Il fabbisogno nutrizionale indotto più massacrante e distruttivo in assoluto per il nostro organismo è proprio il fabbisogno proteico indotto

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Il meccanismo principale biochimico-fisiologico di azione del fabbisogno proteico indotto è il seguente. Il nostro sangue, comprese tutte le cellule in esso presenti, può svolgere le sue funzioni assolutamente essenziali solo ed esclusivamente ad un preciso valore di pH: 7,41 (che, tra l’altro, è proprio lo stesso pH del mare, dove 4 miliardi di anni fa è nata la vita stessa). Qualsiasi altro valore, diverso anche di pochissimo, è totalmente incompatibile con la nostra salute, e, oltre un minimo scostamento da quel valore, è totalmente incompatibile con la nostra stessa sopravvivenza.

Ora, l’alimento sull’intero pianeta, che introdotto nel nostro organismo, lascia perfettamente invariato quel valore di pH ematico a 7,41 è proprio solo ed esclusivamente uno: la mela rossa (Stark). Qualsiasi altro presunto “cibo” introduciamo nel nostro organismo, cambia immediatamente il pH del nostro sangue, o verso l’acidità, provocando, quindi, acidosi, o verso l’alcalinità, provocando, quindi, alcalosi. Entrambi i fenomeni sono, col tempo, catastrofici per il nostro intero organismo, visto anche che il sangue arriva fino a, e nutre, ogni nostra singola cellula.

I miscugli di “cibi” hanno conseguenze ancora più gravi, e, anche se si ingeriscono insieme cibi acidificanti e alcalinizzanti, il disastro è inevitabile ugualmente, anche perché hanno tempi di digestione, assorbimento ed assimilazione estremamente diversi, provocando, quindi, non solo acidosi ed alcalosi in tempi estremamente diversi, ma addirittura variabili di volta in volta a seconda di diverse altre variabili, anche indipendenti ed esterne a noi.

Ora, oltre il 90% dei “cibi” non adatti alla nostra specie, ha un residuo metabolico ematico finale acido, è, cioè, acidificante. Il nostro sangue, siccome, specialmente con l’acidosi, non può assolutamente far restare addirittura in vita stessa l’intero organismo, tenta letteralmente disperatamente di prelevare sostanze alcaline da altri organi proprio per tentare di bilanciare tutta quella acidità, ma non solo impiega molto tempo per farlo, dando tutto il tempo agli acidi di massacrare il nostro intero organismo, ma, una volta sottratte ai predetti organi, questi si destrutturano continuamente, in quanto proprio quelle sostanze alcaline erano essenziali anche per loro. Stessa cosa, avviene con la rarissima alcalosi, solo ovviamente a polarità inversa.

Quindi, vista anche l’estrema prevalenza tra i presunti “cibi” non adatti alla nostra specie di quelli assolutamente acidificanti, tutte le volte che mangiamo, mediamente 3 volte al giorno per 365 giorni all’anno, acidifichiamo terribilmente il nostro sangue.

Ora, l’acido, per sua stessa natura chimica, è un agente letteralmente estremamente corrosivo, specialmente all’interno di un organismo vivente, proprio perché in esso (a cominciare dal sangue) non solo circola 24 ore al giorno (in quanto il periodo interpasto non è minimamente sufficiente a smaltirlo completamente), ma, col nostro apparato circolatorio, arterioso, venoso e capillare, raggiunge addirittura la assoluta totalità dei singoli microsettori del nostro organismo.

Quindi, noi, proprio ogni volta che mangiamo “cibi” innaturali per la nostra specie, non solo lo mettiamo (l’acido) proprio nel posto più dannoso per il nostro organismo che è il sangue [dotato di tutte le più preziose strutture molecolari, specialmente proteiche (enzimi, recettori, ormoni, ecc.), e cellulari], letteralmente corrodendo e quindi massacrando gradualmente tutte le sue strutture, ma questo acido viene poi trasportato dal sangue stesso fino a tutti gli apparati, organi, tessuti, cellule del nostro organismo, letteralmente corrodendoli come proprio un acido sa perfettamente fare.

L’azione biochimica di corrosione, che, a livello molecolare, è letteralmente distruzione totale, prima della loro funzionalità e poi della loro stessa struttura, avviene specialmente sulle macromolecole più complesse e grandi come proprio le proteine (sia per la loro delicatezza strutturale e funzionale, e sia per la loro stessa letterale superficie di esposizione all’acido, viste proprio le loro enormi dimensioni).

I miliardi di miliardi di molecole acide prodotte dai “cibi” inadatti alla nostra specie che mangiamo, cioè, distruggono letteralmente anche tutte le proteine che incontrano, semplicemente perché liberano in soluzione ematica miliardi di miliardi di ioni H3O+, che essendo elettricamente positivi, cioè mancandogli un elettrone, cercano disperatamente questo elettrone che gli manca in tutto il nostro organismo, trovandolo specialmente nelle strutture che incontrano più spesso, le proteine, proprio perché costituiscono la struttura portante di tutte le nostre membrane cellulari, sia ematiche, che di tutto resto dell’organismo, oltre che di tutti i delicatissimi enzimi, recettori, ormoni, ecc.

Assolutamente tutte le nostre proteine, quindi, vengono, ogni volta che mangiamo “cibi” inadatti, letteralmente depredate di moltissimi loro elettroni esterni (corrosione, in chimica, vuol dire proprio “sottrazione di elettroni”), che essendo elettroni di legame (cioè letteralmente la “colla” tra un loro atomo e l’altro), una volta venuti a mancare, “scollano”

(tra loro) letteralmente i singoli atomi interni alle proteine, determinando prima una modifica della struttura proteica stessa, e, quindi, una drastica perdita della loro funzionalità, e, dopo poco tempo, una distruzione totale della loro struttura. La proteina è così totalmente distrutta e deve quindi essere sostituita.

I miliardi di miliardi di proteine che vengono così totalmente distrutte dai “cibi” non adatti alla nostra specie, costituiscono la nostra enorme usura proteica indotta (indotta proprio dai quei presunti “cibi”), (che, a sua volta, distruggendo intere membrane cellulari, e quindi cellule intere stesse, provoca un enorme ricambio cellulare indotto), la quale, di conseguenza, provoca un estremo eccesso di fabbisogno di nuove proteine (rispetto all’invece quasi nullo fabbisogno proteico naturale), chiamato, appunto, fabbisogno proteico indotto (indotto proprio dai “cibi” non adatti alla nostra specie).

Malivorismo: unica alimentazione (della specie umana) che lascia il fabbisogno proteico naturale (ed il fabbisogno nutrizionale naturale)

Il malivorismo determina, invece, solo un fabbisogno proteico naturale [oltre che, ovviamente, un fabbisogno nutrizionale (totale) naturale] che è letteralmente quasi zero, proprio perché, mantenendo il nostro sangue costantemente (tutte le ore del giorno e della notte, per 365 giorni all’anno) esattamente a pH 7,41, non solo non crea ioni H3O+ che vanno a rubare elettroni a tutte le proteine del nostro organismo, distruggendole, ma addirittura, esattamente al contrario, le protegge sia con quella costanza di pH leggermente alcalino, e sia con centinaia di tipologie molecolari proprio pulenti, neutralizzanti eventuali acidi, e addirittura continuamente eventualmente disintossicanti,

determinando, cioè, una quasi totalmente assente usura proteica e, quindi, un quasi totalmente assente fabbisogno proteico.

Quindi, il malivorismo, proprio per effetto di questa usura proteica quasi zero e conseguente fabbisogno proteico quasi zero, determina addirittura una esigenza di ricambio cellulare quasi zero, abbassando ancora ulteriormente il fabbisogno proteico a quasi totalmente zero. Il concetto è molto semplice: se le proteine non le “consumi” (usura proteica), non ne hai quasi per niente bisogno.

Il fabbisogno proteico è funzione (quasi totalmente) del tipo di “alimentazione” condotta.

Ad esempio, (addirittura quasi al pari di una alimentazione “onnivora” o vegetariana) anche una alimentazione vegan ed una alimentazione vegan crudista [che, con l’utilizzo dei “semi” (legumi, cereali, semi oleosi, ecc.) sono molto acidificanti (o, come minimo molto ossidanti)], determinano una fortissima usura proteica, e di conseguenza un enorme fabbisogno proteico, che può essere anche oltre 3 volte superiore al fabbisogno proteico determinato da una alimentazione fruttariana e addirittura oltre 8-40 volte superiore al quasi nullo fabbisogno proteico (naturale) determinato da una alimentazione melariana.

Quindi, il fabbisogno proteico di una persona dipende, quasi del tutto esclusivamente, proprio dal suo tipo di alimentazione condotta, e solo in molto più piccola parte dalla sua età, sesso o attività.

Esempio: fabbisogno proteico indotto e fabbisogno proteico naturale di una persona di 70 chili.

Dunque, quando si dice che il fabbisogno proteico (minimo), ad esempio, di una persona di 70 chili “è di circa 40 grammi al giorno”, questo può essere verissimo solo ed esclusivamente per “onnivori”, vegetariani, vegan e vegan crudisti, proprio in quanto questi modelli alimentari, essendo completamente non adatti alla specie umana, determinano una estrema e molto tossica acidificazione ematica [vegan e vegan crudisti specialmente con i molto acidificanti (o ossidanti) “semi”, particolarmente con legumi e cereali i vegan, e particolarmente con i semi oleosi i crudisti], quindi una massacrante usura proteica, e di conseguenza un enormemente più alto fabbisogno proteico (oltre che di tutti gli altri nutrienti) rispetto al fabbisogno naturale; per fruttariani, invece, determinando la frutta una acidificazione (o ossidazione) ematica molto inferiore, e quindi una usura proteica decisamente più esigua, il conseguente fabbisogno proteico si abbassa drasticamente, e, ad esempio, sempre per una persona di 70 chili, il fabbisogno proteico diventa di circa 15 grammi al giorno (fino a poco meno o poco più anche a seconda dei tipi di frutta usata); infine, per i melariani, essendo il melarismo il modello alimentare al massimo livello qualitativo in assoluto, proprio perché usano finalmente ciò che la natura ha previsto per la nostra specie, essendo l’acidificazione (o ossidazione) ematica assolutamente zero, anzi, al contrario, lasciando la leggera alcalinità ematica naturale, e addirittura protettiva delle proteine stesse, proprio al suo valore perfettamente ideale (pH= 7,41), l’usura proteica ritorna finalmente al suo livello naturale, e cioè diventa quasi nulla, e la conseguenza diretta di tutto ciò (ma anche di moltissimi altri meccanismi protettivi delle proteine, innescati dalle evolutissime sostanze chimiche presenti solo ed esclusivamente nella mela)

è che anche il fabbisogno proteico ritorna finalmente al suo livello perfettamente naturale per la specie umana, e cioè proprio letteralmente quasi zero: ad esempio, sempre per una persona di 70 chili, il fabbisogno proteico diventa proprio quello naturale (in ecosistema antropico in condizioni di equilibrio) di circa 1 grammo al giorno (che può salire fino a circa

5 grammi al giorno a seconda dello stress fisico e mentale dovuto ad uno stile di vita generale innaturale).

Quindi il fabbisogno proteico, per i fruttariani passa ad essere ben circa 3 volte inferiore a quello degli stessi vegan e vegan crudisti, e per i melariani, diventando fabbisogno proteico naturale e scomparendo, finalmente, assolutamente del tutto il fabbisogno proteico indotto, ritorna ad essere la quantità perfettamente naturale, salutare e di massima longevità, che è ben circa 15 volte inferiore a quella degli stessi fruttariani ed addirittura circa 40 volte inferiore a quella di vegan e vegan crudisti. Questo da un’ idea più esatta dell’enorme effettiva distruzione delle strutture proteiche che avviene all’interno del nostro organismo da parte esattamente di “cibi” non adatti alla nostra specie: rispetto all’usura naturale, la letterale distruzione proteica è ben 15 volte superiore per i fruttariani e addirittura 40 volte superiore per i vegan e vegan crudisti.

Ovviamente, come abbiamo già spiegato, tutto questo vale esattamente, oltre che per le proteine, anche per assolutamente tutti gli altri principi nutritivi: grassi, zuccheri, vitamine, minerali, acqua, ecc. (ma anche per le calorie, e questioni simili).

Anche veganismo e veganismo crudista, dunque, per provocare una letterale distruzione molecolare fino a oltre 40 volte quella naturale, determinano una intossicazione aspecifica di base, e quindi, (come si vede nelle sezioni relative alla patologia, terapeutica e gerontologia moderne), col tempo, una effettività patologica e di processi d’invecchiamento, fino a oltre 40 volte superiore, e che, invece, nel melarismo scompaiono letteralmente del tutto.

Conferme da parte dei dati epidemiologici (statistici) mondiali del fabbisogno proteico naturale quasi nullo della specie umana

Numerosi studi di nutrizionisti in tutto il mondo confermano perfettamente questi dati [iniziati specialmente nei laboratori di ricerca genetica molecolare, in quanto le strutture molecolari nucleiche (e la struttura di quelle proteiche deriva proprio da queste ultime) sono molto sensibili proprio all’usura molecolare quotidiana], e addirittura molti nutrizionisti hanno trovato questi numeri, non solo in campioni statistici numerosi di persone singole, ma anche di intere popolazioni.

Ad esempio, nelle popolazioni indigene di numerosissime parti del mondo (come in Australia o in Sud America), è stato rilevato che, in una condizione di ottima salute, aspetto fisico, e longevità, non solo l’introito giornaliero personale adulto (sempre intorno ai 70 chili) di proteine era sempre inferiore, a volte anche di molto, ai 9 grammi al giorno, e più raramente, persino ai 4,2 grammi al giorno, (ovviamente con una alimentazione basata su frutta e verdura prevalentemente alcalinizzante), ma addirittura nelle loro feci viene sempre rilevata una quantità proteica superiore persino a quella introdotta nutrizionalmente.

Moltissimi altri studi mondiali convergono decisamente verso fabbisogni proteici naturali per la specie umana enormemente inferiori semplicemente abbassando l’usura proteica e la tossicosi aspecifica (che si vede meglio nella sezione relativa alla medicina moderna) soprattutto tramite una alimentazione con una sempre maggiore percentuale di frutta pH inalterante e alcalinizzante.

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