La matrix

Questo mondo é tutto disordinato, é diventato un super-mercato dove ogni cosa é stata dia-bolicamente estrinsecata dalla sua originaria posizione e reale funzione. Oggi, l’individuo medio, si adatta senza un minimo di autocoscienza alla matrix, alle ombre platoniche; ha ricordi, legami, credenze e coltiva relazioni, esperienze in maniera pericolosamente naturale, senza rendersi conto della storia e della violenza e del lavoro, sofferenza che sta dietro a ogni ente che magari coglie dalla scaffalatura di uno specifico reparto con la stessa spensieratezza con cui farebbe con un frutto in un giardino. Bisogna passare attraverso la contraddizione per poterla s-velare e disciogliere, con coscienza e pensiero critico e poetante anziché unicamente binario/mansionario/calcolante, senza lasciarsi mai incantare come mosconi dalle finte luci babilonesi. Techne deve servirci a servire sempre meno, non dovremmo mai acquietarci, appolaiarci nel godimento alienante, nell’adaequatio con-formistica al mezzo, ma volare come albatri, gabbiani, aquile e mirare sempre olisticamente il dispositivo artificiale, che invero dev’essere esso stesso fondo disposizionale volto a riassestamento, ri-ordinamento armonioso colla natura, e non lei, invece, come avviene oramai, ridotta a bestand per il nostro sadomasochistico hobby di costruire e mantenere la matrioska di gabbie, la desertificatio oltre che materiale, pure valoriale.

Chi ha sempre dormito e sognato bene, tende a infastidirsi quando albeggia, fino a rifiutare categoricamente e con violenza anche la sveglia. Chi ha vissuto bene la matrix, chi se n’é affezionato, tornerá sempre facilmente alle proprie illusioni e jest, droghe, veleni, sonniferi; chi non l’ha vissuta o l’ha vissuta male ne esce meglio e di più. C’é però una grande differenza fra il primo caso e il secondo: generalmente nel primo abbiamo a che fare con una classe benestante e più potente (in tutti i sensi possibili, anche e specialmente in termini di salute psico-fisica e affettiva), come lo siamo noi occidentali ed europei ad esempio, che nella gerarchia piramidale del potere economico e sociale, siamo guardacaso i più “viziati” (proprio perché dal nostro sonno dipende il dominio elitario dei pochi lassù, detentori dei mezzi produttuvi, possessori delle carte del gioco del mondo e intenti perennemente e perversamente a rimescolarle a loro piacimento); rispetto alla seconda, che se anche arriva a intuire, non ha potere d’azione, alcun appoggio, alcun legame coi “bravi ragazzi”. Ma, come si sa, gli ultimi saranno i primi, prima o poi. Ci sembra tutto così normale… Lo viviamo con una spensieratezza che non solo é allarmante ma, a rigore, anche kantianamente dicendo, assolutamente puerile e criminale. É la dimensione del “si”, direbbe Heidegger, ma anche Gaber nella sua canzone “il conformista” delinea perspicuamente questo nuovo tipo disumano che ormai popola estaticamente e soprattutto brutalmente Gaia nostra madre, violentata, trascurata, dimenticata, ripudiata.

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