Organismo umano e alimentazione quantistica

Da un punto di vista di meccanica quantistica e fisica relativistica (di Einstein), l’organismo umano è un sistema ipercomplesso solo ed esclusivamente di onde elettromagnetiche: siamo cioè, letteralmente, un “fascio di luce semovente”, energia pura. In alcuni punti del nostro corpo queste onde elettromagnetiche sono sotto forma di materia, in altri punti del nostro corpo, le onde elettromagnetiche sono sotto forma di vuoto.

Infatti, anche il cosiddetto “vuoto assoluto” che sta dentro (e fuori) tutti gli atomi del nostro corpo (anche tra nucleo e elettroni, anche in assenza di tutta la materia non barionica), in realtà è fatto proprio di onde elettromagnetiche, cioè la struttura stessa di tutto il vuoto atomico di cui siamo fatti, in realtà è fatta di energia (così come quella del tempo che percepiamo, che in realtà è solo una interferenza elettromagnetica): in altre parole, quindi, anche il vuoto interno a tutti gli atomi del nostro corpo ha una sua struttura elettromagnetica particolare ed è addirittura pienissimo.

Dobbiamo anche sapere, però, che il nostro organismo, (a livello di massa), non è fatto solo di materia, ma anche addirittura di antimateria; infatti, sia il vuoto interno a tutti gli atomi del nostro corpo che il vuoto interatomico, è talmente pieno e concentrato di onde elettromagnetiche, che, in continuazione, queste si concentrano a formare masse, come anche positroni, cioè un tipo di antimateria, (oltre che, allo stesso tempo, elettroni), che, poco dopo, urtano contro l’elettrone corrispondente, e la loro massa si ritrasforma in energia, cioè la massa del positrone (antimateria) si ritrasforma nelle stesse onde elettromagnetiche di cui era composto (così come la massa dell’elettrone corrispondente). Quindi, tutto il nostro organismo è praticamente completamente quasi pieno anche di antimateria, presente addirittura in ogni punto del nostro corpo.

Come dicevamo, però, tutto ciò che compone il nostro corpo, sia la materia barionica, sia la materia non barionica, sia l’antimateria e sia il vuoto, è fatto esattamente di onde elettromagnetiche, praticamente di luce.

Questo è del tutto fondamentale per capire che non possiamo assolutamente introdurre come “cibo”, in questo stupendo e ipercomplesso “scrigno perfetto di luce”, qualsiasi cosa ci capita, come ad esempio quel “poco ma di tutto” (anche nel campo vegetale) che, per fortuna sempre più raramente, ogni tanto si sente dire; è un’espressione che, nella parola “tutto” (anche in ambito vegetale, è doveroso sottolinearlo), presenta la componente non solo più pericolosa, ma addirittura più dannosa ed anche mortale in assoluto che si possa pronunciare.

Anche la scienza dell’alimentazione moderna, proprio ai massimi livelli mondiali, a cominciare dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, che rappresenta tutte le 192 nazioni dell’intero pianeta), ha ormai riconosciuto che troppe sono le persone (moltissime centinaia di milioni sia nel nord che nel sud del mondo, in casa o in ospedale), bambini, ragazzi, donne, uomini e anziani che, inconsapevolmente, proprio per quella, dannosa e mortale, parola “tutto”, stanno, anche in questo momento, enormemente soffrendo e morendo, e proprio per questo sta ufficializzando, ogni giorno di più, numerosissime pubblicazioni che vanno perfettamente nella direzione tracciata da questo sito.

Infatti, le frequenze elettromagnetiche di ciò che mangiamo possono essere del tutto incompatibili con il nostro ipercomplesso “scrigno perfetto di luce”, e, quindi, se ci nutriamo con “cibi” anche di pochissimo non adatti alla nostra specie per semplicissima interferenza elettromagnetica distruttiva, riusciamo, nel tempo, a letteralmente sgretolare tutta la nostra sofisticatissima struttura elettromagnetica interna: avviene, cioè, quello che definiamo malattia e poi morte.

Frutto e altre strutture vegetali a livello quantistico

luce-da-frutto

Ora, il fatto che siamo letteralmente un “fascio di luce”, ci fa capire molto meglio anche il motivo fondamentale per cui il frutto è assolutamente l’unico sistema materiale dell’intero pianeta adatto ad essere un alimento: perché è assolutamente l’unico sistema organico a crescere ed ingrossarsi, solo ed esclusivamente, letteralmente per mezzo proprio di luce del tutto diretta (e della qualità migliore per la vita, quella del nostro sole). Infatti, addirittura tutte le unità strutturali organiche del frutto, proprio quelle più sofisticate e preziose (ad esempio, fruttosio, proteine, grassi, vitamine, acidi nucleici, ecc.), è creata dalla fotosintesi che avviene non nelle foglie (come per le molecole relative di tutto il resto della pianta), ma dalla fotosintesi (“foto” viene da “fotone”, cioè luce) che avviene proprio esattamente sulla superficie del frutto stesso.

Difatti, il frutto, fino a che è in maturazione è assolutamente sempre di colore verde, colore dato proprio dai miliardi di cloroplasti [che sono gli organuli cellulari che effettuano la fotosintesi, e che quindi intercettano e raccolgono (sia sotto forma di vuoto che sotto forma di materia “attivata”) innumerevoli miliardi di miliardi di fotoni, cioè di raggi di luce]; quando poi, invece, la sua maturazione è completata il frutto cambia colore, ad esempio, diventa rosso, e ciò significa precisamente che i suoi cloroplasti (verdi) si sono trasformati in cromoplasti (rossi), i quali cessano l’attività fotosintetica e cioè cessano di raccogliere luce.

Quindi, quando un frutto (ad esempio sull’albero, in fase di maturazione) si ingrossa, in realtà, a rigore, la sua struttura portante si sta semplicemente e letteralmente “riempiendo di luce diretta”, fino a diventare un vero e proprio “sacchetto di luce diretta” (continuamente rinnovata), e più precisamente della luce di qualità migliore, quella solare: il risultato finale, dunque, è che il frutto è esattamente “luce solare diretta concentrata”.

Ciò avviene a differenza enorme da qualsiasi altra parte della pianta, ad esempio, radici, fusti, ecc. (come carote, sedano, ecc.), che, quando si ingrandiscono, lo fanno solo grazie alla fotosintesi delle foglie, cioè assolutamente non più luce, ma solo elettromagnetismo molecolare residuale “conservato” e poi trasportato lontano [in settori molto lontani della pianta (aerei e addirittura subaerei)]; e anche a differenza enorme delle foglie stesse (ad esempio lattuga, cavolo, ecc.), che non solo non fanno altro che trasferire sostanze in tutti gli altri tessuti della pianta, compreso altre foglie (che anch’esse, quindi, hanno, in maggioranza, non più luce, ma solo elettromagnetismo molecolare residuale “conservato” e proveniente da lontano), ma hanno addirittura cloroplasti leggermente diversi, capaci solo di costruire molecole adatte alla pianta stessa, e totalmente incapaci di costruire sostanze adatte alla vita, esattamente al contrario, di animali, come sanno fare solo ed esclusivamente i cloroplasti del frutto (ai quali animali, come abbiamo visto, è specificamente destinato dalla pianta stessa); ma la tipologia elettromagnetica peggiore in assoluto (nel campo vegetale) per gli animali, sono la coda metabolica estrema della pianta, i suoi embrioni, detti impropriamente “semi” (come legumi, cereali, semi oleosi, ecc.), proprio perché ormai non hanno più assolutamente nessuna relazione diretta con la luce, essendo solo gli ultimi residui elettromagnetici, non solo “conservati” e provenienti da lontano, ma addirittura, esattamente al contrario, rigorosamente al buio più nero, dentro la loro scorza dura, e come se questo non bastasse a renderli già del tutto elettromagneticamente tossici per gli animali, sono persino stipati e stoccati con le peggiori sostanze velenose per gli animali che ne mangiassero, le sostanze secondarie, che la pianta riesce, con tutte le sue forze, a produrre, proprio per difendere i suoi “amatissimi” cuccioli.

Ora, quindi, se il frutto generico è, invece, completamente “luce solare diretta concentrata”, figuriamoci quale potenza salutistica e di longevità indefinita (con aspetto fisico giovane) può elettromagneticamente configurare e poi conferire al nostro organismo assolutamente l’unico frutto, la mela, che si è perfettamente coevoluto, soprattutto proprio elettromagneticamente per addirittura molti milioni di anni, solo ed esclusivamente con la specie umana.

Inoltre, agli 800 metri di altitudine, dove siamo nati in una stupenda e perfetta simbiosi insieme (coevoluzione significa proprio complementarizzazione anatomo-fisiologica), la specie umana ed il melo, dove quindi “è stato progettato dalla natura” e “costruito” il melo stesso, i raggi di luce solare sono addirittura 12 volte più concentrati (rispetto al livello del mare) in quanto devono attraversare la parte assolutamente meno densa di atmosfera, la quale è infatti concentrata, invece, addirittura per oltre il 90% delle sue stesse molecole, proprio solo al di sotto di quella quota (e che sono quelle che assorbono quasi tutta la radiazione, trasformandola in energia cinetica particellare): è proprio come se la natura, per farci evolvere di più, a livello sia di salute che di felicità, ci avesse avvicinato il più possibile a nostra madre, il sole. Anche per questo ennesimo motivo scientifico, la mela è esattamente l’unico vero alimento, che può dare salute perfetta e longevità indefinita (con aspetto fisico giovane), (specialmente se unito ai perfezionamenti citati nel capitolo relativo all’ecosistemica), per il sofisticatissimo “scrigno perfetto di luce” che è il nostro stupendo organismo.

Il primo passo mentale che dobbiamo fare, quindi, è quello di auto-volersi bene (ricominciando gradualmente a nutrirsi di “luce”, sotto forma, appunto, di frutta, in particolare quella adatta alla specie umana), poi, la salute e l’allegria che ne deriverà in automatico, ci porteranno al rispetto degli altri, di tutti gli altri, dalle persone fino al filo d’erba, e l’immensa armonia interiore che ne deriverà, gradualmente si perfezionerà fino a diventare semplicemente felicità.

Quindi, tutto quello che dobbiamo fare è solo ed esclusivamente “rimetterci in asse” con la nostra vita fatta di luce (nutrendoci, appunto, di essa, nel modo predetto), a tutto il resto ci pensa la vita stessa, come fa da 4,5 miliardi di anni, senza alcun nostro sforzo, e del tutto in automatico.

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