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Vegan Power: intervista alla bodybuilder Rosalinda Iodice

Rosalinda Iodice

-Ciao Rosalinda, iniziamo questa intervista con il momento più importante della vita di una persona vegan: la “conversione” ad una dieta non crudele. Quando è avvenuta per te?

Ho sempre amato gli animali, ma come tanti ahimè non sono mai riuscita a capire che stavo facendo una folle discriminazione, soprattutto in virtù del fatto di essere completamente succube ed assoggettata alla cultura dei mass-media prima e a quella culturistica poi… devo dire grazie a Facebook che nel 2009 mi ha letteralmente sbattuto in faccia la realtà dei fatti, ed essendo io una persona sensibile ma molto razionale non ho potuto chiudere gli occhi; un brutto lutto avvenuto in concomitanza ha letteralmente squarciato il mio cuore permettendo così alle nuove sensazioni di entrare e sconvolgendo totalmente la mia vita.

– Quali sono le difficoltà che hai incontrato nella tua scelta di non mangiare più animali?

Non ho avuto difficoltà se non il muro che ti pone dinanzi la società ed il dover interagire con persone che mangiano i tuoi amici animali.

– Come sai ci sono pregiudizi sull’alimentazione ce segui. Dicono che le persone vegan siano deboli e poco in forza. Dalla tua forma fisica non si direbbe. Com’è impostata la tua dieta?

Questa domanda pone l’accento su alcuni aspetti tecnici alimentari che tralascio per non essere prolissa, posso affermare con certezza però che la mia alimentazione basata soprattutto su frutta, verdura e pochi alimenti proteici come la soia sono stati per me un elisir di forza e vitalità.

– Da bodybuilder, hai avuto difficoltà a praticare questo tipo di sport senza proteine animali?

In realtà non mi sento più una bodybuilder,o meglio non lo sono più,anche in ambito sportivo il mio atteggiamento mentale è cambiato, non mi interessa più costruire il corpo così come definizione vuole,bensì mi alleno per cercare il connubio perfetto anima-mente-corpo, in questo senso la nuova alimentazione ha solo giovato in ogni aspetto,miglioramento delle prestazioni, aumento della forza e della resistenza, un vero doping naturale!.

Rosalinda Iodice

– Qual è la reazione delle persone che incontri nello sport quando sentono che non mangi carne, pesce e derivati animali?

Ovviamente la reazione dei miei colleghi sportivi in primo momento è l’incredulità,poi il dubbio ed infine la costruzione di un insormontabile muro di luoghi comuni e falsi miti; d’altronde lo sanno tutti che i muscoli crescono mangiando muscoli ed i capelli crescono mangiando capelli!.

– Qual è il tentativo di abbordaggio da parte di un uomo onnivoro che più ti ha fatto ridere?

In realtà faccio poca vita sociale,mi divido tra il lavoro in palestra e la mia famiglia umana e pelosa,dunque sono più “vittima”di complimenti che di abbordaggi veri e propri,per di più in palestra lo sanno tutti quanto è grosso mio marito(veg)!.

Rosalinda Iodice

– Qual è la tua opinione della società riguardo al trattamento degli animali?

Non ho più un’opinione riguardo alla società. Ho smesso di averla quando ho capito di essere una delle poche umane rimaste tra tanti robot.

– In Italia il numero di persone che abbandonano l’alimentazione carnivora è in continuo aumento: come vedi il futuro della popolazione vegetariana/vegana?

Penso che la vita purtroppo sia un bruttissimo gioco di equilibri. Male contro bene. C’è troppo business dietro,e tanto altro. Non permetteranno mai che i vegani superino di numero le loro pedine.

– Infine… Hai qualche messaggio animalista o consiglio dare ai lettori di Vegan LifeStyle?

Cosa posso dire agli amici veg se non “grazie di esistere!”

I delfini costretti al sonno uniemisferico alternato

Non abbassare mai la guardia può aver giocato un ruolo determinante nell’evoluzione

I delfini sono vigili anche quando dormono: per poter respirare, affiorando in superficie, e monitorare l’ambiente circostante, evitando incontri ravvicinati con predatori affamati. Secondo una ricerca pubblicata su PlosOne, l’importanza di non abbassare mai la guardia può aver giocato un ruolo determinante nell’evoluzione di questo comportamento. I delfini, infatti, dormono con una sola metà del cervello alla volta e un occhio aperto. Hanno, cioè, sviluppato quello che viene definito «sonno uniemisferico alternato»: quando un emisfero cerebrale mostra il tracciato elettroencefalografico tipico del sonno, l’altro emisfero presenta quello della veglia, e viceversa.SENTINELLE INSTANCABILI – Dallo studio, condotto da Brian Branstetter della National Marine Mammal Foundation, è emerso che i delfini possono rimanere all’erta fino a quindici giorni consecutivi, senza alcun segno di affaticamento. Questi maestosi animali sono dunque sentinelle incrollabili. E, anche mentre dormono, riescono a scandagliare l’ambiente con i loro biosonar. I delfini, infatti, sono animali ecolocalizzatori: emettono cioè dei suoni (clic) e, ascoltando gli echi di ritorno che rimbalzano da ciò su cui si imbattono, possono individuare e stimare la distanza di oggetti, prede e predatori. A causa della visibilità scarsa nelle acque marine, l’ecolocalizzazione è fondamentale infatti per orientarsi, cercare il cibo o scampare a eventuali pericoli.

SAY E NAY – Lo scienziato ha testato la capacità di due delfini della specie Tursiops truncatus, Say (una femmina di 30 anni) e Nay (un maschio di 26), nel monitorare l’ambiente circostante attraverso l’ecolocalizzazione e segnalare la presenza di oggetti. Dopo cinque giorni dall’inizio dell’esperimento, condotto nella baia di San Diego in un recinto galleggiante, i due animali erano attenti e in grado di rilevare con successo presenze estranee nel loro ambiente (in realtà si trattava di presenze simulate, ottenute dalle registrazione degli impulsi di ecolocalizzazione emessi dai delfini e dalle registrazioni degli impulsi di risposta modellati su un reale bersaglio fisico). In particolare le prestazioni di Say sono state impeccabili anche dopo quindici giorni: anche dormendo, è riuscita a monitorare l’ambiente circostante, mantenendo un comportamento vigile attraverso l’ecolocalizzazione. «Non sappiamo per quanto tempo ancora avrebbe potuto eseguire correttamente il compito, ma in 15 giorni non ha mai perso un colpo», sottolinea Branstetter, secondo il quale le migliori prestazioni della femmina sono riconducibili a una maggiore esperienza (Say aveva partecipato a due precedenti studi, mentre Nay solo a uno) ma anche alla motivazione: «Say sembrava essere altamente motivata ​​e desiderosa di partecipare a questo studio: produceva spesso strilli di vittoria ogni volta che individuava un target positivo». Insomma, i delfini hanno una capacità estrema di controllare costantemente il proprio ambiente per giorni e giorni, senza interruzione. «Del resto», spiega il ricercatore, «se dormissero come gli animali terrestri, potrebbero annegare, non riuscendo a nuotare e ad affiorare in superficie per respirare. E se abbassassero la guardia durante il sonno, sarebbero facili prede. È una questione di sopravvivenza». Non a caso, i delfini scelgono in modo selettivo il loro habitat, preferendo quelli dove la presenza di squali è più bassa, e tendono a muoversi in gruppi più numerosi se ci sono troppi squali nei paraggi, perché più efficace sarà il rilevamento del pericolo in agguato.

PERICOLI IN MEZZO AL MARE – Non sono però solo gli attacchi degli squali a mettere in pericolo i delfini. I 100 milioni di tonnellate di plastica dispersa in mare alterano l’ecosistema e fanno inevitabilmente pesare la loro presenza sugli organismi marini. Anche nell’area protetta del Santuario dei cetacei, lingua di Mediterraneo che si estende fra Toscana, Sardegna settentrionale, Liguria e Costa Azzurra, la presenza di microplastiche è allarmante: il valore medio di 0,62 particelle di microplastica per metro cubo è simile a quello riscontrato nelle isole di spazzatura che galleggiano nell’oceano Pacifico. Secondo una ricerca condotta all’Università di Siena, le microplastiche impattano pesantemente sul plancton e quindi, a cascata, sugli organismi marini. In particolare, è emerso che la balenottera comune, specie a rischio di estinzione, è contaminata in modo preoccupante dagli ftalati, i derivati più nocivi della plastica che hanno la capacità di interferire sulle capacità riproduttive. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Maria Cristina Fossi, hanno provato che gli ftalati presenti nel plancton vengono metabolizzati e possono avere effetti tossici sui cetacei. Ne hanno rilevato, per esempio, alte concentrazioni nell’adipe sottocutaneo di quattro balenottere comuni su cinque ritrovate spiaggiate lungo le coste italiane.

Simona Regina