Terminologia trofo-categoriale: differenza tra i suffissi “voro” (ad esempio, fruttivoro) e “riano” (ad esempio, fruttariano). Incompatibilità naturale totale delle categorie trofiche onnariana, vegetariana, vegan e vegan crudista

Nella scienza dell’anatomia comparata, della morfologia funzionale comparata fito-zoologica e della fisiologia comparata, i due suffissi “voro” e “riano” hanno un significato diverso e molto preciso.

Il suffisso “voro” si riferisce alla struttura del sistema digerente di una specie animale; il suffisso “riano” si riferisce all’alimentazione condotta dal singolo individuo. Ad esempio, la specie umana è malivora, ma non tutti gli umani oggi sono ancora riavanzati ad essere melariani (i dettagli si esaminano nel paragrafo relativo al melarismo, sezione Dieta).

onnivoro

Come visto nella sezione relativa all’anatomia comparata, non esistono assolutamente specie animali “onnivore”, anche perché non potrebbero scientificamente esistere visto che ogni “cibo” richiede una esattissima struttura anatomica e fisiologica per essere digerito, assorbito, assimilato e metabolizzato, ed assolutamente non altre. Ma proprio questa struttura è esattamente la caratteristica più diversa in assoluto tra quella adatta ad un “cibo” oppure ad un altro.

Infatti, sempre come abbiamo visto, per digerire e metabolizzare carne, o grano, o erba o frutta, ecc., ci vogliono strutture anatomiche e fisiologiche rispettivamente carnivore, granivore, erbivore, fruttivore, ecc., cioè, dentature, esofagi, stomaci, intestini, ed assolutamente tutti gli altri organi dell’intero individuo (ad esempio, l’erbivoro non ha solo il sistema digerente da erbivoro, ma ha anche le zampe da erbivoro, la testa da erbivoro, la pelle da erbivoro, il fegato da erbivoro, i reni da erbivoro, ecc.) non solo del tutto diversi in ogni singolo dettaglio, ma addirittura assolutamente opposti tra loro, persino fino alla singola unità strutturale submolecolare.

Ora, non esistendo assolutamente una struttura digerente animale cosiddetta

“onnivora”, quando ci si riferisce ad individuo umano che si “ciba” di carne, latte, grano, piante erbacee, frutta, ecc. è del tutto scorretto definirlo “onnivoro”, in quanto il suffisso

“voro” si riferisce solo ed esclusivamente alla struttura del suo sistema digerente, che, come predetto, non può essere “onnivora”, essendo, come già visto, come categoria trofica generale fruttivora, e, come categoria trofica specie-specifica, esattamente malivora; quindi il termine corretto relativo a questo tipo di individuo, al limite, è il cosiddetto onnariano, visto che il suffisso “riano” si riferisce all'”alimentazione” condotta dal singolo individuo. Quindi, la compatibilità naturale degli onnariani non esiste, visto che non esiste una struttura “onnivora”. L’onnarismo è, cioè, una pratica del tutto innaturale.

Ma tutto questo vale completamente anche per i cosiddetti vegetariani, visto che la corrispondente struttura anatomica e fisiologica “vegetarivora” non esiste; non esiste anche perché, esattamente per i motivi predetti relativi a quella “onnivora”, non può assolutamente esistere: non esiste, cioè, una struttura anatomica e fisiologica di sistema digerente che sia contemporaneamente da lattante, granivora, erbivora, fruttivora, ecc. Quindi, la compatibilità naturale dei vegetariani non esiste, visto che non esiste una struttura “vegetarivora”. Il vegetarismo è, cioè, una pratica del tutto innaturale.

Stessi identici concetti scientifici valgono sia per i cosiddetti vegan (abbreviazione dell’inglese “vegetalian”, in italiano vegetaliani) che per i cosiddetti vegan crudisti (unica eccezione in cui, invece del suffisso “riano”, si usa il suffisso “ista”), sempre visto che la corrispondente struttura anatomica e fisiologica “veganivora” (o “vegetalivora”) e “vegan-crudivora” non esiste; non esiste sempre anche perché, esattamente per i motivi predetti relativi a quella “onnivora”, non può assolutamente esistere: non esiste, cioè, una struttura anatomica e fisiologica di sistema digerente che sia contemporaneamente granivora, erbivora, fruttivora, ecc. (la pratica vegan è ancora peggio in quanto utilizza, come quella vegetariana e onnariana, addirittura anche “cibi” cotti, che non esistono assolutamente in natura). Quindi, la compatibilità naturale dei vegan e dei vegan-crudisti non esiste, visto che non esiste una struttura rispettivamente “veganivora” o “vegan-crudivora”. Il veganismo ed il vegan-crudismo sono, cioè, pratiche del tutto innaturali.

Dunque, onnarismo, vegetarismo, veganismo e vegan-crudismo (e pratiche analoghe; le ultime tre non sono altro che onnarismo ridotto) non solo sono pratiche prive di qualsiasi benché minimo fondamento scientifico, dall’anatomia comparata, alla morfologia funzionale comparata fitozoologica, alla fisiologia comparata, ecc., ma addirittura sono pratiche che derivano, come visto nella sezione sulla paleoantropologia moderna, dalla provvisoria tremenda ed assoluta disperazione post-glaciale relativa alla specie umana, che si è trovata improvvisamente, ma provvisoriamente, in carenza assoluta di mele e frutta.

Come abbiamo già visto infatti, per la specie umana non c’è stata devianza H, per cui la struttura del nostro sistema digerente è rimasta, ancora oggi, in generale fruttivora, ed in particolare perfettamente malivora.

A questo proposito si deve aggiungere che anche il fruttarismo (il fruttariano consuma diversi tipi di frutta) non è una pratica naturale, in quanto, come già visto, non esiste nessun animale anatomicamente e fisiologicamente adatto a tutti i tipi di frutta, visto che ogni animale fruttivoro ha il suo frutto specie-specifico e, allo stesso tempo, gli altri frutti sono per lui fisiologicamente tossici o addirittura velenosi (ad esempio, moltissimi tipi di frutta anche mortale per la specie umana), ma, comunque, essendo una pratica che rimane all’interno della struttura categoriale trofica generale dei fruttivori, di cui la specie umana fa parte, è, al limite, ma solo ed esclusivamente se attuato con l’impostazione fasica sostenibile (vedi articoli relativi), entro i margini massimi di tollerabilità tossiemica e tossicologica, ma, ovviamente, unicamente in termini provvisori, relativi al riavanzamento personale verso il melarismo.

Per la specie umana, infatti, solo la pratica melariana è una realtà naturale, in quanto è proprio esattamente l’unica pratica alimentare che, come dagli articoli su anatomia comparata, morfologia funzionale comparata fitozoologica e fisiologia comparata, riscontra la corrispondente struttura anatomica e fisiologica del sistema digerente, e cioè la struttura malivora.

Annunci