Frutta acida: frutta killer

Dannosità estrema della frutta acida (a cominciare dalle arance). Nei fruttariani i danni sono minori, ma più velocemente sintomatici perché più periferici.

Un’altra cosa assolutamente indispensabile da sapere (che purtroppo ignorano ancora troppi fruttariani nel mondo, danneggiando così la loro salute e facendo, inoltre, in questo modo, cattiva pubblicità al fruttarismo, rallentandone anche la diffusione) è la seguente: il tipo di frutta più dannoso per la salute (in commercio, e soprattutto proprio per i fruttariani, anche perché, nutrendosi di sola frutta, e talvolta ancora credendo che la frutta acida sia adatta alla specie umana, ne consumano, anche in proporzione in maniera maggiore) è la frutta acida (ad esempio: arancia, mandarino, mandarancio, pompelmo, kiwi, ananas, limone, ecc.) anche perché, col tempo, porta specialmente a decalcificazione ossea, compreso quella dentale, in quanto, oltre ad essere esageratamente acidissima a livello orale, la frutta acida è soprattutto estremamente acidificante proprio esattamente a livello ematico (cioè del sangue) e generale (relativamente proprio ai valori medi omeostatici, sia diretti che indiretti), e questa acidificazione estrema generale costringe l’organismo a rialcalinizzare specialmente il pH ematico prelevando pure addirittura d’urgenza estrema il calcio anche da tutto il sistema scheletrico (e quindi anche dalla stessa struttura dentale, di cui fa parte).

Come vedremo anche meglio, i meccanismi patogeni innescati da arance e restante frutta acida sono dovuti ad innumerevoli sostanze altamente tossiche (per la specie umana), comprese la cadaverina, la putrescina, altre poliammine, ecc., che, nel loro complesso biochimico, portano non solo a forte acidosi ematica, ma addirittura a profonda ossidazione ipercomplessa che perdura persino se l’organismo è portato in alcalosi (ad esempio da altro tipo di frutta). Ora, e questo avviene ogni volta che mangiamo un’arancia, quando il sangue viene portato in acidosi (oppure in ossidazione iper-complessa, o entrambe) siccome, come predetto, non può assolutamente rimanervi, proprio perché, dopo un certo piccolo margine, è addirittura mortale, dopo l’ammortizzamento parziale della riserva alcalina del sangue stesso, si innesca immediatamente il ripristino graduale della riserva stessa; ma l’organismo purtroppo per ripristinare la nostra riserva alcalina ematica, e quindi per contrastare l’azione dell’acidosi, deve andare letteralmente a prelevare sostanze alcaline da altri organi, danneggiandoli enormemente. Dopo aver danneggiato, in questo modo, polmoni e reni, se ciò non è stato sufficiente, il sangue deve continuare a prelevare altre unità strutturali alcalinizzanti, e quella principale è il calcio. Ora, la “banca” del calcio del nostro organismo è il nostro sistema scheletrico, dalle ossa ai denti, e, di conseguenza, con l’acidosi, in questo caso determinata dalla frutta acida, il sangue è costretto a prelevare quantità enormi di calcio proprio dalle ossa ai denti; siccome la struttura portante di questi ultimi è proprio costituita a base di calcio, togliendolo, non facciamo altro che forare letteralmente sia la struttura dentale (specialmente dall’interno, proprio a livello pulpare) e sia, parallelamente, delle ossa, avviandoci velocissimamente anche verso l’osteoporosi.

Occorre ricordare che la disintossicazione aspecifica (cioè dai “cibi” |o sostanze| non specie-specifiche), (sia a livello di disintossicazione primaria che secondaria), come spiegato meglio nel capitolo relativo alla terapeutica moderna, può avvenire solo ed esclusivamente a pH 7,41 (disintossicazione aspecifica |solo fisioneutra|).

Ora, siccome le tossine aspecifiche (sia all’esterno che all’interno del nostro organismo) sono sia le tossine aspecifiche acide (primarie o secondarie) che le tossine aspecifiche alcaline (primarie o secondarie) (altrettanto disastrose per il nostro organismo, come la maggioranza delle famose sostanze secondarie killer contenute nei cadaveri vegetali ancora denominati “semi e verdure”, a cominciare proprio dai massacranti alcaloidi secondari killer, prodotti esattamente per difesa dalle piante, ma anche molte sostanze alcaline altamente tossiche contenute naturalmente nei prodotti animali), di conseguenza, la disintossicazione aspecifica, che deve assolutamente espellere dal nostro organismo sia le tossine acide che le tossine basiche (contenute non solo in ogni “cibo” aspecifico, ma addirittura sempre in dosi quantitative equivalenti, anche se i miliardi di loro reazioni chimiche in fase di digestione, assorbimento ed assimilazione possono dare risultati metabolici finali acidi o basici), deve essere sempre fisioneutra (cioè a pH 7,41). Anche per questo motivo, proprio soprattutto in fase di disintossicazione aspecifica, specialmente il pH delle nostre urine deve essere assolutamente sempre fisio-neutro (sempre pH 7,41), e mai si deve innescare una intossicazione deperimentale acidotica diretta (dovuta pure alla posdetta ossidazione ipercomplessa) oppure una intossicazione deperimentale alcalodica diretta, in quanto, entrambe (specialmente quella acidotica), come vedremo, sono profondamente disastrose per il nostro organismo (anche in quanto sono intossicazioni aspecifiche potenziate dal deperimento organico dell’intero organismo). Quindi, in sintesi, come spiegato ulteriormente nella sezione della terapeutica moderna, (anche a livello ematico) non solo sia lo stato acidotico che lo stato alcalodico bloccano totalmente qualsiasi disintossicazione, ma addirittura, in particolare, lo stato acidotico determinato dalla frutta acida e dal digiuno è una intossicazione aspecifica potenziata dal deperimento organico dell’intero organismo. In particolare, la frutta acida determina una intossicazione acidotica non chetonica, il digiuno una intossicazione acidotica chetonica. Inoltre, gli innumerevoli danni all’organismo che determinano, compreso tutte le anche enormi sofferenze che comportano, sono esattamente disastrose forme di intossicazione (chetonica o non chetonica).

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Le conseguenze disastrose della frutta acida (a cominciare proprio dalle arance), sono maggiori dal modello “alimentare” onnariano a quello vegan crudista (ed in tutte le fasi di disintossicazione aspecifica, dalla transizione alla terapia), ma, in tali fasi “alimentari” di tossicosi molto maggiore, attuando anche un meccanismo molecolare fortemente acidotico prevalentemente endocellulare, i danni relativi sono più interni (fino alla micidiale accelerazione poliamminica del metabolismo mutagenico, relativo proprio alla cancerogenesi) e, di conseguenza, meno velocemente sintomatici; al contrario, le conseguenze disastrose della frutta acida (sempre a cominciare proprio dalle arance), principalmente nel modello “alimentare” fruttariano, sono minori, ma, in tale fase “alimentare” di tossicosi molto minore, attuando (sempre come vedremo meglio più avanti) anche un meccanismo molecolare fortemente acidotico prevalentemente ematico, i danni relativi sono più esterni (periferici), e, di conseguenza, più velocemente sintomatici (relativamente al fruttarismo, ovviamente al 100%, da alcuni mesi ad alcuni anni, proporzionalmente anche alle quantità relative assunte).

Semplificando al massimo il concetto, si può citare il classico esempio della vasca: se si ha una vasca abbastanza piena di acido, aggiungendo ad esso un altro bicchiere di acido, la corrosione complessiva della vasca viene solo parzialmente potenziata, ma se si ha una vasca vuota quasi totalmente pulita, aggiungendo lo stesso intero bicchiere di acido, la corrosione complessiva della vasca viene enormemente potenziata.

Tradotto in termini di organismo, se si ha un organismo abbastanza pieno di tossine (sia acide che basiche), aggiungendo ad esso le tossine di una arancia, l’azione tossiemica complessiva sull’organismo viene solo parzialmente potenziata (anche se in modo più profondo e più grave) (con effetti dannosi che risultano visibili non solo più lentamente, ma che si confondono con gli effetti dannosi di tutte le altre tipologie di tossine già presenti), ma se si ha un organismo quasi totalmente privo di tossine (sia acide che basiche), aggiungendo ad esso le tossine della stessa arancia, l’azione tossiemica complessiva sull’organismo viene enormemente potenziata (anche se in modo meno profondo e meno grave) (con effetti dannosi che risultano visibili non solo più velocemente, ma addirittura molto più caratteristici della tipologia di tossine dell’arancia stessa).

Ecco perché le arance (e restante frutta acida), pur determinando nell’organismo dei fruttariani danni meno profondi e meno gravi, la loro maggiore velocità di espressione patologica pericolosa (a volte addirittura asintomatica ma rilevabile strumentalmente), rende proprio per i fruttariani (ovviamente al 100%) l’eliminazione delle arance (e restante frutta acida) enormemente più urgente (nei modi predetti), rispetto a tutti gli altri precedenti modelli “alimentari”.

Ora, i danni della frutta acida principalmente in fase fruttariana (al 100%), si manifestano (anche per l’azione di molte altre sostanze tossiche contenute in essa), col tempo, primariamente sotto le seguenti forme:

erosione dentale;

erosione ossea (con i meccanismi fisiologici e molecolari diretti predetti, fino anche ad una decisa osteoporosi);

deperimento organico (specialmente dimagrimento eccessivo rispetto al peso forma) (il cui meccanismo vedremo meglio più avanti );

astenia (debolezza) ;

iperuresi (eccesso di urine) ;

forte carenza di vitamina B12 (l’acidosi ematica aumenta immediatamente l’usura proteica in tutto l’organismo, determinando, come abbiamo già visto, l’aumento enorme di fabbisogno di vitamina B12);

anemia (legata principalmente alla carenza di vitamina B12;

forte eccesso iniziale di vitamina C;

forte carenza finale di vitamina C;

ipotensione ;

demineralizzazione (carenza minerale generale); (a cominciare da quelli alcalinizzanti, come sodio, potassio, ecc.;

creazione di muco;

caduta dei capelli;

infiammazione specialmente gengivale, esofagea e gastrica;

favorimento di fermentazione gastrica ed enterica;

sensazione di freddo e sofferenza eccessiva del freddo (alterazione del sistema di termoregolazione dell’organismo);

· frequenza eccessiva della sensazione di fame (più a vanti vedremo come le arance e la restante frutta acida chiudono letteralmente le cellule all’azione trofica);

formazione di crampi (pure notturni);

infiammazione cutanea e di altri organi (anche accentuata dalla trasformazione patogenica principalmente acidotica di molte tipologie batteriche, come stafilococco, streptococco, ecc.; questi batteri sono assolutamente in simbiosi con l’organismo umano, ma diventano patogeni specialmente in ambiente acido);

foruncolosi (pure facciale, spesso anch’essa accentuata da trasformazione patogenica acidotica batterica, soprattutto da stafilococco);

ischemia (dovuta ad una particolare ostruzione vasale, riscontrata soprattutto dopo periodi abbastanza luoghi di consumo di arance, sia consumate da sole o in un fruttarismo più vario);

invecchiamento precocissimo della pelle (suo graduale irrigidimento, indurimento superficiale e formazione estrema di rughe, specialmente sulle zone cutanee normalmente scoperte, viso e mani, in quanto gli effetti dell’acidosi sono estremamente potenziati, anche localmente, dal freddo e dalle intemperie);

cancro alla vescica;

ecc.

L’osservabilità e riproducibilità di queste patologie si manifestano anche effettuando numerosissime controprove scientifiche, con i sintomi (e rilevazioni strumentali) negativi che (come sempre è successo), più velocemente nel fruttarismo, compaiono in presenza di frutta acida, e ri-scompaiono in assenza della stessa, pure in ripetizione continua di questa alternanza.

Ogni organismo può manifestare anche solo alcune delle predette patologie, in modo più o meno accentuato, spesso anche non in fase sintomatica, ma il danno organico profondo è presente in assolutamente tutti.

Constatazione di fatto totalmente fondamentale: riguardo la situazione attuale del fruttarismo (ovviamente effettuato al 100%) nel mondo, circa il 92% dei fruttariani, purtroppo consumando ancora anche arance (e alcuni pure altra frutta acida), riscontra (in tempi proporzionali alla quantità relativa assunta), diversi problemi di salute (troppo spesso anche inizialmente taciuti) ed in costante peggioramento, mentre solo il restante circa 8%, effettuando un fruttarismo uguale o simile al fruttarismo sostenibile, non solo lo persegue con ottima salute, ma addirittura in costante miglioramento (anche di qualsiasi stato patologico preesistente).

Inoltre, soprattutto riguardo le arance, è stata rilevata anche la controprova scientifica (sia a livello sintomatologico che con l’ausilio strumentale), effettuata pure in maniera ripetuta innumerevoli volte, sia transitando dal fruttarismo sostenibile al fruttarismo che comprende anche arance, che ha determinato gradualmente, sempre in tempi proporzionali alla quantità relativa assunta) diversi problemi di salute, sia (a parità di persona) ritornando al fruttarismo sostenibile che non solo ha bloccato immediatamente tutti i suddetti problemi di salute, ma addirittura li ha guariti totalmente in brevissimo tempo.

Messaggio alle multinazionali specialmente delle arance (e della restante frutta acida)

Come sempre la verità scientifica migliora le condizioni di tutti, nessuno escluso; anche il settore produttivo mondiale della frutta acida, compreso quello delle arance, può incrementare il suo profitto economico, addirittura a livelli esponenziali, con la semplicissima conversione della produzione, anche graduale, ad esempio da aranceto a meleto, vista l’enorme impennata sempre più verticale che si sta verificando nel pianeta ovviamente verso il consumo di mele, man mano che procede la ricerca scientifica moderna, con un risparmio enorme a cominciare dalle spese pubblicitarie, dirette ed indirette, visto che è già di moltissimo superiore la velocissima diffusione della ricerca scientifica moderna stessa in tutto il mondo; conviene iniziare la predetta conversione immediatamente, sia per il costo di conversione assolutamente nullo (basta seminare o, al limite piantare, i meli nello spazio interfilare stesso degli aranci, e poi, addirittura in aggiunta, ad ogni morte naturale di un arancio, sostituirlo con un melo, con tutti i costi minimi già praticamente annullati dall’enorme aumento verticale del profitto; tenere presente che dove cresce un arancio c’è sempre una varietà di melo che cresce meglio e con molta maggiore produttività; il profitto aumenta enormemente anche per l’immediato miglioramento dell’immagine aziendale, essenziale in economia, visto che si passa dalla produzione del peggior frutto commerciale esistente al mondo, al miglior frutto in assoluto, addirittura l’unico specie-specifico per la specie umana), sia per evitare di essere superati e poi schiacciati dalla concorrenza, sia perché cercare di ostacolare la verità scientifica non solo è molto più costoso, ma addirittura porta sempre a far esplodere la verità stessa ancora più potentemente ed immediatamente, visto che comunque non si può mai fermare; poi, ricordare che la verità ripaga sempre; tenere poi presente che un ulteriore incremento enorme del profitto si può ottenere convertendo una parte della produzione di arance nella avanzatissima carpotecnia, la nuova tecnica, che vedremo meglio nel capitolo relativo all’ecosistemica moderna, che consente di riprodurre qualsiasi “cibo” diverso da frutta (anche di origine “animale”) con una semplicissima combinazione opportuna di frutti (usando anche il ricettario fruttariano e melariano del presente testo), costituendo proprio il più grande mercato mondiale mai esistito, per effetto sia del costo minimo di produzione e sia della gigantesca estensione del bacino di mercato ad essa relativo ad addirittura l’intero pianeta.

Meccanismo biochimico della dannosità estrema della frutta acida; differenziazione metabolica di quest’ultima nelle diverse situazioni “alimentari”: acidosi indiretta (principalmente endocellulare) ed acidosi diretta (ematica).

Il metabolismo della frutta acida relativo all’acidosi del sangue (il sangue può sopportare un pH in acidosi fisiologica fino solo al valore, già pericolosissimo, di 7,35, al di sotto del quale avviene prima il coma per acidosi, poi addirittura la morte), è costituto fondamentalmente da un meccanismo biochimico che può essere di due tipi:

acidosi indiretta, (più grave, ma meno evidente in tempi brevi, in quanto più interna nell’organismo), tipica delle fasi “alimentari” pre-fruttariane (da onnariana a vegan-crudista) e delle fasi di disintossicazione aspecifica (transizione e terapia);

acidosi diretta, (meno grave, ma più evidente in tempi brevi, in quanto più esterna nell’organismo), tipica della fase alimentare fruttariana.

La prima cosa da sottolineare subito, è che comunque, in entrambi i casi, sia nell’acidosi indiretta che diretta, si determina sempre una fortissima acidosi del sangue, che, come abbiamo visto, è proprio la cosa più grave che possa succedere per la salute del sangue e quindi dell’intero organismo. La differenza tra questi due meccanismi acidotici ematici, relativi al metabolismo della frutta acida, sta nel fatto che:

nell’acidosi indiretta, che avviene soprattutto in un organismo molto o piuttosto intossicato aspecificamente, una minima parte delle molecole acidificanti della frutta acida (anche dette “acido-leganti”) va a legarsi patologicamente con pochissime tipologie di strutture molecolari dannose, che sono solo una minima parte di tutte le tipologie di tossine aspecifiche acide del nostro organismo (tra quelle endocellulari; allo stesso tempo le molecole della frutta acida sono assolutamente incapaci di legarsi alle sostanze tossiche alcaline), causandone inizialmente la diffusione anche nel plasma ematico (cioè proprio nel sangue) senza però nemmeno neutralizzarle precedentemente, col risultato di aumentare enormemente, oltre che primariamente l’acidosi endocellulare citoplasmatica (in fase di legame patologico), anche la già estrema acidosi del sangue determinata dalla frutta acida stessa, portandolo proprio ai limiti massimi di acidosi. La situazione metabolica è poi ulteriormente aggravata dal fatto che questa mancanza di neutralizzazione di questa minima tipologia di tossine aspecifiche acide (da parte delle predette sostanze della frutta acida), le porta a configurare una struttura molecolare particolare assolutamente non filtrabile dai reni. Quindi, una minima parte delle molecole acidificanti della frutta acida si lega solo ad una minima parte delle tipologie di tossine aspecifiche acide in sede endocellulare (dei tessuti in generale dell’organismo), causandone inizialmente la diffusione anche nel sangue, e determinando, di conseguenza, un acidificazione più potente addirittura di quella delle molecole acidificanti stesse della frutta acida, sia nei fluidi citoplasmatici di reazione di legame patologico (delle cellule di tutti i tessuti ed organi dell’intero organismo) che nel plasma ematico (del sangue stesso), fenomeno che poi è estremamente peggiorato dal fatto che questa minima tipologia di tossine acide, non potendo essere espulsa tramite i reni, rimane addirittura nell’organismo, fino ad essere riposta persino principalmente nei siti iniziali, col risultato finale di forte danneggiamento quindi di tutti i settori dell’organismo, proprio a cominciare dalla parte più interna di esso, le singole cellule di ogni organo, portando questi ultimi, col tempo, a numerose patologie profonde e gravi, anche a seconda dell’organo più delicato della persona; nell’acidosi indiretta, molto meno spesso il danno principale è in un settore esterno dell’organismo pure in quanto la maggior parte degli organi è interna. Di conseguenza, la frutta acida è estremamente dannosa non solo in tutte le fasi di “alimentazione” (dall’onnarismo al fruttarismo) ma (esattamente per la sua fortissima acidosi indiretta, che causa anche una diffusione iniziale di una minima parte delle tipologie di tossine aspecifiche acide pregresse proprio pure nel sangue senza minimamente prima neutralizzarle e poi eliminarle), addirittura assolutamente anche in tutte le fasi di disintossicazione aspecifica, dalla transizione “alimentare” (o perfezionamento alimentare personale), alla terapia naturale (la disintossicazione aspecifica che descriviamo nella sezione relativa alla patologia e terapeutica moderne). Infatti, sono moltissimi i danni organici, anche ossei e dentali, determinati dal consumo di frutta acida (a volte pure esclusivamente di frutta acida, ed alcuni determinati addirittura in pochi giorni), registrati proprio esattamente in fase di disintossicazione aspecifica [sia in transizione “alimentare” che in terapia naturale];

nell’acidosi diretta, che avviene prevalentemente in un organismo molto disintossicato aspecificamente (come sempre un organismo, più è disintossicato, e più è di moltissimo maggiormente resistente a qualsiasi agente negativo), sono, appunto, totalmente le molecole acide ed acidificanti della frutta acida a produrre gli ioni H3O+ che acidificano il sangue, proprio in quanto esse non avendo anche le poche tipologie di tossine aspecifiche acide endocellulari a cui legarsi patologicamente (che ovviamente peggiorerebbero di molto la situazione), si “limitano” ad acidificare prevalentemente il sangue, sempre però con tutte le conseguenze relative estremamente dannose che abbiamo visto, e, dunque, molto meno i settori endocellulari (quindi molto più interni ed addirittura profondi) di tutti i tessuti degli organi dell’intero organismo. Di conseguenza, però, i danni all’organismo, pur essendo meno profondi, gravi e veloci (dell’acidosi indiretta), colpiscono i tessuti e i settori relativamente più esterni (e prevalentemente più periferici)  e, quindi, anche con visibilità e sintomatologia (a volte solo strumentale) non solo più evidenti, ma addirittura anche manifestate in tempi più brevi . Questo significa che anche (e, solo per l’aspetto temporale-sintomatologico, specialmente) i fruttariani 1 devono immediatamente e assolutamente diminuire il più possibile la frutta acida, soprattutto le arance, che, tra l’altro, si usano più di frequente; inoltre, dalla fase del fruttarismo 2 in poi, deve essere totalmente eliminata, in entrambi i casi, proprio in quanto, pur subendo da essa danni meno profondi e gravi rispetto a quelli determinati nelle persone che conducono tutti gli altri modelli “alimentari” più tossici, porta comunque anche loro, addirittura in un tempo sintomatologicamente più breve, a danni organici ed inorganici molto gravi, come quelli precedentemente elencati.

Comunque, in tutte le fasi “alimentari” precedenti al fruttarismo 2, non c’è bisogno di escludere totalmente la frutta acida, ma, anche (e, in termini temporali-sintomatologici, specialmente) nei fruttariani 1, è del tutto fondamentale ridurla al minimo possibile (non più di una volta a settimana, in piccola quantità, assolutamente mai come primo frutto la mattina, e mai a stomaco vuoto).

Le spremute di frutta acida potenziano addirittura di più la tossicità della frutta acida stessa di partenza, in quanto la massima tossicità in assoluto è determinata dalla parte liquida della frutta acida, anche se la tossicità della parte più solida è solo di pochissimo inferiore.

Le prove scientifiche di questa dannosità estrema della frutta acida sono infinite; l’effetto più lampante sono proprio gli enormi danni fisici che la frutta acida (a cominciare dalle arance) ha determinato, anche in brevissimo tempo, ad innumerevoli persone in tutto il mondo.

Le prove scientifiche sono a cominciare dagli stessi enormi danni fisici che la frutta acida (statisticamente in maggiore misura proprio dalle arance, il cui consumo è maggiore) ha prodotto in tutti coloro (specialmente i fruttariani che ne utilizzavano un po’ di più) che la consumavano abbastanza spesso (non si sta parlando di monodieta di frutta acida, i cui effetti sono letteralmente catastrofici, fino alla morte (ne parleremo), ma di fruttarismo effettuato con tutti i tipi di frutta, compreso la frutta acida); proprio i moltissimi che ne consumavano un po’ di più (di arance e la restante frutta acida) hanno avuto:

una continua letterale corrosione dentale che li ha portati, non attribuendo ciò alla frutta acida e quindi non diminuendola drasticamente, anche a giovanissima età (meno di 30 anni) gradualmente a perdere letteralmente anche tutti i denti (rimanendone uno o due, anche loro estremamente corrosi); molti che la consumavano abbastanza spesso hanno avuto le intere corone dentarie completamente corrose fino a diventare addirittura acuspidali, cioè completamente lisce; molti altri che la consumavano abbastanza spesso hanno gradualmente avuto danni all’apparato scheletrico, scoperta dopo una misurazione del calcio nelle ossa, molto patologicamente diminuito; moltissimi casi di persone che, credendo di disintossicarsi, hanno effettuato anche più di una settimana di sola frutta acida (anche con sole arance, solo pompelmi, ecc. o tutti i tipi di frutta acida), e, addirittura dopo pochi giorni dall’inizio, hanno avuto danni vistosissimi specialmente sulla superficie dei denti, spesso anche quella più fastidiosa, quella proprio sugli incisivi centrali superiori (anche perché i più visibili anche dalle altre persone), e spesso addirittura con solchi profondi che attraversavano completamente tutta la superficie di entrambi gli incisivi superiori; addirittura lo stesso Ralph Cinque, un noto ex-sostenitore della frutta acida, ha dovuto urgentemente ammettere il fenomeno della dannosità estrema della medesima e avvertire (su numerose pubblicazioni) tutti i fruttariani e vegan-crudisti delle numerosissime persone che, usando spesso (e talvolta anche durante periodi esclusivi di frutta acida) la frutta acida (a cominciare proprio dalle arance) hanno riportato serissimi danni ai denti o all’intero sistema scheletrico; nell’intera bibliografia vegan, vegan-crudista o fruttariana sono frequentissimi i casi di narrazione dettagliata dei danni alla dentatura e allo scheletro, spesso raccontati in maniera addirittura allarmata e spaventata; moltissimi sono i casi anche di vegan e ancora di più di vegan-crudisti (oltre che di fruttariani) che, pur partendo da dentature sanissime, dopo alcuni mesi di colazione effettuata con tre o quattro arance tutte le mattine (ed il resto della giornata altri vegetali, come verdure e semi) pur mantenendosi quasi silente ed asintomatico il danno interno ai denti, esso è esploso improvvisamente e tremendamente, con apparizione di una fortissima corrosione dentale di colore scurissimo ed orribile a vedersi proprio specialmente sulla parte anteriore (quella che si vede per prima quando si ride) delle intere arcate superiore ed inferiore (incisivi, canini, premolari e parte dei molari); togliendo le arance la mattina il danno blocca immediatamente il suo peggioramento ma ormai il grosso del danno è apparso all’improvviso e del tutto inaspettato;

moltissimi i casi di addirittura un sorprendente letterale taglio immediato della mucosa orale al semplice contatto con la frutta acida (specialmente con l’ananas, kiwi e limone), con conseguente perdita di sangue (spesso dalla parte interna del labbro inferiore, o persino dalla lingua stessa);

moltissimi sono i casi (molti anche di fruttariani ) in cui, anche dopo non molto tempo, il solo contatto della frutta acida (specialmente arance) con i denti, provocava immediatamente in questi ultimi un fortissimo dolore in corrispondenza dei denti medesimi, o persino delle gengive;

ma la cosa che ha meravigliato di più, è che moltissime testimonianze descrivono come il dolore fisico provato immediatamente al contatto della frutta acida con i denti, provenisse sorprendentemente proprio dall‘interno dei denti stessi, alcune persone non sapendo nemmeno che il dente, nella sua struttura interna, è perfettamente vivo (contiene la polpa dentaria, anche molto irrorata dal sangue e molto innervata fino ai recettori neuronali) e quindi perfettamente in grado di far provare dolore;

la casistica è sorprendentemente identica anche nell’estremo sud Europa e addirittura nella fascia intertropicale, dove anche la frutta acida più matura e “dolce”, ha causato gli stessi identici danni (l’acido citrico e tutti gli altri acidi corrosivi sono presenti, infatti, comunque e sempre in maniera molto elevata);

anche la casistica nei fruttariani, ad esempio, siciliani (che hanno un alto consumo soprattutto di arance) e persino svedesi, entrambi presenti in diversi congressi vegetariani, è molto precisa e solo ed esclusivamente contro la frutta acida che, anche Sicilia, sud della Spagna e della Grecia, oltre che in Svezia, ha danneggiato moltissime persone. Innumerevoli in tutto il mondo, ci sono poi anche i casi relativi a tutte le altre tipologie di danno fisico elencate nel primo paragrafo relativo alla dannosità estrema della frutta acida, dalla caduta dei capelli, fino anche quasi alla calvizie, anche in giovane età (in moltissimi casi addirittura sotto i 30 anni) o all’infiammazione, anche violenta, specialmente di esofago e stomaco, o alla formazione di dolorosissimi crampi, specialmente notturni.

Gli stessi nutrizionisti ufficiali ammettono testualmente che l’arancia e la restante frutta acida sono inizialmente acidificanti a livello ematico, ma che poi, però solo dopo un certo numero di ore di estrema acidosi, fanno reagire l’organismo fino a far ritornare anche il sangue a pH quasi neutro (per questo nel passato si trovava qualche apparente contraddizione nei testi scientifici): tuttavia, la strumentazione più moderna ha finalmente consentito di provare che il faticosissimo e lunghissimo ritorno alla neutralità di pH ematico (a cui, appunto, accennavano anche i nutrizionisti ufficiali) dopo l’assunzione di frutta acida, avviene per un preciso atto disperato dell’organismo che, dopo aver danneggiato enormemente polmoni, reni e altri organi nel tentativo di rialcalinizzare il sangue dopo ad esempio il consumo di una arancia (si ricorda che il sangue, per consentire la stessa sopravvivenza dell’organismo, non può assolutamente permettere di mantenere alterato il suo pH dal valore di 7,41, e, di conseguenza, in caso di acidosi, è costretto a privare molti delicatissimi organi di moltissime molecole basiche, danneggiandoli enormemente, proprio per cercare disperatamente di riportare almeno alla quasi neutralità il pH ematico), e, addirittura, non essendo ciò sufficiente, l’organismo è costretto a prelevare lo stesso calcio dalle ossa (le ossa sono proprio la “banca del calcio” dell’organismo) e portarlo in soluzione acquosa nel sangue, proprio in quanto il calcio, essendo essendo poco elettronegativo, in soluzione libera ioni OH-, e, quindi, riesce a tamponare leggermente l’acidosi del sangue, provocando però l’inizio e la continuazione del processo di decalcificazione ossea e dentale, fino all’osteoporosi e carie sempre più gravi; dunque, in altri termini, il faticosissimo quasi ripristino di pH dopo l’acidosi provocata da arancia (e altra frutta acida) è a spese dell’organismo, che è costretto a danneggiare enormemente moltissimi organi privandoli delle loro essenziali molecole alcaline pur di evitare la morte (passando per il classico coma per acidosi) (si ricorda che poi, anche se si raggiunge il pH quasi neutro, continuano i danni profondissimi per la predetta iperossidazione); questo è uno dei meccanismi principali con cui la frutta acida riesce a creare addirittura voragini di vuoto di calcio dentro le ossa, fino a letteralmente sgretolarle, iniziando proprio dalla parte del sistema scheletrico più esposta all’attacco degli acidi della frutta acida, cioè i denti: i denti, infatti, sono esposti in maniera più grave dall’interno, con il sangue acidificato che arriva proprio nella polpa del dente, che corrode il dente stesso proprio dalla superficie interna della camera pulpare, creando così la maggior parte del danno (anche sotto forma di carie), ed in misura minore dall’esterno con l’attacco diretto dei potenti acidi in fase stessa di masticazione e periodo successivo, in cui è stato, inoltre, chiaramente rilevato che, la corrosione esterna degli acidi continua anche dopo addirittura un qualsiasi risciacquo (anche con spazzolino e dentifricio o analoghi) dei denti (in quanto la corrosione esterna effettuata dagli H3O+ liberata dalla frutta acida, continua perfettamente all’interno dei micropori del dente).

Va ricordato, inoltre, che anche nell’antichissima saggezza della cultura orientale, addirittura di tutte le culture orientali, soprattutto l’arancia (ma pure tutta la frutta acida) è sempre stata vista come un frutto altamente tossico; ad esempio:

nella cultura antichissima ajurveda indiana, l’arancia è considerata un frutto assolutamente tossico e acidificante, mentre la mela è considerato proprio non solo il frutto migliore in assoluto per la salute umana, ma addirittura l’unico frutto al mondo che la specie umana può mangiare;

nella cultura antichissima del taoismo cinese, l’arancia è considerata un frutto tossico e acidificante, mentre la mela è considerato proprio non solo il frutto migliore in assoluto per la salute umana, ma addirittura assolutamente l’unico frutto al mondo che la specie umana può mangiare;

nella cultura con basi antichissime della macrobiotica giapponese, l’arancia è considerata un frutto assolutamente tossico e acidificante, mentre la mela è considerato proprio non solo il frutto migliore in assoluto per la salute umana, ma addirittura assolutamente l’unico frutto al mondo che la specie umana può mangiare; ecc.

Come si vede, a cominciare proprio da questi due frutti, anche in tutte le suddette antichissime culture orientali, i concetti sono tutti  identici e concordi (pure attualmente), esattamente come sono perfettamente concordi su questi concetti anche tutte le culture più antiche e moderne occidentali, dai proverbi e miti più antichi, fino alla scienza biochimica e fisiologica più moderna.

Prove scientifiche, al massimo livello mondiale, della dannosità estrema della frutta acida

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Ulteriori ultime conferme scientifiche assolutamente allarmanti nei confronti delle arance e della restante frutta acida arrivano anche proprio dai massimi ricercatori mondiali, addirittura nel campo specialistico della odontoiatria.

Gli studi più avanzati al mondo utilizzano persino un rivoluzionario microscopio a scansione verticale per analizzare nel dettaglio tutta la struttura del dente come ad esempio molte ricerche condotte dalla University of Rochester Medical Center di New York e pubblicate addirittura sul prestigioso “Journal of Dentistry” americano, le quali, dopo numerosi anni di studi, arrivano alla tremenda conclusione che riportiamo testualmente: “le arance e la restante frutta acida possono corrodere lo smalto fino all’84% del totale, di fatto mangiandosi nel tempo quasi tutto il dente”; come sintetizza efficacemente il dottor Yan Fang-Ren, capo dei ricercatori (sempre testualmente): “L’acido contenuto nell’arancia è così forte che il dente è letteralmente spazzato via”.

Gli studi clinici hanno anche evidenziato l’altissima acidificazione ematica causata dalla frutta acida, compresa quella interna (della polpa dentale) alla stessa struttura dentale, determinando un altissima potenzialità corrosiva capace di una molto accelerata usura ed addirittura erosione dentale e di un aumento drastico dell’incidenza di carie.

Altre ricerche di dentisti specialisti americani hanno lanciato l’allarme evidenziando cifre davvero persino paurose. Hanno infatti evidenziato chiarissimamente che l’insieme di acidi contenuti nell’arancia (ma anche della restante frutta acida) sia così potente da riuscire a rovinare tutti i denti, persino in maniera gravissima.

E’ stato, inoltre, chiaramente evidenziato che questo insieme di acidi contenuti nella frutta acida ha una azione corrosiva, anche dentale, enormemente più potente addirittura del perossido di idrogeno, già molto aggressivo, contenuto, ad esempio, in prodotti sbiancanti.

Questi fenomeni sono dovuti anche al fatto che (da non dimenticare mai): gli acidi organici sono molto più potenti (quindi mai “deboli “) sui sistemi materiali viventi, di quanto gli acidi inorganici lo siano sui sistemi materiali non viventi. Questo anche perché pur essendo il meccanismo chimico di base di azione di un acido organico assolutamente simile a quello di un acido inorganico (entrambi tendono a sottrarre elettroni alle strutture materiali che corrodono), allo stesso tempo, però, le strutture materiali organiche (come, ad esempio, il nostro corpo) sono infinitamente più delicate di quelle inorganiche (come, ad esempio, una roccia).

Verifica personale dell’acidificazione del sangue da parte della frutta acida mediante automisurazione del pH: unica procedura scientifica.

Siccome il sangue, come predetto, per la sopravvivenza stessa dell’organismo, deve avere pH costante a 7,41, e qualsiasi, anche piccolissima, variazione da questo valore è estremamente dannosa per la salute di ogni cellula, in caso di qualsiasi, anche minima, presenza di acidi nel sangue, la prima cosa che fa l’organismo è espellerli disperatamente e immediatamente il più possibile (anche se purtroppo una gran parte rimane e continua a creare anche le conseguenze citate in questo paragrafo) nel modo più diretto che può, cioè (mediante filtraggio renale) tramite le urine; quindi se vogliamo renderci conto anche di persona quanto sia forte l’acidificazione del sangue determinata dalla frutta acida, a cominciare proprio dall’arancia, è sufficiente comprare una cartina misuratrice di pH (si trova anche in rotoletti che si vendono specialmente nei negozi di chimica vicino le università, o, al limite, ordinandola in farmacia) e, ovviamente, effettuando questa rilevazione solo ed esclusivamente con l’unica procedura scientifica (di rilevazione modificatoria del pH ematico tramite urina): siccome gli stessi termini “acidificante” o “alcalinizzante” sono relativi al pH ematico naturale specie-specifico perfetto della specie umana, cioè pH 7,41, l’unico modo per essere sicuri che la variazione del pH sia dovuta al “cibo” da misurare, e non alterata da altri “cibi” assunti in precedenza, o dall’interazione reciproca tra i due “cibi” stessi (circostanze che, con il trascorrere del tempo, possono far variare, o addirittura oscillare, il pH anche senza assunzione di cibo):

occorre innanzi tutto iniziare l’esperimento la mattina a stomaco vuoto, verificando prima che il pH sia stabile al valore di 7,4 (al limite, tra 7,3 e 7,5, ma mai oltre questi due valori), cioè effettuando due misurazioni di pH dell’urina (cioè di due volte diverse consecutive che si urina, a distanza di tempo l’una dall’altra compresa tra una e tre ore; si consiglia di usare la suddetta cartina, che deve toccare il flusso di urina in uscita solo per un attimo, e subito dopo aspettando un minuto esatto |tempo di reazione chimica completa equilibrata| prima di leggere la misurazione confrontando il colore con la scala numerica posta sulla scatola relativa; non bisogna mettere l’urina in un contenitore, per non falsare il risultato, basta bagnare un solo attimo la cartina con l’urina mentre la si espelle) che devono avere lo stesso identico pH (cioè anche se si misura prima 7,4 e poi 7,5, ancora non è possibile l’esperimento perché vuol dire che il pH sta variando ancora per assestamenti fisiologici dovuti anche al “cibo” consumato nel giorno precedente; se questa condizione indispensabile di uguaglianza perfetta delle due prime misurazioni a stomaco vuoto non si verifica anche per il resto del pomeriggio, allora bisogna rinunciare a fare l’esperimento quel giorno, approfittando di ciò per nutrirsi in modo più equilibrato affinché si possa effettuare l’esperimento almeno il giorno dopo);

poi, ma si sottolinea solo ed esclusivamente se si verificano entrambe queste prime due predette condizioni del tutto indispensabili (stomaco vuoto e 2 misurazioni precedenti perfettamente identiche tra loro e al pH suddetto), immediatamente dopo questa seconda misurazione identica, si può consumare il “cibo” da misurare in una quantità compresa tra i 5 e i 6 etti (unica quantità adatta per poter rilevare correttamente la variazione di pH relativa, considerando anche la nostra struttura digerente-assorbimentale e la volumetria ematica totale);

3) ed infine, ma solo dopo circa 1 ora e mezza (dal termine del consumo del suddetto “cibo”; mai meno di 1 ora e 20 minuti e mai più di 1 ora e 50 minuti; questo per rilevare la variazione del pH dovuta al “cibo” da misurare e non dovuta agli assestamenti compensatori pre-post-misurativi dovuti alla reazione stessa dell’organismo al “cibo” introdotto), misurare il pH della prima urina che si elimina (cioè non delle successive volte che si va ad urinare; misurarlo esattamente nel modo suddetto; dovrebbe venire spontanea nei tempi predetti, ma se dovesse giungere lo stimolo prima, cercare di trattenerla fino al tempo minimo suddetto, se dovesse giungere lo stimolo dopo, cercare di espellere almeno un minimo di urina per la misurazione entro il suddetto tempo massimo, senza però, nel frattempo, mai bere o consumare niente, nemmeno un goccio d’acqua, in quanto qualsiasi cosa interagisce con l’organismo modificando la misurazione da effettuare); ora, se quest’ultimo valore di pH rilevato è inferiore al valore delle due misurazioni identiche precedenti, allora quel “cibo” consumato si dice acidificante, al contrario, se superiore si dice alcalinizzante, infine, se uguale (cosa capace di fare perfettamente nell’organismo umano disintossicato solo la mela rossa Stark) si dice pH inalterante.

Ovviamente, per capire se un “alimento” è alcalinizzante o acidificante, conta solo la misurazione della prima urina predetta, perché l’organismo, dopo una qualsiasi variazione di pH ematico (rilevabile appunto correttamente solo nella prima urina), tende da solo (come abbiamo visto, purtroppo danneggiando moltissimi organi) a riportare velocemente il pH al suo valore ottimale di 7,41, proprio per la sua stessa sopravvivenza, e ,quindi, dalla seconda urina in poi, qualsiasi sia la cosa da misurare che si è mangiata (e se non si è mangiato dopo altro che determina una variazione di pH), l’organismo stesso tende di nuovo sempre il più possibile a quest’ultimo valore.

Da ricordare inoltre che, per l’effetto enormemente modificatore dell’interazione fisiologica tra “cibi” diversi, si può effettuare l’auto-misurazione di un solo “cibo” al giorno.

Quello che noterete con questo metodo di auto-misurazione, ma solo se perfettamente applicato con l’unica procedura scientifica (predetta), sarà, ad esempio, che, mentre mangiando circa tre mele rosse Stark otterrete un pH proprio di 7,4, cioè assolutamente perfetto, mangiando circa due avocado otterrete un pH mediamente compreso tra 8 e 9, cioè troppo alcalino (anche l’alcalosi è dannosa, anche se meno dell’acidosi), e mangiando circa tre arance (sempre tramite l’unica procedura scientifica predetta) otterrete un pH estremamente acido, mediamente compreso tra addirittura 5,5 e 6,5, indice chiarissimo che il sangue stesso è in gravissima acidosi, determinando tutti i danni gravi all’organismo descritti in questa sezione.

Meccanismi mentali enormemente erronei in cui spesso cadono i fruttariani, specialmente riguardo la frutta acida:

Il meccanismo mentale erroneo principale in cui cadono molti dei fruttariani (di tutto il mondo) è il seguente: “siccome la frutta acida è frutta, non può farci male“. Come si sa, invece, esistono moltissimi frutti addirittura velenosi (esattamente mortali, altri semplicemente tossici) per la specie umana, per il semplicissimo motivo che sono adatti ad altre specie animali, dotati di una biochimica completamente diversa dalla nostra. Per l’esattezza, esistono addirittura circa 240.000 tipi di frutta nel mondo, di cui, però, persino oltre il 99% di essi è velenoso o tossico per la specie umana.

Come abbiamo infatti già analizzato, in natura non solo non esiste l'”onnivorismo fruttariano”, ma ogni frutto si è co-evoluto in un ecosistema diverso, con un clima diverso, spesso persino in un continente diverso, con specie animali co-ecosistemiche assolutamente diverse, specializzatesi quindi, persino in moltissimi milioni di anni, solo ed esclusivamente con i frutti di quello stesso ecosistema specie-specifico.

Ad esempio, le arance (e gli altri agrumi) sono frutti di origine non solo asiatica, ma addirittura del tutto asiatica orientale (persino Cina orientale, quasi sotto il Giappone), e, di conseguenza, le arance sono adatte a specie animali del tutto asiatiche orientali e particolarissime, coevolutesi per moltissimi milioni di anni con esse, (come elefanti, ed alcuni tipi di serpenti ed uccelli; gli antichi già lo sapevano benissimo, infatti la stessa parola “arancia” deriva dall’antichissimo sanscrito “nagaranga”, che significa esattamente “frutto per elefanti”), mentre la specie umana non ha assolutamente nessuna relazione con quei parametri ecosistemici essendo nata, formatasi ed evoluta, per moltissimi milioni di anni, solo ed esclusivamente in Africa, e, come abbiamo visto, non solo in una particolarissima zona dell’Africa, ma con parametri fisici, chimici, altimetrici, ecosistemici, ecc. del tutto unici rispetto a qualsiasi altra parte dell’intero pianeta, e, di conseguenza, in coevoluzione solo ed esclusivamente con le rosacee, ed in particolare il melo.

Altro meccanismo mentale erroneo in cui cadono spesso i fruttariani (di molte parti del mondo) è quello di pensare che, se non si usa frutta acida, d’inverno non si possa mangiare niente altro: invece, esattamente al contrario, le mele ci sono assolutamente tutto l’anno, anche per i meloni c’è la varietà invernale, le banane si vendono anche d’inverno, le pere lo stesso, ma anche tutti i tantissimi tipi diversi di olive, avocado, ma ancora, (e anche biologici) pomodori, cetrioli, zucchine, zucca, peperoni, melanzane, ecc., e addirittura, se ancora non bastasse, siccome quando nel nord del mondo è inverno, nel sud del mondo è contemporaneamente una caldissima estate (essendo noi una specie intertropicale e quindi del tutto inadatta all’inverno) possiamo mangiarne tranquillamente anche tutta la frutta perfettamente estiva proveniente (come pesche, albicocche, prugne, fichi, ma anche uva, ciliegie, meloni estivi, angurie, kaki, mango, papaia, ecc.) che (come anche quella di serra biologica) è comunque estremamente più salutare di moltissima frutta cosiddetta “di stagione” (come appunto le intossicanti arance e gli agrumi in genere).

Proprio per motivi salutistici, un fruttariano che vive fuori della fascia intertropicale non deve assolutamente mai escludere i frutti cosiddetti “fuori stagione”, in quanto la specie umana con le stagioni non ha biologicamente né filogeneticamente assolutamente nessuna relazione, essendo una specie ancora oggi a completa struttura biochimica assolutamente intertropicale.

In altri termini, la specie umana non è una specie a fisiologia stagionale ma, del tutto al contrario è una specie a fisiologia intertropicale, quindi, proprio per la nostra salute, non dobbiamo dare la precedenza alla stagionalità di un frutto, ma alla sua maturazione calda.

Tradotto in termini pratici, proprio per la salute, nel fruttarismo attuato fuori dalla fascia intertropicale, d’inverno, oltre alle mele maturate all’aperto nel loro periodo caldo o tiepido più vicino possibile, si devono assolutamente consumare anche frutti il cui processo fisiologico di maturazione è avvenuto in ambiente caldo, cioè attraverso maturazione calda, proprio come quello consentito da una serra biologica (come la frutta ortaggio, tipo pomodori, cetrioli, ecc.) oppure per importazione da una zona calda del pianeta (come avocado, banane, altra frutta dolce, ecc.); come descritto nella sezione relativa all’ecosistemica moderna, ciò ha anche un impatto ambientale diretto ed indiretto sempre enormemente inferiore rispetto al consumo di cosiddetti “cibi” diversi da frutta, anche se cosiddetti “di stagione” o “locali”.

A rigore scientifico, quindi, d’inverno è la specie umana stessa ad essere biologicamente del tutto “fuori stagione”; infatti, al di fuori della fascia intertropicale, d’inverno, è già la specie umana stessa ad addirittura vivere costantemente in “serra“: le case sono riscaldate (sono una vera e propria serra per una specie intertropicale come noi), le automobili sono riscaldate (vera e propria serra), gli uffici sono riscaldati (vera e propria serra), e lo stesso vale per cinema, teatro, ristorante, ecc., senza contare che ci muoviamo costantemente (addirittura 24 ore su 24) dentro vestiti, che, anch’essi, sono delle vere e proprie serre.

Di conseguenza, siccome d’inverno addirittura proprio il nostro stesso organismo vive costantemente in serra, a maggior ragione, proprio per motivi salutistici, (dovuti anche alla complementarità biochimica tra maturazione calda e nostra fisiologia di specie intertropicale) per coloro che ancora vivono fuori della fascia intertropicale, d’inverno non solo possono, ma addirittura devono mangiare anche i frutti biochimicamente adatti al clima specie-specifico per la specie umana: esattamente i frutti “di stagione umana” [cioè proprio i cosiddetti “fuori stagione” (importati o di serra biologica)].

Visto anche che il fruttariano sostenibile già conduce uno dei massimi livelli di alimentazione in assoluto, può e soprattutto deve consumare la frutta nel modo predetto, senza falsi perfezionismi (come escludere d’inverno i suddetti frutti alcalinizzanti, solo perché sono di “serra” o “importati”, mentre come abbiamo visto d’inverno sono proprio esattamente gli unici di vera stagione umana, contrariamente a quelli maturati nel freddo), che, col tempo, portano assolutamente ad abbandonare il preziosissimo fruttarismo stesso, essendo poi costretti (proprio per una eccessiva autolimitazione addirittura estremamente dannosa, specialmente per la propria salute) a rientrare proprio nella cosa peggiore in assoluto per la salute in cui può cadere un fruttariano: come abbiamo già visto, i predetti cadaveri (cioè la cosiddetta “verdura”, “semi”, ecc.). Ciò comporta un danno enorme anche per l’intero pianeta visto che, descritto nella sezione dell’ ecosistemica, l’impatto ambientale diretto ed indiretto relativo a “verdure” e “semi” è sempre di moltissime volte più alto di qualsiasi frutto di serra o importato.

Se si seguono tutte queste fondamentali ma semplici indicazioni, si noterà in poco tempo che anche proprio d’inverno con il fruttarismo sostenibile ci si troverà addirittura enormemente meglio rispetto a qualsiasi altra “alimentazione” precedente (dal vegan-crudismo all’onnarismo) sotto tutti i punti di vista; infatti, in fase fruttariana sostenibile persino la sensazione di freddo durante l’inverno sarà molto minore e molto meno sofferta rispetto a qualsiasi altra “alimentazione” precedente; ciò pure in quanto oltre a non subire gli effetti estremamente negativi dell’alterazione dell’intero sistema di termoregolazione dell’organismo dovuto alle sostanze tossiche delle arance e restante frutta acida [compresa l’acidificazione e iperossidazione del sangue che già di per sé aumentano massimamente la sensazione di freddo, corrodono e alterano lentamente l’intero apparato collagenico e adiposo, (che contribuiscono moltissimo a proteggerci anche dalla sensazione più sofferta di freddo), ecc.], al tempo stesso si attua un indispensabile utilizzo della frutta grassa, che ottiene sia l’equilibrio acido-base ottimale del sangue, sia una sostituzione graduale di tutti i grassi tossici del nostro vecchio ed intossicatissimo tessuto adiposo molto meno efficace anche nella protezione dal freddo, ecc.

Altro falso perfezionismo è quello, nella fase fruttariana, di escludere le olive, solo perché quelle in commercio quasi sempre contengono del sale:

prima di tutto bisogna sempre considerare che il nostro organismo ha sempre un bisogno assoluto di gradualità, e, di conseguenza, considerata la tossicità estrema della “alimentazione” dalla quale proveniamo, fatta anche di “cibi” cotti, conditi in innumerevoli modi diversi, ecc., specialmente inizialmente, anche i primi mesi, le olive, proprio anche perché contengono un po’ di sale, conferiscono all’organismo proprio quel minimo di gradualità detossicante necessaria;

poi bisogna sempre considerare che i frutti grassi che abbiamo maggiormente a disposizione sono solamente due, avocado e proprio le olive, e che, di conseguenza, specialmente inizialmente, le olive sono, invece, enormemente importanti sia per l’alcalinizzazione fondamentale dell’organismo (anche col sale, le olive sono sempre decisamente alcalinizzanti), sia per il mantenimento del peso, in una fase delicata di uscita da tossine anche grasse, sia per l’importante azione ipoglicemica di equilibrio, nella fase fruttariana, in cui l’organismo non può resistere a rimanere fruttariano a lungo se predomina la leggera iperglicemia che determina la frutta dolce diversa da mela, proprio in quanto non adatta alla specie umana, ecc.

infine, se successivamente si vuole evitare il sale delle olive, ci sono 4 soluzioni principali:

prima di consumarle si sciacquano, anche più volte, fino ad eliminarlo quasi o praticamente del tutto;

si usa il metodo di deamarizzazione più semplice e naturale: cogliendole mature dall’albero, si mettono direttamente in un barattolo (senza né acqua, né sale), si chiudono col coperchio ben stretto (in modo che non passi l’aria) e si lasciano per circa un mese (senza mai aprirlo; le olive stesse rilasciano delle sostanze aeriformi che ne tolgono l’amaro); (se non si possiedono ulivi, basta pagarle ad un contadino |assicurandosi che siano olive da tavola e mature| in fase stessa di raccolta, anche chiedendo di poterle prendere da soli);

si raccolgono le olive secche direttamente da terra sotto gli ulivi (essendo secche hanno meno polpa, ma non sono più amare);

si acquistano direttamente senza né acqua né sale (molte ditte sono presenti anche su internet).

Sempre nella fase fruttariana, l’avocado è anche enormemente importante (per i motivi analoghi a quelli predetti relativi alle olive), e, soprattutto se non dovesse piacere subito, occorre necessariamente mangiarlo a fettine tagliate per lungo e sbucciate volta per volta (ciò conferisce all’avocado un sapore molto più gustoso, oltre che la minima ossidazione del frutto stesso).

Sempre nella fase fruttariana, anche la frutta ortaggio è molto importante, specialmente per bilanciare la predetta leggera iperglicemia e leggera acidosi determinate dalla frutta dolce diversa da mela.

Sintesi scientifica: gli 8 parametri biologici fondamentali dell’arancia (e gli altri agrumi) sono non solo assolutamente diversi, ma addirittura del tutto opposti agli analoghi della specie umana.

Il fatto che, in particolare, l’arancia (e gli altri agrumi) non solo non è un frutto adatto alla specie umana, ma che è addirittura, tra quelli considerati commestibili, il frutto più tossico in assoluto per la specie umana stessa, è scientificamente persino totalmente banale, anche e soprattutto (motivi causali) per i seguenti 8 parametri biologici fondamentali:

1) origine filogenetica

Come abbiamo già accennato, l’origine evolutiva di un qualsiasi cibo è persino essenziale per capire la specie-specificità di un cibo rispetto ad una specie animale; la coevoluzione nello stesso ecosistema per almeno molti milioni di anni, è il fenomeno biologico assolutamente indispensabile per giungere alla complementarizzazione anatomo-fisiologica minima tra la specie animale ed il cibo a lei naturalmente adatto. Ora, come accennavamo, mentre la specie umana ha vissuto i suoi primi 5,2 milioni di anni solo ed esclusivamente in Africa, esattamente nella zona della Rift Valley, all’altezza dell’equatore, in strettissima coevoluzione con le rosacee, ed in particolare il melo (per i dettagli paleobotanici vedere la sezione relativa alla paleoantropologia moderna), a ben 800 metri di altitudine, L’arancia (e gli altri agrumi), del tutto al contrario, è comparsa quasi dalla parte opposta del pianeta, nell’area più orientale della attuale Cina, praticamente nella parte continentale quasi sotto il Giappone, in strettissima coevoluzione con i proboscidati, in particolare l’elefante (che ha esattamente proprio la stessa origine filogenetica dell’arancia, Cina orientale), ma soprattutto una parte dei rettili, in particolare alcune specie di serpenti asiatici, e, infine, poche specie di uccelli asiatici.

L’arancia è, infatti, un frutto specie-specifico esattamente per le suddette specie animali, che, tra l’altro, come sempre succede per le specie naturalmente adatte ad un frutto, la mangiano del tutto gustosamente con tutta la buccia, in maniera completamente opposta alla specie umana, che, infatti è costretta a sbucciarla (anche per la tossicità ancora maggiore delle sostanze chimiche presenti in essa, che sono invece assolutamente salutari per le predette specie animali). In altri termini, l’arancia è un frutto biologicamente adatto ad elefanti, alcuni serpenti, e alcuni uccelli (a rigore scientifico, solo come cibo di riassetto H).

I popoli antichi già conoscevano perfettamente queste nozioni biologiche di base, tanto è vero che, tra l’altro, come predetto, il termine stesso “arancia” deriva dalla parola antichissima sanscrita “nagaranga” che significa esattamente proprio “frutto per elefanti” (il temine “nagaranga” è anche associato a “serpente”, e questo conferma ulteriormente anche i dati eco-sistemici e filogenetici moderni).

La correlazione biologica tra arancia e serpente era inoltre conosciuta anche dagli antichi popoli europei (dopo già le primissime esplorazioni asiatiche), tanto è vero che, tra l’altro, già nella mitologia greco-romana, i giardini di aranci erano non solo considerati essere in posti lontanissimi ma addirittura in cui l’animale sempre presente negli aranceti era solo ed esclusivamente un serpente (il giardino delle Esperidi era infatti un aranceto, e non un meleto [ “negli anni, dopo diversi studi, si è stati portati a credere che le leggendarie mele d’oro fossero in realtà delle arance, frutti allora sconosciuti in Europa: da ciò deriva anche il nome dato dai Greci a tutte le specie di agrumi: Hesperidoeide”], posto in un luogo lontanissimo, ed avente come “custode” fisso abitante in loco, solo ed esclusivamente un serpente, (o, mitologicamente, un drago) raffigurato anche in molte rappresentazioni scultoree).

2) ecosistema adatto

Anche la tipologia ecosistemica adatta all’arancia è assolutamente opposta a quella relativa alla specie umana; mentre quella umana è una specie biochimicamente tipicamente equatoriale (siamo infatti, come specie umana, vissuti in area equatoriale tutti i 5,2 milioni di anni iniziali, oltre che i precedenti oltre 60 milioni di anni sotto forma dei nostri antenati; per questo ancora oggi fuori della fascia intertropicale siamo costretti a vestirci, perché il clima esterno ad essa non è per nulla adatto alla nostra specie), quella dell’arancio è una specie biochimicamente che non solo non è equatoriale, ma addirittura non è nemmeno intertropicale [l’arancio è una specie assolutamente di origine extratropicale (area Cina extratropicale), infatti, tra l’altro, è uno dei pochi alberi fruttiferi che non perde le foglie d’inverno (extratropicale) (come tutti gli agrumi, che, infatti, hanno analoga origine filogenetica), in maniera proprio del tutto opposta anche al melo (come abbiamo già visto, un albero perde tutte le foglie solo se non è nel suo ecosistema, come il melo, che, infatti, nel suo ecosistema naturale, quello equatoriale umano |Rift Valley|, non perde mai le foglie)].

3) compatibilità anatomico-morfologica

La compatibilità anatomo-morfologica tra arancio e specie umana è completamente assente, per molteplici motivi, tra i quali uno è costituito dal dato di fatto che non solo il selvatico dell’arancio (l’albero naturale) presenta sempre numerosissime spine, grandi addirittura come taglientissimi aculei, ma anche persino la maggior parte degli aranci coltivati e modificati dall’uomo le continua a presentare.

L’arancio si conferma ulteriormente essere quindi una pianta adatta solo ed esclusivamente a specie animali che non soffrono minimamente di queste grandi spine (dolorosissime per l’uomo e capaci di tagli profondissimi; la casistica di ferite, anche molto gravi, da aculei d’arancio nel mondo è alta), proprio come l’elefante, che ha una pelle talmente spessa e coriacea che non le sente nemmeno, o, appunto, il serpente, la cui locomozione sulla struttura arborea dell’arancio viene addirittura agevolata dalla presenza degli aculei, su cui spesso fa perno per muoversi, o, ancora, un uccello, che con locomozione aerea diretta, non deve nemmeno arrampicarsi per raggiungere il frutto.

4) compatibilità biochimico-fisiologica

La compatibilità biochimico-fisiologica tra specie umana e arancio è ancora più assente, con evidenza persino relativa alla presenza eventuale nella stessa zona di entrambe le specie. Spesso addirittura la sola vicinanza ad alberi di arancio provoca nella specie umana reazioni respiratorie patologiche anche gravi, e la casistica mondiale riscontra casi anche di orticaria molto grave.

Ciò è dovuto alla liberazione da parte dei tessuti dell’arancio di molte sostanze aeriformi altamente tossiche per la specie umana (tra cui anche i cosiddetti olii volatili, di cui è particolarmente ricco). Quindi, a rigore scientifico, anche la sola vicinanza a strutture arboree di arancio è tossica.

Questo dato scientifico vale per tutto il taxon sistematico degli agrumi.

5) compatibilità carpico-anatomica

La struttura carpica (del frutto) dell’arancia è totalmente incompatibile con la specie umana per motivi strutturali esterni ed interni.

La struttura della buccia dell’arancia non solo non è commestibile per la specie umana, ma risulta persino ancora più decisamente tossica ( anche per la maggiore concentrazione degli olii volatili tossici).

La struttura interna non solo presenta spicchi che contengono vescicole ripiene anche di ancora olii essenziali tossici, ma addirittura la posizione dei semi all’interno della polpa è tipica solo ed esclusivamente di compatibilità con specie animali relative alla disseminazione zoocora endozoa (come altri mammiferi, rettili ed uccelli), ed è assolutamente opposta alla compatibilità con la specie umana, che, del tutto al contrario, è relativa alla disseminazione zoocora epizoa (strutture biologiche che abbiamo già descritto in altri articoli).

6) compatibilità carpico-fisiologica

Nel mondo esistono 240.000 tipi di frutti, di cui addirittura oltre il 99% di essi è velenoso o altamente tossico per la specie umana (ma, ovviamente, non per le specie animali alle quali sono biologicamente adatti).

L’arancia, essendo, come abbiamo visto, un frutto di riassetto H per alcuni erbivori, rettili ed uccelli, è, in natura, un frutto altamente tossico per la specie umana, persino quasi velenoso per l’uomo [tecnicamente, si dice che il selvatico dell’arancia (cioè l’arancia naturale) è un frutto altamente tossico per la nostra specie].

Una delle innumerevoli conferme di ciò è anche la storia stessa. L’arancia, come predetto, è un frutto tossico cinese, ed era talmente tossico che nemmeno in Cina, fino a che gli europei in tempi recentissimi non lo hanno modificato artificialmente, non è stato assolutamente mai mangiato, addirittura per milioni di anni.

Anche gli antichi romani e gli antichi greci conoscevano benissimo l’alta tossicità dell’arancia (come abbiamo visto, già la mitologia greco-romana sapeva che era un frutto per serpenti), e, infatti, non è stato assolutamente mai mangiato nemmeno da loro, in tutte le migliaia di anni della loro lunghissima storia, oltre i milioni di anni della preistoria.

Un altro tentativo di introdurre l’arancia in Europa fu effettuato dagli Arabi in Sicilia, intorno all’anno 1020. Ma anche gli arabi conoscevano benissimo l’alta tossicità dell’arancia per l’uomo, e quindi è stato sempre usata, anche da loro, solo ed esclusivamente come pianta ornamentale, o, al limite, per fabbricare profumi.

Gli europei riprovano ad introdurre l’arancia in Europa intorno al 1600, ma ancora era solo un frutto talmente tossico che non veniva assolutamente mai usato a scopo alimentare. Solo dopo circa 250 anni di incroci e altre tecniche artificiali, e dopo aver utilizzato tutte le più moderne pratiche d’innesto artificiale, gli europei, dopo il 1850 riescono a produrre un’arancia più dolce di quella amarissima naturale (infatti lo stesso termine “agrume” deriva proprio da “acer“, che significa esattamente “sapore sgradevolissimo”, ed è, infatti, anche la stessa radice etimologica della parola “acerbo”). Quindi, l’arancia che si consuma oggi è un frutto assolutamente artificiale. Letteralmente costruito artificialmente tramite incroci, innesti e altre tecniche artificiali solo dopo il 1850, fino a quella data nessun uomo su questo pianeta ha mai mangiato arance.

E questo è anche uno dei motivi per cui crea, anche in pochissimo tempo, tutti quei danni predetti all’organismo umano, proprio perché, quindi, l’arancia, ancora oggi, non è altro che un frutto altamente tossico per l’uomo a cui si è riusciti ad aggiungere artificialmente un po’ di zucchero per renderlo ingoiabile da esso.

7) struttura biochimica

Uno degli innumerevoli parametri che dimostrano chiaramente la non compatibilità dell’arancia con la specie umana, è, come abbiamo già visto, la quantità di proteine del latte materno umano.

Nel periodo di massimo fabbisogno proteico, subito dopo la nostra nascita, il latte umano contiene l’1,9% di proteine (solo i primi 3-5 giorni), quantità che, man mano che la crescita rallenta, diminuisce, passando per una media di 0,8%, fino al termine dello svezzamento (dopo qualche anno, con madre in completa detox), con valori intorno allo 0,38%. Di conseguenza, valori superiori allo 0,38%, e, a maggior ragione, superiori allo 0,8%, sono chiaramente valori proteici di “cibi” post-svezzamento assolutamente non adatti alla specie umana.

Quindi, a tradire anche numericamente l’arancia nei confronti della specie umana, è la sua stessa quantità di proteine: mediamente oltre l’1,3%, quantità fin troppo più alta di quei valori. E, dunque, di “cibo” del tutto non adatto alla specie umana.

Poi, la tipologia delle restanti sostanze chimiche presenti, è tale che, per la specie umana, l’arancia risulta estremamente acidificante a livello ematico, con tutte le conseguenze estremamente negative spiegate nei paragrafi precedenti e anche più avanti.

Inoltre, tra l’altro, i livelli di poliammine, sostanze altamente tossiche, registrati nelle arance sono troppo alti, con le tutte le conseguenze pessime che vedremo.

8) arancia: effetti unicamente del tutto negativi sulla specie umana

Purtroppo, gli effetti negativi, o disastrosi, o addirittura mortali, dell’arancia sulla specie umana sono innumerevoli, tra questi:

Come vedremo, ad eccezione della mela, con la quale non solo si può effettuare una monodieta per tutta la vita con una salute assolutamente perfetta, ma è addirittura l’alimentazione ideale della specie umana, l’ambizione finale dei fruttariani, con qualsiasi altro frutto (oltre che con qualsiasi altro “cibo” al mondo) la monodieta risulta sempre assolutamente dannosa per l’organismo umano (si tratta di mono-intossicazione aspecifica, che, diversamente dalle pluri-intossicazioni aspecifiche, non può essere nemmeno parzialmente attenuata da un minimo di “bilanciamenti”). Con una differenza fondamentale: mentre con una monodieta di un qualsiasi frutto considerato commestibile diverso da mela, si riportano, nei mesi o anni, “solo” delle patologie più o meno gravi, con la monodieta di arance si riscontra addirittura la morte dell’individuo, mediamente entro un periodo compreso tra uno e due anni (ciò è successo anche a giovani di età compresa tra i 20 ed i 30 anni in ottima salute, i quali, man mano che procedeva la monodieta di arance, peggioravano in continuazione tutte le loro condizioni fisiche e mentali, fino al decesso).

L’arancia (oltre ad altri agrumi) è, inoltre, l’unico frutto tra quelli considerati commestibili che, con il semplicissimo contatto con la pelle della specie umana nell’atto anche di sbucciarla o mangiarla, può riuscire, con l’uso più o meno prolungato, a provocare le seguenti reazioni esterne, registrate in tutto il mondo, notissime in dermatologia, e dovute principalmente alla presenza degli olii essenziali tossici:

dermatite da contatto;

irritazioni cutanee;

reazioni ed eruzioni cutanee;

vesciche dolorose tra le dita;

irritazione indiretta, col semplice contatto delle dita contaminate su altre parti del corpo;

le reazioni registrate risultano ancora più gravi dopo l’esposizione solare delle zone cutanee contaminate;

ecc.

Come già accennato, la monodieta di arance provoca la morte, mentre il fruttarismo effettuato con tutti i frutti, ma con le arance, o altra frutta acida, consumate con la stessa quantità degli altri frutti, quindi non consumate al minimo possibile, provoca, in più o meno tempo, danni gravi, che, col tempo, diventano gravissimi. Il 99% dei danni da fruttarismo errato, registrati nel mondo, sono su fruttariani che consumano arance (o altra frutta acida) con la stessa quantità degli altri frutti, perché (per fortuna) pochissimi sono stati quelli che hanno azzardato la monodieta di arance.

Quindi, quando si parla di danni gravissimi dovuti alle arance, ci si riferisce principalmente a fruttariani che consumano anche arance (in una dieta che contiene tutta la frutta), e non a monodietisti di solo arance.

Ora, le patologie gravi sui fruttariani, che consumano tutti i tipi di frutta, ma che consumano anche arance (o altra frutta acida) senza portare al minimo possibile la quantità di queste ultime, sono fondamentalmente di due tipi:

patologie gravi a breve termine (mediamente entro le prime settimane);

patologie gravi a medio termine (mediamente entro i primi mesi).

patologie gravi a breve termine

Nel fruttarismo con anche arance (o altra frutta acida) (nel modo predetto), le patologie

gravi a breve termine, mediamente entro le prime settimane, sono principalmente tre:

anemia (con forte carenza di vitamina B12) (primo sintomo: astenia, cioè debolezza, e/o ipotensione, cioè pressione troppo bassa),

deperimento organico (con forte carenza di vitamina C) (primo sintomo: magrezza eccessiva),

demineralizzazione (carenza minerale generale) (primo sintomo: iperuresi, cioè eccesso di urine).

anemia

Vediamo il meccanismo principale con cui le arance (o altra frutta acida) provocano anemia (con forte carenza di vitamina B12): come predetto, e come si è ormai riscontrato in tutto il mondo, l’arancia (e la restante frutta acida) è anche estremamente acidificante a livello ematico, e lo stato di acidosi comporta un innalzamento enorme dei livelli di usura proteica, addirittura nell’intero organismo. Ciò determina immediatamente un’elevazione drastica dei processi di sintesi proteica, portando l’organismo, in pochissimo tempo, ad un grande fabbisogno vitaminico B12 indotto (come abbiamo già visto, la funzione principale della vitamina B12 è di co-enzima assolutamente essenziale in tutti i processi di metabolismo proteico, compresa la sintesi proteica, direttamente o indirettamente, dalla fase nucleica fino alla fase citoplasmatica), fino ad una forte carenza, sempre più decisa e marcata, di vitamina B12 in tutto l’organismo. Quindi, il primo punto fondamentale da sottolineare è proprio che le arance (o altra frutta acida) provocano una forte carenza di vitamina B12. Ora, il primo settore dell’organismo ad avere le conseguenze più estremamente negative per tutta la suddetta fenomenologia, è proprio il settore eritrocitico (globuli rossi), in quanto è esattamente quello che riceve danni maggiori, sia diretti che indiretti: diretti, perché di tutte le cellule presenti nel plasma ematico, i globuli rossi sono proprio quelli protidicamente più labili in caso di acidosi, in quanto, non possedendo un nucleo come le altre cellule, non sono in grado di effettuare una sintesi proteica in caso anche una lieve modifica nella struttura tridimensionale delle loro proteine che ne diminuisca la funzionalità, e, di conseguenza, hanno bisogno di essere sostituiti completamente, per mitosi specialmente in midollo osseo, addirittura ogni qualvolta si verifichi una perdita di funzionalità protidica in un qualsiasi punto della loro struttura; indiretti, perché la carenza di vitamina B12 incide al massimo grado proprio sul settore dell’organismo portato all’estremo livello di necessità di sintesi proteica, cioè esattamente il settore eritrocitico del midollo osseo, in fase di duplicazione cellulare per la sostituzione immediata dei globuli rossi danneggiati dall’acidosi ematica, non consentendone, appunto, la loro totale sostituzione. Quindi, la carenza di vitamina B12, provocata dall’acidosi determinata dalle arance, non consente la necessaria sostituzione eritrocitica, portando, in pochissimo tempo, all’anemia (in particolare, anemia perniciosa, che è una delle più gravi, in quanto oltre a diminuire drasticamente il numero dei globuli rossi, un largo numero di quelli che rimangono aumenta di volume per megalocitosi, dovuta specialmente all’acidosi stessa, perdendo gran parte della loro fondamentale funzionalità). Uno dei primi sintomi di questa anemia è proprio l’astenia, cioè debolezza, fisica e mentale, e, inoltre, nel caso particolare delle arance, proporzionalmente alla loro percentuale nella dieta, si registra spesso anche ipotensione, cioè pressione troppo bassa (fino anche a livelli molto pericolosi dell’ordine di 40-80; da ricordare che la pressione media e ideale registrata in fruttariani sani, e in melariani, è intorno a 70-110, che, in realtà è la pressione ideale di un organismo umano in perfetta salute; la pressione di 80-120, a rigore, infatti, è uno stato di ipertensione per intossicazione aspecifica, che si registra, normalmente, relativamente a tutti gli altri modelli alimentari, dal vegan-crudismo all’onnarismo). Lo stato di acidosi ematica, poi, non fa altro che accentuare l’astenia (debolezza) e l’ipotensione, in quanto i globuli rossi, nel loro stato fisiologico naturale, proprio per poter svolgere i loro compiti, hanno la membrana cellulare esterna carica negativamente (cioè ricca di elettroni), situazione che, invece, è danneggiata fortemente proprio dalla presenza di acido in plasma ematico, che, del tutto disastrosamente, come sappiamo, sottrae una gran parte di questi elettroni (è proprio il mestiere dell’acido), portando i globuli rossi (i pochi rimasti, e già danneggiati specialmente protidicamente) a svolgere in maniera ancora più decisamente ridotta anche la loro funzione fondamentale che è quella di ossigenazione cellulare; di conseguenza, l’enorme ed estremamente negativa carenza di ossigeno risultante, a cui sono sottoposte tutte le cellule dell’intero organismo, oltre ad accentuare la debolezza e l’ipotensione, è notissimo in fisiologia che favorisce l’insorgenza, in non molto tempo, anche di numerosissime altre patologie.

ii) deperimento organico

Vediamo, ora, il meccanismo principale con cui le arance (o altra frutta acida) provocano deperimento organico (con forte carenza di vitamina C): la forte acidosi ematica (oltre che ossidazione generale) provocata dal consumo di arance (o altra frutta acida) giunge purtroppo a tutto l’organismo, ma particolarmente ai settori istologici a contatto più diretto col sangue, come la nostra struttura portante esterna, costituita fondamentalmente dal collagene.

Il collagene è una proteina a struttura fibrosa che si trova specialmente nella parte intercellulare del tessuto connettivo propriamente detto, ed essendo proprio a contatto diretto col sangue, quando questo si acidifica, la corrosione acidotica si estende anche direttamente alle fibre del collagene, contribuendo enormemente a portare, nel tempo, l’organismo ad un vero e proprio deperimento organico, molto visibile anche dall’esterno (per comprendere meglio la cui entità, basti pensare che il collagene costituisce addirittura circa un terzo del nostro peso corporeo totale).

Di conseguenza, la nostra struttura portante esterna (che è proprio quella che consente all’organismo anche di apparire “pieno” in maniera armoniosa) viene lentamente corrosa, giorno per giorno, fino pure a far apparire l’organismo non solo dimagrito eccessivamente, ma addirittura letteralmente scavato: ciò è esattamente uno dei primi sintomi del grave deperimento organico in cui si trova l’organismo, ed è una situazione persino classica specialmente dei fruttariani mangiatori (anche) di arance (o altra frutta acida).

Ma questa non è, purtroppo, l’unica conseguenza estremamente negativa nel deperimento organico, relativamente al consumo di arance (o altra frutta acida): pur contenendo troppa vitamina C (quest’ultima, tra l’altro, in quelle quantità nell’organismo umano, essendo chimicamente un acido, acido ascorbico, libera in soluzione ematica troppi H3O+, innalzando estremamente i livelli stessi di usura proteica), paradossalmente le arance (e la restante frutta acida) provocano una forte carenza proprio esattamente di vitamina C, per il semplicissimo motivo che l’organismo, sempre principalmente per la grande acidosi ematica, essendo, come abbiamo visto, portato ad una usura collagenica altissima, innesca immediatamente un innalzamento enorme dei livelli di biosintesi del collagene, ed essendo quest’ultimo proprio il fenomeno principale dell’organismo a richiedere la quantità più alta in assoluto di vitamina C, si instaura subito un estremo fabbisogno indotto vitaminico C (cioè di vitamina C), il quale è talmente elevato che, non essendo nemmeno minimamente coperto dalle arance (o altra frutta acida), provoca appunto una forte carenza di vitamina C. Questa tipologia di fenomeno non è nuova in fisiologia: così come il consumo di latte non umano (o suoi derivati), pur essendo troppo ricco di calcio (a tal punto da innescare calcolosi), determina una forte carenza di calcio stesso (fino anche all’osteoporosi grave), sempre principalmente per acidosi, così, con meccanismi analoghi, il consumo di arance (o altra frutta acida), pur essendo troppo ricche di vitamina C (a tal punto da aumentare acidosi ed usura proteica), determina una forte carenza di vitamina C stessa (fino anche all’accentuazione massima del deperimento organico).

iii) demineralizzazione

Il meccanismo principale, invece, con cui le arance (o altra frutta acida) provocano demineralizzazione (carenza minerale generale), è il seguente: come abbiamo già visto, le arance (e l’altra frutta acida) contengono troppe poliammine (putrescina, cadaverina, ecc.), sostanze altamente tossiche, che, oltre ad accelerare enormemente la cancerogenesi (tecnicamente, in generale le arance non sono cancerogene, ma accelerano la formazione già in corso di eventuali tumori e cancri, in gergo si dice che sono quasi cancerogene), accelerano estremamente il metabolismo, fino ad innalzare anche i livelli minimi di metabolismo basale, fenomeno che, a sua volta, oltre ad accentuare ulteriormente lo stato di magrezza eccessiva, porta immediatamente all’iperuresi (eccesso di urine), per l’aumento repentino del filtraggio renale dovuto all’accelerazione metabolica, e, gradualmente, alla demineralizzazione, dovuta fondamentalmente sia all’accelerazione metabolica stessa, sia alla perdita minerale diretta dovuta all’iperuresi medesima.

b) patologie gravi a medio termine

Nel fruttarismo con anche arance (o altra frutta acida) (nel modo predetto), le patologie gravi a medio termine, mediamente entro i primi mesi, sono principalmente tutte le restanti patologie esposte nei paragrafi precedenti, relativamente al consumo di arance (o altra frutta acida), come:

danni ai denti (primariamente per acidosi ematica, che provoca erosione dentale specialmente dall’interno del dente stesso, meglio analizzata in precedenza);

danni allo scheletro (sempre per acidosi ematica, che costringe l’organismo a ribilanciare il pH ematico prelevando il calcio dalle ossa, meccanismo analizzato in precedenza);

infiammazione specialmente gengivale, esofagea e gastrica [per l’estremo contenuto di acidi, organici ed inorganici, direttamente nella polpa dell’arancia (o altra frutta acida)];

caduta dei capelli (specialmente per l’acidificazione ematica dell’intera struttura del bulbo capilifero);

formazione di crampi (specialmente notturni), [principalmente per carenza di potassio, dovuta al suo prelevamento a scopo di bilanciamento ulteriore del pH ematico, e per il metabolismo del glucosio accentuato (invece del metabolismo del fruttosio), che favorisce la formazione di crampi, specialmente in acidosi];

ecc.

Impossibilità per l’arancia (o altra frutta acida) a costituire “farmaco” per la specie umana.

Così come l’arancia (o altra frutta acida) non solo non costituisce “alimento” per la specie umana, ma addirittura solo un insieme di sostanze decisamente tossiche, così, a maggior ragione, non può costituire nemmeno “farmaco” per la nostra specie, proprio in quanto procede in direzione del tutto opposta rispetto al ciclo H, visto che da qualsiasi situazione ad energia strutturale elevata (definita “patologia”) si parta, la guarigione deve procedere assolutamente verso una situazione di minima energia, costituita proprio dal ciclo H, specialmente per la nostra specie, che ne ha una fisiologia completamente inserita. In natura, infatti, come abbiamo già visto, ogni specie animale in devianza H (cioè diversa da fruttivori), ha due tipologie fondamentali di cibo specie-specifico:

il cibo di devianza H, che costituisce il cibo a cui la specie è dovuta minimamente adattarsi (l’adattamento in direzione opposta al ciclo H è sempre minimale), e cioè la carne per i carnivori, i semi per i granivori, l’erba per gli erbivori;

il cibo di riassetto H, che costituisce il cibo a cui, tuttavia, la specie stessa tende sempre, cioè per i carnivori: semi (in misura minore), piante erbacee e frutta; per i granivori: piante erbacee e frutta; per gli erbivori: frutta.

La specie in devianza H, infatti, tende sempre al cibo di riassetto H, per il semplice motivo che qualsiasi sia il suo assetto esterno (carnivoro, granivoro o erbivoro; in devianza H si modifica solo l’assetto più esterno della specie), le sue cellule singole (per il principio stesso della minima energia) sono, e rimangono sempre, basilarmente esattamente “fruttivore”, in quanto, qualsiasi sia il sistema materiale entrante nell’organismo attraverso il cavo orale (carne, semi o erba), esso va comunque sempre ridotto a “frutta” (cioè ad almeno principalmente glucosio, in fase di trofismo cellulare), visto che anche le cellule di carnivoro, granivoro o erbivoro, producono energia unicamente mediante i mitocondri, che, come sappiamo, possono funzionare solo ed esclusivamente a “frutta” (almeno glucosio; questo sia per il principio della minima energia stesso, e sia perché tutte le specie animali pluricellulari, come abbiamo già visto nella sezione della paleoantropologia moderna, discendono esclusivamente dalle specie unicellulari batteriche “fruttivore” primordiali). In altri termini, anche carnivori, granivori ed erbivori, hanno sempre tutte le loro cellule assolutamente fruttivore.

Questo è esattamente il motivo per cui qualsiasi animale, che per qualsiasi ragione, entra in stato di intossicazione aspecifica (detta “patologia”), si nutre ancora di più di cibi di riassetto H (usati, in questo caso, appunto, come “farmaco”, come quando, ad esempio, il gatto, carnivoro, si nutre di piante, e analoghi), cioè, per riabbassare l’energia strutturale attraverso proprio i cibi più vicini al ciclo H, che sono precisamente quelli scalarmente a minore energia strutturale, ma che non solo fanno sempre parte della loro alimentazione naturale, ma addirittura costituiscono la loro alimentazione ideale, proprio per la loro maggiore vicinanza al ciclo H.

In altri termini, in natura, l’animale che si “ammala” (può succedere solo per qualche squilibrio ecosistemico), non fa altro che nutrirsi in maggiore percentuale (e non digiuna, come vedremo meglio nel capitolo relativo alla patologia e terapeutica moderne), del suo cibo naturale di riassetto H. Cioè, in parole ancora più semplici, l’animale che si “ammala”, in natura, mangia il cibo più adatto in assoluto alla sua specie.

Ora, nel caso della specie umana, che, non essendo (come tutti i fruttivori) in devianza H, ha solo il cibo di ciclo H (per la nostra specie, la mela), se essa entra, per qualsiasi motivo, in uno stato di intossicazione aspecifica (detta “patologia”), ha solo ed esclusivamente un modo per effettuare la disintossicazione aspecifica (come si vede meglio nelle sezioni di patologia moderna e terapeutica moderna): quello di riusare, gradualmente in modo esclusivo, l’unico suo cibo di ciclo H, la mela, l’unico, cioè, a minima energia strutturale per la nostra specie, e, di conseguenza, l’unico in grado anche di “guarirci”, e, quindi, l’unico a cui, al limite, si può attribuire il termine “farmaco” per la nostra specie.

Quindi, la cosa peggiore in assoluto che può fare un umano “ammalato” per “guarire”, in qualsiasi fase alimentare sia, da onnariano a fruttariano, è, nel campo della frutta, scegliere proprio il frutto, tra quelli considerati commestibili, il più lontano in assoluto dal ciclo H (come si è visto specialmente dagli 8 parametri biologici fondamentali), quindi il più lontano in assoluto dalla situazione di minima energia, (che, come abbiamo visto, è l’unica situazione fisiologica “curativa”), cioè l’arancia (o altro frutto acido), contrariamente a quello che si tende a credere e anche a MEDIAre oggi.

Ormai, la stessa medicina ufficiale, a livello mondiale, considera la mela (in particolare rossa Stark) l’unico frutto terapeutico, con una potenza e velocità terapeutiche (“curative”) impressionanti, per qualsiasi tipo di “patologia” al mondo.

Quindi, per qualsiasi specie animale, il cibo più terapeutico in assoluto è sempre solo ed esclusivamente quello a minima energia strutturale per la sua specie, cioè, per carnivori, granivori ed erbivori, il relativo predetto cibo di riassetto H più avanzato, e per i fruttivori, proprio esattamente il cibo specie-specifico, che nel caso della specie umana è la mela (rossa Stark), ovviamente arrivandoci con gradualità descritta nella sezione Dieta di questo sito.

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