Ecosistemica moderna (parte terza)

Impatto etico ed ecosistemico del consumo di “semi”

(gli articoli vanno, ovviamente, letti in ordine, dal primo)

L’impatto eco sistemico dei semi, dai legumi, ai cereali, a tutti gli altri, è gravissimo, ha le stesse caratteristiche fondamentali della produzione animale, dal consumo di risorse, all’inquinamento, all’occupazione di territorio in eccesso con mortali ripercussioni sulla popolazione specialmente del sud del pianeta.

L’impatto etico dei semi è, inoltre, il massacro più enorme: dal punto di vista del semplice rispetto della vita, il numero di esseri viventi uccisi dalla specie umana “nutrendosi” di semi (dai legumi alla pasta, al pane, al riso, alle noci, ecc.) è il più alto in assoluto tra tutti gli esseri viventi uccisi dalla specie umana.

Come abbiamo visto il termine “seme” è scientificamente errato, non è un gamete, come uno spermatozoo, o una unità di polline, è invece un vero e proprio embrione, del tutto un uovo vegetale già perfettamente fecondato e trasformato in pianta embrionale assolutamente completa di tutti gli apparati, che se seminato genera anche un intero enorme albero, come , ad esempio un mandorlo, o comunque una rispettabilissima pianta adulta, come anche una pianta leguminosa, o una singola pianta di grano, o una singola pianta di riso.

Solo mangiando un cosiddetto “piatto di riso”, cioè un’intera fossa comune di veri e propri cadaveri di cucciolo (bistecche di cucciolo) della pianta del riso, bolliti assolutamente vivi, o un cosiddetto “piatto di pasta”, fatta di cadaveri di cucciolo (bistecche di cucciolo) della pianta di grano, triturati vivi, cosa che ad ancora troppe persone sembra un fatto normale solo per il motivo che si è fatto altre volte, non solo si commette una strage di esseri viventi, veri e propri alberi in miniatura (come strutturalmente lo è anche una pianta di grano o riso, con tutte le caratteristiche di vera e propria persona descritte nell’articolo precedente), ma anche la strage più grande che un singolo uomo può fare, comparata con qualsiasi altro “cibo” esistente.

Invece di mangiare quello che, al limite, è letteralmente “cibo” per galline, o per altre specie animali semivore, (detto anche “la sbobba”), come legumi, pasta, riso, noci, ecc., se proprio si vuole preparare qualcosa che sia almeno lontanamente “cibo” per un uomo, oltre la mela, o frutta dolce, o frutta grassa, o frutta ortaggio, ci si potrebbe togliere queste voglie tossiche con, per esempio, un bel piattone di fettuccine fruttariane al sugo, oppure una bella teglia di lasagna fruttariana (vedi ricettario), o altre ricette (si possono sostituire tutti i piatti della tradizione tramite la carpotecnia), facilissime e velocissime da preparare che non solo sono tra le cose più sfiziose e gustose al mondo, ma con cui non si uccide, essendo fatte di solo ed esclusivamente frutta cruda.

Se si alterna con tutte le altre infinite possibili combinazioni fruttariane (oltre ovviamente la squisita frutta consumata al naturale), si noterà come la papilla gustativa, disintossicandosi, non vorrà mai più essere letteralmente sporcata col “cibo” per galline (cereali, legumi, ecc.) che saprà esattamente (dopo circa uno o due mesi di detox, di segatura. Anche la soddisfazione per non avere ucciso nessuno, pur nutrendosi con piatti molto più gustosi, è talmente profonda che si trasforma automaticamente in allegria, e col tempo, felicità.

Impatto ecosistemico ed impatto etico del consumo di “verdure”: del tutto simile a quello del consumo di “semi”, ma la pianta in questione è addirittura adulta; scientificamente mangiare una “verdura” è mangiare letteralmente un cadavere di pianta (o di un suo organo), cioè una vera e propria bistecca di pianta

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L’impatto eco sistemico è quasi identico a quello del consumo di semi.

L’impatto etico è da un lato numericamente inferiore a quello del consumo di semi, ma dall’altro è qualitativamente superiore, in quanto trattasi di una pianta addirittura adulta.

Siccome ogni pianta è perfettamente una persona come noi, come abbiamo già visto in precedenza, dotata di tutti gli stessi tessuti, organi, e apparati come noi, con funzioni parallelamente identiche, e, soprattutto, capaci di soffrire esattamente come noi (innumerevoli esperimenti in tal senso sono stati condotti per decenni negli USA, Giappone e Germania), ecc., dobbiamo allora avere il massimo rispetto per loro.

Per questo motivo, ad esempio, avvicinarsi a una pianta di carota, afferrare il suo fusto e sradicare completamente il suo apparato boccale (cioè proprio la radice che “mangiamo”) non solo è un atto violentissimo, quello di uccidere nel peggiore dei modi un essere vivente, ma non ha assolutamente nulla di differente, fino al minimo dettaglio, dallo stesso identico tipo di uccisione fatto ad una pianta o albero ( per i quali spesso si organizzano manifestazioni in loro difesa, vedi alberi secolari).

Per lo stesso identico motivo si dovrebbe esser pronti a difendere, ad infinita maggior ragione, il fruttarismo, ed in particolare il melarismo, che da soli salvano, invece, addirittura ogni giorno, miliardi di persone e persone vegetali.

Il fatto che le loro urla strazianti siano fatte di onde elettromagnetiche e che quindi non possiamo sentirle, non ci esime dall’avere per loro il massimo rispetto.

Allora, la definizione scientifica di questo presunto “cibo” non è “verdura” (che è solo un gergo popolare addirittura estremamente offensivo, ma, “persone” autotrofe.

Il fatto che poi, la forma esteriore di una pianta è quella di una persona che di diverso da un animale (le cui forme molto spesso sono ancora più “vegetali” di quelle delle piante stesse, come le attinie o moltissime analoghe colonie animali sottomarine che sembrano esattamente foreste) ha solo ed esclusivamente il semplice fatto che può muoversi un po’ meno*, dovrebbe portarci al massimo rispetto, anche perché è esclusivamente grazie a loro che possiamo respirare e nutrirci con i loro doni.

Sono nostra Madre.

Anche citando molti testi sacri, è poi ovvio, anche a livello scientifico più approfondito, che se ci si nutre della morte, si acquisteranno tutte le sue caratteristiche: tristezza, malattia, morte medesima; se ci si nutre invece della vita (cioè lasciando la vita intatta e nutrendoci della sua luce, cosa che può avvenire esclusivamente colla frutta) si acquisteranno tutte le caratteristiche della vita: allegria, salute, longevità assoluta (con aspetto giovane e bello).

Dall’antirazzismo all’antispecismo (da non confondere con l’antispecismo solo animale)

Così come è intrinseco nella psicologia (di animale fruttivoro, e quindi, come abbiamo analizzato sopra, pacifico e al massimo livello etico) della specie umana l’antirazzismo, cioè il sentimento profondo che tutte le razze hanno uguale diritto di essere rispettate, fino a diventare, come da tempo, legge giuridica addirittura internazionale, così è già intrinseco nella specie umana l’antispecismo, cioè il sentimento profondo che tutte le specie viventi, quindi sia animali che vegetali, hanno uguale diritto di essere rispettate.

Nessuno, infatti, neanche la persona più onnariana, è intrinsecamente contento di uccidere (animale o pianta) per mangiare; tutti (a parte forme patologiche) sono difatti d’accordo che, se potessero, a parità di gusto, ovviamente preferirebbero non uccidere alcuna forma di vita nell’intero universo.

Ed è proprio in questo “ se potessero” l’unico ostacolo. Infatti, l’unico problema è solo ed esclusivamente che, ancora in troppi non sono stati informati, anche scientificamente, non solo che possono, ma che è perfino l’unico modo che hanno per essere in perfetta salute, longevità e felicità.

Lo scopo di questo sito è anche questo: diffondere in maniera più ampia questi dati scientifici, conosciuti e soprattutto vissuti da centinaia se non migliaia di persone in tutto il pianeta, farli conoscere finalmente a tutti per il loro bene e quello di Gaia.

Inoltre, è del tutto scorretto considerare l’antispecismo solo animale, non considerando che la parola “specie” riguarda assolutamente tutti gli esseri viventi, cioè sia le specie animali sia quelle vegetali, e, quindi, l’antispecismo comprende l’assoluto rispetto di entrambe le componenti.

L’antispecismo dunque è solamente in modo minimo legato al vegetarismo, o veganismo ( che attua, infatti, solo un antispecismo minimale, visto che tralascia persino la stragrande maggioranza di specie viventi massacrate dalla sola “alimentazione” umana, che sono per addirittura oltre il 90% vegetali, e solo per meno del 10% animali), ma si riferisce quasi solo al fruttarismo e melarismo (visto che sono gli unici modelli alimentari al mondo che salvano la vita ad entrambe le tipologie di specie viventi, vegetali e animali).

Ecosistemica del fruttivorismo (e malivorismo): l’uomo è la componente animale della disseminazione zoocora. Biomeccanica del parto vegetale

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Il fruttivorismo (con il frutto specie-specifico) per gli altri primati, ed il malivorismo per la specie umana, sono inseriti nel quadro ecosistemico più ampio denominato scientificamente disseminazione zoocora: la pianta fruttifera (più esattamente e tecnicamente tutte le spermatofite angiosperme dicotiledoni a frutto polposo), quando deve riprodursi, genera i suoi figli, chiamati nella storia antica erroneamente “semi” (il nome corretto è embrione vegetale), ma subito li circonda proprio con la polpa del frutto.

Questo per un motivo molto semplice: se facesse solo i “semi” (embrioni), questi cadrebbero poi perpendicolarmente sotto di lei e, crescendo, le piante figlie si soffocherebbero a vicenda, soffocando, a loro volta, anche la pianta madre.

Proprio per questo motivo, la pianta madre, per fare arrivare i suoi figli in un punto più lontano da lei, li circonda meticolosamente con una polpa (il frutto) che rende accuratamente sempre più colorata, profumata, gustosa e dolce proprio esattamente in modo tale che un animale (per esempio un uomo o un altro primate fruttivoro) ne sia fortemente attratto (sia dal colore, e poi anche dal prufumo; poi, successivamente, dalle sue gustosità e dolcezza), e che, dopo aver mangiato la polpa, spesso anche spostandosi di molto, “getti” poi il figlio (“seme”) in un punto qualunque più distante.

Quindi, l’azione, ad esempio, dell’uomo, di mangiare la polpa attorno al figlio della pianta e gettare istintivamente quest’ultimo lontano da lei, è esattamente un vero e proprio parto vegetale (la sua analisi, in ecosistemica fisica, è denominata proprio biomeccanica del parto vegetale), cioè, consumando la polpa (il frutto, che funge anche da placenta vegetale), consentiamo alla pianta madre letteralmente di partorire suo figlio, aiutando quest’ultima anche nel difficile compito della continuazione della sua specie.

Il suddetto è un esempio di disseminazione zoocora, e quindi di fruttivorismo, un fenomeno naturale anche molto bello e fascinoso, un caso meraviglioso di aiuto reciproco tra due specie, addirittura una animale e una vegetale, in cui la prima consente all’altra di partorire dando la possibilità di vita stessa a suo figlio (ponendolo anche più lontano da lei), e la seconda, in cambio, consente all’animale di nutrirsi, ed addirittura nel modo migliore e più salutare che esiste, donandogli quindi salute perfetta, ergo felicità.

Il fruttivorismo ( e malivorismo) è una relazione interspecifica simbiotica: cioè una simbiosi perfetta tra primate (tra cui l’uomo) e la pianta madre fruttifera, che dura da oltre 60 milioni di anni

Nel caso particolare del fruttivorismo della specie umana, più tecnicamente, l’uomo è definito la componente zoocora della disseminazione, in pratica, una simbiosi perfetta, non solo tra due specie, ma addirittura 2 regni (animale e vegetale); infatti, nella scienza eco sistemica, la disseminazione zoocora, e quindi fruttivorismo, è definito esattamente relazione interspecifica di simbiosi fito-zoologica.

Questo fenomeno naturale è fondamentale nella storia evolutiva della vita stessa; è un fenomeno che, come visto nella sezione relativa alla paleoantropologia, in altre forme, è sempre esistito da quando è comparsa la vita sul pianeta circa 4 miliardi di anni fa, ma che si è perfezionato in questo modo addirittura negli ultimi 60 milioni di anni: non è un caso, infatti, che i primati e proprio gli alberi fruttiferi a frutto polposo, siano comparsi sul pianeta in modo assolutamente contemporaneo 60 milioni di anni fa, a comprovare una loro formidabile coevoluzione, che li ha resi sempre “più “ complementari (compresa la complementarietà trofica, cioè primate|frutto polposo), sia dal punto di vista biochimico, sia da quello strutturale, fino a diventare del tutto non solo inseparabili, ma addirittura indispensabili reciprocamente.

Quindi, non sorprende gli scienziati il fatto che solo ed esclusivamente con un frutto il primate uomo può raggiungere la salute perfetta, proprio perché non sono altro che la perfetta continuazione biochimica l’uno dell’altro, perfezionatasi fino al più microscopico dettaglio, come ha mostrato chiaramente, tra i tantissimi, anche lo scienziato Sirtori riguardo la mela.

Primate (come l’umano) e frutto polposo, quindi, sono il modello più emblematico ed evoluto in assoluto della fantastica simbiosi che c’è sempre stata, in maniera sempre e tutt’ora crescente, tra animali e piante.

Fruttarismo (e specialmente melarismo): modello alimentare finalmente normale, al massimo livello etico in quanto non solo è l’unico modo per non uccidere (né animali né animali autotrofi) ma perfino, al medesimo tempo, si salva la vita (alla pianta):

La pianta, come accennavamo, fa il frutto proprio solo ed esclusivamente per essere mangiato: essa lo produce, infatti, con una struttura a “sacchetto”, contenente tutti i più “perfetti” principi nutritivi (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, Sali minerali, acqua, ecc.) (i quali lo rendono talmente gustoso che fa di esso l’unico cibo che di più al mondo non siamo costretti a “condire” per poterne mangiare), che entra in una fase del tutto biostazionaria, in cui disattiva i cloroplasti, che si tramutano, con il processo di maturazione, gradualmente negli “stabilizzati” cromoplasti ovvero quelle strutture che, conferendo al frutto un colore diverso dalle foglie, fanno in modo che l’animale lo riesca a distinguere, e ne sia attratto anche da lontano, oltre ad innescarsi la produzione di un profumo specie-specifico per la specie animale a cui esso è destinato, ecc. (la pianta fa di tutto, quindi, peroprio non solo per farlo mangaire, ma perfino nel più breve tempo possibile).

Ergo, mangiare solo frutta (e, in particolare quella adatta alla nostra specie) non solo è assolutamente l’unico modo che abbiamo per nutrirci senza uccidere nessuno (o provocare sofferenza, o danneggiare), (sia riguardo altri animali, che le piante), ma addirittura si aiuta qualcuno a sopravvivere e a riprodursi.

Melarismo: livello etico molto maggiore rispetto al fruttarismo in quanto si salva la vita non solo a vegetali ma anche animali

Il melarismo, ovviamente, ha un livello etico ancora molto maggiore (rispetto al fruttarismo), cioè salva la vita in maniera estremamente più estesa (vale a dire non solamente nel mondo vegetale, ma anche, ed in maniera ancora più vasta, nel mondo animale), in quanto non solo non sottrae (RUBA) cibo (l’altra frutta) che è previsto, al contrario, da Dio (ovvero la Natura) assolutamente ed esclusivamente per tutte le altre specie animali fruttivore**, ma addirittura non toglie territorio e spazio (del tutto vitale e salutare per la vita sociale, il delicato equilibrio ecosistemico interspecifico, per la riproduzione, ecc. di tutte le altre predette specie animali fruttivore.

Orgoglio melariano:

Il melariani, quindi, possono essere persone finalmente totalmente orgogliose di questo loro stile di vita, non unicamente per la loro perfetta salute e per tutto ciò che ne consegue, ma anche perché il loro impatto socio-ambientale alimentare è assolutamente nullo (come dovrebbe esserlo quello di ogni specie animale, ne la Norma del Suo Regno, vedi primo riquadro de “Il giardino delle delizie” di Bosch), non solo su tutti gli altri nostri fratelli e sorelle animali e vegetali, ma specificatamente proprio per noi, in primis.

Conseguenze ecosistemiche (ulteriori) del non essere melariani (o almeno, fruttariani): impatto sociale, addirittura mondiale, violentissimo:

In una “società” come la nostra, in cui ogni singola azione personale diventa economia globale*** è proprio il gesto personale di consumare uno qualsiasi dei presunti “cibi” diversi da mele (e frutta), (specie nel nord del pianeta), che diventa poi (specie nel sud del pianeta) addirittura uccisione diretta di persone, in particolare anche di bambini (che, se la sorte girava diversamente, saremmo potuti benissimo essere noi medesimi), che muoiono (considerando solo la morte per motivi di fame) al ritmo (misurazione dell’ONU) orrendo di 40.000 ogni giorno, dell’intero anno, cioè 28 al minuto, ovvero una persona (“eventuale” di noi stessi) praticamente ogni 2 secondi.

La dinamica economica fondamentale globale è, infatti, la seguente: qualsiasi presunto “cibo” diverso da mele (e, al limite, frutta), necessita (rispetto a queste ultime), a parità di quantità, addirittura, come minimo, da 18 alle oltre 120 volte (medie statistiche) più territorio per essere prodotto (senza nemmeno contare la superficie della restante impronta ecologica, dovuta al consumo enormemente più elevato di acqua, petrolio, macchinari, ecc.), a seconda che sia di origine rispettivamente vegetale (in ordine crescente, dalle verdure ai semi) o di origine animale; il problema è anche che il nord del pianeta ha una superficie territoriale che non è nemmeno lontanamente sufficiente a soddisfare questa enorme quantità di territorio in più (rispetto a mele e frutta) che necessitano tutti gli altri “cibi” non adatti alla nostra specie (per la sua popolazione), e, quindi, le nostre multinazionali alimentari (nel loro insieme, più il relativo indotto, sono le più potenti multinazionali al mondo), (o come conseguenza indiretta anche di autoproduzioni “alimentari” aspecifiche), sono assolutamente costrette ad acquistare anche addirittura la maggior parte dei terreni del sud del pianeta, che invece sarebbero appena sufficienti per sfamare la sua stessa popolazione.

Quest’ultima, che da sempre si era prodotta il proprio “cibo” coltivando proprio quei terreni, viene letteralmente cacciata via dalle proprie terre (con le buone o con le cattive), ed è costretta, ancora letteralmente, ad ammucchiarsi sia intorno alle città (del sud del mondo) a formare le famose e affamate “bidonville”, e sia in qualsiasi altra zona residuale, alla ricerca (pensiamo solo per un istante che avremmo potuto essere esattamente noi) disperatissima, affannosa, del tutto umiliante e soprattutto estenuantemente continua, di qualsiasi cosa da poter mettere in bocca, troppo spesso non trovandolo e morendo in lunghissime e atroci agonie (vi sono anche molti filmati di queste scene, in quanto quella rarissima volta che un operatore riesce a raggiungerle, quasi sempre, la persona ha già superato la nota soglia di irreversibilità del famismo, e quindi arriva alla morte per fame anche sotto le stesse telecamere).

Tutto questo è quindi completamente fatto solo ed esclusivamente da noi, ognuno di noi, proprio nell’esatto e preciso istante in cui consumiamo qualsiasi presunto “cibo” che non era stato per noi previsto da Dio.

Conseguenze ecosistemiche (ulteriori) del non essere melariani (o almeno, fruttariani): impatto addirittura bellico internazionale violentissimo:

Sempre scegliendo di peccare consumando un presunto “cibo” diverso dalla mela (o al limite, frutta) facciamo anche un’altra cosa tremenda: solo per il motivo principale di ricerca alimentare disperata, il sud del pianeta è continuamente cosparso anche di tensioni e piccole o grandi guerre, tribali o nazionali, che uccidono ulteriori persone in gran numero, donne, uomini, anziani e soprattutto bambini, le quali hanno proprio il solo, unico, esclusivo scopo principale di ottenere, il più possibile, il controllo sulle ultimissime terre coltivabili residuali, visto che la maggioranza di esse gli è stata tolta proprio esattamente da noi stessi, ognuno di noi, sempre col predetto e unitissimo gesto.

Il risultato numerico è che, solo ed esclusivamente per consumare i presunti “cibi” non adatti all’uomo, gli 1,5 miliardi di persone nel nord del pianeta, tolgono letteralmente l’indispensabile terreno per sfamarsi ai restanti 5,5 miliardi di persone nel sud del mondo, dei quali oltre 5 miliardi (dati specifici dell’ONU) sta soffrendo la fame, e di questi ultimi, 1,2 miliardi di persone sta addirittura letteralmente morendo di fame, proprio al ritmo orrendo di 40.000 persone al giorno.

Circolo vizoso:

Proprio questo sistema di produzione almentare mondiale (industriale o autoprodotta) costituisce per le Nazioni Unite (ONU, che unisce tutte le 192 Nazioni dell’intero pianeta) il più grave e urgente problema che esiste al mondo in assoluto, in quanto oltre al ritmo impressionante di persone che sta morendo, è anche la causa del tutto fondamentale di tutti gli altri problemi (globali e locali), come ad esempio, anche il riscaldamento globale (causa dei sempre più frequenti immani disastri in tutto il mondo, dovuto principalmente proprio sia alle emissioni della produzione “alimentare” non adatta all’uomo e di tutto il suo indotto e sia alla deforestazione continua dovuta proprio principalmente alla ricerca disperata di altri terreni agricoli da parte delle nostre multinazionali “alimentari”).

Questa situazione di emergenza mondiale assoluta, la più grave, grande e urgente mai avvenuta nella storia, è conosciuta come crisi alimentare mondiale.

Per poter capire minimamente l’enorme gravità di questo massacro di persone, uomini, donne anziani, bambini, dovuto ai nostri peccati “alimentari” (droghe aspecifiche a cui siamo assuefatti), e avvenente anche in questi esatti secondi, è doveroso confrontarlo col più grande massacro al mondo mai esistito nella storia di tutti i tempi: il cosiddetto olocausto perpetrato da Adolf Hitler, che fece uccidere circa 6 milioni di persone (nel giro di alcuni anni).

Ebbene, ognuno di noi deve necessariamente sapere, e possibilmente diffondere, che quando consuma un qualsiasi prodotto “alimentare” non adatto alla nostra specie, in quell’esatto momento, è purtroppo (di fatto) esattamente un piccolo Hitler, in quanto partecipa, del tutto attivamente e in modo diretto, ad un massacro (per fame, o guerre, o conseguenze analoghe) di uomini, donne, anziani, e bambini in particolare, i più indifesi, che però è perfino molto più grande di quello stesso hitleriano: infatti 40.000 persone al giorno significano esattamente 600.000 persone addirittura ogni singolo anno; cioè, ogni singolo anno massacriamo molto più del doppio delle persone uccise nel più grande e orrendo massacro di tutti i tempi.

C’è, però una differenza fondamentale: a differenza dei soldati di Hitler, noi, ognuno di noi, anche a livello del tutto personale, può scegliere di non farlo, semplicissimamente non peccando. I nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto coraggiosamente, disperatamente e moltissimi di loro sono morti proprio per questo motivo: per dare a noi oggi la stupenda possibilità di vivere almeno in una demo-crazia in cui poter avere, a nostra volta, il coraggio di dire, anche ad alta voce: “NO”, “io a questo schifo NON PARTECIPO”, e semplicemente applicare questa frase, senza essere processato e ucciso, come ai tempi della seconda guerra mondiale.

Facciamo in modo che non siano morti invano.

E, una delle tante cose positive a livello personale, è che per mettere in pratica, anche da subito (ovviamente in modo graduale), questa nostra frase, non solo non occorre fare assolutamente niente in più di quello che facciamo normalmente, ma addirittura qualcosa in meno: semplicissimamente non peccare (mai più), mangiando qualsiasi presunto “cibo” non previsto per noi (risparmiando, così, anche un mucchio di soldi, di lavoro [col sudore de la fronte] per ottenerli, di lavoro in cucina, di tempo, di farmaci, salute, conflitti, e dis-ordine mondiale conseguente).

NOTE:

*(e nemmeno da tutti, visto che anche moltissimi animali, come i coralli ed analoghi, si possono muovere molto meno delle piante, specialmente di quelle dotate di movimento autonomo, come le piante carnivore e simili; in altri termini, se rispettiamo il corallo, che è un animale | ma più fermo di una pianta |, a maggior ragione dobbiamo rispettare una pianta, che non solo è meno ferma ma ha, come abbiamo visto, un sistema nervoso addirittura più grande, più complesso ed evoluto).

**come già visto in altri articoli, in natura, ogni tipo di frutta ha una sua esattissima specie animale corrispondente che se ne nutre, con la quale ha effettuato strettissima coevoluzione strutturale e biochimica, come minimo per milioni di anni (che, in paleontologia, è la quantità temporale del tutto minima per una qualsiasi modifica filogenetica |evolutiva|, sia di tipo strutturale che biochimico, che porta l’animale allo specifico adattamento per quel particolare tipo di frutto) e, quindi, quel frutto è assolutamente indispensabile per la sopravvivenza in salute del corrispondente animale, sia del singolo individuo che della sua intera specie.

*** Ed il mercato alimentare è persino il primo mercato mondiale in termini stessi di fatturato (è anche logico visto che 7 miliardi di persone |al 2010| devono mangiare tutti i giorni, e mediamente 3 volte al giorno, per 365 giorni all’anno; contrariamente a praticamente tutto il resto, come ad esempio, computer, televisione, radio, ecc. che si comprano circa una sola volta o al limite si cambiano dopo molti anni.

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