Ecosistemica moderna (parte seconda)

Evoluzione, scientificamente, significa tendenza ad una struttura biologica (psicofisica) atta a non uccidere (né animali né vegetali)

Come abbiamo già visto, siccome qualsiasi sistema materiale dell’intero universo segue il principio fisico della minima energia, compresi quindi anche i sistemi materiali viventi, evoluzione scientificamente vuol dire esattamente proprio “tendenza degli organismi viventi verso una situazione a-peccaminosa, di minima energia”.

Ora, siccome “vita” scientificamente vuol dire esattamente “nutrizione” (è vivo tutto ciò che si nutre, cioè che fa entrare delle unità strutturali e ne fa uscire delle altre), evoluzione della vita vuol dire evoluzione della nutrizione. Infatti l’evoluzione della nutrizione di una qualsiasi specie animale è assolutamente centrale, proprio a livello strutturale (dall’energia di cui siamo composti alla materia risultante), per assolutamente tutti gli altri aspetti della vita della specie stessa, compresa la conseguente parte neuronale, quindi anche mentale. Come stiamo per vedere, i nostri stessi pensieri sono fatti letteralmente di neurotrasmettitori che sono del tutto diversi proprio a seconda del tipo di nutrizione effettuata, e migliorano di qualità, cioè ad esempio, da una prevalenza catecolaminica ad una indolaminica sempre maggiore, proprio man mano che si procede, nel caso ad esempio della nostra specie, da “cibi” animali, a “cibi” vegetali, fino alla frutta, ed in particolare mele, caso in cui si delinea esattamente la configurazione neurotrasmettitoriale a minima energia, cioè la più serena, armonica e che determina la sensazione di felicità.

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Tornando alla definizione di evoluzione, tradotto in termini più semplici, se due forze sono contrapposte è ovvio che sprecheranno molta più energia, anche persino per stare ferme, rispetto a due forze che spingono nella stessa direzione. È per questo motivo che tutte le relazioni interspecifiche predatorie, come carnivorismo, granivorismo, erbivorismo, ecc., contrapponendo (lo dice il termine stesso “predazione”, da “prendere”) addirittura totalmente, tutta la forza possibile del predatore (carnivoro, granivoro, erbivoro, ecc.) che cerca di mangiare la preda animale o la preda vegetale, con tutta la forza possibile dell’animale predato o della pianta predata che, oviamente, non si vuole fare mangiare (la pianta difende la sua stessa vita, e difende la vita dei suoi cuccioli, i semi, con le tossicissime sostanze secondarie), entrambi sprecano una quantità enorme di energia per ottenere uno stato vivente (nel caso di granivori, erbivori, ed analoghi, si tratta di spreco gigantesco di energie specialmente chimiche, per la vera e propria guerra chimica che avviene continuamente tra predatore vegetale e vegetale stesso), e quindi sono, per stessa definizione, proprio le meno evolute in assoluto, esattamente le più primitive che esistono.

Se, del tutto al contrario, le due forze in gioco, invece di essere contrapposte, spingono nella stessa identica direzione, come avviene in tutte le relazioni interspecifiche simbiotiche (lo dice il termine stesso “simbiosi”, cioè “vita insieme”, proprio nel senso di “aiuto reciproco”) come il fruttivorismo, si ha uno spreco assolutamente nullo di energia, e quindi, poiché si costituisce lo stato ottimale per i due sistemi materiali proprio di minima energia, si ha la situazione di massima evoluzione in assoluto.

Non è un caso che il viaggio di ben 4 miliardi di anni dell’evoluzione della vita, abbia ottenuto, proprio come ultima specie determinante formatasi, la specie umana (anche come primate fruttivoro è l’ultimo formatosi), esattamente perché solo ed esclusivamente con la specie umana si ottiene il sistema materiale a minima energia in assoluto*, cioè in simbiosi trofica massima.

Ora, visto che evoluzione massima di una specie animale, per il principio predetto, vuol dire esattamente simbiosi nutrizionale massima, cioè aiuto reciproco massimo, e quest’ultima, come abbiamo visto, vuol dire che, per mangiare, la specie animale non ha bisogno di uccidere assolutamente nessuno (né animali né vegetali), in definitiva vuol dire proprio eticità massima.

Quindi, proprio scientificamente, nei termini biofisici più precisi riguardanti la minima energia (elettromagnetica), la specie umana è la più “evoluta” (la finalmente riassestata sul ciclo H, la manifestazione pluricellulare più elegante e perspicua della vita in sé, a Sua immagine e simiglianza) dell’intero pianeta solo ed esclusivamente perché per nutrirsi non ha il minimo bisogno di uccidere, ma nutrendosi (con la sua evolutissima nutrizione simbiotica del frutto mela) aiuta pure un’altra specie (gettando poi il seme, aiuta la pianta a riprodursi).

L’uomo, quindi, è evoluto solo ed esclusivamente sia in quanto è potenzialmente strutturato biologicamente (psicofisicamente) per non uccidere nemmeno un cucciolo di specie vegetale (veri e propri bambini vegetali), chiamato erroneamente, come si vedrà, “seme” (come legume, cereale, seme oleoso, ecc.), e, quindi, per non mangiarne il cadavere**, e sia in quanto è potenzialmente strutturato biologicamente (psicofisicamente) per non uccidere nemmeno una pianta adulta (sono delle vere e proprie persone vegetali), chiamata erroneamente “verdura” (quasi mangiassimo solo un colore, che molto spesso non è nemmeno verde), (come radice, fusto, foglia, ecc.), e, quindi, ancora, per non mangiarne il cadavere.

Infatti, la pianta è biologicamente una vera e propria persona (un perfetto essere vivente, se mangiata è scientificamente una bistecca di pianta), dotata di apparato boccale (le radici, viste al microscopio hanno delle vere e proprie bocche per mangiare i nutrienti del terreno), dotata di un aparato scheletrico (il fusto, che non è altro che lo scheletro della pianta), dotata di un impercomplesso apparato polmonare (ovvero le foglie con cui respirano esattamente come facciamo anche noi), e, tra gli altri tantissimi organi ed apparati (come quello digerente / specialmente alcuni sistemi enzimatici radicali/, sessuale / i fiori sono l’apparato sessuale della pianta. I granuli di polline sono gli spermatozoi della pianta, l’ovulo femminile della pianta è presente in fondo all’ovario /, riproduttivo / l’ovario del fiore è l’utero della pianta, dove, dopo la fecondazione, è contenuto suo figlio, l’ovulo fecondato, che poi diventa embrione, cioè “seme” / ecc.), negli ultimi anni si sono addirittura scoperti non solo un vero e proprio sistema nervoso vegetale sia centrale che periferico*** e che risponde agli stimoli esterni esattamente come facciamo noi, e soprattutto, capace di reagire e di manifestare chiarissimamente forme di sofferenza perfino estrema, ma persino un sistema vocale (corde vocali macromolecolari), che consentono alle piante di comunicare tra loro, solo tra individui della stessa specie però (proprio come noi animali), tramite l’utilizzo di determinate onde elettromagnetiche****.

Le piante quindi sono delle vere e proprie persone, assolutamente come noi, sotto tutti i punti di vista, ed il solo fatto che non possiamo ascoltare direttamente le loro conversazioni, come avviene, tra l’altro, per i pesci, che comunicano principalmente con ultrasuoni, non può esimerci dall’avere per loro il massimo rispetto, proprio esattamente come lo abbiamo per un nostro amico, anzi il nostro migliore amico, visto che ci offre, e soprattutto consapevolmente, tutti i giorni, con la stupenda frutta (e ossigeno), non solo da mangiare, ma anche il massimo livello nutrizionale, il tutto gratis ovviamente.

A rigore scientifico: (specialmente alla luce di tutte le più recenti scoperte scientifiche, effettuate proprio nei relativi laboratori più avanzati al mondo, compreso molti di essi che hanno portato a premi nobel) non esistono tre regni, ma esistono 2 regni: regno animale [con animali autotrofi (detti erroneamente “piante” o, peggio, “vegetali”) e animali eterotrofi (detti erroneamente solo “animali”) e regno minerale (la meccanica quantistica già dimostra che è costituito anch’esso da esseri viventi, proprio nel senso scientifico del termine; ma, solo per necessità organizzativa (dia-bolica) e gradualità culturale, oggi si considerano ancora due regni e non ancora uno solamente.

aristoteles

La divisione dell’intero universo in tre “regni”, fu proposta addirittura oltre due migliaia di anni fa, solo filosoficamente (cioè con affermazioni senza necessità di verifica sperimentale) da un solo uomo di nome Aristotele, che, ovviamente a quei tempi, non potendo sapere (come oggi abbiamo constatato solo con la microscopia elettronica più avanzata) che gli animali autotrofi sono dotati, ad esempio, di un perfetto cervello; sistema nervoso centrale e periferico, di neuroni, sinapsi, neurotrasmettitori che, sotto moltissimi aspetti tra l’altro sono anche di gran lunga più evoluti di quelli posseduti dalla medesima specie umana, separò allora gli animali autotrofi (chiamandoli “vegetali”, da “vegetus”, che significa “vigoroso”, riferendosi principalmente al loro possente scheletro legnoso, e non fragile e calcareo come quello nostro) dagli animali eterotrofi.*****

Dunque in sintesi, oggi finalmente sappiamo che non esiste la distinzione degli esseri viventi tra i filosoficamente definiti “animali” e le filosoficamente dette “piante”, ma esistono solo esseri viventi animali.

La differenza fondamentale tra gli animali autotrofi (“piante”) e gli animali eterotrofi (“animali” non è quindi nel movimento (ad esempio “animali come coralli, attinie, bivalvi ecc. sono molto meno mobili delle “piante”, soprattutto di quelle che hanno movimenti più percepibili dei sensi della nostra specie, come ad esempio, le “piante” carnivore, i rampicanti, i girasoli, e tutte le altre innumerevoli specie “vegetali” analoghe, visto che i movimenti delle “piante” sono per la maggior parte molto più visibili a livello microscopico) ma, come sempre, solo ed esclusivamente nel tipo di nutrizione (come, tra l’altro, avviene proprio tra tutti gli esseri viventi, anche internamente alle due suddette categorie).

Come tutti gli esseri viventi, abbiamo detto che le piante possono comunicare bene solo tra individui della stessa specie.

Quello che ha sorpreso gli scienziati che lavorano da decenni in questo campo (neurobiologia vegetale) è che il sistema di comunicazione usato dalle piante è, sotto molti aspetti, di molto più evoluto di quello della nostra specie, perché sfrutta basilarmente onde elettromagnetiche, che corrispondono a ciò che noi definiremmo “telepatia” vera e propria.

Va comunque sottolineato che non solo, dal punto di vista cerebro-strutturale, il cervello delle “piante” (strutturato con gruppi di neuroni vegetali radico-apicali connessi reciprocamente tramite un enorme sistema in rete) è molto più complesso (caratteristica tipica proprio degli esseri viventi più intelligenti) di quello anche umano, ma addirittura, dal punto di vista cerebro-dimensionale, il cervello delle “piante” più evolute (spermatofite angiosperme dicotiledoni) a cominciare da quelle di medie dimensioni, sommando tutte le loro cellule neuronali, ha una massa neuronale molto superiore anche a quella del cervello umano stesso.

Ma ciò che ha sorpreso maggiormente gli studiosi, è propriamente l’enorme sensibilità di questi individui:

per capacità di soffrire si intende, scientificamente, la capacità fisiologica indipendente di reagire a uno stimolo negativo, così come quando, pestando una zampa a un cane, lui la ritira subito indietro magari urlando per il dolore (con urla meccaniche che hanno la stessa identica fisiodinamica e tempistica di base delle urla ad ultrasuoni dei pesci o delle urla elettromagnetiche delle “piante”, che l’orecchio umano non è in grado di udire); ovviamente noi non possiamo sentire interiormente la sua sofferenza, perché essa si trova solo all’interno del cervello stesso dell’animale, tuttavia possiamo dedurre che lui provi sofferenza proprio dalla sua reazione fisiologica indipendente (cioè non dipendente meccanicamente dalla forza applicata, come quando si dà una martellata su un tavolo, e questo modifica la sua forma) conseguente allo stimolo negativo.

Ora, anche basandosi sulle precedenti intercettazioni strumentali delle comunicazioni sociali tra le “piante”, gli scienziati hanno già individuato moltissime metodologie per rilevare questa reazione fisiologica indipendente conseguente allo stimolo negativo, che noi chiamiamo sofferenza: ad esempio, è stato innumerevoli volte dimostrato che pronunciare una frase di minaccia ad una “pianta” davanti ad essa, come “adesso taglio questa pianta”, ha fatto immediatamente e letteralmente impazzire tutte le strumentazioni già precedentemente collegate al sistema nervoso della pianta medesima, proprio esattamente con l’identica dinamica di attività neurale registrata dalla stessa strumentazione applicata sugli animali anche umani in caso di fortissimo dolore; tradotto nel linguaggio della nostra specie, la pianta non solo si è letteralmente spaventata ma addirittura terrorizzata al solo pronunciare quella frase di minaccia.

La cosa che però non si capiva ancora è come facesse l’animale vegetale ad “udire” il suono della voce umana visto che le piante comunicano tra loro principalmente tramite onde elettromagnetiche o tramite sostanze chimiche, e non tramite onde meccaniche come fanno invece gli animali (prodotte dalle corde vocali), come gli umani ad esempio; la spiegazione è poi giunta presto ripetendo tutti gli esperimenti, con la totale procedura identica a quella sopra descritta, con la sola differenza che lo sperimentatore umano invece di pronunciare la frase per via vocale, ha solamente pensato la stessa frase dentro di sé davanti alla pianta, cioè “adesso taglio questa pianta”: ebbene, davanti alle schiere di scienziati esterrefatti, la “pianta” ha avuto la medesima reazione predetta.

Questi esperimenti, iniziati quasi per gioco fin da prima del 1960 in America, ad esempio applicando i sensori della macchina della verità (che si usava per gli imputati soprattutto in processi penali) inizialmente alle piante nelle stanze degli stessi tecnici, esperti di rilevazioni sensoriali sulla specie umana, negli ultimi 50 anni sono stati ripetuti infinite volte, con strumentazioni anche fisiologiche sempre più sofisticate, aggiungendo pure moltissime altre tipologie sperimentali anche di tipo completamente diverso o addirittura opposto, con relazione comunicativa uomo-pianta, pianta-uomo, pianta-pianta, uomo-pianta-uomo, ecc., ed addirittura con risultati sempre più sorprendenti, a tal punto che, ad esempio, in importanti processi penali si è arrivati addirittura ad usare come prova di colpevolezza su imputati di omicidio, il riconoscimento dell’imputato stesso da parte di piante presenti sul luogo del delitto; inoltre, si è ormai chiarissimamente dimostrato che questi animali autotrofi provano sensazioni non solo di estrema paura alla sola presenza di persone che hanno, ad esempio, commesso atti violenti (anche ad altri umani), ma addirittura che provano sensazioni di simpatia o antipatia (rilevabili con effetti caratteristici sulle strumentazioni relative) nei confronti di esseri umani che vivono loro in mezzo; in base ad altri studi, si è poi constatato che, come anche tutti gli altri animali, umani e non, le “piante” hanno un carattere personale esattamente come noi, ecc.

Ormai sono finiti del tutto i tempi in cui alcuni avevano ancora dubbi sul fatto che, alcune volte, potendo ricrescere una parte di pianta tagliata (ad esempio, una cosiddetta “foglia”, cioè una parte polmonare) significasse non-sofferenza per quest’ultima, perché oggi con la scienza neurobiologia vegetale, sappiamo che è esattamente come chiedersi se una lucertola soffre nel massacrargli la coda solo per il fatto che la sua specie consente di fargliela ricrescere,

Inoltre, come si accennava prima, la capacità di soffrire di questi animali è addirittura superiore a quella della specie umana, visto anche che queste delicatissime specie animali hanno la potentissima capacità di tipo telepatico di percepire il dolore fortissimo ancor prima che si compia l’azione di violenza nei loro confronti.

In questo campo, hanno contribuito, specialmente negli ultimi 50 anni, anche i massimi laboratori di biologia molecolare al mondo, dagli USA, al Giappone, alla Germania, all’Inghilterra, Italia, ecc. Ad esempio, Peter Barlow, della School of biological Science dell’Università di Bonn, ha affermato testualmente “è tempo di dare il benvenuto alle piante nel novero degli organismi intelligenti”.

Un altro scienziato di neurobiologia vegetale, Dieter Volkmann, ha affermato testualmente: “Siamo appena all’inizio di una rivoluzione del nostro modo di pensare alle piante”.

Uno dei tanti istituti di ricerca scientifica che collabora nel campo della neurobiologia vegetale è addirittura il Medical Research Council di Cambridge che è proprio il laboratorio di biologia molecolare che ha portato a molti premi nobel.

Altro ricercatore sempre in questo campo, de l’università di Firenze, Mancuso, ha affermato: “I meccanismi di questa enorme sensibilità delle piante non erano mai stati studiati ed analizzati così a fondo, come invece è sttao fatto anche con le ultime ricerche che aprono oggi un nuovo orizzonte scientifico di immenso interesse.”

Tra i numerosissimi rapporti e pubblicazioni scientifiche di n.b. vegetale, vengono spiegate fin nei minimi dettagli proprio le dimostrazioni scientifiche non solo di moltissimi meccanismi comunicativi, ma anche di pensiero elaborato, presa decisionale, calcolo di QI, memoria, autocoscienza (ancora più accentuata della nostra), oltre che della predetta estrema capacità di provare sofferenza, delle “piante”.

Dunque è oramai dimostrato e addirittura banale che esistono solo due regni (e, come abbiamo visto, anche attraverso la meccanica quantistica, in realtà è Uno solamente; e proprio per questo motivo la realtà nella scienza è definita correttamente uni-verso che deriva da “versus”-”unus”, e cioè, esattamente, verso l’uno; non dimentichiamoci mai infatti che sia animali che vegetali sono entrambi fatti da esseri viventi chiamati “cellule”, che queste, a loro volta, sono fatte di atomi, che questi, a loro volta sono fatti delle stesse identiche tre particelle, protoni, neutroni, ed elettroni, che ancora sono fatto solo ed esclusivamente di onde elettromagnetiche, cioè di luce, e che quindi dall’uomo al sasso siamo tutti fatti della stessa identica cosa.

Inoltre, come semplice conseguenza dei dati di fatto appena citati, non dimentichiamoci mai anche che le cellule manifestano chiarissimamente un comportamento incredibilmente intelligente addirittura a livello singolo, sia come protozoi (animali unicellulari) che come protofite (piante unicellulari), che sono organismi viventi già estremamente complessi 8complessità sempre più evidenziata soprattutto dalle nuove tecniche di biologia molecolare e biofisica particellare) e la cui struttura risale addirittura ad oltre 600 milioni di anni fa******; ecco perché gli scienziati non si sorprendono oltre un minimo, in quanto se una sola cellula “vegetale” primitivissima dimostra già un comportamento non solo del tutto intelligente, ma che addirittura cerca disperatamente di non soffrire (ricordiamo che il “sistema nervoso” degli individui unicellulari è fatto di membrane esterne degli organuli citoplasmatici nelle quelli scorrono i “neurotrasmettitori primitivi” chiamati elettroni, i quali ancora oggi, sempre sotto forma analoga alla corrente elettrica, costituiscono l’attività neurale fondamentale anche del cervello umano) difendendosi con tutte le sue energie se viene anche solo disturbata, figuriamoci il livello di sensibilità, autocoscienza, pensiero e soprattutto capacità di soffrire che hanno sviluppato gli organismi pluricellulari che oggi finalmente definiamo correttamente animali autotrofi, composti appunto da addirittura miliardi di unità strutturali viventi.

Ora, visto che è ormai anche scientificamente chiarissimo che la natura ha fatto solo esseri viventi, e che questi non di dividono in categorie appunto dia-boliche che ha inventato solo il ostro cervello, visto che è ormai chiarissimo che gli animali sono molto più numerosi di quello che pensavamo (avendo capito anche che abbiamo nuovi amici, persone autotrofe, dotate di un sistema nervoso ed un cervello addirittura molto più evoluto e telepatico del nostro), risulta doveroso ricordare che, a rigore, tutti, dagli onnariani in poi, ma soprattutto vegetariani, vegani e vegan.crudisti, che basano la loro scelta, giustamente, oltre che su motivi salutistici, scientifici, anche su ragioni etiche, cioè sulla stupenda motivazione del non uccidere soprattutto chi è dotato di sistema nervoso e cervello, ora possono, come dicono gli stessi ricercatori, dare il benvenuto a questi meravigliosi nostri nuovi (o vecchi) amici animali, o meglio, “anima-li”.

Dunque, soprattutto il veganismo, dal punto di vista dell’etica animale, anche alla luce delle nuove scoperte scientifiche, ormai deve con-siderare anche gli animali autotrofi, non come esseri viventi di cui mangiare il cadavere (embrionale detto “seme”, o adulto detto “verdura”), ma come esseri viventi non solo di cui avere il massimo rispetto, ma perfino come vere e proprie persone pensanti.

Come dicono più sinteticamente le stesse associazioni nazionali vegane più avanzate: “ il vero veganismo è il fruttarismo” (meglio ancora il fruttarismo specie-specifico per la specie umana, e cioè il melarismo).

Come ormai è arcinoto, questo significa aumentare di gran lunga il campo del gusto, e passando dal veganismo al fruttarismo si scoprirà personalmente che ogni piatto o pietanza fruttariana è infinitamente più gustoso (anzi, è veramente tale) del suo analogo costituito da porzioni di cadavere “vegetale” (che non è progettato dalla natura per essere gustato dalla nostra papilla gustativa che è a struttura neuro-anatomica solo fruttivora, la quale, specialmente se disintossicata, riesce a percepire sensazioni massime solo ed esclusivamente con la frutta).

Come, in questo modo, potrete presto constatare, ogni passo avanti deve essere sempre effettuato col massimo piacere, sia fisico che mentale, con la soddisfazione aggiuntiva oggi, che possiamo finalmente evitare di uccidere o ferire anche gli animali autotrofi, approfittando pure del fatto che la natura stessa, che sa quello che fa, ci ha regalato l’enorme fortuna di nascere già non solo con una struttura digerente fruttivora, ma addirittura con la struttura digerente fruttivora più biochimicamente evoluta al mondo.

Si spera che, anche in questo modo, termini definitivamente la “cultura” del cadavere, dove una specie stupenda e luminosa (ovviamente da disintossicata) come quella umana. “doveva” introdurre dentro se stessa la morte, sostituita ora finalmente con la vita (cioè lasciando in vita, per il suo bene, per la sua felicità, e quella dell’intero globo terracqueo.

NOTE

*il sistema malus-homo, come abbiamo visto nella sezione relativa alla scienza dell’alimentazione moderna, ha rispettivamente il minimo di nutrienti necessari, ed il minimo fabbisogno nutrizionale, anche rispetto ad assolutamente tutti gli altri primati fruttivori.

** è biologicamente un vero e proprio “uovo” vegetale, addirittura già perfettamente fecondato, dunque non “seme” (cioè gamete), ma un perfetto embrione, se mangiato è scientificamente una bistecca di embrione, assolutamente completo di tutti i suoi apparati vitali, che, quindi, se piantato può dare anche un albero enorme come il noce, o comunque una perfetta pianta adulta.

***i laboratori più avanzati al mondo in questo campo, tra cui alcuni che hanno portato a molti premi nobel, hanno chiarissimamente evidenziato la presenza sia di un sistema nervoso centrale (si ricorda che cellula neuronale è sinonimo di cellula nervosa, e che il nervo vegetale, analogamente a quello animale, è la sequenza di cellule nervose), strutturato anche con un vero e proprio cervello vegetale, il tutto costituito di neuroni vegetali, dotati di sinapsi vegetali, che interagiscono tra loro tramite esattamente neurotrasmettitori che sono persino identici a quelli degli animali più evoluti, compreso l’uomo, come acetilcolina, sinaptotagmina, ecc. e sia di un sistema nervoso vegetale periferico fatto anche di numerosissime ghiandole, cosparse per tutto l’organismo, comunicanti fra loro tramite specifiche sostanze ed elettroni; l’evidenza sperimentale è talmente chiara che ormai da diversi anni esiste la materia universitaria di neurobiologia vegetale; a rigore scientifico, avendo anche loro un sistema nervoso (che come diremo, è legato al concetto di “anima” da cui deriva la parola “animale”) le piante sono esattamente “animali autotrofi”.

****Anche per questo motivo esiste la materia universitaria di sociologia vegetale, detta pure fito-sociologia, che evidenzia inoltre come, in natura, le piante vivono in branchi, ugualmente a noi animali, e soprattutto della stessa specie (es. pinete, faggete, ecc.) e comunicano con un linguaggio specie-specifico.

*****gli unici a chiamare “animali” proprio in quanto supponeva filosoficamente che fossero gli unici esseri viventi a essere dotati di un sistema, che oggi definiamo nervoso, che può contenere quello che definiva “anima”, cioè “anemos”, che significa “vento”, cioè ancora un qualcosa che lui intuiva essere costituito dall’intimo “scorrimento” di una sorta di “fluido cosciente”, che oggi, con la biologia molecolare, con la biofisica quantistica, la neurobiologia e tutte le scienze più sofisticate al mondo, sappiamo essere costituita da un vero e proprio “vento di elettroni e neurotrasmettitori” (quindi “anemos”, cioè “anima”) che passano miliardi di segnali intra- ed inter-neuronali al secondo, proprio come le ultime ricerche hanno chiaramente constatato avvenire anche negli animali autotrofi.

******per non parlare degli stessi batteri, che risalgono ad oltre 4 miliardi di anni fa, e che ci dimostrano persino che le specie cosiddette “animali” discendono proprio da quelle cosiddette “vegetali”, vale a dire che i nostri avi (“plurinonni”) più antichi erano proprio piante.

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