Gerontologia Moderna (scienza dei processi di invecchiamento)

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-La vita non è affatto scontata, la morte dovrebbe?-

Per una comprensione adeguata di questo articolo si consiglia la lettura della sezione sulla medicina cuvieriana.

La gerontologia è la scienza che studia tutte le cause e gli effetti dei processi di invecchiamento, sia genotipici (legati ai processi di modificazione della struttura stessa del DNA), che fenotipici (legati alla conseguente modifica dell’espressione genica, cioè ai processi di modificazione di tutte le strutture dell’organismo, da quelle più interne fino a quelle più esterne e visibili, come, ad esempio, le rughe sulla pelle.)

La gerontologia moderna, ovviamente, lo fa nella maniera più approfondita, e soprattutto utilizzando tutti gli “strumenti” e branche dell’oloscienza, a iniziare dall’efficace incrocio dei dati di moltissime discipline.

Che cos’è l’invecchiamento?

Il cosiddetto “invecchiamento” umano è solo l’effetto fenotipico della tossicosi aspecifica cronico-cumulativa ormai giunta stabilmente anche fino a livello nucleico-genetico; in termini più semplici, il cosiddetto “invecchiamento” è solo una forma di disintossicazione aspecifica profonda, ovvero è solo un tipo particolare di patologia (per effetto tossi-aspecifico sempre più profondo).

Per la specie umana, che ha la biochimica e l’intera fisiologia perfettamente in asse col ciclo H (di cui si tratta nel relativo articolo), e per le pochissime altre specie vicine a questo asse strutturale biofisico, anche il cosiddetto (erroneamente) “invecchiamento” è solo ed esclusivamente una forma di intossicazione aspecifica genetica (destrutturante), più esattamente una intossicazione aspecifica poligenica (detta così perché a differenza del cancro, che è una intossicazione aspecifica oligogenica, cioè che interessa la modifica strutturale di pochi geni, l “invecchiamento” interessa invece la modifica strutturale, in maniera sia numericamente che strutturalmente crescente, di tanti geni), cioè una cosiddetta “patologia” genetica autoindotta. Si è detto “autoindotta” per differenziazione dalle cosiddette “malattie genetiche” che non sono altro che intossicazioni aspecifiche monogeniche (o al limite oligogeniche) indotte (dalle generazioni precedenti).

In altri termini, specialmente negli ultimi decenni, a iniziare dallo studio sempre più accurato della fase G-zero cellulare di cui tratteremo, fino alla specie umana, è stato chiaramente riscontrato che l’invecchiamento viene innescato esclusivamente se la persona si “nutre” con “cibo” non adatto alla sua specie. La cosiddetta “vecchiaia” si manifesta con una graduale perdita di funzionalità di ogni settore del nostro organismo, dovuta appunto alla tossicosi aspecifica cronico-cumulativa, la quale, dopo un certo numero di anni, diviene talmente profonda da ostacolare quasi totalmente anche il normale metabolismo basale; a livello analitico, come si dirà più avanti, nella tossicosi aspecifica, la componente diretta che incide di più in assoluto proprio su questa graduale perdita di funzionalità organica è l’iperprotidosi secondaria (a sua volta peggiorata anche dalla acidosi secondaria, a lei parallela), infatti l’importantissima usura proteica indotta che, come si è visto in altri articoli è massimamente devastante proprio per la struttura stessa del DNA, che aumenta esponenzialmente gli errori di duplicazione in fase di sintesi proteica medesima. Ne consegue la modifica graduale ma sempre maggiore di ogni caratteristica genotipica di cui si è dotati in gioventù; è ovvio che geni sempre più modificati, codificheranno di conseguenza proteine sempre più modificate, e quindi proteine strutturali ed enzimatiche dotate di sempre minore funzionalità, determinando proprio la risposta fenotipica speculare fenotipica al genotipo sempre più modificato nel suddetto modo; questa perdita di funzionalità nelle proteine strutturali ed enzimatiche codificate dai geni sempre più alterati per errori di duplicazione in sintesi proteica indotta, provoca precisamente quella perdita graduale di funzionalità organica generale che viene detta “invecchiamento”.

Questo è anche il motivo per cui la ragione principale del progressivo rialzo della vita media è semplicemente l’aumento graduale della percentuale di alimenti sempre più vicini a quello specie-specifico nell’alimentazione mondiale.

Siccome il cosiddetto “invecchiamento” ha tutte le caratteristiche di una banalissima patologia, proprio per effetto diretto della tossicosi aspecifica cronico-cumulativa, di conseguenza, tramite la stessa disintossicazione aspecifica (terapia moderna) , dall’invecchiamento si può tranquillamente guarire esattamente come da qualsiasi altra patologia, visto che il nostro organismo possiede tutti i sistemi riparatori sofisticatissimi (attivabili, come abbiamo visto, solo ed esclusivamente col processo di inversione tossico-aspecifica della terapia moderna) necessari non solo per bloccare, ma addirittura per invertire tutti i processi di “invecchiamento” passati o ancora in corso (d’altronde questo è notissimo in genetica molecolare, esattamente come una ferita si cicatrizza fino a ristabilire il corretto assetto fisiologico della pelle, esistono persino molecole proteiche riparatrici dello stesso DNA, capaci, in fase di predetta disintossicazione aspecifica, di letteralmente “aggiustare” qualsiasi gene si sia guastato durante la nostra assurda intossicazione tramite il presunto “cibo” aspecifico.)

In pratica, in gergo gerontologico oggi si afferma che, a rigore scientifico, l’uomo non muore, si uccide.

E siccome, come dicevano anche i latini, nessuno è tanto vecchio da non desiderare di vivere almeno un giorno in più, sappiamo che un’immortalità potenziale è già stampata chiaramente anche nella nostra istintologia più profonda (la cosiddetta “noia” è solamente una iper-produzione neurotrasmettitoriale catecolaminica dovuta all’intossicazione delle cellule neuronali).

In biologia moderna è ormai notissimo che la cellula (specialmente quella umana, cioè in assetto perfetto di ciclo dell’idrogeno, in stadio disintossicato, ergo normale) è strutturata del tutto per vivere e non per morire, a patto che glielo consentiamo, cioè che non la ostacoliamo immettendo tossine e cioè elementi ecosistemici (“pezzi di mondo”) incompatibili (anche e specialmente quantisticamente) col nostro materiale.

In genetica moderna è inoltre notissimo ormai che non esiste il “gene della morte”; la cellula, infatti, non solo tende sempre in continuazione alla vita, (a volte anche in maniera disperata) ma addirittura alla vita sempre più perfezionata, ovviamente, come predetto, sempre se glielo consentiamo noi, tramite la nostra alimentazione (come vedremo, anche l’usura telomerica e tutti i fenomeni analoghi sono semplicissime dirette conseguenze della tossicosi aspecifica.)

Basi scientifiche unicellulari, la fase G-zero:

Come ha dimostrato anche il 2 volte premio nobel per la biologia, Alexis Carrel, qualsiasi cellula (anche quelle la cui durata della vita media è di pochi giorni o di persino poche ore), posta in un terreno di coltura disintossicato, e ad alimentazione minima possibile (ma della massima qualità), entra in una fase denominata “G-zero”, detta, scientificamente, di immortalità cellulare, in cui vive in perfetta salute e non solo senza alcun limite temporale, ma addirittura migliorando il suo metabolismo, la sua fisiologia e la sua struttura di momento in momento.

In più, come enorme vantaggio energetico aggiuntivo, siccome non ha più bisogno di continuare la sua specie attraverso dei “figli”, ma semplicemente attraverso se stessa, essa non si riproduce più (non fa più mitosi).

Dunque, l’immortalità cellulare non è affatto una questione teoretica, ma esattamente al contrario, è un dato di fatto ormai accertato a livello scientifico da decenni, pure studiato e analizzato giornalmente nei laboratori specialistici di biologia, precisamente descritto e dettagliatamente spiegato anche sui testi di citologia e istologia delle università di tutto il mondo.

Basi scientifiche pluricellulari: esistono 3 specie animali ufficialmente riconosciute come immortali:

Passando agli organismi pluricellulari, anche in essi può scientificamente esistere lo stadio di immortalità; ad esempio, sono famose almeno 3 specie animali immortali (ad esempio l’Hydra), tutti gli zoologi specialisti al mondo concordano su questo.

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Trattasi di specie animali in cui non solo non si è mai rilevato alcun minimo segno di processo invecchiante, ma addirittura di cui non si è mai constatata una morte “endogena” (escludendo quindi la morte per uccisione da cause esterne) di anche un solo individuo degli innumerevoli milioni esistenti, da quando sono state scoperte centinaia o più di anni fa.

Proprio come si è riscontrato per le cellule in stadio fisiologico di immortalità, l’alimentazione di queste specie animali è assolutamente sempre quasi nulla (anche in proporzione alla loro massa corporea), e soprattutto ricca di acqua fisiologica (riferite alla specie umana già queste due caratteristiche indicano con chiarezza la frutta ed in particolare proprio la mela).

Immortalità della specie umana: principali evidenze scientifiche:

Per quanto riguarda la specie umana, sono sempre più evidenti elementi di fatto che indicano molto chiaramente e addirittura banalmente, anche per essa la possibilità scientifica di essere potenzialmente, non solo immortale, ma la più immortale (anche nel senso di perfezionamento fisiologico continuo):

1. Visto che può essere immortale una cellula singola, a maggior ragione, potenzialmente, può esserlo anche un insieme di cellule (specialmente a ciclo H riassestato, come l’uomo), le quali vivendo in fisiologia completamente sinergica e, quindi, a massima non solo efficacia ma ad addirittura efficienza biochimica, possono avere una usura metabolica estremamente inferiore;

2. Se possono essere immortali 3 o più specie animali (per limitarci a quelle accertate) del tutto fisiologicamente e biochimicamente meno evolute (per evoluzione, in biofisica, si intende la tendenza degli organismi viventi verso una situazione di massimo rendimento) della specie umana, a maggior ragione, potenzialmente può essere immortale anche la specie umana stessa;

3. Infatti, a livello trofico quantitativo, in tutti gli esperimenti di gerotrofologia comparata quantitativa ( che relaziona quantità di alimenti e durata della vita media), è stato dimostrato che, più ci si avvicina alla specie umana, arrivando ai mammiferi (come l’uomo), ed infine agli stessi primati, diminuendo la loro alimentazione (famosissimi gli esperimenti sui topi) per esempio ad un terzo addirittura della loro quantità presunta minima, la loro vita media si è allungata (in salute perfetta e con molte più energie) di ben oltre tre volte; ciò corrisponde per la nostra specie a un uomo che vive oltre i 300 anni, costantemente più giovanile di un attuale quarantenne ed in perfetta salute;

4. Inoltre, a livello trofico qualitativo (qualità di alimenti), la gerotrofologia comparata qualitativa (relazionante categoria di alimenti e durata della vita media), proprio nei mammiferi, dimostra del tutto chiaramente che la durata della vita media (e salute) è direttamente proporzionale (in modo addirittura esponenziale) all’esiguità della percentuale proteica dell’alimento specie-specifico. In altri termini, minore è la quantità di proteine contenuta nell’alimento specie-specifico e maggiore è la durata della vita media (e salute), in maniera persino esponenziale.

Ad esempio: i carnivori (percentuale media proteica del cibo specie-specifico massima, naturale, circa 5,6% in peso*) vivono, in natura, una media mondiale di circa 19 anni;

gli erbivori (percentuale media proteica del cibo specie-specifico circa 2,7 volte inferiore a quella dei carnivori, circa 2,1% in peso) vivono, in natura, una media mondiale di circa 30 anni o 31;

i fruttivori (gli altri primati antropomorfi) (percentuale media proteica del cibo specie-specifico di circa 2,3 volte inferiore a quella degli erbivori ovvero circa 0,9% in peso, relativo ai frutti intertropicali a loro specie-specifici) vivono, sempre in natura, una media mondiale di oltre 90 anni. Come si nota chiaramente, non solo più ci si avvicina allo “zero proteico” (percentuale in peso infinitesimale di assunzione proteica, proprio intorno allo 0%) e più si allunga la vita media, ma perfino più si è vicini allo zero proteico e più, anche a diminuzioni sempre più piccole di proteine assunte, sale velocemente, proprio esponenzialmente, la vita media dell’animale: infatti passando dai carnivori agli erbivori, ad una diminuzione proteica di ben 2,7 volte, corrisponde un allungamento della vita media di appena 1.6 volte, mentre passando dagli erbivori ai fruttivori, ad una diminuzione percentuale proteica di appena 2,3 volte, corrisponde un allungamento di vita media di ben oltre 2,8 volte.

Ora, per la specie umana, che è malivora, siccome la percentuale proteica del nostro alimento specie-specifico è addirittura oltre 5,2 volte inferiore persino a quella degli altri fruttivori (come abbiamo visto, la mela specie-specifica per la specie umana è la rossa Stark, che ha una percentuale proteica di circa 0,17% in peso), anche usando solo i suddetti numeri e facendo il preciso calcolo matematico comparato con le altre suddette categorie trofiche di mammiferi con le relative proporzioni esatte, senza nemmeno considerare il potente fattore esponenziale aggiuntivo (intrinseco alla comparazione stessa) viene fuori un numero che rappresenta la vita media minima, perché ad essa andrebbe aggiunto appunto il fattore esponenziale minimo: oltre 551 anni. Ma il numero esatto che rappresenta la vita media minima naturale relativa alla specie umana, è proprio quello che si ottiene considerando anche l’enorme fattore esponenziale minimo derivato dall’introduzione del gradiente differenziale presente tra i dati numerici nella comparazione tra carnivori ed erbivori, e reinserendolo nel gradiente differenziale relativo dapprima alla comparazione erbivoro-fruttivoro e successivamente alla comparazione fruttivoro-malivoro: insomma… ben oltre 3700 anni.

Ora, se a questo calcolo, inseriamo anche sia i dati relativi alla gerotrofologia comparata quantitativa, incrociati con la scienza dell’alimentazione umana moderna, che abbassano non solo la percentuale proteica dell’alimento, ma anche la quantità proteica assoluta pro-chilo pro-die per l’organismo, e sia i dati relativi al fabbisogno proteico indotto, che, anche con l’invarianza assoluta del pH ematico (e relativa compensazione) che porta l’usura proteica a livelli talmente infinitesimali da consentire una sintesi proteica a perfetta ricomposizione molecolare genica, determinano una assoluta invarianza genetico-temporale, si ottiene che la vita media naturale (cioè con alimentazione specie-specifica malivora) dell’individuo della specie umana è potenzialmente infinita. Quindi anche a livello numerico, la gero-trofologia comparata dimostra scientificamente la potenziale immortalità di base della struttura organica dell’uomo. Dunque l’uomo sembra essere, almeno potenzialmente, immortale.

5. Tutto ciò coincide, ancora perfettamente, anche con gli studi sulla cellula singola e con quelli sulle 3 specie animali predette: il blocco assolutamente totale dei processi di invecchiamento (addirittura invertito a perfezionamento) avviene solo ed esclusivamente in una situazione di alimentazione (e specialmente quantità proteica) minima, e di qualità (tipo di alimento) del tutto ideale per quella specie cellulare o animale. Nella nostra specie tutto ciò corrisponde proprio a ciò che già indicano chiaramente tutte le altre scienze inerenti (paleoantropologia, anatomia comparata, morfologia funzionale comparata fito-zoologica, ecc.): a livello qualitativo la mela (rossa Stark) (alimento del tutto specie-specifico e, a livello proteico, ad edibilità totale, a minore quantità d proteine in assoluto); a livello anche quantitativo tutti i dati scientifici indicano chiaramente ed incredibilmente la quantità ideale: una mela rossa Stark al giorno (delle dimensioni della mano semiaperta dell’individuo stesso in fase di raccolta del medesimo frutto).

6. Innumerevoli conferme di quanto esposto giungono anche dalla biologia molecolare moderna: ad esempio, la causa principale ed assolutamente centrale di tutti i processi di invecchiamento, anche nella specie umana, è stata individuata, infatti, esattamente negli errori di duplicazione del DNA nella ricomposizione molecolare genica post-trascrizionale ribonucleica in fase di sintesi proteica, la quantità dei quali è direttamente proporzionale proprio all’usura proteica (che determina precisamente la quantità di sintesi proteica) all’interno dell’organismo, la quale, a sua volta, è direttamente proporzionale specialmente al disequilibrio acido-base (pH)**.

Compatibilità tra la totalità dei parametri alimentari ed i parametri dei singoli “cibi”: individuazione analitica dell’unico alimento non solo gero-stazionario ma addirittura bio-perfezionante:

Tutti i parametri elencati in precedenza sono essenziali per poter individuare con perfetta esattezza la loro compatibilità con l’alimento che può, anche solo potenzialmente, sia biochimicamente che fisiologicamente, determinare una sostanziale situazione di equilibrio genetico totale, tale che, consentendo una sua espressione fenotipica (immagine esterna della persona) non solo pressoché costante, ma addirittura in fase continua di perfezionamento, si determini quello che la scienza definisce appunto fisiologia stazionaria, fino a raggiungere persino l’evolutissima fisiologia perfezionante.

Quindi, potendosi riassumere tutti i predetti parametri in 2 requisiti risultanti, per bloccare, e addirittura invertire, i processi di invecchiamento nella specie umana, fino a divenire naturalissimi processi di perfezionamento, dovremmo trovare un alimento che abbia contemporaneamente 2 quasi impossibili caratteristiche:

1. Quella di non alterare il pH ematico e citoplasmatico dal valore ottimale e fisiologico di 7.41, per quasi bloccare i processi di usura proteica e quindi per quasi bloccare la famosa necessità di ricambio cellulare, il che tra l’altro porta ovviamente al quasi azzeramento dei fabbisogno proteico stesso.

2. Quella di possedere la quantità minima in assoluto di proteine, ma anche in maniera fisiologica di rallentare al massimo, in modo da consentire la massima efficienza, tutta la procedura della sintesi proteica, che è proprio esattamente quella che può determinare gli errori genetici.

Ebbene, entrambe queste essenziali caratteristiche cono possedute da un solo ed esclusivo alimento al mondo, e da nessun altro: sempre la mela rossa Stark. Di più: mentre nessuna di queste 2 caratteristiche è posseduta, anche solo singolarmente, da nessun altro “cibo” al mondo, la mela, addirittura, le possiede entrambe contemporaneamente.

Conferma statistica mondiale, anche dall’OMS a livello più pratico, una delle moltissime prove scientifiche di questa questione è che, proprio le stesse statistiche vanno nella medesima direzione. Le 3 popolazioni statisticamente più longeve al mondo (alcuni superano tranquillamente i 120 anni, ed hanno anche l’età fertile più alta di tutto il pianeta) sono proprio quelle che consumano la più alta percentuale di frutta (anche se non è mai altissima), e al limite, “cibi” molto ricchi di acqua (fisiologica): gli Hunza, alcune popolazioni dell’area Vilka Bamba, ed alcune popolazioni di determinate zone del Caucaso.

Conferma scientifica mondiale, da innumerevoli esperienze individuali, da provare anche a livello personale:

ma una delle prove scientifiche più evidenti in assoluto relative a tutto quanto abbiamo esposto in questa sezione, sono proprio le ormai migliaia di esperienze personali in tutto il mondo (che si consiglia di provare anche personalmente): la graduale scomparsa, tipica delle persone che passano (gradualmente) al melarismo (e fruttarismo a base di mele) dei capelli bianchi (che tornano gradualmente neri); la graduale scomparsa delle rughe (la pelle torna gradualmente liscia quasi come quella di un bambino), e la decisa tendenza, anche per assolutamente tutti gli altri sintomi di invecchiamento, al continuo e costante miglioramento, fino alla totale loro scomparsa, la cui velocità dipende specialmente a seconda del livello di melarismo (o fruttarismo a base di mele) condotto.

Ciò non stupisce gli scienziati in quanto, ad esempio, il viraggio alla scurezza del capello è data dalla semplice riformazione della melanina al suo interno, dovuta alla semplicissima disintossicazione aspecifica della sua struttura, mentre uno dei fattori più essenziali in assoluto che determina la ri-distensione dell’epidermide è la struttura molecolare della famosissima carnitina, inserita disperatamente dalle case farmaceutiche nelle creme “anti-invecchiamento” , con però gradi di assorbimento e assimilazione pressoché nulli, e sempre minori con l’andar del tempo. Questo perché la carnitina non può reinserirsi nella pelle in maniera metabolicamente costante e crescente nel tempo se non è circondata da un pool enzimatico, coenzimatico (vitaminico) e di oligoelementi (sali minerali) assolutamente specie-specifico per la nostra specie, che ne consentono l’assimilazione diretta solo dall’interno della pelle stessa (cioè solo per via alimentare): la mela, come al solito, non solo è l’unico alimento a possedere completamente ed abbondantemente quel pool, non solo è il frutto a più alto contenuto di carnitina in assoluto, ma addirittura il cibo più ricco in carnitina rispetto a tutti i “cibi” di origine vegetale esistenti.

Conferma dalla cultura profonda e antichissima di tutte le varie civiltà, specialmente ultra-millenarie:

bosch-mela

Non è mica un caso che tutti i miti e leggende, a livello planetario, sull’immortalità ed eternità dell’uomo, facciano riferimento alla mela, e che concordino incredibilmente a prescindere dalla nazione, area geograica o continente, anche a riprova dell’importanza fondamentale, addirittura essenziale, che l’uomo ha da sempre attribuito a questo frutto.

Ad esempio:

– Nella mitologia scandinava troviamo che solo la mela donava l’eterna giovinezza, tanto che Indhunn le teneva ad Asgard esclusivamente per questo;

– in quasi tutte le più grandi e antiche culture dell’intero pianeta, la mela era considerata talmente il frutto dell’immortalità che veniva considerato l’unico frutto degli dei;

– nella antica mitologia greca Giove (Zeus) era il dio fra gli dei, il suo segreto? Un suo esclusivo albero personale di mele, che aveva accuratamente affidato alle Esperidi;

– in una delle più antiche e grandi culture a livello mondiale, quella dell’antico Egitto, per tutti gli dei (ovviamente immortali) egiziani, la mela era l’unico frutto desiderato ardentemente;

– in una leggenda della Normandia, proprio per ottenere l’immortalità e l’eterna bellezza, Teti rubò a Venere solo ed esclusivamente una mela, usando poi i semi per creare i meleti anche sulla Terra;

-nel Paradiso medievale c’erano solo mele luminose e fatate che donavano la vita eterna, anche ai bambini;

– nella cultura di un periodo passato, solo le mele potevano donare l’immortalità a pochi monaci fortunati che le coglievano ne l’Eden;

– la mela diventò persino il simbolo della vita eterna e della Terra stessa, il simbolo del potere assoluto durante il Sacro Romano Impero, e addirittura di Dio stesso all’epoca di Dante (come riporta egli stesso);

– nel nord dell’Inghilterra, la mela era talmente simbolo di eternità che era usata anche per pre-vedere il futuro;

– Alessandro Magno descrive un suo incontro con i monaci in una zona del Medio Oriente che vivevano da oltre 300 anni di sole mele in salute perfetta;

– addirittura dall’altra parte del mondo, per l’antichissima cultura dei pellerossa Irochesi, un albero di mele era il centro del cielo eterno;

– come si sa, nello stesso libro della Genesi, contenuto anche nella Bibbia cristiana, secondo i medesimi studiosi ebrei della versione originale dei manoscritti antichissimi della Genesi, e come accenna anche la versione della Genesi attuale, il paradiso (da “paradeisos” che significa esattamente “frutteto”) Terrestre era costituito esattamente di una sola tipologia di albero da frutta, l’albero della vita, che era proprio esattamente il melo; la stessa Genesi, anche nella versione attuale, poi è chiarissima: grazie proprio a questo frutto Adam e Chava (Adamo ed Eva) erano immortali (ovviamente solamente finché si nutrivano di sole mele, nel Paradiso Terrestre)***

Conclusione scientifica della gerontologia moderna:

A concludere, allora, diciamo che se c’è una sola possibilità al mondo per l’immortalità della specie umana, tutto quanto suddetto (dall’analisi scientifica in poi, e molto altro ancora) indica in modo chiaro e netto che, sia scientificamente che “tecnicamente”, ciò è possibile solo col melarismo (soprattutto dalla fase M2, effettuato come specificato).

Note:

*Si ricorda che il carnivoro, in natura, si nutre di tutto il cadavere della preda, comprese tutte le interiora, tutte le enormi masse proto-fecali dei lunghissimi intestini degli erbivori, le grandi masse di ossa, e tutti i loro analoghi, che abbassano di molto la media della percentuale proteica della cosiddetta “carne”.

**Da ricordare che la mela rossa Stark è l’unico frutto ed alimento al mondo a determinare il pH ematico fisiologicamente perfetto di 7,41.

L’usura telomerica in fase melariana avanzata si azzera totalmente, e questo vale anche per qualsiasi altra struttura direttamente o indirettamente collegata a tutti i processi di invecchiamento, soprattutto nella specie umana.

*** Infatti, come spiega sempre la Genesi stessa, esclusivamente dopo che furono cacciati dal Paradiso Terrestre (e fu per aver mangiato un fico, non una mela, cioè dall’albero de la conoscenza del bene e del male, che li ha fatti accorgere di essere nudi e coprire subito, appunto, con una delle sue foglie: la famosa foglia di fico), ancora secondo la Genesi, a circa 900 anni, nutrendosi di altro “cibo” (“estratto dalla terra col sudore della fronte”, come spiega ancora la Genesi), morirono intorno ai 950 anni.

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