l’inverno, e, dunque, dove non sono mai indotte, specialmente dal freddo, a produrre l’acido abscissico, che fa cadere tutte le foglie. Infatti, la stessa pianta, ad esempio di melo, che, fuori dai tropici, perde le foglie d’inverno, se trapiantata nella zona equatoriale (ovviamente intorno ai 1200 metri di altitudine, dove abbiamo visto che si è filogeneticamente formata), ritorna finalmente alla sua fisiologia naturale, quindi ritorna assolutamente sempreverde, e non perderà mai più tutte le foglie, semplicemente perché lì non esiste l’inverno. E’ il suo clima specie-specifico, ha una salute perfetta, e produce molta più frutta, molto più buona, non solo più volte all’anno, ma addirittura in continuazione. Quindi, la finalità biologica di una foglia non è quella di “nutrire” col suo cadavere la pianta, ma, del tutto al contrario, costituire i polmoni (le piante respirano proprio con le foglie) della pianta stessa. Il ricambio foliare di una pianta che vive nel suo perfetto ecosistema specie-specifico è addirittura quasi nullo e, comunque, avviene talmente in periodi ed anni diversi tra una foglia e l’altra che il terreno è praticamente sempre assolutamente sgombro di foglie morte (ma sono presenti solo quelle vive, quelle dell’erba). Dunque, la cosiddetta “pacciamatura”, cioè principalmente i tantissimi cadaveri di foglia posti sulla terra, per tentare di

“nutrire” le nostre piante alimentari, del tutto al contrario, non fanno altro che intossicarle fortemente, in quanto qualsiasi residuo vegetale (dalle foglie, ai rami secchi, ecc.) determina una decomposizione aerobica acidificante, che acidifica, appunto, il terreno e la linfa delle nostre piante, fino ai nostri frutti, contrariamente a feci ed urina umana (sempre di almeno fruttariano sostenibile), che determinano una decomposizione aerobica leggermente alcalinizzante e perfetta proprio per le nostre piante alimentari.

“sovescio” (piante erbacee, specialmente leguminose, sotterrate). Se, in natura, cade, ad esempio, una foglia (o qualsiasi altro residuo vegetale, come eventuali rametti secchi, ecc.) da un albero, essa cade sul terreno, non sotto il terreno. La natura ha previsto, infatti, che la eventuale decomposizione di residui vegetali avvenga sempre sopra il terreno, ed assolutamente mai sotto terra. Questo anche per un motivo molto semplice: sopra il terreno, essendoci molto ossigeno, vivono i miliardi di batteri aerobi, che, quando, ad esempio, cade una foglia, cominciano subito a decomporla tramite una decomposizione aerobica, che, pur essendo leggermente acidificante perché trattasi di residuo vegetale e non di deiezione animale, se è una sola foglia, acidifica solo di poco il terreno. Ma se la stessa foglia viene messa sotto il terreno (quindi coperta da uno strato anche minimo di terra, o addirittura anche coperta solo parzialmente), siccome nello strato sottostante del terreno (anche di pochissimo), c’è subito moltissimo meno ossigeno che sullo strato di terreno superficiale scoperto all’aria aperta, e, quindi, in esso vivono principalmente batteri anaerobi, la decomposizione della stessa foglia non sarà più una decomposizione aerobica, ma, del tutto al contrario, una decomposizione anaerobica, che è, invece, anche estremamente acidificante, e, di conseguenza, intossica enormemente il terreno, la pianta, la sua linfa, e quindi, anche i suoi frutti. Dunque, mettere una sola foglia sotto un minimo strato di terra (anche solo parzialmente), è la cosa peggiore che si possa dare ad una pianta per “nutrirla”, figuriamoci non solo tantissime foglie tutte insieme, ma addirittura tantissime piante erbacee intere tutte insieme

(compreso radici, fusti erbacei, ecc.), sotto un anche minimo strato di terra, come fa la pratica del “sovescio”. Il “sovescio” è, quindi, proprio una delle peggiori azioni umane che si possano eseguire su un terreno, in quanto determina la massima acidificazione del terreno stesso, e quindi della pianta, dalle sue radici e linfa in poi, compresi i frutti.

“compost” (scarti “alimentari”, già fermentati e putrefatti). Il compost non esiste in natura, semplicemente perché nessuna specie animale produce “scarti” quando mangia (se non appunto urina e feci, che non sono scarti ma proprio cibo per vegetali). Ad esempio, una mucca mangia l’erba, ma non sputa nessuno “scarto; qualsiasi animale fruttivoro, poi, nel suo ecosistema specie-specifico, si nutre solo con frutti adatti alla sua specie, che sono solo ed esclusivamente quelli che può mangiare con tutta la buccia, quindi anche lui non produce assolutamente nessuno “scarto”, (ovviamente getta il seme, che è tutt’altro che uno scarto, è una futura pianta). Chiunque produce “scarti” quando mangia vuole semplicemente dire che sta mangiando cose non adatte alla sua specie, e, quindi, prima o poi, sicurissimamente si ammalerà, per cui è meglio che cambi subito alimentazione; in caso di

“scarti” minimali di fruttariano, non vanno assolutamente gettati vicino le nostre piante alimentari, ma vicino altre piante, il più possibile lontane dalle prime e nascoste (anche per l’impatto visivo squallido), ma il prima possibile, senza farli prima decomporre da altre parti, e sopra la superficie del terreno, senza mai sotterrarli (per gli stessi identici motivi descritti per il sovescio), visto anche che la loro decomposizione, pure aerobica superficiale, è molto simile a quella di qualsiasi altro residuo vegetale (dalla foglia secca, al rametto, ecc.) cioè acidificante (e l’acidificazione, come predetto, parte dalle radici, arriva alla linfa, poi alla parte aerea della pianta, fino al frutto stesso che mangiamo).

“leguminose”. In natura, nessuna pianta nutre un’altra pianta. A volte si cerca di nutrire le nostre piante alimentari piantandoci vicino, o in precedenza, leguminose, o analoghi: le leguminose (o gli analoghi) non sono una componente ecosistemica relativa all’ecosistema antropico; ne sono anzi molto lontane, e questo non fa che intossicare fortemente le nostre piante

(che sono, tra l’altro, proprio quelle che hanno meno bisogno di azoto in assoluto, contrariamente all’azione delle leguminose, che ne inseriscono assolutamente troppo nel terreno).

“rotazione” (delle “colture”). In natura, non esiste nemmeno la “rotazione” (delle “colture”). Ogni specie vegetale colonizza un territorio specie-specifico, e non si sposta a “rotazione”, ma nemmeno in nessun altro modo, assolutamente con nessuna altra specie. Questo addirittura fino a raggiungere il suo massimo equilibrio, detto appunto fase di climax. Ciò (cioè proprio la non esistenza della “rotazione”) non solo non “impoverisce” il terreno, ma del tutto al contrario, essendo ogni specie vegetale in simbiosi trofica persino crescente con le specie animali dello stesso ecosistema, lo tiene costantemente al massimo livello fito-trofico (capacità nutrizionale delle piante stesse). La cosiddetta “rotazione” è, quindi, non solo assolutamente innaturale, ma depaupera e intossica costantemente il terreno (quindi la pianta fino anche al frutto, e, dunque, noi stessi) sino, addirittura, a creare forti problematiche salutari successive per qualsiasi specie vegetale.

ecc. Qualsiasi altro metodo per nutrire le nostre piante diverso da quello naturale per la nostra specie, è solo altamente tossico per le nostre piante alimentari, e, quindi, per noi. Se si nota che un terreno si “impoverisce” è semplicissimamente perché non si è nutrito con le sostanze specie-specifiche per le nostre piante alimentari, e, cioè, come predetto, le uniche in tutto il pianeta in grado di chiudere il nostro ciclo H: deiezioni liquide e solide umane (di almeno fruttariano sostenibile).

Comunque, per qualsiasi motivo, in caso di “malattia” della pianta, o di qualunque altro inconveniente, non solo non usare assolutamente mai fitofarmaci, ma nemmeno nessun altro “rimedio” cosiddetto “naturale”. La natura non conosce rimedi, la natura conosce solo alimentazioni, quelle giuste. Se un qualsiasi vivente, (abbiamo già visto che, scientificamente, “vita” vuol dire proprio “nutrizione”) anche vegetale, si “ammala”, o presenta qualsiasi altro inconveniente, vuol dire solo ed esclusivamente che è intossicato, cioè che la pianta non è stata nutrita con il cibo adatto alla sua specie. (Anche una pianta “alimentare” diversa da melo, anche non

“da frutta”, ha come cibo ideale la deiezione umana, in quanto con essa entra in riassetto H, esattamente così come, analogamente, abbiamo visto avvenire per le specie animali). Quindi, così come per la specie umana (o qualsiasi altra specie), non serve allarmarsi, ma solo ed esclusivamente disintossicare la pianta, riportandola gradualmente alla alimentazione (se è una nostra pianta alimentare) fatta unicamente di deiezioni umane (sempre solo di almeno fruttariano sostenibile), prima liquide, e poi (ma solo per le piante a struttura secondaria, cioè con fusto legnoso, quindi arboree e non erbacee) solide (sempre nei modi e tempi predetti).

La nutrizione naturale, come per gli animali, compresi gli umani, è sempre quella minima, quindi, più in particolare, per una pianta erbacea, mai più di una effettuazione di urina ogni tre mesi, mentre per una pianta arborea, mai più di una effettuazione di urina e feci ogni mese (a differenza degli altri primati che, vivendo più sugli alberi, e molto meno in mezzo agli alberi come la specie bipede uomo, nutrono più spesso la singola pianta).

ecc.

L’uomo non si può erigere a “correttore” della natura. La natura ha impiegato non milioni

(che sarebbero già un enormità) ma addirittura miliardi di anni per arrivare a perfezionatissimi ma delicatissimi equilibri, che sono assolutamente gli unici che consentono la parola salute, per qualsiasi specie animale o vegetale.

Non solo non c’è assolutamente bisogno che l’uomo si sforzi con la sua fantasia per trovare soluzioni diverse rispetto a quelle che già la natura stessa aveva meticolosissimamente progettato ed addirittura iper-microscopicamente perfezionato al massimo livello in miliardi di anni, ma, addirittura, qualsiasi cosa decidessimo razionalmente di modificare noi, essendo, comunque, sempre la nostra conoscenza infinitamente limitata rispetto a quella, costruita in molti miliardi di anni, assolutamente infinita della natura, non possiamo che fare enormi danni.

E’ sufficiente rimetterci umilmente, ma felicemente, perfettamente in asse con la natura, ma con la nostra natura, proprio quella adatta alla nostra specie, appunto del predetto ecosistema antropico.

11.7 Autosufficienza totale di ogni unità abitativa e personale generale: oltre quella alimentare, è basilare quella (eventuale) economica

Ovviamente, ogni unità abitativa deve essere completamente autosufficiente, o con metodi più naturali, oppure, ad esempio, con autoproduzione termica, autoproduzione idrotermica (ad esempio, pannelli solari idrotermici, per l’acqua calda), autoproduzione elettrica (ad esempio, pannelli solari fotovoltaici), impianto di autosmaltimento acque reflue (ad esempio, fossa biologica a dispersione naturale in terra, o, ancora meglio, il semplice predetto compost toilet), ecc.

Ora, siccome i soldi non rappresentano altro che delle risorse non rinnovabili del pianeta (quelle rinnovabili sono, del tutto al contrario, proprio quelle che fanno uscire dai soldi), che usiamo come scambio commerciale, e che poi, comunque, devono essere fisicamente prodotte proprio per effetto di questo scambio, è ovvio che i soldi rappresentano, di conseguenza, proprio la letterale distruzione graduale dell’intero pianeta, pezzo per pezzo, giorno dopo giorno, visto che ci troviamo in un sistema finito (e non infinito) di risorse non rinnovabili. Di conseguenza, i soldi rappresentano esattamente lo strumento meno ecologico in assoluto sull’intero pianeta.

Quindi, è poi anche ovvio che ogni componente dell’ecovillaggio, per il semplicissimo fatto che si trova in un posto che, invece, comincia proprio con la parola “eco”, deve tendere quanto più possibile, gradualmente, precisa mente all’eliminazione totale dei soldi dalla sua vita.

All’inizio, per gli ultimi piccoli bisogni indotti economici personali, la cosa più semplice è proprio quella di vendere il surplus della propria produzione di frutta.

12.7 Vita in una rete di ecovillaggi: del tutto “magica”

Dunque, l’eco-villaggio (per la sua stessa definizione di “eco”) è tecnicamente possibile solo ed esclusivamente per una persona già, o in avvicinamento convinto, melariana (o, al limite, fruttariana), la quale è del tutto essenziale che sviluppi l’ecovillaggio con persone che abbiano almeno quello stesso obiettivo alimentare, anche proprio perché non riuscirà assolutamente mai, né a continuare la sua alimentazione, né a fare un ecovillaggio duraturo, se non è circondato da persone che lo stimolano ad andare sempre avanti (in tutti i sensi, a cominciare proprio dalla sua alimentazione, quindi salute e poi felicità).

Solo in questo modo, infatti, col tempo, si può arrivare ad una armonia e spontaneità generale, che, tra una vita personale serena, spensierata e allegra, e una vita sociale, basata sulla compagnia stupenda degli amici del proprio ecovillaggio, e di quella degli ecovillaggi vicini (della rete di ecovillaggi), e fatta anche quindi di serate “magiche”, feste, musica, canti, balli, cene fruttariane, ecc., oltre che (anche questo essenziale) circondato dalla natura ecovillagica, porta inevitabilmente alla vera e più completa felicità.

Il progresso e la ricchezza non sono altro che il possesso della felicità che, a sua volta, proprio per il principio della minima energia, può essere data solo ed esclusivamente da cose semplici, e quindi dalla semplicità

Il termine progresso deriva dalle parole “pro”, che significa “avanti”, e “gressus” che significa “passo”; quindi “progresso” vuol dire semplicemente “passo avanti”. Verso cosa?

Ovviamente, verso la felicità. Quindi, a rigore, il progresso è esattamente aumento di felicità.

Dunque, il termine progresso, di per se stesso, non ha alcuna relazione con qualsiasi prodotto artificiale, (il progresso non è assolutamente “aumento di artificialità”), né, tanto meno, con la cosiddetta tecnologia, (il progresso non è assolutamente, tanto meno, “aumento di tecnologia”), ma, proprio del tutto al contrario, solo ed esclusivamente con una sensazione profondissima ed interna specialmente al nostro cervello: appunto la felicità.

Stessa cosa vale per il concetto di ricchezza. Il termine stesso “ricco” deriva dalla parola antica “rihhi” (che ha la stessa radice etimologica di “rex”, che vuol dire re), e significa esattamente “potente” (da “potere”, infinito presente di “posso”). Cioè, il ricco è colui che “può”. Può cosa? Naturalmente tutto, ma il tutto più grande è, ovviamente, essere felice.

Quindi la massima ricchezza non è altro che la felicità.

Ora, la felicità, come abbiamo accennato, non è altro che una semplicissima situazione neurotrasmettitoriale di minima energia strutturale del nostro cervello.

Come abbiamo già visto, un qualsiasi organismo vivente, animale o vegetale, per innescare la situazione di minima energia strutturale deve assolutamente essere del tutto inserito solo ed esclusivamente nell’ecosistema specie-specifico per la sua specie, unica condizione che consente a tutti i parametri strutturali vitali, dall’essenziale alimentazione specie-specifica fino a tutto il resto, di far raggiungere appunto anche la situazione di minima energia strutturale dell’intero sistema nervoso, cioè proprio esattamente la cosa che noi chiamiamo felicità (armonia con se stessi, con gli altri e con la natura).

Di conseguenza, il prodotto artificiale (tra cui il peggiore, cioè quello tecnologico), essendo non altro che un insieme di materiali del tutto estranei all’ecosistema antropico, o comunque modificati, e, quindi, ad altissima energia strutturale per la nostra specie, e, allo stesso tempo, il risultato di numerosissime azioni ad addirittura massima energia strutturale, non solo non potrà mai farci avanzare di un solo millimetro verso la situazione strutturale mentale di felicità, ma addirittura, ad ogni prodotto artificiale che aggiungiamo nella nostra vita, faremo un persino gigantesco passo indietro di allontanamento proprio dalla nostra felicità.

La felicità è fatta, infatti, del tutto all’opposto, non solo unicamente ed esclusivamente di cose semplicissime, ma addirittura le più semplici che esistono in assoluto, assolutamente mai banali, perché sono proprio quelle che ci fanno stare infinitamente bene, e che la natura ha progettato per noi addirittura in 4 miliardi di anni; esse sono talmente preziose che sono, non a caso, proprio le uniche cose al mondo che non solo non si possono assolutamente comprare450, ma, addirittura, proprio le uniche cose al mondo che la natura, in un ecosistema antropico, ci da assolutamente del tutto gratis: il cibo (addirittura quello perfetto), la salute, la libertà (anche dal lavoro), l’amicizia, la natura (persino proprio quella specie-specifica); e, poi, anche tutte quelle cose, sempre semplicissime, e che sono proprio il motivo stesso per cui viviamo, talmente semplici che sono addirittura proprio le cose più belle in assoluto (quelle per cui anche gl i innumerevoli poeti di tutto il mondo hanno da sempre massimamente sognato nelle loro poesie), e che la natura, in un ecosistema antropico, ci dà assolutamente sempre del tutto gratis: la sensazione massima di benessere, la serenità, il tempo libero, l’allegria, il sorriso degli altri, l’amicizia, il gioco spontaneo, la tenerezza, degli alberi stupendi, dei fiori meravigliosi, il loro profumo, dei prati fantastici, un paradiso intorno a te, il canto degli uccellini, il sole, il suo calore, la freschezza dell’aurora, il trionfo dell’alba, lo spettacolo del tramonto, l’atmosfera fantastica del crepuscolo, il fascino della luna, le meravigliose stelle nel cielo, ecc.

E’ solo ed esclusivamente la somma di tutte queste cose che dà automaticamente la felicità.

Come si vede chiarissimamente, nell’elenco non ci sono assolutamente cose che si possono comprare con i soldi: la natura antropica ci dà già tutto assolutamente gratis. In altri termini, la felicità è fatta solo ed esclusivamente di cose assolutamente gratuite.

Con la schiavitù del lavoro possiamo solo arrivare a soldi, che però, come abbiamo visto, non possono assolutamente comprare le suddette cose che ci servono per la felicità; possono servire, invece, proprio del tutto al contrario, solo a comprare cose che, innalzando la nostra energia strutturale, portano gradualmente il nostro sistema nervoso a produrre proprio i neurotrasmettitori, come le catecolamine, tipici dell’insoddisfazione dell’infelicità.

Quindi, anche la ricchezza e la povertà sono concetti che non hanno nessuna relazione con i soldi, ma solo ed esclusivamente con la felicità. Sei ricco se sei felice, povero se non lo sei.

Quindi, la ricchezza, a rigore, non è assolutamente ricchezza di soldi, ma solo ed esclusivamente ricchezza di felicità. In altri termini, la ricchezza è, proprio del tutto al contrario dei soldi, esattamente il non avere bisogno dei soldi.

Quindi, ricordiamoci benissimo che l’unica cosa a cui bisogna puntare sempre nella vita, ed addirittura con tutte le nostre forze, è proprio ad essere non ricchi, ma del tutto assolutamente ricchissimi, cioè: ricchissimi di salute (miliardari di salute), ricchissimi di allegria (miliardari di allegria), ricchissimi di sorrisi intorno a noi (miliardari di sorrisi), ricchissimi di alberi stupendi (miliardari di alberi), ricchissimi di fiori (miliardari di fiori), ricchissimi di prati meravigliosi (miliardari di prati), ricchissimi di tempo libero (miliardari di tempo), ecc.

Ecco perché per diventare immediatamente ricchissimi sfondati (e senza assolutamente nessun sacrificio) è del tutto sufficiente realizzare un semplicissimo ecovillaggio (o, come vedremo più avanti, ancora meglio una semplicissima società naturale) con i nostri migliori amici (quelli veri predetti).

Tra l’altro, se abbiamo intorno a noi la natura (antropica), poi, abbiamo già proprio la cosa più ricca in assoluto: la natura non ti dà un fiore, te ne dà migliaia; la natura non ti dà un frutto, te ne dà migliaia; la natura non ti dà una stella, te ne dà miliardi; ecc.

Quindi, il segreto della felicità consiste (ovviamente dopo che si è iniziata ad inserire nella nostra bocca il “carburante” sempre più adatt o a noi, e dopo essersi circondati di amici veri, cioè in sintonia totale almeno su queste cose fondamentali della vita) anche prima di tutto nel capire e convincersi profondamente di tutte queste cose suddette, e dell’infinita potenza mentale che solo ed esclusivamente la semplicità naturale può conferire, e, subito dopo, proprio nel dirigersi progressivamente, passo dopo passo, (dando anche il tempo al nostro cervello di uscire da tutte le droghe artificiali soprattutto mentali, e solo molto dannose e del tutto patologiche come cucina, elettrodomestici, televisione,

automobile, ecc.), verso, appunto, la realizzazione di un ecovillaggio (o, ancora meglio, di una società naturale), che, infatti, non è altro proprio che la somma di tutte quelle cose semplici naturali prima elencate, e che sono proprio assolutamente le uniche che spingono gradualmente tutti i tasti giusti nel nostro cervello per farlo essere automaticamente felice.

Ovviamente, questo, ma solo ed esclusivamente per un cervello ancora intossicato aspecificamente (cioè da vegan-crudista ad onnariano) e, quindi, letteralmente drogato, può apparire un “tornare indietro”, ma la questione, per un cervello che usa neurotrasmettitori naturali, cioè a base di indolamine (e non più delle tremende catecolamine |prodotte dai precursori organici presenti solo in “alimentazione” costituita di cadaveri di piante ed animali| che ci riempiono di vere e proprie paure e di bisogni indotti), e, quindi, al contrario, di un organismo che si nutre finalmente con la “benzina” adatta a lui, melariana, o, al limite, fruttariana, è esattamente del tutto opposta: man mano che ci si disintossica aspecificamente si proverà piacere e soddisfazione totale e profonda solo ed esclusivamente con cose sempre più semplici e natur ali, fino, un giorno, non solo a non avere più assolutamente bisogno di cose artificiali , ma addirittura a provare un enorme fastidio al solo pensarle.

Quello sarà uno dei giorni più belli della tua vita proprio perché sarai uscito anche dalla vera e propria droga dell’artificialità: sarai una persona finalmente libera, non solo dalle malattie e dalla tristezza, ma anche dalla orrenda e patologica schiavitù del lavoro e dei soldi.

Molte persone, che vivono in ecovillaggio, nel mondo, ci sono già riuscite da molto tempo: non solo non usano più i soldi da anni, ma, addirittura, al posto della schiavitù del lavoro per ottenerli, fanno una varietà anche enorme e sempre diversa di attività piacevolissime, seguendo sempre i loro tempi e ritmi personali, e del tutto diversi per ogni persona.

E ricordiamoci sempre, non dimentichiamolo mai, che, dopo la salute, la cosa più importante in assoluto nella nostra vita è il semplicissimo sorriso che ci rivolgono gli amici intorno a noi (per capire quanto è fondamentale basta immaginarsi per un attimo come sarebbe la nostra vita se in tutto il mondo nessuno ci rivolgesse più un sorriso): non devi andare a fare lo schiavo a lavorare per ottenere i soldi per comprarlo, proprio perché è impossibile comprare un sorriso sincero, esso può arrivare solo ed esclusivamente in maniera gratuita, ed è, allo stesso tempo, sempre dopo la salute, esattamente la componente principale della nostra felicità.

Cenni di antropo-etologia (etologia umana); è fondamentale almeno la sua minima conoscenza per non fare il più grande degli errori, ad innesco immediato (sempre più consapevole) di infelicità, nel campo delle nostre relazioni interpersonali, e di derivazione unicamente dalla disperazione post-glaciale: la cosiddetta “coppia”, e la cosiddetta “famiglia”. Il segreto della naturalità del gruppo di amici.

Come sempre, la natura aveva fatto le cose in modo semplicissimo e “magico”, che noi abbiamo già vissuto pacificamente e felicemente per ben 5,2 milioni di anni, e che noi, ma solo dopo le glaciazioni, abbiamo complicato al massimo, e, quindi, rovinato tutto.

L’etologia umana ben conosce un dato di fatto (addirittura statistico), persino su scala mondiale: la maggior parte degli omicidi nel mondo avviene non da parte della malavita,

(addirittura anche organizzata, come, ad esempio, la mafia in tutto il mondo |da quella cinese, a quella russa, a quella italiana, ecc.|, e tutte le altre componenti criminali del pianeta) ma proprio nella cosiddetta “coppia” (ad opera proprio di uno dei due) e nella cosiddetta “famiglia” (ad opera proprio di un cosiddetto “familiare”).

Ma gli antropo-etologi non si stupiscono: è ovvio che se un individuo appartenente ad una specie animale, come quella umana, adotta un modello relazionale assolutamente estraneo alla propria specie (come la cosiddetta “coppia” o “famiglia”), il suo cervello comincia a produrre una percentuale sempre più alta di neurotrasmettitori catecolaminici, dapprima quelli tipici dell’ansia e della stanchezza, successivamente quelli tipici della noia e dello stress sempre più accentuato, fino addiritt ura a quelli tipici della sempre più frequente violenza verbale, e poi, in molti casi, violenza fisica: è esattamente la successione di eventi classica, che, in tutto il mondo, si verifica sempre più spesso, proprio a mano a mano che la nostra specie sta rientrando nei parametri specie-specifici, dall’alimentazione alla diminuzione delle costrizioni sociali.

E’ solo un semplicissimo meccanismo di autodifesa del cervello stesso: se esso vive una situazione neuronale di più alta energia struttural e come la cosiddetta “coppia” o “famiglia”, sempre per il semplice principio fisico della minima energia, cerca, in tutti i modi, di liberarsene il prima possibile, e, se la situazione glie lo rende difficile, arriva addirittura alla violenza (pure, apparentemente, per il motivo più b anale), anche a quella fisica più estrema.

Ancora come sempre, per capire l’enorme errore indotto post-glaciale della cosiddetta “coppia” e “famiglia”, che ha compiuto la specie umana, è sufficiente osservare la natura: tutte le specie animali vivono in gruppo (proprio esattamente l’analogo del nostro gruppo di amici).

Anche partendo dalla nascita stessa della vita sulla terra, il gruppo si è progressivamente chiamato, ad esempio: colonia (se riferito a batteri), branco (se riferito a pesci), stormo (se riferito a uccelli), mandria (se riferito a erbivori), ecc., gruppo (se riferito a primati, compreso l’uomo).

Come si nota i termini usati sono diversi, “colonia”, “branco”, “stormo”, “mandria”, ecc., ma il significato è sempre esattamente lo stesso: gruppo.

Ciò avviene sempre per il motivo che la minima energia strutturale di un sistema si ottiene solo ed esclusivamente se tutte le sue componenti lavorano in assoluta sinergia.

Anche lo stesso fondatore della scienza dell’etologia, Conrad Lorentz, dopo approfondite ricerche, era arrivato alla conclusione che, per la specie umana, il numero ottimale e specie-specifico di individui per ottenere relazioni interpersonali al massimo livello qualitativo (massima serenità, allegria, armonia, e, in definitiva, felicità), è proprio intorno ad una decina.

D’altronde, come specie umana, questo numero si è talmente radicato nel nostro DNA in milioni di anni, che il nostro stesso istinto ci porta automaticamente a riformare sempre, anche inconsciamente, gruppi attorno proprio ad una decina di individui; oltre l’antropo-etologia, è sufficiente, infatti, una osservazione attenta per constatare pure che:

non solo anche tutti gli altri primati antropomorfi formano gruppi o sottogruppi più compatti mediamente attorno proprio ad una decina di individui;

non solo, nella specie umana, in assolutamente tutte le culture insediative tradizionali dei villaggi, da quelli antichi fino a quelli attuali, da quelli africani, a quelli asiatici, a quelli americani, ecc, il numero delle unità abitative era sempre mediamente attorno proprio ad una decina;

non solo, nella specie umana, tutti gli sport di squadra più di successo al mondo hanno la squadra composta attorno proprio ad una decina di persone (calcio, rugby, football americano, ecc.);

non solo, nella specie umana, in tutte le tradizioni culturali generali antiche più famose al mondo si riscontra sempre un numero di persone attorno proprio ad una decina (anche il gruppo di apostoli era composto di dodici persone, ma uno ha tradito, ecc.);

ma addirittura, nella specie umana, come è già noto anche in sociologia, sempre osservando attentamente, notiamo che le “comitive” di amici che si formano spontaneamente e stabilmente, in tutte le società dell’intero pianeta, sono composte mediamente intorno proprio ad una decina di persone (persino in una grande festa, con molte decine di persone, si formano istintivamente molti sottogruppi, che, mediamente sono proprio attorno alla decina di persone, ecc.);

ecc.

Per lo stesso motivo, anche filogenetico (evolutivo) e genetico, si nota che pure in tutti gli ecovillaggi più duraturi, di tutto il mondo, il gruppo di base, o i sottogruppi, che si formano spontaneamente e stabilmente sono sempre mediamente intorno proprio ad una decina di persone.

Sempre a rigore scientifico, le osservazioni continuamente più attente e dettagliate dell’etologia moderna, hanno fatto giungere quest’ultima alla conclusione che in natura, proprio in tutte le specie animali, non esiste assolutamente la cosiddetta “coppia”: infatti, del tutto al contrario [anche perché è proprio il fenomeno più random (casuale) esistente], ciò che può esistere è l’accoppiamento, che è un fenomeno biologico che può avvenire solo ed esclusivamente nel brevissimo periodo (pochissimi giorni all’anno e non tutti gli anni) in cui l’animale avverte l’estro sessuale, cioè nel periodo, appunto, degli accoppiamenti, che non solo, come predetto, è brevissimo (pochissimi giorni), ma a cui, normalmente, partecipano effettivamente, in realtà, addirittura pochissimi individui della specie.

Anche nei pochi casi che si pensava fossero eccezioni (fondamentalmente solo alcune specie di uccelli, o, molto più raramente, mammifer i) in cui apparentemente sembrava notarsi una cosiddetta “coppia”, ad una osservazione più dettagliata a telecamere nascoste, si è notato che quando il maschio si allontana, anche per poco tempo, alla femmina normalmente capita di allontanarsi e copulare o accoppiarsi con qualsiasi altro maschio della sua specie (e, comunque, anche quando, per brevi periodi, apparentemente poteva sembrarsi una cosiddetta “coppia”, si trattava sempre di specie animali assolutamente del tutto lontanissime dalla specie umana, come ad esempio uccelli o carnivori).

Sempre osservando umilmente l’unica nostra vera maestra di vita, la natura stessa, e, quindi, senza erigerci a correttori della natura, si nota che la specie non solo più vicina geneticamente in assoluto, ma anche più simile visi vamente in assoluto alla specie umana,

è una specie di primati scoperti e studiati proprio negli ultimi decenni: il bonobo. Essi sono talmente simili all’uomo da essere, oltre a noi, l’unica specie al mondo che cammina normalmente anche con postura eretta, l’unica specie al mondo a praticare il sesso anche in posizione frontale, ecc.; sono, a rigore scientifico, il vero parametro animale da prendere come riferimento per la specie umana.

Dal punto di vista sociale relazionale, formano la società più pacifica, serena, ed addirittura gioiosa e felice sull’intero pianeta (proprio esattamente come è la specie umana in fase melariana, o, al limite, fruttariana): ora, non solo formano istintivamente gruppi, o, al limite, sottogruppi, mediamente attorno proprio ad una decina di individui, ma, addirittura, nella loro società non esiste assolutamente, nemmeno il più piccolo barlume, di rapporto di cosiddetta “coppia”.

L’unico fenomeno relazionale che esiste nella loro società è proprio esattamente lo stesso che la specie umana ha sempre avuto per oltre 5,2 milioni di anni prima delle glaciazioni: il gruppo (di amici). Ogni individuo della loro specie è totalmente libero (in assolutamente tutti i sensi), anche di frequentare chi desidera in quel momento (addirittura pure a livello sessuale). Nella loro società, quindi, non esiste assolutamente nessuna cosiddetta “coppia”, ma solo l’analogo del nostro gruppo di amici.

Inoltre, anche in caso di nascita di un figlio, non solo continua a non esistere assolutamente nessuna figura di cosiddetta “coppia”, ma, come, del resto, in tutte le altre specie animali, addirittura non esiste assolutamente nemmeno la figura del padre: il figlio esce ovviamente dall’addome della madre, ed è in stretto rapporto solo con lei, e, siccome nessuno gli va a spiegare che lui è il risultato di un atto sessuale compiuto diversi mesi prima tra sua madre ed un maschio, nessun figlio, in natura, sia di mammifero, sia di qualsiasi altra specie al mondo, ha mai saputo anche lontanamente di avere un padre; ogni figlio, in natura, sa di avere solo una madre, come del resto è sempre stato anche nella specie umana stessa, prima che, all’inizio con osservazioni e poi con la scienza, si scoprissero gli spermatozoi ed il loro ruolo.

Di conseguenza, nella loro società, ma come praticamente in tutti gli altri mammiferi, e addirittura specie animali in genere, non esiste assolutamente nemmeno la figura sociale della cosiddetta “famiglia”.

Ancora una volta, quindi, l’osservazione attenta ed esatta della natura, ci fa capire la dinamica attuale della nostra società, anche a livello relazionale: il sempre più accentuato e veloce fallimento delle relazioni di coppia e familiari, a vantaggio di una sempre crescente ricerca del gruppo di amici, di comunità, di ecovillaggi, con una spinta talmente crescente non solo da parte delle nuove, ma addirittura anche delle vecchie generazioni, da ormai risultare sempre più esplosiva, non è altro che il risultato di un riassetto naturale graduale dell’equilibrio relazionale interpersonale all’interno della nostra specie, verso proprio la situazione relazionale (il gruppo) a noi specie-specifica.

L’innesco provvisorio post-glaciale dell'”alimentazione” non adatta alla nostra specie, come abbiamo visto pure nel capitolo relativo alla paleoantropologia, avendoci portato anche al lavoro forzato, da cui la suddivisione dei compiti, e, di conseguenza, alla nascita graduale delle tipologie di insediamento più innatu rali in assoluto della nostra specie fino alla città stessa, ha portato anche ad una tale difficoltà di vita, ed una tale sensazione di solitudine e paura, da praticamente costringere molte persone anche ad unirsi a cosiddette “coppie” e “famiglie” proprio per cercare di fronteggiare tutte queste tipologie innaturali post-glaciali provvisorie di ostacoli di vita, che, invece, ora, proprio in quanto la società attuale sta in una velocissima fase di risemplificazione del proprio assetto e regole (costituendo sempre meno un freno ai nostri naturalissimi istinti di libertà assoluta, tipici specialmente delle specie più evolute), questi ulti mi determinano sempre meno una spinta verso modelli relazionali artificialmente indotti come la cosiddetta “coppia” e “famiglia”, a vantaggio, al contrario, proprio del modello relazionale naturale, e, quindi, istintivo (di un istinto disintossicato), il gruppo di amici, sempre più a formare esattamente ecovillaggi e, ancora meglio, società naturali in tutto il mondo.

Quindi, ricordiamoci sempre che, se vogliamo instaurare dei rapporti interpersonali naturali, adatti specialmente alla nostra specie, e, di conseguenza, assolutamente gli unici che possono portarci all’armonia con noi stessi e con gli altri, e, quindi, alla felicità dobbiamo dimenticare per sempre la brutta pagina esclusivista e, proprio anche per questo, basata sulla dipendenza reciproca, della cosiddetta “coppia” e “famiglia”, per aprire invece i nostri cuori alla stupenda armonia (ovviamente se disintossicati) di un gruppo di amici che si può instaurare specialmente in un ecovillaggio e, ancora meglio, società naturale.

Scopriremo anche un’altra cosa assolutamente fondamentale: che la disintossicazione aspecifica, attuata, ovviamente, grazie ad una alimentazione sempre più adatta alla nostra specie, ci farà produrre nel cervello sempre meno neurotrasmettitori catecolaminici, tipici anche dell’attaccamento ossessivo, e di base pure ormonale, ad una sola altra persona, che noi chiamiamo “amore”, a vantaggio, invece, sempre più dei neurotrasmettitori indolaminici, tipici anche, proprio del tutto al contrario, di quella stupenda armonia con gli altri che noi chiamiamo amicizia.

Urbanistica comparata moderna. La comparazione dei vari modelli insediativi attuali tra loro, da quelli a struttura più antica e fallimentare (dal villaggio, alla città, alla campagna, alla comune), a quelli a stru ttura più moderna ed ecologica (ecovillaggio), e a quelli naturali (società naturale), è uno strumento assolutamente fondamentale per non commettere errori anche irreversibili proprio nel fondare un ecovillaggio e una società n aturale.

Il termine urbanistica, la scienza che studia gli insediamenti umani, è sviluppato sul termine “urbe”, che deriva da “orbi”= cerchio. Il cerchio è, infatti, la geometria insediativa naturale di base di una qualsiasi specie vivente, animale e vegetale, per una semplice questione di equilibrio energetico, che si verifica in un qualsiasi sistema materiale, anche biologico, sempre per il principio fisico della minima energia. Per questo, e molti altri motivi, conviene sempre tendere a questa impostazione di forma per un insediamento umano, che riguarda anche gli aspetti di funzionalità pratica e psicologica, personale e sociale.

L’urbanistica comparata è la scienza che studia gli insediamenti umani tramite la comparazione dei relativi diversi modelli insediativi. Il suo assetto scientifico moderno, basato fondamentalmente su tutta la predetta oloscienza, consente anche di distinguere finalmente le cause dagli effetti, in tutti gli aspetti del fenomeno insediativo.

Per evitare i classici errori enormi, che hanno portato al completo fallimento di addirittura oltre il 99% di tutti i tentativi di “ecovillaggi” sull’intero pianeta, occorre dare almeno delle basi essenziali di scienza degli insediamenti umani comparata moderna, ovvero di, appunto, urbanistica comparata moderna, relativamente proprio ai modelli insediativi principali nel mondo.

In tutto il pianeta, le tipologie principali di insediamento umano, sono 6: quattro a struttura primitiva post-glaciale [villaggio, (paese o) città , (vita in) campagna, (la) comune], uno a struttura antropo-compatibile (cioè, compatibile con la specie umana), l’ecovillaggio, e uno a struttura naturale (cioè, finalmente, adatta alla specie umana), la società naturale.

Il termine insediamento deriva proprio da “sedia”, ed indica la sistemazione di un essere vivente in un determinato ambiente. Nel caso degli insediamenti umani, le tipologie principali sono 6; vediamo i parametri di base di ognuna di esse, cominciando sempre dall’unico parametro causale, l’alimentazione condotta dai suoi abitanti, che determina (come abbiamo già visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna) del tutto necessariamente assolutamente tutti gli altri parametri, i parametri-effetto, della struttura generale dell’insediamento:

1) villaggio. Insediamento umano a struttura primitiva post-glaciale.

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): non adatta alla specie umana, ancora modello “alimentare” primitivo post-glaciale, cioè da onnariano a vegan-crudista.

Parametri-effetto:

attività: (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, costringe alla suddivisione dei compiti, che porta l’attività umana ad essere) basata sul lavoro collettivo centralizzato (detto “produzione centralizzata” del villaggio);

assetto abitativo: unità abitative di terra (o analoghi), (veri e propri container di terra, detti “capanne”),(l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina una quasi totale distruzione delle foreste, e, quindi, anche di legno edilizio);

abitanti: numero eccessivo (rispetto a quello adatto alla specie umana), (dovuto alla costrizione della suddivisione dei compiti: mediamente intorno ad un centinaio);

grado di libertà: non autosufficiente (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina anche estremi bisogni indotti, i quali costringono pure al commercio esterno);

impatto ambientale: non ecologico e non sostenibile (dovuto causalmente, come predetto, all'”alimentazione” aspecifica dei suoi abitanti).

Il villaggio (diffuso, ancora oggi, specialmente nel sud del mondo) è il modello insediativo post-glaciale più antico [dal villaggio cavernicolo al villaggio di capanne (e simili)], e non è altro che la versione embrionale della città moderna.

Nasce gradualmente 1,8 milioni di anni fa (prima a livello nomade, poi, con impostazione sempre più stanziale, fino alla stanzialità più def initiva dopo i 10.000 anni fa) per effetto della prima glaciazione, che, costringendo la specie umana a “nutrirsi” in modo provvisoriamente diverso (come meglio visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna), ne modificò, di conseguenza, anche la struttura insediativa, che, dal semplice ecosistema naturale specie-specifico per la specie umana (la nostra nicchia ecologica perfetta, la radura arboricola specie-specifica, dove la specie umana ha vissuto in maniera del tutto felice per ben 5,2 milioni di anni), diventò una impostazione assolutamente di sopravvivenza disperata [plasmata del tutto esclusivamente proprio sulle diverse modalità di procacciamento e lavorazione, ed i relativi effetti estremamente negativi, di tutti quegli elementi ecosistemici aspecifici (usati come “cibo”)], denominata villaggio, e divenuta poi, semplicemente per effetto della sovrappopolazione, ma mantenendo sempre tutta la sua impostazione di mera sopravvivenza quasi altrettanto disperata, la cosiddetta città.

Quindi, anche se su scala ovviamente più ridotta, i l villaggio presenta, però, già assolutamente tutti i difetti fondamentali della città, dalla elevata impronta ecologica (in rapporto alla superficie residenziale, dovuto, come elemento causale, alla coltivazione di una notevole quantità di “cibi” aspecifici), all’elevato consumo di risorse pro-capite (dovuto specialmente all’allevamento animale, oltre che all’altra produzione “alimentare” aspecifica), e, di conseguenza, la non sostenibilità.

(paese o) città:

Insediamento umano a struttura primitiva post-glaciale.

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): non adatta alla specie umana, ancora modello “alimentare” primitivo post-glaciale, cioè da onnariano a vegan-crudista.

Parametri-effetto:

attività: (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, costringe alla suddivisione dei compiti, che porta l’attività umana ad essere) basata sul lavoro collettivo centralizzato [detto “produzione aziendale” (“privata o pubblica”)];

assetto abitativo: unità abitative di cemento (o altra muratura), (veri e propri container di cemento, detti “appartamenti”, posizionati letteralmente l’uno sull’altro, a formare veri e propri iper-container di cemento, detti “palazzi”), (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina una quasi totale distruzione delle foreste, e, quindi, anche di legno edilizio);

abitanti: numero enormemente eccessivo (rispetto a quello adatto alla specie umana), [dovuto alla costrizione della enorme suddivisione dei compiti |l’enormità dipende dal tentativo di leggera diminuzione dello sforzo|: mediamente da alcune migliaia (paese) ad anche milioni (città)];

grado di libertà: non autosufficiente (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina anche estremi bisogni indotti, i quali costringono pure al commercio esterno);

impatto ambientale: non ecologico e non sostenibile (dovuto causalmente, come predetto, all'”alimentazione” aspecifica dei suoi abitanti).

La città (o il paese) è ancora un modello insediativo a struttura primitiva post-glaciale, e, più esattamente, non è altro che, a cominciare dalla stessa impostazione di base, (a partire da alcune migliaia di anni fa) la versione recente del villaggio primitivo cavernicolo in vera e propria contingenza disperata postglaciale, ma con l’aggiunta ulteriore (ancora più recente, di alcune centinaia di anni fa) di tutte le conseguenze negative dovute all’estrema sovrappopolazione mondiale, fino, addirittura, alla più emergenziale totale crisi demografica planetaria odierna.

Anche dal punto di vista della sostenibilità, di conseguenza, la città è l’insediamento umano a più primitivo in assoluto, pure in quanto, perfino la più “avanzata” di esse, determina, proprio a livello pro-capite, il massimo consumo di energia, il massimo consumo di risorse naturali (alimentari, idriche, minerarie, di impronta ecologica, ecc.), oltre che la massima insostenibilità ambientale, sociale, economica, politica, ecc., sia locale che globale, rispetto a tutti gli altri modelli insediativi.

Infatti, se tutti gli oltre 7 miliardi di abitanti del pianeta, vivessero nel modello insediativo città (anche il più “evoluto”), a conti fatti, sola mente in termini di risorse minime indispensabili, non basterebbero 4 pianeti per sostenerli.

Il modello insediativo città è, dunque, totalmente insostenibile per l’ecosistema globale. Dunque, a rigore scientifico, proprio come stesso modello insediativo, la città è già perfettamente fallita.

Anche dal punto di vista strutturale abitativo, è l’insediamento umano più primitivo in assoluto, pure perché essendo, come dicevamo, esattamente quello che deriva del tutto direttamente dalla impostazione postglaciale disperata proprio cavernicola, le sue abitazioni, per esempio, sono, infatti, niente altro che del tutto caverne di pochissimo più “moderne”, con struttura ancora in muratura (minerale) (proprio esattamente come le caverne), quindi (come si dice in fisica) estremamente trasparenti al calore (cioè con un coefficiente di isolamento termico quasi nullo, ad esempio, rispetto, al legno), e, per questo, richiedenti elevatissime quantità di energia termica per riscaldarle d’inverno, e di energia elettrica per raffreddarle d’estate.

La struttura in muratura è, inoltre, la meno antisismica che possa esistere, proprio intrinsecamente, in quanto una scossa di terremoto, per quanto piccola possa essere, lascia sempre (data proprio la sua rigidità addirittura molecolare) numerosissime e pericolosissime micro-fratture, anche in quelle più “antisismiche” in assoluto, le quali possono sempre crollare (a seconda del numero di scosse subite, tipo i frequenti sciami sismici, addirittura di migliaia di scosse in pochi mesi, e dell’intensità e tipologia delle scosse stesse) proprio in quanto la muratura (che non è altro che un materiale terroso, cioè un banale tipo di terra disperatamente aggregato), una volta scosso, tende sempre a tornare alla sua struttura originaria, che la natura gli aveva dato, cioè a sgretolarsi verso l’unica sua composizione a minima energia (tutti i sistemi materiali dell’intero universo tendono sempre assolutamente ed enormemente alla minima energia) che quel tipo di materiale conosce: la terra stessa (perfettamente quella da cui deriva). Come hanno più volte dimostrato (anche sui più potenti simulatori sismici) proprio nelle nazioni scientificamente e tecnicamente più evolute nel cam po antisismico (Giappone, Stati Uniti, ecc.), il materiale più anti-sismico in assoluto è proprio esattamente quello addirittura anche più ecologico esistente: il legno (ovviamente massello). Per capirlo nella maniera più semplice e diretta basta dare una martellata prima ad un pezzo di cemento (anche il più resistente ed “antisismico” in assoluto), che prima si spaccherà e poi si sgretolerà miseramente a tornare terra, poi ad un pezzo di legno (massello, con spessore da costruzione), sul quale il martello semplicemente rimbalzerà lasciando la sua struttura assolutamente intatta.

Sui simulatori sismici, anche giapponesi, simulando proprio scosse di terremoto anche di intensità molto superiore a quelle più potenti m ai avvenute persino in Giappone (oltre addirittura l’ottavo grado Richter), che hanno completamente distrutto anche moltissime delle più modernamente “antisismiche” case in murat ura, le case in legno, vista anche l’enorme elasticità molecolare intrinseca al legno stesso, non solo sono rimaste assolutamente intatte, ma addirittura senza lasciare alcun segno di nemmeno microfrattura. Dunque, le case in legno sono le più perfettamente anti-sismiche, moderne, e migliori sotto tutti i punti di vista (insieme all’igloo solare, descritto in questo testo), e, di conseguenza, anche capaci di salvare milioni di vite umane all’anno, che esistono sull’intero pianeta.

Si potrebbe andare avanti all’infinito sulla descrizione di ogni singolo dettaglio della estrema primitività del modello insediativo città, come:

il numero iper-patologico di abitanti (come abbiamo visto, la specie umana è neuronalmente programmata per una rete di rapporti interpersonali intorno ad una decina di persone, oltre la quale scatta una perdita di equilibrio psicologico, che porta, anche per stessa autodifesa cerebrale inconscia, alla non conoscenza nemmeno del vicino di casa, fino ad una sensazione di solitudine profonda, che si prova anche se si sta immersi in una enorme folla di persone);

ogni abitante è enormemente danneggiato da un ambiente ad alta tossicità anche elettromagnetica, dovuta pure dall’essere costantemente circondato da materiali fortemente tossici, come cemento, asfalto, lamiere delle macchine, ecc. (anche ogni materiale emette continuamente onde elettromagnetiche diverse, e la specie umana

è adatta solo ed esclusivamente alle onde elettromagnetiche emesse dal materiale legno);

il traffico impossibile da togliere, per il semplicissimo motivo che è creato dal modello stesso di lavoro collettivo centralizzato, che è il motivo stesso per cui la città nasce (sempre per effetto primario del sistema di produzione “alimentare” non adatto alla nostra specie);

l’esistenza stessa del concetto di lavoro obbligatorio (anche solo per mangiare, sempre, come abbiamo visto, dovuto, come elemento causale di base, all'”alimentazione” non adatta alla nostra specie);

l’organizzazione del tutto primitiva ed addirittura cavernicola del lavoro (collettivo centralizzato) che toglie ad ogni individuo della specie umana la quantità allucinante di, mediamente, ben 11 mesi sui 12 che la natura gli ha dato, proprio esattamente (ancora oggi) negli anni più belli in assoluto dell a vita, e lasciando ogni individuo della specie “libero” di andare in pensione solo ed esclusivamente dopo che è stato totalmente letteralmente spremuto di tutte le sue energie più belle e vitali, e, ormai pieno di rughe e di acciacchi artificiali ed indotti, non potrà mai più godersi la vita;

ecc.

(vita in) campagna. Insediamento umano a struttura primitiva post-glaciale.

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): non adatta alla specie umana, ancora modello “alimentare” primitivo post-glaciale, cioè da onnariano a vegan-crudista.

Parametri-effetto:

attività: (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, costringe alla suddivisione dei compiti, che porta l’attività umana ad essere) basata sul lavoro collettivo centralizzato [detto “produzione aziendale”];

assetto abitativo: unità abitativa di cemento (o altra muratura), (vero e proprio container di cemento, detto “palazzina”), (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina una quasi totale distruzione delle foreste, e, quindi, anche di legno edilizio);

abitanti: numero eccessivamente ridotto (rispetto a quello adatto alla specie umana),

(dovuto all’estrema reazione contraria rispetto alla città: mediamente un unico nucleo familiare);

grado di libertà: non autosufficiente (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina anche estremi bisogni indotti, i quali costringono pure al commercio esterno);

impatto ambientale: non ecologico e non sostenibile (dovuto causalmente, come predetto, all'”alimentazione” aspecifica dei suoi abitanti).

La (vita in) campagna (l’insediamento rurale) non è altro che il primo principale tentativo storico (a partire, quindi, da alcune migliaia di anni fa) di superamento del modello insediativo più concentrato ed innaturale in assolu to che è la città. Di conseguenza, però, esaspera al contrario la dimensione semplicemente numerica di abitanti rispetto alla città, lasciando, inoltre, (come si nota dalla sua stessa suddetta definizione urbanistica) assolutamente intatte quasi tutte le caratteristiche negative fondamentali della città stessa, anche se con sfumature e forme diverse, e creandone delle altre differenziate. Anch’esso è, quindi, un modello insediativo del tutto primitivo, anche in quanto determina fortissima insostenibilità territoriale, sociale, ed economica, sia su scala locale che globale.

Essendo, tra l’altro, la specie umana una specie sociale, la solitudine della campagna è del tutto innaturale per la nostra struttura psicologica, il che, col tempo, rende profondamente infelici, a volte inconsapevolmente o inconsciamente, anche le persone col carattere più solitario in assoluto.

(la) comune. Insediamento umano a struttura primitiva post-glaciale.

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): non adatta alla specie umana, ancora modello “alimentare” primitivo post-glaciale, cioè da onnariano a vegan-crudista.

Parametri-effetto:

attività: (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, costringe alla suddivisione dei compiti, che porta l’attività umana ad essere) basata sul lavoro collettivo centralizzato (detto “produzione centralizzata”);

assetto abitativo: una unica unità abitativa di cemento (o altra muratura), (solito vero e proprio container di cemento, detto “palazzina”, dove ognuno vive in una stanza), (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina una quasi totale distruzione delle foreste, e, quindi, anche di legno edilizio);

abitanti: numero eccessivo (rispetto a quello adatto alla specie umana), (dovuto alla costrizione della suddivisione dei compiti: mediamente alcune decine);

grado di libertà: non autosufficiente (l'”alimentazione” aspecifica, come predetto, determina anche estremi bisogni indotti, i quali costringono pure al commercio esterno);

impatto ambientale: non ecologico e non sostenibile (dovuto causalmente, come predetto, all'”alimentazione” aspecifica dei suoi abitanti).

La comune è il secondo principale tentativo storico (a partire principalmente da poco dopo la rivoluzione industriale, intorno ai primi dell’ottocento) di superamento del modello insediativo più concentrato ed innaturale in assolu to che è la città.

Differentemente dalla (vita in) campagna, non esaspera al contrario, rispetto alla città, il numero di abitanti, ma, mancando specialmente di esperienza pratica in tal senso, lascia, ancora una volta, (come si nota, di nuovo, dalla sua stessa suddetta definizione urbanistica), assolutamente intatte quasi tutte le caratteristiche negative fondamentali della città stessa, sempre anche se con sfumature e forme diverse, e ne crea, ancora, delle altre differenziate.

La comune, dunque, ancora una volta, è un modello insediativo assolutamente innaturale per la specie umana, non solo perché mantiene la struttura del tutto tipica della primitività disperata post-glaciale, fondamentalmente assolutamente identica a quella disastrosa della città (si nota anche comparando le loro stesse suddette definizioni urbanistiche, quasi totalmente coincidenti), ma anche perché inserisce all’interno del suo modello insediativo stesso, dei nuovi elementi enormemente negativi, che, di fatto, hanno portato e portano, sia storicamente (come ben documentato sui moltissimi relativi testi) che recentemente, che addirittura attualmente, al fallimento totale e persino definitivo di oltre il 99% di tutte le comuni mai esistite sull’intero pianeta.

La causa fondamentale del completo fallimento del modello insediativo della comune, è insita nel semplicissimo fatto che la sua struttura di base non fa altro che “copiare” il modello insediativo umano post-glaciale (non solo del tutto innaturale per la specie umana, ma addirittura disastroso per l’ecosistema umano, massacrante per le persone e disperato psicologicamente, come abbiamo visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna), invece di “copiare” il modello insediativo umano pre-glaciale, che è assolutamente l’unico naturale per la specie umana, e, quindi, l’unico perfettamente adatto a soddisfare tutte le innumerevoli, profondissime e ipercomplesse esigenze (salutistiche, interpersonali, di attività, ecc.), sia a livello fisico che psichico, di ognuna delle singole persone componenti dell’insediamento (cosa che, come vedremo, attua, invece, perfettamente solo ed esclusivamente l’ecovillaggio, che ha una struttura di base, difatti, persino del tutto opposta a quella della comune).

Infatti, il modo più veloce in assoluto per far fallire un modello insediativo, è proprio esattamente quello di “copiare” il fallimento che avvenne nell’intera specie umana dopo la prima grande glaciazione, 1,8 milioni di anni fa: cioè, adottare (anche se provvisoriamente) un modello “alimentare” innaturale per la specie umana stessa.

Come abbiamo visto prima (anche per la predetta stessa definizione scientifica esatta di “vita”, che significa perfettamente “nutrizione”), il modello alimentare naturale di una qualsiasi specie animale, è esattamente il parametro biologico assolutamente essenziale, che detta totalmente qualsiasi altro dettaglio vitale fondamentale, sia come parametro interno alla specie (da quello fisiologico a quello salutistico, a quello della intera fisiologia molecolare psichica, e, quindi, comportamentale, ecc.), sia come parametro esterno alla specie stessa (il tipo di alimentazione detta perfettamente anche il tipo esatto di ecosistema esterno in cui bisogna vivere per trovare proprio quell’alimento specie-specifico, il quale come tutti gli elementi ecosistemici specifici, ha una filogenetica, sviluppo e addirittura presenza in minima salute, solo ed esclusivamente con quadro parametrico totale, fisico, chimico, atmosferico, climatico, vegetale e biologico generale, relativo ad una particolarissima tipologia ecosistemica, ed assolutamente nessun altra).

Quindi, di conseguenza, cambiare, anche di pochissimo, l’alimentazione adatta ad una specie animale, determina delle conseguenze addirittura disastrose su assolutamente tutti gli altri aspetti della sua intera vita, compreso, come abbiamo visto, la distruzione totale della struttura fondamentale stessa del suo ecosistema specie-specifico, e, dunque, la distruzione più totale proprio della totalmente ess enziale funzionalità di ritorno (feed-back positivo) di quest’ultimo, sia fisica che psichica, su ogni individuo che vive al suo interno.

Dunque, un qualsiasi gruppo di persone, non può adottare un modello alimentare non adatto alla propria specie, e pretendere che il conseguente modello insediativo, che si plasma, come abbiamo visto, proprio su di esso, sia adatto alla propria specie, e, quindi, non fallisca. In altri termini, scegliere un modello “alimentare” non adatto alla propria specie, e, quindi, fallimentare, determinerà necessariamente un conseguente modello insediativo fallimentare. Ancora in altri termini, solo ed esclusivamente un modello alimentare adatto alla propria specie, e, quindi, di successo, può determinare un modello insediativo di successo.

Ora, mentre 1,8 milioni di anni fa la specie umana fu del tutto forzata e costretta (dal disastro ecosistemico totale post-glaciale) a modificare provvisoriamente la sua alimentazione da quella naturale, distruggendo così tutti gli altri aspetti della sua vita, oggi, a glaciazione terminata, noi possiamo, finalmente, scegliere il nostro modello alimentare naturale (cioè, quello adatto alla nostra specie) e, subito dopo, trasformarlo in sistema di produzione alimentare, che sarà proprio esattamente la struttura portante di tutti gli aspetti

(salutistico, organizzativo, residenziale, lavorativo, economico, comportamentale, interpersonale, ambientale, ecc.) del conseguente modello insediativo, che, sempre per gli assolutamente essenziali motivi biofisici di minima energia, si plasmerà automaticamente proprio precisamente su di esso.

Quindi, la comune fallisce prima ancora di iniziare, proprio nell’esatto momento in cui sceglie il modello “alimentare” non adatto alla specie umana (ciò, ovviamente, vale anche per tutti i precedenti modelli insediativi post-glaciali citati, che, infatti, sono tutti falliti per questo stesso identico motivo essenziale, anche in quanto è proprio per questo motivo essenziale che sono tutti assolutamente estremamente non sostenibili, pure su scala globale, come specialmente la città).

La comune, anche per motivi pratici, tende normalmente al modello “alimentare” vegan, con il minimo possibile di prodotti animali, ma questo non è assolutamente nemmeno lontanamente sufficiente per non farla fallire (come dimostrano chiarissimamente pure i molteplici tentativi completamente falliti).

Come abbiamo già visto, anche l'”alimentazione” vegan è del tutto opposta e massacrante rispetto al modello alimentare specie-specifico per la specie umana, determinando pure un sistema di produzione “alimentare” estremamente più complesso di quello adatto alla nostra specie, facendo confluire, come effetto diretto ed indiretto, tutto il restante conseguente modello insediativo, che, come predetto, si plasma automaticamente su di esso, nelle totali solite dinamiche (che vedremo meglio più avanti) salutistiche, organizzative, residenziali, lavorative, economiche, comportamentali, interpersonali, ambientali, ecc., verso l’inevitabile fallimento.

Siccome, per un individuo, è semplicemente impossibile combattere contro i principi stessi della fisica, che fanno funzionare persino anche lui, si consiglia di capirli umilmente e profondamente, e, poi, immediatamente seguirli (con le loro suddette derivazioni) alla lettera, prima che oltre a disgregare velocissimamente il nostro modello insediativo, disgreghi ancora più velocemente anche noi. (Tutto ciò spiega anche meglio la differenza e la relazione tra la caratteristica causale e le caratteristiche effetto di ogni modello insediativo). Gli altri due motivi principali di fallimento della comune, sempre, comunque, dirette conseguenze del primo suddetto, li vedremo più avanti.

5) ecovillaggio

Insediamento umano a struttura antropo-compatibile (cioè compatibile con la specie umana, in altri termini, quasi naturale).

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): modello alimentare quasi naturale, cioè melariano (o, al limite, fruttariano sostenibile);

parametri-effetto:

attività: (l’alimentazione quasi naturale, come predetto, innesca la quasi autoproduzione trofica ecosistemica, la quale consente che l’attività umana sia) basata sul relax, svago e divertimento [la (facoltativa) quasi nulla attività lavorativa è personale (non collettiva, solo all’interno della propria area personale), e di autoproduzione (sempre personale, specie alimentare)];

assetto abitativo: unità abitative di legno [villette ecologiche (una per ogni persona o, al limite, famiglia), ognuna sulla propria area personale (giardino con frutteto); le aree personali sono disposte attorno ad un unica, più grande, area comune, sulla quale è presente una sala comune (di legno o, meglio, a igloo solare, descritto nel paragrafo relativo all’EV-SN), dedicate allo svago e divertimento collettivo], (l’alimentazione quasi naturale, come predetto, determina un quasi nullo impatto sulle foreste, e, quindi, anche sul legno edilizio);

abitanti: numero sociale naturale (adatto alla specie umana), (consentito dalla quasi autoproduzione trofica ecosistemica: mediamente una decina);

grado di libertà: quasi autosufficiente (l’alimentazione quasi naturale, come predetto, determina una assenza quasi totale di bisogni indotti, consentendo la quasi autosufficienza dall’esterno);

impatto ambientale: ecologico e sostenibile (cioè quasi nullo), (dovuto causalmente, come predetto, all’alimentazione quasi naturale dei suoi abitanti).

Visto che il modello insediativo naturale (e quindi perfetto) per la specie umana è il suo stesso ecosistema specie-specifico, cioè, il predetto ecosistema antropico (società naturale) [radura arborea di specie Malus (meli) e specie umana], è anche banalmente ovvio che, nella transizione urbanistica verso la società naturale, la cosa che si può avvicinare di più al modello insediativo “eco-siste ma” è proprio il modello insediativo “eco-villaggio”.

Infatti, ferma restando, tra i due termini, la parola “eco”, tra la parola “sistema” e la parola “villaggio” la differenza è ormai biologicamente quasi nulla, visto che, la parola “sistema” si riferisce all’insieme interconnesso delle 3 componenti, minerale, vegetale ed animale, che sono quasi perfettamente presenti anche nell’ecovillaggio, a cui, però, quest’ultimo aggiunge l’unico elemento fondamentale di differenza: come dice il termine stesso (“villaggio” deriva proprio da “insieme di ville”), le “villette” [(compresa la sala comune) che, però, occupando una percentuale quasi nulla del terreno su cui insiste lo stesso intero ecovillaggio, costituiscono una differenza, di conseguenza, quasi nulla].

Proprio per il motivo che le villette costituiscono l’unica differenza fondamentale (tra ecovillaggio e società naturale) occorre farle nel modo più specie-specifico possibile, quindi, anche il più salutare possibile per il nost ro organismo, e, dunque, dello stesso materiale delle strutture arboree che circondano il nostro corpo nell’ecosistema naturale della nostra specie, e, cioè, di legno.

Ovviamente, come predetto, anche per la massima funzionalità psico-fisica dell’insediamento stesso, l’ecovillaggio deve essere il più simile possibile al nostro suddetto ecosistema naturale, e, quindi, con l’unica componente artificiale delle villette (compresa la sala comune) ridotta al minimo possibile (volendo, almeno nei mesi caldi che lo consentono, si può vivere e dormire all’aperto, fuori dell’unità abitativa, magari nella speranza che continui la tropicalizzazione anche del clima extratropicale, iniziata, comunque, ormai da decenni per cause naturali, che ci consenta sempre più facilmente di terminare il riavanzamento verso la società naturale globale).

Così come, in natura, l’unica fonte di energia primaria è il sole, l’unica tecnologia di produzione energetica (elettrica, idrotermica, aerotermica, ecc.) (anche per il motivo appena detto è la più evoluta, specialmente proprio in termini di minima energia) nell’ecovillaggio deve essere solo ed esclusivamente la tecnologia solare.

Per quanto riguarda i dettagli principali delle predette caratteristiche dell’ecovillaggio, sono aggiuntivamente esposti prima e dopo il presente paragrafo, anche in maniera comparativa.

6) società naturale

Insediamento umano a struttura naturale (cioè, finalmente, adatta alla specie umana): l’ecosistema antropico.

Unico parametro causale:

alimentazione (e sistema di produzione alimentare): modello alimentare naturale, cioè, per ognuno, melariano (e poi respirariano);

parametri-effetto:

attività: (l’alimentazione naturale, come predetto, innesca l’autoproduzione trofica ecosistemica, la quale consente che l’attività umana sia, finalmente, la) vita naturale (solo relax e divertimento).

assetto abitativo: alberi (meli) (la specie umana acquista il suo assetto abitativo naturale, la vita spontanea tra gli alberi);

abitanti: numero e assetto sociale naturali (adatti alla specie umana), (consentiti dall’autoproduzione trofica ecosistemica: il numero totale è proporzionale all’estensione del territorio relativo, e, nella popolazione, si formano, per effetto istintivo, gruppi mediamente di una decina di persone);

grado di libertà: totalmente autosufficiente; (l’alimentazione naturale, come predetto, determina l’assenza totale di bisogni indotti, consentendo la totale autosufficienza dall’esterno);

impatto ambientale: totalmente naturale (cioè nullo), (dovuto causalmente, come predetto, all’alimentazione naturale dei suoi abitanti).

La società naturale (o specie umana in assetto naturale), finalmente, supera anche i concetti di “modernità”, “ecologia” e “sostenibilità”, che non sono altro che palliativi (cioè agiscono sugli effetti e non sulla causa) provvisori per tentare di ottenere un minimo di compatibilità tra la specie umana e l’ecosistema globale.

La società naturale, quindi, agisce direttamente sull’assolutamente unica causa (diretta o indiretta) di tutti i problemi ed i guai dell’ultima fase della società umana, fino alla società anche cosiddetta “moderna”, cioè l'”alimentazione” non adatta alla specie umana, riportandola, finalmente, alla sua impostazione naturale: per ognuno, il modello alimentare melariano (e, poi, il modello alimentare respirariano).

E’ ovvio che, praticamente subito dopo, come esprime il termine stesso “causa”, una volta risolta quest’ultima, tutti gli effetti negativi scompaiono automaticamente, dalle cosiddette “malattie” e compreso tutti gli innumerevoli e distruttivi bisogni indotti dall'”alimentazione” aspecifica stessa, dei quali siamo ancora primitivamente degli schiavi, a cominciare dal cosiddetto “lavoro” (che serve, prima di tutto, per produrla), dal cosiddetto “denaro” (che serve, prima di tutto, per comprarla), e dalla cosiddetta “tecnologia” (che non

è altro che una primitivissima protesi che tenta solamente di diminuire gli effetti negativi stessi, diretti ed indiretti, dell'”alimentazione” non adatta alla specie umana).

Risolto, quindi, il problema-causa, l’uomo è finalmente libero da qualsiasi anche attuale schiavitù indotta (come predetto, indotta dall'”ali mentazione” aspecifica stessa), ritorna gradualmente in grado di riabitare solamente l’unico habitat adatto alla specie umana, cioè la fascia inter-tropicale mondiale, senza mai più n emmeno bisogno di protesi abitative (vere e proprie gabbie, che ancora chiamiamo “case”).

Quindi, nella società naturale (sia in quella inter-tropicale che in quella extra-tropicale, di cui parleremo più avanti, quando la stagione lo con sente) l’uomo può già vivere, col suo gruppo di amici, nell’evoluzione ultima e più perfe zionata dell’ecovillaggio, cioè l’ecosistema antropico, in altri termini, il perfetto ecosistema specie-specifico per la specie umana, e, cioè, un semplicissimo stupendo meleto (il più possibile equatoriale, a circa 800 metri di altitudine, ed africano orientale di Rift Valley, dove, cioè, la natura ci ha creato, e, quindi, luogo perfettamente adatto alla specie umana)], di protesi locomotorie (vere e proprie sedie a rotelle, che ancora chiamiamo “autoveicoli”), di protesi relazionali (veri e propri “amici” artificiali, che ancora chiamiamo “televisione”, “internet”, “radio”, ecc.), e di qualsiasi altra protesi artificiale [vere e proprie droghe (che creano, quindi, dipendenza), che ancora chiamiamo “prodotti artificiali”].

Infatti, come predetto, il “segreto” della fine di tutte le schiavitù indotte è molto semplice: una volta tolta la droga-causa (l'”alimentazione” non adatta alla specie umana), che è in grado di creare i peggiori neurotrasmettitori all’interno del nostro cervello (specialmente della categoria delle catecolamine), che sono esattamente gli unici capaci di crearci bisogni indotti (cioè creati dalla micidiale intossicazione aspecifica neuronale), scompare immediatamente anche la dipendenza enorme da tutte le droghe-effetto, cioè proprio l’insieme dei cosiddetti “prodotti artificiali” di cui l’uomo è costretto a circondarsi in fase di intossicazione aspecifica, per tentare di imitare la sensazione di felicità.

Invece, nella società naturale, per il semplice effetto dell’alimentazione adatta alla specie umana (oltre che di un ecosistema antropico), il cervello umano produce automaticamente i neurotrasmettitori prevalentemente indolaminici, tipici proprio della sensazione di felicità, e, quindi, L’uomo è automaticamente totalmente felice (senza nemmeno domandarsi il perché).

Dunque, inoltre, nella società naturale, l’uomo non è più costretto a sopravvivere in gabbia (circondato da cosiddetti “muri” che gli impediscono di godere dell’ambiente naturale, compreso il muro chiamato “soffitto”, che gli impedisce di ammirare le stelle attraverso le fronde degli alberi), non è più costretto a sopravvivere al guinzaglio di un cosiddetto “lavoro” (che mediamente gli toglie addirittura il 90% della propria vita), non è più costretto a sopravvivere per guadagnare il cosi ddetto “denaro” [con il quale può comprare solo cose che gli danneggiano la salute e che, come predetto, lo rendono infelice (persino anche la mela più “biologica” è normalmente prodotta, come predetto, da un albero “mostro”, ottenuto con la micidiale tecnica del cosiddetto “innesto”)], ma, finalmente può semplicemente vivere, nella naturalissima sensazione di totale felicità (come, tra l’altro, ha sempre fatto per milioni di anni, prima delle glaciazioni).

Finalmente si passerebbe anche gradualmente dalla patologica cultura del “fare” (tipica della disastrosa e massacrante società capitalistica), alla stupenda cultura della felicità (tipica della società naturale).

Infatti, dal periodo di sopravvivenza disperata post-glaciale fino ad oggi solo ed esclusivamente a causa di un cervello completamente massacrato per forte intossicazione aspecifica, le persone hanno cominciato a pensare che non si potesse essere “felici” “se non si fa continuamente qualche cosa”: solo un cervello completamente disintossicato aspecificamente sa benissimo che, invece, è proprio esattamente il contrario.

Essere felici non è un qualcosa che “si fa”, ma del tutto al contrario, è qualcosa che si sente.

E’ proprio quella sensazione di benessere totale, di armonia con se stessi, con gli altri e con la natura, che ti porta, in ogni momento della giornata a stare continuamente al massimo, assolutamente qualsiasi cosa si fa o non si fa.

E quando si è felici, lo dice il termine stesso, si è “felici”: L’obiettivo finale della vita è già raggiunto. Non c’è bisogno di “fare” niente, ma solo di sentire (profondamente).

E’ ovvio che tutto ciò non si può spiegare a parole, ed è proprio anche per questo che vanno fondate immediatamente queste semplicissime società naturali, precisamente anche per fare in modo che le persone di tutto il mondo non conoscano solo la sopravvivenza massacrante e disperata della società primitiva post-glaciale capitalista, che ci porta ad essere costretti a lavorare (e addirittura 11 mesi su 12) fino ad una età in cui, anche per quel motivo, siamo pieni di rughe ed acciacchi, solo per avere i soldi che ci bastano poco più che mangiare, o comprarci “cose” che, come abbi amo visto prima, sono proprio esattamente quelle che ci rendono massimamente infelici, ma possano anche gradualmente, per chiunque voglia farlo nel mondo, cominciare a vivere una vita veramente degna di essere vissuta.

Nella fase urbanistica di transizione dalla primitiva città alla società naturale globale, oltre agli ecovillaggi, occorre creare anche delle società naturali extra-tropicali, oltre alle predette società naturali inter-tropicali, per gradualizzare l’avanzamento dello stile di vita delle persone che vivono attualmente nell’area extra-tropicale proprio nel passaggio dagli ecovillaggi extra-tropicali alla società naturale extra-tropicale, alla società naturale inter-tropicale.

La società naturale extra-tropicale è identica alla società naturale inter-tropicale [e, quindi, anche con l’assenza di qualsiasi prodotto artificiale, escluso, nel caso extratropicale, eventuale minimo vestiario, cellulare ed internet (solari e usati solo a scopo di diffusione di alimentazione naturale ed ecovillaggi fino società naturali)] con la sola eventuale aggiunta di un’unica struttura (abitativa), che consente, solo quando il freddo non permette di vivere all’aperto (anche di notte), di ripararsi461.

Infatti, come predetto, anche nella società naturale extra-tropicale, almeno nei mesi caldi che lo consentono, si può vivere e dormire all’aperto, fuori della suddetta struttura, magari nella speranza che continui la tropicalizzazione anche del clima extratropicale, iniziata, comunque, ormai da decenni per cause naturali, così da consentire all’intera specie umana, sull’intero pianeta, di rivivere per sempre quel perfetto paradiso terrestre, di cui già abbiamo goduto, come visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna, per ben 5,2 milioni di anni.

Ogni terreno relativo ad una società naturale (compresa l’eventuale struttura presente in essa nelle zone extra-tropicali), (del tutto a prescindere da chi offre il denaro per l’acquisto, anche perché deve essere quasi niente a persona, come spiegheremo meglio), è intestato (assolutamente mai a nessuna persona o gruppo particolare) solo ed esclusivamente alla fondazione GNS (Global Natural Society, con solamente uno statuto naturale da rispettare, che vedremo più avanti), che è sempre la stessa per tutto il pianeta: in questo modo qualsiasi persona dell’intero pianeta (a prescindere anche dalla sua provenienza e dell’ubicazione della società naturale particolare) ha diritto ad entrare e viverci liberamente e gratuitamente quanto desidera, al solo patto che rispetti il suddetto statuto naturale.

Quindi, ogni volta che si forma un’altra società naturale si sta letteralmente naturalizzando un altro pezzo di pianeta e di società umana, e quando anche l’ultimo settore globale antropizzabile sarà vissuto da una società naturale [diversamente dagli ecovillaggi, le società naturali (essendo finalmente libere da strutture artificiali, o, al limite, nella fascia extra-tropicale, avendone una sola) possono essere assolutamente contigue e confinanti, e, anche in questo caso, non devono avere recinzioni o divisori di qualsiasi tipo tra una e l’altra, visto anche che diventano immediatamente una cosa sola (pure perché l’intestazione è la stessa)] ci sarà finalmente un’unica società naturale (appunto, globale) in tutto il pianeta.

A quel punto, l’intero pianeta tornerà ad essere quell’immenso paradiso che è sempre stato, compresa la componente della specie umana, che, come predetto, in quel modo aveva già vissuto, per ben 5,2 milioni di anni, completamente felice.

Unica procedura (sicura, pratica e veloce) (fondazione GNS e statuto naturale) per fondare una società naturale (extra-tropicale e d inter-tropicale). I vantaggi principali della società naturale.

Come sempre, quando si procede verso la natura le cose diventano continuamente molto più semplici.

Infatti, in rapporto anche all’ecovillaggio, la formazione di una società naturale è enormemente più semplice, per i seguenti motivi e p rocedura:

1) denaro quasi nullo.

La quantità di denaro che serve inizialmente per ogni persona diventa finalmente quasi nulla: è sufficiente inserire su internet il progetto di acquisto di un terreno per fondare una società naturale, attraverso il quale raccogliere non più di (ad esempio, in area euro) 1000 euro a persona (non vanno accettate quote maggiori o minori per non creare nemmeno un “potere morale” maggiore o minore a nessuno) fino al raggiungimento della cifra sufficiente per l’acquisto del terreno stesso (e, se extra-tropicale, eventuale struttura abitativa unica), spiegando che, per ottenere in essa la parità di diritti per qualsiasi persona del pianeta voglia viverci, l’intestazione verrà effettuata alla posdetta fondazione GNS (Global Natural Society), di proprietà di nessuno, e che risponde solo al suo, sempre posdetto, statuto naturale.

2) burocrazia quasi nulla.

Non c’è bisogno, come per l’ecovillaggio, di un frazionamento catastale per ogni nucleo abitativo e per l’area comune, più la richiesta di una autorizzazione edilizia per ognuna della decina di unità abitative e sala comune, ma, nella fascia extratropicale, servirà solo l’autorizzazione edilizia dell’unica struttura abitativa presente sul terreno, e nella fascia inter-tropicale, nemmeno quella, proprio perché, come predetto, non ci deve essere neanche nessuna struttura abitativa.

3) tempo quasi nullo.

Non c’è bisogno del molto tempo che occorre per formare un gruppo affiatato di una decina di persone, come per l’ecovillaggio, ma al contrario, essendo tutti gli abitanti del pianeta liberi di vivere nella società naturale, le persone al suo interno, una volta fondata, si assestano del tutto spontaneamente, compresi i sottogruppi da una decina di esse.

Come predetto, siccome, in essa, tutti hanno pari diritti, anche per evitare che nessuno abbia più “potere” un altro, l’intestazione del ter reno (e dell’eventuale struttura abitativa extra-tropicale) della società naturale, a prescindere da chi offre la quota di partecipazione all’acquisto (a cui, comunque, resterà in se stesso per sempre l’orgoglio profondo di aver contribuito al massimo evento storico di tutti i tempi: la nascita della società del futuro), andrà alla fondazione GNS (Global Natural Society), finalmente di proprietà di nessuno, che risponde solo ed esclusivamente al seguente statuto naturale (cioè dettato dalla natura stessa adatta alla specie umana):

l’alimentazione di ogni persona è quella naturale, cioè adatta alla specie umana, quindi melariana [al limite, unicamente in fase iniziale (per soli motivi di gradualità), fruttariana sostenibile (cioè quella espressa in questo testo)] e poi respirariana (tutte almeno all’interno della società naturale).

assenza totale di prodotti artificiali (compreso casa, vestiti, attrezzi od oggetti di qualsiasi tipo, fuoco, ecc.).

assenza totale di specie animali aspecifiche per la specie umana [a cominciare da cani, gatti, mammiferi erbivori, qualsiasi animale pericoloso o dannoso per l’uomo, come serpenti, scorpioni, o analoghi (nell’ecosistema antropico non sono mai esistiti, anche in quanto appartengono a ben altri ecosistemi), ecc.]. Quelle compatibili con la nostra specie sono gli uccelli spontanei autoctoni, e, ovviamente, la fauna invertebrata autoctona (farfalle, fauna invertebrata sotterranea, ecc.).

qualsiasi abitante (umano) del pianeta è libero di entrare e vivere quanto vuole nella società naturale, al solo patto di rispettare il presente statuto. Se ci sono problemi di sovraffollamento, (ad esempio, problemi di spazio, di carenza di frutta, ecc., dovuti al numero di persone), nessuno può essere allontanato (per quel motivo), nemmeno l’ultimo arrivato (perché anche il tempo maggiore trascorso all’interno non fa acquisire alcun diritto maggiorato rispetto agli altri); quindi, l’allontanamento per i

suddetti problemi di sovraffollamento può essere deciso solo per se stessi.

L’eventuale sovraffollamento deve, invece, spingere a fondare un’altra società naturale (con la predetta procedura) sita il più vi cino possibile a quella sovraffollata.

ognuno è libero di organizzare qualsiasi evento (feste, raduni, conferenze, ecc.),

(anche nella eventuale struttura abitativa), rivolto solo ed esclusivamente alla diffusione del fruttarismo sostenibile/melarismo/respirarismo e della società naturale nel mondo (ogni evento sarà gratuito per tutti i partecipanti, e non si può usare il terreno, o qualsiasi struttura su esso, a scopo di profitto economico).

Anche il terzo articolo del suddetto statuto naturale è assolutamente essenziale sempre per il fatto che, per la nostra vera felicità, finalmente tutto deve essere naturale, e, quindi, nella società naturale umana non devono essere presenti altre specie animali se non quelle complementari alla nostra nicchia ecologica antropica, dunque, ovviamente, solo ed esclusivamente uccelli autoctoni che spontaneamente sono presenti, e la fauna invertebrata autoctona [dalle farfalle a quella sotterranea (che, tra l’altro, è indispensabile per la fertilità del terreno)], ma assolutamente mai nessuna altra specie animale, dalle specie carnivore (come cani, gatti, ecc.), a quelle erbivore (mucche, capre, ecc.), a quelle granivore aspecifiche (galline, tacchini, ecc.), ecc., che, essendo specie adatte ad ecosistemi e relazioni interspecifiche del tutto diverse, soffrirebbero enormemente, e, comunque, altererebbero anche il delicatissimo equilibrio ecosistemico, fisico e mentale, pure della nostra specie.

I vantaggi della società naturale sono infiniti:

come predetto, i soldi, la burocrazia, i tempi, e, quindi, anche le energie occorrenti per formarla, sono finalmente quasi nulle;

con il minimo (un quasi niente) si ha il massimo;

ogni persona non ha più problemi per mangiare grati s, perché il terreno è enorme e la frutta prodotta è sempre in eccesso (il surplus si può sempre essiccare per la conservazione, oppure vendere per le eventuali spese di manutenzione);

ogni persona non ha più problemi per l’alloggio gratis, perché nella fascia inter-tropicale non servono strutture abitative e nella fascia extra-tropicale la struttura abitativa è abbondante per tutti;

ogni persona non è più costretta a lavorare, in quanto ha tutto quello che serve per la felicità gratis, a cominciare da vitto, alloggio e compagnia;

ogni persona non è più costretta ad avere proprietà private, da terreno ad abitazione, a tutto il resto, con tutte le relative responsabilità e spese, dalle bollette, alle spese condominiali, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, ecc.;

ogni persona non è più costretta ad avere soldi, anche in quanto l’alimentazione naturale (adatta alla specie umana) determina l’annullamento totale di tutti i bisogni indotti (dall’intossicazione aspecifica);

ogni persona, quando vuole, ha la massima compagnia, e sempre al massimo livello, visto che si trova in un posto con moltissime persone, tutte aventi lo stesso obiettivo di vita naturale, e, quindi, come abbiamo visto, amici profondamente veri, e con un assestamento spontaneo in gruppi di massima sintonia reciproca;

ogni persona non ha più problemi di spostamento, mezzi di trasporto, o qualsiasi cosa del genere, in quanto ha tutta la compagnia e felicità che vuole senza doversi spostare;

ogni persona non ha più l’esigenza di andare in locali o analoghi (dal cosiddetto

“ristorante” fino ai cosiddetti “pub”, o “discoteca”, o “cinema”, o altro “svago” innaturale), in quanto ogni sera nella società naturale è una festa assolutamente spontanea, con decine di persone che si divertono tutte insieme, l’unica cosa al mondo in grado di dare la sensazione di compagnia e felicità profonde;

anche in caso di figli, essi crescono nel migliore ambiente al mondo, cioè completamente naturale;

ogni persona non ha più paura di niente, sia per qu anto riguarda la cosiddetta “sicurezza economica”, in quanto la sicurezza economica massima non si ha quando si hanno tanti soldi, ma, esattamente al contrario, quando non si ha bisogno di soldi; sia per quanto riguarda la sicurezza sociale, in quanto scompare anche la paura di rimanere soli, per la predetta massima compagnia in massima sintonia, non solo in età non avanzate, ma anche addirittura in età avanzatissime, dove scompare l’esigenza degli ospizi o dell’assistenza personale, in quanto, da un lato, l’alimentazione adatta alla specie umana rende la persona sempre completamente autosufficiente, proprio per la perfetta salute senza scadenza, e dall’altro, si sta in un posto con la massima compagnia e, se serve, aiuto reciproco;

ecc.

La società naturale è, dunque, la soluzione definitiva sia dei problemi di qualsiasi persona al mondo, sia dell’intero pianeta [per avere anche una vaga idea della società naturale si consiglia di guardare il film “pianeta verde” (su internet è gratuito), anche se alcuni dettagli di quest’ultimo sono ancora da perfezionare] per il semplice motivo che la specie umana è stata progettata per vivere solo ed esclusivamente in maniera naturale, che, infatti, è l’unica che la rende completamente felice.

Perfezionamento tecnico (ed economico-burocratico) relativo alla formazione di ecovillaggio e società naturale (valido anche pe r le imprese relative alla posdetta direttiva ONU): EV-SN.

In realtà, la procedura ideale per la formazione di ecovillaggi e società naturali è quella più semplice e veloce, sia dal punto di vista tecni co che economico, ed inoltre burocratico: unire i due progetti in un unica soluzione (EV-SN, cioè EcoVillaggio – Società Naturale) e poi, all’interno di esso, differenziare due fasi, una prima fase in cui si vive il terreno sotto forma di ecovillaggio, e una seconda fase in cui si vive finalmente il terreno sotto forma di società naturale.

Per applicare ciò è sufficiente realizzare un EV-SN, in questo modo:

una volta formato un gruppo di una decina di amici (o, meglio, come predetto nel progetto 3M, conoscersi di persona tra i fondatori è importante ma poi l’ideale è comunque il metodo descritto per la predetta società naturale, cioè proponendo il progetto di EV-SN su internet ed arrivando ad un centinaio di persone con circa

1000 euro ciascuna |con numero di persone comunque successivamente aperto, grazie alla posdetta intestazione alla fondazione GNS, avente lo specificato statuto naturale|; questo in quanto progetti con un numero chiuso di persone sono destinati a fallire in poco tempo per il semplice motivo che non consentono l’assolutamente essenziale assestamento interpersonale naturale spontaneo che solo un progetto aperto può determinare |infatti tutti i progetti a numero chiuso di persone sono falliti per incomprensioni o litigi che hanno portato all’allontanamento delle persone senza poi avere l’immediato naturale ricambio con energie fresche e più adatte di altre persone|; da ricordare sempre che con progetti a numero chiuso di persone si spendono molti più soldi e si è destinati a rimanere soli, senza l’indispensabile fattore di compagnia spontanea che è l’unico elemento che consente di far rimanere viva una qualsiasi comunità appartenente a qualsiasi specie animale |la natura è infatti sempre aperta, e, come sempre essa è assolutamente l’unico modello vincente; non bisogna mai aver paura di diventare troppi, sia in quanto l’unica causa di fallimento è la solitudine e sia in quanto è proprio l’eccesso numerico di persone che determina l’enorme successo del progetto e che quindi può stimolare a realizzarne subito un altro, nello stesso semplice modo),

si acquista un terreno dai 2 ai 3 ettari, intestandolo direttamente alla predetta fondazione GNS (Global Natural Society), col predetto statuto naturale [adattato alla EV-SN, cioè prevedendo la possibilità provvisoria di aggiungere una decina di casette mobili di legno (usabili, con un numero massimo di persone per ognuna, da chiunque |segua il suddetto statuto naturale|, in maniera contingente, cioè occupabili solo per il periodo di presenza costante sul terreno; i restanti possono abitare, in maniera ancora più naturale, la posdetta sala comun e ad igloo solare; questa alternanza abitativa spontanea consente una eventuale gradualità psico-fisica verso l’abitare esclusivamente la struttura più ecologica dell’igloo solare, come succede poi nella seconda fase dello stesso terreno, di società naturale), per poi toglierle quando si giunge, appunto, alla fase di società naturale, come posdetto; se si supera costantemente la capacità di carico (alimentare ed abitativa) di questo EV-

SN, ciò è un segnale massimamente positivo che deve spingere subito ad attivarsi per realizzare, allo stesso modo e nella posizione più adiacente possibile, un altro EV-SN (questo è proprio esattamente l’unico modo per cambiare veramente il mondo, cioè un pezzo di pianeta per volta)];

si semina un meleto (Stark) con alberi distanti una decina di metri l’uno dall’altro (nella eventuale fase di transizione verso il melarismo gli altri frutti si possono comprare fuori);

si acquistano una decina (non di più, per motivi ec ologici e legali) casette mobili (di legno)466; tali casette mobili di legno si dispongono sul terreno in modo più circolare possibile (e specialmente meno visibile possibile, anche per evitare problemi col vicinato), in modo da lasciare un grande spazio centrale (l’area comune), al centro del quale si pone un (macro) igloo solare (con diametro di circa 15 metri, alto circa 6 metri) [l’igloo solare è costituito da una sorta di semisfera schiacciata in materiale tipo plexiglas spesso (trasparente) a doppio strato (con aria tra i due strati che è un ottimo isolante termico) e con porta scorrevole a scomparsa (nell’intercapedine del doppio strato), poggiato direttamente sul prato, che costituisce il bellissimo pavimento naturale interno stesso; (“igloo” in eschimese significa esattamente

“casa”; infatti, perfezionato a igloo solare, in termini di prestazioni bio-ecologiche e tecniche, come vedremo, è esattamente la casa per eccellenza; quindi “igloo solare” significa proprio “casa solare”). L’igloo solare è la struttura più ecologica in assoluto, in quanto:

la porosità medesima del terreno, come predetto, funge da perfetto scambiatore di calore e, quindi, determina anche non solo il migliore ricambio dell’aria senza abbassare la temperatura, ma addirittura in maniera continua;

il materiale strutturale è organico (di origine comunque vegetale fossile), [i più moderni sono traspiranti (permeabili all’aria) ed impermeabili all’acqua];

la parete è la più sottile di qualsiasi altra struttura (abitativa) esistente (minimo utilizzo di risorse);

anche per quest’ultimo motivo, è la tipologia strutturale (abitativa) più economica al mondo;

consente il passaggio della luce solare, enormemente salutare anche per la formazione di vitamina D, indispensabile per le nostre ossa;

essendo una sala comune, la tipologia strutturale e le dimensioni (a vano unico ed enorme) dell’igloo solare determinano anche la massima possibile sua distanza parietale dal nostro organismo;

è l’unico tipo di struttura esistente al mondo che consente agli abitanti anche di restare perfettamente sempre con un fantastico contatto visivo totale con l’esterno (ad esempio con gli alberi e col cielo stellato notturno), fondamentale pure a livello psicologico;

come già descritto maggiormente in un altro paragrafo relativo alla società naturale, a conseguenza della posdetta motivazione bioclimatica interna, essendo anche la sola a superficie di calpestio naturale e con passaggio totale di luce solare, l’igloo solare è l’unica struttura (abitativa) al mondo che consente (e va fatto) di poterci piantare (sempre seminandoli) dei meravigliosi meli (Stark) al suo interno, ovviamente in numero proporzionale alle sue dimensioni, ricreando finalmente la biosfera antropica (nel caso di un igloo solare di una quindicina di metri di diametro occorre avere almeno cinque meli |Stark|, uno centrale e quattro laterali), e cioè, in questo caso, addirittura un piccolo paradiso terrestre;

come predetto, la presenza di piante all’interno di un igloo solare (oppure cupola geodetica panorama) determina anche un grande vantaggio salutistico sia per le persone (miglioramento pure atmosferico interno, spiegato precedentemente) che per la tipologia di piante stesse (a cominciare dal melo, come abbiamo visto, sono tutte intertropicali, e quindi, proprio in questa biosfera interna, non solo tornano a non perdere mai le foglie, ma addirittura a produrre due volte all’anno ed in maniera scalare |di conseguenza praticamente continua|; inoltre le radici, rinforzate anche dalla fotosintesi mai interrotta, sono naturalmente in grado di fornire il nutrimento acquoso dalle sole profondità del terreno, a prescindere dalla pioggia |ovviamente, per il semplice principio dei vasi comunicanti, il livello idrico delle profondità del terreno sottostante l’igloo solare, o predetta cupola, è perfettamente identico a quello del terreno esterno, per cui non serve assolutamente nemmeno l’innaffiamento interno|);

non uccide nessun animale (vertebrato o invertebrato, pluricellulare e non |ne esistono a miliardi per metro cubo di terra|), come succede per qualunque estrazione di minerale per ottenere case in qualsiasi tipo di muratura, o per scavare case sotterranee, o per case utilizzanti parti di cadavere animale (come pelli, ossa, ecc.);

non uccide nessuna pianta |né arborea, né arbustiva, né erbacea| come succede per il legno, canapa, paglia, ecc.;

è una struttura non solo autoportante, ma persino a parete unica, (ancora minimizzazione enorme del consumo di risorse);

è la struttura totale che ha il più basso rapporto massa/volume addirittura tra tutte le costruzioni esistenti (massimo risultato volumetrico totale col minimo consumo di risorse in assoluto);

è l’unico tipo di struttura esistente al mondo che aumenta persino la resistenza all’aumentare della dimensioni;

è la struttura a massima anti-sismicità (massima resistenza strutturale ed elasticità molecolare);

è la struttura persino a massima tenuta anti-uragano in assoluto (massima aerodinamicità e resistenza, tanto che anche negli Stati Uniti d’America si stanno approvando pure come strutture di protezione);

è l’unico tipo di struttura al mondo che conferisce al suo interno le condizioni bioclimatiche e termiche più naturali per la specie umana (proprio per questo motivo, si usa anche non solo nei paesi nordici per la creazione di stupende biosfere tropicali |con all’interno fino persino intere foreste tropicali|, ma addirittura come progetti spaziali più evoluti di ricreazione della biosfera terrestre antropica su altri pianeti, ecc.), tramite, ad esempio:

o l’attraversamento parietale totale della luce solare;

l’innesco dell’effetto serra, con produzione massima possibile non solo di calore (fondamentale d’inverno), ma addirittura di origine solare diretta, costituendo, quindi, l’impianto di riscaldamento per abitazione umana più evoluto ed ecologico esistente al mondo;

il mantenimento massimo, sia diurno che notturno, del calore attraverso il doppio strato con intercapedine a camera d’aria (che ha il coefficiente di isolamento termico tra i massimi livelli esistenti al mondo, molto oltre il legno e persino il sughero stessi);

l’isolamento termico della camera d’aria è enormemente potenziato dalla posdetta struttura termodinamica dell’igloo solare che porta l’aria calda interna in salita a riscaldare prima proprio la camera d’aria (il contemporaneo contatto parietale interno dell’aria calda in salita non consente nemmeno la formazione di condensa);

il mantenimento del calore interno è decisamente potenziato anche dal famoso effetto termo-iglooico (che è il motivo principale per cui la forma ad igloo si usa proprio per i freddi glaciali più estr emi in assoluto), cioè il fenomeno termodinamico per cui l’aria calda in salita, curvando per effetto delle pareti dell’igloo ritorna subito verso il basso (cioè proprio dove il calore ci serve di più, ostacolando contemporaneamente la perdita termica dall’alto) conferendo pure un’ottima temperatura omogenea;

essendo una sala comune, la produzione di calore è potenziata anche dal numero dei calori corporei stessi, ognuno dei quali corrisponde tecnicamente ad una stufa da oltre 150 Watt;

esclusivamente in un igloo solare, se serve, il calore solare, proprio in quanto

è diretto, è potenziabile semplicemente con un impianto termoaccumulatore (riscaldamento a volano idrogeotermico): ad esempio, un insieme di cisterne verticali (quindi a cessione termica notturna duratura) da circa 300 litri, piene d’acqua (liquido con capacità termica ai massimi livelli), poste sotto (di una decina di centimetri) il predetto pavimento naturale interno (dalla circonferenza perimetrale fino al centro, in maniera più o meno omogenea, a seconda del calore desiderato), le quali, di giorno, fungono da accumulatori di calore (da effetto serra potenziato dal calore geotermico naturale stesso), e, di notte, ricedono gradualmente il calore accumulato, il quale, siccome va naturalmente verso l’alto, riscalda l’intero igloo solare proprio dal pavimento sul quale si può dormire (calore sempre decisamente potenziato dal predetto effetto termo-iglooico, in sinergia anche con l’isolamento termico del doppio strato a camera d’aria);

per climi molto freddi, se serve, si può usare un triplo predetto strato del materiale tipo plexiglas (quindi con doppia camera d’aria interna), che, inoltre, è ancora maggiormente potenziato dalla predetta struttura termodinamica; (in caso serva ulteriore calore, si può aggiungere un mpianto solare-termico: dei pannelli solari-termici esterni |con boiler e termostato, a trasporto idrico passivo| poggiati di fianco, ed una tubazione di poco sotterranea |anche 5 centimetri per tutta la superficie pavimentale interna; in alternativa |o, se ancora serve, in ulteriore aggiunta| si può usare un impianto geotermico |orizzontale o verticale, con pompa di calore ad energia solare|, sempre collegato alla predetta tubazione sotto-pavimentale interna; l’impianto geotermico è ottimo anche perché, mentre d’inverno |o estate notturna| serve per riscaldare, d’estate diurna soleggiata, nel caso di troppo calore, può rinfrescare l’ambiente interno |anche se d’estate diurna soleggiata normalmente si sta all’aperto|);

ecc.;

questo igloo solare è una fantastica soluzione tecnica che, nella prima fase, cioè di ecovillaggio, funge da sala comune, mentre nella seconda fase, cioè di società naturale, funge da unica struttura abitativa;

una volta disposte le casette mobili e l’igloo solare centrale, si è già creato l’ecovillaggio; questa prima fase, cioè appunto di ecovillaggio, va fatta durare solo per il periodo in cui gli abitanti attraversano la transizione fruttariana; [in questa fase si possono anche ospitare dei tendenti fruttariani, oltre che nella sala comune, pure con delle roulotte degli ospiti stessi (in numero non superiore ad una decina), sempre poste in modo meno visibile possibile e specialmente verniciate di verde];

a mano a mano che gli abitanti giungono al melarismo, e, quindi, con l’azzeramento totale dei complicatissimi bisogni indotti, specialmente neurotrasmettitoriali, determinati da una “alimentazione” non adatta alla nostra specie, possono finalmente andare a vivere tutti insieme nell’igloo solare, dove, specialmente per un melariano, per dormire è sufficiente un sacco a pelo sul prato pavimentale, vendendo la propria casetta mobile ad altri ragazzi che stanno iniziando, a loro volta, la prima fase di ecovillaggio su un altro terreno (agevolando così anche la formazione di altri EV-SN vicini, fondamentali per la compagnia; conviene agevolarli anche creando su internet dei progetti di altri EV-SN vicini, con il metodo relativo alla colletta predetta, ad esempio da 1000 euro ciascuno, a cui possono partecipare anche gli abitanti stessi dei primi EV-SN della zona); quando tutte le casette mobili sono vendute, e rimane, oltre allo stupendo meleto, come struttura artificiale, solo l’igloo solare, inizia così la seconda fase, cioè la più fantastica delle avventure per una persona, che è proprio quella finalmente della società naturale; in un terreno simile, dove si è riformato lo stupendo ecosistema antropico, è ovvio che la maggior parte del tempo si passa all’aperto, potendo godere finalmente della natura adatta alla specie umana (in attesa di poter vivere un giorno in una società naturale intertropicale, dove normalmente non serve nemmeno l’igloo solare, perfezionando così totalmente l’ecosistema antropico); come predetto, l’ulteriore cosa meravigliosa della società naturale, e quindi anche della EV-SN, è anche il fatto che (pure fin dalla prima fase ecovillagica dell’EV-SN), il terreno è aperto a tutto il mondo, e questo consente, oltre che la fantastica compagnia di qualsiasi tendente melariano di ogni parte del pianeta, anche il poter cambiare, provvisoriamente o definitivamente, la società naturale dove si vive (pure viaggiando), essendo ovviamente tutte le società naturali del mondo ugualmente aperte (grazie proprio all’intestazione di ognuna alla fondazione GSN; sempre grazie ad essa, quindi, ognuno sarà libero non solo di girare anche tutto il mondo assolutamente gratis, ma, specialmente quando la concentrazione di EV-SN sarà sufficiente, di farlo totalmente a piedi).

13.7 Considerazioni urbanistico-comparative di base

Come si può notare dalle stesse definizioni urbanistiche, i primi 4 modelli insediativi [villaggio, città (o paese), (vita in) campagna, (la) comune] non sono altro che espressioni ad impostazione di base del tutto identica, dello stesso modello strutturale e sociale primitivo post-glaciale, cioè, basilarmente assolutamente identiche a quello del nucleo insediativo cavernicolo nato 1,8 milioni di anni fa, per effetto della prima glaciazione, in cui gli abitanti, distribuiti in diverse caverne della stessa zona, univano lavorativamente (lavoro collettivo centralizzato) i loro sforzi disperati per poter sopravvivere procacciandosi elementi ecosistemici aspecifici [oggi del tutto erroneamente detti “cibo” (diverso da mela)].

Quindi, a rigore, la popolazione mondiale (eccetto gli ecovillaggi e le società naturali), ancora oggi, vive in modelli insediativi a struttura di base ancora perfettamente cavernicola (post-glaciale), cioè, come abbiamo già analizzato, con i 3 parametri urbanistici di base (dei modelli insediativi) (l’unico parametro causale con i 2 parametri-effetto principali) perfettamente dettati solo ed esclusivamente dalla disperazione post-glaciale:

“alimentazione” ancora onnariana, vegetariana, vegan, o vegan-crudista (con percentuali diverse a seconda dell’area geografica), tipiche espressioni di una specie animale primatica ancora completamente spaesata dall’assestamento ecosistemico globale post-glaciale assestamento che, però, ora ha stabilizzato il suo assetto termico ed ecosistemico fondamentale;

attività umana che comprende ancora il cosiddetto “lavoro”, tipico proprio di una specie animale ancora nella più assoluta disperazio ne e confusione post-glaciale, l’attività più dannosa proprio per una specie al ma ssimo livello di evoluzione biochimica (l’unica pluricellulare perfettamente in asse col ciclo H) e di conseguenza proprio la specie più biologicamente e biofisicamen te opposta al concetto stesso di

“lavoro” [“lavoro” deriva da “labor” che significa esattamente “fatica” (“sforzo”), quindi, tecnicamente, “stress”], proprio in quanto il ciclo H di cui siamo espressione, rappresenta, invece, del tutto all’opposto, l’incarnazione perfetta del principio stesso della minima energia, che è l’esatto opposto biofisico assoluto proprio della”fatica” e, quindi, del “lavoro”.

assetto abitativo che comprende strutture cosiddette “abitative” ancora in muratura (esattamente come le caverne), costituite di un materiale assolutamente non solo non rinnovabile ma anche a pessimo impatto ambientale generale (a cominciare pure dal disboscamento totale o massacro di numerosissime altre piante per creare le cave, piante in numero enormemente maggiore di quelle vecchie e immediatamente sostituite relative alle unità abitative in legno) non termoisolanti, dispendiosissime in termini di risorse, anche sia per riscaldarle d’inverno, che per rinfrescarle d’estate, modello strutturale che se fosse utilizzato da tutti gli oltre 7 miliardi di persone sul pianeta, a livello di materie prime stesse non basterebbero 4 pianeti, e , già oggi modello strutturale del tutto insostenibile, anche con i massacranti danni ambientali, locali e globali, che conosciamo; come se tutto ciò non bastasse, la struttura dell’attività primitiva (il cosiddetto “lavoro”) degli attuali modelli insediativi principali (a cominciare proprio dalla città e campagna), è ancora quella più disastrosa in assoluto per la specie uma na, cioè del lavoro collettivo centralizzato, in cui ogni individuo della specie è completamente schiavizzato alla più allucinante durata lavorativa annuale, cioè, mediamente, 11 mesi sui 12, di, invece, assoluta libertà che la natura aveva concesso specialmente alla nostra specie.

Quindi, a rigore scientifico, non è il cosiddetto “potere” che ci schiavizza (anche perché non solo pure i massimi politici e i massimi imprenditori sono costretti a lavorare, ma addirittura persino con responsabilità molto maggiori), ma solo ed esclusivamente, come abbiamo già analizzato, il modello di produzione “alimentare” mondiale, che è basato ancora su una “alimentazione” non adatta alla nostra specie, che innesca una allucinante reazione a catena di problemi, iniziata unicamente da essa, che letteralmente crea

(direttamente o indirettamente) assolutamente tutti gli altri problemi esistenti sull’intero pianeta, dalle malattie, alla distruzione ambientale, alla più tremenda e vera schiavitù aspecifica chiamata ancora “lavoro”, ecc.

Di conseguenza, il vero potere lo ha ognuno di noi su se stesso, solo ed esclusivamente nell’esatto momento in cui decide la propria alimentazione, almeno fruttariana, da adottare per il resto della sua vita, visto anche che unicamente questo gli può consentire di effettuare i due successivi passi descritti da questo testo, gruppo almeno fruttariano ed ecovillaggio/società naturale, gli unici che gli possono dare (se effettuati esattamente nei modi spiegati) la definitiva uscita dal sistema ancora totalmente schiavista costituito dall’attuale modello di sviluppo globale.

Dunque, il “potere” (lo dice il termine stesso, infinito presente della forma “io posso”), non è assolutamente una entità sopra di noi, né tanto meno una entità da combattere, ma del tutto semplicemente la più facile (solo ed escl usivamente se attuata nei modi descritti da questo testo) e addirittura banale delle nostre scelte del tutto personali: rimettersi personalmente in asse con la nostra natura di specie evoluta, a cominciare dal carburante che introduciamo nella nostra bocca, che, se è quello giusto (quello, cioè, già perfettamente progettato, addirittura in molti milioni di anni, dalla natura), è l’unica cosa al mondo ad avere una potenza (come abbiamo analizzato) addirittura infinita (è la natura stessa che agisce), che, con una facilità e velocità che sorprenderà del tutto addirittura noi stessi, risolverà completamente (consentendoci anche gli altri due suddetti passi) in maniera quasi miracolosa, gradualmente, ma assolutamente tutti, i nostri problemi personali (dalla salute, ai rapporti interpersonali, alla schiavitù del lavoro e dai primitivissimi soldi, ecc.).

In altri termini, il potere non è sopra di noi, ma è assolutamente dentro di noi: il potere è solo ed esclusivamente la nostra scelta alimentare personale almeno fruttariana

(sostenibile).

Conclusione urbanistico-comparativa di base

Di conseguenza a tutto ciò, l’unico modello insediativo adatto alla specie umana, e, quindi, perfettamente compatibile col soddisfacimento più completo e totale di tutte le sue esigenze, individuali e collettive, è solo ed esclusivamente la società naturale (inter-tropicale). Essa, come accennato, dapprima inizia con terreni separati sparsi per il pianeta, poi, man mano che diventano sempre più numerosi, si infittiscono, fino ad unirsi completamente a formare una unica società naturale in tutto il pianeta.

Dunque, l’ideale, per chi si sente pronto, è, ovviamente, iniziare subito con la società naturale, ma, per chi avesse bisogno di una eventuale fase transitoria, si può avere solo sostituendo gradualmente l’attuale rete mondiale di città con la molto più avanzata rete mondiale di ecovillaggi (GEN), che costituisce la fase di società sostenibile, [ogni gruppo di una decina di persone fondando il proprio ecovillaggio (ma solo ed esclusivamente con le caratteristiche descritte in questo testo), ed aiutando altri gruppi a fare altrettanto nelle vicinanze, a formare una rete di ecovillaggi], e, poi, attraverso la quale, (ma specialmente in maniera contemporanea con l’inizio della società naturale, con la quale anche chi abita in ecovillaggio può cominciare a passare dei period sempre più lunghi nelle società naturali, in modo da riassestare dentro se stessi un equilibrio naturale tale che gli consente poi, anche in tempi brevi, di vivere in una società naturale in maniera definitiva) si giungerà, finalmente, al riavanzamento e perfezionamento totali della società, verso

L’ultima evolutissima fase, cioè uno stupendo assetto della società adatto alla specie umana, la fase di società naturale inter-tropicale (completamente deartificializzata), e, quindi, in cui ogni persona potrà trovare quella armonia continua con se stesso, con gli altri e con la natura, che chiamiamo felicità.

Urbanistica comparata tra comune ed ecovillaggio; errore disastroso fondamentale che ha portato al fallimento del 99% degli “ecovillaggi” nel mondo: confondere la comune con l’ecovillaggio.

Nonostante la comune e l’ecovillaggio siano, come abbiamo visto (anche dalle definizioni urbanistiche stesse), due cose assolutamente del tutto opposte, la gente si ostina affannosamente a fare delle comuni chiamandole “ecovillaggi” confondendole, anche concettualmente, con essi, e, di conseguenza, falliscono completamente, in media dopo circa tre anni (documentato ormai anche da tutti i testi inerenti le comunità di tutti i tipi, da quelle più antiche, comprese quelle famose ottocentesche, a quelle più moderne, fino ad oggi, oltre che dalle esperienze dirette di innumerevoli persone in tutto il mondo), proprio esattamente per il semplicissimo fatto che non sono ecovillaggi ma sono comuni.

Infatti, mentre la comune non è altro che la brutta copia della città, più esattamente la pessima copia della città, dove tutti i suoi abitanti vivono tutti ancora una impostazione strutturale sociale dettata da un sistema alimentare e di produzione alimentare da onnariano fino a vegan-crudista, cioè con una struttura sociale basata sul primitivissimo cosiddetto “lavoro” obbligatorio, e per di più anco ra assolutamente centralizzato, esattamente come una fabbrica o ufficio di città, tipo “orto comune”, “campo agricolo comune”, ecc., l’ecovillaggio è, del tutto al contrario, proprio il modello insediativo più vicino in assoluto all’ecosistema naturale perfettamente adatto alla specie umana, dove i suoi abitanti vivono tutti una impostazione strutturale sociale dettata da un sistema alimentare e di produzione alimentare melariano, o almeno fruttariano sostenibile, cioè una struttura sociale avanzatissima, basata sul relax, svago e divertimento, e dove la quasi nulla attività “lavorativa” non solo non è obbligatoria, essendo del tutto facoltativa, ma addirittura non è centralizzata, quindi è sia assolutamente indipendente dagli altri, e sia completamente libera (da orari o qualsiasi altro obbligo); inoltre, l’ecovillaggio è dotato di una stupenda area comune (anche perché libera da vincoli lavorativi), più grande del singolo giardino di ogni villetta personale (o familiare), sulla quale è posta una bellissima sala comune, entrambe (area e sala) dedicate proprio e unicamente allo svago e divertimento di tutti gli abitanti dell’ecovillaggio stesso e di tutti gli eventuali ospiti (tipo relax, feste, cene, musica, ballo, raduni tra i vari ecovillaggi della rete di ecovillaggi stessa, ecc.).

Ora la domanda fondamentale è: perché, prima o poi, tutte le comuni falliscono assolutamente sempre? E perché, del tutto al contrario, gli ecovillaggi (quelli veri, cioè strutturati come descritto in questo testo) non solo non falliscono assolutamente mai, ma addirittura stanno diventando il modello e l’esempio insediativo più socialmente sostenibile ed ecologico (sempre, ovviamente, dopo la società naturale, che va infinitamente oltre la “sostenibilità” ed “ecologia”) a tal punto da essere stati definiti, proprio dalla Commissione dello sviluppo sostenibile dell’ONU stessa, la “punta di diamante più avanzata di tutto lo sviluppo sostenibile”? La risposta è molto semplice: le comuni falliscono sempre, per il semplicissimo motivo che costituiscono una “struttura ecosistemica” del tutto non adatta alla specie umana; sembrano, infatti, pensate, progettate e realizzate apposta proprio esattamente per arrivare il più velocemente possibi le all’unica causa di fallimento di tutte le comuni mai esistite sull’intero pianeta: il litigio tra i suoi abitanti.

Infatti, per ogni comune fallita ci potevano essere motivazioni diverse, sfumature diverse, dinamiche specifiche diverse, ma assolutamente tutte, nessuna esclusa, prima o poi, sono arrivate sempre alla predetta unica causa di fallimento, sempre addirittura noiosamente la stessa: il litigio.

Ora, cerchiamo di capire perché la struttura generale insediativa stessa della comune porta necessariamente sempre alla dinamica del litigio tra i suoi stessi componenti.

Urbanistica comparata tra comune ed ecovillaggio; la dinamica sociale del litigio nella specie umana all’interno del modello insediativo della comune, viene innescata da 3 fattori fondamentali non solo assolutamente precisi, ma addirittura del tutto strutturali: 1) struttura alimentare; 2) struttura abitativa; 3) struttura lavorativa. Comparazione con le strutture analoghe dell’ecovillaggio.

Vediamo, ora, i 3 fattori fondamentali di innesco del litigio, intrinseci nella struttura stessa della comune, comparati con le strutture analoghe dell’ecovillaggio:

1) comparazione strutturale alimentare tra comune ed ecovillaggio

Al primo posto in assoluto, come fattore fondamentale di litigio, c’è la tipologia di alimentazione e di sistema di produzione alimentare, base totale del tutto essenziale di qualsiasi modello insediativo [visto anche che l’unica cosa obbligatoria per ogni persona (a parte i respirariani) è solo ed esclusivamente quella di mangiare], che la comune ha sempre impostato in modo del tutto aspecifico ed innaturale proprio per la specie umana: cioè di tipo onnariano, vegetariano, vegan, o vegan-crudista, e quasi mai fruttariano o melariano (cioè semplicemente normale per la specie umana).

E’ del tutto sufficiente questo solo semplicissimo dato di fatto a letteralmente addirittura devastare velocissimamente l’equilibrio sia fisico che mentale dell’intera comunità: in primo luogo, come predetto, l’alimentazione aspecifica determina la produzione prevalente di neurotrasmettitori catecolaminici, tipica del comportamento nervoso e litigioso, ed in secondo luogo, il sistema di produzione alimentare non fruttariano è sempre estremamente più complesso di quello fruttariano.

Nella comune, invece, questa complessità estrema del sistema di produzione alimentare non fruttariano, porta necessariamente, come minimo, a molto più lavoro quotidiano, sia fisico che mentale, (tra l’altro come tutti i sistemi complessi, avendo un numero di variabili impreviste estremamente più alto, porta subito nece ssariamente ad un numero enormemente più alto di problemi non facili da riso lvere), il molto più lavoro quotidiano determina molto maggiore stress, sempre sia fisico che mentale, il quale, a sua volta porta, col tempo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ad una tensione psicologica di sottofondo che sfocia nel sempre molto maggiore nervosismo addirittura latente in ogni azione, a tal punto che anche in assenza degli altri ogni persona litigherebbe addirittura da sola, proprio per scaricare i nervi dalla loro tensione estrema, giunta ormai al più totale limite di carico catecol aminico, costituito proprio esattamente dagli unici neurotrasmettitori del cervello in grado di riuscire del tutto a farci litigare, anche con una mosca, figuriamoci con la prima persona che ci capita a tiro (è un fenomeno assolutamente non solo involontario, ma addirittura neuroindotto e neuroautomatico).

Insomma, superata per ognuno la sua diversa soglia di carico neurotrasmettitoriale, al minimo pretesto in assoluto il litigio non solo è perfettamente assicurato, ma (siccome la causa di sovraccarico neurofisico rimane ed è persino sempre maggiore) è ogni giorno sempre più forte, sino a poter sfociare addirittura nella violenza.

Basterebbe solo ed esclusivamente questo primo massacrante motivo per portare al litigio sicuro e, quindi, fallimento sicuro una intera comune, ma sembra come se le comuni, non sufficientemente appagate di ciò, abbiano voluto escogitare ed applicare sempre anche addirittura gli altri 2 seguenti fondamentali grandi motivi di litigio sicuro.

2) comparazione strutturale abitativa tra comune ed ecovillaggio

Secondo fattore fondamentale di litigio è proprio esattamente il modello insediativo strutturale stesso della comune: la convivenza mediamente tra una decina di persone, in una struttura unica dove tutto lo spazio personale di ogni abitante è solamente una stanza, con ovviamente cucina e bagni in comune (e non si può nemmeno usare il modello di struttura ad ambiente unico della società naturale extratropicale, dove lo spazio personale di ogni abitante è totale, in quanto l’alimentazione aspecifica crea un’enormità di complessi problemi e bisogni indotti, dall’eventuale russare alla necessità di numerosi oggetti ed attività del tutto personali, che costringono alla divisione della struttura unica in stanze).

E’ a tutti arcinoto quanto sia difficile una convivenza in strutture di questo tipo, anche tra due sole persone, addirittura pure di una coppia che si ama alla follia, (anche la maggior parte delle quali finiscono statisticamente con separazioni litigiosissime, persino in tribunale), possiamo, quindi, immaginarci quanto possa essere difficile, a volte addirittura allucinante, una convivenza in strutture di questo tipo tra più di due persone: per ognuna in più rispetto a due, le complicazioni aumentano in m aniera persino esponenziale.

Sarebbe, quindi, sufficiente anche solo ed esclusivamente questa impostazione strutturale abitativa per portare al litigio estremamente probabile anche solo tre persone, figuriamoci una decina di persone. E’ anche per questo motivo che, esattamente al contrario rispetto alla comune, l’ecovillaggio attua un modello insediativo strutturale del tutto basato, invece, sulla libertà ed indipendenza di base più totale di tutti i suoi abitanti: una intera villetta con intero giardino per ogni persona (o famiglia), proprio per fare in modo che ogni abitante abbia il più totale possibile com fort psicofisico, tutte le comodità possibili (addirittura estremamente più alte della stessa pri mitivissima città) e tutto lo spazio personale essenziale interno ed esterno, assolutamente fondamentale prima di tutto per il suo stesso equilibrio psichico.

Inoltre, per gli indispensabili momenti di svago assoluto e spensierato, sempre del tutto contrariamente alla comune, l’ecovillaggio presenta non solo un’intera area comune dedicata solo ed esclusivamente al suddetto scopo, tipo grande giardino comune, ma anche un’intera sala grande comune, sempre esclusivamente per il suddetto scopo (tipo relax, feste, cene, musica, balli, raduni con anche altri ecovillaggi della rete, ecc.). E’ proprio questo equilibrio continuo tra propria area personale ed area comune (quindi tra spazio personale e spazio collettivo), seguendo solo ed esclusivamente i propri desideri e i propri tempi, per ognuno diversi, che porta ogni abitante dell’ecovillaggio alle massime possibili serenità e felicità.

3) comparazione strutturale lavorativa tra comune ed ecovillaggio

Terzo fattore fondamentale di litigio è il modello lavorativo della comune: anche sull’impostazione lavorativa, infatti, sembra che la comune si sforzi sempre a persistere assolutamente sempre, a tutti i costi, sul sistema più infallibile che esiste al mondo per (prima o poi) portare al più completo fallimento l’ intera comune: il lavoro comune.

La comune ha talmente profondamente insito dentro se stessa il concetto di “lavoro comune” che lo ha inserito addirittura intrinsecamente nel suo stesso nome: il termine

“comune” deriva, infatti, esattamente da “cum”=insieme e “munis”=lavoro, cioè proprio, letteralmente, “lavoro comune”. Non sapendolo, quindi, lo stesso nome che titola il modello insediativo della comune contiene già proprio in se stesso la sua terza fondamentale causa di fallimento: il lavoro comune. Quindi, la comune è già fallita prima ancora di iniziare, dal momento esatto stesso in cui la si chiama comune e la si struttura ed organizza come tale.

Un errore fondamentale della comune (ma anche di tutti gli altri modelli insediativi a struttura primitiva postglaciale, compresa la città): non considerare la negatività estrema del concetto stes so di lavoro.

L’errore fondamentale lo indica direttamente l’etologia moderna applicata alla specie umana: da quando è nata la vita stessa 4 miliardi di anni fa, tutti i sistemi organici, sotto forma di animali e piante, hanno sempre teso enormemente verso il ciclo H, per il loro semplice dovere fisico e biochimico di soddisfare il principio della minima energia.

Ovviamente, con l’ultima versione organica del ciclo H, la più evoluta in assoluto, i primati fruttivori, tra cui la specie umana, hanno toccato finalmente proprio l’apice della

“situazione di minima energia”: il “non lavoro” assoluto.

Per la prima volta, infatti, nell’intera storia evolutiva degli organismi pluricellulari, i primati antropomorfi, ma ancora di più la specie umana, [ch e non deve nemmeno arrampicarsi sull’albero per raccogliere il frutto come tutti gli altri primati (in quanto è nata tra struttura arboree a basso fusto, con i piedi a locomozione da terra)], non devono assolutamente

“lavorare” per vivere, né tanto meno per mangiare, in quanto quando hanno fame hanno già i frutti perfettamente pronti sull’albero specie-specifico, già perfettamente alla loro altezza.

La specie umana (e ciò vale anche, in misura minore, per gli altri primati fruttivori) è, quindi, la prima specie pluricellulare dell’intero pianeta, non a caso è la biochimicamente più evoluta, per cui il concetto stesso di “lavoro” è non solo del tutto innaturale ma addirittura estremamente dannoso, e, col tempo, persino assolutamente mortale.

Di conseguenza, l’unica attività naturale della specie umana è solo ed esclusivamente quello che, in termini moderni, si può definire gioco (naturale), intendendo per esso qualsiasi dinamica di svago naturale, spensieratezza, divertimento naturale, contemplazione e godimento della natura, la stupenda interazione spensierata e allegra con le altre persone, in altre parole il semplicissimo godersi naturalmente la vita.

La parola “lavoro” è proprio la parola più devastante e distruttiva che la specie umana ha dovuto provvisoriamente introdurre dopo le glaciazioni, proprio (come abbiamo visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna) per la assoluta disperazione della stessa estrema difficoltà di sopravvivenza in carenza di frutta.

E’ ovvio, quindi, che quanto più il concetto stesso di “lavoro” si toglie da un modello insediativo, tanto più quest’ultimo si avvicina all a dinamica sociale naturale della specie umana, e, dunque, tanto più si alzeranno anche le p robabilità di armonia tra i componenti, e, in definitiva, di successo dell’insediamento stesso.

Da questo banalissimo fatto si capisce meglio anche perché la semplice non adozione di un modello alimentare melariano o fruttariano è la prima causa di fallimento in assoluto di qualsiasi modello insediativo esistente al mondo (compresa la comune): proprio perché aumentando in maniera addirittura esponenziale il carico di “lavoro” per ottenere la sola

“alimentazione” innaturale della specie, si aumenta in maniera ancora più esponenziale il livello ecosistemico di energia persino intraspecifica, andando, quindi, contro tutti i principi della fisica e della stessa biochimica, a cominciare proprio da quello della minima energia, che pretende, invece, rigorosamente che qualsiasi sistema materiale, come anche quello umano, individuale o sociale, per essere minimamente funzionale, non disgregante, e quindi di successo, deve, a tutti i costi, costantemente essere a energia strutturale quasi nulla.

Sempre dal prima citato banalissimo fatto si capisce meglio, inoltre, il perché la condizione strutturale del lavoro all’interno della comune sia così catastrofica ai fini della riuscita generale dell’insediamento: semplicemente perché si è inserito il “mostro energetico” del “lavoro” (cioè il parametro interpersonale più innalzante il livello energetico di tutti i nostri sistemi strutturali biochimici, e, di conseguenza, il più distruttivo proprio dei rapporti interpersonali) esattamente nel posto più sbagliato in assoluto: tra le persone (della comune) (addirittura tramite lo stesso massimamente distruttivo concetto del “lavoro comune”), portandole, proprio di conseguenza, prima o poi, del tutto necessariamente al litigio.

14.7 Lavoro comune significa lavoro dipendente (da tutti gli altri)

Il lavoro comune, infatti, non significa semplicemente lavorare insieme con gli altri (si possono infatti avere anche mansioni diverse, svolte in tempi diversi), ma significa la peggiore ed interpersonalmente più distruttiva situ azione: lavorare in maniera dipendente (da tutti gli altri).

Questo significa che, per esempio, se un giorno per caso tu sei anche solo leggermente più lento (magari per semplice stanchezza) a svolge re un tuo compito lavorativo, e alla fine non riesci a terminarlo, se ciò determinerà un qualsiasi tipo di disagio negli altri componenti della comune, questi si sentiranno istintivamente (non per colpa loro, ma proprio esattamente per l’innaturalità estrema del lavoro comune) subito in diritto di fartelo come minimo pesare, e a seconda del carattere personale, c’è chi lo farà meno, con un semplice “muso” (già molto fastidioso), chi, anche dopo eventuali tue scuse, anche ripetute, continuerà a borbottare, chi, ancora peggio, continuerà a riprenderti, magari anche su altre cose, e chi (nel lavoro comune, prima o poi, capita sempre), può addirittura alzare la voce (perché magari ritiene di essere stato fortemente danneggiato da te).

Se questo capitasse solo una volta ogni qualche anno già sarebbe fortemente fastidioso, ma siccome nel lavoro comune tutto questo, e purtroppo anche di molto peggio, avviene spessissimo, e per i motivi più estremament e vari, a volte persino non dipendenti dalla volontà di nessuno ma per semplici situazioni oggettive, ma sempre costantemente legati alla dipendenza l’uno dall’altro del lavoro comune, succede che, man mano che passa il tempo, la tensione interpersonale aumenta gradualmente ma inesorabilmente, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, fino ad un punto di totale insostenibilità psicologica dei componenti (dovuta proprio ai sempre più frequenti litigi), fino ad una sofferta ma inevitabile rottura definitiva degli equilibri e persino dei rapporti interpersonali, e conseguente disgregazione, prima parziale e poi, come minimo quasi totale, dell’intero gruppo di partenza.

Anche quando la disgregazione è inizialmente parziale e subentrano nuovi componenti, non solo il gruppo iniziale ha quindi fallito nel formare un insediamento stabile, ma cominceranno immediatamente ad innescarsi precise dinamiche dello stesso tipo anche nel nuovo gruppo così formatosi. Siccome il “fallimento” di un insediamento si misura solo col parametro “felicità” dei suoi abitanti, e se un abitante si allontana per cause interne alla comune vuol dire che comunque non era felice, è urbanisticamente fallimento di un insediamento anche una sua disgregazione parziale (per cause interne).

Dall’ipercollettivismo innaturale della comune al collettivismo naturale dell’ecovillaggio.

Dunque, la non considerazione della predetta etologia umana moderna, porta anche all’enorme errore delle comuni dell’ipercollettivismo, cioè l’avere la produzione alimentare comune, la struttura abitativa comune, il lavoro comune, non tenendo conto che il collettivismo naturale, cioè l’unico adatto alla specie umana, è proprio quello che riflette il nostro ecosistema specie-specifico, che, invece è basato (come abbiamo visto), del tutto al contrario, sull’indipendenza addirittura totale dei suoi singoli componenti.

Quindi, è proprio l’indipendenza naturale personale (alimentare, abitativa, lavorativa, ecc.), come avviene nell’ecovillaggio, l’unico parametro ecosistemico assolutamente essenziale che (rendendo in perfetta armonia la collettività) può non solo consentire, ma addirittura rendere perfetto, il collettivismo.

In primo luogo, essendo l’ecovillaggio l’unica organizzazione strutturale (anche in parte artificiale ma con massimo equilibrio tra aree personali ed area comune) che rende praticamente impossibile (o almeno, rendendolo al minimo, estremamente semplicemente risolvibile) il litigio, in secondo luogo, consentendo finalmente il non essere costretti a condividere i momenti di lavoro o di stress, in cui è quasi impossibile non arrivare a tensioni (specialmente col passar del tempo), e, allo stesso tempo, consentendo, totalmente al contrario, di condividere, esattamente come avviene in natura, solo ed esclusivamente i momenti di svago, divertimento, relax, allegria, ecc., e addirittura non solo anche con una intera zona dell’ecovillaggio, l’area comune, dedicata a ciò, ma pure con una intera struttura presente proprio sull’area comune, la sala comune, anch’essa dedicata allo stesso scopo.

Nella comune l’ipercollettivismo (o “indipendenza” collettiva) porta all’individualismo, nell’ecovillaggio l’indipendenza personale porta al collettivismo.

Anche per quanto riguarda l’indipendenza di base, quella alimentare, in natura tutto funziona per il motivo fondamentale che è tutto molto semplice: in un qualsiasi branco animale (specialmente nei più evoluti, i mammiferi) , compreso la nostra categoria dei primati, ogni individuo non ha assolutamente il benché minimo ruolo di nutrire gli altri, nemmeno parzialmente, o nemmeno di contribuire alla nutrizione collettiva (“indipendenza” collettiva), ma, del tutto al contrario, ha molto più semplicemente il ruolo di nutrire solo ed esclusivamente se stesso (indipendenza individuale).

Ad esempio, un cavallo mangia l’erba, la “sua” erba (cioè quella che si sceglie), ma non si sogna nemmeno lontanamente anche di prenderla e portarla ad un suo compagno, ognuno dei quali, a sua volta, fa esattamente lo stesso. Un gorilla mangia la frutta, la “sua” frutta (cioè quella che si sceglie), ma non si sogna nemmeno lontanamente anche di prenderla e portarla ad un suo compagno, ognuno dei quali, a sua volta, fa esattamente lo stesso.

Quindi, in natura (specie la più evoluta), non esis te assolutamente l'”indipendenza” collettiva, ma esiste solo ed esclusivamente l’indipendenza individuale (personale).

L’indipendenza individuale è sempre la conseguenza diretta del principio della minima energia, e anche per questo motivo non contempla nessuno spreco di energia, è semplice, pulita, veloce, e serve, allo stesso tempo, a mantenere sereni e spontanei i rapporti interpersonali con gli altri individui della stessa specie.

Dunque, l’indipendenza personale è l’unico modo naturale, spontaneo ed ecologico di vivere, per se stessi e per gli altri.

Il del tutto innaturale, specialmente proprio per la specie più evoluta come la nostra, tentativo di “indipendenza” collettiva, tipico del modello alimentare onnariano fino a quello vegan-crudista, nato solo nella disperazione postglaciale, è esattamente quello che non solo porta al concetto del tutto innaturale di “lavoro”, ma addirittura quello che falsa completamente il rapporto interpersonale tra tutti gli individui della nostra specie, portando, di conseguenza, a tutti i fenomeni di incomprensione reciproca, sia all’interno dello stesso gruppo (ad esempio, il fallimento delle comuni), che tra gruppi diversi (ad esempio, l’enorme tensione tra classi sociali diverse nel sistema capitalistico), che tra popoli diversi

(ad esempio, la guerra).

Quindi, tra i vari livelli di incomprensione reciproca cambia solo il nome (fallimento, tensione sociale, guerra) ma la causa di base rimane esattamente sempre assolutamente la stessa: l'”indipendenza” collettiva.

Il motivo è molto semplice: l'”indipendenza” collettiva, in realtà, significa dipendenza assoluta (interpersonale, cioè ognuno deve lavorare per la collettività, e, quindi, proprio tecnicamente, è letteralmente schiavo degli altri, anche perché, a sua volta, da essi dipende), che è proprio esattamente l’opposto dell’indipendenza personale assoluta che da ben 4 miliardi di anni aveva con tanta accuratezza progettato e raggiunto la natura, per il semplicissimo raggiungimento del principio della minima energia, cioè della felicità. Anche per questo motivo, né nel modello capitalistico, né nelle comuni, il sistema nervoso della specie umana non raggiunge la minima energia strutturale, e cioè la felicità.

Come sempre, per risolvere il problema è sufficiente umilmente copiare la natura: ristrutturarsi (da una del tutto primitiva e catastrofica “indipendenza” collettiva) verso una indipendenza personale, proprio quella tipica della felicità dell’ecovillaggio (e, ovviamente, ancora meglio, della società naturale).

Dunque, è proprio per tutte queste ragioni di dinamica trofica e sociale di minima energia, che, mentre l’ipercollettivismo (cioè il “tutto in comune”, produzione alimentare comune, casa comune, lavoro comune, ecc., e, quindi, “indipendenza” collettiva) di base della comune, porta, come abbiamo visto, del tutto necessariamente al fallimento (cioè alla separazione dei suoi componenti, quindi ad una dinamica di completo individualismo finale), totalmente al contrario, l’indipendenza personale (alimentare, abitativa, lavorativa, ecc.) di base dell’ecovillaggio, porta, sempre come abbiamo visto, consentendo anche la perfetta armonia tra tutti i componenti, al vero collettivismo naturale.

Urbanistica comparata tra comune ed ecovillaggio; la comune è un’utopia (come la città e tutti i restanti modelli insediati vi a struttura primitiva postglaciale), l’ecovillaggio (e, ancora meglio, la società naturale), è l’unica realtà (in quanto sostenibile).

Il fallimento (del proprio stile di vita, in particolare della comune), che arriva sempre con un litigio finale tra i componenti stessi, è poi la cosa in assoluto peggiore che possa succedere ad una persona in tutta la sua vita, specialmente per persone (tra l’altro bellissime, e pulitissime, dentro), come quelle delle comuni, che scelgono con tutte le loro forze di vivere proprio una vita collettiva e in armonia con la natura, sempre con l’enorme coraggio che ci vuole per abbandonare lo stile di vita precedente, per lanciarsi in uno nuovo.

E’ la cosa peggiore in assoluto proprio perché non fallisce solo la comune, ma purtroppo (specialmente se si ripete il tentativo) addirittura il sogno stesso della persona, della vita collettiva di gruppo, che, invece, per una specie sociale come quella umana, non solo è una cosa assolutamente meravigliosa, ma persino essenziale per l’equilibrio psichico della persona stessa, in particolare se realizzato in ambiente naturale.

La persona che fallisce in questo, arriva spesso a pensare di avere essa stessa qualcosa che non va, di non sapersi relazionare con gli altri, di essere piuttosto asociale, o altri sensi di colpa, ma, alla fine, tutto sfocia in un’unica conclusione chiarissima, che poi, a forza di aumentare il numero di persone che hanno fallito nelle comuni, diventa addirittura un dogma dell’intero immaginario collettivo mondiale: la comune è una utopia.

Ora, che la comune sia un’utopia è assolutamente verissimo (non perché la persona in se stessa abbia sbagliato qualcosa, quindi, per chi li avesse, eliminate sensi di colpa, o tanto meno di inadeguatezza) per il semplicissimo motivo che attua, come abbiamo visto, una struttura e organizzazione insediativa del tutto non adatta alla specie umana, ma, come però continua potentemente a ripetere l’istinto medesimo di chi pronuncia quella frase, al tempo stesso, la vita collettiva è la cosa assolutamente più meravigliosa e stupenda che possa esistere, è proprio esattamente il motivo più bello in assoluto per cui ci sentiamo di vivere (basta pensarci un attimo: cosa faremmo se fossimo l’unica persona che esiste sul pianeta?). Quindi, la comune è un’utopia, ma la vita collettiva è essenziale.

Visto, poi, che sia la città (come la sua versione in piccolo, il villaggio) che la (vita in) campagna sono, anch’essi, due modelli insediativi, come abbiamo visto, completamente falliti, occorre per forza che esista pure per la specie umana un modello insediativo che funzioni, e che, di conseguenza, ci porti direttamente, e senza fatica, alla felicità.

Ed è anche questo il motivo per cui, alla fine, l’uomo moderno è arrivato finalmente a capire che per far funzionare qualcosa, specialmente di naturale, come anche uno stile di vita di una specie animale (come quella umana), occorre solamente essere umili e imparare proprio dal più grande maestro e addirittu ra scienziato che sia mai esistito persino in tutto l’universo, madre natura, il quale, infatti, aveva già del tutto non solo progettato ma anche realizzato un modello insediativo assolutamente perfetto proprio per la specie umana, e, quindi, del tutto l’unico in grado di renderlo felice: l’ecosistema (specie-specifico).

L’ecovillaggio funziona, quindi, come abbiamo visto, per il semplicissimo motivo che non fa altro che umilmente “copiare” il più possibile d alla espertissima natura (che ha ben 4 miliardi di anni di esperienza di “vita” su questo stesso pianeta) i parametri assolutamente essenziali di funzionamento perfetto (dalla salute, alle relazioni individuali intraspecifiche, all’attività naturale, ecc.) dell’ecosistema specie-specifico della specie umana.

Dunque, mentre la comune è un’utopia [come poi lo è la stessa città (o paese), la sua versione in piccolo come il villaggio, e la (vita in) campagna, modelli insediativi, come abbiamo visto prima, già del tutto falliti anche perché semplicemente insostenibili], l’ecovillaggio (e, ancora meglio, la società naturale) è oggi diventato non solo una necessità massima per soddisfare finalmente assolutamente tutti i bisogni essenziali dell’uomo, quelli veri, gli unici che lo portano alla felicità, ma addirittura un dovere mondiale (ormai supportato anche dall’ONU), di tutti i governi delle 192 nazioni del mondo, l’unico modo urgentissimo sia per cambiare ma, a questo punto, anche per salvare l’intero pianeta.

Realizzato il proprio ecovillaggio, conviene agevolare la formazione della propria rete di ecovillaggi: si possono dare consigli ai nuovi arrivati per realizzare il loro ecovillaggio vicino al proprio.

Anche per questo, una volta terminato, o quasi, il proprio ecovillaggio, è utile, sia per se stessi che per gli altri, fino al pianeta, dare consigli ad eventuali persone che vogliono fare anche loro un altro ecovillaggio, e l’ideale per ognuno è che tutti i successivi ecovillaggi siano posizionati il più possibile nelle vicinanze del proprio, esattamente in modo tale da creare una rete di ecovillaggi, sempre più grande, e che, gradualmente, se ognuno fa la stessa cosa (insieme alla società naturale), cambi, e salvi, l’intero pianeta.

E’ ovvio che oggi, ad esempio con internet (o con la stessa televisione, o altro), si possono dare preziosissimi suggerimenti ed eventuali soluzioni di problemi, anche inerenti alla formazione di ecovillaggi funzionali, a tutto il resto del mondo. Come attività principale della propria vita esattamente all’interno del proprio ecovillaggio, conviene assolutamente dedicare almeno una parte del proprio tempo settimanale, prima all’aiuto di altre persone a formare il loro ecovillaggio vicino al nostro, e poi all’aiuto di altre persone a formare il loro ecovillaggio in tutte le altre parti del pianeta, cominciando magari da quelle più attualmente ancora sofferenti come l’Africa e altre parti, specialmente del sud del mondo.

Non dobbiamo mai dimenticarci che ciò, oltre che a servire alla felicità degli altri (cosa che, comunque, ci fa sentire pure profondamente fieri di noi stessi), questo è assolutamente indispensabile anche per la nostra felicità: infatti (pure per semplicissime questioni di meccanica quantistica, le quali fanno sì che l’infelicità degli altri, anche della persona più lontana dell’intero pianeta, torna imme diatamente pure a te, sotto infinite forme, materiali ed energetiche) bisogna sempre ricordarci che è assolutamente impossibile essere felici in un mondo infelice.

15.7 La società naturale è l’obiettivo finale di tutti

Ovviamente, come abbiamo visto, l’ultima fase del perfezionamento della società sostenibile degli ecovillaggi è proprio la società naturale, sia extratropicale che intertropicale, la cui fondazione nel mondo è quasi contemporanea agli ecovillaggi, con crescita esponenziale fino a coprire, col metodo spontaneo predetto, tutta la superficie del pianeta, rendendo finalmente l’intera specie umana totalmente felice.

Le 10 fasi di perfezionamento personale (relativo a tutti gli aspetti della vita).

Dopo le 7 fasi di perfezionamento alimentare occorre, quindi, proprio per raggiungere la nostra felicità, aggiungere le predette ultime 3, assolutamente indispensabili per essa, ad ottenere le 10 fasi di perfezionamento personale: 1) onnariana 2) vegetariana 3) vegan 4) vegan-crudista 5) fruttariana 6) melariana 7) respirariana 8) ecovillaggio [almeno melariano (al limite, fruttariano sostenibile)] 9) rete di ecovillaggi (come sopra), locale (poi globale)

10) società naturale (extratropicale ed inter-tropicale).

In altri termini, una volta che ci si è perfezionati nutrizionalmente proprio mentre si costituisce il proprio ecovillaggio, subito dopo, (ed è proprio la cosa più bella anche per noi, per la nostra soddisfazione personale totale e, quindi, felicità) conviene assolutamente fare diventare la nostra attività principale (in ecovillaggio), anche perché è incredibilmente pure la cosa più divertente in assoluto, fatta anche di numerosissime feste, proprio quella di aiutare a costituire la propria rete locale di ecovillaggi, e, subito dopo, quella di aiutare a costituire la rete mondiale di ecovillaggi, (sempre pure tramite internet) fino anche al suo totale riconoscimento giuridico nazionale, internazionale e mondiale.

Dunque, quando si vive nel proprio ecovillaggio, conviene assolutamente darsi tutti una mano per questa realizzazione, in quanto è solo ed esclusivamente unendo tutte le nostre energie nella stessa direzione ed obiettivo finale che potremo farcela.

Allo stesso tempo, come predetto, occorre cominciare ad organizzare una società naturale, e (anche se si ha un ecovillaggio) gradualmente a viverla sempre di più, fino a farla essere il nostro posto definitivo di vita (per chi si sente già pronto, senza passare dalla fase relativa agli ecovillaggi, può anche fondare direttamente una società naturale ma si consiglia di effettuare sempre tutta la gradualità suddetta, cioè vivere prima una fase relativa agli ecovillaggi e poi una vita definitiva nella società naturale); per chi abita fuori dalla fascia intertropicale conviene organizzarne due, una società naturale extratropicale (nella nazione dove si vive), ed una società naturale intertropicale (visto che solo quest’ultima è il vero obiettivo finale), [sia come nostra gradualità personale (cioè prima abituarsi a vivere in quella extratropicale, poi gradualmente in quella intertropicale), sia per poter avere pure una base naturale extratropicale di appoggio nel caso si tornasse provvisoriamente dai tropici per aiutare la diffusione della società naturale anche nella zona extratropicale], come sempre, mettendo i progetti pure su internet, trovando i terreni, cominciando a raccogliere i soldi (nel modo predetto), e proseguendo con tutta la procedura già accennata.

Una volta che si vive in una società naturale, conviene assolutamente dapprima aiutare anche gli altri ad arrivare a viverci tramite la suddetta gradualità di perfezionamento personale, e, parallelamente, pure ottenere un totale riconoscimento giuridico della società naturale, sia nazionale, che internazionale (tipo Unione Europea, e analoghi), che specialmente mondiale (ONU).

Infatti, solo con la società naturale (anche riconosciuta giuridicamente a livello planetario), in cui viva la totalità degli abitanti del pianeta, si può sperare finalmente di raggiungere un equilibrio ed armonia totale, per la nostra persona e nella nostra specie, e, quindi, felicità.

16.7 Precisazione sulla “vita”

Come accennavamo nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna, la definizione scientifica esatta di “vita” è proprio “alimentazione”, con una dinamica nutrizionale che fa entrare delle unità strutturali e ne fa uscire altre.

Ora, a rigore scientifico, anche il mondo minerale effettua continuamente questo processo “alimentare” a livello microscopico (specialmente sia a livello di materia non barionica che di onde elettromagnetiche), quindi, in realtà, non solo tutto è assolutamente vivo (e con un suo asse centrale alimentare) ma ha anche, come tutti i viventi, un suo particolarissimo linguaggio che scambia specialmente con i suoi simili, addirittura anche una pietra (a livello non barionico ed elettromagnetico), ed è anche per questo motivo che, anche se noi non possiamo percepire, con i nostri limitatissimi 5 sensi, le vere e proprie urla assolutamente disperate di completamente tutta la natura, da un pesce, ad una pianta, ad un seme (che può diventare anche un bellissimo albero o altra pianta che vive la sua vita), ad un singolo filo d’erba, ad addirittura una singola pietra, fino all’intero ecosistema planetario, dobbiamo comunque imparare a rispettarli, dobbiamo imparare ad avere il massimo rispetto per tutto ciò che ci circonda, e solo ed esclusivamente allora scopriremo addirittura che non solo tutto il pianeta, ma l’intero universo, sentendosi finalmente in perfetta sintonia (il tutto con il suo particolare linguaggio profondissimo, fatto proprio specialmente di materia non barionica e onde elettromagnetiche) con tutte le tue singole cellule, come per una stupenda “magia” in una meravigliosa favola, ti concederà, esattamente in automatico, il grandissimo onore di poter essere, anche completamente, finalmente veramente e profondamente allegro, e poi, proprio come un fiore che sboccia, veramente felice.

La vita è una favola (e meravigliosa), dipende solo ed esclusivamente da ognuno di noi, cominciamo dalla nostra, e semplicemente rispettando la vita di tutto ciò che ci circonda, anche di un seme o di un filo derba, ovviamente a cominciare da non mangiarne il cadavere.

Inoltre, impariamo a sognare (ma i sogni giusti, quelli di acquisire uno stile di vita naturale, cioè quello predetto della società naturale, assolutamente gli unici che possono portarci alla felicità), ma anche, immediatamente dopo, a realizzare il sogno, tutto, anche con cuore, coraggio e umiltà, informandosi, facendo domande, approfondendo, ma senza assolutamente mai fermarsi, fino a quando il sogno si è realizzato completamente del tutto.

Altra forma di intossicazione aspecifica: le cosiddette domande “esistenziali”.

Nessuna specie animale inserita nella propria nicchia ecologica specie-specifica si chiede “chi siamo”, “da dove veniamo” o “dove andiamo”, per il semplicissimo fatto che non ha bisogno di farlo: è già felice. Infatti, un qualsiasi sistema nervoso inserito negli infiniti parametri naturali a lui specie-specifici, acquista la situazione di minima energia strutturale che è chiamata appunto felicità (cioè armonia con se stessi, con gli altri e con la natura).

Solo ed esclusivamente quando un sistema nervoso non è più inserito in quel contesto perfetto, comincia a soffrire, cioè ad alzare l’energia strutturale (intossicazione aspecifica neuronale) necessaria per sopravvivere, e, di conseguenza, automaticamente a porsi domande proprio come autodifesa istintiva per cercare di evitare quella sofferenza, fino a porsi anche quelle domande, dette appunto “esistenziali”.

Tutto ciò che noi chiamiamo “religione”, “filosofia” (compreso lo “spiritualismo”) e “scienza” non è altro che la somma dei disperati tentativi della specie umana (attuati, infatti, solo ed esclusivamente dalla fase post-glaciale in poi) di risposta a quelle domande “esistenziali”, che, come abbiamo visto, sono determinate automaticamente del tutto unicamente da una sommatoria infinita di parametri biofisici e biochimici celebrali assolutamente innaturali. In altri termini, un cervello che si pone le cosiddette domande

“esistenziali” è solamente un cervello ad alta intossicazione aspecifica.

Inoltre, in una situazione del tutto innaturale come quella della nostra società attuale, il nostro cervello è fortemente indotto a pensare che tutto l’universo sia fatto per essere

“capito” dal cervello dell’uomo: ovviamente non è così.

La natura non è fatta per essere “capita” (anche perché è talmente infinitamente complessa, ovviamente solo in termini di “comprensione”, che è banalmente del tutto impossibile) ma solo ed esclusivamente per essere goduta.

Ad esempio, un fiore non è stato fatto per essere “capito” (lo “scienziato” lo uccide e lo taglia a pezzettini per “studiarlo”, fino alle sue molecole singole), ma solo ed esclusivamente per essere goduto (i suoi stupendi colori, il suo meraviglioso profumo, la gioia e la felicità stessa che trasmette psicologicamente, ecc.). In un ecosistema specie-specifico non c’è niente da “capire”, ma solo da vivere. La cosiddetta “verità”, che un cervello intossicato aspecificamente come quello della specie umana attuale cerca, in realtà non è altro che la sua felicità.

Una volta che un cervello è felice (la felicità vera è una situazione che si verifica unicamente tramite la disintossicazione aspecifica e tutte le predette fasi successive di reinserimento nel proprio ecosistema specie-specifico) non si pone assolutamente più domande (che, come già evidenziato, erano solo domande indotte da più alta energia strutturale che neurologicamente chiamiamo sofferenza), per il semplicissimo fatto che ha già raggiunto il suo obiettivo più alto in assoluto , cioè la situazione di minima energia strutturale neuronale, che chiamiamo, appunto, felicità.

E’ praticamente impossibile, per un cervello intossicato aspecificamente, anche solo intuire lontanamente cosa possa essere la sensazione di felicità, proprio in quanto i suoi neuroni sono talmente pieni di tossine aspecifiche che, spesso, ha la sensazione che la felicità addirittura non possa nemmeno esistere.

Quindi, come già evidenziato, l’assolutamente unico modo di arrivare alla felicità (vera), è la graduale disintossicazione aspecifica neuronale, a partire dal predetto perfezionamento alimentare personale, fino al completamento di tutte le, sempre predette, 10 fasi di perfezionamento personale le quali, oltre a donare la salute fisica perfetta, conferiscono automaticamente e gradualmente la sensazione assoluta di armonia sempre maggiore, fino alla più totale felicità.

Come abbiamo accennato, infatti, già nell’introduzione del presente testo, anche a livello biochimico e biofisico, salute perfetta (in natura) e felicità sono totalmente la stessa cosa.

Ricordiamoci sempre, inoltre, anche che la forma più alta in assoluto di cosiddetto “spiritualismo”, o “spiritualità” (spesso ricercata disperatamente con una quantità enorme e differenziata di “tecniche” o orientamenti spirituali, come il cosiddetto”yoga” o innumerevoli altre simili) non è altro che sempre la stessa felicità: non sono altro che tanti modi diversi di chiamare la stessa identica cosa. Infatti, per ottenere una situazione cerebrale di minima energia strutturale che chiamiamo felicità, non solo non serve assolutamente nessuna

“tecnica” o orientamento cosiddetto “spirituale” (che invece non fanno altro che innalzare enormemente e patologicamente quel livello strutturale), ma, del tutto al contrario, è del tutto essenziale L’assoluta assenza di qualsiasi “tecnica” o orientamento cosiddetto “spirituale”.

In altri termini, per raggiungere proprio anche la massima spiritualità, oltre che la disintossicazione aspecifica e le altre predette fasi, non solo non serve assolutamente nessuna “tecnica” o “insegnamento” cosiddetto “spirituale”, ma è, invece, del tutto all’opposto, totalmente essenziale la massima e più completa spontaneità. Ricordiamoci, infatti, sempre anche che la massima spiritualità è proprio l’allegria profonda, in tutte le sue forme spontanee.

Appello urgentissimo a tutte le autorità politiche mondiali [ONU, unioni internazionali (come l’UE, ecc.), e i governi di tutte le 192 Nazioni del pianeta]: direttiva per la società sostenibile e la società n aturale Si prega chiunque legga questo paragrafo, che abbia la facoltà o comu nque la possibilità, diretta o indiretta, di parlare e soprattutto convincere sulla realizzazione di quanto esposto in esso, almeno una delle suddette autorità politiche, di farlo con la massima ed assoluta urgenza, impegno, ma soprattutto cuore.

Ormai tutti gli scienziati del mondo concordano nel ritenere che il pianeta non è mai stato in una situazione di così estrema non sostenibilità, specialmente ambientale, addirittura da quando è comparsa la specie umana stessa sulla Terra. Come in tutti i sistemi ipercomplessi, il crollo totale di un ecosistema planetario può essere determinato anche all’improvviso, quando meno ce lo si aspetta, ed addirittura dall’evento più apparentemente insignificante.

Questo specialmente in una situazione in cui un sistema capitalistico di sfruttamento massimo di risorse non rinnovabili dell’intero pianeta non solo ha raggiunto una velocità enorme, ma addirittura con una accelerazione sempre tuttora velocemente crescente, potenziata ulteriormente ed enormemente sia dall’aumento esponenziale della popolazione mondiale, sia, al tempo stesso e con una micidiale sinergia negativa, dall’aumento esponenziale dei consumi per abitante del pianeta. A cominciare proprio dall’acqua e dai bisogni più essenziali per la stessa sopravvivenza della specie umana, tutte le risorse del pianeta sono al limite estremo di diventare talmente esigue da determinare le peggiori e pericolosissime tensioni belliche internazionali che il mondo abbia mai conosciuto.

Siccome non si può più aspettare, senza perdere un solo secondo, anche alla luce di tutti i dati scientifici modernissimi ed al massimo livello mondiale presenti nell’interezza di questo testo (“specie umana”), si deve assolutamente, e soprattutto immediatamente, iniziare l’unica possibile procedura di eco-conversione dell’intero modello di sviluppo attualmente operativo sull’intero pianeta, l’unica procedura ecologica che non solo non procede contro il profitto, specialmente delle multinazionali e dell’intero sistema bancario, ma addirittura alimenta esponenzialmente il profitto, come in tutte le fasi non di eliminazione, ma, del tutto al contrario, inizialmente di sostituzione tecnologica verso una eco-tecnologia transitoria, che è l’assolutamente unica tipologia procedurale possibile per un sistema capitalistico che costringe tutte le 192 nazioni del pianeta a gareggiare letteralmente a chi aumenta di più il cosiddetto PI L (prodotto interno lordo; il concetto del cosiddetto “sviluppo” va infatti sostituito col concetto di equilibrio, come in tutti gli altri ecosistemi diversi dall’ecosistema sociale attuale), e, di conseguenza, a gareggiare letteralmente a chi consuma più risorse, specialmen te non rinnovabili, e sempre più velocemente, proprio in una situazione in cui sono esattamente le risorse non rinnovabili che sono quasi esaurite a livello mondiale.

E’ esattamente per questo obiettivo che, se si vuole essere efficaci, l’ONU deve immediatamente approvare una semplicissima ma potentissima (di effetti totalmente positivi mondiali) direttiva per la società sostenibile e la società naturale (ovviamente con una ratifica immediata da parte dei governi di tutte le 192 nazioni del pianeta) che sia costituita solo ed esclusivamente dai seguenti 4 articoli giuridici (approvarne un numero maggiore è assolutamente dannoso, anche in quanto, come sempre, anche le normative giuridiche solo se sono semplici possono essere efficaci; eventuali precisazioni devono essere poste solo nella procedura di attuazione di tale direttiva), i quali, agendo finalmente sulle cause, e, quindi, risolvendo definitivamente e nel modo più veloce la crisi dell’attuale sistema di sviluppo, attraverso la soluzione definitiva di tutte e tre le problematiche portanti,

ormai divenute anche le tre emergenze totali, dell’attuale sistema di sviluppo stesso (su cui anche l’ONU ha lanciato il massimo allarme), 1) crisi alimentare mondiale, 2) crisi urbanistica mondiale, 3) crisi energetica mondiale, sono articoli giuridici che oggi sono diventati non solo totalmente essenziali ma addirittura del tutto indispensabili per letteralmente salvare l’intero pianeta dal collasso, da ambientale a sociale, fino addirittura a bellico (specialmente nel nord del mondo); entrambe proficuamente parallele alla società capitalistica attuale, i primi tre articoli fondano la prima società sostenibile, il quarto articolo fonda finalmente la prima società naturale:

Art. 1 eco-conversione totale del sistema di produzione alimentare mondiale, dalla zootecnia e agricoltura (di semi e verdure) alla carpotecnia (biodinamica) (così come definita e spiegata nel testo “Specie Umana”), tramite massima incentivazione fiscale (specialmente sul fatturato eco-convertito come sopra delle imprese zootecniche e agricole in suddetta eco-conversione), massima pubblicità statale (specialmente su tutte le televi sioni di Stato), e tutte le altre forme di massima efficacia.

Come abbiamo già più volte visto in questo testo, è proprio il sistema di produzione alimentare mondiale attuale, con il suo enorme indotto, diretto ed indiretto, l’asse non solo centrale ma addirittura portante dell’intera crisi del sistema di sviluppo attuale, e, quindi, specialmente dell’intera predetta principale crisi mondiale attuale, la crisi alimentare, oltre che, sia in maniera diretta che indiretta, dell’intero impatto sociale e ambientale globale.

Infatti, tra l’altro, persino 4,5 miliardi di ettari sui 5 antropizzabili e coltivabili dell’intero pianeta, ed addirittura i 5/6 delle risorse idriche totali del mondo sono catastroficamente rispettivamente occupati ed utilizzate solo ed esclusivamente dalla zootecnia (diretta ed indiretta, quest’ultima riferita anche all’agricoltura che produce per l’allevamento, che, ad esempio, negli Stati Uniti è oltre il 90% dell’agricoltura totale): ecco anche perché è urgentissima, prima di tutto, una eco-conversione della zootecnia (diretta e indiretta), ma, parallelamente, anche della distruttiva agricoltura di semi e verdure per umani.

Ora, come abbiamo visto nel capitolo relativo alla scienza ecosistemica moderna, a parità di superficie di territorio, rispetto alla produzione animale e vegetale di semi e verdure, solo la produzione carpica (di frutta) è superiore addirittura mediamente di oltre il

90% in peso; quindi, solo ed esclusivamente passando da una produzione zootecnica e agricola (di semi e verdure) ad una produzione carpotecnica (di frutta lavorata, come spiegheremo più avanti) si libera circa il 90% del territorio coltivabile mondiale, cioè oltre 4 miliardi di ettari, che è assolutamente il minimo che consente sia la produzione del cibo per i 5,2 miliardi di persone che stanno morendo e soffrendo per la fame, e, quindi, la soluzione definitiva della crisi alimentare mondiale, sia, come esprime il secondo articolo della presente direttiva, la nascita di una nuova società sostenibile e società naturale.

Di conseguenza, anche da tutta l’analisi descritta nel capitolo relativo alla scienza ecosistemica moderna, oltre che dell’intero presente testo, risulta chiarissimamente che, partendo dal catastrofico sistema di produzione alimentare mondiale attuale, l’unica procedura di eco-conversione possibile (come esprime l’articolo giuridico stesso) è dalla zootecnia e agricoltura (di semi e verdure) alla carpotecnia (biodinamica); del tutto essenziale è agire soprattutto con la massima incentivazione fiscale (solo sul fatturato eco-convertito, cioè relativo ai prodotti eco-convertiti come sopra) proprio sulle imprese zootecniche e agricole, specialmente multinazionali (visto che posseggono il grosso della produzione mondiale), in suddetta eco-conversione.

La carpotecnia (da “carpos”= frutto e “techne”= tecnica), non è altro che la produzione di prodotti analoghi ai prodotti e sottoprodotti animali (carne, pesce, uova, formaggi, latte, miele, e loro derivazioni), e analoghi ai prodotti vegetali di semi e verdure (legumi, cereali, semi oleosi, verdure, e loro derivazioni) ma partendo esclusivamente da materie prime carpiche (cioè di frutta, vale a dire, ad esempio, “carne” fruttariana, “formaggio” fruttariano, “latte” fruttariano, “spaghetti” fruttariani, “lasagne” fruttariane, “parmigiana” fruttariana, “pizza” fruttariana, “pane” fruttariano, ecc., così come anche da predetto foto-ricettario fruttariano).

Infatti, con le più moderne sequenze carpotecniche (in grado di usare tutti i tipi di frutta e tutte le loro possibili combinazioni e lavorazioni crude) è possibile finalmente non solo riprodurre il gusto della carne e di tutti i restanti suddetti prodotti e sottoprodotti animali e vegetali, ma addirittura di renderli enormemente più gustosi. Inoltre, mentre la coltivazione cosiddetta “biologica” è meno economica (di quella biodinamica) e, per stessa legge, consente l’utilizzo di molte decine di sostanze chimiche diverse, la coltivazione biodinamica non solo è più economica (anche di quella chimica più diffusa) ma, sempre per legge, non consente l’utilizzo di assolutamente nessuna sostanza chimica, ed è già utilizzata con enorme successo, anche in termini di resa produttiva per ettaro, in moltissime parti anche enormemente estese dell’intero pianeta, come anche in Australia ed in Svizzera.

Specialmente riguardo questo primo articolo i vantaggi per tutti sono assolutamente grandissimi ed infiniti:

come abbiamo detto, non solo tutte le attuali ricette mondiali resterebbero praticamente invariate e solo sostituite da analoghe, ma addirittura il gusto al palato

è enormemente superiore [basta provare qualche ricetta del predetto foto-ricettario fruttariano, (dalle lasagne fruttariane, agli spaghetti alla carbonara fruttariani, alla pizza fruttariana, alle torte fruttariane, ecc.) che ne contiene solo una minima parte di tutte quelle che inventerebbe ulteriormente la grande industria promossa da questa stessa direttiva];

l’impatto sulla salute è finalmente grandemente positivo, perché si tratta sempre di una alimentazione fruttariana cruda, e, quindi, non solo non contiene grassi animali

(persino assolutamente cancerogeni) ma addirittura con una quantità quasi nulla di colesterolo e grassi saturi, e, allo stesso tempo, con una quantità massima di antiossidanti, vitamine, sali minerali, fibre, ecc.

l’impatto ambientale è finalmente quasi nullo, anche in quanto, come predetto, l’occupazione del territorio, a parità di tonnellate prodotte, diminuisce di addirittura oltre il 90%, l’uso delle risorse idriche diminuisce di oltre l’80%, le emissioni serra diminuiscono di oltre l’85%, ecc.

ogni azienda, nazionale o multinazionale, che attua tale eco-conversione, passerà a costi di produzione finalmente quasi nulli, (diminuiscono mediamente addirittura dell’85%), potendosi permettere, allo stesso tempo, prezzi al consumo più bassi, anche per effetto dell’allargamento enorme del loro mercato, persino su scala mondiale, tutto ciò determinando proprio un aumento esponenziale del loro profitto economico;

l’azienda zootecnica o agricola (di semi e verdure), (compreso l’indotto), in suddetta eco-conversione ha anche un ulteriore gigantesco vantaggio in termini della totalmente essenziale immagine aziendale, che diventerebbe non più distruttrice, ma salvaguardante il pianeta (produzione assolutamente ecologica, vista anche la riduzione dell’impatto ambientale ad un livello quasi nullo, e ad impatto sociale totale enormemente positivo), divenendo addirittura il traino principale di tutta l’ecologia fondamentale mondiale; l’immagine aziendale improvvisamente molto positiva

(aiutata immensamente anche dalla pubblicità televisiva statale proprio sull’eco-conversione, come esprimono gli stessi articoli della presente direttiva) attirerebbe inevitabilmente grandi profitti pure durante l’eco-conversione stessa, non solo annullando completamente il suo costo (insieme ai massimi incentivi fiscali, anche sulla medesima), ma persino aumentando decisamente i profitti da subito;

inoltre, se l’eco-conversione è effettuata prima delle altre aziende analoghe, dopo si troverebbe ad essere addirittura l’azienda leader dell’intero nuovo eco-settore;

ogni istituzione bancaria, nazionale o internazionale, avrebbe introiti di capitale enormemente più alti anche per via dei fatturati in massimo aumento esponenziale, delle predette aziende (e di tutto l’enorme indotto) in suddetta eco-conversione, a cominciare proprio dalle multinazionali maggiori al mondo, specialmente per l’incremento grandissimo della resa quantitativa per ettaro delle nuove produzioni, e per l’estensione colossale dei consumatori nel mondo inglobati da fasce di prezzo inferiori;

per ogni stato e parlamento dell’intero pianeta non solo la ratifica e l’applicazione del presente articolo e direttiva è a costo assolutamente zero, ma addirittura stato e parlamento stessi avrebbero immediatamente una disponibilità economica enormemente superiore, sia per il fortissimo aumento del gettito fiscale dovuto al grandissimo predetto allargamento del consumo anche per effetto dei prezzi inferiori, ma specialmente per il risparmio quasi totale nella spesa pubblica, a cominciare da quella sanitaria, ambientale, ecc.

ogni consumatore, in tutto il pianeta, avrebbe immediatamente non solo prezzi al consumo decisamente inferiori, ma addirittura, come abbiamo visto, con una qualità di gusto e salutistica enormemente superiore;

l’abbattimento quasi totale dello spreco enorme di risorse attuale, risolverebbe in poco tempo anche l’intera crisi economica mondiale, oltre che costituire una velocissima soluzione definitiva alla fame nel mondo;

ecc.

Art. 2 eco-conversione totale del sistema urbanistico mondiale, dalle città alla rete mondiale di ecovillaggi (così come definiti e spiegati nel testo “Specie Umana”), tramite massima incentivazione fiscale (specialmente sul fatturato eco-convertito come sopra delle imprese edili in suddetta eco-conversione), massima pubblicità statale (specialmente su tutte l e televisioni di Stato), e tutte le altre forme di massima efficacia.

I terreni sui quali, dall’entrata in vigore della presente direttiva, si termina la pratica della zootecnia, o di un suo indotto, o dell’agricoltura di semi e/o verdure, possono essere edificati esclusivamente a scopo di ecovillaggio o società naturale, sempre così come definiti e spiegati nel testo “Specie Umana”.

La crisi urbanistica mondiale (che, come predetto, porta ben 5,2 miliardi di persone ad ammucchiarsi disperatamente nelle cosiddette bidonville attorno alla ormai maggior parte dei sistemi urbani, specialmente del sud del mondo, e che, di conseguenza, costringe assolutamente tutti i sistemi urbani stessi del pianeta ad una verticalizzazione strutturale estrema per cercare di contenere, col massimo danno per tutti, il numero più alto di abitanti possibile per unità di superficie) deriva solo ed esclusivamente dalla sempre più estrema mancanza di territorio relativo all’intera enorme popolazione globale attuale (ed ancora in aumento esponenziale), dovuta, come si è detto, esattamente al catastrofico sistema di produzione alimentare attuale, che occupa un totale di addirittura 4,9 miliardi di ettari sui 5 vivibili dall’uomo, costringendo l’intera specie umana ad ammassarsi letteralmente verticalmente nell’appena 0,1 di territorio rimanente.

Come abbiamo visto, l’applicazione del primo articolo della direttiva, che converte proprio il sistema di produzione alimentare globale, ha per effetto primario finalmente la liberazione graduale di immensi territori del pianeta tuttora strangolati precisamente dalla disastrosa morsa della zootecnia: si libererebbero addirittura ben oltre 4 miliardi di ettari, consentendo, finalmente, ma solo ed esclusivamente se si attua nel modo posdetto, anche la soluzione definitiva della crisi urbanistica mondiale. E’ esattamente su questo enorme territorio mondiale gradualmente liberato dal massacrante impatto della zootecnia, per effetto del primo articolo della presente direttiva, che l’ONU e tutti i governi del mondo singolarmente, attraverso questo secondo articolo della stessa presente direttiva, devono assolutamente tutelare, proteggere ed incentivare al massimo livello la nascita della nuova società sostenibile e società naturale.

Come esplicita ulteriormente lo stesso presente secondo articolo, questo è proprio il punto non solo del tutto centrale ma addirittura assolutamente indispensabile di tutta la direttiva e di tutte le leggi nazionali relative; cioè, esattamente per avere almeno un ultima speranza di poter salvare questo pianeta da una catastrofe ambientale e sociale, la suddetta tutela di questi territori liberati dalla zootecnia (diretta e indiretta), assolutamente essenziali per la nostra stessa sopravvivenza come specie, deve assolutamente consistere nella immediata approvazione di questa normativa giuridica [come predetto, prima internazionale mondiale, sotto forma di direttiva ONU (poi UE, ecc.), poi subito ratificata da tutti gli Stati], che faccia pure immediatamente divieto assoluto, anche a livello penale, dell’utilizzo di tali territori liberati per fini che non siano solo ed esclusivamente il seguente: la costituzione, nel senso di costruzione o installazione, della rete mondiale di ecovillaggi

(almeno) fruttariani (cioè la società sostenibile), e, parallelamente, della società naturale globale, così come definite e spiegate nel presente testo (“Specie Umana”).

Per la stessa predetta definizione di ecovillaggio, almeno fruttariani, significa melariani o, al limite, fruttariani sostenibili, ma assolutamente non oltre (cioè non da utilizzo di modello alimentare vegan-crudista ad onnariano): come abbiamo già visto, a conti fatti e usando tutti i parametri della scienza evolutissima dell’ecosistemica, questa è proprio esattamente la nostra ultima speranza come sopravvivenza stessa di specie.

Per avere una efficacia sufficiente dal punto di vista della realizzazione di questa rete mondiale di ecovillaggi, nelle stessa predetta normativa giuridica, sia a livello di direttiva mondiale (ONU) (come si è già esplicitato in essa), sia di direttive internazionali (UE e altre Unioni internazionali), sia di leggi nazionali ratificanti tali direttive, occorre assolutamente inserire immediatamente, come base del tutto essenziale, una massima incentivazione fiscale (solo sul fatturato eco-convertito come sopra) per tutte quelle aziende edili, specialmente multinazionali (anche in quanto hanno una efficacia realizzativa maggiore), che effettuano una eco-conversione industriale (anche parziale) dalla produzione di orrendi e del tutto antiecologici palazzoni di città alla produzione di stupendi e finalmente ecologici ecovillaggi [seguendo assolutamente tutti i parametri (alimentari, produttivi, dimensionali, organizzativi, abitativi, ecc.) esposti in questo capitolo e testo], costituiti strutturalmente da meravigliose villette ecologiche (per le aree personali o familiari), già dotate di tutti i sistemi più ecoevoluti di autoproduzione (idrica, termica, elettrica, idrotermica, ecc.), ognuna circondata già da un meleto (e, al limite, frutteto), [già di alberi almeno quasi produttivi, assolutamente da seme (cioè non innestati o analoghi), mai potati, ecc.], e, per l’area comune, da una bellissima sala comune, circondata anch’essa da meleto (e, al limite, frutteto), [nelle aree extratropicali, dove cioè il frutteto perde le foglie d’inverno, conviene inserire, tra gli alberi principali, in tutto l’ecovillaggio, altri alberi da frutto ma sempreverdi, come nespoli, ulivi, ecc. (ovviamente tranne gli agrumi), per mantenere almeno anche un aspetto estetico carino anche d’inverno, oltre che ad avere altri alberi da frutta].

Ovviamente, le imprese edili che effettueranno questa eco-conversione industriale, dovranno prima presentare i loro progetti ad apposite commissioni per lo sviluppo sostenibile, sia nazionali che regionali, per l’approvazione, e, allo stesso tempo, effettuare accordi con le stesse predette istituzioni per la realizzazione di tutte quelle infrastrutture [che costituiscono la rete (tra gli ecovillaggi): strade, ferrovie, parchi, scuole, centri commerciali, ospedali, ecc.], sempre seguendo solo ed esclusivamente tutti i parametri ecologici e di sostenibilità, che consentono la nascita di una civiltà transitoria, la società sostenibile, in contemporanea con la nascita della finalmente massimamente avanzata società naturale.

Anche riguardo questo secondo articolo i vantaggi per tutti sono grandissimi ed infiniti:

è ovvio che il vantaggio principalmente in termini di profitto economico delle imprese edili e analoghe, specialmente multinazionali, e di tutto il loro enorme indotto, che convertono la loro produzione ad ecovillaggi è assolutamente gigantesco, non solo

per i costi di produzione molto più bassi (a fronte di un prezzo al cliente solo di poco più basso), ma anche per un’ allargamento enorme de l mercato ecovillagico in tutto il pianeta, pure per effetto della liberazione dalla zootecnia di tutto il grandissimo territorio predetto;

l’impresa edile o analoga (compreso l’indotto) in suddetta eco-conversione ha anche un ulteriore gigantesco vantaggio in termini della totalmente essenziale immagine aziendale, che diventerebbe non più distruttrice, m a salvaguardante il pianeta

(produzione assolutamente ecologica, vista anche la riduzione dell’impatto ambientale ad un livello quasi nullo, e ad impatto sociale totale enormemente positivo), divenendo addirittura il traino principale di tutta l’urbanistica ecologica mondiale; l’immagine aziendale improvvisamente molto positiva (aiutata immensamente anche dalla pubblicità televisiva statale proprio sull’eco-conversione, come esprimono gli stessi articoli della direttiva) attirerebbe inevitabilmente grandi profitti pure durante l’eco-conversione stessa, non solo annullando completamente il suo costo (insieme ai massimi incentivi fiscali, anche sulla medesima), ma persino aumentando decisamente i profitti da subito;

inoltre, se l’eco-conversione è effettuata prima delle altre aziende analoghe, dopo si troverebbe ad essere addirittura l’azienda leader dell’intero nuovo eco-settore;

l’aumento quasi verticale del fatturato dell’intero settore urbanistico mondiale e di tutto il suo gigantesco indotto, diretto ed indiretto, porta inevitabilmente anche stavolta all’aumento esponenziale dell’introito di capitale per tutte le istituzioni bancarie, nazionali ed internazionali;

ovviamente, anche in questo caso, per ogni stato e parlamento dell’intero pianeta non solo la ratifica e l’applicazione del presente articolo e direttiva è a costo assolutamente zero, ma addirittura farebbe aumentare enormemente ed ulteriormente la disponibilità economica di ogni singolo stato e parlamento stessi, sempre sia per l’incremento esponenziale aggiuntivo del gettito fiscale, dovuto al predetto aumento quasi verticale del fatturato del settore urbanistico e di tutto il suo gigantesco indotto, ma specialmente anche per il grandissimo risparmio addirittura quotidiano in termini di spesa pubblica infrastrutturale, energetica, idrica, sanitaria, manutentiva, ecc.;

come per il primo articolo, pure per il secondo, il vantaggio per il singolo consumatore è enorme: ad un prezzo persino più basso, rispetto all’analogo “buco” in un palazzone di città o paese, può avere una stupenda villetta in un meraviglioso ecovillaggio, dove, oltre ad una salute praticamente massima anche per essere continuamente all’aria pura ed a contatto col verde, ed una molto maggiore bellezza stessa di vita, pure grazie proprio a tutti i sistemi più avanzati al mondo di autoproduzione (già installati al momento dell’acquisto, quindi assolutamente gratuita) alimentare, idrica, termica, elettrica, idrotermica, ecc., può finalmente vivere quasi senza nessuna spesa economica, quasi azzerando le ore di lavoro necessario per ottenere quel minimo di soldi [per coloro che si organizzano per vivere una vita ancora più semplice (come si è già visto), e, quindi, veramente felice, grazie all’ecovillaggio, sarà possibile anche uscire da subito e definitivamente dalla schiavitù del lavoro e dalla schiavitù dei soldi];

ecc.

Non è un sogno, è la semplicissima applicazione dela presente direttiva per lo sviluppo sostenibile e per la società naturale. Ecco anche il motivo per cui conviene che ognuno di noi, tutti noi abitanti di questo pianeta (almeno per una volta uniti veramente tutti in qualcosa, il sogno dei sogni, una vita sul pianeta finalmente felice), ognuno nel suo piccolo, si impegni al massimo possibile affinché questa direttiva ONU venga approvata e ratificata da tutti gli stati il prima possibile.

Questa volta sì che, se le predette istituzioni, mondiali, internazionali e nazionali, per qualsiasi motivo, dovessero tardare nell’approvazione di questa direttiva ONU per la società sostenibile e per la società naturale, o nelle sue relative ratifiche da parte di ogni stato, si devono assolutamente organizzare manifestazioni popolari, anche a livello mondiale contemporaneo, ma questa volta non più per una sterile protesta, bensì, del tutto al contrario per una potentissima e del tutto risolutiva proposta, di portata addirittura mondiale. Quindi, anche a livello di eventuale manifestazione popolare, bisogna sempre passare dalla protesta alla proposta.

Art. 3 eco-conversione totale del sistema di produzione energetica mondiale, dal settore petrolio-carbone-nucleare (e diverso da solare) alla tecnologia solare (diretta e indiretta) (così come definita e spiegata nel testo “Specie Umana”), tramite massima incentivazione fiscale (specialmente sul fatturato eco-convertito come sopra delle imprese petrolifere in suddetta eco-conversione), massima pubblicità statale (specialme nte su tutte le televisioni di Stato), e tutte le altre forme di massima efficacia.

La crisi energetica mondiale non dipende tanto dal fatto che la quantità di energia necessaria per l’attuale sistema di sviluppo è enorme, ma dal fatto che la risorsa principale che si usa per produrla, il petrolio, oltre che massimamente inquinante, fino alle disastrose conseguenze dell’effetto serra, non solo è scarsa, non solo è non rinnovabile, ma addirittura in velocissimo esaurimento (tra l’altro, scarsità, non rinnovabilità e velocissimo esaurimento sono anche caratteristiche dell’uranio del nucleare).

La tecnologia solare moderna, esattamente al contrario, oltre ad essere la più ecologica in assoluto (usa esattamente la stessa risorsa primaria che usa la natura, il sole), oltre ad utilizzare la risorsa più rinnovabile in assoluto, e pur essendo quest’ultima assolutamente illimitata, l’unico vero ostacolo-causa che ha avuto fino ad oggi è stato solo ed esclusivamente il fatto che per raccogliere l’energia solare occorre molto più territorio di quanto questo attuale modello di sviluppo non rende disponibile: ora, come abbiamo visto, questo problema di mancanza di territorio è risolto in maniera semplicissima e velocissima proprio dalla presente direttiva, esattamente con il predetto primo articolo, il quale, liberando addirittura oltre 4 miliardi di ettari di territorio mondiale, consente anche non solo, come abbiamo visto, la nascita di un nuovo modello di società, la società sostenibile, ma addirittura, con la sua enorme rete di ecovillaggi (sviluppata non più verticalmente ma orizzontalmente), di disporre di una superficie finalmente assolutamente colossale di tetti (delle singole villette autosufficienti), cioè oltre persino 600 miliardi di metri quadri di tetti, senza considerare l’altrettanta superficie disponibile per eventuali microcentrali solari autoproduttive, giungendo così, finalmente, anche alla soluzione definitiva della crisi energetica mondiale.

Inoltre, molti centri di studio di sostenibilità hanno calcolato che, divenendo gli stock di pannelli solari (fotovoltaici e termici) venduti esponenzialmente maggiori rispetto quelli attuali (persino venduti da multinazionali in massima parte alle grandi imprese edili che costruiscono l’intera rete degli ecovillaggi), i prezzi unitari dei pannelli solari (sia fotovoltaici che termici) stessi si abbattono di oltre l’85%, facendo, quindi, in modo che finalmente, a parità di energia (elettrica o termica) prodotta, la tecnologia solare diventa addirittura enormemente meno costosa del petrolio (o nucleare) stesso, non solo risolvendo definitivamente, così, anche il problema secondario dei costi, ma addirittura determinando un grandissimo risparmio in ogni settore, dai costi di produzione aziendale, alla spesa pubblica, a quella privata, ecc.

Ovviamente, siccome nel passato tutti i freni principali ad uno sviluppo energetico solare sono venuti dal settore multinazionale petrolifero mondiale, ma anche per avere una efficacia sufficiente proprio in termini di velocità realizzativa, occorre che proprio il settore petrolifero mondiale sia il principale settore eco-convertito (come sopra), e cioè diventi esattamente non solo il maggiore promotore, ma addirittura il maggiore realizzatore tecnologico solare di questo stupendo progetto di rete mondiale di ecovillaggi.

Per far ciò è molto semplice: così come espresso direttamente nel presente articolo stesso, basta inserire immediatamente, sempre in ambito di normativa giuridica mondiale

(direttiva ONU), internazionale (direttiva UE, ecc.), e rispettive ratifiche nazionali di tutti gli stati, almeno delle massime incentivazioni fiscali specialmente a tutte quelle aziende petrolifere (solo sul fatturato eco-convertito come sopra) che eco-convertono, anche parzialmente, la loro produzione da petrolifera (massimamente inquinante), ad una produzione di tecnologia solare (diretta e indiretta), cioè dei più evoluti ed ecologici sistemi di autoproduzione energetica solare personale (o familiare), o altri eco-prodotti analoghi, (da vendere proprio alle medesime imprese edili ecovillagiche), come:

pannelli solari fotovoltaici,

micro-impianti solari termodinamici personali (per la singola villetta ecovillagica), [il solare termodinamico è il solare a massima efficienza al mondo, e, inoltre, l’unico tipo di produzione solare che è capace di produrre energia elettrica addirittura anche di notte, 24 ore su 24, e persino senza sole diurno (anche per moltissimi giorni)],

motori o autoveicoli tecnologicamente avanzatissimi ad aria compressa,

compressori ad energia solare (specialmente termodinamica), per ricaricare i serbatoi degli stessi autoveicoli ad aria compressa, ecc. Ovviamente con la rete mondiale di ecovillaggi sparirebbe immediatamente anche l’incubo del “dilemma” tra il primitivissimo nucleare e l’evolutissima tecnologia solare, proprio in quanto non sarebbe più necessaria nemmeno una produzione energ etica di massa (cioè da cosiddetta e anch’essa primitiva “centrale elettrica”), ma, del tutto al contrario, ci sarebbe una semplicissima autoproduzione personale (o familiare) solare all’interno dell’ecovillaggio stesso, che non richiede assolutamente mai più nessuna esigenza dell’esistenza di “centrali elettriche” esterne; inoltre, occorre tenere sempre presente che, anche a livello di centrale nucleare, anche senza considerarne i rischi di tipologia irreversibile, siccome bisogna considerare non solo i suoi costi di installazione ma assolutamente i costi totali di tutto il ciclo vitale della centrale, cioè

o i costi altissimi della sua totale costruzione iniziale,

o i costi sempre più alti del combustibile nucleare c he, come predetto, è persino in esaurimento in tutto il mondo,

o i costi del difficile imballaggio e dei trasporti delle scorie radioattive,

i costi di immagazzinamento e mantenimento in “sicurezza” delle scorie radioattive,

o i costi altissimi di manutenzione degli impianti nucleari,

i costi giganteschi di smantellamento finale della centrale (anche per quelle più moderne è più alto e delicato della stessa cost ruzione),

o i costi di bonifica di tutto il territorio intorno la centrale stessa,

i costi di imballaggio, trasporto e immagazzinamento delle scorie radioattive finali relative anche ai materiali stessi della centrale smantellati,

i costi altissimi quotidiani da “protezione” e “sicurezza” da tutti gli eventuali attentati terroristici che il nucleare ovviamente attira moltissimo,

o ecc.

Il dato finale puramente economico è che una centrale solare termodinamica (cioè né fotovoltaica , né termica), anche divisa in unità diverse, a parità assoluta di megawatt prodotti, ha un costo addirittura più di 4 volte in feriore rispetto a quella nucleare; ma, a maggior ragione, come predetto, con la rete di ecovillaggi non è necessario nemmeno più il concetto stesso di “centrale”, nemmeno solare, proprio per la semplicissima autoproduzione (addirittura personale) solare presente all’interno degli ecovillaggi stessi.

I vantaggi di questa eco-conversione industriale, anche parziale, sono enormi,

a cominciare a favore esattamente per l’intero settore petrolifero mondiale specialmente proprio dal punto di vista del profitto economico: oltre ai predetti massimi incentivi fiscali, non solo i costi di produzione dei suddetti eco-prodotti sono molto più bassi del costo di trivellazione, estrazi one, manutenzione, ecc. delle relative strutture petrolifere, a fronte anche dei prezzi di vendita degli eco-prodotti che sono molto più alti, cosa che determina un prof itto per unità di tempo molto maggiore, ma addirittura il mercato dei suddetti eco-prodotti sarebbe in espansione totalmente esponenziale, persino a livello mondiale (anche trainato specialmente dall’applicazione dei primi due predetti articoli giuridici, che porterebbero le imprese edili ecovillagiche ad una gigantesca richiesta proprio di quegli eco-prodotti, e relativamente ai quali, una volta installati, le imprese petrolifere in eco-conversione incrementerebbero ulteriormente enormemente il profitto anche sulla produzione atta a soddisfare la continua richiesta delle sostituzioni totali periodiche, dei continui pezzi di ricambio, della manutenzione ordinaria, ecc.), in maniera del tutto opposta a quello petrolifero stesso, che, invece, è esattamente quello che sta attraversando proprio la sua ultima fase di tramonto definitivo, da tutti i punti di vista (tra l’altro, anche tutte le città e amministrazioni politiche del mondo stanno aumentando sempre di più i divieti per gli autoveicoli inquina nti, a cominciare proprio da quelli che usano ancora derivati del petrolio).

L’impresa petrolifera (compreso l’indotto) in suddetta eco-conversione ha anche un ulteriore gigantesco vantaggio in termini della totalmente essenziale immagine aziendale, che diventerebbe non più distruttrice, m a salvaguardante il pianeta (produzione assolutamente ecologica, vista anche la riduzione dell’impatto ambientale ad un livello quasi nullo, e ad impatto sociale totale enormemente positivo), divenendo addirittura il traino principale di tutta la tecnologia ecologica mondiale; l’immagine aziendale improvvisamente molto positiva (aiutata immensamente anche dalla pubblicità televisiva statale proprio sull’eco-conversione, come esprimono gli stessi articoli della direttiva) attirerebbe inevitabilmente grandi profitti pure durante l’eco-conversione stessa, non solo annullando completamente il suo costo (insieme ai massimi incentivi fiscali, anche sulla medesima), ma persino aumentando decisamente i profitti da subito.

Inoltre, se l’eco-conversione è effettuata prima delle altre aziende analoghe, dopo si troverebbe ad essere addirittura l’azienda leader dell’intero nuovo eco-settore.

Come per i precedenti articoli, questa eco-conversione dell’intero settore petrolifero mondiale, attraverso l’aumento esponenziale dei fatturati delle stesse imprese petrolifere in eco-conversione e del loro intero indotto, anche dovuto all’allargamento enorme delle loro vendite in tutto il pianeta, a sua volta per effetto dei primi due articoli della presente direttiva, porta, come immediata conseguenza, capitali colossali pure in tutte le istituzioni bancarie, nazionali ed internazionali.

Ancora una volta, per ogni stato e parlamento dell’intero pianeta non solo la ratifica e l’applicazione del presente articolo e direttiva è a costo assolutamente zero, ma addirittura vi è la stessa enorme convenienza sempre anche per la disponibilità economica degli stati e parlamenti stessi di tutto il mondo, visto sia l’aumento esponenziale che avrebbe il gettito fiscale, per l’aumento improvviso di questo tipo di nuove colossali produzioni a livello addirittura mondiale, sia il gigantesco risparmio in termini di spesa pubblica, relativa specialmente a numerosissimi settori: sanitario (i danni salutistici da smog determinano una spesa sanitaria annuale altissima), ambientale, manutentivo, ecc.

Anche per il consumatore i vantaggi di questa eco-conversione del settore petrolifero sarebbero grandissimi, a cominciare dal punto di vista del prezzo dell’eco-prodotto finito [tecnologico solare (diretto o indiretto)], che sarebbe enormemente inferiore rispetto agli attuali proprio in quanto messo sul mercato da multinazionali potentissime che produrrebbero stock colossali di tali quantità (per soddisfare tutta l’improvvisa richiesta mondiale dovuta specialmente a questa direttiva) da schiacciare incredibilmente il prezzo al consumo.

Ecc.

Art. 4 conversione naturale totale del sistema sociale mondiale, dal sistema sociale attuale (e società sostenibile) alla societ à naturale globale (così come definita e spiegata nel testo “Specie Umana”), tramite massima incentivazione totale (specialmente azzeramento delle tasse di ogni tipo sulla proprietà relativa alla società naturale, dall’acquisto, al m antenimento, ecc.) massima pubblicità statale (specialmente su tutte le televi sioni di Stato), e tutte le altre forme di massima efficacia.

Ogni nazione del pianeta deve fondare subito, nel proprio territorio principale, almeno una predetta società naturale (minimo di 1 km quadrato), con l’obiettivo di estenderla (con la massima velocità) a tutto il territorio antropizzabile nazionale; ogni società naturale ha lo status giuridico di patrimonio dell’umanità, con tutta la relativa tutela giuridica nazionale ed internazionale; si istituisce una “Commissione ONU per la GNS” (Global Natural Society) con il compito di coordinamento mondiale a massima efficacia per la formazione e l’estensione (con la massima velocità) della società naturale a tutto il territorio antropizzabile mondiale, a formare la definitiva società naturale globale.

L’analisi più dettagliata della crisi del sistema d i sviluppo attuale, dalla crisi alimentare mondiale, alla crisi urbanistica mondiale, alla crisi energetica mondiale, porta i primi tre articoli della presente direttiva a costituire un tamponamento emergenziale, ad una ad una, rispettivamente delle tre suddette crisi mondiali, ed il risultato finale è la nascita della predetta società sostenibile, che non è altro, però, proprio in quanto parte da un modello di sviluppo letteralmente catastrofico a cui costituisce solo un tamponamento emergenziale, e che, ovviamente, come abbiamo già visto, non ha un carattere di idoneità totale con la nostra specie, che solamente una fase assolutamente transitoria, verso la massimamente evoluta società naturale, espressa in questo quarto articolo, la quale, però, sempre come specificato in esso, deve cominciare a formarsi fin da subito, proprio perché, in ogni cambiamento, è sempre del tutto indispensabile una precisissima direzione finale di marcia.

Infatti, nell’analisi più generale, la crisi del si stema di sviluppo attuale, e, quindi, del sistema sociale mondiale attuale, dipende semplicemente dal fatto che la nostra società è attualmente inserita ancora in un ecosistema non adatto alla specie umana, e, dunque, la conversione naturale graduale, e completamente spontanea, dell’attuale ecosistema mondiale relativo alla nostra specie, cioè sia dell’attuale sistema sociale totalmente insostenibile, sia della predetta società sostenibile, verso l’ecosistema antropico (cioè adatto alla specie umana) globale, è possibile solo ricostituendo un piccolo ecosistema antropico, quindi una piccola società naturale, per ogni nazione del pianeta, e, poi, semplicemente estendendo gradualmente ognuna di queste società naturali (o fondandone altre), fino a coprire tutto il territorio antropizzabile mondiale, giungendo finalmente alla società naturale globale.

Quindi, la presente direttiva, nei primi tre articoli, serve solo per fondare una società sostenibile parallela (che è una fase di transizione comunque importante), ma siccome, ovviamente, l’obiettivo finale del pianeta è la società naturale, il quarto articolo ha esattamente questo scopo. Questo quarto articolo, dunque, è del tutto essenziale proprio per iniziare immediatamente ad innescare il processo che porta alla predetta più

meravigliosa delle esperienze che un essere umano può vivere su questo pianeta: appunto, la società naturale, sempre così come definita e spiegata nel presente testo (“Specie Umana”).

La sua struttura non solo è molto semplice, ma è proprio il modello sociale umano più semplice mai esistito (dopo che lo abbiamo già vissuto per oltre 5,2 milioni di anni, come abbiamo visto nel paragrafo relativo alla paleoantropologia moderna): consiste, come predetto, semplicemente nel ripristinare, in modo naturale, l’ecosistema antropico globale

(ovvero la nicchia ecologica specie-specifica della specie umana).

Come espresso nello stesso presente articolo, come primo passo realizzativo, la procedura più semplice è che ogni nazione del pianeta approvi già da subito una legge che consente l’apertura di un grande [il più grande pos sibile, come minimo 1 chilometro quadrato, cioè 100 ettari; se fuori della fascia inter-tropicale, con una struttura abitativa di legno (a doppio strato) per ogni 100 ettari, avente le caratteristiche predette, e con una superficie minima di 1000 metri quadri, divisi in 2 piani] (sorta di) “parco naturale per la specie umana” (proprio esattamente come altri parchi sono dedicati ad altre specie animali, ma questo, ovviamente, per noi è del tutto essenziale), cioè, più esattamente, finalmente proprio di una piccola società naturale.

Subito dopo, è sufficiente, tramite tutte le forme di massima efficacia (specialmente quelle espresse nel presente articolo stesso), che ogni nazione estenda gradualmente la società naturale a tutto il territorio antropizzabile (cioè vivibile dall’uomo) nazionale. E’ semplicissimo, è a costo praticamente zero, non c’è lavoro o macchinari da impiegare, e, per ogni società naturale o sua estensione, è a tempo di realizzazione praticamente zero: infatti, come abbiamo già visto con la scienza ecosistemica, si tratta solo di un ripristino di un gigantesco meleto (da seme), vale a dire un vero e proprio paradiso terrestre.

Ovviamente, visto che si tratta proprio esattamente della fase finale del perfezionamento evolutivo della intera specie umana mondiale, tutto deve essere completamente naturale, a cominciare dai meli, che per prima cosa devono nascere assolutamente da seme, e nello stesso punto esatto in cui saranno adulti, quindi anche mai trapiantati, e, inoltre, mai potati, mai trattati in nessun modo se non quello sopra descritto relativo all’equilibrio ecosistemico antropico, e, cosa anch’essa del tutto essenziale, finalmente (almeno nella fascia inter-tropicale) l’assoluta assenza di gabbie per animali umani (che noi ancora chiamiamo “case”).

Quindi, sempre almeno nella fascia inter-tropicale, in un clima ideale tutto l’anno come quello, finalmente nessuna costruzione artificiale, nessun muro, nessun tetto o soffitto che ci nasconde la meravigliosa vista delle stelle notturne in mezzo alle fronde degli alberi (l’eventuale pioggia inter-tropicale è tiepida e addirittura piacevole, specialmente per un organismo come quello da fruttariano sostenibile, a melariano, a respirariano, rispettivamente in buonissima, ottima e perfetta salute), nessun mattone (o albero tagliato) per sopravviverci ingabbiati dentro letteralmente come autoincarcerati, e, inoltre, più nessuna traccia di qualsiasi altro prodotto artificiale, dall’altra orrenda gabbia ancora più stretta dei vestiti, agli orologi, ai mobili, ai veicoli, alle strade, o qualsiasi altro fattore d’innesco di infelicità (anche inconscia), (come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, l’infelicità prodotta automaticamente dai prodotti artificiali si innesca alzando patologicamente l’energia strutturale del nostro sistema nervoso, che, come tutti i sistemi materiali dell’universo, punta, invece, sempre verso una situazione di minima energia

strutturale, che noi chiamiamo felicità), che l’intossicazione aspecifica mentale dell’uomo abbia mai vomitato su questo pianeta.

E’ anche ovvio che, come abbiamo visto nel capitolo relativo alla paleoantropologia moderna, sia il melo che la specie umana è vero che sono specie intertropicali, più esattamente equatoriali, ma è anche vero che sono specie equatoriali da circa 800 metri di altitudine, quindi, specialmente a misura che ci si avvicina all’equatore, la società naturale va fatta salire il più possibile mediamente a quella altitudine, dove (appunto all’equatore) non c’è un caldo afoso e torrido per noi e per il melo, ma, invece, una piacevolissima temperatura di vivo tepore, sia di giorno che di notte, ed addirittura per tutto l’anno.

Inoltre, è ancora ovvio che, essendo questa L’operazione più alta ed importante che L’uomo abbia mai compiuto in tutta la sua storia, queste società naturali, in tutti gli Stati mondiali, siano e diventino immediatamente, anche giuridicamente, patrimonio dell’umanità e, di conseguenza, protette assolutamente in modo giuridico e burocratico, nazionale ed internazionale, al massimo livello, visto che sono proprio esattamente la cosa più preziosa in assoluto che abbiamo su questo pianeta.

Essendo patrimonio dell’umanità, e non del singolo Stato, è anche ovvio che, a maggior ragione, chiunque, qualsiasi persona (umana) dell’intero pianeta, da qualsiasi Nazione provenga, nella società naturale deve poter entrare e viverci quanto vuole del tutto liberamente, e soprattutto gratuitamente, sempre a patto che, naturalmente, rispetti totalmente il predetto statuto naturale, che ha il solo obiettivo di tutelare l’armonia e la convivenza serena e felice di tutti i suoi abitanti, che spontaneamente possono arrivare proprio da tutte le parti del mondo (la copertura praticamente totale del territorio della società naturale a meli, è anche perché il numero massimo di persone in un ecosistema si basa spontaneamente, come sempre avviene in natura, solo ed esclusivamente sulla disponibilità di cibo e sullo spazio psicologico, che deve sempre essere in abbondanza, anche per consentire di lasciare assolutamente una grande armonia tra le persone, che, ovviamente, non devono assolutamente e mai più esse re costrette alla schiavitù del lavoro per vivere, o a qualsiasi altra schiavitù, dei sold i, del mutuo, dell’affitto, delle tasse, delle bollette, ecc.).

Finalmente si avrebbe una vera società umana, una società che non divide più le persone, in “cittadini” di uno “Stato” od un altro, in una “razza” o in un altra, in “ricchi” e “poveri”, di una “categoria lavorativa” o di un’altra, ma, finalmente, composta di persone, che vivono in perfetta armonia, anche in virtù dell a completa assenza di tutte le suddette differenziazioni, assolutamente artificiali e del tutto patologiche e patogeniche, e soprattutto che vivono da uomini liberi da tutti i punti di vista, dalle malattie, alla schiavitù del lavoro, ecc., persone che possono finalmente anche liberare tutta la loro spontaneità, allegria, gioco spontaneo, fantasia, gioia, in una parola, tutta la loro vera e propria felicità.

Non solo: anche grazie proprio a questa massima promiscuità di razze, le generazioni successive, come ci insegna pure la genetica, sfruttando proprio la massima differenziazione genetica, che in natura è esattamente sinonimo di forza di specie, saranno sempre più non solo forti, belle e resistenti a qua lsiasi forma patologica al mondo, ma addirittura con una differenziazione tra le razze sempre minore, fino a raggiungere, anche da quel punto di vista, finalmente solo una minima differenziazione piacevolissima ed armonica tra tutti i singoli individui, come è sempre stato anche nella nostra specie, prima che le glaciazioni ci separassero totalmente.

Queste piccole ma preziosissime società naturali è del tutto essenziale che siano fondate immediatamente ed in tutti gli Stati (inter-tropicali ed extratropicali), ai quali si prega vivamente, cosa che va prima di tutto a loro stesso massimo vantaggio, di accelerarne tutta la procedura.

La società naturale citata in questo quarto articolo deve avere i seguenti caratteri fondamentali di naturalità relativa alla specie umana (oltre quelli già descritti in questo testo “Specie Umana”):

Il territorio interno alla società naturale non deve contenere altro che un meleto (almeno principalmente della varietà rossa Stark), formato da alberi rigorosamente da seme, non innestati, non trapiantati, non potati, non alterati in alcun modo, senza nessun tipo di trattamento (nemmeno “biologico”, o “biodinamico”, ecc.), uniti da prato nano (come già spiegato; altri particolari, ad esempio di alimentazione delle piante stesse, si possono approfondire sui paragrafi di questo testo relativi all’ecosistema antropico). La disposizione degli alberi deve essere a gruppi di un centinaio di unità (distanziati a circa 10 metri l’uno dall’altro, anche internamente al gruppo sempre almeno principalmente di varietà rossa Stark), ogni gruppo di alberi separato dall’altro da una distanza pari circa al diametro del gruppo arboreo stesso (fino a coprire, in questo modo, tutta l’estensione del territorio della società naturale stessa), in modo tale anche da lasciare radure e spazi liberi di prato aperto, e da consentire la formazione spontanea anche di gruppi di persone, sempre aperti e con dinamica sempre del tutto libera, all’interno della anche numerosissima popolazione totale interna (come predetto la specie umana è adatta a gruppi spontanei e aperti di una decina di persone, numero naturale ideale e nel quale ogni individuo può raggiungere la massima armonia con tutti gli altri); successivamente si lascerà la vegetazione alla sua evoluzione spontanea, con assestamenti di riequilibrio da parte dell’uomo solo se si modifica l’impostazione predetta, o se la quantità di frutta diventa inferiore a quella necessaria. A parte una unica recinzione perimetrale (di tutta la società naturale), al solo scopo di tutela degli abitanti interni da persone o animali esterni, non ci devono essere altre recinzioni o delimitazioni territoriali interne di nessun tipo; tutte le persone devono poter circolare liberamente e comportarsi spontaneamente, dove vogliono e quanto vogliono.

L’intera società naturale non sarà di proprietà dello Stato ma deve essere sempre intestata alla medesima predetta Fondazione GNS (Global Natural Society), che risponderà solo al suo stesso predetto statuto naturale. Conferimento immediato del titolo di patrimonio dell’umanità ad ognuna delle suddette società naturali, e conseguente libero, e soprattutto del tutto gratuito, accesso ed uscita da esse in qualsiasi momento, e senza alcun limite temporale minimo o massimo, di ogni abitante dell’intero pianeta (di qualsiasi età, compresi assolutamente i minorenni), da qualsiasi Nazione egli provenga (l’ingresso in qualsiasi Stato a scopo di entrata nella società naturale, deve essere esente da visti o permessi di qualsiasi tipo, da vaccinazioni o profilassi di qualsiasi tipo, e analoghi) a patto, ovviamente, che rispetti il predetto statuto della società naturale, il quale è valido (con lo stesso testo) per tutte le società naturali del pianeta, seguendo tutti i principi naturali sopra esposti.

Ogni società naturale di ogni Stato (la prima di esso deve essere fondata immediatamente) dovrà avere un territorio sempre espandibile in base alla richiesta

della popolazione mondiale, desunta anche dalla quantità di persone che in essa entrano o vorrebbero entrare. Una apposita commissione dell’ONU per la GNS dovrà attuare un coordinamento mondiale tale che stimoli ed aiuti in ogni modo la progressiva formazione di una società naturale globale (cioè che copre tutto il territorio antropizzabile mondiale) unica, proprio a partire dall’espansione delle varie società naturali di ogni Stato mondiale, intertropicale ed extratropicale, e che conferisca un carattere di efficacia e definitività a questa totalmente indispensabile evoluzione della nostra specie e società.

I vantaggi del presente quarto articolo sono finalmente i massimi esistenti per tutti:

vantaggi enormi sono per tutto il settore industriale mondiale, specialmente per le multinazionali, in quanto la fase di transizione alla società naturale assorbirebbe almeno parte della fortissima tendenza all’esaurimento delle risorse planetarie, che, come arcinoto, costituiscono proprio assolutamente L’unica loro fonte di profitto, facendo addirittura aumentare decisamente quest’ultimo, proprio per la maggiore disponibilità delle risorse stesse;

il rischio minore del collasso del sistema industriale globale dovuto ai suddetti enormi vantaggi a partire dalle multinazionali, specialmente in termini di risorse e, quindi, di profitto, porta anche tutto il sistema bancario mondiale ad avere una costante non solo diversificazione massima degli introiti di capitale, e quindi sicurezza di questi ultimi, ma, come conseguenza del relativo maggiore fatturato, ad introiti di capitale decisamente maggiori;

il suddetto aumento di fatturato, specialmente delle multinazionali, incrementando decisamente il gettito fiscale, darebbe un grande aumento di disponibilità economica anche per ogni stato e parlamento del pianeta, che, con la crescita della società naturale, si avvierebbe, finalmente, pure verso la velocissima soluzione definitiva della sovrappopolazione (come predetto, la naturalizzazione dell’apporto proteico porta anche al riequilibrio riproduttivo), della crisi degli alloggi, della disoccupazione, della povertà, della povertà estrema, del barbonaggio, della morte e sofferenza per fame nel mondo, del traffico, dell’inquinamento, del sovraffollamento negli ospedali, negli uffici, della carenza del verde e del verde produttivo, ecc. portando, come immediata conseguenza, anche ad un gigantesco aumento del consenso sull’intero parlamento stesso;

ogni cittadino del pianeta, essendo assolutamente libero di entrare quando vuole nella società naturale, e rimanervi quanto vuole, come abbiamo già visto sia nei paragrafi relativi alla definizione e spiegazione della società naturale stessa, sia attraverso i suddetti vantaggi relativi allo Stato in generale, ottiene i vantaggi più diretti: libertà, indipendenza, vacanza massima e gratis, poter abbandonare tutti i problemi quando vuole, massima salute, massima compagnia, ecc.

i vantaggi sull’ambiente sono, ovviamente, i massimi esistenti, visto che, finalmente, si raggiungerebbe il ristabilimento dell’ecosistema antropico globale, e, cioè, proprio la massima evoluzione dell’intero ecosistema mondiale;

ecc.

Questi 4 articoli della presente direttiva hanno, dunque, non solo una potenzialità pratica enorme interna ad ognuno di essi, ma essendo anche ognuno preparatorio e potenziante il successivo, ed addirittura con un feedback gigantesco pure sul precedente, sviluppano

una sinergia positiva persino enormemente esplosiva ed innescante, a sua volta, una reazione a catena velocissima di eventi risolutivi non solo di tutta la problematica-causa ma anche di tutta la problematica -effetto dell’intero pianeta.

E’, quindi, totalmente essenziale che si approvino immediatamente tutti e 4 gli articoli, e in toto, sia in sede ONU, che internazionale, che nazionale, e specialmente il quarto articolo che è capace, al limite anche da solo, di salvare definitivamente il pianeta.

Precisazioni sull’appello urgente a tutte le autorità politiche per l’approvazione della predetta direttiva ONU, e successive ratifiche da parte delle 192 Nazioni del pianeta.

L’appello, quindi, che si rivolge a tutte le autorità politiche mondiali, internazionali e nazionali, non è tanto al ruolo politico che ricopre ogni persona, ma alla persona stessa, proprio in quanto abitante di questo pianeta.

Si invita a comprendere profondamente una cosa assolutamente fondamentale: questa sopra appena esposta non è una semplice direttiva, ma, derivando anche da centinaia di anni di studi avanzatissimi, dalla paleoantropologia, all’anatomia comparata, fisiologia comparata, scienza dell’alimentazione, patologia, gerontologia, ecosistemica, ecc., tutte scienze aggiornate e riassemblate in chiave modernissima da addirittura molte centinaia di scienziati di tutto il mondo, espresse anche nel presente testo, costituisce finalmente non un tamponamento provvisorio di una situazione catastrofica globale, ma, del tutto al contrario, finalmente una soluzione definitiva ad essa, un vero e proprio piano di uscita da una situazione mondiale ormai sull’orlo del collasso, da assolutamente tutti i punti di vista.

Chiunque (in qualsiasi parte del pianeta), dall’analfabeta allo scienziato, dalla casalinga al presidente degli stati uniti d’America, possa fare qualcosa, qualsiasi cosa, per fare approvare ed applicare questa direttiva, in qualsiasi sua fase, dalla sede ONU, fino a tutte le ratifiche ed applicazioni (industriali e generali) nazionali, fino alla sua più totale attuazione, possa sentirsi anche massimamente onorato di farlo, sapendo, inoltre, che è assolutamente la prima volta nell’intera storia della specie umana che pure solo pochi uomini possono, con una unica semplice azione di approvazione ed attuazione di una direttiva di questa colossale potenzialità planetaria, tramite anche una eccezionale reazione a catena di eventi positivi che da essa scaturiscono, risolvere, addirittura in un colpo solo, praticamente e semplicemente tutti i problemi esistenti su questo pianeta.

Se questo pianeta ce la farà ad uscire da questa situazione, mai così sull’orlo dell’imprevedibile irreversibilità dei sistemi ipercomplessi, sarà solo perché, almeno per una volta nella storia dell’uomo, sapremo unirci tutti insieme su qualcosa, con tutte le nostre forze, ma, soprattutto, usando l’arma più invincibi le che abbiamo: il nostro cuore.

Come sempre, per l’efficacia giuridica di qualsiasi provvedimento, occorre la massima semplicità, anche in termini di numero di articoli e dettagli; è necessario, quindi, lasciare intatta anche questa impostazione giuridica.

L’applicazione di questa semplice direttiva ONU, con la sua ratifica da parte degli Stati, porta finalmente, come predetto, l’intero pianeta ad un totale sblocco e soluzione dell’attuale situazione apparentemente senza via d’uscita.

Questa direttiva determinerebbe, infatti, la massimamente proficua compresenza sullo stesso pianeta di questi 3 modelli di società, la società capitalistica, la società sostenibile (la rete mondiale di ecovillaggi), e la fantastica avanzatissima società naturale, che porterebbe, col tempo, i tre modelli stessi ad una grandissima selezione naturale reciproca positiva lasciando alla fine, ovviamente, solo il modello sociale più evoluto, il quale, per stessa definizione di evoluzione, come sempre, è quello che spreca meno energia, e quindi, ovviamente, proprio l’evolutissima società naturale.

Uno dei tantissimi aspetti ideali di questa selezione naturale positiva, è che il modello di società finale sarà conseguenza proprio delle scelte assolutamente spontanee di ognuno dei miliardi di abitanti dell’intero pianeta.

Infatti, grazie solo ed esclusivamente a questa semplice direttiva, ogni abitante del pianeta non dovrà mai più essere costretto ad esser e letteralmente schiavo di una società capitalista che, anche contro tutta la sua voglia, lo costringe (per come è strutturato il sistema stesso) a danneggiare enormemente se stesso e l’ambiente, per esattamente ogni singola azione giornaliera che compie, anche in buona fede, ma potrà finalmente fare una scelta di vita consapevole anche in una delle altre due direzioni possibili che gli offre proprio la direttiva: la società sostenibile e la perfetta società naturale, le quali consentono entrambe, a chiunque, proprio di uscire da questa situazione.

Quindi, è solo ed esclusivamente con questa semplicissima direttiva applicata, che l’intera società mondiale potrà non solo diventare prima sostenibile e poi finalmente naturale, ma addirittura nel modo anche più giuridicamente democratico e moralmente fantastico che esiste, cioè con la gradualità ed i tempi decisi unicamente dalla assoluta spontaneità mondiale di tutti i suoi abitanti, che non dovrebbero fare altro che seguire ognuno il proprio sogno, messi però questa volta in assoluta possibilità meravigliosa di scelta.

D’ora in poi, quindi, non c’è più bisogno di rincorrere una ideologia politica, o un partito che ci fa solo promesse che non può mantenere, vista proprio la morsa stritolante di insostenibilità mondiale del nostro attuale modello di sviluppo, ma, del tutto al contrario, possiamo finalmente puntare ad essere pratici, e, per la prima volta nell’intera storia dell’uomo, a determinare una vera svolta del nostro intero modello di sviluppo, che, come abbiamo già visto nei capitoli relativi alla paleoantropologia moderna e urbanistica comparata moderna, è rimasto totalmente primitivo, e praticamente identico a tutti i parametri di base del modello sociale di disperazione post-glaciale.

Ora, quindi, non rimane che unire tutti le nostre energie in un’unica, sola e precisissima direzione: L’approvazione immediata da parte dell’ONU di questa semplicissima direttiva, e la sua immediata ratifica da parte di tutte le Nazioni del pianeta.

Nessuno si senta escluso, anche fosse l’ultima battaglia di civiltà che dovremo affrontare, dobbiamo farla e subito, visto che la distruzione del pianeta non ci dà più tempo, anche a costo di dover scendere in piazza tutti i giorni per manifestazioni mondiali in quella direzione, con la differenza, però, che adesso, non si tratta più di una banale e sterile protesta, ma, proprio del tutto al contrario, di sostenere addirittura la più grande ed anche scientifica proposta di tutti i tempi.

E con un’altra differenza. questa volta, come accennato, useremo tutti l’arma più invincibile di cui la natura stessa ci ha dotato: il nostro cuore.

Appello urgente a tutti, a cominciare dall’ONU, FAO, OMS, e a tutti coloro che possono convincere i vertici dei mass-media e istituzionali a qualsiasi livello, riguardo soprattutto la cosiddetta “fame nel mondo”.

Da sempre tutti tendono al progresso, ma siccome ovviamente non può definirsi progredito un pianeta che non riesce nemmeno a sfamare i suoi abitanti occorre iniziare anche dall’affrontare questa situazione: secondo tutti i dati ufficiali (pure dell’ONU, anche tramite i suoi organismi preposti, come la FAO, l’OMS, ecc.), sugli oltre 7 miliardi di persone, addirittura la abbondante maggioranza, ben oltre 4,5 miliardi di persone stanno “soffrendo la fame”, di cui ben oltre un miliardo di persone sta morendo di “fame”, di cui ancora sono persino 40 mila (quarantamila) i bambini che letteralmente muoiono di “fame” ogni giorno.

Per almeno un minimo di precisione, anche da questo testo si evince che il termine “fame” è del tutto scorretto (ma tecnicamente è ancora peggio, si tratta di “malnutrizione”) in quanto, come abbiamo visto, il fabbisogno nutrizionale è funzione prima di tutto proprio del modello alimentare condotto dall’individuo stesso, e che in assenza di fabbisogno nutrizionale indotto (proprio da “cibo” aspecifico) il fabbisogno reale soprattutto della specie umana è enormemente inferiore, esattamente per la salute perfetta.

Quindi si manda un urgentissimo appello a tutti, a cominciare anche da tutti gli scienziati nutrizionisti del mondo, ma soprattutto chi ha la possibilità di convincere i vertici dei mass-media, fino a qualsiasi giornalista, o a qualsiasi istituzione, ecc., che convincano tutti i governi del pianeta (per cominciare almeno uno) a risolvere definitivamente questa situazione, (ad esempio, di decine di migliaia di bambini morti al giorno) esclusivamente nel semplicissimo modo seguente, che richiede pochissimo tempo e pochissimo investimento [basta anche una piccolissima percentuale (anche meno dell’1% |uno per cento|) dei finanziamenti dati alla FAO, all’OMS, e a tutti gli altri organismi dell’ONU, finalizzati allo “sviluppo” sostenibile]: è assolutamente sufficiente donare ad ogni bambino o persona adulta, nel mondo, che soffre o sta morendo di cosiddetta “fame”, solo tre mele rosse Stark al giorno (di circa 2 etti l’una; non altro frutto; tra l’altro la mela è proprio il frutto che ha la più alta capacità di conservazione; anche per loro va assolutamente consumata con la buccia, possibilmente da coltivazione biologica; mai far mangiare anche il torsolo o, ancora peggio, i semi, che, come predetto, sono tossici), ma, per superare la loro situazione metabolica alterata, occorre assolutamente questa impostazione quotidiana

(che va mantenuta anche in via definitiva, salvo ulteriori avanzamenti descritti questo testo): una suddetta mela ogni tre ore, a cominciare dalle 9 di mattina (quindi alle ore 9, ore

12 e ore 15) senza nessun altro tipo di “cibo” fino alle ore 18, in cui possono consumare prima un po’ di lattuga cruda, seguita da un po’ di patate o riso (solo per gradualità, vista l’alimentazione precedente), (cotte a vapore, per la salute ma anche per risparmiare l’acqua), chiudendo questa cena con un paio (mai meno di una e mai più di tre) di banane mature, ovviamente crude (da loro non è difficile trovarle).

Occorre solo istruire gli operatori sanitari a far rispettare perfettamente questa semplicissima impostazione quotidiana (con eventuali piccole ma rare varianti solo ed esclusivamente nell’ultimo pasto delle ore 18, con esclusione totale di qualsiasi prodotto di origine animale, ma senza variare mai le predette banane finali) ed il cosiddetto “problema della fame nel mondo” è non solo immediatamente risolto, ma addirittura la loro salute diventa (in poche settimane) di moltissimo superiore a quella media delle stesse nazioni donatrici.

Tuttavia, subito dopo, la situazione va risolta anche in maniera del tutto definitiva (cioè vanno poi resi indipendenti) esclusivamente nel seguente modo: occorre immediatamente avviare delle ricerche botaniche proprio a livello mondiale per fare in modo di trovare almeno una varietà di mela rossa Stark (anche tramite incroci, ma mai usando organismi geneticamente modificati), che (sempre senza innesti ma utilizzando solo piante da seme; se proprio si deve utilizzare un innesto usare, come portainnesti, solo ed esclusivamente un franco di mela rossa) resista alle temperatura della zona intertropicale con altitudine anche dal livello del mare in su, con produzioni abbondanti per ogni pianta.

Subito dopo è sufficiente riempire completamente le loro zone, ma meglio se tutto il pianeta (ce ne è ovunque disperato bisogno), di meleti Stark, essendo i meli Stark anche le piante più stupende a livello ornamentale, inseg nando loro i metodi descritti in questo testo per realizzare eco-villaggi almeno fruttariani, o, ancora meglio, società naturali (sempre come da questo testo).

Si raccomanda chiunque abbia letto questa semplicissima soluzione a costo quasi nullo e ad effetto immediato praticamente “miracoloso”, di convincere chi di dovere ad applicarla immediatamente in tutto il mondo, visto soprattutto che ogni due secondi muore almeno un bambino di “fame”.

Se qualcuno che dovrebbe agire tarda a convincersi, basta convincerlo assolutamente a provare la suddetta soluzione anche solo per un mese (non gli costa niente, e se reclama costi basta organizzare una piccolissima colletta) su un gruppo di bambini o adulti consenzienti che stanno soffrendo, per constatare che essi, subito dopo il mese di prova, staranno molto meglio addirittura di chi li aiuta.

Mettetecela tutta, e soprattutto tutto il cuore che avete (visto che solo tutti insieme uniti possiamo farcela).

17.7 Conclusione (fondamentale)

A fronte di una società odierna apparentemente ancora molto distante da una impostazione naturale specie-specifica per la specie umana, questo testo fornisce almeno gli strumenti scientifici essenziali, soprattutto anatomo-fisiologici relativi alla nostra specie, per reinserire gradualmente la società’ umana nel binario dapprima della sostenibilità’ ed infine della naturalità’, unico percorso possibile, come abbiamo visto, per ristabilire finalmente anche la situazione biofisica di minima energia strutturale nel nostro cervello che si definisce felicita’.

Come conclusione, si può alleggerire anche simpaticamente il presente testo scientifico con la seguente sintesi più discorsiva.

Facilitazione massima di realizzazione della felicità.

Per facilitarsi al massimo la vita verso la felicità, basta prima capire profondamente bene, in ogni sua parte, questo testo (“Specie Umana: progetto 3M”), cioè farlo profondamente “proprio”, e poi semplicemente viverlo, con tutto il cuore che abbiamo.

Il segreto della nostra felicità è proprio esattame nte il (predetto) progetto 3M.

Come si accennava nell’introduzione, questo testo ha un unico scopo: fornire gli “strumenti” (naturali) per raggiungere la cosa più importante in assoluto nell’intera vita di ognuno di noi, la felicità. Ovviamente, come abbiamo visto, essa consiste sempre in: 1) armonia con se stessi, 2) con gli altri 3) e con la natura.

Per questo motivo, in sintesi, sono sufficienti 3 “passi” per arrivarci: i 3 passi “magici” della felicità, sintetizzabili pure simpaticamente con la formula della felicità: F=3M (cioè felicità = naturalizzazione 3M).

Come abbiamo visto, la salute perfetta si può raggiungere solo ed esclusivamente attraverso la naturalizzazione 3M (spiegata nel relativo paragrafo). Ma, sempre come abbiamo descritto, la salute perfetta, in natura (antropica), è già sinonimo di felicità; di conseguenza, solo perseguendo i 3 punti m della naturalizzazione si ottiene, gradualmente, finalmente anche la situazione fisiologica di minima energia strutturale predetta nota come felicità.

Ecco perché si possono anche simpaticamente sintetizzare in maniera più leggera tutte le predette informazioni scientifiche con questa semplicissima “formula”, proprio assolutamente l’unica cosa al mondo che ci serve nell’intera vita, la formula della felicità,

F=3M (cioè, in pratica: la felicità è 3 M, ovvero, la felicità consiste nei 3 punti M contemporanei). In altri termini, la felicità si ottiene solo ed esclusivamente realizzando tutti e 3 i punti M. Basta un solo punto M non realizzato completamente e non si ottiene la felicità.

Quindi, una volta letto attentamente e profondamente questo testo scientifico, poi per il resto della vita è sufficiente ricordarsi solo queste 3 semplicissime cose “magiche”, le uniche da fissare in maniera assolutamente perfetta nella nostra memoria, proprio perché sono il vero e proprio segreto dell’intera vita di un qualsiasi individuo appartenente alla specie umana, appunto il vero segreto della felicità [sintetizzato, nel capitolo relativo, proprio nel progetto 3M (ovvero progetto felicità)]: progetto 3M (cioè realizzazione della propria (predetta) naturalizzazione 3M) 1°M) melarismo (poi respirarismo) [giungere gradualmente al fruttarismo sostenibile e poi melarismo salutare (infine al respirarismo), semplicemente seguendo assolutamente tutte le indicazioni, a riguardo, di questo testo; in questa prima fase sono assolutamente indispensabili i due strumenti (spiegati nel paragrafo del progetto 3M): registro 3M e click risolutivo]; 2°M) gruppo di amici melariano

(poi respirariano) [crearsi un gruppo di amici con stessi ideali di fondo, ma specialmente con lo stesso almeno obiettivo alimentare melariano salutare (infine respirariano) (che è l’unico vero segnale profondo che indica che la persona ha un “cuore” già assolutamente puro, e proprio per questo potrà essere nel futuro, per tutti i motivi predetti, un vero amico) attraverso il modo più semplice, simpatico e veloce per trovarli, perché già esistono, descritto nel paragrafo del progetto 3M; in questa seconda fase sono assolutamente indispensabili i due strumenti (spiegati sempre nel paragrafo del progetto 3M): domeniche

3M e click risolutivo]; 3°M) ecovillaggio, poi società naturale, melariano (poi respirariano)

[con una decina dei suddetti amici, realizzare un ecovillaggio (molto meglio un predetto EV-SN), melariano salutare (al limite, inizialmente, fruttariano sostenibile), (infine respirariano), con la relativa rete di ecovillaggi (meglio una rete di EV-SN), poi finalmente la società naturale, semplicemente seguendo sempre totalmente tutte le indicazioni, a riguardo, di questo testo; in questa terza fase sono assolutamente indispensabili i due

strumenti (spiegati nel paragrafo del progetto 3M): click risolutivo e direttiva per la società sostenibile e la società naturale].

Tutte le informazioni scientifiche di base relative al progetto 3M sono esposte nell’intero presente libro, dalla paleoantropologia moderna all’anatomia comparata, fisiologia comparata, scienza dell’alimentazione moderna, medicina moderna, ecosistemica moderna, ecc.

E’ ovvio che in una società odierna che si trova ancora all’estremo opposto rispetto alla impostazione naturale anatomo-fisiologicamente specie-specifica per la specie umana, cioè in una società odierna ancora innaturalmente estremista, i suddetti dati naturali specie-specifici, a cominciare dall’unica alimentazione anatomo-fisiologicamente adatta alla nostra specie, possono apparire “estremi”, tuttavia, in realtà, sono solo semplicemente naturali, e, di conseguenza, gli unici normali (per la specie umana).

Come abbiamo visto, anche la biofisica quantistica dimostra, per la naturale inevitabile tendenza di ogni società animale verso una situazione di minima energia strutturale, che pure la nostra specie si riassesterà gradualmente su una impostazione specie-specifica, la quale, come evidenziato nel capitolo relativo all’ecosistemica moderna, sarà proprio esattamente l’unica impostazione che ci consentirà di uscire soprattutto dalle tre grandi predette crisi mondiali portanti, che non sono altro che la micidiale diretta conseguenza del nostro catastrofico modello di “sviluppo” attualmente operativo sul pianeta, crisi alimentare mondiale, crisi urbanistica mondiale, crisi energetica mondiale, specialmente tramite la realizzazione dell’ultima fase del progetto 3M, cioè la predetta direttiva (ONU) per la società’ sostenibile e la società’ naturale, messa a punto proprio dai massimi esperti mondiali in ogni settore (provenienti pure da tutte le scienze suddette e fondatori della predetta avanzatissima oloscienza), facendo finalmente riavanzare l’intero pianeta verso anche la situazione biofisica di minima energia strutturale relativa alla specie umana, che si definisce felicita’, personale e collettiva globale.

In una sola parola, il segreto della nostra felicità come persone singole e come società globale, è solo ed esclusivamente il realizzare completamente il predetto (spiegato nel relativo paragrafo nel capitolo della scienza dell’alimentazione moderna) progetto 3M.

Specie umana, progresso finale: il click risolutivo. Ognuno di noi, oggi, con un piccolissimo gesto, finalmente, può ottenere il massimo progresso della società addirittura mondiale: basta un click sul pr oprio computer.

Ognuno di noi, oggi, non è più costretto a subire passivamente ogni giorno tutte le massacranti energie negative che ci arrivano dai telegiornali, dai media in generale, fino direttamente dall’ambiente intorno a noi, ma finalmente possiamo realizzare ciò che, soprattutto con queste informazioni scientifiche e con i mezzi tecnologici attuali velocissimi di diffusione, non è assolutamente più un utopia, cioè il sogno più profondo e totale di noi stessi: cambiare il mondo intero (verso la felicità).

Siccome solo l’enorme portata non solo scientifica ma persino pratica ai massimi livelli del presente testo “specie umana: progetto 3M” può determinare un effettivo progresso della società mondiale, è sufficiente innescare una reazione a catena informativa (totale) proprio del presente testo “specie umana: progetto 3M”, a cominciare dagli stessi vertici di ogni settore della società mondiale, settore dei mass media (televisione, radio, giornali, ecc.), settore politico, settore economico, settore universitario, settore medico, settore

scolastico, settore alimentare, settore ambientale, ecc., fino a coprire assolutamente tutta la popolazione mondiale, nessuno escluso.

Per ottenere ciò è ancora sufficiente, ma anche totalmente fondamentale ed addirittura emergenziale, che ognuno di noi semplicemente invii tramite e-mail l’intero presente testo “specie umana: progetto 3M” sia ad assolutamente tutte le persone che conosce, sia a cominciare da tutti i suddetti vertici e interi settori (di cui può trovare L’indirizzo E-mail), fino a tutti gli indirizzi E-mail che possiamo, aggiungendo anche solo una frase iniziale convincente di accompagnamento che invita enormemente a leggerlo, spiegando la gigantesca ed urgentissima importanza della comprensione da parte di tutti gli abitanti del pianeta di queste totalmente risolutive informazioni scientifiche, derivate da oltre decenni di studi di molte centinaia di scienziati ed esperti di tutto il mondo nei singoli settori, spiegate nella maniera più semplice e diretta possibile, pro prio le uniche informazioni che ci consentono di passare gradualmente dal catastrofico modello attuale di sviluppo, ad un modello di società finalmente dapprima sostenibile e poi naturale. E’ del tutto essenziale oltre che urgentissimo fare questo click risolutivo di invio e-mail, da parte di ognuno di noi.

Forza ragazzi, ci sono oltre 7 miliardi di cervelli da raggiungere, persone che saranno messe in grado per la prima volta nella storia di decidere liberamente se continuare a vivere in questo inferno o se finalmente ripristinare il letterale paradiso. Se poi dovete spiegare qualcosa, fatelo sempre con assoluta calma ed infinita pazienza, le persone vanno informate col massimo senso di amicizia, non alzando mai la voce (che è sempre totalmente controproducente), e soprattutto basandovi sui fatti, sulla concreta verifica di ogni informazione, sempre meglio se vissuta anche in prima persona, e con la massima precisione, i soli segnali di vera scienza.

Ci sono almeno molte centinaia di persone in tutto il mondo (addirittura moltissime migliaia se consideriamo l’indotto) che hanno dedicato l’intera vita per poter raggiungere e perfezionare le informazioni preziosissime contenute in questo testo “specie umana: progetto 3M”, e ora voi siete stati messi in grado, oltre che di rendere la vostra vita un paradiso, di farlo addirittura col resto dell’intero pianeta con un solo secondo, il secondo che ci vuole per fare un click sul vostro computer inviando, quindi, tramite e-mail sempre l’intero presente testo “specie umana: progetto 3M” non solo a tutti i vostri parenti, amici e conoscenti, ma soprattutto a tutte le persone che hanno un potere decisionale in questa società, a tutti i livelli, dai mass media (specialmente televisione, dai direttori fino a tutti i giornalisti televisivi, e radio), ai vertici bancari, industriali e politici, ai rettori universitari e presidi di facoltà, ai professori universitari (in particolare i professori universitari non possono non avere queste informazioni, ancora di più quelli della facoltà di medicina), ai primari ospedalieri, ai medici, ai presidi e professori di tutte le scuole, ai ministeri della pubblica istruzione di ogni nazione del pianeta (il testo “specie umana: progetto 3M” deve essere studiato non solo in assolutamente tutte le scuole e facoltà universitarie, ma addirittura come informazioni di base), ai nutrizionisti, agli ambientalisti, ecc.

Insomma, è la prima volta nella storia che con un solo click possiamo perlomeno iniziare a cambiare veramente le cose non solo in molto meglio, ma ogni giorno sempre di più, l’unico click che oggi, se tutti ce la mettiamo tutta, può letteralmente cambiare il mondo, e, visto anche che è assolutamente impossibile essere felici in un mondo infelice, è un click risolutivo per la nostra felicità e quella dell’intero pianeta.

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