Gesù Cristo non mangiava gli animali

Stando a quanto riportato dai Vangeli sinottici Gesù, in sintonia con la visone antropocentrica del V. T. non era vegetariano perché in molte circostanze dimostra indifferenza verso la sorte degli animali, come nel miracolo dei pani e dei pesci; in quello della pesca miracolosa; nell’episodio in cui, in attesa dei discepoli sulla spiaggia, sta arrostendo dei pesci; nell’episodio riportato da Luca in cui dopo la resurrezione, per convincere gli apostoli increduli, mangia del pesce che era a tavola; nell’episodio in cui scaccia i demoni facendoli entrare in un branco di porci che vanno a scaraventarsi in un precipizio; nell’episodio in cui fa seccare un albero di fico per non aver trovato frutti (in un periodo in cui i frutti non ci potevano essere); e poi ancora quando dice: “Non si vendono forse 2 passeri per 4 soldi? In verità vi dico voi valete molto di più di questi passeri…” Gesù celebrò complessivamente 3 pasque con i suoi discepoli in cui, secondo la tradizione ebraica, era usanza mangiare l’agnello, anche se ciò non è esplicitato.
Ma se Gesù fosse stato indifferente alla sofferenza degli animali e non fosse stato vegetariano, come comandato da Dio in Gen. 1,29 (“Ecco, io vi do ogni erba che produce seme ed ogni albero in cui è frutto saranno il vostro cibo…” avrebbe accettato di vivere nella condizione posteriore al peccato originale, mentre Gesù vuole restaurare l’antico rapporto tra Dio e gli uomini, caratterizzato dal Paradiso terrestre in cui Adamo vegetariano, vive in armonia con tutte le creature, e non le uccide per cibarsene.

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Ma stando ai Testi canonici Gesù, soggetto rivoluzionario, si discosta dalla ufficiale religione ebraica ma conserva la tradizione per ciò che riguarda l’alimentazione carnea. Quindi il credente si trova a dover scegliere: vivere in conformità al precetto dato da Dio ad Adamo prima della caduta o accettare di vivere nella condizione del peccato. La Chiesa cattolica ha scelto di vivere questa seconda condizione.
Ma vediamo i punti salienti del Vecchio e Nuovo Testamento che riguardano il vegetarismo, e che vengono in genere citati dai cattolici per giustificare la loro legittimità a mangiare la carne o a sfruttare gli animali come oggetti ad uso e consumo dell’uomo.
In Gen. 1,28 troviamo:“…riempite la terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra.” In questa circostanza il verbo in aramaico usato da Dio per qualificare l’atteggiamento dell’uomo nei confronti degli animali, è ARCHEUO, cioè essere guida e CATAKURIEUO, che significa reggere come un governante, che invece viene di solito tradotto con il verbo “soggiogare” che invece Dio usa solo quando parla della terra, affinché sia lavorata e dia frutti. A conferma di ciò in Gen. 2,15 troviamo: “Il Signore Iddio prese l’uomo e lo pose nel giardino perché lo coltivasse e lo custodisse.”
In Gen.2,18 troviamo: “Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia SIMILE. Allora il Signore Iddio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e le condusse all’uomo per vedere come le avrebbe chiamate.” In questo contesto viene usata la parola BARA’, cioè creazione diretta sia per l’uomo che per gli animali, e la parola NEFESCH per indicare l’unico spirito infuso sia negli uomini che negli animali.
Poi dopo il Diluvio Dio dice a Noè: “…Il timore ed il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche, in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove ed ha vita vi servirà di cibo. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.” In questa circostanza il termine “terrore” equivale a sommo rispetto e non ciò che comunemente viene inteso. Inoltre, se “quanto si muove ed ha vita” dovrebbe servirci da cibo dovremmo mangiare anche gli scorpioni, le serpi e le pulci, non solo gli agnelli ed i fagiani, come dirà più tardi lo stesso S. Girolamo.
E dopo in Gen. 9,8-10 troviamo: “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con tutti gli animali che sono usciti dall’Arca.” Come Dio stabilire un’alleanza con gli animali se autorizza l’uomo a schiavizzarli e a massacrarli?
La religione ebraica, che nasce con Abramo il quale sacrifica a Dio un animale al posto del figlio, è costellata di continui olocausti che, ad un certo punto, Dio non gradisce più e chiede invece misericordia: (“Misericordia io voglio e non sacrificio.)-Osea. Gesù certo aderisce alla legge della compassione non certo a quella cruenta del sacrifico. Infatti sostituisce se stesso alla vittima sacrificale.
Al tempo di Gesù la Palestina pullulava di movimenti e sette religiose. Tra queste gli Esseni, un movimento spirituale di derivazione ebraica tra i più conformi ai dettami della legge dei grandi profeti. Gli Esseni vivevano, pensavano, pregavano ed operavano allo stesso modo di Gesù per per questo è plausibile pensare che Gesù abbia seguito o abbia risentito di questo movimento.
Nella comunità degli Esseni non vi erano né ricchi né poveri, tutto era messo in comune; abolivano ogni distinzione di rango e privilegiavano la virtù sopra ogni cosa. Erano asceti, venivano considerati i”puri”; compivano rituali che simboleggiavano la discesa dello Spirito Santo e rituali con la benedizione del pane e del vino; condannavano la schiavitù; erano esperti di profezia alla quale si preparavano con digiuno prolungato; consumavano il loro pasto frugale in silenzio precedendolo e terminandolo con la preghiera; non mangiavano carne né bevevano liquidi fermentati; erano rigorosi nella fede, cercavano la conoscenza diretta e personale di Dio più che la scrupolosa osservanza dei dogmi. Intendevano attuare la vera fede mosaica in contrapposizione alla religione ufficiale; professavano la carità verso gli indigenti. Significativo era il giuramento che alla fine l’adepto doveva pronunciare: “Giuro di adorare ed onorare Iddio, di serbare giustizia e carità alle sue creature, di non nuocere a nessuno…” Venivano chiamati misericordiosi, poveri in spirito. La loro casa era aperta a tutti.
Disdegnavano il matrimonio ma adottavano i figli altrui. Quando viaggiavano non portavano nulla ma erano armati a motivo dei briganti. Mandavano offerte al tempio ma non compivano sacrifici. Non odiavano nessuno, sia ingiusto o nemico, ma pregavano per essi. Affermavano che la carne resusciterà e sarà immortale come l’anima. Analogie con lo spirito del Vangelo: la santificazione dei pensieri, la povertà, l’abbandono in Dio. Come Pietro avevano un arma per difendersi dai briganti.
Non potevano possedere denaro. Il celibato e la mancanza di procreazione li obbligava ad accettare fanciulli orfani. Essere benevoli verso gli animali era una regola di vita. Erano guaritori, esorcisti per imposizione delle mani,. Si chiamavano i poveri in spirito. Molti divennero cristiani col nome di Ebioniti e Nazorei. S. Epifanio dice che gli Esseni erano vegetariani. Egisippo dice che Pietro essendo Nazireo era di conseguenza vegetariano come Giovanni, Giacomo e Stefano. Filone, storico contemporaneo, afferma che prestavano gratuitamente i loro locali per la Pasqua a patto che si rispettassero le loro regole. Da studi archeologici il Cenacolo era nel cuore del quartiere Esseno. Gesù, secondo Matteo, disse al discepolo Giovanni di seguire un uomo con un’otre colma di acqua sulla testa e lì avrebbe chiesto al padrone di concedergli un locale dove celebrare la Pasqua. Di solito erano le donne a portare l’acqua. Quell’uomo doveva essere un esseno, perché celibe doveva provvedere da solo a questo approviggionamento. Filone scrive: “Sono votati interamente al servizio di Dio e non sacrificano animali.” Simone, prima di essere discepolo di Gesù, era discepolo di un certo Dositeo che era Esseno. Luca dice che il Bambino cresceva e viveva nel deserto fino al giorno della sua manifestazione. Il deserto, per gli Esseni, era la regione in cui abitavano. Pare che Giovanni Battista abbia avuto contatti con gli Esseni e che lo stesso Giovanni l’evangelista prima di essere discepolo di Gesù sia stato discepolo di Giovanni Battista . Il Vangelo di Giovanni è completamente imperniato sul tema della lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, come gli scritti di Qumran in cui vi sono evidenti influssi di dottrina gnostica.. Gli Esseni avevano uno straordinario culto degli Angeli e ritenevano imminente la fine del mondo.
Per quanto suddetto appare evidente l’analogia tra il pensiero di Gesù con quello degli Esseni e se questi erano vegetariani è ragionevole supporre che anche Gesù lo fosse, anche perché diversamente gli Esseni incarnerebbero un sentimento di rispetto, carità e compassione più vasto di quello di Gesù che limita tale sentimento ai soli membri della specie umana.
La conferma a questa logica e giusta deduzione viene dai Vangeli apocrifi. Nel Vangelo Esseno della Pace Gesù dice: “Chi uccide un animale uccide suo fratello e la carne degli animali uccisi nel suo corpo diventerà la sua stessa tomba. Chi si nutre della carne degli animali uccisi mangia un corpo di morte. Non uccidete e non mangiate la carne delle vostre prede innocenti se non volete diventare schiavi di Satana: questo è il sentiero che conduce alla morte attraverso la sofferenza. Poiché la vita viene solo dalla vita e dalla morte viene solo la morte. Non uccidete dunque né uomini né animali perché i vostri corpi diventano ciò che mangiate e il vostro spirito ciò che pensate. Io vi chiederò conto di ogni animale ucciso come di ogni uomo. Nell’aramaico “Vangelo della vita perfetta” si legge: “Maledetti siano i cacciatori perché saranno a loro volta cacciati.” Nel Vangelo dei 12 Aspostoli sta scritto: “Ecco che quest’uomo ha cura di tutte le creature. Perché egli le ama tanto?” E nelle pergamene del Mar Morto, scoperte nel 1947 in una località dove vissero gli Esseni, l’Angelo dice a Maria: “Tu non mangerai carne né berrai bevande forti perché il bambino sarà consacrato a Dio dal ventre di sua madre.” Negli stessi testi Gesù dice: “Siate rispettosi e compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela.” E troviamo ancora Gesù che rimprovera aspramente i pescatori: “Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti?” Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime.” E, inoltre, condanna duramente i cacciatori avvisandoli che saranno ripagati con la stessa ferocia.
Un altro aspetto interessante viene dal fatto che nel tempo di Gesù e dopo la sua morte il problema dell’astinenza dalla carne era molto dibattuto.
I Padri della Chiesa Latina e Greca affermavano che Gesù, come tutti gli uomini spirituali del tempo, si astenevano dal mangiare carne. S. Girolamo dice: “Dopo che Cristo è venuto non è più consentito mangiare carne. Il permesso dato a Noè di mangiare carne è un’interpolazione ai Testi antichi aggiunta tardivamente in un periodo di basso profilo spirituale. Se gli animali servono per la mensa dell’uomo non solo le lepri ed i fagiani dovrebbero imbandire le nostre tavole ma anche i vermi, le cimici e le serpi.” Porfirio, considerato da S. Agostino il più grande dei filosofi dice: “Gesù ci ha portato il cibo divino, il cibo carneo è nutrimento per i demoni.” S. Giovanni Crisostomo dice: “Noi capi cristiani ci asteniamo dal mangiare carne di animali per sottomettere il corpo…Mangiare carne è innaturale ed impuro.” Lo stesso S. Pietro, nel Celemente Umilis dice: “Il consumo di carne è innaturale e contaminante quanto la pagana adorazione dei demoni: quando l’uomo vi prende parte diviene compagno di tavola dei diavoli.” E S. Clemente Romano afferma che Pietro si nutriva solo di pane, ulive ed erbe; Eusebio che Giacomo e Matteo fossero vegetariani; Clemente d’Alessandria e Tertulliano, tra i più influenti pensatori della prima chiesa cristiana, erano ferventi sostenitori dell’alimentazione incruenta. Lo stesso S. Ambrogio più tardi affermerà: “La carne fa cadere anche le aquile che volano.”
Ma allora perchè la Chiesa cattolica nonostante il pensiero dei grandi Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente a favore della dieta vegetariana non vive il precetto dell’astinenza della carne? Il distacco da tale precetto viene principalmente a causa di S. Paolo il quale, conforme zelante al rituale ebraico e forte mangiatore di carne, riesce a spostare l’attenzione dagli Apostoli sulla sua persona. Inizia a predicare per proprio conto senza consultarsi con i discepoli istruiti direttamente da Gesù, anzi con questi e con gli stessi parenti di Gesù entra in aperto contrasto.
Significativa è la risposta epistolare di S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi che gli chiedono come debbono comportarsi in merito all’astinenza della carne: Risposta: “Continuate a mangiare tutto quanto si vende al macello senza informarvi a motivo della vostra coscienza. Se qualcuno dei pagani vi invita, mangiate di ogni cosa che vi viene posta davanti. Colui che mangia di tutto non giudichi colui che non mangia di tutto.Ma se un cibo scandalizza mio fratello io non mangerò più la carne per non scandalizzare mio fratello.” E ancora in Crinzi 9,9: “Che vuoi che Dio si prenda cura dei buoi?”
La posizione di S. Paolo riesce ad avere il sopravvento e gradualmente viene accolta e fatta sua dal cattolicesimo. Più tardi con l’uccisione del vescovo Priscilliano ed i suoi seguaci nel 385 si pone fine agli sforzi di conservare il vegetarismo in seno alla cristianità. S. Agostino e S. Tommaso concordano perfettamente con S. Paolo i quali considerano giusto e lecito nutrirsi di carne perché gli animali creati da Dio per i vantaggi dell’uomo. Però sostengano la necessità di astenersi dalla carne a vantaggio dell’elevazione spirituale, e raccomandano di non essere crudeli nei confronti degli animali perché questo potrebbe inclinare l’uomo alla violenza verso i propri simili.
La dottrina ufficiale della Chiesa cattolica è imperniata in modo preponderante sul pensiero di S. Paolo. Infatti nelle omelie raramente si sente parlare del pensiero degli Apostoli, cioè di coloro che furono ammaestrati direttamente da Gesù, mentre inevitabilmente si parla …”Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai…”
Ma vi è un altro determinante aspetto: quello della manomissione dei Testi Sacri di cui parla lo stesso S. Girolamo riferendosi certamente al Concilio di Ankara del 325 quando prelati e politici incaricarono una commissione di esperti e con la scusa dell’ortodossia alterarono i Vangeli in modo da renderli accettabili all’imperatore Costantino che voleva fare del cristianesimo la religione di stato ma che non voleva rinunciare alla tradizione pagana del piacere della carne. Anzi pare che Costantino facesse colare piombo fuso nella gola di chi s i rifiutava di mangiare la carne. Per ben 19 volte il termine “cibo” fu sostituito con il termine “carne”, alterando di conseguenza il significato del messaggio. Per esempio, il tanto conclamato miracolo dei pani e dei pesci pare che in realtà si trattasse di pani e di una sorta di polpette fatte con una pianta marina chiamata appunto “pianta del pesce” e che ancora oggi si coltiva in Palestina. Tra l’altro più facile da conservare in una cesta in quei climi torridi. Così per la dieta di Giovanni Battista che si dice mangiasse miele e locuste. In questo caso è stata fatta confusione tra due identiche parole greche, una che indica appunto locusta e l’altra focaccia. E’ più logico pensare che il Battista mangiasse focacce con il miele piuttosto che locuste con il miele. Da considerare anche che i Testi in ebraico, nel corso della storia sono stati trascritti ben 6.000 volte e quelli in greco 5.000 volte. I trascrittori manuensi sono stati tutti all’altezza del compito o si sono lasciati trascinare da interpretazioni soggettive?
Gregorio VII, che si era creato intorno una schiera di falsari che gli sfornavano ogni sorta di documento a seconda delle esigenze, ritoccò gran parte degli scritti originali e Sisto V intervenne sulla versione latina della Bibbia detta Vulgata scritta da S. Girolamo nel 4° secolo: quando incontrava punti oscuri non si faceva scrupolo di aggiungere o levare parti del discorso nell’intento di renderlo più chiaro.
E se i primi cristiani, gli apostoli e lo stesso Gesù non fossero stati vegetariani da dove viene la regola che ha caratterizzato per molti secoli, e che ancora caratterizza, molti ordini religiosi dalla nascita del cristianesimo in poi’? I Nazorei, i Terapeuti, i Montanisti, gli Gnostici, i Manichei, i Nicolaiti, i Càtari, i Trappisti, i Quacheri, i Mormoni, i Monfortini, i Mennoniti, la Chiesa Avventista del 7° Giorno ecc. Anche la regola dei Benedettini, dei Camaldolesi, dei Certosini, dei Carmelitani, l’Ordine dei Trinitari, dei Domenicani, dei Frati Minori, delle Clarisse avevano o hanno ancora l’obbligo dell’astinenza della carne. Inoltre. Se la regola dell’astinenza della carne messa in atto da molti Santi (S:Basilio di Poiana fa un elenco di tutti i Santi che si astennero dalla carne) non venisse da Gesù o dagli apostoli i Santi che l’hanno messa in atto non avrebbero peccato di presunzione dimostrando maggiore sensibilità ed umanità dello stesso Maestro?
I papi che si sono succeduti sul soglio di S. Pietro non tutti erano santi, anzi molti di loro erano uomini di mondo, parecchi furono assassini, guerrafondai miscredenti, eretici, sadici, sodomiti, molti si comprarono o vendettero la carica a suon di talenti, almeno uno di loro era adoratore di Satana (Giovanni XII), molti furono fornicatori ed adulteri fino all’inverosimile (Alessandro VI Borgia concupiva con tre generazioni di donne contemporaneamente: la figlia Lucrezia, la madre e la nonna di costei). Considerando che sono tre i vizi capitali dell’uomo: potere, sesso e gola e che i primi due sono stati, da Costantino in poi, caratteristiche peculiari della Chiesa cattolica (basti ricordare il periodo, e non solo, della “pornocrazia papale”), sperare nel ripristino, da parte dei papi,della regola dell’astinenza della carne sarebbe pura illusione (Giulio II usava mangiare gamberetti, tonno e del miglior caviale anche nel periodo quaresimale) In ben 4 differenti concili la Chiesa cattolica ha sentito la necessità di rinnovare l’obbligo per il clero di nutrirsi di carne pena la scomunica e la destituzione dall’ordine religioso: il Concilio di Ankara nel 314, il Concilio Gangrense nel 324, il Concilio di Braga nel 577 e nel Concilio di Aquisgrana nell’ 816. Perché il problema dell’alimentazione carnea era così dibattuto ed osteggiato dalla Chiesa al punto da organizzare vere e proprie crociate contro coloro che si rifiutavano di mangiare la carne? Bernardo Gui, frate domenicano e feroce persecutore degli eretici, insegnava a riconoscere un càtaro (vegetariani votati alla nonviolenza): “mettergli in mano un animale ed intimargli di ucciderlo”: se si rifiutava veniva accusato di eresia e condannato a morte.
Ma c’è un ultimo aspetto. Gesù nasce in una stalla, cioè un luogo dove ci sono animali; istituisce l’Eucaristia con il pane e il vino, non con il pane e la carne; insegna a pregare dicendo “dacci il pane quotidiano; il fulcro del messaggio evangelico sta nel discorso della Montagna in cui Gesù dice: “Beati i misericordiosi, i miti, i puri di cuore…” Possono forse essere misericordiosi, miti e puri di cuore coloro che uccidono un agnellino per divorarne le carni?
Quindi è più giusto e logico credere che Gesù fosse vegetariano anche se questo non è confermato dai testi canonici. Ma se Gesù non fosse stato vegetariano, come conciliare il fatto che S. Francesco, Gandhi e tutti coloro che hanno rifiutato e rifiutano di mangiare la carne per un sentimento d’amore e di rispetto verso ogni essere vivente, dimostrino un senso di giustizia, di pietà e compassione più vasto e profondo che non quello dello stesso figlio di Dio?

(Franco Libero Manco)

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