Dalla primitiva terapia sintomatica farmaco-chirurgica alla moderna terapia eziologica specie-specifica

Per la comprensione di questo articolo è bene leggere il primo sulla terapeutica moderna.

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Attualmente ci troviamo in una situazione sanitaria talmente paradossale che persino nel terzo millennio ancora dobbiamo fare il passo minimo della medicina, cioè il passaggio dalla primitivissima “terapia” effettuale (la terapia classica farmaco-chirurgica, procedura disperata assolutamente tipica di tutte le usanze più primitive in assoluto dell’antichità più remota, dai “rimedi” della stregoneria, fino all’uso medioevale delle piante officinali), la quale tenta solo di “diminuire” l’effetto patologico, verso finalmente la progreditissima terapia causale (la terapia moderna), la quale toglie direttamente e completamente la causa patogena.

A rigore scientifico, la tecnica farmaco-chirurgica non è assolutamente una terapia (in quanto il termine “terapia” deriva da “therapeyo” che è legato al concetto di “curare”, nel senso quindi di eliminare la causa di un problema), ma solo ed esclusivamente un palliativo. Si ricorda che il termine “farmaco”, inoltre, deriva dal greco “farmakon” che significa esattamente “veleno”. Ad esempio, se la pressione sanguigna è troppo alta, si fa esattamente la cosa più primitiva in assoluto che si possa fare: si dà il “farmaco” che abbassa la pressione, senza assolutamente togliere la causa della pressione alta (cioè la tossicosi aspecifica dell’interno apparato cardio-ematico-vascolare); di conseguenza , non solo se si toglie il farmaco si rialza immediatamente la pressione, ma non togliendo minimamente la causa ipertensiva predetta, la tossicosi aspecifica cronico-cumulativa cardio-ematico-vascolare (cioè la vera malattia del paziente) peggiora gradualmente ogni giorno in maniera talmente devastante, da portare il paziente fino alla massima probabilità di morte per infarto, ictus, ischemia o altri effetti analoghi o paralleli. Inoltre, il palliativo chirurgico, non solo attua esattamente la stessa devastante sequenza, ma giunge perfino alla ancora più grave vera e propria amputazione di organi assolutamente perfetti che hanno solo la “colpa” di essere intossicati aspecificamente: ad esempio, se si “infiamma” l’appendice intestinale, oppure se si “infiammano” le tonsille (si ricorda che la cosiddetta “infiammazione”, come abbiamo visto in eziopatogenetica moderna, è solo una tossicosi pato-secondaria citoplasmatica, più esattamente un processo reattivo istologico all’incremento tossi-aspecifico), invece di innescare la detox aspecifica tramite l’alimentazione corretta, ancora una volta si fa la cosa più primitiva in assoluto che si possa fare: si amputa letteralmente, privando il paziente per sempre di un organo che ha sempre innumerevoli e preziosissime funzioni. Oppure, si modifica artificialmente una parte di organo, cosa che è totalmente dannosa non solo per l’organo stesso ma addirittura (come sanno benissimo tutte le scienze più avanzate) per l’intero organismo.

Questa pratica assolutamente preistorica è ovviamente ormai del tutto superata; per far capire la gravità massima e la più totale assurdità di questa tipologia di cosiddetta “terapia” sintomatica (farmaco-chirurgica) occorre fare un esempio molto semplice: è esattamente come se in un’automobile in cui si accende la spia che indica mancanza d’olio, invece di semplicemente aggiungere l’olio (eliminazione della causa), si agisse disperatamente per staccare il filo che fa accendere la spia (cosiddetta “terapia” farmaco-chirurgica: eliminazione solo dell’effetto, che negli esempi fatti erano l’infiammazione e l’ipertensione); il conducente non vede più la spia accesa e quindi non introduce l’olio (specifico), (cioè il paziente non “vede” più il sintomo e quindi non introduce nel suo organismo l’alimentazione specie-specifica), portando di conseguenza il motore a fondere (cioè la tossicosi aspecifica cronico-cumulativa peggiora fino alla determinazione di altri effetti, che ancora una volta saranno chiamati del tutto erroneamente “malattia”, con probabilità sempre più mortale).

Dunque, per poter comprendere la natura eziopatogenetica del sistema materiale “alimentare” aspecifico, proprio ai fini dell’efficacia della sua professione, il primo compito concettuale del medico moderno è precisamente quello di capire in modo scientifico almeno 2 dati tecnici di base:

1) la perfetta equivalenza tra cibo e corpo: siccome ogni atomo del nostro organismo proviene dal cibo, addirittura a livello di biofisica atomica, il nostro corpo è esattamente il cibo che abbiamo ingerito: in pratica siamo cibo che cammina. Questo è proprio il motivo scientifico di base per cui curare un uomo significa precisamente curare il cibo che ingerisce. Di conseguenza l’unico vero “farmaco” è in realtà l’alimentazione specie-specifica (compresa la gradualità di riavanzamento verso di essa). Questi dati costituiscono la colonna portante, alla quale il medico deve aggiungere tutti i predetti dettagli della terapeutica moderna.

Sarebbe urgente e doveroso, per evitare ulteriori danni all’intera popolazione mondiale, che queste informazioni scientifiche di primaria importanza venissero diffuse nei centri operativi sanitari, oltre che nelle facoltà di medicina di tutte le università.

2) Macchina artificiale (= non vivente) e organismo naturale ( = vivente) sono sistemi materiali totalmente opposti: riparare una macchina artificiale, essendo non vivente, significa che un sistema materiale esterno, l’uomo, aggiusta o cambia un suo pezzo (ad esempio, il lavoro del meccanico automobilistico). Ma curare l’organismo umano, essendo esso vivente, non è compito (diretto) di un sistema materiale esterno detto “medico”: infatti, del tutto contrariamente ad un’automobile, l’organismo umano è vivo, e di conseguenza sa già perfettamente curarsi da solo, come nel caso di una ferita cutanea essa si cicatrizza da sola, ma solo ed esclusivamente da sola, auto-ricostruendo totalmente la zona cutanea danneggiata (con esito perfetto solo in equilibrio biochimico specie-specifico determinato dall’alimentazione naturale della specie in questione).

Inoltre, ormai, tramite la biologia molecolare moderna, conosciamo anche i meccanismi fondamentali di auto-riparazione microscopica interna all’organismo, che si attivano con una potenza terapeutica infinitamente superiore soltanto però in condizioni di equilibrio biochimico specie-specifico (cioè unicamente per mezzo dell’alimentazione specie-specifica dell’uomo: il melarismo, o al limite, fruttarismo sostenibile) tramite letteralmente molecole riparatrici, con sorprendenti sofisticatissimi e precisissimi meccanismi molecolari riparatori, cioè: autoriparazione genetica, autoriparazione protidica, autoriparazione lipidica, autoriparazione glico-strutturale, ecc.

Tali meccanismi sono assolutamente perfetti e, in condizioni ideali di equilibrio biochimico, determinano una famosa intelligenza somatica, nota anche in antichità come vis medicatrix naturae (cioè la forza curatrice della natura), raggiungendo livelli tecnicamente compatibili con la parola “perfezione”, e fanno di ognuna dei miliardi di cellule dell’organismo umano un perfetto laboratorio, infinitamente più evoluto ed efficiente di un’intera industria biochimica odierna, a tal punto da costituire proprio persino la più sofisticata ed evolutissima farmacodinamica molecolare e micro-chirurgia molecolare possibile al mondo. Di conseguenza, a rigore, gli unici “farmaci” perfetti e l’unico “chirurgo” perfetto sono costituiti dalla natura specie-specifica.

In conclusione, il compito del medico non è quello di “riparare” (tramite farmaci o chirurgia) (dato che non siamo macchine non viventi, ma siamo organismi viventi) ma solo ed esclusivamente quello di innescare questi infiniti e contemporaneamente perfetti meccanismi molecolari auto-riparatori tramite l’unica procedura al mondo in grado di farlo: la terapeutica moderna, che utilizza tutti i “segreti” del processo di inversione tossicotica aspecifica, uniti anche a tutti i “segreti” della struttura trofico-temporale circadiana antropica, sulla quale sono state scientificamente impostate tutte le fasi terapeutiche di riavanzamento trofico verso l’alimentazione normale della nostra specie, dalla fase MDA-3 fino alla potentissima fase F1 (e, se necessario, fino alla infinitamente potente fase M1).

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