Attenzione, è indispensabile drogarsi 3 volte al giorno!

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Altrimenti si muore d’inedia!!!

Con questa minaccia le multinazionali alimentari si garantiscono i loro fruttuosi guadagni, convincendo tutti noi che, senza il supporto energetico di almeno tre pasti ogni giorno, deperiremmo rapidamente andando incontro a malattie e morte.

In natura, però, nessun animale mangia rispettando degli orari prestabiliti e cucinando miscele di cibi elaborati, conservati e pieni di sostanze tossiche.

La presunzione ci ha portato a credere di essere l’unica forma di vita intelligente e a snobbare con arroganza le altre specie, giudicandole stupide, prive di coscienza e buone soltanto per finire nel nostro stomaco.

Sollecitati abilmente dagli interessi del mercato alimentare, ci reputiamo la razza più evoluta e deridiamo la semplicità con cui vivono le bestie, attribuendoci impunemente il diritto di sfruttare tutto ciò che ci circonda e indifferenti davanti al rispetto con cui le altre creature si muovono nell’ambiente.

Mentre gli animali si alimentano soltanto di ciò che la natura offre spontaneamente, noi abbiamo creato una scienza dell’alimentazione e investiamo gran parte del tempo e dei guadagni per preparare pietanze sempre più elaborate e complesse.

Convinti che, per vivere, sia indispensabile mangiare cibi cucinati, artefatti e pieni di sostanze dannose per la salute, ci concentriamo sul sapore invece che sui nutrienti e coltiviamo l’estetica al posto della qualità.

Dobbiamo avere le stoviglie adatte a ogni portata, la tovaglia del colore giusto, i segnaposti, i sottopiatti, il centrotavola… e tante altre amenità! Indispensabili soltanto a chi si arricchisce grazie alla vanitosa ingordigia con cui consumiamo i nostri pasti.

Indifferenti al degrado della salute e alla sofferenza degli altri esseri viventi, per soddisfare un bisogno esagerato di varietà e di gusto, non esitiamo a massacrare quotidianamente milioni di creature innocenti, lasciandoci ipnotizzare da una cultura alimentare che ha il solo scopo di spingerci a comprare sempre di più.

Per tutte le specie viventi, mangiare è un piacere da assaporare ogni tanto, senza essere obbligati a lavorare per soddisfarlo e soprattutto senza rinunciare alle quotidiane attività di esplorazione, gioco, socializzazione, curiosità e piacere.

Noi esseri umani, invece, assuefatti alla dipendenza dal cibo, ne subiamo la schiavitù, privandoci della libertà e della salute pur di ottenere con regolarità le indispensabili dosi quotidiane.

I nostri pasti, artefatti e ricchi di tossicità e di insaporitori, infatti, sono studiati ad arte per provocare nel cervello e nel corpo il bisogno compulsivo di ingurgitare sempre di più, incrementando così la vendita dei prodotti e i guadagni di chi si arricchisce a spese della nostra salute.

Ci fanno credere che:

  • la varietà sia indispensabile per la vitalità

  • mangiare tante volte durante la giornata aiuti a mantenere la linea facendo bruciare più calorie

  • sia importante mescolare gli  alimenti per migliorarne il gusto

  • sia necessario cuocerli per renderli più digeribili

Ma tutto questo è vero soltanto finché siamo vittime di una dipendenza talmente grave da abiurare l’ascolto del corpo e da costringerci a seguire le norme dietetiche e le ricerche scientifiche finanziate da chi ha tutto l’interesse a venderci dei prodotti di cui non sia più possibile fare a meno.

Ci viene nascosto, invece, che:

  • tante malattie fisiche e mentali derivano da un’eccessiva alimentazione e si possono curare facilmente con il digiuno

  • il cibo crudo, biologico e naturale, consumato senza artifici alimentari, senza cottura, senza miscele e senza insaporitori, ripristina il senso della sazietà portandoci a mangiare soltanto le quantità necessarie per vivere e per godere di una perfetta salute

  • è possibile morire di vecchiaia senza ammalarsi mai, consumando gli alimenti così come la natura ce li regala, senza  manipolazioni, trattamenti o espedienti di nessun tipo

La mente subisce profondamente l’influenza delle droghe alimentari, cadendo in una pericolosa dipendenza che ha effetti devastanti sul tono dell’umore e sul benessere fisico. 

Per rendercene conto basta osservare cosa succede alla nostra psiche quando decidiamo di seguire una dieta.

Anche soltanto pronunciare la parola “dieta” fa scattare immediatamente una valanga di risposte emotive e ansiose!

Chiunque abbia provato ad attuare qualche modifica nelle proprie abitudini alimentari, sa che il pensiero impazzisce davanti alle restrizioni, portandoci a soffrire pericolose crisi di astinenza, con tutto il corollario di sintomi, psicologici e fisici, che ne consegue.

Nervosismo, ansia, irritabilità, aggressività, depressione, autolesionismo, apatia, mal di testa, nausea, crampi, debolezza… sono solo alcune delle manifestazioni che fanno seguito alla decisione di astenersi dall’assunzione delle droghe alimentari più comuni (carne, latticini, caffè, the, pane, pasta, biscotti, zucchero, alcolici, eccetera).

Per preservare gli interessi economici, si preferisce colpevolizzare le persone grasse, deridendole e demonizzando la bulimia e l’anoressia come se fossero avvenimenti fortuiti ed eccezionali, in modo da nascondere abilmente la dipendenza indotta in ciascuno di noi, dietro lo spauracchio delle malattie psichiatriche.

Ma le patologie legate al cibo sono la diretta conseguenza di un’alimentazione completamente avulsa dalle necessità naturali e pericolosamente incoraggiata dalla cultura del guadagno.

E, purtroppo, riguardano tutti.

Indistintamente.

Un bisogno, vorace e compulsivo, di mettere in bocca qualcosa, infatti, ci costringe ad accettare, come se fosse la norma, il decadimento fisico precoce e l’esistenza di innumerevoli malattie, distraendo la mente dalla responsabilità della salute e  dall’ascolto delle reali necessità fisiologiche e psichiche.

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Rivelare i pericolosi retroscena di ciò che mangiamo è severamente proibito!!!

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E chi prova a trasgredire il mito di un’alimentazione innaturale e narcotizzante, suscita risolini divertiti, incredulità, accuse di fanatismo, emarginazione, sarcasmo e manifestazioni di aggressività.

Per evitare di diffondere una conoscenza che metterebbe in crisi il commercio di tanti prodotti, si è costruita una scienza che giustifica l’ingordigia e incoraggia la dipendenza da ogni genere di sostanze dannose.

Così, mangiare è diventato un modo di drogarsi, legalizzato, sponsorizzato e incrementato da quanti si arricchiscono grazie alla nostra voracità e alle malattie che ne conseguono.

Liberarsi dall’assuefazione alla tossicità del cibo è un’impresa difficilissima e presuppone una grande forza di volontà e la capacità di procurarsi da soli le informazioni necessarie a cambiare.

Sul web e sui libri, infatti, si possono trovare ricerche esaurienti e ben documentate ma, per superare la dipendenza, è necessario affrontare le crisi di astinenza che, inevitabilmente, accompagnano ogni disintossicazione.

Cambiare strategie alimentari, perciò, significa affrontare una battaglia difficile e complessa, dapprima con se stessi… e poi col mondo!

La manipolazione agita sugli alimenti, infatti, provoca un’assuefazione molto più grave e insidiosa che qualunque altra droga, perché la legalizzazione e la sponsorizzazione operate dalla medicina ufficiale e dai mass media, scatenano meccanismi di  difesa, di giustificazione e di dipendenza, estremamente resistenti e perciò difficili da scardinare.

Soprattutto dal punto di vista psicologico.

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SCELTE DI DIPENDENZA… E DI LIBERTA’

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Salvatore ha bisogno di bere qualcosa di alcolico prima di andare a dormire, altrimenti non riesce a prendere sonno.

Recentemente, però, ha scoperto di essere intollerante ai lieviti e ai fermenti.

“Gli alcolici sono il mio sonnifero” racconta “perciò non posso smettere di bere, altrimenti non riesco ad addormentarmi e continuo a girarmi nel letto anche per tutta la notte! Non sono un alcolista! Mi basta bere  solo una birra per addormentarmi sereno. L’unico problema è che non sono in grado di farne a meno.”

*  *  *

Vittoria ha sempre avuto una corporatura magra e slanciata ma, da qualche tempo, non riesce più a rientrare nel suo peso forma.

Ha cercato di mangiare meno, di aumentare le ore della palestra, di bere molta acqua, di stare più attenta alle calorie, di camminare a piedi, di non bere alcolici… ma niente!

La bilancia sembra inchiodata sui suoi chili di troppo e la pancia non diminuisce di un millimetro!

Pensando con terrore alla prova costume, decide di consultare un dietologo che, dopo averla misurata, pesata e intervistata, le annuncia trionfante che il suo peso è più basso di quello previsto dalle statistiche per la sua altezza, e che, perciò, dovrebbe ingrassare un pochino.

Demoralizzata, Vittoria gli fa notare il suo ventre prominente e lo specialista le consiglia di ridurre le verdure e la frutta, di bere molta acqua e di mangiare spesso, piccole porzioni di carboidrati e proteine.

Per qualche settimana la donna si sforza di seguire i consigli del medico, ma presto la fame e l’umore sempre più nervoso le rendono impossibile continuare.

Scoraggiata e abbattuta, decide quindi di fare di testa sua e, vagabondando in internet, scopre l’alimentazione crudista.

“Così potrò dire di averle provate proprio tutte!” riflette tra sé, mentre si appresta a mangiare solo frutta e verdura cruda per qualche settimana.

Ma, nonostante lo scetticismo, questa volta i risultati si vedono!

Il giro vita comincia progressivamente a ridursi e un insospettabile benessere la fa sentire in forma e di ottimo umore.

Sono passati quattro anni e, da allora, Vittoria non ha più smesso di mangiare crudo, ha perfezionato, però, il suo regime, riducendo i grassi e facendo attenzione alle corrette combinazioni degli alimenti.

Oggi il suo ventre è piatto, il suo peso è perfetto e gode di un’ottima salute.

Deve solo fare attenzione a non raccontare in giro la sua esperienza, perché ha scoperto a sue spese che l’alimentazione crudista suscita spesso commenti ironici e disapprovazione, in chi è ancora dipendente dalle sostanze della cucina tradizionale.

*  *  *

Da quando ha scelto di diventare vegano, Nicola non può più partecipare a un pranzo con i parenti senza essere oggetto di scherno e di polemiche.

Ogni volta zii e zie, cugini e cugine, fanno a gara per convincerlo ad assaggiare questo e quello e, davanti alla sua scelta di non uccidere per vivere, scatenano una sorta di guerra santa in favore dell’alimentazione carnea.

Quasi che quella di Nicola, invece che essere una decisione ragionata, fosse una patologica forma di anoressia.

Preso dallo sconforto, il ragazzo ha provato a motivare le sue idee, oppure a sorridere e non aprire bocca, nel tentativo di far cadere quel genere di discorsi.

Ma tutto è inutile e, ogni volta, i parenti tornano a provocarlo sostenendo che: “… l’uccisione è inevitabile e l’eccessiva sensibilità va curata!”

Esasperato, Nicola ha scelto, infine, di disertare quegli inviti, ma questa decisione, purtroppo, ha allarmato ancora di più chi gli vuole bene, perché: “… oltre ad essere troppo sensibile, si isola rifiutando il contatto con gli altri!”

Così Nicola, intrappolato dentro un paradosso, scopre con tristezza che, per i suoi parenti, le sue scelte saranno sempre e soltanto quelle sbagliate.

*  *  *

Lara è vegana da diversi anni, però non lo dice a nessuno.

“Sono intollerante!” risponde sorridendo a chi le domanda come mai non mangi la maggior parte degli alimenti che tutti, invece, consumano abitualmente.

“In questo modo chi mi sta intorno è gentile con me” mi confida, soddisfatta della sua decisione “e non sono costretta a dare spiegazioni sulle mie scelte alimentari!”.

Carla Sale Musio

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